La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMArE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuti, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

La mia foto
La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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sabato 31 dicembre 2016

Anche noi siamo stati bambini!! 601° post

Mi è venuta un'idea che mi piace molto. Vediamo a chi piace.
Come eravamo noi da bambini? Mettiamo una nostra foto di quando eravamo bambini. Diciamo fra i cinque e i dieci anni. 
Scegliete una foto che amate particolarmente. Solo una! Mandatemela via mail, oppure mandatemela via facebook, scrivendo il vostro nome di battesimo, l'età che avevate nella foto e il lavoro che fate oggi.
Comincio io. 

      Isabella Milani, insegnante, scrittrice e blogger, a 7 anni

Non so perché, mi sembra un'idea carina per finire e iniziare l'anno. Non dobbiamo mai dimenticare che siamo stati bambini anche noi.
Ecco i miei lettori, quando erano bambini.

Cari lettori e amici vi auguro un anno STREPITOSO. 600° post


E anche il 2016 se ne è andato. Per l’Italia è stato un anno difficile, da molti punti di vista. Lo lasciamo andare volentieri, come abbiamo fatto con quelli precedenti. Ma speriamo in un buon 2017.

Auguro all’Italia
1. PIÙ LAVORO: per i giovani, ma anche per i non giovani che lo hanno perso. E per chi ha un posto di lavoro da incubo e vorrebbe cambiare.
2. POSSIBILITÀ DI ANDARE IN PENSIONE PER CHI NON CE LA FA PIÙ: per gli insegnanti e per tutti gli altri. Uno Stato che costringe ai lavori forzati chi ha lavorato tutta la vita e non ce la fa più non è uno Stato degno di rispetto. Ed è uno Stato che se ne frega dei giovani che aspettano che si liberino dei posti di lavoro.
3. POLITICI DA RISPETTARE: politici capaci di guadagnare il nostro rispetto, degni di essere chiamati “onorevoli”. Se ne vedono ormai ben pochi.
4. IL RITORNO DEI VALORI VERI. Quelli che sembrano quasi scomparsi. Tre fra tutti: l’onestà, la libertà e il rispetto. Credo che gli altri siano tutti conseguenza di questi tre.
5. LA LIBERTÀ DI SCEGLIERE E QUELLA DI DECIDERE. La libertà di scegliere e quella di decidere non ci sono quando c’è qualcuno che fa leggi che non tengono conto di tutti: le leggi che non permettono di porre fine alla propria vita quando non si può più parlare di vita, per esempio. 
La libertà di scegliere e quella di decidere non ci sono quando c’è qualcuno che ci sfrutta; non ci sono quando non c’è lavoro e quando non ci sono soldi; non ci sono per chi viene lasciato nell'ignoranza.
6.  LA SALUTE, perché se non c’è la salute tutto il resto non conta. Lo si capisce solo ad una certa età, o quando le malattie gravi entrano nelle nostre vite.
7. IL RISPETTO PER LE DONNE. Sarebbe bello che non ci fossero più donne sfruttate, donne maltrattate, donne violentate e donne uccise. Insegniamo ai figli e agli alunni  (bambini e bambine) che la donna deve essere rispettata perché ha gli stessi diritti dell'uomo, e che se dice “no”, bisogna accettare quel “no”.
8. IL RISPETTO PER CHI È DIVERSO. Sarebbe bello che nessuno notasse più le differenze, se non per apprezzarle, e che non ci fossero più omosessuali o transessuali o stranieri maltrattati o uccisi.
9. L’ONESTÀ. Da parte dei commercianti e dei politici, soprattutto, ma anche da parte di ognuno di noi, che, nel nostro piccolo, possiamo fare dei piccolissimi imbrogli che -tutti insieme- rendono l'Italia un Paese invivibile. Senza onestà non c'è neanche dignità.
10. Il RISPETTO DI TUTTE LE LEGGI, perché le leggi sono la base della convivenza civile e un Paese che non le rispetta e non le fa rispettare non si può chiamare "civile".

Spero che il 2017 sia per voi l'anno della svolta, l'anno in cui accadrà quello che desiderate: una salute ottima, un amore, un bambino, un lavoro, una ripresa, una riconciliazione, o semplicemente la serenità. 
Auguro a tutti voi di realizzare il vostro sogno più vero, quello talmente grande e importante che non lo dite neanche agli amici.
E vi auguro un Capodanno divertente, ma senza BOTTI, mi raccomando!!!

Grazie per il vostro affetto, che spero sentiate ricambiato.
BUON ANNO!

sabato 24 dicembre 2016

BUON NATALE! 599° post

Uno dei miei tanti OMINI DI NEVE

Cari lettori  e cari amici, anche quest'anno è arrivato Natale. 
Voglio augurarvi un Natale bellissimo, esattamente come lo desiderate. 
Ognuno ha una sua idea di "Buon Natale".
Il mio è pieno di regali che ricevo e soprattutto che faccio, di oggetti e libri che ho comperato per me, di pensieri gentili, di panettone, di baci e abbracci, di visite di persone che non riesco mai a vedere, di frutta secca, di torrone, di buon vino e di ottimo spumante dry, di buone letture, di tante ore passate con mio marito, con mio figlio, con le mie sorelle e con le mie amiche. Quest'anno voglio di nuovo giocare alla tombola, guardare dei film, andare al cinema. Ma andrò anche a vedere qualche ottima mostra.

Un augurio speciale a chi è senza lavoro, ma anche ai supplenti, che un lavoro (precario) lo hanno, ma non sono stati pagati dallo Stato. È una vergogna, lo so, ma non lasciatevi rovinare il Natale se non avete potuto comperare i regali ai bambini. La bellezza delle feste in famiglia non sono i regali.
Uno dei miei tanti Babbo Natale
Grazie a quelli di voi che hanno scelto il mio libro come regalo di Natale per se stessi e per gli amici! 




venerdì 23 dicembre 2016

Il Natale dei supplenti italiani. 598° post

Nelle scuole italiane lavorano molti supplenti. Sono quelli dai quali i genitori pretendono il massimo. Sono quelli che cercano di dare il massimo.

Ma lo sapete che lo Stato italiano non paga la maggioranza di loro? O li paga dopo tre mesi? 
Ma il problema è che questi supplenti pretendono di mangiare tutti i giorni!  Lo Stato chiede loro di stare senza mangiare per tre mesi. “Che male c’è?” dirà qualcuno, “Mangiano dopo tre mesi quello che non hanno mangiato prima.”.
Anche per questi supplenti è Natale. Sono giovani e hanno i bambini piccoli. 

Una delle mie lettrici mi ha scritto:
Purtroppo come supplente non ho preso lo stipendio. Non ho fatto regali. I miei bimbi hanno capito e forse credo che questo sia il Natale più bello della nostra vita familiare. Ci siamo stretti nell'essenziale. Buon Natale 🎄 a tutti.

È una vergogna e una ingiustizia. Sono arrabbiatissima, perché vorrei vedere come trascorrono le feste i politici, invece. Gli insegnanti correggono i compiti e pensano a quello che avrebbero potuto fare con i soldi.
Ho chiesto ai miei lettori supplenti se hanno avuto lo stipendio. Qualche risposta.
Vita A quelli della mia scuola no. Non vedono soldi da ottobre. Che brutto Natale!
Regina A me sì...
Giovanna Maria No. Mi hanno sempre pagato regolarmente fino a Novembre; proprio dicembre nada de nada
Vanna Ho avuto solo settembre.
Rossella A mio figlio si
Valentina Solo novembre, e nemmeno per intero
Dalila Fino a novembre sì, dicembre no :(
Maria Grazia Purtroppo niente! È da ottobre che aspetto. Che tristezza, nessuna considerazione per noi.
Mariella Niente da ottobre
Tiziana Solo ottobre e poi stop
Barbara Io aspetto ancora il primo stipendio e ho iniziato il 20 settembre. 😣
Monica Si, ottobre dopo due mesi e due giorni fa novembre

Lo trovo vergognoso!

giovedì 22 dicembre 2016

È Natale! Tanti regali ai bambini non li rendono più felici. Il mio articolo su Il Libraio. 597° post

Come credo tutti, anch’io in questi giorni ho la casa piena di pacchetti. Alcuni già ricevuti, altri già incartati e altri ancora da incartare. 
Mi piace molto fare e ricevere regali.

L’articolo che ho scritto per Il Libraio riguarda la grande quantità di giocattoli e giochi che a Natale i bambini riceveranno. Un’enormità. Se avete dei bambini, contate i pacchetti, per favore, e poi fatemi sapere.
Può avere qualche controindicazione questa somministrazione massiccia di giochi? Ecco la domanda alla quale rispondo. Leggetelo, cliccando sul titolo.



di Isabella Milani | 22.12.2016

domenica 18 dicembre 2016

Un bambino diventa come viene educato dai genitori. 596° post

Marina, una mia lettrice, mi scrive:

"Cara Isabella,
Ti dico cosa ho visto un paio di settimane fa: ero in pizzeria assieme a degli amici, e siamo usciti attorno a mezzanotte; al parcheggio noto una coppia che stava andando via e avevano appena caricato il bambino (1 anno al massimo) sul seggiolone nel sedile.
Il bambino piangeva e la madre gli ha detto sgridandolo "che cazzo urli?"...mi sono tornati alla mente tanti tuoi post....
Un saluto e buon Natale. Marina"

Cara Marina, mi fa piacere che i miei post tornino in mente, perché vuol dire che fanno notare le cose e riflettere. Grazie di avermi raccontato questo episodio.
Pensa e pensateci tutti, voi che leggete questo post, a come diventerà quel bambino continuando a ricevere un trattamento del genere. Un bambino di un anno fa tenerezza anche ai cuori più duri, perché è totalmente indifeso; probabilmente non ha neanche fatto il primo passo, non sa parlare. Comunica il suo disagio con il pianto. È ancora fuori a mezzanotte, in pieno inverno, probabilmente svegliato bruscamente perché la serata era finita e bisognava tornare a casa: direi che il suo pianto è decisamente giustificato.
Pensateci: se uno riesce a dire a un bambino di un anno "che cazzo urli?", quando fa tenerezza, immaginiamo che cosa gli diranno (anche il padre, che è stato zitto ed evidentemente non ha trovato disdicevole il linguaggio della moglie) quando avrà sei, otto, dodici anni. E quel bambino, come si comporterà in classe? Sarà gentile? Sarà ben educato, rispettoso? O sarà aggressivo, volgare? O prenderà in giro i compagni, o darà loro qualche pugno? E come si può pensare che la sua maestra o il suo professore possano gestirlo bene, insegnargli come ci si comporta nelle poche ore in cui lo avranno in classe, dopo che per anni a casa ha ricevuto un trattamento a dir poco sbagliato? E che cosa dovrebbero fare gli insegnanti con questo bambino o ragazzo? Punirlo forse? Punirlo perché ha imparato bene quello che i genitori - con l'esempio e con le parole- gli hanno insegnanto fin da quando aveva un anno? Siamo sicuri che abbia delle colpe per il suo comportamento?  E se la maestra lo sgriderà e lui le dirà  "che cazzo urli?" sarà sua la colpa? 

Direi che vale la pena rifletterci un bel po' sopra.

Consigli per chi si è trovato in difficoltà a gestire la classe. 595° post

So che qualcuno di voi, anche avendo letto il mio libro (se non lo avete letto, leggetelo!), si è trovato in difficoltà nei primi mesi e non sa come uscirne.

Ecco i miei consigli:

- RILEGGETE BENE IL MIO LIBRO e rifletteteci molto su. Convincetevi della necessità di imparare ad assumere un atteggiamento autorevole (il che significa che dovete non avere più quell'aria impaurita che vi rende bersaglio degli alunni).
-  Prima delle vacanze dite: "Cari ragazzi ci vediamo l'anno prossimo. Anno nuovo, vita nuova. Ci saranno dei cambiamenti perché HO DECISO che l'atteggiamemto che avete non può essere accettato anche nel 2017". (Se qualcuno chiede spiegazioni, dite : "Non ti preoccupare. Vedrete.")
- Preparatevi il discorso che farete, con il quale stabilirete dei cambiamenti. Dovete essere convintissimi, altrimenti non riuscirete a fare nulla. Scrivetelo. Leggetelo a voce alta. Fate delle prove. Registratevi. Deve cominciare più o meno così. "Ragazzi, aspettate a sedervi perché devo dire una cosa importante. Nei primi mesi ho visto che il vostro atteggiamento non è quello che serve ad affrontare seriamente la scuola. Avete fatto.... (descrivete quello che fanno. Non lasciateli parlare: siate seri e decisi. Nessun sorriso). Ho aspettato, vi ho lasciato fare, sperando di vedere se capivate. Invece no. Avevo deciso di aspettare fino a Natale. Non avete capisco. Quindi da oggi:
- nessuno deve più....
ecc. 
ecc.
(decidete quello che volete che facciano o non facciano. Non cose assurde ed esagerate che non potete controllare. E quando un alunno accenna a trasgredire le regole fermate immediatamente la lezione. E' perfettamente inutile parlare se non c'è attenzione, quindi non vi preoccupate del programma. Anzi, aggiungete: "da oggi, se non c'è silenzio io spiego bisbigliando e poi lo segno come argomento svolto. Poi interrogo e valuto. Per me non è un problema. Per voi?")
Alla fine chiedete: c'è qualcuno che ha intenzione di seguire queste regole?
Ovviamente dovete prevedere che cosa rispondere immaginando le varie possibilità:
Es. Io no!!!  Pazienza! E' una tua decisione.
Io sì! Bene, ti segno. Sei sicuro?
Professoressa...con qualche spiritosaggine.  "Ognuno è libero di fare quello che ritiene opportuno per se stesso. Anch'io, però.

Il resto sta a voi! Ognuno adatti il discorso come vuole.
Fatemi sapere, mi raccomado!






Bambini violenti: gli insegnanti non possono fare miracoli. 594° post

Sempre più spesso i mezzi di comunicazione riferiscono di episodi morsi, graffi da parte di bambini anche molto piccoli su altri bambini; e sempre più spesso genitori disperati mi scrivono per sapere come difendere i loro bambini dalle botte di compagni violenti. Noto che nelle notizia, nelle lettere che ricevo e nei commenti alle notizie c'è sempre la domanda "Perché gli insegnanti non fanno nulla?".  A questa domanda ho risposto con un articolo su Il LIBRAIO, sperando che si capisca che non è vero che gli insegnanti non fanno nulla: fanno molto, ogni giorno. Ma non possono fare miracoli.


Bambini violenti a scuola: ecco perché gli insegnanti non possono fare nulla.

di Isabella Milani | 16.12.2016

giovedì 15 dicembre 2016

Recensioni all'Arte di insegnare. Grazie!

Un'opportunità di imparare
Scritto da DANIELA
il 25 novembre 2016

P.O.F., B.E.S, P.D.P, N.A.I., P.D.A., F.I.S…. Volete altre sigle? Potrei arrivare in fondo alla pagina! 
La scuola di oggi sta diventando questo: acronimi, moduli, modelli, parametri, misurazioni. 
Libri e libri, corsi e corsi su obiettivi, finalità, competenze, abilità, compiti di realtà. Ma non è che ci stiamo dimenticando qualcosa? Non è che a furia di compilare moduli e modelli, programmazioni disciplinari e interdisciplinari, annuali, intermedie, finali, ci stiamo dimenticando dei ragazzini? L’enorme pregio della Milani sta proprio nel mettere al centro della scuola gli alunni e la relazione docente/discente. Questo è un libro utile per tutti i proff nuovi che conoscono mille cose ma non sanno parlare con i ragazzi, ai proff vecchi che sono soverchiati dalle nuove ed esuberanti generazioni ma soprattutto dalle riforme scolastiche di facciata, ai proff che vogliono imparare a fare del proprio lavoro un capolavoro.






5,0 su 5 stelleUna lettura fondamentale

il 17 dicembre 2016

Un libro molto utile per chi si occupa di insegnamento. Molto diretto e pratico, con tanti consigli efficaci, perché dettati dall'esperienza diretta in classe, provare per credere.


il 14 dicembre 2016

Libro consigliato a tutti gli insegnanti, sia a quelli alle prime 
armi che a quelli con più esperienza. Ricco di spunti utili e 
spendibile nella vita di tutti i giorni a scuola.

5,0 su 5 stelleIl libro migliore per imparare a insegnare
il 13 novembre 2016

Diretto, efficace ed utilissimo. Ottimo libro per chi insegna e si 
trova quotidianamente di fronte a situazioni concrete e 
problemi da risolvere. Questo non è un saggio teorico che 
riempie la testa di fumo, è una miniera di esempi pratici, 
realmente vissuti, e di strategie potenti per scoprire, o 
ritrovare, il significato profondo di questo mentiere. Adatto a 
chi insegna da poco tempo ma anche per chi ha più 
esperienza e sente che i suoi metodi devono essere rinnovati.
Lo stile è chiaro e arriva al cuore dei concetti. Per chi 
possedeva (come me) il  libro precedente della prof. Milani, ci sono tante sezioni in più, compresa una trattazione dettagliata del metodo che utilizza 
per condurre una lezione. Avevo già sperimentato con 
successo le strategie spiegate nell'altro libro (insegno lettere), 
ed ora il metodo innovativo proposto qui mi ha aperto un 
mondo...da provare!

il 5 novembre 2016

Finalmente un libro semplice e concreto, con suggerimenti 
chiari, pratici ed efficaci che aiuta a superare i momenti critici. 
L'ho letto e riletto e continuo a consultarlo all'occorrenza 
perché è utile ed illuminante. Se sei dubbioso su questa 
professione e sei arrivato ad un punto in cui credi che 
insegnare non sia la professione più adatta a te questo libro 
ti convincerà del contrario.

domenica 11 dicembre 2016

PUBBLICITA', GRAZIE!!

Cari lettori, so che conoscete benissimo il mio libro, so che moltissimi di voi lo hanno letto e che lo hanno anche regalato. Ma c'è ancora chi non lo conosce. Quindi...quale miglior regalo di Natale per chi non lo ha ancora letto?
È il momento di prenotare il libro, nella vostra libreria o in una libreria online.
E, già che ci siete, chiedete “Quando uscirà il nuovo libro di Isabella Milani?”, così il libraio comincia a pensare di prenotarlo per tenerlo in vetrina, perché, come vi ho già detto altre volte, voi che mi leggete già siete la mia migliore pubblicità. E senza pubblicità, anche se vengono pubblicati, i libri non arrivano in libreria, perché in Italia si pubblicano ogni giorno 160 libri, circa 60 mila all'anno e i librai vengono bombardati dalle nuove proposte. Come fanno a notare il mio?


Io continuo a scrivere, perché credo fermamente in quello che scrivo*, ma siete voi quelli che possono pubblicizzare quello che scrivo, con le vostre recensioni, parlandone, consigliandolo a chi non mi conosce.  E siete voi quelli che convincono Vallardi a pubblicare i libri che scriverò, perché gli editori pubblicano solo quello che pensano di vendere, ricordatelo!



L'arte di insegnare (nuova edizione)
Consigli pratici per gli insegnanti di oggi




PAGINE 304
PREZZO € 12.90
FORMATO 12,8 x 19,5
ISBN 9788867316175

USCITA Settembre 201
DESCRIZIONE /
Un manuale ricco di suggerimenti, strategie e consigli pratici, che spiega con esempi reali e puntuali tutto ciò che un insegnante oggi deve sapere:
• Come affrontare la classe: gli alunni vi vedono come vi vedete voi?
• Come interpretare il linguaggio del corpo nel rapporto insegnante-alunno?
• Quali sono le strategie per acquisire autorevolezza?
• Come motivare gli alunni e catturarne l'attenzione?
• Come recuperare i ragazzi e le classi «difficili»?
In più, in quest'edizione, troverete 10 nuove lezioni dedicate alle «parole-concetto» su cui riflettere in classe con i ragazzi.
Il sito VALLARDI
Una libreria online: AMAZON

* certo, non per guadagnare, perché uno scrittore guadagna per ogni copia circa il 6% del prezzo di copertina (o anche meno). Fate i conti.

venerdì 9 dicembre 2016

Che sia chiaro: l’insegnante di sostegno è un insegnante come tutti gli altri. 593° post Seconda parte

Rispondo a Marina, che mi ha scritto.

Non entro nel discorso della formazione di classi con 30 alunni con 4 alunni con disabilità e un DSA. E non discuto del fatto che possano essere eletti “rappresentanti di classe “anche gli alunni che hanno avuto dei provvedimenti disciplinari. Sarebbe troppo lungo.
Mi interessa invece il rapporto fra insegnante curricolare e insegnante di sostegno, e fra insegnante di sostegno, genitori e alunni. È un discorso meno semplice di quello che sembra.
Prima di tutto, sarebbe bene spiegare ai genitori e ricordare a tutti quelli che lo avessero dimenticato – colleghi, insegnanti di sostegno stessi - che cosa significa essere un” insegnante di sostegno”.
Trascrivo qui – per comodità di tutti-  quello che si legge nella pagina dell’URP del Ministero dell’Istruzione (metto in grassetto espressioni che ritengo particolarmente utili):

"Chi è il docente per il sostegno?
L’insegnante per le attività di sostegno è un insegnante specializzato assegnato alla classe dell’alunno con disabilità per favorirne il processo di integrazione. Non è pertanto l’insegnante dell’alunno con disabilità ma una risorsa professionale assegnata alla classe per rispondere alle maggiori necessità educative che la sua presenza comporta. Le modalità di impiego di questa importante (ma certamente non unica) risorsa per l’integrazione, vengono condivise tra tutti i soggetti coinvolti (scuola, servizi, famiglia) e definite nel Piano Educativo Individualizzato.
Quali sono i compiti dell’insegnante di classe rispetto all’integrazione degli alunni con disabilità?
Ogni insegnante ha piena responsabilità didattica ed educativa verso tutti gli alunni delle sue classi, compresi quindi quelli con disabilità. Dovrà contribuire alla programmazione e al conseguimento degli obiettivi prefissati, didattici e/o educativi, e sarà chiamato di conseguenza a valutare i risultati del suo insegnamento. […]"

Quindi: l’insegnante di sostegno è un insegnante come tutti gli altri, al quale viene assegnato il compito di dare il suo aiuto alla classe in cui si trova un certo alunno – chiamiamolo Giovannino - che ha una qualche disabilità. “Non è pertanto l’insegnante dell’alunno con disabilità”.
L’alunno con disabilità, infatti, è un alunno che è “alunno di tutti gli insegnanti”. È un alunno che deve essere aiutato (gestito, se ha problemi di comportamento, o aiutato con ulteriori spiegazioni a seguire il percorso dei compagni o un percorso personalizzato secondo le sue possibilità) non solo dall’insegnante di sostegno, ma da tutti gli insegnanti.
L’alunno con disabilità fa parte della classe come gli altri, e se non è facile da gestire è per questo che ha un insegnante di sostegno: ha bisogno di essere aiutato a vivere insieme agli altri. È evidente, quindi, che non si deve dire all’insegnante di sostegno “portalo fuori”, come se il collega fosse quello che toglie il problema togliendolo dalla vista. Se l’alunno è difficile - troppo difficile- da seguire in classe bisogna trovare (tutti insieme, compreso il dirigente!) delle strategie per aiutarlo.
La parola da tenere sempre presente a scuola è “inclusione”, che è il contrario di “esclusione". Gli insegnanti –tutti- hanno il dovere di accettare, accogliere, fare sentire a proprio agio ogni alunno: gli alunni che non hanno difficoltà e quelli che le hanno. Mandare sistematicamente fuori (in tutti i sensi) i ragazzi che hanno delle difficoltà nello studio, o quelli che tengono un comportamento difficilmente gestibile, significa escludere.

Lo spiego ai genitori, perché gli insegnanti lo sanno già (e dovrebbero ricordarlo).
Tutti gli insegnanti devono sentirsi responsabili dell’alunno per il quale è stato assegnato alla classe l’insegnante di sostegno.
Ma è sempre così? Secondo la mia esperienza, no.
Lo ricordo a quella certa percentuale di insegnanti curricolari che sembra averlo dimenticato:
-l’insegnante di sostegno non è il vostro galoppino e perciò non lo mandate di qua e di là a fare fotocopie o altro. Gli altri alunni guardano e si convincono che quell’insegnante non è importante come voi;
- non rivolgetevi all’insegnante di sostegno come se fosse il vostro segretario, altrimenti lo faranno anche gli alunni;
- non rivolgetevi all’insegnante di sostegno come se parlaste con un subalterno che non rispettate: ha studiato come voi, ha fatto lo stesso percorso per laurearsi e per essere assunto (a volte perfino di più). Se lo trattate con poco rispetto insegnerete agli alunni a fare lo stesso. Se avete qualche osservazione da fargli fatelo in separata sede (E voi, insegnanti di sostegno, non abbiate paura di cantarle all'insegnante che vi tratta male, specialmente se lo fa davanti ai ragazzi);
- se un alunno manca di rispetto all’insegnante di sostegno non lasciate correre come se fosse poco importante: reagite; accettare che venga deriso vi rende complici, e dimostra che non siete buoni insegnanti;
- l’insegnante di sostegno deve aiutare il bambino con disabilità dentro la classe, non fuori. Solo ogni tanto, se c’è bisogno di rinforzare un atteggiamento, il consiglio di classe può decidere di farlo uscire dalla classe, per facilitare l’acquisizione di comportamenti o di capacità che sono necessari per una piena integrazione nella classe;
- l’insegnante di sostegno non è l’insegnante privato di Giovannino e perciò, quando Giovannino vi chiede qualcosa, rispondetegli, non dite “Chiedilo al professore”.
- quello che l’insegnante di sostegno fa con Giovannino deve essere concordato con voi: non lavatevene le mani.
- l’insegnante di sostegno è stato assegnato alla classe perché c’era Giovannino. È vero che viene assegnato alla classe, ma principalmente perché aiuti Giovannino, non perché voi gli “affibbiate” (uso di proposito questo termine) tutti gli alunni difficili della classe, e anche gli alunni con disturbo dell’apprendimento.
Un alunno con DSA è un alunno “che ha disturbi specifici dell’apprendimento”; DSA non significa che ha bisogno del sostegno di un insegnante. Ha bisogno di strumenti compensativi (che lo aiutano dove ha difficoltà, come per esempio l’uso di un PC, di una calcolatrice, di programmi con correttore ortografico, ecc.) e di strumenti dispensativi (che prevedono che non venga loro richiesta l’esecuzione delle attività che risultano troppo difficili per lui: si concede loro più tempo a disposizione per svolgere il compito, si assegnano meno esercizi o compiti più brevi, ecc.). Per il resto, un alunno DSA deve fare da solo. “Affibbiare” all’insegnante di sostegno l’alunno DSA, quegli altri due che disturbano o quelli che hanno bisogno di fare esercizio vuol dire togliere del tempo a Giovannino, e questo non va assolutamente bene.

Che ci siano insegnanti che dicono che "non capiscono molto di DSA" è davvero inqualificabile. E il fatto che lo dicano senza vergognarsi dimostra che ritengono giustificata la loro impreparazione. Chi non è preparato sull’argomento ha il dovere di studiare! Una volta a me è capitato un collega che mi ha detto con tutta semplicità che “questa storia dei BES e dei DSA è tutta una stupidaggine. Sono sigle che si sono inventati al ministero per far contenti i genitori.” Vi risparmio quello che gli ho risposto, ma potete immaginarlo.

Ma se l’insegnante di sostegno è un insegnante come tutti gli altri – e ora mi rivolgo a quelli, fra loro, che sembrano non saperlo – ha il dovere di essere preparato come gli altri. E anche questo – devo dirlo – non è sempre così. Premetto che nella mia carriera ho conosciuto molti validissimi insegnanti di sostegno, ma altri erano totalmente impreparati e perfino inadatti. Di solito erano quelli che avevano scelto il sostegno per ripiego. Allora, a loro dico: avete il dovere di studiare. Non è accettabile che voi – che siete insegnanti come tutti gli altri- pensiate di seguire un alunno che ha delle disabilità improvvisando, chiedendo all’insegnante della materia “Che cosa devo fare?”, o dichiarando “Inglese non posso farlo perché non lo so”. Studiate quello che non sapete, preparate del materiale (degli esercizi, dei testi, delle attività) studiandolo apposta per il caso di cui dovete occuparvi. Avete il dovere di darvi da fare, perché siete stati assunti per aiutare quel certo bambino o ragazzo, che conta su di voi. La sua famiglia conta su di voi. Diciamo pure che dovete mettercela tutta perché quel bambino ha delle difficoltà in più rispetto agli altri e ha più bisogno di aiuto.

E mi rivolgo ai genitori dei bambini e ragazzi che hanno sostegno.
Cari genitori, l’insegnante di sostegno di vostro figlio non è il suo insegnante privato, e voi non avete il diritto di versare su di lui tutta la vostra ansia. Non deve essere sempre a vostra disposizione: non telefonategli continuamente; non mandategli messaggini anche a mezzanotte con richieste varie; non pretendete che diventi il segretario di vostro figlio, che gli segni i compiti, che gli scriva anche quello che potrebbe scrivere da solo. Lo scopo principale dell’insegnante di sostegno è quello di far diventare il bambino il più possibile autonomo. "Autonomo" significa che riesce a fare da solo. Lasciate che decida l'insegnante come aiutarlo. E non lo criticate perché non fa miracoli.
L’insegnante di sostegno è un insegnante come gli altri. Nessuno di noi può fare dei miracoli.

Cara Marina, l’insegnante di sostegno non deve sentirsi in obbligo di aiutare tutti. A volte è molto utile che il ragazzino che devi seguire sia inserito in un piccolo gruppo, con altri bambini in difficoltà, ma se questo significa togliere a lui tutto il tempo, non lo devi fare.  Non c'entrano i voti, Marina. C'entra l'idea che si ha dell'insegnante di sostegno.
Arrabbiati pure con l'insegnante che ti tratta come se fosse superiore a te. Non lo è! Diglielo.

Anzi, stampa questo post e mettiglielo nel cassetto.

martedì 6 dicembre 2016

Come insegnare ad amare la lettura. 592° post. Prima parte.

Mio figlio non legge. Come posso fare per farlo leggere?” 
Questo è un consiglio che mi viene chiesto spesso. Voglio spiegarvelo meglio che posso.

Prima di tutto poniamoci qualche fondamentale domanda:
•     leggere serve davvero? 
•     è così importante che i bambini e i ragazzi leggano?
•     lettori si nasce o si diventa? 
•     chi e come può suscitare nei bambini la voglia di leggere: i genitori? Gli insegnanti? 

Leggere serve davvero, sì. Ogni libro – che sia un romanzo, un manuale, un saggio, una raccolta di poesie - racchiude un mondo, trasmette conoscenze, sensazioni, sentimenti, storie, esperienze. Leggendo un libro si entra – in un modo o in un altro- nella vita dell’autore, nei suoi pensieri. E si può imparare. Anzi, si impara sicuramente qualcosa. A volte, in un libro c’è tutta la vita di uno scrittore; o tutto il suo mondo; o tutto quello che ha capito della vita, o di un cero argomento.
Si può vivere senza leggere? Certo! Si può vivere anche senza aver mai imparato a leggere, o a scrivere, senza aver studiato neanche un giorno. Ma si perde tutta l’esperienza degli altri, e non si sa mai che cosa ci può servire nella vita, per vivere meglio: a volte informazioni, a volte conoscenze, a volte passioni.

Sì, è molto importante che i bambini si abituino a considerare la lettura come una importante possibilità di capire meglio il mondo, ma anche un rifugio dove trascorrere le serate, i momenti di pausa; o un modo per riflettere, per divertirsi, per trascorrere momenti piacevoli. Perché – bisogna ricordarlo- un libro ti può dare moltissimo ad un prezzo che tutti possono permettersi, almeno una volta ogni tanto. Ed esistono le biblioteche, che possono prestarti i libri, se non puoi comperarli.
Ci sono cose che puoi imparare o capire solo se le leggi in un libro.

Lettori si diventa. Assolutamente. Qualcuno è portato a pensare che l’amore per la lettura faccia parte del carattere, perché magari ha due figli e solo uno ama leggere. Ma non è così. Un bambino impara a leggere se vede leggere i genitori, ma anche se i genitori considerano importante il libro come oggetto e la lettura come mezzo per imparare. Impara a leggere se vede dei libri in casa, se riceve qualche libro in regalo, se i genitori gli leggono le favole. E non sempre chi ha due figli li educa allo stesso modo, anche se è convintissimo di farlo. 

L’amore per la lettura si impara, dunque. Quando? Come? Da chi?
Sono i genitori quelli che per primi possono allevare il futuro lettore. E devono cominciare appena possibile. Poi continueranno gli insegnanti, a scuola.
Come? Ecco qualche consiglio che riguarda i bambini piccoli.
Prima di tutto, andate in libreria e cercate con cura un libro per il vostro bambino. Se il bambino è piccolo, all’inizio dovete scegliere voi, ovviamente. Chiedete consiglio al libraio, se non avete esperienza di letture per bambini. Non comperate dieci libri: ne basta uno solo, cartonato. Non importa se lo mette in bocca e neanche se lo rompe. Intanto il fatto di abituarsi a tenere in mano un libro lo abitua a considerarlo come un oggetto familiare. È così che comincia a diventare un lettore. 
Scegliete libri che abbiano un disegno e una parola (o breve frase) per pagina. Disegni che fanno parte della sua esperienza quotidiana: arancia, mela, pera, cane, sole, pioggia, pane, ecc.  Per ora, niente trattori se non ha mai visto un trattore; niente aeroplani, niente coccodrilli, niente dinosauri. Per quei disegni, che rappresentano animali o oggetti che non fanno parte della esperienza (e quindi non lo interessano), aspettate che sia un pochino più grande.
Verso i tre anni passate ai libri cartonati “da toccare”: sono molto importanti perché sono costruiti in modo che i disegni siano arricchiti da materiali che ricordano la figura rappresentata: il bambino potrà toccare le piume del pulcino o la lana della pecora, accarezzare la pelliccia del coniglio, o la pelle del serpente. Vanno bene i libri sui colori, sulle azioni, sugli animali, ecc. Lasciate perdere i libri che vogliono insegnare qualcosa. Non cominciate a ossessionarli con “impara a contare”, impara l’inglese”, ecc. Per carità. Per insegnare a contare, a distinguere le forme, ecc. ci saranno le maestre e i maestri. 
Poi cominciate a comperare libri con piccole “storie”. Può essere la descrizione di quello che fa il bambino al mattino: si lava i denti, si lava il viso, fa colazione, si veste, gioca, ecc.
Piano piano arrivate a scegliere i libri con una storia semplicissima, che racconta fatti che può vivere anche lui: la storia di una bambina che non voleva fare il bagnetto; quella di un bambino che aveva un cane, ecc.
Attenzione: non basta dare al bambino un libro in mano: bisogna guidarlo alla scoperta, indicando con il dito i disegni, imitando suoni o versi, facendo facce buffe. È così che il bambino comincia ad amare i libri: divertendosi con la mamma, il babbo, la nonna, la zia che gli leggono il libro, che fanno esclamazioni. È molto importante trovare il tempo per vivere insieme al bambino questi momenti. Sono momenti molto belli, durante i quali si crea un’intimità che ricorderete sempre. Ricordate che il tempo che “perdete” adesso lo guadagnerete quando sarà più grande, se - come credo - leggerà e studierà volentieri.
Quando comperate un libro per un bambino, fate moltissima attenzione alle parole del testo. Non comperate libri in cui si usano parole difficili. Frasi come “il pizzicagnolo si recò alla bottega” vi devono fare immediatamente scartare il libro. Parole semplicissime, immagini chiare e colorate, storie divertenti.
Man mano che si avvicina il momento in cui impareranno a giocare, i libri adatti saranno sempre più lunghi. Ma ci sono dei concetti che non dovrete mai dimenticare. Il primo in assoluto è questo:
1.    la lettura è un piacere.
Rendete piacevole il momento della lettura e sarete sulla buona strada. Il momento migliore (ma non l’unico) per leggere un libro a un bambino è la sera, quando lo mettete nel suo lettino: i bambini adorano sentirvi leggere, anche se non leggete come un attore. Vorrà ascoltare e riascoltare sempre la stessa favola, la imparerà a memoria e se cercherete di barare saltando una pagina se ne accorgerà subito e sarete costretti a tornare indietro. Quando avrete finito vi dirà “rileggimela, dai!” e voi, stanchi sarete tentati di dire “No, per carità, basta con il gatto Ernesto!”. Ma resistete. Fatelo contento, leggendogli ancora una pagina e promettendo che leggerete il seguito il giorno dopo.
È così che nasce un lettore.



Il seguito, prossimamente.

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