La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMArE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuti, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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domenica 27 novembre 2016

“Quando esce il tuo libro?”. Vi spiego come si pubblica un libro. 590° post

Molti di voi - e vi ringrazio per l'interessamento - mi chiedono quando uscirà il mio nuovo libro, pensando che, visto che ho finito di scriverlo, potrà uscire fra un mese o due, magari prima di Natale. Allora ho pensato di dare qualche spiegazione che può servire anche a chi ha un libro nel cassetto.
Dietro l'uscita di un libro c'è un lavoro molto più grosso di quello che un lettore può immaginare, sia da parte dell'Autore che da parte della casa editrice. 
Un libro esce dopo tutta una serie di passaggi (prendo l'esempio di quello che ho finito di scrivere), che possono durare mesi e a volte anni. Più o meno questo è quello che accade a chi spera di pubblicare un libro:

1. Prima l'autore lo studia, lo progetta, prepara un indice provvisorio e una presentazione del libro: dopo aver esaminato tutto quello che è stato già pubblicato, per verificare che non ci siano già in commercio libri simili, scrive un riassunto a grandi linee del contenuto del libro, e spiega quali sono i lettori ai quali vuole indirizzarlo, specificando anche i motivi per cui l'Editore potrebbe avere interesse a pubblicarlo. 
2. Scrive un capitolo o due per fare vedere come scrive.
3. Se è la prima volta che scrive un libro, un lavoro essenziale consiste nel cercare una casa editrice che pubblichi proprio quel genere di libro: è perfettamente inutile, per esempio, proporre per la pubblicazione un libro come il mio a un editore che pubblica soltanto romanzi; è inutile proporre un romanzo italiano a chi pubblica solo autori stranieri; è inutile proporre un’opera prima a chi pubblica solo scrittori affermati; è inutile proporre un libro di poesie o di racconti a un editore che in catalogo non ha né racconti né poesie, e così via.
4. Verifica anche che l’Editore (ogni Editore ha un sito) accetti l’invio di manoscritti non richiesti. 
5. Scrive il proprio curriculum vitae.
6. A questo punto può inviare la proposta alla Casa editrice.
7. Molte proposte vengono scartate senza neanche aprire la busta, perché sono state mandate a editori che non si occupano di quel genere di libro (Vedi punto 3). Le poche che suscitano un certo interesse vengono fatte leggere da lettori specializzati e da consulenti che collaborano con la casa editrice e che scartano quelle che non sono adatte alla pubblicazione. Le altre vengono lette una seconda ed eventualmente una terza volta da parte degli editor. Infine, il libro che “si salva” viene valutato dal Direttore editoriale, che è quello che decide quali libri pubblicare e quando. Il testo viene presentato ai responsabili della rete delle vendite, che esprimono il loro parere sull’interesse che quel tipo di libro può avere presso i librai (in pratica, può essere interessantissimo, bellissimo, ma se non ci sono lettori per quel tipo di libro i librai non lo mettono nella loro libreria).
Infine – sempre a seguito di riunioni periodiche- viene proposto all’Editore, a cui spetta la decisione finale.
8. Quando si invia una proposta editoriale si deve aspettare con grande pazienza (e con poche illusioni), per vari mesi e anche per più di un anno, prima di avere una risposta, che il 99% delle volte è negativa (specialmente se si tratta di libri di narrativa o di poesia) o non arriva affatto. 


Alcuni editori rispondono, anche se quasi sempre con una lettera prestampata che comincia più o meno con “Abbiamo analizzato con interesse e attenzione il suo lavoro, ma siamo spiacenti di rinunciare alla pubblicazione perché non rientra nella nostra linea editoriale”. 
Più spesso, non riceverete risposta. Alcuni scrivono già sul sito “Non si accettano manoscritti non richiesti”; altri precisano “Se non riceverete risposta entro quattro mesi la proposta deve essere considerata respinta”; altri non rispondono neanche, e voi rimanete lì ad aspettare, mentre magari il vostro manoscritto (cartaceo), è stato buttato via subito perché non corrispondeva alla linea editoriale. Tutto questo lo so perché ho scritto e proposto a qualche editore un romanzo (che però non è stato pubblicato e ho deciso di desistere).
Naturalmente, avendo già scritto per Vallardi, per questo libro ho saltato i passaggi e 3, 4 e 5 e il passaggio 7 è stato più veloce perché avevo già parlato a voce con il direttore editoriale; ma ho aspettato anch’io qualche mese.
Per i passaggi numero 1 e 2, personalmente ho impiegato cinque mesi, ma considerate che il libro è il frutto di riflessioni e di studi di molti anni. In questo caso, undici anni.
Quindi – per tornare al mio libro- ho cominciato a scrivere nel gennaio del 2015. Ho spedito la proposta a maggio, ho ricevuto la risposta (positiva) a settembre del 2015. 
Per scrivere il libro, che ho consegnato a metà ottobre 2016, ci ho messo – dal settembre del 2015- più di un anno, ininterrottamente, lavorando per molte ore e pensando per molte altre ore, tutti i giorni.
Nel frattempo però, anche la Casa editrice ha fatto parecchio lavoro.
La mia proposta è stata valutata direttamente dall’editor e dal Direttore editoriale, che hanno proposto il testo all’ufficio commerciale e ai responsabili della rete delle vendite ed infine dall’Editore, al quale spetta la decisione finale. 
Dopo il contratto, il libro continua il suo iter e, quando è il momento, entrano in campo, oltre all’editor, il correttore di bozze, il grafico, l’art director, l’ufficio stampa, il responsabile della rete vendite. Vengono fatte moltissime prove di copertina e viene studiato un titolo (dalla casa editrice, non dall’autore). Alla fine, in un lavoro di equipe, è il Direttore editoriale che decide come dovrà apparire il libro e quindi quale sarà il titolo, come sarà la copertina e tutto quello che ci dovrà essere scritto sopra. A questo punto, attraverso i rappresentanti, verrà presentato ai librai, che cominciano a prenotarlo già dalla fine di ottobre per averlo in libreria appena esce. L’editor lo legge, lo migliora e poi lo manda all’Autore, che deve accettare o discutere le modifiche. Quando lo ha approvato, viene stampata una bozza, che viene mandata di nuovo all’autore, che la rilegge e solo dopo il libro viene stampato e messo in circolazione nella data in cui mesi prima l’editore ha programmato l’uscita. 
Per concludere tutto ci vogliono almeno quattro mesi. E arriviamo a fine gennaio/febbraio/marzo. Se tutto va bene, naturalmente. 
Ecco perché, anche se me lo chiedete non posso ancora rispondere.
Però, se volete essermi utili e averlo in libreria il giorno in cui esce, potete cominciare a suggerire al vostro libraio di prenotare “il libro di Isabella Milani di Vallardi” (il titolo definitivo non c’è ancora) quando gli viene proposto.
Come vi ho già detto altre volte, voi che mi leggete già e le vostre recensioni, siete la mia migliore pubblicità. E senza pubblicità i libri non arrivano il libreria.


sabato 26 novembre 2016

Ogni forma di violenza deve essere denunciata. 589° post

Ogni forma di violenza deve essere denunciata.
Sapere che un bambino, che una vicina di casa, una figlia, una sorella vengono picchiati e limitarsi a parlare di nascosto, con disprezzo per l'aguzzino (o aguzzina) e con pietà per la vittima è imperdonabile. Non si può accampare la giustificazione "non voglio avere grane". Farlo significa diventare complici.
È inutile riempire i social di “No alla violenza sulle donne “il 25 novembre.
Bisogna impegnarsi in prima persona, aiutare chi è vittima di violenze - bambino, uomo, donna, giovane o vecchio, omo o etero che siano – perché tacere, ignorare, fingere che non accada, consigliare il silenzio e la sopportazione, equivale a insegnare a nascondere i segni delle percosse con il trucco.


venerdì 25 novembre 2016

Sull'OPEN SCHOOL e su come scegliere la scuola per i propri figli. Su Il LIbraio. 589° post

Sono cominciate le giornate di apertura delle scuole e i genitori e i ragazzi si interrogano su qual è la scuola migliore. L'opens school è molto utile, ma bisogna fare anche altre riflessioni.
Vengono commessi molti errori sia dai genitori che dai ragazzi. I genitori mandano i figli nella scuola vicino a casa "così va a scuola da solo"; o nella scuola di cui "si dice" che sia la migliore, o che garantisca un buon lavoro; o si manda il figlio "dove vanno tutti i suoi compagni", o non si manda dove "si dice" che i professori sono troppo severi, o poco severi, o dove "ci sono troppi stranieri", ecc.
Vi ho dato qualche consiglio attraverso l'articolo che ho scritto per "Il Libraio".
Spero che vi sia utile.
Cliccate sul titolo per leggere l'articolo

La violenza sulle donne si può combattere solo con l’educazione. 588° post

C’è un tipo di educazione che porta i bambini a diventare ragazzi e uomini che rispettano le donne, e ce n’è un altro che può portare alla violenza sulle donne. 


La violenza sulle donne nasce da una mentalità che in sostanza (anche se oggi non esplicitamente) dice: la donna è inferiore all’uomo e perciò deve essere dipendente da lui, non deve tradirlo, non può rifiutarlo, altrimenti merita una punizione. 
La violenza sulle donne non potrà finire se 

· eviteremo di affrontare con i nostri figli e le nostre figlie il discorso della sessualità; 
· parleremo con i nostri figli continuamente di sesso, faremo battute che riducono la donna soltanto al suo corpo e a quanto può essere invitante; 
· continuerà a circolare l’antica idea dell’uomo che “se gli capita l’occasione sarebbe uno scemo se non accettasse”; 
· si continueranno a usare parole e gesti volgari, a sfondo sessuale; 
· si continuerà a chiedere ai figli “ma non ce l’hai la ragazza?” 
· si continuerà a dire “ti fai trattare così dalla tua ragazza?”; 
· le bambine verranno educate a indossare il rosa perché "è il colore delle femmine"; 
· continueranno a circolare espressioni come “signorina” e “ometto”, “i maschi non piangono”, “le femmine non corrono”; “sei un maschiaccio”, “sei una femminuccia”; 
· continueremo a parlare di “cose da maschio” e di “cose da femmina”; 
· gli uomini continueranno a fare battute come “me la farei”, “quella lì è una zoccola!”, “quella è frigida, per quello non la dà a nessuno”; e le donne – presenti- continueranno a ridere di quelle battute invece di indignarsi; 
· ai bambini non verrà richiesto di aiutare in casa perché è una cosa da femmine; 
· i padri mancheranno di rispetto alla moglie davanti ai figli; 
· i padri si faranno servire dalle mogli e dalle figlie femmine; 
· le mogli si sentiranno in dovere di servire i mariti, perché “è giusto così”; 
· i padri continueranno a fare battute a sfondo sessuale sulle donne in generale; 
· i padri urleranno contro le mogli e le offenderanno davanti ai figli; 
· i padri minacceranno o schiaffeggeranno le mogli davanti ai figli; 
· le madri insegneranno alle figlie a sopportare le sfuriate dei loro ragazzi; 
· le donne sopporteranno che i loro uomini facciano pesanti apprezzamenti verso altre donne;
· le donne non reagiranno quando gli uomini faranno affermazioni che significano "le donne sono meno in gamba degli uomini";
· le donne continueranno a parlare di una donna in gamba usando l'espressione "ha le palle", come se "essere in gamba" significasse "essere come un uomo";
· i ragazzi verranno derisi se non fanno attività “da uomini”; 
· le ragazze non lasceranno immediatamente il ragazzo al primo schiaffo che ricevono;
· le donne continueranno a pensare che se lui le ha picchiate è perché se lo sono meritato; perché “poverino è stressato per il lavoro”; “perché è il suo carattere, ma è un bravo ragazzo”; 
· le donne continueranno a pensare che lui le picchia perché le ama moltissimo ed è giusto che sia geloso; 
· le donne continueranno a pensare che il loro compagno le ha picchiate, ma cambierà; 
· le donne continueranno a credere che il loro uomo violento cambierà, perché “ha giurato che non lo farà più”; 
· a scuola gli insegnanti, e a casa i genitori, non insegneranno ai ragazzi a rispettare le ragazze, e – soprattutto- non insegneranno alle ragazze a rispettare se stesse. 
E si potrebbe continuare. Siamo ancora indietro, nella battaglia contro la violenza sulle donne, purtroppo. 

La violenza sulle donne si può combattere solo con l’educazione. Prima di tutto a casa e poi a scuola. Uniamo le forze!

lunedì 14 novembre 2016

Ultima recensione!

5,0 su 5 stelleIl libro migliore per imparare a insegnare
il 13 novembre 2016


Diretto, efficace ed utilissimo. Ottimo libro per chi insegna e si trova quotidianamente di fronte a situazioni concrete e problemi da risolvere. Questo non è un saggio teorico che riempie la testa di fumo, è una miniera di esempi pratici, realmente vissuti, e di strategie potenti per scoprire, o ritrovare, il significato profondo di questo mentiere. Adatto a chi insegna da poco tempo ma anche per chi ha più esperienza e sente che i suoi metodi devono essere rinnovati. Lo stile è chiaro e arriva al cuore dei concetti. Per chi possedeva (come me) il libro precedente della prof. Milani, ci sono tante sezioni in più, compresa una trattazione dettagliata del metodo che utilizza per condurre una lezione. Avevo già sperimentato con successo le strategie spiegate nell'altro libro (insegno lettere), ed ora il metodo innovativo proposto qui mi ha aperto un mondo...da provare!

domenica 13 novembre 2016

“A che cosa serve mettere una nota disciplinare a ragazzi delle superiori?” 587° post

Tommaso mi scrive:

“Cara Professoressa,
Le scrivo perché ho molti dubbi che annebbiano la mia testa... E visto che non ho trovato nessuna persona imparziale con la sua esperienza, ho pensato che lei fosse la persona più adatta per poter dare una risposta concreta e verosimile... Secondo lei una professoressa con quale scopo mette note disciplinari a ragazzi di 5 superiore? Io frequento l’istituto alberghiero. Parlo di note per ritardi brevi (per ritardi brevi intendo 2-5 minuti, rientro ricreazione, entrata mattutina ecc.), qualche chiacchierata scappata con il vicino di banco, una parola inappropriata (parolacce e quant’altro) ... Per me hanno più scopo punitivo e intimidatorio , il perché lo spiego subito... Essendo ragazzo io quando compio un errore tipo rientrare in ritardo (magari perché stavo finendo il panino ) mi accorgo subito che ho sbagliato , non ho bisogno di un ulteriore nota per farmelo capire , accumulando note e venendo sospeso una prima volta , le successive volte non sto zitto perché con la sospensione ho imparato anzi tengo tutto dentro  , ma solo perché ho paura di perdere l'anno se prendo altre note , di conseguenza non è che la ''note'' ''sospensione'' mi abbia insegnato qualcosa , mi ha solo intimorito... volevo sapere un suo parere , grazie mille per l'eventuale risposta.”

Caro Tommaso, mi dispiace, ma devo dirti che i tuoi insegnanti fanno bene a metterti delle note se non segui le regole. Un ragazzo che è in quinta superiore dovrebbe, dopo aver sbagliato, correggersi, e non ripetere più lo stesso sbaglio. Per esempio, se finisce l'intervallo e non hai terminato il panino, pazienza, lo incarti e lo mangi quando esci. Se ti scappa la parolaccia o la chiacchierata significa che non sei in grado di controllare te stesso: come farai quando andrai a lavorare? Devi renderti conto del fatto che l’insegnante che ti mette le note sta cercando di farti capire che il tuo comportamento non va bene, visto che esiste un regolamento di istituto e sicuramente te lo avrà già spiegato inutilmente a parole molte volte.  E spera proprio che, visto che non riesci a capirlo con le parole, tu ti comporti bene per la paura di perdere l’anno. Hai ragione, sarebbe più bello non arrivare alle maniere forti, ma a volte siamo proprio costretti.
In un istituto alberghiero il comportamento è molto importante: la puntualità, l’organizzazione di quello che fai, il contegno che tieni, l’atteggiamento che hai verso gli altri potranno farti avere o perdere il lavoro.  Addirittura, se un ragazzo vuole diventare cameriere credo che non sarebbe poi così male dare un voto alla sua capacità di essere gentile e perfino sorridente. Caro Tommaso, ti stai preparando per il mondo del lavoro, oltre che per la vita.
Da come scrivi, sembra che tu sia convinto di avere il diritto di entrare in ritardo (anche solo di due minuti, è sempre ritardo); di distrarti durante la lezione, di “finire il panino” anche se il tempo della ricreazione è finita, di usare un linguaggio volgare. Ora, prova a trasferire tutto questo nel mondo del lavoro: tu sei il cuoco, il ristorante è aperto e tu ritardi; sei il cameriere, ti viene appetito e invece di andare subito a servire i clienti che sono entrati, li fai aspettare perché “devi finire il panino”; servi al tavolo, ti cade un piatto ed esclami “merda!”; il cliente sta ordinando e tu ti metti a chiacchierare anche solo per trenta secondi con un altro cameriere. Ti sembra che potresti mantenere a lungo il lavoro? Io credo di no, Tommaso. Mi chiedi a che cosa servono le note e dici che secondo te non servono per farti capire ma per punirti, intimidirti e alla fine- magari- bocciarti. È così, infatti.
Se ti mettono le note e tu non capisci lo stesso, pazienza, vorrà dire che ripeterai l'anno. È una tua libera scelta, soprattutto vista l’età che hai. Te lo spiego esagerando un po’ il concetto: le note sono come le multe e le sospensioni sono come la prigione. Se tu metti la macchina in divieto di sosta e prendi una multa, la colpa è del vigile o è tua? C’è molta gente che se la prendere con il vigile, con la scusa che non ci sono parcheggi, ma questo significa non rispettare la legge.  Se continui a mettere la macchina in divieto di sosta e ti fanno di nuovo la multa, ti sembra di essere furbo? E se decidi di rischiare e di metterla dove c’è il cartello di “rimozione forzata”, se ti portano via l’auto di chi è la colpa?
Se uno ruba e va in prigione, non è giusto? Se esce e continua a rubare, che cosa dovrebbe fare la società? Dovrebbe dire “Vabbè, lasciamo perdere non ha capito che non deve parcheggiare dove non si può o non deve rubare. Laciamolo fare”? Ti sembra logico? Quindi: che cosa dovrebbero fare i tuoi insegnanti? Fare come dici tu, cioè lasciarti fare e non metterti le note anche se non segui le regole,?
Credo che in quinta superiore queste cose dovresti già averle capito, anche senza la spiegazione di nessuno. Noi sei più un bambino, Tommaso.
Comunque adesso te le ho spiegate di nuovo io.
Fammi sapere se hai capito.

martedì 8 novembre 2016

"La Prof. mi ha consigliato di far cambiare sezione a mia figlia". 586° post

Una mamma mi scrive:

“Buona sera Prof.!!!
Mia figlia è in prima media e stamani al primo colloquio con la sua Prof. Di lettere mi è caduto il mondo addosso... la Prof. Mi ha consigliato vivamente di parlare con la vicepreside in quanto mia figlia, per le possibilità che ha risulta essere un pesce fuor d'acqua in quella classe dove il livello generale è bassissimo. Purtroppo non ha fatto che rendere reali le mie preoccupazioni già manifestate fin dall'inizio... Non mi aspettavo tanta chiarezza da parte di una Prof. E anche se la scelta di cambiare sezione a questo punto sembrerebbe la più ovvia, rimango ancora con molti dubbi sul fatto se sia giusto o meno toglierla da una realtà che è vita in quanto credo che i bimbi non si possano proteggere per sempre.”


Cara signora, trovo davvero inqualificabile che una insegnante faccia questo discorso.
E' compito dell'insegnante fare in modo che sua figlia dia il massimo in qualsiasi classe, e se non sarà proprio il massimo, non è così importante, mi creda. Se sua figlia ha delle buone potenzialità dal punto di vista scolastico, togliendola dalla classe “di livello bassissimo” potrebbe avere (e non è detto) un miglioramento dal punto di vista didattico, ma dal punto di vista educativo questa scelta le insegna che discriminare è giusto, e questo è molto più grave di qualche esercizio di grammatica in meno.
La vita è così e – soprattutto nel mondo del lavoro- non possiamo scegliere le persone con le quali abbiamo a che fare. Lei non mi dice nulla di sua figlia e quindi penso che per lei non sia un problema quella classe. Ma anche se lo fosse, cambiare classe a un alunno deve essere un fatto eccezionale, dettato da valide motivazioni. E “per le possibilità che ha risulta essere un pesce fuor d'acqua in quella classe dove il livello generale è bassissimo” non è certo fra queste. Senza contare che siamo solo all’inizio di novembre: l’insegnante ha così chiaro già tutto quello che accadrà? Non pensa di poter alzare il livello della classe?
Un discorso come quello che ha fatto l’insegnante avrei potuto aspettarmelo semmai da un genitore, che magari pensa solo a suo figlio, ma non da un’insegnante, alla quale deve stare a cuore l’interesse di tutti, nessuno escluso. In pratica, le ha detto “le consiglio vivamente di togliere sua figlia da questa pessima classe”. Che cosa sono gli altri ragazzini, nullità? È un discorso che dimostra che per la professoressa i ragazzi non sono tutti uguali: sua figlia è di serie A e tutti gli altri sono di serie Z. Chissà che cosa direbbero i genitori di quei ragazzini, se lo sapessero. E chissà che cosa penserebbe lei, signora, se fosse la mamma di uno di quei ragazzini.
E dal punto di vista educativo e didattico, l’insegnante non ha assolutamente tenuto conto di quello che sua figlia – con la sua presenza e con il suo esempio - può dare ai suoi compagni, evidentemente meno fortunati di lei, almeno per quello che riguarda l'attitudine allo studio. Senza accorgersene, sua figlia, rimanendo in quella classe, può imparare moltissimo della vita, cosa che mi sembra molto importante: impara che non tutti sono come lei, che deve cercare di migliorare e studiare anche se può prendere dei bei voti anche senza sforzo, che non deve studiare per il voto, che può aiutare gli altri. L’insegnante dovrebbe insegnarle tutto questo, e non mandarla in un’altra classe. Oltretutto, che cosa le direbbe? "Sei troppo brava per stare in mezzo a questi"?
L'insegnante avrebbe dovuto chiedersi "
se sia giusto o meno toglierla da una realtà che è vita in quanto credo che i bimbi non si possano proteggere per sempre.”
Lei, signora, che non è un’insegnante, lo ha capito molto meglio della professoressa. Brava.

Se fossi in lei non andrei dalla vicepreside, ma manderei direttamente al dirigente una lettera (da protocollare), nella quale metterei per iscritto che la professoressa Tale le ha suggerito “vivamente” di far cambiare classe a sua figlia perché è troppo intelligente per stare in quella classe. E spero che il Dirigente spieghi bene all’insegnante che non avrebbe dovuto farlo.
Non la cambi di sezione, signora.

Mi faccia sapere (e metta un nome).

domenica 6 novembre 2016

Nuova recensione

il 5 novembre 2016

Finalmente un libro semplice e concreto, con suggerimenti chiari, pratici ed 
efficaci che aiuta a superare i momenti critici. L'ho letto e riletto e continuo 
a consultarlo all'occorrenza perché è utile ed illuminante. Se sei dubbioso su
questa professione e sei arrivato ad un punto in cui credi che insegnare non 
sia la professione più adatta a te questo libro ti convincerà del contrario.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato!

martedì 1 novembre 2016

Ultime recensioni

5,0 su 5 stelleSii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.
da Cliente Amazon  30 ottobre 2016
Insegnamenti preziosi, frutto di una lunga esperienza, da fare propri ed applicare 
subito in classe. Consigliato a chi, 
come me, non si sente mai arrivato ma ha sempre voglia di migliorare.

5,0 su 5 stelleMolto bello
il 5 ottobre 2016

A me è piaciuto moltissimo. L'autrice usa un linguaggio semplice e comprensibile. 
Il libro è ricco di consigli utili sia per chi insegna da anni sia per chi è alla prima 
esperienza.












3,0 su 5 stellePensavo meglio
il 14 settembre 2016

Sì rivolge a insegnanti delle scuole secondarie. È comunque buono per riflettere su alcune
 situazioni. 
La cosa che però deve essere chiara al futuro lettore è che il metodo di gestione 
e insegnamento può essere solo costruito giorno dopo giorno e non può mai essere 
lo stesso per classi diverse.

4,0 su 5 stelleUtile e semplice
il 9 settembre 2016

È risultato chiaro e pratico e molti consigli sono utili .Si capisce che chi l'ha scritto 
ha insegnato a lungo

GRAZIE! 

P.S. Una sola osservazione sulla recensione "Pensavo meglio": "La cosa che però deve
 essere chiara al futuro lettore è che il metodo di gestione e insegnamento può essere
 solo costruito giorno dopo giorno e non può mai essere lo stesso per classi diverse."

Uno che legge questa recensione si convince che io abbia scritto che tutti i consigli
valgono indifferentemente per ogni classe. Ho scritto questo? Quante volte ho precisato
che ogni consiglio deve essere adattato non solo alla classe, ma anche alla personalità
dell'insegnante?
Evidentemente non basta mai. 

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