Dunque vorrei chiedervi qual è la situazione. Scrivetemi al mio indirizzo professoressamilani@alice.it. Grazie!
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ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.
Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.
Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.
Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).
INFORMAZIONI PERSONALI

- ISABELLA MILANI
- La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.
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lunedì 26 settembre 2011
PER CHI HA ORDINATO IL LIBRO CARTACEO aggiornamento
Dunque vorrei chiedervi qual è la situazione. Scrivetemi al mio indirizzo professoressamilani@alice.it. Grazie!
“Se tu sei racchia e fai schifo, te ne devi stare a casa”. 239°
Faccio spesso riferimento al fatto che la società educa male e poi si stupisce se i ragazzi si comportano male.
Qualcuno può dire che è un discorso molto generico, che si dà la colpa alla “società” tanto per dare la colpa a qualcuno e assolvere i ragazzi maleducati ( a parte che, già la parola “maleducati” significa qualcosa di preciso). Allora rispondo: la “società” che educa malissimo ha identità ben precise, dei nomi e dei cognomi che è bene cominciare a fare. Nomi propri di persona e nomi comuni di categoria. Intanto dico tre nomi propri: Terry De Nicolò, escort di professione (se essere escort è un lavoro e non un divertimento come sembra), Gianluigi Paragone, conduttore di “L’ultima parola”, su Rai2, e Pasquale D’alessandro, il direttore di Rai2 che ha permesso l’intervista.
C’è stato un tempo in cui una intervista come questa non sarebbe stata mai mandata in onda e, se, in diretta, qualcuno avesse fatto affermazioni anche lontanamente simili a queste, avrebbero interrotto bruscamente il programma, inorriditi. Invece adesso una escort può tranquillamente (ed è pagata per farle) fare affermazioni che giustificano come ovvie e giuste la scorrettezza, la disonestà, e la prostituzione. I ragazzi vedono l’intervista, constatano che l’intervistatore non disapprova minimamente e impara che se quella tizia viene intervistata in televisione significa che dice delle cose giuste. Ecco quello che i ragazzi hanno sentito in televisione o in rete:
- Chi disapprova i comportamenti illeciti, disonesti lo fa sicuramente per invidia, perché non potrà mai vivere neppure un giorno “da leone”. Messaggio: chi segue l’idea di onestà è solo invidioso del successo altrui; chi lavora e fa sacrifici è una pecora, con tutto il carico di negatività che comporta la parola “pecora”.
- Tutte le donne sarebbero pronte a correre da chi le paga per la loro bellezza. Messaggio: quindi è giusto prostituirsi.
- Se tu sei una bella donna e ti vuoi vendere tu devi poterlo fare, perché la bellezza– come dice Sgarbi – ha un valore. Sottinteso: la prostituzione è un diritto. E – in fondo - lo dice anche Sgarbi. (Anche se forse – lo spero – Sgarbi si riferiva ad altri concetti di bellezza).
- Se tu sei racchia e fai schifo, te ne devi stare a casa, perché la bellezza è un valore che non tutti hanno e viene pagato. Duplice messaggio: è giusto, quindi, emarginare una donna che non è bella , cioè è “racchia”, e “la bellezza è uno dei valori importanti della vita”.
- La bellezza è un valore… come la bravura di un medico. Sottinteso: La bellezza vale quanto la laurea. Anzi, di più.
- Pensi che il ruolo della donna viene minimizzato? “E vabbè, allora stai a casa, ma non mi rompere i coglioni”. Finissima, non c’è dubbio. Bella e finissima. E il messaggio che invia è : sostenere che la donna abbia un ruolo che deve essere rispettato è soltanto un “rompere i coglioni”.
- E riguardo alla donna, usata un po’ come una tangente – la “donna tangente”, insomma- dice che la definizione è sbagliata perché questo sistema esiste da che mondo è mondo, da tantissimi anni, “addirittura dalla Prima Repubblica” (io credevo che esistesse da molto più tempo!). Messaggi: la prostituzione è giusta perché c’è “da che mondo è mondo”, e questa è una garanzia del fatto che è giusta; è normalissimo usare la donna come tangente, invece delle mazzette. Una donna è un oggetto che si può regalare.
- L’imprenditore onesto esiste solo se accetta di rimanere nel piccolo, perché “quando sei onesto non fai un gran bel business, rimani nel piccolo”. Ovviamente ne consegue il messaggio che è più furbo chi decide di ingrandirsi disonestamente. Ed anche questo: solo chi è disonesto può arricchirsi. Sottintesa conseguenza: chi è ricchissimo è anche sicuramente disonesto, ma è giusto così.
- È la legge del mercato. “Se vuoi aumentare i numeri devi rischiare” e precisa che cosa devi rischiare. “devi rischiare il tuo culo”. “Più in alto vuoi andare e più devi passare sui cadaveri. È così, ed è giusto che sia così. Ma qui non viene capito”. La signorina escort appare agli occhi dei ragazzi quasi come una economista - economista molto fine - alla quale chiedono un parere professionale autorevole.
E c’è la spiegazione etica e sociale del perché non viene capito il parere appena espresso: “perché c’è un’idea cattolica, c’è un’idea morale. Ed è quello che mi fa incazzare: l’idea moralista della sinistra, che tutti devono guadagnare duemila euro al mese, che tutti devono avere diritto…No, no, no! Qui è la legge di chi è più forte, di chi è leone. Se tu sei pecora rimani a casa con duemila euro al mese. Se tu invece vuoi ventimila euro al mese ti devi mettere sul campo e devi vendere tua madre.” I messaggi per i ragazzi sono molti: la moralità non esiste. Esiste il moralismo. Ci si deve “incazzare” perché esistono queste assurde idee – e in particolare queste idee sono di sinistra - secondo le quali tutti devono lavorare, avere uno stipendio e avere dei diritti. È sbagliato. Non esistono diritti e, se esistono, devono essere concessi solo ai più forti, ai “leoni”, perché l’unica vera legge, l’unica idea giusta è quella secondo la quale “vale la legge del più forte”. E se davvero vuoi ottenere qualcosa nella vita tutto è lecito, anche vendere tua madre o passare sui cadaveri. È ovvio che il rispetto per i genitori è secondario al tuo desiderio di successo. E la concorrenza sleale è giusta.
- “La sinistra ha rotto i coglioni con la storia che lui paga. Lui non paga un cazzo, è la gente che si fionda da tutte le parti.” Messaggi conseguenti: la sinistra rompe i coglioni perché pretende di criticare ingiustamente il “lui” di cui si parla, persona correttissima; non esiste la colpa dell’uomo che usa e paga le donne. La colpa, se esiste colpa, è delle donne che si fiondano nel suo letto.
- E sul fatto che ricevessero un rimborso spese, precisa che è ovvio, perché “mica si può andare con la pezza da cento euro…Minimo un abito di Prada, abiti da due, cinquemila euro” vai lì davanti all’imperatore….che cazzo fai? Vai con il filettino di Dodo?…Vai con delle cose importanti e lui apprezza perché è un esteta….”. Messaggio 1: questo “lui” di cui si parla non è un vecchio vizioso e libidinoso, come dicono, ma un imperatore, un esteta: potente e amante del bello. Un mito da ammirare e da prendere come modello di successo, non una persona da disapprovare e da condannare. Messaggio 2: un abito da cento euro è una “pezza” di cui vergognarsi. Messaggio 3: è giusto che un uomo giudichi e apprezzi della donna anche gli abiti, che devono essere adeguati come “importanza”, all’importanza dell’uomo. Minimo un abito di Prada, abiti da due, cinquemila euro. Quindi: è giusto indossare un abito che costa quanto due, tre, quattro dei nostri stipendi mensili.
Ecco: dal punto di vista educativo, sui ragazzi ha più impatto una intervista come questa, che trenta ore di spiegazioni dell’insegnante a scuola.
Per favore, non diciamo più che la Scuola non funziona, e nemmeno che i ragazzi sono scansafatiche, scorretti e bamboccioni. Diciamo che la Scuola è immersa in una società malata, e che i ragazzi sono maleducati. Ma nel senso proprio di “male educati”.
venerdì 23 settembre 2011
“Non riesco a farmi rispettare dagli alunni”. 238°
mercoledì 21 settembre 2011
Dubbi e frustrazioni degli insegnanti. 237°
Marcello mi scrive:
“Carissima Prof. Milani,
sono entrato in ruolo quest'anno da concorso e dopo 14 anni di lavoro nel privato ho deciso di cambiare vita. Questo è un treno che passa una sola volta e non ho voluto perdermi l'occasione di capire se questo lavoro facesse per me.
Da bambino (forse come molti) immaginavo spesso di essere un insegnante così ho lasciato il mio posto a tempo indeterminato, con uno stipendio molto più alto di quello attuale, in cambio di un pò di tempo libero, che un giorno spero di avere. Essendo alle prime armi adesso impegno tutta la mia giornata a studiare, leggere programmare... forse anche troppo, ma è il mio modo per non sentirmi "impreparato" o inadeguato. Ebbene si, sono uno a cui piace avere il controllo delle cose.
Molti mi dicono che secondo loro sono portato per l'insegnamento ma a dire il vero, dopo i primi giorni di scuola ho messo in dubbio la mia scelta! La scuola nella quale insegno non è una scuola facile, non è lontana da dove vivo e conosco esattamente in quale pasticcio sono finito ...per di più è una sede dislocata lontano dalla sede centrale e non ci sono altri insegnanti di matematica con cui confrontarmi!
Certi giorni torno a casa con un gran mal di testa e grande frustrazione. Insegno matematica alle medie e la materia non aiuta molto.
Spesso torno a casa e mi sembra di aver urlato come un ossesso anche se poi dei ragazzi l'altro giorno mi hanno confessato che non urlo come "quella che c'era prima" eppure a me sembra di urlare e sbattere troppo spesso le mani sulla cattedra per chiedere silenzio e attenzione. Torno a casa e penso a tutte le cavolate che ho fatto e detto...e mi sembra di aver sbagliato tanto.
Sto provando a utilizzare diverse "tattiche" per tenere ed interessare la classe e la cosa che ho capito è che le variabili in gioco sono davvero tante: tutte le classi sono diverse e ogni giorno è un giorno diverso. Probabilmente devo solo affinare e aumentare il numero di strategie/strumenti per tenere buona una classe.
Eppure scrivendo mi chiedo, cose è meglio una classe "buona e silenziosa" oppure una classe che risponde agli stimoli e impara? Credo la seconda anche se è più faticosa!
Come vede ho molti dubbi, uno di questi è sull'essere rigido e far dare spesso compiti in classe difficili (a sorpresa) per incutere timore di brutti voti, solo che ho sempre il timore che certe scelte possano tornarmi indietro come un boomerang. Pensa che sia opportuno essere rigido e inflessibile nella fase iniziale dell'anno per evitare che i ragazzi si rilassino troppo? So che con il tempo impareranno ad apprezazrmi ma adesso è bene incutere un pò di timore?
Non ho ancora letto il suo libro che ho acquistato ed attendo con ansia, sono sicuro mi sarà utile... volevo anche ringraziarla perchè il fatto di aver scritto un libro dimostra che esistano strategie, strumenti, tecniche per diventare un buon insegnante e che in qualche modo si possono tramandare e farle proprie.
Le farò sapere non appena avrò ricevuto e letto il libro. Saluti”
Caro Marcello,
spero che troverai alcune delle risposte ai tuoi dubbi nel libro che ho scritto. Diciamo pure che l’ho scritto per questo. Ma voglio dirti che fra gli aspetti più stressanti del nostro lavoro ci sono i dubbi continui e le frustrazioni. Ce li abbiamo tutti e continuiamo ad averli anche dopo anni. All’inizio, è ovvio, sono di più, ed è molto importante fare quello che capisco stai già facendo: porsi delle domande, avere dei dubbi, cercare strategie. Hai detto bene: “tutte le classi sono diverse e ogni giorno è un giorno diverso. Probabilmente devo solo affinare e aumentare il numero di strategie/strumenti per tenere buona una classe.”
Vedrai che questo ti porterà ad essere un buon insegnante.
È molto importante, infatti, che tu sappia che sono proprio gli insegnanti che più si impegnano quelli che hanno più dubbi e provano la frustrazione di non riuscire a fare quello che vorrebbero. Si pongono domande su come essere più bravi, si pongono degli obiettivi per fare bene il loro lavoro e, quando si accorgono che situazioni interne o esterne alla classe diventano ostacoli al loro raggiungimento, provano una grande frustrazione. Brecht diceva “Sono coloro che non riflettono a non dubitare mai!”. Ho scritto tutti i consigli che leggi sul blog e sul libro perché nella mia carriera ho molto dubitato.
L’importante, però, caro Marcello, è non demoralizzarsi e resistere a tutte le difficoltà.
Non so che lavoro facevi, ma l’insegnamento, se fatto con impegno e passione, può essere anche fonte di soddisfazioni profonde.
Nel blog e nel libro ho dato parecchi consigli su come si entra in classe: quando li leggerai vedrai che all’inizio è essenziale essere gentile, serio, inflessibile sui comportamenti scorretti e che, finché non diventerai autorevole, potrai essere un po’ autoritario. Ma non usare “i compiti in classe difficili (a sorpresa) per incutere timore di brutti voti”: ti farai soltanto considerare un cattivo insegnante che non si interessa delle loro paure. Fai quello che consideri giusto e corretto: mi sembra che in cuor tuo tu sappia già che questo non è giusto. Si può essere autorevoli e comprensivi allo stesso tempo. Ma non si può essere autorevoli e “amiconi” allo stesso tempo. Un insegnante è un insegnante e non un amico: quando sei comprensivo spiega loro che è una concessione, e non un loro diritto o una tua debolezza.
Mi chiedi se “è meglio una classe "buona e silenziosa" oppure una classe che risponde agli stimoli e impara”. Ti rispondo: una classe abbastanza buona e silenziosa, che risponde agli stimoli e impara”.
Spero di averti aiutato. Fammi sapere, allora!
lunedì 19 settembre 2011
Ultime notizie sul libro. Ci sono riuscita!
Mi raccomando: pubblicizzatelo!!
Grazie!
domenica 18 settembre 2011
"Disabili a scuola e disabile a casa: ho paura di non reggere". 236°
Silvia mi scrive:
"Buonasera prof. Milani, ho scoperto il suo blog da qualche giorno e le scrivo…
Mi chiamo Silvia e sono un’insegnante di 40 anni di ruolo da due sul sostegno alle scuole medie inferiori. La mia materia è Lettere ed è ciò che ho sempre insegnato, con l’eccezione di un anno, negli otto di precariato. Quell’anno di sostegno mi ha fatto capire che decisamente preferisco fare Lettere, ma un anno mi sfugge il ruolo nella materia perché mi supera una riservista, un anno i posti vanno a soprannumerari… e così accetto il ruolo sul sostegno. Sono sposata, mio marito ha un lavoro precario e abbiamo due bimbe, non posso certo permettermi di rifiutare…
Svolgo il mio lavoro con professionalità, coscienziosità e senso del dovere, ma io mi spengo. Sarà che ho avuto alunni con ritardo mentale grave con i quali ho portato avanti il programma della scuola dell’infanzia e sono perciò stata avulsa dal resto della classe, ma mi sono sempre sentita una figura a sé stante. Non più il racconto agli alunni del libro che stavo leggendo, non più i commenti su fatti di cronaca e politici che si agganciavano al programma, non più il rapporto con gli alunni che ti considerano una figura di riferimento, non più l’organizzazione della vita scolastica…
Insegnare sostegno è diventato per me ora oltremodo difficile perché mio padre è DIVENTATO un disabile. Sinora non ero consapevole del fatto che disabili non solo si nasce, ma lo si può diventare. Un uomo di non ancora 70 anni che viene colpito da un ictus e diventa l’ombra di sé stesso. Nei suoi periodi migliori è in carrozzina e parla, nei peggiori, uno è appena passato, è ricoverato in ospedale e i medici mi dicono: “Signora, si prepari al peggio…”. E’ assistito da una badante, io sono orfana di madre e mia sorella vive all’estero da anni…
Io non stacco mai, a scuola disabili, a casa mio padre. Ho paura di non reggere e mi dico che la mia salute viene prima del mio lavoro e che, se non dovessi farcela, andrò dallo psichiatra e mi metterò in malattia…
Sono convinta che se insegnassi Lettere sarei più impegnata mentalmente e in quanto a carico di lavoro da svolgere a casa e starei meglio… ma così non è.
La ringrazio per l’attenzione."
Cara Silvia, ci sono dei momenti nella vita in cui si entra in un tunnel dove, se ti giri vedi muro e buio. Se questo è per te uno di quei momenti devi ripeterti che ora è toccato a te, entrare nel tunnel, ma prima o poi il tunnel finirà, e rivedrai la luce. Resisti!
Capisco quello che provi e che cosa significa essere obbligati dalle contingenze della vita a scegliere una strada che non ti piace invece di quella che vorresti. È capitato anche a me. Per questo ti suggerisco di concentrarti su quello che la vita ti ha obbligato a scegliere, accettandolo, senza più pensare ai “se” e ai “ma”, che non servono a nulla. Anzi, servono soltanto a sentire la vita che fai come un sopruso, un’ingiustizia. Dedicati a studiare il caso del ragazzino che ti è stato affidato, e cerca di sperimentare qualcosa ogni giorno. Ci sono tanti libri e siti internet sull’autismo. Cerca di diventare un’esperta e applica quello che scopri. Considerala una sfida. Vedrai che ritroverai la voglia di insegnare.
Capisco anche che cosa significa affrontare il dolore che nasce dal vedere che una persona che ami non è più quella che era; sentire che non puoi più essere una figlia, ma devi diventare tu un genitore, perché è tuo padre che adesso ha bisogno di te. Sentire che qualcosa di quello che era non esiste più. È già un lutto.
Ma non devi vedere tuo padre come un disabile, ma come un padre che adesso ha bisogno di te. La badante si occupa del disabile, tu occupati solo di tuo padre. Non ti lasciare annientare dal dolore e dai rimpianti. Cerca di trovare qualche spazio per te, per tuo marito e, soprattutto per le tue bambine.
Per farlo, devi accettare il fatto che è giusto che a volte tu sia obbligata a lasciare la cura di tuo padre alla badante. E senza sentirti in colpa: hai dei doveri anche verso te stessa, tuo marito e le tue bambine. Organizzandoti riuscirai a non sentirti più in trappola.
Cara Silvia, vedrai che, attraversato il tunnel, ci sarà per forza la luce. Resisti, allora!
Spero di averti aiutato almeno un po’.
Fammi sapere.
venerdì 16 settembre 2011
“Si può imparare ad essere autorevoli con gli alunni?” . 235°
“Con gli alunni è meglio essere gentili o far paura?” 234°
mercoledì 14 settembre 2011
“Umiliazione in classe”. 233°
AVVISO PER CHI MI HA SCRITTO
lunedì 12 settembre 2011
COME COMPERARE IL MIO LIBRO
La Scuola è in punto di morte. 232°
giovedì 8 settembre 2011
Buon anno scolastico. 231°
La paura di entrare in classe. 230°
"Gentile professoressa Milani,
sono un'insegnante di scuola media. Ho avuto la fortuna di lavorare per due anni in una scuola fantastica, formata da classi piccole e da alunni disciplinati. Riuscivo a portare avanti il programma senza fatica e ad inventare attività divertenti e stimolanti. A volte ho completato il mio orario in scuole piuttosto difficili. In particolare l'anno scorso mi hanno assegnato una terza molto complicata. Tornavo a casa frustrata perché non riuscivo ad ottenere il silenzio. Fare lezione era impossibile. La collaborazione delle famiglie è servita a poco e anche i colleghi non mi sono stati molto d'aiuto, nemmeno loro sapevano bene come gestire la situazione. Durante le mie ore era il caos, ed io che sono una persona precisa, che ho bisogno di ordine e di attenzione ero totalmente avvilita e scoraggiata. Ben presto ho gettato la spugna. Mi sono detta che avevano vinto loro e che poi agli esami mi sarei vendicata con scritti difficili ed orali in cui non avrei perdonato la minima esitazione. Alla fine non me la sono sentita di scendere ad un livello così basso..
Quest'anno mi ritrovo a vivere una nuova avventura: una cattedra intera in un'unica scuola. Peccato però che ho sbagliato la scuola. Dai primi incontri con i colleghi è apparso evidente che le terze sono abbastanza ingestibili, e ne ho tre! Ci sono diversi alunni con il sostegno, anche 4 per classe e il numero degli studenti non scende sotto i 25, per non parlare dei gruppetti all'interno che sono stati definiti “vivaci”. Di fronte ad un quadro così desolante, mi sento persa. Non voglio rivivere quello che ho vissuto l'anno scorso con quella brutta terza. In tutta sincerità, due mesi di vacanza non mi hanno ridato le energie perse.
Sto pensando seriamente di licenziarmi o di cambiare lavoro, anche se poi mi chiedo cos'altro potrei fare, so solo insegnare. Ma ha ragione lei a consigliare di non fare questa professione. È un brutto mestiere perché la possibilità di dare il meglio di sé non dipende solo dalla propria volontà, ma anche e soprattutto da una serie di variabili estranee al docente. Io so di saper fare al meglio il mio lavoro in piccole classi rispettose e penso che questa dovrebbe essere la condizione basilare per ogni insegnante. Non so insegnare in una classe di 25, 26 allievi rumorosi e maleducati al quale non importa nulla di me e della mia materia. Riuscire a coinvolgere persone così è impossibile. Non è questione di essere autorevoli perché questi ragazzi non riconoscono l'autorevolezza. Ho letto i suoi consigli, ma ho la sensazione che con me non avranno successo. Sono una giovane insegnante e dall'aspetto troppo buono per incutere paura. Il fatto di partire così sconfortata mi deprime ancora di più. Ho la sensazione che questa volta non riuscirò a portare a termine l'anno scolastico e ciò mi fa sentire una fallita e mi rattrista enormemente."
Cara Martina, su con la vita. Ti rispondo subito, perché devi cambiare atteggiamento subito. Hai letto i miei consigli: cerca di applicarli fin dal primo momento. E, visto che ho fatto di tutto per terminare il libro di "Consigli per giovani insegnanti" prima dell'inizio della scuola, acquistalo e leggilo dall'inizio. Applica tutti i suggerimenti. Non aver paura: sono solo ragazzi, e tu devi aiutarli a diventare migliori.
Non è vero che se appari troppo buona non vieni rispettata. E non è vero che ci sono ragazzi che non riconoscono l'autorevolezza: finché non hai imparato ad averla, non puoi constatarlo. Ricorda che, come ho scritto, loro ti vedono come ti vedi tu. E tu ti vedi una perdente. La paura di entrare in classe ti impedisce di insegnare in modo efficace. Dai, su, forza. Un po' di ottimismo e un po' di entusiasmo! L’insegnamento, in realtà, è un lavoro bellissimo, se riesci a farlo.
Sai fare l'insegnante? Dimostralo a te stessa. Tu guardi i ragazzi con diffidenza e terrore: guardali con altri occhi. Vedili per quello che sono: ragazzi, spesso con problemi molto più grandi dei tuoi.
Ti faccio tanti auguri. Fammi sapere.
per i giovani insegnanti
http://laprofessoressavirisponde.blogspot.com/2010/09/come-si-entra-in-classe-92.html
E poi leggete
giovedì 1 settembre 2011
È il 1° settembre e tutto va a gonfie vele nella Scuola! 229°
Ci sono altri lavori che prevedono spostamenti, lo so, ma se alcuni sono difficili come e più dell’insegnamento, tanti altri hanno rimborso spese, e stipendi ben più alti o considerazione sociale molto maggiore. E non voglio parlare dei parlamentari.
Abbiamo difficoltà a compilare l’orario perché tutte le sezioni e tutte le scuole collegate dalla presenza di uno stesso insegnante devono mettersi d’accordo. Credetemi, è molto difficile.
Siamo stati avvertiti che il budget a disposizione della scuola per programmare tutte le attività è ridotto al lumicino.
Ma noi abbiamo ancora nelle nostre povere orecchie sbigottite le parole entusiastiche del ministro della Pubblica Istruzione che parlava di “grande lavoro svolto”, “di avvio di anno scolastico regolare”, sciorinava cifre, decantava successi, sottolineava aumenti, risparmi, semplici ed efficaci razionalizzazioni, qualità, digitalizzazione, agevolazioni, e ribadiva il fatto che non c’erano stati tagli, non ci sono poi chissà quante classi sovraffollate, che nessuno era stato penalizzato, precisando che gli insegnanti di sostegno erano di più, che i docenti immessi in ruolo erano tantissimi, che i bambini frequentanti il tempo pieno sono molti di più, che quello che si dice non è vero, perché la Scuola passa da un successo all’altro dopo che sono state applicate le strategie pensate dall’onorevole alla sua sinistra, che, a sua volta, decantava le lodi del ministro per i successi ottenuti, che aveva confermato che “la Scuola è la più grande impresa sociale del Paese”, in un crescendo di complimenti reciproci.
Le parole più usate sono state “aumento”, “numero destinato a crescere”, “meglio”, “merito”.
Divertenti le frasi riferite al tema delle pensioni: “la coperta è corta”, “i sacrifici vengono chiesti a tutti”, “non devono essere penalizzati i giovani, e proprio perché siamo in un momento in cui la mobilità è scarsa e la disoccupazione giovanile è alta, è giusto che anche chi avuto qualcosa in più pensi al futuro dei giovani…”.
E chi sarebbero questi che hanno avuto qualcosa in più? E perché devono essere loro a pensare ai giovani? Non dovrebbero pensarci i politici? E chi sono questi “tutti” ai quali vengono chiesti i sacrifici?
In sostanza, secondo il ministro, nonostante la crisi, la Scuola italiana va alla grande.
E noi qui che vediamo il retro bruciacchiato della frittata e dobbiamo mangiarcela.
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