La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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mercoledì 18 maggio 2011

L’autostima e la maestra che umilia i bambini. 205°

Stefania mi scrive:

“Ho visitato il suo blog e le scrivo per avere un consiglio.
Non sono una di quelle mamme che pensano che suo figlio sia perfetto, che lui abbia sempre ragione e gli altri torto. Anzi.
Mio figlio non si trova bene a scuola. Non accetta le sue regole, rifiuta i compiti e gli obblighi.
Per i suoi atteggiamenti ci è stato consigliato di andare da uno psicologo, che ci ha solo rassicurato sulla sua "normalità".
Ha un'autostima molto bassa che non riesce ad accrescere, secondo lui tutti intorno a lui sono migliori.
Ma ora che è in quarta mi racconta che quando fa un errore la maestra, invece di parlarne con lui, si rivolge a tutta la classe dicendo: "Bambini! Pensate, Marco non sapeva qual era questo complemento!. (risata) Oppure, "Bambini, indovinate cosa non ha saputo fare Marco! Ha sbagliato 4 versi su 10!" (risate).
Ma le pare giusto? E' una cosa che mi indigna profondamente. Sollecitare l'amor proprio è un conto, ma questo è mortificare la persona.
E così mio figlio cresce senza autostima. Ma la scuola deve crescere delle persone o inculcare nozioni? Sembra quasi che il fine giustifica i mezzi.
Mi dia un consiglio, cosa devo fare? Questa donna, maestra sulle soglie della pensione con grande esperienza, è sempre stata distante da noi genitori e poco collaborativa. Penso che se vado da lei a sottoporgli il problema negherà tutto. Per favore, per favore mi dia un'opinione. Grazie. Stefania.”

Cara Stefania,
molto spesso si crea incomunicabilità fra insegnanti, alunni e genitori, e accade che l’insegnante dice all’alunno qualcosa che viene capito male e, riportato, viene trasformato in qualcosa di peggio. A volte capita che un insegnante offenda gli alunni senza volerlo, credendo perfino di essere simpatico. Altre volte l’insegnante sceglie una specie di “lessico di classe” fatto anche di prese in giro, bonarie. Esistono poi insegnanti sgarbati, insegnanti incapaci, insegnanti ignoranti e perfino frustrati e cattivi. Ma per la mia esperienza sono pochi.
Immagino che ti sarai già assicurata del fatto che effettivamente a scuola capiti quello che descrivi. È importante capire se è realmente così o no, prima di fare qualsiasi ragionamento. Se però, davvero la maestra ha pronunciato quelle parole, autorizzando i bambini a considerare tuo figlio un bambino da prendere in giro, il suo sarebbe un comportamento sciocco, ingiusto, controproducente e frutto di incompetenza. Chiunque abbia studiato un minimo sa quanto sia dannoso denigrare un alunno che sbaglia.
L’insegnante dovrebbe impedire che un alunno venga sbeffeggiato dai compagni. La scuola deve essere un ambiente protetto, dove l’alunno è libero di parlare avendo la garanzia che nessuno potrà prenderlo in giro. Questo non toglie che l’insegnante possa decidere di scherzare sull’errore di un alunno: a volte è meglio riderci sopra che sottolineare l’errore in modo serio. Ma deve essere assolutamente inequivocabile che si tratta di un modo per sdrammatizzare e, soprattutto, è indispensabile il fatto che anche l’alunno che ha sbagliato sappia riderci sopra.
È un po’ come quando ti accorgi che un tuo collega ha sbagliato e, per esempio, ha scritto “lassativo” invece di “tassativo”. Magari, tu, invece di fargli notare l’errore, seriamente, gli chiedi se ha problemi di stitichezza. Ci si ride sopra e tutto finisce lì.
Tu però noti che tuo figlio non sta volentieri a scuola e non fa quello che dovrebbe. Questo fa capire che, per una ragione o per l’altra, c’è qualcosa che non va. Il benessere dell’alunno è prioritario. La maestra, anche se le sue intenzioni non erano quelle di prenderlo in giro, ha il dovere di accorgersi del fatto che il bambino non gradisce e, anzi, patisce.
Ma la consequenzialità fra l’umiliazione della maestra e la mancanza di autostima non è così ovvia.
La maestra fa malissimo, ma se il bambino avesse avuto una più forte autostima probabilmente non avrebbe neppure notato il modo sgarbato di correggerlo usato dalla maestra.
L’autostima è molto difficile da conquistare. I fattori che possono distruggerla sono molti, e non nascono tutti in classe. Prima di tutto l’autostima si costruisce e si distrugge in casa: anche se sembra strano, proprio il figlio di genitori lodati da tutti (perché persone di successo, per esempio) ha buone probabilità di avere un’autostima bassa. Per quanto il figlio faccia, percepisce che i genitori (i suoi modelli) sono migliori. Al contrario, il figlio di genitori che non hanno studiato, può sviluppare una buona autostima se viene guardato con ammirazione dai genitori quando dimostra di saperne più di loro.
L’autostima può essere minata dai confronti con fratelli più bravi, con i nonni che raccontano di essere stati dei piccoli geni a scuola, ecc.
Ci sono conoscenti che minano l’autostima di un bambino quando, per esempio, gli chiedono “Sei bravo come tua sorella?”.
La maestra poco sensibile che deride l’alunno credendo così di correggerlo e di spronarlo è solo una delle tante persone negative che il bambino troverà sulla sua strada. Quando si educa si deve insegnare anche ad affrontare le persone negative. E non è facile, né per gli insegnanti né per i genitori.
Cara Stefania, mi chiedi consiglio su come comportarti con la maestra che "umilia" i bambini.
Lasciala perdere: come hai già capito, non riusciresti a dimostrarle di essere stata maldestra nel rapporto con il bambino. Quindi, non l’accusare: chiedile aiuto. Dille che il bambino ci tiene molto alla sua opinione e rimane male se lei lo rimprovera. Ormai siamo alla fine della scuola. Magari è meglio di quanto tu credi. Magari si rende conto di aver sbagliato. Chissà.
Una cosa essenziale: quando parli con tuo figlio, non lasciare mai trasparire il fatto che disapprovi la maestra. Se per caso lo hai già fatto, puoi dire al bambino che hai capito che la maestra è molto brava e lo vuole aiutare. Ho già scritto qualcosa su questo argomento. Trovi tutto nel blog.
Cerca di rendere tuo figlio consapevole di tante piccole cose che sa fare. L’autostima si costruisce con i piccoli e grandi successi.
Spero di averti aiutato. Fammi sapere.

27 commenti:

  1. Innanzitutto grazie per avermi risposto. Grazie per la sua risposta, ampia e articolata, che mi è stata veramente molto utile; mi è servita per vedere la questione anche da molte altre angolazioni e quindi a recuperare un pò di distacco.
    Alla fine ero anche indecisa se andare o meno a parlarci, ma ormai avevo già richiesto l'appuntamento e così questa mattina ho incontrato l'insegnante.
    Con tutta la calma del mondo, le ho chiesto aiuto e collaborazione, dicendo che Marco aveva un disagio: era rimasto male perché era stato ripreso davanti ai compagni per gli errori commessi, e che avevo pensato di farglelo notare perché magari poteva esserle sfuggito.
    L'insegnante ha ascoltato con attenzione, poi mi ha detto che non si era accorta di questo disagio.
    Ma invece di proseguire approfondendo i problemi del bambino, ha invece iniziato a discolparsi. Con l'occhio lucido, mi ha detto che lei è la prima che ci sta male quando rimprovera un bambino, perché "benché non sembri", è profondamente sensibile. Avrebbe fatto meglio a "fregarsene" come fanno gli altri insegnanti e a non dire nulla al bambino. "Se vuole, suo figlio non lo riprendo più." (!)
    Ha sottolineato che lei, nonostante il bambino si sia sempre comportato male (?), non mi ha mai "mandato a chiamare".
    Ho ripetuto più e più volte che il mio colloquio non voleva essere una critica al suo modo di insegnare ma al contrario, nello spirito di collaborazione, aveva lo scopo di riportare l'attenzione sulla particolarità del bambino, con una sua specifica personalità. E se possibile, nei limiti della normale gestione scolastica, di rispettare maggiormente la sua sensibilità e magari, perché no, essergli anche di aiuto per colmare anche le sue carenze psicologiche.
    Ma la conclusione non è stata quella che speravo. Congedandosi in modo frettoloso e distaccato, ha chiosato che probabilmente manca la fiducia dei genitori nei suoi confronti altrimenti non le sarei mai andata a dire che non doveva rimproverare mio figlio!
    Insomma, ero andata lì per parlare di mio figlio e invece abbiamo parlato di lei. II problemi che sono andata a sottoporle non esistono e il suo modo di insegnare è perfetto e non può in alcun modo essere soggetto a critiche. Mio figlio è irrecuperabile. I problemi che ha sono problemi suoi e a lei non interessano, soprattutto quelli di natura psicologica. Lei è solo la santa che lo ha sopportato senza "mandarmi a chiamare" e che viene ringraziata così -a pesci in faccia-!
    Ma almeno qualcosa di quello che le ho detto avrà oltrepassato la sua corazza? Si sarà resa conto, almeno per un momento, che le tecniche di coercizione psicologica che usa per avere il controllo sui bambini non sono "corrette"? Alla fine ora mi rimane solo una domanda. E' giusto lasciare mio figlio in quella scuola? Oppure, in 5a classe, vale la pena di tentare l'ignoto alla ricerca di una scuola più equilibrata? E se con l'andare del tempo facesse dei veri danni?
    Mi trattengono le altre insegnati della scuola (il corpo docente conta circa 7 insegnanti), alcune delle quali definirei eccellenti. Sia chiaro, lei ha ragione a dire che non si può dare tutta la colpa alla scuola. L'insicurezza e la bassa autostima hanno altre radici. Io forse sono troppo precisa, lavoro, mia figlia più grande è piuttosto brava a scuola e lui non riesce a competere, il padre è sempre presente ma un pò distante per carattere. Ma se ai miei sforzi sul fronte casalingo non si abbina un'attenzione "scolastica", ma al contrario, abbiamo un reggime che mira all'annullamento della persona per ottenere l'omologazione e il controllo, allora così non va proprio bene. E' chiaro che mio figlio si ribella. Perché veramente lui non è stupido, ma al contrario è dotato di un acume non comune.
    Visto che è stata così gentile con me, potrebbe darmi un consiglio anche in merito a questo secondo dubbio?
    Grazie infinite

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  2. Cara Stefania, mi sembra che tu abbia fatto quello che potevi,e bene. La professoressa ha risposto come mi aspettavo: difendendosi e negando. Ma sono sicura che ci penserà su e cercherà di riparare. E' stata punta sul vivo, e questo significa che le interessa.
    No, non devi assolutamente cambiare scuola a Marco. Ormai è quasi in quinta. Perderesti le altre "7 insegnanti, alcune delle quali eccellenti", senza nessuna garanzia di trovarne di migliori. E obbligheresti Marco a ricominciare tutto dall'inizio.
    Cerca di far capire a Marco che è suo dovere studiare e comportarsi bene, indipendentemente dalla maestra. Fagli sentire che ti fidi di lui e digli che hai parlato con la maestra e che hai visto che ci tiene a lui, e che se lo rimprovera è proprio perché vuole vederlo migliorare. E' importante che la percepisca come persona che si interessa di lui e non come una nemica. Per lui, non per lei.
    Non ti preoccupare. vedrai che ci riuscirai. La scuola sta finendo :-)
    Fammi sapere!

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  3. Buongiorno professoressa Isabella
    mi chiamo Sara e ho due figlie, una di 14 anni e una di 12. La più grande tutto sommato se la cava a scuola mentre la più piccola ha sempre avuto problemi fin dalle elementari.
    Già dalla seconda elementare ha evidenziato ritardi nel linguaggio con difficoltà a legare il significato delle parole agli oggetti, problemi legati alla memoria breve e molta difficoltà nel relazionarsi con gli altri compagni. Tutto quanto appena detto però è stato capito dopo aver cambiato scuola in quarta elementare. Nella nuova scuola gli ultimi due anni di elementari sono stati molto positivi e le maestre hanno dato una disponibilità sorprendente e la bambina ha seguito costantemente una logopedista i cui effetti si sono fatti vedere quasi immediatamente. Oggi frequenta la seconda media ed è seguita da un'insegnante di sostegno che probabilmente avrà solo per quest'anno; infatti si tratta di un caso borderline non è una disabile ma neppure una bambina portata per lo studio. Per molti anni ha combattuto fra alti e bassi per riuscire a portare a casa un risultato positivo nonostante tutto è sempre stato molto faticoso. Io da circa un anno ho ricominciato a lavorare a tempo pieno e mi sento terribilmente in colpa perchè la trascuro e vorrei fare di più e alla sera o il pomeriggio prima di andare via cerco di vedere insieme a lei i compiti e di spiegarglieli un pò ma mi sono accorta che lei non reagisce e fatica a partecipare. spesso non fa tutti i compiti o li fa svogliatamente non ci mette impegno. devo dire che le professoresse che la seguono sono molto attente e collaborative e la tengono sottocchio costantemente ed insieme abbiamo sicuramente fatto una buona squadra anche insieme alla bambina. ora mi è stato consigliato di portarla da una psicologa per aiutarla a stimolare una maggiore autostima e responsabilità ma credo di avere un pò perso le speranze. non ho molta fiducia e mi chiedo cosa può fare una psicologa per aiutare mia figlia mi sembra quasi di comprare aria, non per colta della professionista ma probabilmente perchè sono io a non aver più fiducia che la situazione possa cambiare. inoltre credo di aver fatto tantissimi errori anche se faccio di tutto per rimediare. devo dire che ho trovato anche molte difficoltà e molte porte sbarrate da persone che si credono chi sa ed invece sono ottuse e maleducate. comunque dal prossimo anno la bambina probabilmente non avrà più l'insegnante di sostegno perchè i responsabili che ne danno i permessi fanno una fatica bestiale a ragione o a torto a dare l'insegnante di sostegno e lei dovrà affrontare il prossimo anno la terza media se verrà promossa a giugno. non nego le difficoltà evidenti e temo per il suo futuro, e soprattutto non so cosa devo fare ancora. mi scusi per lo sfogo e spero che mi possa dare un consiglio.

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    1. Cara Sara, non ho visto il commento, purtroppo. Come va la situazione?
      Mi faccia sapere!
      A presto

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    2. Salve professoressa Isabella
      sono Sara, quest'anno la mia ragazza frequenta la terza media la situazione è decisamente migliorata; ha ancora l'insegnante di sostegno ed a casa abbiamo una ragazza che l'aiuta a fare i compiti due volte la settiman. la media si è alzata ben oltre il 6 e la squadra di professori, insegnante di sostegno, aiuto nel doposcuola e mamma collabora attivamente per starle vicino. mai perdere la speranza e assolutamente si ai cambiamenti. se qualcosa non va bene e non ci sono altre soluzioni è bene cambiare. anche scuola. purtroppo non è facile però visto i risultati sono felice delle scelta fatta in quarta elementare. saluti sara

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    3. Benissimo, Sara, sono contenta!
      Alla prossima!
      Tanti saluti!

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  4. Gentile prof.ssa Milani
    Io ho spostato miofiglio all'inizio della V in un'altra scuola per lo stesso motivo della signora che ha scritto: un'insegnate di italiano che non aveva stabilito nessun rapporto umano con lui e gli altri bambini, che lo umiliava e non lo gratificava mai. Il bambino in IV ha iniziato a sfogarsi a casa, accumulando rabbia per le punizioni e i caastighi e addirittura piangendo per lo stress. L'ho spostato e adesso sembra rinato, si sente accettato e mi sembra sereno. Certo il livello di insegnamento è un altro, lui si trova avvantaggiato perchè è molto piu' avanti ma non viene continuamente ripreso e messo in berlina perchè è disattento e poco concentrato. se avessi letto il suo blog in maggioforse nonlo avrei trasferito , avremmo cercato di resistere ancora per un anno ma era tanta la rabbia e la tensione per quattro anni di sopportazione che il pensiero di un altro anno non mi faceva dormire. Con l'insegnante abbiamo parlato, presentando il problema di insofferenza del bambino al suo atteggiamento solo repressivo e castigatorio ma lei era sembra chiusa nella sua visione: il bambino è viziato, voi genitori gliele date tutte vinte e invece bisogna solo punirlo. Si noti che in 4 anni non mi ha mai detto una parola gentile o presentato una qualità del bambino, solo i difetti. L'autostima di mio figlio è bassissima. Mi dispiace tanto avergli cambiato scuola ma quell'insegnante non ama i bambini, per lei devono essere solo soldatini obbedienti e sempre sull'attenti. Purtroppo l'abbiamo incontrata noi. Avremmo dovuto resistere ancora e rovinare un altro anno di vita? Grazie per l'attenzione

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  5. Gent. prof.,
    mi piacerebbe tanto sapere cosa ne pensa della situazione sopra descritta: adesso che ho spostato mio figlio in altra scuola, mi sento dire dalle mamme di quelli che sono rimasti che quella insegnate è diventata buonissima, è un'altra persona! Lei come se lo spiega? Se non ce ne fossimo andati non sarebbe cambiato niente! Ma bisogna proprio fare una grande can can per ottenere ragione? Non potevano bastare gli scambi di opinione?

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    1. Non avevo ancora visto il commento sopra. E' lei Sofia?

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    2. e vedo ora anche il precedente. Probabilmente mi sono arrivata troppo mail o commenti nello stesso giorno....

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    3. Si, sono io! Volevo chiedere che cosa pensava della situazione che le ho descritto!

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    4. Cara Sofia, per poter esprimere un'opinione dovrei conoscere molti più dettagli, anche dalla parte della maestra. Non so come sia l'insegnante, ma mi sembra di cogliere in lei un astio che forse le toglie l'obiettività. Non so. Forse era già "buonissima", ma lei non se ne accorgeva. Chissà...Forse se non se ne fosse andata sarebbe cambiato molto.
      Nessuno può saperlo. Direi che se adesso suo figlio è sereno, non ci pensi più e si goda la serenità.
      Alla prossima!

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    5. buona sera Isabella io ho una bimba in prima elementre molto diffidente e timida la maestra riprende spesso la bimba ce non fa ciò che le chiede , quando gli fanno delle domande essa non riponde , gli viene chiesto di copiare qualcosa dalla lavagna e essa rifiuta .premetto ce la bimba in casa é una peste come mi devi compirtare?

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    6. E' difficile rispondere avendo a disposizione così pochi dati. Se la bambina a casa è una peste e a scuola non ascolta quello che le dicono, direi che potresti andare a parlare con una psicologa (o psicologo) che osservi voi genitori e la bambina per vedere se si tratta di errori educativi o se ha qualche problema di comportamento.
      Non posso suggerirti altro.

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  6. Buongiorno
    mi chiamo Deborah e ho un figlio di 8 anni che frequenterà la terza elementare.
    M. è un bambino che socializza molto bene con i suoi pari ma non altrettanto con gli adulti, con cui è piuttosto timido e chiuso. Alle elementari ha trovato 2 maestre dal comportamento distaccato e freddo e tutt'altro che empatiche nei confronti dei bambini. Credo che dal punto di vista dell'insegnamento siano capaci, mio figlio non mi ha mai chiesto spiegazioni su una lezione che non ha capito. Lui è un buon alunno, i suoi voti sono alti e a casa quando facciamo qualsiasi attività si dimostra sempre molto interessato. Eppure durante la seconda, seppur mantenendo quanto detto sopra, M. ha perso l'interesse per la scuola che trova noiosa. Credo che buona parte del problema sia nato dal fatto che aveva dalle due ore e mezza alle tre ore di compiti ogni pomeriggio in cui non c'era rientro.
    Già durante lo scorso anno ero andata a fare presente alle maestre che la quantità di compiti era troppo opprimente a mio avviso ma le maestre si sono sentite giudicate e si sono schierate contro di me. Quest'anno sono andata a parlare con le maestre dello stesso problema al primo colloquio individuale e la loro risposta è stata sempre la stessa. Il bambino è lento in confronto alla classe. Io non credo perchè i compiti li fa con me presente e non gli permetto di perdere tempo. Fa delle pause ovviamente (che non conteggio) ma non credo che gli altri siano più veloci e comunque alla fine della seconda c'erano altri 14-15 genitori in accordo con me che però non volevano espersi. Al colloquio individuale di fine anno ho riportato nuovamente il problema e la maestra di matematica mi ha detto " ma lei chi crede di essere? La paladina dei compiti a casa?" e si è girata e ha riso con la maestra di italiano! ...
    Mah, comunque da quella volta i voti di mio figlio si sono leggermente abbassati e mi ha detto un paio di volte che la maestra di matematica lo ha sgridato anche se non era colpa sua e che se la prende spesso con lui.
    Oggi parlando delle nuove maestre di suo fratello K gli ho detto che è fortunato anche lui(M) perchè ha delle brave maestre che gli insegnano tante cose. M mi ha risposto (testuali parole): -mica tanto brave, la maestra di matematica mi tratta sempre come fossi un maiale!-
    Non ho detto nulla, non ho chiesto spiegazioni. Il mio primo pensiero è stato quello di strozzarla con le mie mani, il secondo che devo capire cosa succede all'interno della classe. Non sarebbe certo il primo figlio a subire le conseguenze di uno screzio tra maestre e genitori ma non voglio che questo vada a nuocere sulla sua autostima e sulla sua vogli di conoscere e di imparare. Ho pensato di non fargli altre domande perchè non voglio pilotare nel suo cervello alcun ragionamento. Voglio portarlo da una psicologa perchè possa valutare lei qual'è la situazione, come l'affronta il bambino e come comportarmi per aiutarlo. Secondo lei è la cosa giusta?

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  7. buona sera sono un papà preoccupato ,ho saputo che un insegnante di mio figlio ha l'abitudine di riprenderlo con ''pacche'' sulle spalle o tirando il suo astuccio dei colori per terra ,l 'anno scorso tirò la sua bottiglietta dell'acqua ,mio figlio ha 7 anni e va in seconda elementare ed essendo molto sensibile ne risente, io personalmente non approvo questi comportamenti oltretutto lui adorava la matematica (questo insegna la suddetta maestra) ed adesso la studia con malavoglia nonostante con mia moglie abbiamo cercato di fargli capire la situazione !come dovrei comportarmi secondo lei?
    la ringrazio anticipatamente per l'aiuto che sempre dà a tutti

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    1. Caro "papà preoccupato" (però preferivo un nome), la maestra non dovrebbe tenere comportamenti del genere, perché insegna al bambino che si butta giù l'astuccio, si danno "pacche", si lanciano oggetti. E non c'è nessuna giustificazione valida (per esempio: "ma io scherzo con loro!"). Dovrebbe andare (insieme a qualcuno) a parlare con la maestra, chiedergli se è vero quello che riferiscono i bambini (immagino che altri lo abbiano detto ai loro genitori). Aggiungerei, prima che risponda "Mi sembra impossibile perché sarebbe gravissimo". Niente altro. Poi scriverei al dirigente, chiedendo che faccia in modo che non accada più.
      Mi faccia sapere!

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  8. Gent.prof.,vorrei tanto sapere se ha diritto una maestra in momento della verifica spostare cinque bambini da classe in una altra aula per far verifica.mia figlia va in terza elementare.

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    1. Gentile Lada, non saprei. Credo che avrà avuto dei motivi. Perché pensa che sia una umiliazione? Magari era per fare stare più tranquilli quei cinque bambini. Bisogna dare un po' di fiducia agli insegnanti! Però può andare a chiedere alla maestra di spiegarle.

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  9. Isabella Milani le scrivo per dirle che la mia professoressa di lettere quando faccio un errore me lo fa notare anche troppo davanti a tutta la classe non so cosa fare ormai non parlo mai nelle sue ore non so piu cosa fare la prego di rispondermi
    Grazie.

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  10. Gentile professoressa,
    vorrei chiedere la sua opinione in merito ad un comportamento tenuto da un'insegnante di mia figlia: io lo trovo molto grave, ed ho già chiesto un colloquio all'insegnante, ma volevo avere anche l'opinione di un altro docente e professionista per capire se sto sbagliando.
    Premetto che mia figlia ha 15 anni, ed un passato molto difficile anche perché l'abbiamo adottata (adozione nazionale) quando ne aveva 10, dopo una vita in cui ne ha passate davvero tante. Di tutto ciò è al corrente l'insegnante in questione, che in genere tende a svalutare abbastanza tutte le produzioni artistiche di mia figlia (è in un liceo artistico), ma che ora è arrivata a questo: mia figlia ha realizzato come compito a casa una tavola, che le è costata un lavoro di circa 3 pomeriggi e a cui lei teneva perché le sembrava di aver fatto un buon lavoro con una nuova tecnica di pittura. Alla lezione successiva alla consegna del lavoro, siccome alcuni compagni non avevano i fogli per esercitarsi con i colori, l'insegnante ha detto a quei compagni di tagliare a pezzi la tavola di mia figlia e usarli come fogli di prova.
    Mia figlia è profondamente ferita, perché già per via della sua storia personale ha un'autostima bassissima, e legge questo gesto come un'ennesima conferma che ciò che lei fa vale meno di nulla.
    Il dirigente scolastico, a cui ho subito telefonato, mi ha detto di insegnare a mia figlia a dare un altro significato alla cosa, chiarendomi con l'insegnante su quale sia questo significato. Io certamente darò all'insegnante la possibilità di spiegarmi, ma non trovo corretto chiedere ad una ragazzina fragile di farsi carico di cercare di capire le motivazioni di un gesto che trovo francamente assurdo, se anche non era volutamente umiliante.
    La ringrazio per qualsiasi indicazione vorrà darmi.
    Sara

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    Risposte
    1. Gentile Sara, di solito vado cauta quando i genitori mi presentano un problema con un insegnante perché non è raro che mi vengano raccontate impressioni e sentito dire invece di fatti concreti che potrebbero anche non corrispondere al vero, visto che non ho la possibilità di sentire anche la versione del docente. Ma in questo caso, qualunque sia il tono che ha usato l'insegnante, resta il gesto, che mi sembra di assoluta mancanza di tatto. Il lavoro di un alunno - bambino o adolescente che sia - non va mai strappato. Neanche dall'alunno stesso. Lo studio è nel percorso e non solo nel risultato. Anche il lavoro sbagliato, quindi (che si tratti di disegno o di esercizio o di tema) deve rimanere lì, per essere esaminato quando si vuole vedere il percorso fatto.
      Non non posso giudicare l'insegnante, quindi, ma posso giudicare il gesto: lo disapprovo, soprattutto se fatto a una ragazza con una bassa autostima e con un percorso di vita difficile. Dica a sua figlia che la professoressa non voleva umiliarla (e di questo sono sicura), ma che non ha pensato che per lei quel disegno fosse così importante. Se non ha ancora parlato con l'insegnante, quando le parla, le dica che sua figlia è rimasta mortificata perché il suo disegno è stato usato come carta straccia. E aggiunga che per lei, che ha avuto una vita molto difficile, il disegno era bello. Si aspettava che l'insegnante lo correggesse e le insegnasse, non che glielo strappasse. Usi proprio queste parole: mortificata, carta straccia.
      Mi faccia sapere.

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  11. La ringrazio tanto per la sua risposta, che mi è stata davvero utile per vedere le cose con maggiore obiettività. Certamente terrò conto dei suoi suggerimenti e le farò sapere.

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  12. Gent.ma Professoressa,
    sono un uomo di scuola con un passato in ogni ordine e grado di istruzione pe la disciplina dell'imparare a disegnare.
    Sono in pensione e mi sto dedicando,con sede presso una associazione culturale, del paese un cui vivo-S.Stefano di Camastra-Me- ad un gruppo etereogeneo di studenti di scuola elementare e media, per una ricerca in via sperimentale se dette utenze, durante il corso di studi, imparano a disegnare o sono soggetti a ripetere gli stessi disegnisterotipati, che hanno carettirizzato il periodo espressivo prescolare.
    Mio malgrado, purtroppo debbo constatare che la situazione è rimasta la stessa.
    Sono un esperto della materia e soprattutto per avere trovato il modo come restituire ai fanciulli le condizioni ideografiche di tutto rispetto, dove il disegno stereotipato è divenuto un ricordo, naturalmente tutto adeguato allo sviluppo dell'intelletto in relazione all'età.
    Ma non è questto la motivazione che mi ha spinto a chiederle un opinione su quanto ho ritenuto fare presente alla classe con un esempio pratico, le condizioni di certi compagni, che per vari motivi, disturbano la lezione.
    Tengo a precisare che non sono un insegnante che rimprovera e non impongo l'ubbidienza,chiamando in causa la disciplina e altro.
    Ma cerco di non evidenziare l'accaduto, ne indicare i compagni che disturbano, ma colgo l'occasione per inserire nei contenuti della lezione che sto conducendo un argomento in cui fare emergere l'accaduto, da qui, metto in risalto l'atteggiamento scomposto che può causare il risultato del compito e in questa occasione ho chiesto alla classe se all'interno c'arano compagni diversamente abili, la risposta è stata un coro di si, da qui i noti allievi scomposti si sono subito riordinati ed interessati, nel frattempo, un allievo viene sorpreso con i gomiti poggiati sul banco ed i pugni chiusi e rivolti verso la testa,picchiandosi con ritmi costanti ed interminabili, ho colto il gesto ed ho portato come esempio che il gesto del compagno è un gesto "diversamente abile".
    Domando:
    può rappresentare questo paragone un offesa al soggetto?

    ....... preciso che gli studenti durante questa parantesi di informazione hanno elencato una serie di disturbi di questi soggetti, che nulla hanno a che vedere con la sindrome di DAWN.
    Sarei grato per una risposta che vorrei sottoporre all'attenzione del genitor del soggeto in causa, da cui presumo una protesta, genitori che dovrei incontrare lunedi 21 aprile prossimo c.m
    Con infinita riconoscenza

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    1. Caro GIovanni, in realtà non mi è ben chiaro quello che è accaduto. Puoi sintetizzare il concetto in modo più semplice?
      Scrivimi proprio il dialogo fra te e i ragazzi, proprio come è avvenuto.
      Aspetto tue notizie.
      (ma quando devi incontrarti con il genitore e perché?)

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  13. Salve professoressa io ho mia figlia che frequenta il terzo anno di scuola elementare mia figlia mi dice che ha paura di chiedere alla maestra qualcosa ad esempio anche se vuole andare in bagno perché ha paura della sua risposta oggi sono andata a scuola per farmi aiutare dalla maestra per far superare a mia figlia questa sua paura e la maestra che fa dopo che io sono andata via la maestra umilia mia figlia dicendo che nn si accusano le persone che lei nn parla più altrimenti mia figlia viene a casa a dirmelo e che se vuole può anche cambiare scuola cosa mi consiglia?

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    1. Cara Anna, direi due cose:
      1. se la bambina ha paura a chiedere alla maestra questo non significa necessariamente che sia la maestra che la spaventa. Forse non è stata mai abituata a gestire le difficoltà.
      2. Evidentemente la maestra ha percepito una critica dietro le sue richieste. E questo capita perché sono molti i genitori che vanno a scuola a protestare. Questo è il risultato.
      Torni dalla maestra e chiarisca la situazione, tenendo presente anche che la bambina potrebbe aver riferito male le parole della maestra. Dico questo perché mi sembra veramente strano che una maestra reagisca così.
      Mi faccia sapere

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