La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMArE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuti, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

La mia foto
La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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venerdì 31 maggio 2013

NUOVA RECENSIONE al LIBRO!

GRAZIE ad Angela per la sua bella  recensione!


4.0 su 5 stelle Angela Ferra, 30 maggio 2013

Questo libro e' veramente interessante, lo considero una guida pratica da applicare non solo per gestire al meglio una classe di bambini, ma anche per migliorarsi nel rapporto con gli adulti, anche fuori dal contesto scolastico. Complimenti Isabella!



Le altre recensioni: QUI   QUI  E QUI 

Ricordate che potete acquistare il libro solo fino al 30 giugno!


mercoledì 29 maggio 2013

"Ultimi giorni di scuola: è già vacanza?". 381° post.

Anita mi scrive:
“Buongiorno, sono una professoressa di Lettere, quest'anno è il mio primo anno al biennio delle Superiori, con le mie classi ho sempre avuto un buon rapporto, ma ora ho un problema apparentemente banale, sotto il quale, a mio parere, si nasconde però un principio educativo, perché credo che, nel modo in cui si fa scuola, implicitamente si educa anche....
Oggi è il 27 maggio 2013, nelle mie classi si sta impegnando solo chi ha voti "cattivi", da recuperare, i "bravi" (più "le brave" a dire il vero) in alcuni casi vengono tenute a casa dai genitori, "tanto con i voti sono a posto", dicono le mamme, alcuni colleghi le fanno uscire dall'aula, perché impiegano il tempo ad interrogare quelli in difficoltà e loro passano il tempo ad usare il loro iphone, argomenti nuovi non ne spiegano più, perché, tanto i ragazzi hanno la testa in vacanza e andrebbe tutto ripreso in settembre, meglio recuperare le lacune di chi le ha..."
Io sono la "strega" della scuola, spiego e dico di voler attenzione come se fosse Novembre, (anche se so che non la otterrò, perché Maggio rende stanchi, ma non lo ammetto davanti a loro), perché parto da questo presupposto: hanno 14 anni, sono al Liceo Classico, non alle Elementari, in men che non si dica diventeranno "grandi", prima o poi, si spera, lavoreranno, anche il lavoro stanca, ma se uno andasse in ferie dal 15 al 30 luglio il datore di lavoro gli chiederebbe di rendere fino al 14 luglio compreso !
Già in nessun altro periodo della loro vita avranno la fortuna di avere 3 mesi di vacanza (beh, ci sarebbero i compiti, ma io non ne darò, perché, come da grandi se si è in ferie non si lavora per il datore di lavoro, così, secondo me, sarebbe giusto anche per gli studenti!)
Insomma, non posso rifiutare le giustificazioni dei genitori che hanno mandato alcune ragazze in ferie in anticipo, ma, se interrogo chi deve recuperare voglio che gli altri aiutino in qualche modo il compagno in difficoltà a recuperare ciò che non sa, che partecipino al suo recupero, stamattina in classe c'era un clima già di vacanza, domani vorrei fare loro un discorso sul fatto che, in un Liceo, il 28 maggio non può essere già vacanza.
Si godano pure i loro tre mesi che sono di diritto, ma prima si lavora !
Sono troppo severa ? Lei quando concede implicitamente ai ragazzi di "andare in vacanza” con la testa e l'atteggiamento ? io sarei disposta a concedere solo l'ultimo giorno di scuola ! Un Cordiale saluto. Con stima. Anita”.

Cara Anita, io non concedo assolutamente nulla! Faccio lezione fino all’ultima ora. E, ogni giorno, pretendo all’ultima ora quello che pretendo alla prima. E insegno alle medie. Non parliamo di quello che farei se insegnassi in un liceo. Quello che posso fare è riservare l’ultimo giorno di scuola o l’ultima ora di giorni particolarmente impegnativi a riflessioni sulla vita, sulle vacanze, sul futuro, ecc. Ma è una lezione anche quella.
Trovo decisamente discutibile l’idea che si possa essere “a posto con i voti”. Ma in che senso? La valutazione deve tener conto anche della capacità di essere costanti nell'impegno  Chi stabilisce che se ti ho interrogato il 3 maggio io non possa interrogarti di nuovo il 3 giugno? O se ti ho interrogato oggi io non possa interrogarti anche fra tre giorni, per vedere se studi con costanza? Ed è discutibile anche pensare che se un insegnante pretende da ragazzi di  quattordici o quindici anni di “riposarsi dalle fatiche” trastullandosi con iPod, telefonando, giocando a carte, sorseggiando un caffè, ridendo e scherzando, debba essere considerata la “strega” della scuola. L’importante è essere coerenti, chiari fin dall'inizio  I voti, i modi di verificare gli apprendimenti, lo studio, l’impegno devono essere chiarissimi anche per loro.
La Scuola è il luogo dove si lavora e si studia. La classe è un gruppo, e non la somma di individualità che pensano ognuna ai fatti propri. Come giustamente dici, Anita, bisogna che tutti facciano tutto insieme. L’interrogazione non dovrebbe essere un interrogatorio, ma una conversazione alla quale, all'occorrenza  possono essere invitati tutti.
Il problema è che molti insegnanti hanno deposto le armi: la maleducazione, io menefreghismo, la mancanza di impegno vanno combattuti. Ma non con le armi della bocciatura, delle punizioni  e dei brutti voti, ma con l’arma della serietà, dell’impegno costante, dell’entusiasmo. Dare per scontato il fatto che i ragazzi che sono stati già interrogati sicuramente si annoiano (ed è giusto quindi che giochino, altrimenti disturbano) significa non considerarsi interessanti. E significa non aver trovato un modo di fare lezione (comprese le interrogazioni) che coinvolga tutti, in ogni momento.
Cari colleghi, siamo seri. Non permettiamo che nella Scuola si diffonda il lassismo, perché ce n’è già tanto nella società, fuori dalle aule. Lasciar perdere, tollerare, accettare i comportamenti poco o per nulla seri, è più semplice che pretendere un impegno costante. La società, ma spesso anche la famiglia, non pretende impegno da parte dei ragazzi. Ma la vita è fatica e la Scuola deve insegnare ai ragazzi ad accettare la fatica.
No, non sei troppo severa. Sei seria.

giovedì 23 maggio 2013

"La supplente maltratta la mia bambina". 380° post


Rossella mi scrive:
“Stimatissima professoressa Milani, sono una mamma di una bambina di quinta elementare, le scrivo perché mia figlia dieci anni è rimproverata e offesa continuamente da una supplente, le assicuro una bambina dolce e sensibile con i compagni di classe e amata dalle altre maestre di matematica e italiano. Tre mesi fa è stata strattonata da un braccio e portata in un'altra classe , umiliata davanti i suoi compagni, pare che litigasse con una bambina del gruppo.....tra le altre cose ho scoperto che questa supplente durante le ore scolastiche sta su facebook e i bambini fanno ciò che vogliono....... . ora stanca di questa situazione ho deciso di andare dalla direttrice sperando che tuteli mia figlia e le faccia ritrovare la fiducia nei suoi compagni e nelle maestre. La saluto cordialmente........e aspetto una sua risposta.”

Cara Rossella,
mi dispiace sempre leggere lettere come questa, perché mi mettono di fronte a esperienze negative dalle quali traspare disagio. Rossella, ti chiedo: perché hai aspettato dei mesi prima di rivolgerti a qualcuno? Prima di tutto alla supplente. Poi alle altre due maestre. I genitori devono cercare di parlare, per chiarire e risolvere la situazione e solo dopo, se non si ottiene nulla, rivolgersi al dirigente.
Non so (e non lo sai neanche tu, perché a volte i bambini esagerano o addirittura inventano, per scusare eventuali brutti voti o sgridate) se la supplente abbia “strattonato” davvero tua figlia, e se l’abbia umiliata. Ma non importa. Questo è quello che è sembrato a te, che sei la mamma della bambina.
Pubblico qui questa lettera prima di tutto perché la leggano le maestre. Bisogna che noi insegnanti ci rendiamo conto del fatto che i genitori possono percepire diversamente (e nel peggiore dei modi) quello che diciamo e che facciamo. La domanda da porsi è questa: deve interessarci o no il modo in cui la famiglia recepisce quello che diciamo o facciamo? Dobbiamo pretendere che i genitori abbiano totale fiducia in noi e che tacciano, anche se non ci capiscono? Dobbiamo pensare che, se sospettano che maltrattiamo i loro figli, sono affari loro e a noi non deve interessare nulla?
Rispondo: assolutamente no. Noi siamo persone che fanno una professione basata sull'aiuto agli altri (e per questo è molto stressante). È nostro dovere aiutarli. Siamo noi quelli che devono capire i genitori e non viceversa. È compito nostro fare in modo che la relazione scuola famiglia funzioni. Pensare che i genitori debbano rispettosamente inchinarsi a noi è un retaggio della Scuola passata. Che non era migliore. Almeno sotto questo aspetto.
Se è vero che la supplente strattona, manda via dalla classe i bambini e sta su facebook invece di dedicarsi ai bambini che ha davanti, bisognerebbe che fosse mandata via lei e che il suo posto venisse assegnato ad uno dei tanti insegnanti disoccupati (in gamba) che ci sono in Italia.
E spero che legga il mio blog e questo post (anche se ne dubito).
Fammi sapere, Rossella.

“I voti delle prove Invalsi fanno media?” 379° post

Gloria mi scrive:

“Gentile Professoressa Milani,  sono la mamma di un’ adolescente di quasi dodici anni che frequenta la prima media. Fino a un mese fa non sapevamo che la preside della sua scuola fosse follemente innamorata dei Test Invalsi e così anche l'intera sudditanza.
I nostri ragazzi sono stati " martorizzati" per circa un mese con le prove dei test sia dall'insegnante di matematica che da quella di italiano le quali hanno dichiarato ai ragazzi che le prove avrebbero fatto media con tutti i voti (scritti e orali) dell'anno!
Mia figlia è stata " sgridata" dall'Insegnante di matematica perché nelle prove ha ricevuto una votazione di 6 mentre nel compito in classe ha preso 9,5 per cui "l'insegnante" si chiedeva ( e rimarcava a mia figlia) se forse non l'avesse valutata troppo?!!!
Io sono inorridita da questo comportamento intimidatorio ( purtroppo non è stato sofferto solo dalla mia bambina (!!!) ma anche dai suoi compagni, tra i quali molti dislessici e discalculici terrorizzati!) e, purtroppo nel corso del CDC (a cui ho partecipato come rappresentante) ho fatto presente che dissentivo del fatto che i test venissero usati per fare media e che secondo quanto riportato nelle norme dell'Invalsi appunto un tale comportamento è illegale. L'articolo 13 comma 3 del Codice dice: "i dati personali verranno trattati in modo da essere resi anonimi all’esterno e all’interno dell’istituto, immediatamente dopo la raccolta effettuata dalle istituzioni scolastiche. Il codice di accoppiamento tra le informazioni raccolte e l’identificativo della persona è conosciuto solo dal personale docente dell’istituzione scolastica incaricato della somministrazione e dal personale di segreteria incaricato della trasposizione dei dati sulla scheda risposta e, una volta utilizzato per la predetta funzione, non è ulteriormente utilizzabile".
La Professoressa si è notevolmente inalberata tentando di ammutolirmi con una serie di assurdità in cui ha inserito tra l'altro.. il problem solving (che la scuola finora non ha insegnato e invece gli Invalsi insegnano!).... sta di fatto che la classe ha preso una media di 5 nella valutazione!
Oltretutto due giorni dopo la somministrazione degli Invalsi, gli stessi docenti della sezione si sono assentati dalle lezioni per l'intera giornata con lo scopo di procedere all'invio dei risultati dei test per via elettronica, come ci è stato riferito dagli insegnanti.
La mia perplessità sta nel fatto che i docenti di italiano e di matematica utilizzeranno tali risultati come voto scolastico a tutti gli effetti (che quindi farà media per il voto finale): gli insegnanti quindi hanno avuto accesso a tutti i dati dei ragazzi e della famiglia, in quanto erano a conoscenza dell'identificativo alfanumerico assegnato ad ogni studente.
Mi chiedo a questo punto dove finirà la scuola se ci vuole cosi fortemente Ignoranti e servili.....
La ringrazio per la cortese attenzione concessa e le porgo i miei più cordiali saluti. Gloria”

Cara Gloria,
io sono inorridita quanto lei. Trovo gravissimo mettere sullo stesso piano le Prove Invalsi e il 9,5 dato su un compito in classe dell'insegnante. Personalmente trovo discutibile  anche assentarsi per l'intera giornata per le correzioni (noi siamo andati a scuola il pomeriggio). Trovo scorretto, di fronte agli alunni e ai genitori, dare il voto a prove che ufficialmente dovrebbero essere anonime (in realtà i numeri sono assegnati in ordine alfabetico, e quindi per l'insegnante non lo sono), anche se si legge questa dichiarazione in vari siti internet: 
‘…come ha già spiegato Roberto Ricci, Responsabile Nazionale Invalsi, in un’intervista rilasciata a Skuola.net, questa (il fatto di dare il voto) non costituirebbe una vera irregolarità: “Noi non ne consigliamo l’utilizzo per questi fini, tuttavia non ci sentiamo di condannare gli insegnanti perché probabilmente questo serve a spronare gli studenti alla serietà nello svolgimento’.  "
Bisognerebbe chiedere a che titolo il Responsabile dell'Invalsi decide se è giusto o no un certo comportamento degli insegnanti. Non dovrebbero essere gli insegnanti quelli che sanno che cosa è corretto e cosa non lo è per gli alunni? Se si dice agli alunni che le prove sono anonime, come si può poi dire agli stessi alunni che hanno preso un certo voto? Che cosa significa “non ci sentiamo di condannare gli insegnanti perché probabilmente questo serve a spronare gli studenti alla serietà nello svolgimento’? Se gli alunni disegnano faccine o Meme e scrivono frasi umoristiche (quelli delle superiori, perché quelli più piccoli non si permetterebbero mai di scrivere frasi spiritose o di disegnare faccine o Meme) non dovrebbe essere anche questo un indicatore per l’Invalsi? E che cosa significa 'non ci sentiamo di condannare gli insegnanti'? Avrebbero il titolo per farlo?
Il boicottaggio degli insegnanti e degli studenti, non dovrebbe mettere la pulce nell’orecchio all’Invalsi che qualcosa  non va?
Spero che queste riflessioni ti aiutino! Fammi sapere. 

martedì 21 maggio 2013

ULTIMI 40 GIORNI PER COMPERARE I "CONSIGLI PRATICI PER GIOVANI INSEGNANTI". 378° POST



Cari lettori del blog, come ho già anticipato, fra qualche mese potrete trovare un mio nuovo libro in libreria!
Sarà molto più facile dargli un'occhiata prima di decidere se comprarlo!

Ho deciso di lasciare la possibilità di acquistare i CONSIGLI PRATICI PER GIOVANI INSEGNANTI fino al 30 giugno per chi vuole leggerlo e rifletterci su, prima della ripresa del nuovo anno scolastico, in modo da arrivare belli carichi a settembre :-)
Soprattutto, tenete presente che non so quando sarà disponibile l'ebook del nuovo libro.
Chi lo ha letto, per favore, lo consigli ai colleghi! 
Grazie!



giovedì 16 maggio 2013

“Aiuto! Sono demoralizzata perché non riesco a tenere la classe”. 377° post


Carola mi scrive:

“Cara professoressa Milani,
sono un'insegnante di lingua francese nella scuola media. Il mio grande problema è questo: spesso non riesco a tenere la classe, cioè i ragazzi non eseguono le consegne assegnate, chiacchierano, litigano, sbuffano quando li richiamo a un comportamento più appropriato. Seguendo il suo blog e avendo acquistato il suo libro (che, peraltro, mi ha aiutata a migliorare leggermente la situazione) so già la risposta che mi darà: "ecco un'insegnante che non riesce a rendersi interessante!".
Invece, le assicuro, che gli stessi alunni (almeno, molti di loro) mi dicono che sono una brava insegnante, che spiego bene, che sono giusta, paziente, comprensiva ecc... Le riferisco alcuni commenti positivi ricevuti nel corso della mia carriera: "Voglio diventare una brava insegnante come lei", " le sue lezioni sono belle", " alla prova d'ingresso della scuola superiore sono stata una delle poche ad avere un risultato positivo", " sono l'unico che sa parlare il francese nella mia classe", ecc...
Cerco di lavorare in maniera da far apprendere la lingua in classe, costruisco con loro l'apprendimento cercando di coinvolgere il maggior numero di alunni possibile, chi mi segue mi dice che a casa ha bisogno di poco tempo per fare gli esercizi o per prepararsi ad una verifica.
Nonostante tutto, ogni giorno faccio una fatica immane poiché devo interrompere sempre la lezione a causa di qualche alunno che ha un comportamento turbolento. Io so qual è il mio peggior difetto come insegnante: non riesco a essere ferma e convincente nel momento in cui decido di dare delle punizioni. La prego di aiutarmi, sono tanto demoralizzata anche perché osservo che, spesso, gli alunni hanno un comportamento corretto anche con degli insegnanti da loro non stimati.
Cordiali saluti. Carola”

Cara Carola, il tuo problema consiste nel fatto non riesci a tenere la classe perché “i ragazzi non eseguono le consegne assegnate, chiacchierano, litigano, sbuffano quando li richiami”?
E hai scritto: “ogni giorno faccio una fatica immane poiché devo interrompere sempre la lezione a causa di qualche alunno che ha un comportamento turbolento”. Ma, Carola! È quello che capita  praticamente a tutti! Soprattutto nella Scuola dell’obbligo. Anche a me capitano alunni che non studiano, che non fanno i compiti, che litigano. Mi capitano meno quelli che sbuffano perché la prima volta che un alunno lo fa dedico tutto il resto dell’ora a fargli passare la voglia di farlo e nessuno lo fa più :-). Quelli che litigano smettono di farlo quando li metto vicini di banco: imparano a conoscersi e smettono di guardarsi in cagnesco. Ma di ragazzi che non studiano e non fanno i compiti ne ho diversi. Rileggi la parte del libro che li riguarda.
Anche a me capitano classi dove ci sono alunni che mi costringono a interrompere la lezione, perché, anche se riusciamo ad essere interessantissimi, c’è spesso quello totalmente disinteressato a causa del quale dobbiamo interromperci (ed è giusto farlo tutte le volte che serve, per evitare che i “disturbatori”diventino due, tre, cinque, dieci). Certo, con l’esperienza, trovo il modo di coinvolgere i ragazzi turbolenti. E riesco a fare in modo che stiano attenti tutti alla lezione. Ma mi stanco parecchio anch'io, credimi. Ho scritto il libro per condividere le strategie che ho imparato con l'esperienza, perché non andassero perdute. Evidentemente sono cose che ho provato anch'io, no? 
Dici: “non riesco a essere ferma e convincente nel momento in cui decido di dare delle punizioni”. Le punizioni non sono la panacea di tutti i mali. Anzi. Sarebbe meglio evitarle, quando non sono indispensabili. Non si diventa bravi insegnanti facendo paura, punendo o bocciando. Non so se i colleghi "da loro non stimati", con i quali gli alunni hanno un comportamento corretto sono bravi insegnanti. Bisogna vedere quale segno positivo lasciano nella vita degli alunni.
Parla ai tuoi alunni, spiega il tuo punto di vista, cerca di fare in modo che capiscano il tuo impegno, in modo che si sentano in difetto se, per tutta risposta, ti ignorano. Ma non ti aspettare che tutti facciano il compito e che nessuno chiacchieri. Basta guardare gli insegnanti: fanno 
tutti quello che devono (per esempio relazioni e verbali)? Stanno tutti  attenti e zitti durante i consigli e i collegi?

Cara Carola, da quello che racconti mi sembra che tu sia una brava insegnante: non demoralizzarti! Insisti, impara dai tuoi errori, applica quello che ti sembra utile del mio libro. Abbi pazienza! Ti farai il tuo bagaglio di esperienze e vedrai che tutto ti sembrerà più roseo.
Ma sappi che non smetterai mai di stancarti.
Continua così! E fammi sapere! 

domenica 12 maggio 2013

Buona FESTA DELLA MAMMA. 376° post.

Mamme che sono anche mogli, e che di questi tempi, con il marito disoccupato, fanno lavori, anche umili, per portare a casa quei quattro soldi per vivere. In nero, di solito.
Mamme che sono tanto preoccupate perché il figlio non trova lavoro e non è "a posto". 
Mamme che non hanno i soldi neanche per comperare ai bambini un pacchettino di chewing gum. 
Mamme che lavorano come muli e alla sera rientrano a casa stremate e non hanno più la forza né il tempo di sorridere ai bambini. Ma lo fanno lo stesso.
Mamme disoccupate. Mamme malate. Mamme riempite di botte davanti ai figli. Mamme tristi, mamme sole, mamme disperate. Mamme drogate. Mamme ubriache. 
Auguri a tutte le mamme. 
E anche alle mamme che non ci sono più.


giovedì 9 maggio 2013

NUOVA RECENSIONE AL LIBRO! leggetela!

Ecco l'ultima recensione al mio libro. Leggetela! Grazie, Annarita!
Mi piacerebbe che quelli che hanno letto il mio libro scrivessero una recensione! Su, non siate pigri! :-)
    
Di annarita
6-mag-2013
Come recuperare il ruolo sociale di noi docenti? In una scuola sovraccaricata di richieste ed impoverita di risorse, tra bullismo di ragazzi e genitori e feroci campagne denigratorie dei politici, chi rimane schiacciato spesso è l'insegnante, che magari ha una solida preparazione teorica ma è impreparato a fronteggiare la maleducazione e l'aggressività. Le diffuse situazioni di disagio sfociano purtroppo sempre in vere e proprie patologie di "burnout"
Ciò che un ragazzo può fare (insultare, denigrare, sottrarsi ai propri doveri, magari spalleggiato da genitori arroganti) a noi non è mai permesso! Che fare allora? Isabella ci restituisce consapevolezza della dignità del nostro ruolo, ci dà indicazioni pratiche su come conquistare "sul campo" il rispetto dei ragazzi,raccogliendo con coraggio e tenacia anche le sfide delle "classi difficili". Il suo blog è l'applicazione pratica del libro a situazioni apparentemente assurde,eppure reali. Invito tutti i colleghi, i Dirigenti Scolastici, ma anche il nuovo Ministro e soprattutto i famosi Dirigenti del Ministero, che restano e indirizzano le scelte assai più del "Governo di turno",a leggere attentamente ogni riga del libro e del blog!

mercoledì 8 maggio 2013

Perché le Prove Invalsi non ci piacciono. 375° post


Le Prove Invalsi non piacciono né ai genitori, che si preoccupano di quello che potranno significare per i loro figli, né agli alunni, che le temono, perché non sanno come saranno e se potranno danneggiarli. Ma, soprattutto, i Test Invalsi non piacciono agli insegnanti. Ma perché? 
I soliti denigratori credono che non ci piacciano perché abbiamo paura di essere giudicati. Assurdo. Ma che cosa ce ne importa, di quello che pensano all'Invalsi di noi? Non li conosciamo, non si preoccupano di chiedere il nostro parere su nulla (che l'abbiamo chiesto a non sappiamo quali insegnanti, ci interessa poco, visto che non sappiamo chi sono e quindi non hanno la nostra fiducia); ci chiedono di eseguire, zitti e senza pensare,  come se non avessimo nulla a che vedere con il processo educativo. Ci importerebbe se pensassimo che davvero quello che viene giudicato possa valutare anche noi. Ma noi sappiamo che si tratta di test che non potranno mai valutare il nostro lavoro, che non si riduce certamente a un punteggio. Il nostro lavoro è fatto del rapporto che abbiamo giorno per giorno con i bambini, con i ragazzi e con i loro genitori; è fatto delle speranze che riusciamo a risvegliare, dell’amore per lo studio che trasmettiamo, e delle tante competenze che insegniamo, che non sono certamente riconducibili soltanto alla matematica o all'italiano. E mi rivolgo a voi, cari signori denigratori che non sapete nulla della Scuola e di noi insegnanti, che non siete né insegnanti né genitori, ma volete dire la vostra soltanto per sminuirci, perché quello che produciamo noi non si monetizza. Credete che non ci piaccia l'Invalsi perché abbiamo paura di perdere i nostri "privilegi".  No, non abbiamo paura. Lo sappiamo, siete quelli che pensano che facciamo troppe ferie e che non lavoriamo.  Noi non abbiamo paura di essere valutati. Noi abbiamo paura di essere giudicati da dirigenti che valutano positivamente il nostro servilismo e negativamente la nostra autonomia di giudizio. Abbiamo paura di essere valutati da Ministri che non sanno nulla di Scuola. Ma vorremmo proprio che qualcuno valutasse davvero il nostro lavoro, che si rendesse conto di tutto quello che ci costa, anche in termini di stress. Ma certo non così. E vorremmo che foste valutati anche voi che ci denigrate.
Le Prove Invalsi non ci piacciono, ma non perché si dice che servano a valutare le scuole migliori e quelle peggiori. Ma che cosa cambierebbe? Sappiamo che meno risorse di così non ci potrebbero dare, e sappiamo che di cose ingiuste ce ne sono già tantissime, anche senza bisogno di test. E, d'altra parte, non ci stupirebbe se alla fine venissero date più risorse alle scuole uscite meglio dalla Prove e non a quelle più difficili.
Non ci piacciono le Prove Invalsi perché sono un inutile dispendio di energie: ci costringono a perdere del tempo prezioso ad allenare gli alunni perché non si trovino in difficoltà, quel giorno. E tempo e fatica a correggere le prove in un modo decisamente lungo e macchinoso, costretti anche a considerare come errate risposte che consideriamo giuste. Dobbiamo consigliare l’acquisto di libri sui test Invalsi (e ci secca far spendere dei soldi inutilmente).
Non ci piacciono perché c’è una grande quantità di elementi che si dovrebbero e potrebbero testare, che invece non sono previsti dalle Prove Invalsi.
Ma, soprattutto, non ci piacciono perché sbagliano completamente la valutazione. Tutti noi abbiamo alunni bravissimi che prendono voti bassissimi (e se per esempio sono in terza media vengono fortemente penalizzati), e abbiamo ragazzi che mettono le crocette a caso (ce lo dicono loro) e prendono un voto alto. E questo ci fa infuriare, perché passiamo tutto l’anno ad aiutare i nostri alunni e poi ci costringono a somministrare loro questi test che potrebbero penalizzarli. Ma che senso ha? Come ho già più volte scritto, valutare qualcosa senza conoscere il punto di partenza, nella Scuola, non serve assolutamente a nulla. Come non serve obbligare a rispondere alle domande senza avere il tempo necessario per riflettere. Ci sono tanti ragazzi abituati a riflettere, prima di rispondere. Glielo abbiamo insegnato noi che si deve pensare prima di rispondere. Avrebbero bisogno di un po' più di tempo. E invece all'Invalsi (anche i consulenti insegnanti) hanno deciso che va bene così.
Quello che mi lascia più perplessa dell’Invalsi è l’assoluto menefreghismo nei confronti di quello che pensano gli insegnanti e di tutte le proteste di genitori, insegnanti e studenti. Personalmente, mi offende.

martedì 7 maggio 2013

Un commento al post "BOCCIATURE E SUICIDI".


Un ragazzo ( o una ragazza) scrive un commento non firmato al post Bocciature e suicidi. 217° post  che comincia così: 
"Questa estate secondo le circostanze la faccio finita.Se vengo bocciato per me è una vera delusione,come riportato sopra". 
Non è la prima volta che accade, ma non posso rispondere senza sapere nulla. Ed è perfettamente inutile pubblicare commenti di questo tipo. 
Chi vuole un aiuto (per quello che io posso dare così, da lontano) mi scriva all'indirizzo che si trova qui nel blog.

sabato 4 maggio 2013

I cattivi esempi del web: stupidità, violenza e odio. 374° post.


Non meravigliamoci se certi ragazzi sono come sono. Guardate gli esempi che diamo loro. Per decenni abbiamo dato il cattivo esempio attraverso la televisione (solo in certe ore) e i giornali (solo se uno li leggeva). Oggi,attraverso il web, trasmettiamo esempi diseducativi a tutte le ore del giorno e della notte. 
Un tempo la maleducazione rimaneva confinata fra i maleducati. I maleducati, i cafoni,  stavano fra loro, perché la gente educata non li frequentava. Gli stupidi venivano chiamati “stupidi”,  e i violenti venivano considerati violenti. Gli ignoranti stavano fra loro e non si permettevano di rivolgersi alle persone colte, perché temevano di essere giudicati e di fare "brutta figura". Gli alunni e i loro genitori rispettavano gli insegnanti, dando per scontato che, avendo studiato, sapevano più di loro. Bambini, giovani e adulti rispettavano gli anziani, dando per scontato che, avendo vissuto più di loro, erano più saggi. La gente perbene rispettava il medico, l’avvocato, il giudice, il vigile urbano e il carabiniere. Nessuno pensava che potessero essere dei delinquenti. Le persone si rivolgevano con educazione al medico come al negoziante. A nessuno che si potesse definire “persona perbene” veniva in mente di offenderli, perché c’era una certa sana distanza fra le persone che non si conoscevano. Si mantenevano le distanze, perché - allora come oggi-  tutti abbiamo bisogno che gli estranei rispettino le distanze e non entrino all'interno dello spazio che riserviamo solo ad amici e conoscenti (che pare essere di tre metri e mezzo). Fa parte della natura animale. Solo chi ci è intimo può entrare in quello spazio. Gli altri devono rimanerne fuori.
Invece il web ha cambiato le cose. Le reti sociali, un tempo solo fisiche, sono diventate “network” e sono diventate virtuali. La gente diventa “amica” o “seguace” – di facebook, di twitter, di blog – e si convince di essere davvero amica, anche intima, della persona. Tutti noi facciamo esperienza ogni giorno dell’assurda pretesa di confidenza spinta dei nostri “amici di facebook” o di chi frequenta il nostro blog. Che siamo semplici insegnanti, o casalinghe, o scienziati, o politici, o scrittori, non cambia nulla. Tutti si illudono che l’essere stati ammessi fra “gli amici” o semplicemente fra i “lettori” di una persona sconosciuta (o conosciutissima) li autorizzi a dare del “tu”, a parlare di cose private, a dare consigli intimi che non si permetterebbero mai di dare agli amici fraterni.
Ma, soprattutto, una quantità enorme di persone si sente in diritto di offendere, di prendere in giro, di mandare esplicitamente "a quel paese", di diffamare e di minacciare chiunque. E il bello (e l’interessante) è che lo fanno firmandosi con nome e cognome! Come se il web fosse un luogo fuori da ogni legge, dove tutti sono liberi di dire e fare quello che vogliono senza il minimo freno inibitore. 
Ecco, questa è l’”anarchia del web” di cui parla il nostro presidente della Camera, Laura Boldrini. Per quei pochi che non ne sapessero ancora nulla riepilogo, citando qualche frase tratta dalla sua pagina di facebook e da un articolo di Repubblica firmato da Concita De Gregorio.

“Laura Boldrini, seduta alla sua scrivania di Presidente della Camera dei deputati, legge attentamente i messaggi che la sua giovane assistente Giovanna Pirrotta le porge. Sono minacce di morte, di stupro, di sodomia, di tortura. Accanto al testo spesso ci sono immagini. Fotomontaggi: il suo volto sorridente sul corpo di una donna violentata da un uomo di colore, il suo viso sul corpo di una donna sgozzata, il sangue che riempie un catino a terra. Centinaia di pagine stampate, migliaia di messaggi. A ciascuna minaccia corrisponde un nome e un cognome, un profilo Facebook, l'indirizzo di una pagina Internet. Le minacce - tutte a sfondo sessuale, promesse di morte violenta - si sono moltiplicate nel giro di due settimane con il tipico effetto valanga che la Rete produce.”.
“Ti devono linciare, puttana", "abiti a 30 chilometri da casa mia, giuro che vengo a trovarti", "ti ammanetto di chiudo in una stanza buia e ti uso come orinatoio, morirai affogata", "gli immigrati mettiteli nel letto, troia". Accanto alla foto della donna sgozzata: "Per i Boldrini in rete ecco l'Islam in azione".”

Qualsiasi donna che abbia un po’ di rispetto per le donne si infuria, leggendo queste parole.
E poiché Laura Boldrini ha detto

“La vittima diventa carnefice” e "Io, minacciata di morte ogni giorno. Non ho paura ma basta all'anarchia del web",

tutti gli “opinionisti qualunque” hanno potuto liberamente esprimere le loro “idee”, che sono le seguenti (posso mettere anche i nomi perché li copio da una pagina aperta a tutti):

“Paolo Bergamo :
L' Italia è oltre i 50 punti per la libertà di stampa....ora anche il WEB .... pian pian ci tolgono tutto...anche l'espressione.....cosa accadrà nelle piazze in futuro se tutte le possibilità di esprimere i propri pensieri verranno ostruite???”

“Alkalino:  La Boldrini è inadatta al ruolo che occupa perché non capisce che la libertà di espressione è strettamente legata alla libertà della rete. 
Cercare di impedire alla gente di scrivere, sia pure degli obbrobri, è come cercare di impedirle di pensare. Se si andasse indietro di 20 anni e la Boldrini riceverebbe mail cartacee con gli stessi contenuti, cosa farebbe?Chiederebbe di censurare le poste? Inviare una email compromettente è molto più rischioso per chi lo fa che imbucare una lettera anonima.”

“Giorgio Belgiovine:  sei bona...”

“Ciprillo Artigiano: non basta una "carica" istituzionale per zittire chi dissente,si chiama libertà di parola,la terza carica dello stato dovrebbe promuoverla e non combatterla.”
“Giada Valente: gentilissima, ( basta gentilissima o mi denuncia? ) le fa onore il suo amore per gli stranieri, ma dovrebbe amare anche gli italiani, da parte Sua vedo solo odio per gli italiani.”
Gioel Van Zorz: “senta una cosa..... lei parla tanto della "violenza" che corre sul web, che la gente scrive cose troppo pericolose...... ma guardi che non c'è nessuno che le ha insegnate. tutto quello che legge, è ESATTAMENTE quello che la gente vuole dire, perchè almeno sul web le persone dicono quello che vogliono. se vi fa paura, dovete capire che è solo colpa della situazione!! invece di mettere divieti sul web, dovete mettere divieti di sprecare denaro pubblico. divieti di approffittarsi dei soldi della gente!!!!! dovete capire che con la forza, non otterrete niente, se non una risposta alla pari! dovete capire che è la gente che comanda e non voi pochi "eletti" ( chissà da chi poi). dovete capire che deve finire questa storia, perchè state portando l'Italia ad una guerra civile. dovete capire, infine, che scrivere " Boldrini io ti ammazzo" è una minaccia, ma scrivere " chissà che qualcuno le spari" non è una minaccia, è un pensiero e una comunicazione. Quindi, PRIMA DI FARE CERTE ACCUSE, impari bene la lingua italiana e cerchi di dividere "MINACCIA" da " COMUNICAZIONE PERSONALE". Se io le dico " se qualcuno le spara, non mi spiacerebbe" non è una minaccia. e questo pensiero, se viene condiviso da migliaia di persone, è perchè l'idea di quelle persone è tale. ma se poi qualcuno passa ai fatti, non è perchè ci sono queste migliaia di persone che hanno espresso la loro idea: è perchè qualcuno la sua idea la esprime a modo suo.”

“Titoni Tommaso: SIG Boldrini come tutti noi mortali ,ritengo che non sia venuto dal l'unto del PAPA x crearsi una pagina su FACEBOOK qualora non gradisce le missive pùo sempre chiudere la pagina ,è un modo x imporre leggi come in COREA”

“ Gianmarco Atzei:  vorresti "regolarizzare" internet solo perchè non ti sai difendere da sola ? una miserabile senza spina dorsale dalla denuncia facile come te dovrebbe poter decidere per noi ? ridicolo !!! sei la stoltezza fatta a persona , molta gentaglia penderà dalle tue labbra imparando a chiudersi nella propria ottusione mentale , evitando i problemi piuttosto che affrontarli , piagniucolando e dipendendo da qualcuno , dovresti essere fuorilegge come quelle droghe che distruggono le cellule del cervello !! infatti hai il medesimo effetto , come se l'italia non fose già abbastanza caratterizzata dal bigottismo , dall'ottusione mentale , e dalla tendenza a non saper fare altro che lamentarsi dei problemi senza però fare nulla di concreto per risolverli . nel caso io sia stato troppo contorto per te povera stellina , riassumerò cosi : una persona miserabile e smidollata come te non avrebbe nemmeno il diritto di essere ascoltata , figuriamoci ottenere tutto il potere che possiedi , e naturalmente non scrvo tutto ciò in qualità di "maschio" ben si in qualità di individuo che comprende con che persona miserabile saremo tutti costretti a "combattere" fallita”

“Saverio Di Giulio: Cara Boldrini, ma una volta in vita tua ce la farai a pensare a una cosa seria? Da quando sei stata eletta non hai parlato di un problema concreto del paese che sia uno.....”

“Dà e Dé : Signora Boldrini, lo stipendio che lei percepisce viene dalle tasche dei contribuenti italiani. Per una volta, si vuol degnare di pensare ai problemi del Paese? O forse l'immigrazione è più redditizia....”

“Marcello Baltolu: INTERNET,serve anche a questo, "tu" vuoi mettere il bavaglio all'unica cosa VERAMENTE DEMOCRATICA che ci è rimasta,... ti ho dato del "tu" perche si una MIA DIPENDENTE!!!!!!”

“Urbech 1289
Smettila di fare la professoressina ipocrita, e smettila di difendere gli sporchi privilegi tuoi e della tua casta! Per fortuna durerete poco, siete finiti, cretina!!”

“71lupenzo710: guarda che troia che hanno messo lì .......la pivetti al contrario stessa faccia della medaglia .puttana serva del potere pronta solo a fare i propri interessi e a metterlo in culo ai poveracci difendendo i potenti. PUTTANA. ci vuole la rivoluzione questo paese deve crollare e la baldracchini pompini e grasso durare poco .w 5 stellle!!!!”

Ecco quello che questi genitori o fratelli maggiori insegnano ai ragazzi: violenza, volgarità, stupidità, ignoranza, presunzione, mancanza totale di rispetto. E insegnano che è giusto pretendere di avere il diritto sacrosanto di “esprimere le proprie idee”, perché regolamentare il web è “ledere la libertà di espressione”. Come se fossero idee, come se fossero ragionamenti.
Qualsiasi ignorante, becero, violento può (e vuole) diffamare, offendere, minacciare liberamente.
È democrazia, questa? È libertà?

mercoledì 1 maggio 2013

Ripeto: questo blog non è un forum. Seconda parte. 373° post


Nonostante le mille spiegazioni che ho dato, ogni tanto c'è qualcuno che mi scrive commenti che mi lasciano perplessa. 
Una certa Dalia, oggi, commenta un post solo per farmi sapere, in sostanza, che trova una presunzione quella di voler insegnare ai colleghi. 
"Forse mai così tanti insegnanti, prima di questo definitivo crollo qualitativo della scuola, hanno avuto una presunzione così spiccata nel pensare di essere degli esempi per i colleghi,Si legge talvolta - qua e là - fra le righe, piaccia o no, la convinzione di essere i 'migliori' e pertanto di dover dare consigli, mettere al servizio degli altri una competenza di livello superiore" e "Anche una certa voglia di insegnare agli insegnanti potrebbe essere indice di ignoranza e di degrado. No? "

Precisa che "Naturalmente non mi riferisco alla "famosa" Professoressa, Autrice dell'Articolo, scrivo in astratto :)". Ma le virgolette su "famosa" parlano chiaro.

Poi lei - sedicente insegnante di "58 anni suonati", spiega: " La metodologia nello svolgimento delle lezioni, seguita dai miei insegnanti e (purtroppo) anche da me, è stata spesso quella descritta nell'articolo; anzi, non ricordo di aver mai visto fare diversamente. Forse mi sarebbe piaciuta invece, prima della 'solita' operazione "brain-storming", una bella lezione introduttiva sul tema, ad es. l'ingiustizia. Ma si vede che far parlare gli altri è sempre stato molto più (facile?)...uhm... mooolto più complesso e impegnativo."
Riesce difficile, veramente, pensare che i suoi insegnanti (tanti anni fa) iniziassero tutte le lezioni con un brain-storming. Ma so che vuole solo dire che sono metodi che conoscono tutti. Anzi, forse sono anche un tantino antiquati :-)
Insomma, vuole spiegare lei a me come si deve insegnare: una bella lezione frontale, perché il "far parlare gli altri è sempre stato molto più (facile?)...uhm... mooolto più complesso e impegnativo." 
"Far parlare gli altri è più facile!", sostiene! 
Quindi: ognuno è libero di pensare quello che vuole, ma io dedico già molto tempo a questo blog, e non voglio perderne a controbattere frasi del genere, concetti antiquati, ironia, battutine o altro espressi da chi vuole solo bacchettare me o i miei lettori. 

Per questo motivo, tempo fa, ho deciso di rendere moderati i commenti. Funziona meglio, effettivamente. Nessuno dei miei lettori viene più offeso e anch'io perdo meno tempo.
Anche questa volta avrei potuto semplicemente cancellare il commento, ma spero che qualche altro lettore si astenga dall'esternare qui i suoi sentimenti. La sua gelosia la sua rabbia? le sue frustrazioni? Non so. 
Vi invito a leggere, o a rileggere, il post n° 353°. Grazie.

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