La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMArE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuti, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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mercoledì 1 giugno 2011

Bambini difficili e maestre demoralizzate. Prima parte 211.°

Alessandra mi scrive una lunga lettera, che riporto integralmente, perché è utile leggerla per intero:

“Gentilissima Professoressa Milani,
sono una giovane supplente di 24 anni di scuola primaria.
Seguo sempre con molto interesse il suo blog e i suoi consigli sull'insegnamento e l'ammiro per come riesce a relazionarsi agli alunni e a gestire le classi.
Le scrivo proprio per ricevere dei consigli sui miei problemi di gestione di una classe seconda della scuola primaria.
Sono iscritta all'università, all'ultimo anno di Scienze della Formazione primaria per diventare insegnante e da qualche mese ho iniziato le mie prime supplenze in un istituto comprensivo che raccoglie quattro scuole della zona in cui abito.
Sono state esperienze brevi, in genere di 3/4 giorni, al massino una settimana,.
per sostituire le maestre assenti. Da Aprile ho girato in ben 11 classi delle quattro diverse scuole e mi sono scontrate con realtà molto eterogenee: classi in cui si riusciva a lavorare con facilità e gli alunni mi seguivano e nasceva un buon rapporto, classi più "difficili" con qualche alunno particolarmente vivace che avevo difficoltà a gestire dal punto di vista della disciplina e della condotta.
Ora mi trovo per tre settimane, fino alla fine dell'anno scolastico, in una classe seconda e sono più che mai avvilita e scoraggiata: è una classe molto vivace con 5 bambini che non riesco assolutamente a gestire e rendono molto difficoltoso il mio lavoro.
Tra questi sette alunni un bambino, fin da quando sono arrivata una settimana fa, non fa altro che opporsi alle mie proposte sulle attività da svolgere in classe, spesso si rifiuta di lavorare, si alza durante le lezioni, pasticcia la lavagna, canta, una volta addirittura si è tolto le scarpe e le ha usate come porta-biro, un'altra volta si è permesso di cantarmi "Maestra buuu".
Anche un altro spesso e volentieri si rifiuta di lavorare e si alza di continuo e devo più volte riprenderlo e invitarlo a tornare al suo posto. Inoltre non sa relazionarsi con i compagni, alza spesso le mani verso di loro e idem un altro bambino di quei cinque citati: picchia tutti e a nulla valgono in entrambi i casi i miei richiami contro tali atteggiamenti, dopo poco ricominciano a litigare e a picchiare i compagni.
Anche gli altri due dei cinque alunni "terribili" spesso si alzano durante le lezioni, prendono in giro gli altri, parlano ad alta voce e disturbano tutti, pasticciano la lavagna, si permettono di toccare il mio materiale senza consenso.
Inoltre è una classe molto competitiva: i bambini non si rispettano, litigano, si prendono in giro, quando cerco di intavolare una discussione che coinvolge il gruppo non sono interessati a ciò che dicono i compagni e si distraggono oppure intervengono a sproposito.
Spesso mentre parlo mi interrompono con interventi non pertinenti, alcuni parlano senza alzare la mano e senza rispettare i turni sovrastando il compagno che stava parlando.
I primi giorni ho cercato di mantenere la calma e di non arrabbiarmi, cercando di discutere con loro serenamente sui comportamenti non adeguati. I bambini mi promettevano che si sarebbero comportati "bene" ma poi imancabilmente dopo poco la situazione degenerava di nuovo.
Un giorno le cose sono precipitate del tutto: uno dei cinque bambini che non riesco a gestire ha portato in classe dei palloncini e ha iniziato a giocarci durante la lezione di italiano, l'ho invitato più volte con calma e tranquillità a metterli via, non ha rispettato la mia richiesta e li ha dati ad altri due dei cinque "famosi" bambini.
Dopo che ho sequestrato qualche palloncino, uno dei soliti bambini "terribili" ha iniziato a prendermi in giro sfidandomi apertamente, soffiandomi contro i palloncini, facendomi la linguaccia e un altro bambino dei cinque si è tolto le scarpe e le ha usate come portapenne come ho già descritto sopra. Non riuscivamo più a lavorare perchè ho passato tutte le due ore della lezione a riprendere e a richiamare tali alunni. Alla fine esasperata ho mandato uno di questi bambini nell'altra sezione dove c'era la loro maestra di matematica poichè non ci consentiva di lavorare e la classe si lamentava e mi diceva di mandarlo via.
L'insegnante di matematica è intervenuta per sgridarli e per riprenderli e le ho lasciato tre dei cinque alunni per recarmi con il resto della classe in palestra per svolgere la lezione di educazione motoria.
Dopo quegli episodi ho deciso di cambiare atteggiamento: ho iniziato ad urlare, ad arrabbiarmi, a dare punizioni tipo saltare la lezione di educazione motoria, e ad un alunno ho scritto una nota poichè continuava a disturbare mentre spiegavo e a nulla servivavano i miei richiami.
La situazione sembrava essere migliorata: con il "pugno duro" tutti mi seguivano di più e lavoravano meglio.
Ma il tutto è durato due giorni poi la situazione è degenerata di nuovo: non prendono più in considerazione nemmeno le mie urla, alcuni dei cinque continuano a sfidarmi, e la cosa che mi ferisce profondamente è che gli altri bambini dicono che solo quando ci sono io succedono queste scene, con le altre maestre le cose vanno meglio.
A volte quando riprendo uno di questi cinque bambini per il suo comportamento la classe continua imperterrita a chiacchierare oppure anche mentre spiego, come se i miei interventi non avessero alcuna efficacia.
Sono veramente delusa e amareggiata, mi sento un fallimento completo e mi dispiace tantissimo. Ero andata lì piena di belle speranze, felice di stare con i bambini, desiderosa di aiutarli,di accompagnarli, animata da tanta buona volontà ed è veramente frustrante vedere che i bambini non mi ascoltano, non mi seguono, non hanno alcun rispetto di me. Torno a casa dopo quattro o sei ore in quella classe senza voce e più che mai avvilita, mi viene da piangere. Perchè io credo davvero nella missione dell'insegnamento, amo questo lavoro e stare con i bambini, poterli aiutare ed essere una guida ed un punto di riferimento per loro, mi sto impegnando molto negli studi all'università ma ora sono davvero scoraggiata e demoralizzata per la situazione che si è creata, penso che tutte le altre maestre sono più brave di me e mi sento anche molto in imbarazzo nei confronti delle colleghe perchè non so gestire i bambini e temo che sparlino alle mie spalle.per la situazione che si è creata in quella classe. Tali colleghe sono per la maggior parte anziane e con lunga esperienza. Inoltre temo che dopo tale esperienza non mi richiameranno più in quell'istituto comprensivo a fare supplenze. Insomma, mi sento un fallimento completo!
Conosco l'insegnante che sto sostituendo poichè lavorava già in questa scuola primaria quando ero io stessa
un'alunna: è la classica maestra molto rigida, severa, austera, che urla sempre, con una voce dal timbro maschile.
Ricordo che da bambina mi incuteva molto timore.
Io invece mi sono presentata alla classe con un approccio più "amichevole", inoltre sono giovane e inesperta e i bambini secondo me se ne approfittano, non ho alcuna autorevolezza.
Alcuni per spiegarmi il comportamento dei loro compagni più indisciplinati mi hanno detto che sono troppo buona e gentile e cercano di "difendermi" quando i soliti si comportano male dicendo loro che non è giusto, che devono comportarsi come quando c'è l'altra maestra.
Non so davvero più cosa fare per cambiare la situazione. Le chiedo pertanto qualche consiglio perchè sono veramente demoralizzata
e triste e mi sento un fallimento e mi dispiace tanto nei confronti dei bambini.
Mi scuso se mi sono dilungata.
Cordialmente, Alessandra.”


Cara Alessandra,
Se hai già letto quello che scrivo sul blog sai già quando sia importante il primo approccio. Nel momento in cui ti presenti agli alunni, metti le basi del rapporto: se ti presenti in modo sbagliato paghi le conseguenze degli errori che fai.
Per gli alunni l’insegnante deve essere speciale. Questo è vero per tutti gli alunni, e lo è ancora di più per i bambini. Con i ragazzi più grandi puoi far leva (senza contarci troppo) sulla loro capacità di capire e di riflettere. Con i bambini no. Devi colpirli e devi sembrare una persona speciale al primo impatto, senza spiegazioni.
Spero che non ti dispiaccia se ti faccio notare gli errori che mi sembra che tu abbia fatto. Ma è necessario, perché è la comprensione degli errori che ci fa migliorare.
Tu scrivi:
“un bambino, fin da quando sono arrivata una settimana fa, non fa altro che opporsi alle mie proposte sulle attività da svolgere in classe, spesso si rifiuta di lavorare, si alza durante le lezioni, pasticcia la lavagna, canta, una volta addirittura si è tolto le scarpe e le ha usate come porta-biro, un'altra volta si è permesso di cantarmi "Maestra buuu"”: Primo errore. Non avresti dovuto fare lezione finché non eri riuscita a toglieri il bastone del comando che si era arbitrariamente preso.
“sì, ma il programma, la lezione…”, tu dirai. Ma quale lezione? È una lezione quella che fai in quelle condizioni, in mezzo a palloncini che volano, scarpe che girano per la classe, bambini che girano, cori di "Maestra buuu ? No, non è una lezione, è una baraonda, un manicomio. O riesci a far lezione in modo proficuo o rinunci a farla e dedichi tutto il tuo tempo a farli smettere.
Scrivi poi:
“Anche gli altri due dei cinque alunni "terribili" spesso si alzano durante le lezioni, prendono in giro gli altri, parlano ad alta voce e disturbano tutti, pasticciano la lavagna, si permettono di toccare il mio materiale senza consenso.”
Alzarsi? Prendere in giro? Parlare ad alta voce? Pasticciare? Toccare il tuo materiale? Devi pensare. “Ma come si permettono?”
Mettiamola così: se un bambino lanciasse un coltello ad un altro, continueresti a far lezione? Credo di no. Il concetto è lo stesso: tutto dipende dal fatto che io trovo i comportamenti che hai descritto gravi come il lancio di un coltello. Tutti e due sono gesti che non posso tollerare.
Dici:
“cerco di intavolare una discussione”; “cercando di discutere con loro serenamente sui comportamenti non adeguati”; “l'ho invitato più volte con calma e tranquillità a metterli via, non ha rispettato la mia richiesta”
Cara Alessandra, tu sei la maestra, non devi intavolare discussioni serene se si comportano male, devi rimproverare. E severamente, anche. Non devi mostrare calma e tranquillità, se si comportano male, ma fermi rimproveri; non devi fare “richieste”, ma devi dare “comandi”, “indicazioni”, “ordini”. Tu sei la maestra che li guida, che sa quello che si deve fare. Loro sono i bambini che non sanno niente della vita e stanno imparando. Da te, che sei la maestra.
Infine:
“Alla fine esasperata ho mandato uno di questi bambini nell'altra sezione dove c'era la loro maestra di matematica poichè non ci consentiva di lavorare e la classe si lamentava e mi diceva di mandarlo via.”. “L'insegnante di matematica è intervenuta per sgridarli e per riprenderli e le ho lasciato tre dei cinque alunni”
Alessandra, non devi mandare un bambino ad un’altra maestra: di fronte alle colleghe e di fronte ai bambini ammetti la tua incapacità di gestire la situazione. Non è l’altra maestra che deve rimproverarli: devi farlo tu..
Tu sapevi, poi, che 'insegnante che stai sostituendo “è la classica maestra molto rigida, severa, austera, che urla sempre”. E tu, sapendo questo, ti presenti ai bambini “con un approccio più amichevole”? Era ovvio che avrebbero scambiato il tono amichevole con la debolezza.
Dici: “ho deciso di cambiare atteggiamento: ho iniziato ad urlare, ad arrabbiarmi, a dare punizioni..”
Alessandra, mai, per nessun motivo, devi perdere la calma. Non devi mai urlare. Se alzi la voce – cosa a volte più che necessaria- non devi mai apparire come una che ha perso la calma. La calma è la virtù dei forti (e le urla sono il segnale della debolezza e della paura).
Ti può essere di aiuto, per cominciare, riflettere su questi errori.

29 commenti:

  1. Alessandra ha tutta la mia solidarietà! L'anno scorso ho vissuto un'esperienza simile in una tremenda 1a media composta tutta da bambini maschi infantilissimi! Un mix tra un asilo e un manicomio e anche io mi sono sentita tanto impotente e frustrata. Col senno di poi mi sono resa conto di tanti errori fatti, cose che aihmè si imparano solo con l'esperienza! Un grande abbraccio ad Alessandra! Non ti abbattere! Vedrai che col tempo imparerai strategie efficaci per non sentirti più così e gestire meglio la classe :)

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  2. Gentile Professoressa,
    ho letto con interesse la sua risposta e la ringrazio sia per avermi risposto che per i consigli.
    Sono consapevole dei miei errori e profondamente avvilita, mi rendo conto di avere tutto da imparare perchè purtroppo le belle teorie che ci insegnano all'università non bastano, anzi c'è un profondo abisso tra pratica e teoria.

    Ma da parte mia c'è la volontà e il desiderio nonchè l'entusiasmo di mettermi in gioco, di impegnarmi e poter rimediare agli errori commessi sperando che non sia troppo tardi.
    Le ho scritto proprio per poter imparare e rimediare a tale situazione..per i bambini sopratutto e anche per me stessa perchè ho investito tanto sia in termini di impegno che di speranza ed entusiasmo nell'obiettivo dell'insegnamento..
    Attendo la continuazione della sua risposta.
    Grazie. Distinti saluti.

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  3. Cara Alessandra, sono sicura che ce la farai, perché traspare chiaramente un impegno e una volontà di imparare che ti porterà sicuramente ad essere una brava insegnante. Credo che tu lo sia già, ma ti ci vuole qualche suggerimento e la pratica necessaria per metterli in pratica. Ci vuole tempo e pazienza.
    Non credo che solo l'esperienza possa aiutare: ci sono insegnanti che sono in cattedra da molti anni e che non hanno ancora imparato. I consigli senza la pratica non servono. Ma insegnare, aiutati dai consigli di chi ha già affrontato i problemi (più che dai consigli che trovi sui libri di chi non ha mai insegnato) è più facile.
    Se non la pensassi così non scriverei questo blog :-)
    Leggi la continuazione del post, e scrivimi quando vuoi.
    Non ti demoralizzare!

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  4. Ciao Alessandra,

    non demoralizzarti per le difficoltà che trovi. Non pensare di essere sempre e solo tu a sbagliare.
    Il ruolo di insegnante, come ha scritto Isabella in un suo post, si "conquista". Ci vuole tanta umiltà per analizzare i propri comportamenti e per correggerli. Ma non demoralizzarti, non pensare mai "Sono io l'incapace". Essere umili è un conto, colpevolizzarsi è un altro. Queste problematiche le affrontano tutti gli insegnanti. Poi ci sono quelli che hanno imparato a gestirle; quelli che cercano soluzioni per gestirle; e quelli che nascondono di avere questi problemi, e che ti fanno sentire come se fosse un problema solo tuo. Non è così, è stato anche problema loro, agli inizi della loro carriera e probabilmente anche dopo...
    Proseguendo la tua carriera nelle varie scuole e chiacchierando con i colleghi che incontrerai, ti renderai conto che c'è chi è davvero sincero e disponibile, ma c'è anche chi non ammette di avere problemi con le classi, con gli alunni.
    Ma ti sarai già resa conto, sul blog della professoressa Isabella come altrove, che siamo in tanti ad interrogarci sulle giuste modalità di relazionare con gli alunni, siamo in tanti ad avere problemi.
    Quindi, forza e coraggio! Ora ricomincia con decisione e sicurezza.

    PS: teoria e pratica a volte sono davvero lontani...però poi a volte succede una cosa strana: che più si va avanti con gli anni di pratica, e più l'esperienza ci porta a conclusioni simili a quelle della teoria studiata tanti anni prima! :)

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  5. Anche io sono nella stessa situazione.... a volte penso di nn essere tagliata, che questo nn sia il mio mestiere... ma mi interessa insegnare, lo sento. Vorrei essere come le altre insegnanti.

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  6. Cara Anonima, leggi il libro e studia, pensa, prova.
    Ad essere insegnanti si impara :-)

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  7. Cara Alessandra
    come ti capisco!!anche io mi sento veramente abbattuta...sopratutto con una quarta elementare, con la quale si è creata oramai una situazione si braccio di ferro tra me (insegnante di lingua) e i ragazzi, appoggiati dai genitori...una situazione frustrante e insostenibile. Le ho provate tutte per rendere le lezioni accattivanti, per tenere la disciplina, stando calma ma inflessibile...nulla,non serve a niente, anzi sembra sempre peggio. Addirittura ora, a fine anno ho dato loro un questionario di valutazione fatto da me nel quale chiedevo loro di riflettere sul loro comportamento,su osa potevano migliorare, sulle lezioni, su cosa avevano trovato interessate, cosa no e cosa avrebbero voluto cambiare ...alcuni mi han scritto che avrebbero voluto cambiare la maestra perchè è troppo severa (cosa non vera, se no riuscirei a farmi ascoltare) e perchè non li porta a vedere i film in inglese come invece ha fatto la mia supplente (che per 15 gg ha fatto solo quello)...mi sono sentita morire, dopo un anno nel quale mi son fatta in quattro per cercare di gestirli e di farli lavorare un minimo.
    Dunque hai tutta la mia solidarietà e anche io come te sono convinta che dagli errori si impara, dagli insegnanti con più esperienza si impara, stando attenti però a non farsi sempre trattare come bambine incapaci...perchè i bambini recepiscono al volo questo messaggio.

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    1. Cara MZ, non è conveniente fare a braccio di ferro, né con i genitori né con i ragazzi. Bisogna trovare a tutti i costi un sistema per gestire i rapporti.Il che, se necessario, può passare anche attraverso la visione di un film. Prima fai vedere il film e poi spieghi quanto sarebbe facile e riposante, per te, far vedere dei film, invece di spiegare e interrogare.
      A che cosa ti riferisci quando scrivi "stando attenti però a non farsi sempre trattare come bambine incapaci"?

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  8. carissima professoressa Milani la Scuola è cambiata moltissimo, gli alunni sono i figli di una generazione problematica, difficile,pronta ad accusare chi con tanta pazienza sopporta compotamenti scorretti senza un minimo di rispetto.Io speriamo che me la cavo aveva ragione:Salutoni Anna.

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    1. Cara Anna,il problema è davvero molto grande. I ragazzi sono stati educati molto spesso a pretendere senza dare, ad avere senza fatica e senza aspettare. Bisogna rimboccarsi le maniche, come genitori e come insegnanti, per cercare di riprendere le redini della situazione.
      Continua a leggere e a scrivere!

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  9. La mia solidarietà a tutti quegli insegnanti che, come me, credono ad una scuola di qualità, ad una scuola dove non c'è spazio solo ai diritti degli alunni, ma anche ai doveri di questi nei confronti della scuola, cosa ormai considerata obsoleta. Quello che una volta era considerato inaccettabile, oggi è diventato la normalità e tocca agli insegnanti diventare matti nel trovare strategie ed interventi efficaci. Sinceramente mi sono un po' stufata di sentir dire: "prova a fare così....sbagli a fare cosà...." Se davvero vogliamo affermare che la colpa sia di chi insegna e non di chi impara, mi sento di affermare che la scuola italiana ha veramente toccato il fondo! La verità è che se non ci sono conseguenze serie da parte della scuola e della famiglia verso comportamenti scorretti e maleducati di alcuni, il messaggio che arriva a tutti gli alunni della classe è "faccio quello che ho voglia di fare tanto non mi capita niente". Gli insegnanti in questa societàm per quanto si sforzino di fare, hanno perso autorevolezza e credibilità; le famiglie non sono più in grado di trasmettere valori. Quando in una società non si dà più importanza al rispetto e alla cultura, non c'è futuro! Da questo bisognerebbe partire per ridare slancio alla scuola e la disciplina dovrebbe ritornare al centro della scena, senza ovviamente ricorrere ai metodi coercitivi di un tempo! Maggior rigore nella scuola di ogni grado non potrebbe che essere un primo segnale positivo contro la corruzione,il degrado e l'ignoranza che negli ultimi tempi caratterizza la società italiana!

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    1. Cara collega che non ti firmi, non capisco bene quello che intendi: <Sinceramente mi sono un po' stufata di sentir dire: "prova a fare così....sbagli a fare cosà...." <
      Sembra che tu non sia d'accordo sulla necessità di imparare a gestire le classi, perché il farlo significa credere in una scuola NON di qualità, che le "colpe" sono di chi impara e non di insegna (e non capisco perché devono essere o di chi insegna o di chi impara); sembra che tu indichi come soluzione alla corruzione, al degrado e all'ignoranza quella di essere severi, punitivi e di "tornare alla disciplina".
      Ho capito male? Puoi spiegarmelo meglio? Hai letto il resto del blog?
      (per favore, metti un nome)

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  10. Cara professoressa Milani,
    quello che intendo dire è che non intravedo un futuro per la scuola italiana se si continua a permettere a dei bambini o ragazzi di prendersi gioco di chi in quel momento sta cercando di fare il proprio lavoro ed è corretto con loro, a prescindere dalla sua preparazione. E' una questione di equilibrio tra ciò che si deve e non di deve fare, che in Italia non funziona più: chi fa il "furbo" ha sempre una giustificazione rispetto a chi è onesto e corretto. Ogni insegnante deve imparare a gestire meglio la classe, è vero e necessario, ma la scuola dovrebbe dare un segnale di rigore verso chi non la rispetta e pensa di essere ad un circo o ad un villaggio turistico! Una volta chi si comportava male andava dal Preside o veniva convocata almeno la famiglia, adesso nelle classi capita di tutto e di più e non si può contare più su nessuno e solitamente si tende a dare torto all'insegnante a prescindere: il Preside non esiste più per queste cose, almeno nell'Istituto dove insegno, e quindi un'insegnante deve sopravvivere e cercare di mantenere le forze per non soccombere. Non lo trovo nè logico nè umano in un luogo di cultura! Ogni anno, nonostante anni e anni di esperienza, compro libri per migliorare la mia capacità di gestire la classe ed ogni inizio di anno scolastico cerco parto convinta ed ottimista nel mettere in pratica i consigli, ma poi mi accorgo che è tutta un'illusione ottenere dei risultati positivi, perchè la "colpa", sì, ripeto, "la colpa" dell'insuccesso non è mia, ma delle famiglie che continuano a non fare il loro dovere di educare i figli a portare rispetto verso la scuola e gli insegnanti e non perdono occasione per denigrare il nostro lavoro, anche di fronte ai figli, forse per sentirsi un po' meno in colpa! Che credibilità può avere un docente con un alunno, se la lo famiglia lo giustifica e scredita l'insegnante? La scuola deve tornare a diventare un luogo di massimo rispetto e ciò diventa possibile solo se si pongono dei limiti ben definiti oltre ai quali chi sbaglia deve subirne le conseguenze! Il degrado e la maleducazione presente in quantità sempre più elevata dei ragazzi dei giorni nostri è la conseguenza di una scuola eccessivamente indulgente e permissiva. Faccio un esempio per far capire meglio cosa intendo: è come se si volesse entrare con la propria auto in una zona a traffico limitato, ignorando i divieti e le telecamere di sorveglianza; si può entrare ugualmente e si può andare dove si vuole, ma poi la conseguenza è una bella multa salata, che se non si paga, può diventare anche doppia o tripla. Questo divieto, presente in quasi tutte le città, ha avuto come effetto che tutti i cittadini ora sanno che è meglio non entrare con la propria auto, senza permesso, in centro città. Il nocciolo della questione sta proprio nel tornare ad essere meno tolleranti e accomodanti verso chi sbaglia. Bisogna trasmettere a gran voce che "il giusto" è chi ogni giorno "fa il proprio dovere", alunno o docente che sia, per credere che si possa migliorare la scuola. Cordiali saluti. Eleonora

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    1. SONO PERFETTAMENTE D'ACCORDO CON TE!
      HO PASSATO ANNI AD INCOLPARMI, MA ORA NON LO FACCIO PIU' PERCHE' SO CHE NON E' TUTTA COLPA MIA.
      QUESTO NON VUOL CERTO DIRE CHE IO ABBIA GETTATO LA SPUGNA E NON VOGLIA PIU' IMPARARE A GESTIRE GLI ALUNNI DIFFICILI! CONTINUO A FARLO PERCHE' E' PARTE DEL MIO LAVORO, MA NON MI COLPEVOLIZZO PIU' COME PRIMA.

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    2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    3. Eliminato perché scritto con il famoso tono urlato e polemico che non voglio accettare in questo blog e, soprattutto, NON FIRMATO.

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    4. Anch'io condivido questa visione.

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  11. Salve Professoressa Milano,
    per caso mi sono trovata sul suo Blog, alla ricerca di qualcuno che potesse aiutarmi su un problema che ho.
    Non sono un'insegnante, ma una mamma di una bambina di III elementare, di una scuola pubblica. La scuola è iniziata giovedì e venerdì è sorto già il primo problema: un nuovo bambino in classe, proveniente da un'altra scuola, violento, iperattivo, incontenibile.
    Venerdì, il primo giorno che è arrivato ha picchiato 3 bambini ed ha provato a strozzare la giovane maestra di matematica (nuova anche lei) con la sciarpa che aveva (la maestra) mentre la maestra prevalente provava ad impedirglielo! Tutto questo davanti agli occhi attoniti di bambini di 8 anni che sono usciti da scuola scioccati e spaventati. Mia figlia venerdì sera, a letto, ha detto "mamma sto pensando ancora al viso rosso rosso della maestra che stava morendo!". Venerdì hanno passato la giornata a cercare di calmare questo bambino, oggi un bidello e DUE maestre l'hanno portato in giro per la scuola perchè impossibilitati a tenerlo in classe fermo, senza che ballasse sui banchi o gettasse le sedie dalla finestra!
    La maestra prevalente di mia figlia ha ben pensato di mettersi in malattia se non dovesse avere una pronta soluzione dalla direttrice.
    Posto che questo è un bambino che può far male a se' stesso e agli altri (non è una supposizione è un dato di fatto!!), quali dovrebbero essere i diritti suoi e quali quelli degli altri bambini?
    Dov'è il confine tra il diritto allo studio del bambino problematico ed il diritto allo studio e all'incolumità di una classe che fino all'anno scorso era una bella classe, affiatata e tranquilla?
    Cosa possiamo fare noi mamme, cosa ci consente la legge, per tutelare i nostri figli, la loro salute ed il loro bisogno di conoscenza, considerato anche il fatto che la maestra ha teoricamente già dato forfait?!?!
    Mi scuso per il lungo monologo e aspetto ansiosa una sua risposta.
    Saluti
    Marika

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    1. Cara Marika, ti risponderò con un post.
      Mantengo il nome perché lo hai messo già qui.
      A presto!

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  12. Cara collega, sono un'insegnante con alle spalle parecchi anni di servizio eppure, mai come quest'anno, mi trovo in difficoltà a gestire i bambini di due nuove classi seconde . Dopo una prima settimana di scuola in cui sento di essere stata accogliente ma anche ferma sulle principali regole di convivenza, mi ritrovo oggi due classi di scalmanati che fatico a gestire. In ognuno dei due gruppi ci sono bambini molto problematici,che destabilizzano il gruppo e sono indifferenti o quasi a ogni richiamo. In una classe inoltre è presente un bambino molto intelligente ma con un carattere forte e spesso provocatore: quando in classe finalmente si lavora in silenzio , lui comincia ad assumere atteggiamenti di sfida: mi guarda e fischia, oppure batte qualcosa sul banco
    attirando l'attenzione dei compagni più " sensibili " all'attenzione. Ho provato a fermarlo con tono deciso e a farlo riflettere sui suoi comportamenti ... l'ho gratificato ogni qual volta è riuscito ad essere collaborativo con me e i compagni... ma è tutto inutile: ci prova ogni giorno. Mi sente impotente e mi sembra di non essere più capace a trovare soluzioni e strategie valide. Dove sto sbagliando?
    Se mi dai un consiglio te ne sarò grata.
    Un saluto

    Anna

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  13. Purtroppo credo che in certe situazioni sia impossibile uscirne senza i nervi a pezzi. Per quest'anno, ma solo per questo per fortuna, lavoro al primo anno di un agrario dove, vi assicuro, i ragazzini presentano i lati peggiori di quelli piccoli e di quelli grandi: infantili come quelli delle medie e cafoni come degli adolescenti senza rispetto. Mi dispiace affermare ciò, ma la mentalità maschilista li induce a dire che non prendono ordini da una donna. I colleghi, anche quelli maschi, hanno chiaramente affermato in sede di consiglio che l'unica soluzione è continuare con note e sospensioni fino alla bocciatura di alcuni di loro. Un'altra mia collega, proveniente da uno scientifico, per poco non aveva un attacco di pianto. Mi chiedo cosa si possa fare per evitare di togliersi la salute, considerato che lo Stato non ci tutela dai danni innumerevoli che come professionisti siamo costretti a subire, compresi lunghi spostamenti giornalieri oltre alle perdite di posto con relativi trasferimenti. Premetto che insegno da più di dieci anni ma finora non era stato necessario usare la frusta. Che la pedagogia possa venirmi in aiuto comincio a non credere più: ho studiato tantissimo tra laurea, concorso a cattedra, sissis, ulteriore specializzazione e dottorato di ricerca. Le materie di pedagogia e psicologia sono state fin troppo prese sul serio, quando in realtà servirebbe una figura di educatore disgiunta da quella dell'insegnante o in compresenza secondo me. Inutile pensare che un'insegnante da sola possa gestire delle situazoni ai limiti del riformatorio. La maggior parte dei pedagogisti sono dei prof. universitari che ben poco capiscono delle relazioni reali tra docente e allievi. Grazie per l'attenzione, Giovanna

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  14. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    1. Eliminato da me, perché, oltre ad essere non firmato, è in netto contrasto con quanto ho molte volte specificato: "questo blog non è un forum", e le affermazioni polemiche che contengono espressioni come "è ora di finirla" non sono accettate.

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  15. Buonasera professoressa Milani, vorrei chiederle un consiglio, su una situazione che non so piu' come risolvere. Mia figlia e' ripetente in un liceo classico, ha cambiato tutti i Professori e sembra andare daccordo con tutti, tranne che con uno. E' studiosa ed educata con tutti, tranne con un Professore. Ho saputo dal Professore in questione, durante i colloqui individuali, che mia figlia quando lui chiede qualcosa ha sempre la battuta pronta per rispondergli, sbuffa e guarda fuori dalla finestra qundo lui si rivolge a lei e continua a parlare quando lui spiega. Ho provato a chiedere a mia figlia perche' si comporta cosi, ma lei mi da risposte molto evasive, del tipo: quel Prof ce l'ha con me, e' basso di voti etc.Io ho cercato di far capire a mia figlia, che deve comportarsi bene, ma sembra proprio non voler capire. Cosa posso fare? La ringrazio per la risposta che vorra' darmi. Eleonora

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    1. Se fossi in te, cara Eleonora, spiegherei i motivi per i quali tu sei preoccupata. Direi, per esempio: "Parliamo un po'. Non so che cosa pensare: perché tieni questo comportamento scorretto con un solo professore? Chi è corretto lo deve essere sempre. Se sei scorretta anche con un solo professore, non sei una persona corretta. Non puoi, per esempio, essere onesta con tutti e rubare in una sola situazione. Se lo fai, verrai giudicata "ladra" da tutti". Vorrei capire perché succede questo, perché non so come giudicarti, e non vorrei che tu venissi giudicata male da tutti. L'unica spiegazione è che tu, con quell'insegnante, abbia un motivo che spieghi (anche se non si può giustificare e accettare) questo tuo atteggiamento. Non è una giustificazione "ce l'ha con me" o "è basso di voti". Se vuoi che ti capisca e che ti aiuti è meglio che tu cerchi di spiegarmi se ci sono altre ragioni".
      Cara Eleonora, continua a parlarle. Cerca di sapere qualcosa con qualche sua compagna di classe. Non fare domande. E' meglio che tu esterni i tuoi dubbi "Non so perché mia figlia si comporta così solo con un insegnante"...Se non parlano, non andare oltre.
      Spero che questo possa servirti. Fammi sapere!

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  16. Ho letto tutti i commenti ma non sono riuscita a trovare risposte al problema di Alessandra. Bisogna essere autorevoli, farsi rispettare ma...come? Io ho sempre creduto nel dialogo ma quest'anno mi trovo con una classe numerosa e con diversi casi come quelli descritti da Alessandra, inclusi un paio che secondo me mostrano segni di autismo. Ho provato a parlare con alcuni genitori ma anche loro sono esasperati e non sanno come intervenire. Mi sono sempre fatta un vanto di creare nelle classi un clima di educazione ma anche di libertà di parlare di sè stessi. Con questi bambini invece (9 anni) è tutto inutile, io parlo e loro chiacchierano per conto proprio appena non li guardo. Ho provato con sgridate, compiti supplementari (ne ho sempre dati pochissimi cercando di lavorare soprattutto in classe).
    Vorrei trovare la strada giusta per lasciare qualcosa di valido a questi bambini, perchè non sia un'esperienza inutile nella loro vita.
    Silvia (non ho accoutn Google o altro)

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    1. Cara Silvia, che cosa intendi dire con "Ho letto tutti i commenti ma non sono riuscita a trovare risposte al problema di Alessandra. Bisogna essere autorevoli, farsi rispettare ma...come?" A me sembra che di risposte ce ne siano molte. Se leggi il mio libro ce ne sono altre. Nel resto dell blog ce ne sono altre. Tutti quelli che scrivono di alunni e classi difficili ricevono una risposta che non può che essere un consiglio che serva a trovare delle strategie. Spesso mi spingo anche più in là e suggerisco addirittura frasi che potrebbero essere usate.
      Non so...Mi spieghi meglio che cosa intendi?

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  17. Buongiorno maestra Milani, sono la mamma di un bambino di terza elementare. Quest'anno purtroppo la maestra di mio figlio dovrà passare un periodo di degenza lungo. Hanno assegnato alla classe una supplente che dal primo giorno non è stata in grado di gestire la classe. Premetto che a detta di altri insegnanti sono bambini bravi ed educativo, lei invece ha preso i bambini di petto non riscuotendo successo tra gli scolari. I primi giorni di scuola con un caldo infernale non gli permetteva di andare in bagno, né di bere . Il risultato che a una bimba son venute le coliche e mio figlio ha fatto pipi' addosso prima di varcare l'uscio di casa . Pretendeva non parlassero tra di loro altrimenti 10 minuti di silenzio e se parlavano altri 10. Inoltre ha detto ai bambini di essere ineducati. Ora, io non ero in classe per sapere che cosa è accaduto ma è possibile che siamo improvvisamente diventati ingestibile ? Che cosa mi consiglia di fare? Premetto che di fronte al bambino la regola è che la maestra ha sempre ragione ma mi sembra un comportamento un tantino esagerato. Grazie anticipatamente Daniela

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    1. Cara Daniela, vai a parlare con la maestra e spiegale che tuo figlio si è fatto la pipì addosso perché lei non lo ha mandato in bagno. Dille che speri che non accada più perché non permettere a un bambino di fare la pipì si può considerare una tortura e potrebbe avere delle conseguenze psicologiche importanti, soprattutto se dovesse capitargli di farsela addosso in classe. Poi aggiungi che non capisci come riusciva (usa proprio questa parola) la maestra dell'anno scorso a rendere i bambini collaborativi, educati e sereni (usa questa parola).
      Gli insegnanti non dovrebbero mai, per gestire la classe, usare mezzi come non far bere, non fare mangiare, togliere l'intervallo, non andare in bagno. Quelle sono forme di tortura.
      Fammi sapere

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