La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMArE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuti, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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domenica 31 maggio 2015

Messaggio per chi mi scrive. 524° post

Cari lettori che mi avete scritto e non avete ancora ricevuto risposta, vorrei dare (a voi e a chi mi scriverà)  qualche spiegazione:

- se mi raccontate il vostro problema in un commento vi dico: non dovete farlo. A volte sono cose molto personali e non posso rispondere; inoltre, non posso dare la precedenza a un commento rispetto a chi mi scrive una mail. Né posso pubblicare il commento senza rispondervi. Scrivetemi una mail.
- Se mi raccontate il vostro problema sulla chat di facebook vi dico: non dovete farlo. Per gli stessi motivi spiegati sopra.
- Se mi scrivete una mail state seguendo la procedura corretta, ma ho tante mail in arretrato e, come ho già scritto, sto anche scrivendo un nuovo libro. Abbiate pazienza :-)

Infine: chi mi scrive sappia che quello che scrive può diventare un post, se si tratta di un argomento che può servire a tutti. Ma deve anche stare tranquillo perché in nessun modo potrà essere riconosciuto, perché cambio sempre (per tutti) tutto quello che potrebbe anche solo far venire in mente un sospetto: nomi, luoghi, ordine di scuola, materia insegnata, e perfino sesso di chi scrive, se occorre.
Naturalmente, quando rispondo, do la precedenza a situazioni urgenti e a problemi che possono servire a tutti.
In questi giorni ricevo una grande quantità di mail di genitori che mi presentano voti e medie. Non posso esprimere pareri senza conoscere bene la situazione. Parto dal presupposto che se un intero consiglio di classe non ammette un ragazzo all'esame o alla classe successiva avrà dei motivi. Non posso conoscerli e perciò non mi sembra serio dare un parere basato solo sulla visione dei genitori. 
Grazie!


venerdì 29 maggio 2015

“Mi sento umiliata dalla scuola e non riesco a trovare una via d'uscita”. 523° post.

Un ragazza, che chiamerò Ornella, scrive, a commento del post "Bocciature e suicidi":
“Salve...sono una ragazza di 23 anni e sto frequentando il 5 anno di ragioneria alle scuole serali. Quest'anno da procedura dovrei affrontare l'esame di maturità, ma con i voti che ho adesso c'è ancora qualche incertezza sulla mia ammissione all'esame. Il mio percorso scolastico è sempre stato molto accidentato fin dal primo anno di superiori, dopo le medie mi ero iscritta in una scuola agraria, ma per vari motivi sia scolastici (qualche atto di bullismo da parte di alcuni compagni di classe) e problemi personali non sono passata. Poi da li ho voluto riprovarci e con molti sforzi, fatica e soprattutto sostegno della mia famiglia sono riuscita ad arrivare in terza. Da qui credevo che la mia vita scolastica avesse finalmente raggiunto un equilibrio, anche se l'indirizzo scelto ormai non mi interessava più; ma così non credevo, per la seconda volta sono stata bocciata per gli stessi problemi di descritti prima. Quindi dopo questa bocciatura mi sono veramente sentita una fallita e una persona che non valeva niente. Quindi dopo questo fallimento avevo deciso di lasciare la scuola pubblica e ripiegare su un corso che di due anni che ti iniziava al lavoro, qui ero finalmente riuscita a ritrovare un po’ di serenità e anche dei professori che lavoravano con il cuore e mettevano tutto se stessi in quello che facevano, mi hanno fatto tornare la voglia di studiare. Quindi dopo aver preso l'attestato mi sono riscritta alle scuole serali per terminare il mio percorso di studi. In quei due anni ero dovuta maturata molto, grazie anche alle esperienze lavorative fatte ma soprattutto alla perdita di mio padre che mi aveva sostenuto fin dall'inizio. Però la realtà dei serali non era come credevo, molti professori non si interessavano minimamente di quello che i loro alunni apprendevano, le eccezioni si contavano sulle dita di una mano, allora ero arrivata alla conclusione che mi dovevo arrangiare e farcela da sola, quindi con molti sforzi e fatica sono arrivata in quinta. Ma quest'anno sono incominciati i brutti voti e mi sono ritrovata in circolo vizioso fatto d'angoscia e tensione sia per l'esame, sia perché non vorrei dare un altro dispiacere alle persone che credono in me. Non dico che sto pensando di farla finita, ma a volte il pensiero mi sfiora. Ho paura di non riuscire ad affrontare un altro fallimento, vedo tutti i miei amici che alla mia età sono già laureati e riescono nella vita...anche mia madre che mi e vicina e conosce la situazione, mi dice di non buttarmi giù e che ci sono cose peggiori di una bocciatura, non riesco a crederle e mi sento sempre più in angoscia per questo fallimento che potrei dare a tutti. Ormai la mia autostima è proprio a terra, perché mi ritengo una ragazza che ha voglia di imparare e credo ancora nella cultura. Ma mi sento umiliata dalla realtà che è la scuola e non riesco a trovare una via d'uscita. Mi scuso tanto per la lunghezza del post ma era necessario per spiegare la mia paura e l'angoscia che provo. Cordiali saluti”

Cara Ornella, stai guardando le cose dal punto di vista sbagliato. Mi hai spiegato la tua storia (solo scolastica, però): ti sei “sentita una fallita e una persona che non valeva niente”; ora ti senti “umiliata dalla realtà che è la scuola”, con “l’autostima proprio a terra”. Dici di sentirti “sempre più in angoscia per questo fallimento”, hai “paura di non riuscire ad affrontare un altro fallimento”.
Cara Ornella, ti sei dimenticata di guardare altri aspetti, che dimostrano che sei una ragazza in gamba, e anche una ragazza fortunata. Hai trovato delle difficoltà, ma hai saputo affrontarle e superarle, anche se “con molti sforzi e fatica” e, con il sostegno della famiglia (e questa è già una fortuna). La maggioranza, di fronte alle difficoltà, rinuncia. Tu no. Sei una persona da stimare. Renditene conto.
Voglio darti qualche consiglio per la vita.
1.     Le difficoltà esistono e molto spesso non dipendono da noi. Quello che potevi fare tu lo hai fatto, da quello che dici.
2.     Bisogna capire che ci sono problemi che non hanno soluzione, problemi facilmente risolvibili, e problemi che si possono affrontare e risolvere solo con molta fatica e con un certo tempo a disposizione. Il tuo problema scolastico è di quest’ultimo tipo. Stai facendo le cose giuste, Ornella. Solo che ci vuole del tempo e della fatica.
3.     Il nostro valore, la nostra vita, la nostra felicità o le nostre sofferenze non dipendono dagli altri. E neppure la vita degli altri dipende dalla nostra. Né i loro dispiaceri. Ognuno deve vivere la sua vita come può. Tua madre ti dice di non buttarti giù e che ci sono cose peggiori di una bocciatura. Verissimo. Una bocciatura è un inciampo, non è una sentenza e non è un fallimento come persona.  
4.     Non devi avere paura né provare angoscia perché non riesci negli studi. Non so se supererai l’esame, ma quello che succederà non conta nulla. Forse verrai promossa e allora sarai più tranquilla e più serena. O forse andrà male, e dovrai superare un altro ostacolo. Ma la sostanza non cambia nulla: tu sei tu, bocciata o promossa, laureata o no, ricordalo. Le persone che ti vogliono bene ti amano in ogni modo, per quello che sei. A loro non interessa il tuo titolo di studio, credimi, e il loro dispiacere per una tua bocciatura, è determinato solo dalla paura che tu possa soffrire.
5.      Ricorda chi sei: una ragazza che sa faticare e andare avanti nonostante le difficoltà, che ha voglia di imparare e che crede ancora nella cultura.
Cara Ornella, in questi giorni studia più che puoi, senza demoralizzarti e senza angosciarti, e vedrai che andrà tutto bene. In ogni caso.
In bocca al lupo!
Fammi sapere!

venerdì 22 maggio 2015

Gioventù bruciata. 522° post


In “Gioventù bruciata” il protagonista, Jim, dice “Non so cosa fare. Eccetto forse morire.” Questa frase è la sintesi del disagio di quei giovani: non sapere che cosa fare. Non avere uno scopo nella vita, se non, forse, quello di morire.
L’idea di sfidare la morte per sentirsi vivi non è nuova. Ma che cosa significa? Significa il fallimento dell’educazione.
Quando si educa – che siamo insegnanti o genitori – dobbiamo prima di tutto insegnare ad avere uno scopo nella vita, qualcosa in cui credere, per cui lottare, che li faccia sentire vivi. Se i ragazzi non provano più nulla, se vivono come anestetizzati, finiscono per cercare qualcosa che dia loro una scossa. Ed è quasi sempre una cosa pericolosa, una sfida, che fanno per guadagnare il rispetto dei coetanei. Il bungee jumping, per esempio. O attraversare di corsa i binari un attimo prima che passi il treno. O correre sul tetto del treno. Sfidare se stessi per sentire i morsi della paura e dimostrare agli altri e a se stessi di riuscire a farcela. Per dimostrare a tutti di avere coraggio, mostrando sui social network il video della bravata come prova. E prendere tanti “mi piace” e sentirsi finalmente importanti e famosi. I “mi piace” sono diventati la prova che sei accettato, che sei una celebrità; per molti sono diventati una droga.
Ci sono ragazzi – anche in Italia- che sono disposti a tutto per una scarica di adrenalina. Seguono il cutting e si tagliano le braccia con la lametta. Si riuniscono per picchiarsi fino a perdere i sensi. O – moda nuovissima – si danno fuoco e cercano di resistere più degli altri prima di buttarsi in acqua. Assurdo. E patetico. E molto triste.
Non dobbiamo scuotere la testa e meravigliarci. Dobbiamo preoccuparci. E chiederci dove abbiamo sbagliato.
Molti ragazzi, oggi, sono anestetizzati. Li facciamo vivere in un mondo in cui viene loro permesso tutto e dato tutto. In altre parole: possono fare quello che vogliono, anche quello che non si dovrebbe, e avere quello che desiderano. Non provano più forti desideri perché i loro desideri vengono appagati nell’istante stesso in cui nascono. Non provano la paura di sbagliare, né il disagio del rimorso; non sperano, non sognano, non desiderano con tutto il cuore. E non provano la gioia di avere finalmente qualcosa a lungo desiderato. Si sentono insignificanti, inesistenti. Muoiono di noia.
Piano piano devono inventarsi qualcosa per farsi notare, per sentirsi ancora vivi. E a volte muoiono, per questo.

lunedì 18 maggio 2015

ripropongo: "Quando la scuola diventa un manicomio."

Chi non è mai stato in una scuola a maggio non sa che cosa si perde. Quando la temperatura si alza, si abbassano drasticamente i livelli di sopportazione un po’ di tutti.
Le scuole, si sa, sono state costruite da gente che evidentemente faceva il disegno di una scatola, lo riempiva di rettangoli/finestre e, senza il minimo criterio, disponeva all’interno aule con misure a casaccio, corridoi stretti, mini bagnetti, termosifoni enormi in aule piccole e viceversa. Al tempo della costruzione delle scuole, a nessuno veniva in mente la possibilità che potesse essere una buona cosa il risparmio energetico, la verifica degli spazi con l’eventuale previsione di un incremento del numero di alunni per classe, l’importanza della luce. Oggi il calore che d’inverno si disperde dalle finestre (e che rende le aule gelide) è pari a quello che entra dalle fessure a maggio (e che rende le aule torride).

Continua qui.



lunedì 11 maggio 2015

Chi viene al SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO? 521° post




Cari lettori del blog e del libro, Dal 14 al 18 Maggio, come probabilmente saprete, si svolgerà a Torino il SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO.
È un’occasione magnifica, per chi ama leggere: si scoprono libri bellissimi, anche di piccole case editrici, si incontrano scrittori e intellettuali, e si possono ascoltare interessantissime conferenze.

Desidero invitarvi a visitare lo stand di Vallardi che, come sapete, è l’Editore del mio libro. Naturalmente troverete il mio libro esposto!

Molti di voi mi hanno chiesto suggerimenti di lettura. Al Salone trovate di tutto, ma vorrei suggerire in particolare (e se mi conoscete spero che sappiate che non sto facendo pubblicità fine a se stessa) di cercare i libri che vi ispirano nello stand di VALLARDI, che si trova nel padiglione 2 e che trovate allo STAND  K52-L51, all’interno del grande stand del  GRUPPO EDITORIALE MAURI SPAGNOL, di cui fa parte.


Ecco i libri Vallardi che fanno parte della mia libreria personale (naturalmente c'è anche "L'arte di insegnare"! )


Leggo libri della Vallardi da molto prima che mi pubblicassero il libro. Anzi, l’ho proposto a Vallardi proprio perché è una casa editrice che pubblica il tipo di libro che mi interessa, soprattutto perché trovo sempre argomenti che posso usare anche in classe, in un modo o nell'altro. Ho già spiegato questo concetto anche nel libro.

Se qualcuno vuole incontrarmi, sarò anch'io al Salone, in forma privata. 
Scrivetemi una mail, così possiamo metterci d’accordo. Ci conosceremo e potrò firmare la vostra copia, se lo desiderate!
Vi aspetto!

 L'arte di insegnare (nuova edizione)


                          Salone del Libro 2015  (ho firmato le copie!)





     La prima edizione di L'arte di insegnare nello stand di Vallardi         dell'anno scorso.

sabato 2 maggio 2015

Perché gli insegnanti protestano. Terza parte. 520° post

Continua da "Perché gli insegnanti protestano. Seconda parte. 519° post"



3. Bisogna che i dirigenti incapaci, indolenti e che abusano del loro potere vengano mandati via.

Sarebbe bellissimo avere un dirigente preparato, che ci sostiene, che ci consiglia, che affronta i problemi e cerca di risolverli insieme a noi; un dirigente che fa di tutto per aiutare gli insegnanti, ma anche i genitori e i ragazzi.
Ma esiste, questo dirigente, o è solo un’utopia? Personalmente, in tutta la mia carriera ne ho conosciuto solo uno. Magari sono stata sfortunata, chissà. Ma anche attraverso le lettere che mi scrivono ho l'impressione che i dirigenti in gamba siano pochi.
Bisognerebbe che al Governo e al Ministero dell’Istruzione (Pubblica) si informassero meglio, sui dirigenti.
Come si può pensare di dare ai dirigenti (che possono essere anche incapaci, indolenti e propensi all'abuso di potere) maggiore potere, con il rischio che ne abusino o che non lo utilizzino? Il ministro Giannini ha detto in una intervista che se i dirigenti non saranno all’altezza potranno non essere riconfermati. Ma la domanda è: e chi li giudica? Nel vortice di sì, no, forse, che impazza da mesi si è detto che i presidi della Buona Scuola saranno insegnanti che diventeranno presidi per poi tornare a insegnare dopo un certo periodo. Ma che senso ha? Supponiamo, per essere ottimisti, che si rivelino degli ottimi presidi: li mandiamo a casa?
Non ci convincono queste idee, ed è per questo che protestiamo.
Il dirigente – per primo- dovrebbe essere valutato, perché, come ho già avuto modo di dire, se non è bravo può rovinare una scuola, anche se i docenti sono ottimi.
Li valuterà – stando alle dichiarazioni e ai “si dice” - un nucleo di valutazione istituito presso l'amministrazione scolastica regionale. E perché non li valutano i docenti, invece?
Credo che ci andrebbe bene provare questo preside della Buona Scuola se alla fine dell’anno potessimo valutarlo noi. Valutiamoci a vicenda. Lui valuta noi e noi valutiamo lui. Perché nessuno ci chiede mai di dare un giudizio sul dirigente? Un giudizio motivato, si intende. Forse allora si aprirebbe qualche spiraglio.
E poi: ma lo sanno, al Ministero e al Governo che oggi un dirigente ha un’esagerazione di scuole (alunni, insegnanti e gentori) da gestire? Ma come fa a giudicarci se non ci conosce neanche? Non sa i nostri nomi, non parla con noi, perché non c’è mai o quasi. Che cosa ne sa di quello che facciamo? Si basa sui “sentito dire”? Sulle lettere anonime dei genitori? Su che cosa?
Il dirigente non può avere carta bianca: è troppo rischioso. Lo abbiamo visto accadere tante volte: i dirigenti apprezzano le persone molto accondiscendenti, gli adulatori, quelli che dimenticano la dignità e si abbassano a servire “il capo” per ottenere qualche piccolo favore. I dirigenti vedono come fumo negli occhi gli insegnanti che esprimono la loro opinione, quelli che fanno notare le loro scorrettezze, quelli che si rifiutano di fare quello che non ritengono giusto. Quelli, anche se bravissimi, verrebbero mandati via. Il merito dei docenti non deve essere lasciato all’arbitrio di un dirigente. C’è chi dice che in tutte le aziende i lavoratori vengono giudicati. C’è chi pensa che le nostre proteste nascano dalla paura di essere giudicati. Ma la Scuola non è e non deve essere un’azienda. Il dirigente non è un padrone. Soprattutto, non è il nostro padrone.

Ci sarebbero tante altre osservazioni da fare. Smetto qui.
Volevo solo spiegare perché noi insegnanti protestiamo. E perché solo qualche preside appoggia “La Buona Scuola”.


Il 5 maggio io faccio sciopero.

venerdì 1 maggio 2015

Perché gli insegnanti protestano. Seconda parte. 519° post



Secondo problema: non tutti gli insegnanti sono bravi.
Ammettiamolo, questo. Se c’è una percentuale di insegnanti che sono impreparati, che non hanno voglia di lavorare, che sono tutto fuorché professionali, dobbiamo dirlo noi per primi. Uno dei motivi per i quali viene dato potere ai dirigenti è quello di metterli in condizione di scegliere gli insegnanti migliori. Credo che si debba concordare su questo: i cattivi insegnanti devono uscire dalla Scuola. O – meglio - non devono proprio entrarci.
Oggi, se in una scuola c’è un insegnante che insegna cose sbagliate, che non insegna nulla, che non sa tenere la classe in alcun modo, che maltratta gli alunni non può essere mandato via. I dirigenti sono impotenti. E se è nell’anno di prova, non viene fermato perché nessun collega del comitato di valutazione si prende la responsabilità di farlo.
Ammettiamolo, e smettiamo di proteggere gli incapaci e i fannulloni.

Terzo problema: non tutti i dirigenti sono bravi.
Ammettiamo anche questo. Tutti noi che lavoriamo nella Scuola sappiamo quanti cattivi dirigenti abbiamo incontrato: ci sono quelli che si lavano le mani di tutti i problemi; quelli che non conoscono adeguatamente le leggi e pretendono che applichiamo una loro versione distorta, e, soprattutto, quelli che vogliono non avere grane. Ci sono anche quelli che non conoscono le leggi, che cercano di non avere grane e che si lavano le mani di ogni problema, tutto contemporaneamente.
Oggi, se in una scuola c’è un dirigente impreparato, che non si prende nessuna responsabilità, e che impedisce ai docenti di fare qualsiasi cosa che possa anche lontanamente dargli delle grane, nessuno riesce a mandarlo via. Gli insegnanti devono lavorare male e non possono mandarlo via.
Ma il problema è: perché viene dato ai dirigenti più potere, anche quando sarebbe il caso di licenziarli?

Veniamo alla Buona Scuola: non ci piace. E protestiamo. Perché? Perché vediamo che la cura è solo un placebo, o è peggiore del male. Vorrei dire a Renzi: caro Renzi, leggi il mio blog, e vedrai chiaramente quali sono i problemi della Scuola. Quello che serve davvero alla Scuola è correggere i tre errori che ho messo in evidenza.

1. Ci vogliono più soldi.
Ma molti molti di più. E si deve controllare come vengono spesi. Bisogna stabilire delle priorità. Che senso ha parlare di digitalizzazione delle Scuole quando le Scuole cadono a pezzi, i ragazzi devono usare bagni puzzolenti, senza porte, senza carta igienica; quando i banchi e le sedie sono scomodissimi, quando non ci sono libri, non c’è carta, non c’è materiale per le attività didattiche; che senso ha, quando le aule sono piccole e gli alunni troppi?
Prima spendete i soldi per rendere sicure le scuole. I bambini, i ragazzi e gli insegnanti devono essere al sicuro. Le risorse stanziate sono ridicole.
Prima spendete i soldi per rendere comode e pulite le scuole. Non si sta volentieri a scuola se l’ambiente non è accogliente.
Prima spendete i soldi per prevedere classi di pochi alunni. Nelle classi pollaio non si può studiare bene.
Prima spendete i soldi perché ci sia più personale. Solo se ci sono insegnanti in più per aiutare gli alunni in difficoltà, o per fornire ai ragazzi la possibilità di potenziare la loro preparazione si può far migliorare il livello degli studenti italiani.
Prima spendete i soldi per capire quale tipo di formazione serve agli insegnanti e poi parlate di formazione obbligatoria. I corsi di formazione non ci sono o vengono tenuti da persone che non hanno mai insegnato. Se io volessi girare per le scuole a tenere corsi di aggiornamento non potrei, perché non esiste un permesso per questo. E dovrò fare anch’io le 50 ore di formazione obbligatoria, anche se mi autoformo già tutti i giorni?
Prima spendete i soldi per mettere di nuovo un dirigente per ogni scuola. Con il sistema attuale il dirigente (neanche il più bravo, figuriamoci gli altri) deve girare da una scuola all’altra e non può seguire nessuno davvero.  O non gira affatto, rimane sempre nella sede e per le altre scuole pratica la teledirigenza.
Prima date tutto questo e poi spendete i soldi per i test Invalsi. Adesso non ha alcun senso.
Prima date tutto questo e poi parlate di giudicare gli insegnanti. Adesso non ha alcun senso. Facile dire “gli insegnanti non vogliono essere giudicati”. Vogliamo assolutamente essere giudicati! Ma non in queste condizioni.

2.         Bisogna che gli insegnanti impreparati e fannulloni vengano mandati via. Su questo non c’è dubbio. Ci sono insegnanti che non conoscono la materia che insegnano, che fanno errori di ortografia quando scrivono sul registro, che insegnano cose sbagliate o diseducative, che valutano secondo il vento che tira, che offendono e umiliano gli alunni, che non si presentano alle riunioni. I dirigenti – in sostanza- oggi non possono fare nulla.
Ma devono essere giudicati non dai dirigenti, ma da ispettori ministeriali ben preparati. Ce ne vogliono molti di più, e, soprattutto, devono essere in grado di giudicare anche la didattica, e devono essere messi in grado di prendere provvedimenti disciplinari. E per gli insegnanti di matematica ci vuole un ispettore laureato in matematica, altrimenti come può giudicare, se il problema è la didattica? E così via.
Non può essere il dirigente, quello che decide, perché la Scuola non è un’azienda privata. E da qui si arriva al punto successivo:
“Bisogna che i dirigenti incapaci, indolenti e che abusano del loro potere vengano mandati via”.

Continua…


Primo maggio: non c'è nulla di nuovo da dire. 518° post

Per il quinto anno consecutivo dovrei scrivere le stesse cose. Nulla è cambiato. Non c'è nulla da festeggiare. E nulla da aggiungere. Se non avete letto i precedenti post, fatelo oggi. 

Primo Maggio sempre più triste. maggio 2014


Primo Maggio: Festa dei lavoratori. 
Che cosa dire? Ogni anno speriamo di festeggiare la giornata, e ogni anno suona ridicola e ingiusta la frase "Festa dei lavoratori". Festa? Ma quale festa? Festeggiamo il suicidio del cassintegrato che si è suicidato buttandosi dal decimo piano perché era spaventato da un futuro senza prospettive? Festeggiamo i suicidi degli imprenditori? Quelli dei disoccupati? Festeggiamo la chiusura dei negozi? Festeggiamo  il fatto che i governi promettono che le cose cambieranno e non accade nulla?
Festa dei lavoratori. Lavoratori? Ma quali lavoratori? Quelli che non lavorano? Quelli che tremano al pensiero di perdere il lavoro? Quelli che lavorano sottopagati? Quelli che lavorano in nero? Quelli che hanno appena perso il lavoro? Gli esodati? Quelli che vengono obbligati a lavorare anche se non ce la fanno più? Quelli che lavorano in un negozio che sta per chiudere? quelli in cassa integrazione? 

Non c'è niente di bello da dire, purtroppo. 

Ripropongo i miei precedenti post



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