La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMArE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuti, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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venerdì 21 aprile 2017

LA PRIMA RECENSIONE a "MALEDUCATI o EDUCATI MALE?"!!! Finalmente! 620° post



Credo che chi scrive un libro aspetti con ansia le recensioni, perché noi scriviamo per il lettore e vogliamo sapere se quello che volevamo dire è stato compreso e apprezzato.


Ecco la prima recensione di un lettore, Andrea, che ringrazio qui, perché non posso farlo in altro modo. Se me la fossi scritta da sola non sarebbe venuta così bene! 

Come ho già molte volte detto, voi che leggete siete la mia unica pubblicità. Per questo vi chiedo di scrivere una recensione.

Eccola:


il 20 aprile 2017
"Un gran bel libro di pedagogia e psicologia scritto da una persona che si sente essere competente e appassionata al suo lavoro di insegnante e di mamma. L'esperienza diretta che l'autrice ha vissuto a livello personale e professionale risuona in ogni parola. Non si tratta dell'ennesimo esperto che dall'alto esprime teorie non sempre decifrabili e poco applicabili, ma di una persona che ha fatto tesoro della sua preziosa esperienza decidendo di condividerla e dare così un importante contributo alla questione educativa. L'analisi dell'attuale situazione della scuola e del problema di sfiducia che mina continuamente la collaborazione tra insegnanti e genitori è ricca di spunti interessanti e consigli pratici su come fronteggiare e superare questo conflitto degenerativo che mette contro coloro che in realtà dovrebbero allinearsi e rivendicare maggiori risorse da parte di una Stato assente. Nel dare indicazioni c'è sempre il rispetto di chi sa bene quello che dice senza che vi sia un giudizio o una presunzione. Un invito agli insegnanti e soprattutto ai genitori a rivedere il "come" si gestisce la relazione e l'alleanza educativa perché quando si assiste a modalità disfunzionali si producono veri e propri danni che interferiscono con una sana crescita individuale. Un libro utile per pensare, per confrontarsi e per riaprire un dialogo costruttivo tra agenzie educative totalmente alla deriva che stanno crescendo generazioni sempre più disorientate e deboli. Infine un libro che si arricchisce di riferimenti teorici e pratici inerenti la Psicologia Positiva, disciplina a me cara, che può avere ricadute significative nell'ambito educativo. Si parla infatti di ottimismo, autostima, sogni, speranza e tutto ciò che mira alla promozione del benessere, all'autorealizzazione e al raggiungimento di obiettivi. Questo l'educazione dovrebbe fare in famiglia e a scuola. Insomma un libro da leggere e da diffondere. Grazie all'autrice!"


La frase che mi piace moltissimo è questa:
"
Nel dare indicazioni c'è sempre il rispetto di chi sa bene quello che dice senza che vi sia un giudizio o una presunzione." perché la maggiore difficoltà, quando si scrive un libro che alla fine è principalmente di consigli, è quella di non apparire una maestrina dalla penna rossa che dà giudizi dall'alto.
Bene. Sono riuscita nell'intento :-)





mercoledì 19 aprile 2017

ECCO IL LOOK 2017 DI ISABELLA MILANI!

Cari lettori, vi presento il mio nuovo look!
Sono sempre la stessa, naturalmente, ma un po' rinnovata!

Il mio consulente d'immagine è Paolo Moisello (Moise).



mercoledì 12 aprile 2017

ECCO LA MIA INTERVISTA su RADIO CUSANO CAMPUS su "Maleducati o educati male?" 618° post

OGGI sono stata intervistata da RADIO CUSANO CAMPUS!

Ascoltate l'intervista che Annalisa Colavito mi ha fatti sull'educazione dei figli e sul mio libro "Maleducati o educati male?", in uscita domani 13 aprile.


Se non avete potuto sentirmi non vi preoccupate: potrete ascoltare la trasmissione in podcast!
QUI


martedì 11 aprile 2017

“Anche gli alunni bravi hanno dei problemi” Seconda Parte. 617 post

Gli alunni che prendono ottimi voti a scuola possono avere dei problemi. Se non ammettessimo questo significherebbe una cosa gravissima, e cioè che per noi i voti sono espressione del valore di una persona. E questo è proprio quello che non deve accadere. I voti non contano nulla, nella vita, perché i voti li darà la vita stessa.
Il discorso è molto lungo e complesso, ma provo a sintetizzarlo.
Lascio da parte per ora i problemi che gli alunni “bravi” possono avere e ai quali ho fatto cenno nel mio precedente post (problemi familiari, di salute, ansie, timidezza, ecc.), perché rappresentano un altro discorso.
Forse l’espressione “bravo” dovrebbe smettere di essere usata in tutte le aule e in tutti gli ordini di scuola. Almeno finché la mentalità non sarà cambiata. O, ancora meglio, finché non si troverà un modo diverso di valutare gli alunni. Dovrebbe essere sostituita da qualcosa come “prende buoni voti”. Giovanni, che studia, che sta attento in classe, “che prende buoni voti”, potrebbe anche essere un pessimo amico, un egoista, uno “che fa la spia”, uno “che suggerisce le risposte sbagliate”, o “che fa discriminazioni”. Andrea, che non studia, che non sta attento, “che prende brutti voti”, potrebbe essere un buon amico, uno che aiuta i compagni in difficoltà, uno che è amico di tutti.
Come persona, preferisco senz’altro Andrea.  Giovanni prende buoni voti, ma non sono contenta di lui neanche come alunno, perché per me il voto non rappresenta null’altro che un obbligo burocratico, e giudico gli alunni prima di tutto come le persone che diventeranno: sapranno aiutare chi è in difficoltà? sapranno vivere correttamente in società? saranno onesti? sapranno rinunciare a qualcosa per non schiacciare gli altri? sapranno provare empatia? sapranno essere buoni amici, buoni compagni, buoni genitori? sapranno distinguere quello che vale da quello che non vale? saranno “brave persone”?
Tutto il problema sta qui: i nostri figli e i nostri alunni non devono diventare solo bravi medici, bravi avvocati, bravi architetti, bravi ingegneri, per essere stimati. Possono essere anche “soltanto” bravi insegnanti, bravi infermieri, bravi commercianti, bravi vigili urbani. E – soprattutto- devono diventare “brave persone”.
Un alunno bravissimo a scuola che diventa un “ottimo medico”, perché sa curarti, ma per esempio senza la minima capacità di mettersi nei panni del malato, di provare empatia, insomma; un medico che pretende parcelle esagerate anche da chi non può pagare, altrimenti non ti visita e non ti cura, può essere definito “una brava persona”? Secondo me, no.
Ricordo che un bidello di una scuola dove ho insegnato mi raccontò che aveva detto allo specialista che lo aveva operato e che lo curava (privatamente), che non poteva pagare ogni quindici giorni la parcella (che era un terzo del suo stipendio). Lo specialista rispose “ma per la salute si deve fare ogni sacrificio!”. Era un bravo medico? Per me, no.
Vorrei raccontare qualcosa di me.
Ho due sorelle e questo, già all’inizio, mi ha portato a capire che non ero sola, che non erano importanti solo le mie esigenze, che quello che c’era in casa dovevo dividerlo, che dovevamo aiutarci, che non dovevamo litigare e che – se capitava- dovevamo saper “fare la pace”.
Sono stata educata a cercare di raggiungere gli obiettivi che mi ponevo, ma tenendo conto della sensibilità degli altri, e – soprattutto- stando sempre attenta a non calpestare nessuno percorrendo la strada che mi portava dove volevo.
Sono stata abituata a pensare che i soldi non sono tutto, che ci sono dei valori che fanno di noi delle “brave persone” e che certi comportamenti fanno di noi delle “persone cattive”, che una persona ricca o importante o famosa non vale di più di una persona qualunque, magari anche povera.
I miei genitori mi hanno trasmesso il concetto che studiare è importantissimo, che la scuola è essenziale e che era ed è mio dovere fare sempre del mio meglio. Ma quando prendevo un bel voto mi veniva detto “Benissimo! Ma ricordati sempre che lo fai per te”. Mi hanno insegnato che è meglio un 6 guadagnato onestamente e con le mie forze che un 9 “regalato” o attenuto con l’inganno; e che non dovevo vantarmi dei miei bei voti con chi non riusciva a ottenerli, perché se io ci riuscivo era perché avevo più capacità di capire quello che leggevo e studiare, perché avevo più libri a casa e perché vivevo in una famiglia che mi aveva insegnato il valore della cultura.
Sono stata educata a pensare che chi è più fortunato e chi ha più possibilità - da tutti i punti di vista- ha il dovere di aiutare chi ha bisogno di aiuto, sia che si tratti di comperare qualcosa che di dire una parola buona, che di spiegare una lezione o un esercizio; che le cose non si fanno “per denaro”, ma perché è giusto farle, che non si deve dare aiuto in cambio di qualcosa. Mi hanno insegnato a essere generosa. Sono stata aiutata dai miei compagni di scuola quando non capivo qualcosa di matematica, e io ho aiutato loro se riuscivo meglio di loro in italiano, in latino. Ci siamo passati gli appunti, ci siamo interrogati a vicenda per prepararci.
Sono stata educata a considerare essenziale l’onestà e i miei genitori me lo hanno insegnato con l’esempio, oltre che con le parole. Non mi sarebbe mai venuto in mente di chiedere una giustificazione falsa, perché non solo non me l’avrebbero fatta, ma avrei ricevuto un severo rimprovero anche solo per averlo pensato.
Se state leggendo il mio blog, i miei articoli, i miei libri è perché sono stata educata così, con l’esempio: a condividere quello che ho, anche senza avere un tornaconto economico. Perché – l’ho già detto- tenere un blog, rispondere a moltissime lettere e scrivere dei libri come i miei è molto molto più faticoso di quello che possiate immaginare, e credo che la maggioranza non accetterebbe di lavorare così tanto per così poco. Ma sono stata abituata a pensare che si possono fare le cose anche per il piacere di farle e perché è giusto. E quando vi chiedo di scrivere una recensione, di condividere i miei post o di pubblicizzare i miei libri non lo faccio perché devo guadagnarci qualcosa, ma perché spero che quello che scrivo possa essere di aiuto al maggior numero di persone possibile.

Educate i vostri figli e i vostri alunni all’onestà e al rispetto degli altri; a essere brave persone prima che bravi studenti; a pensare che i voti non valutano la persona. E vedrete dei buoni risultati nel futuro.

Per tutto il resto, rimando al mio nuovo libro, “Maleducati o educati male?”, al quale ho lavorato per undici anni. E anche al mio primo libro “L’arte di insegnare”, che ha già aiutato molte persone. E vi chiedo di pubblicizzare sia il post, che gli articoli, che i libri, soprattutto il nuovo nato J. Così, solo per farmi contenta.


lunedì 10 aprile 2017

“Anche gli alunni bravi hanno dei problemi” Prima Parte. 616° post

Sonia mi scrive:

“Buongiorno Professoressa, sono Sonia, leggo sempre con interesse il suo libro ed il suo blog, oggi però vorrei per favore, un consiglio, su un problema che, a quanto mi ricordi, non è stato mai trattato.
Sono supplente annuale in un Liceo Classico ed ho una quarta ginnasio (per coincidenza esclusivamente femminile), in cui, nel primo quadrimestre, la maggioranza aveva la media del 7, parecchie anche dell'8, nessuna ha insufficienze, naturalmente la situazione consegue al fatto che le ragazze in classe seguono e non disturbano, mentre a casa studiano.
Dove si trova il problema allora? A mio parere nell'eccessiva importanza attribuita al primeggiare ed ai voti in quanto tali, a discapito di altri valori.
Faccio esempi concreti: sia io che i miei colleghi abbiamo notato che, prima di un'interrogazione (sono tutte programmate), le ragazze si assentavano, portavano poi la giustificazione firmata, con la scritta "indisposizione" (poco credibile, visto che, quello stesso giorno, alle 18, le abbiamo incontrate, a teatro, o in biblioteca, non a perder tempo, ma comunque non erano malate.)
A giudicare dalla loro preparazione all' interrogazione, quell' assenza non sarebbe servita ad evitare un 4, per noi colleghi umanamente più comprensibile, ma a far sì che un 8 non diventi, per caso 7, con la complicità delle famiglie...
Secondo esempio: sia io che i miei colleghi interroghiamo più di una persona, se Tizio e Caio sono interrogati insieme e Tizio non sa una cosa o la sbaglia domandiamo a Caio, se Caio sa naturalmente va a suo favore: in questa classe è capitato (sentito anche con le mie orecchie e con una collega in un'altra materia, che Tizia esitasse a dare una risposta, Caia le suggerisse una risposta sbagliata, Tizia naturalmente sbagliasse, ma poi Caia, una volta passatale ufficialmente la parola, non solo sapesse la risposta giusta, ma la esponesse perfino con grande dovizia di particolari, sembrava poi parlare con una luce negli occhi e un fare che diceva: "Sono molto meglio di lei". Essendosi ripetuto due volte e con le stesse persone io e la collega abbiamo sospettato il "dolo", cioè che suggeriscano le risposte sbagliate volutamente.
Terzo episodio: altre due compagne, io: "hai fatto i compiti Tizia?" Tizia ride e mi risponde:" Io sì, solo Caia non li ha fatti, doveva studiare meglio un'altra materia, per questo entrerà alla seconda ora, me l'ha detto lei; ovviamente poi Caia è effettivamente  arrivata alla seconda ora, con quella giustificazione genitoriale sempre valida  “motivi di famiglia”, e 9 puntuale nell'altra materia, ma che sia stata proprio Tizia a dire a me, che sto dall'altra parte della barricata, la verità, per poter "brillare", sinceramente mi sconforta più dei compiti che Caia non ha fatto...
Il Consiglio di classe si è riunito ed avverte che anche in questa classe “buona”, educativamente parlando, qualcosa va corretto e ritiene che sia dovere degli adulti intervenire, almeno facendo passare il messaggio che l'onestà, la solidarietà, ecc. sono importanti almeno tanto quanto le declinazioni, Dante o la scomposizione di un polinomio, se non di più.
Nessuno però ha saputo concretamente suggerire metodi per aiutare anche una classe come questa, apparentemente "senza macchia"; si legge molto di più sulle classi indisciplinate.
Scrivendole anche a nome dei miei colleghi, le chiediamo, per cortesia, se ci potrebbe indicare dei modi concreti o per iniziare un discorso o delle strategie di intervento, anche in questo contesto.
Grazie. Distinti saluti. Sonia”

Cara Sonia, avevo voglia di rispondere a te e ai tuoi colleghi perché effettivamente se ne  parla poco.
Voi avete potuto parlarne perché non avete in classe problemi di disciplina (nel senso classico del termine). Ma posso dirti che in molte scuole e in quasi tutti i consigli di classe si finisce per sempre per dedicare quasi tutto il tempo a disposizione per discutere dei problemi di disciplina (che sono urgenti), delle sospensioni, degli alunni che non studiano, ecc. E rimane poco (o nessun) tempo per parlare degli alunni “bravi”.
Invece bisogna trovarlo. Anche gli alunni bravi hanno dei problemi: timidezza, paure, ansie e, come in questo caso, mancanza di valori veri. E spesso sono problemi che nascono in famiglia e sono le famiglie a dover essere coinvolte.
I problemi che hai evidenziato, Sonia, sono chiari:
·        “...portavano poi la giustificazione firmata, con la scritta ‘indisposizione’ " = ci sono genitori diseducanti;
·        “...ma a far sì che un 8 non diventi, per caso 7”  = certi genitori sono esigenti, iperprotettivi e competitiv, e gli insegnanti non dedicano abbastanza tempo a chiarire il senso della parola “voto” agli alunni e ai genitori; e a volte sono loro stessi quelli che sollecitano il raggiungimento di voti più alti;
·        “...abbiamo sospettato il "dolo", cioè che suggeriscano le risposte sbagliate volutamente” = i genitori prima, ma anche gli insegnanti, poi, non hanno insegnato adeguatamente i concetti di “correttezza”, “onestà”, di sincerità.
·        "hai fatto i compiti Tizia?" Tizia ride e mi risponde:" Io sì, solo Caia non li ha fatti, doveva studiare meglio un'altra materia, per questo entrerà alla seconda ora, me l'ha detto lei” = Questo è “fare la spia”! E non solo in modo del tutto gratuito, ma – molto peggio- per screditare la compagna ai vostri occhi.

Allora: il problema è serio. Queste ragazze, comportandosi così, dimostrano di non avere minimamente idea della differenza fra ciò che è corretto e ciò che non lo è. E lo prova il fatto che lo dicono apertamente perché non temono il vostro giudizio: evidentemente percepiscono (o credono di percepire) che in fondo è quello che volete voi insegnanti e anche i genitori, Quindi direi che qualcosa non ha funzionato nella loro educazione. 
Che cosa si può fare, dite? Se fosse capitato a me – già alla scuola media- avrei apertamente e platealmente mostrato tutta la mia disapprovazione. Avrei chiesto spiegazioni la primissima volta che questo accadeva, mettendo in evidenza nel modo più esplicito possibile che quei comportamenti erano scorretti, che erano improntati alla falsità e alla menzogna, e messo in evidenza che chi si comporta così non è degno di essere considerato un amico, ma neppure un alunno da rispettare. Al primo accenno di questo atteggiamento avrei smesso di fare lezione, di interrogare o di spiegare e avrei dedicato tutto il resto del tempo a parlare di come ci si comporta se si vuole essere chiamate persone leali e corrette. Che cosa importa che un alunno prenda 9 di latino se poi diventa disonesto? Non si può né minimizzare né transigere quando si vede un nostro alunno che fa deliberatamente del male a un altro. Significa che non ha capito nulla né di quali sono i valori importanti nella vita né del fatto che essere persone e alunni in gamba non significa ottenere dei bei voti a qualunque prezzo, anche sacrificando la nostra onestà.
Hai ragione, Sonia, “l'onestà, la solidarietà, ecc. sono importanti almeno tanto quanto le declinazioni, Dante o la scomposizione di un polinomio, se non di più.”. Ma direi che lo sono di più. Parlatene con gli alunni. Non è tempo perso: è tempo recuperato. Ed è importante che anche i genitori siano coinvolti in questo problema: si deve spiegare loro esplicitamente che la giustificazioni deve essere riservata solo a problemi seri e reali, e che scrivere il falso (perché di un falso si tratta) non è corretto nei confronti degli insegnanti e non è educativo per gli alunni. Rimanere a casa per studiare non è un “problema serio e reale”. Scrivere che la figlia è rimasta a casa “per problemi di salute” è una bugia, molto diseducativa. 
Personalmente, ne parlerei con i colleghi e poi inviterei i genitori a una o più riunioni per esporre questi problemi, spiegando che la loro collaborazione è indispensabile. È importante che capiscano molto bene che la corsa al voto alto non è l’obiettivo della Scuola italiana. E non deve essere un obiettivo nell'educazione. Insegnare ai figli ad essere arrivisti significa educarli alla mentalità consumistica e priva di valori che ci ha portato ai problemi che abbiamo oggi. Tollerare (o - peggio- accettare e approvare o addirittura sollecitare) che i figli ottengano dei risultati scolastici anche a prezzo di coportamenti scorretti è molto grave. E ribaditelo anche a voi stessi, perché a volte anche gli insegnanti contribuiscono a dare troppa importanza al voto e a suscitare grande competitività. Il nostro obiettivo, come insegnanti e come genitori, deve essere quello di formare persone capaci di rispettare gli altri, di provare empatia, di praticare la solidarietà e – solo dopo- di avere una buona preparazione per entrare nel mondo del lavoro con delle buone competenze. 

Un genitore e un insegnante dovrebbero sentire come una sconfitta la constatazione che i loro ragazzi – figli o alunni che siano- non sono diventati brave persone. Indipendentemente dai voti che prendono. Perché una ragazza che fa sbagliare di proposito una compagna o che “fa la spia”, non è corretta. E la sua non è una ragazzata da minimizzare.

lunedì 27 marzo 2017

Messaggio per chi mi ha scritto: ancora un po' di pazienza! 615° post

Ho ricevuto una valanga di lettere in questi ultimi tempi, non so perché.

Sapete che sono stata impegnata con il nuovo libro, ma non sapete che ho risposto a un mucchio di lettere in privato.
Prossimamente risponderò solo sul blog. La grande maggioranza mi scrive che è urgente, però se tutte le lettere sono urgenti come faccio?  

Mi rivolgo soprattutto ai genitori: se vostro figlio prendere una nota disciplinare o un brutto voto, non vi fate prendere dal panico. Spesso la strategia migliore (e più educativa) è quella di lasciare andare le cose come vanno e, soprattutto, di lasciar fare agli insegnanti.

A presto!


giovedì 16 marzo 2017

Bambini al ristorante. Il mio ultimo articolo su Il LIBRAIO.it. 614° post

Ogni volta che qualcuno si mostra d’accordo con chi vorrebbe che i bambini venissero esclusi dai ristoranti c’è la sollevazione di chi attacca queste incaute persone al grido di “Ma vergognatevi!!" "Siete intolleranti!" "Non amate i bambini!" "Che cosa dovremmo fare, allora, abbandonare i bambini? Stare tappati in casa?”, ecc.  Basta leggere su internet e potete trovare moltissime frasi come queste.

Secondo me, però, è proprio sbagliato il punto di vista. La presenza dei bambini – specialmente di sera- deve essere messa in discussione prima di arrivare al ristorante.  Bisogna riflettere sui problemi che abbiamo come adulti nei confronti dei bambini e dei ragazzi e porci qualche domanda: se i bambini disturbano (al ristorante o altrove) è colpa loro? È giusto educare i bambini a stare seduti al tavolo fermi e zitti? È giusto lasciare che giochino, urlino e corrano fra i tavoli?


Ecco il mio ultimo articolo su Il Libraio. 

Se i bambini disturbano al ristorante la colpa di chi è?
  di Isabella Milani | 15.03.2017
Nel mio secondo libro "Maleducati o educati male?" ho spiegato approfonditamente  i motivi per cui ci troviamo in difficoltà a capire, a gestire e a educare i bambini (e i ragazzi). 
Potete leggere qui la scheda.

mercoledì 15 marzo 2017

ECCO IL MIO NUOVO LIBRO! "MALEDUCATI O EDUCATI MALE?". 613°post

Carissimi lettori, ecco finalmente il mio nuovo libro!!!
Sono veramente fiera di presentarvelo!

Vi dico subito che mi piace molto come è venuto: è bello (me lo dico da sola, anche se non dovrei farlo). Almeno, posso dire che è proprio come speravo che venisse. Anzi, mentre lo rileggevo mi interessavo da sola ahahah!!! Si nota il mio entusiasmo?

D’altra parte, sono undici anni che studio questo argomento, che osservo, che rifletto, che leggo, che cerco di capire, che scrivo, che prendo appunti e che progetto "Maleducati o educati male?". C'è tutto quello che avrei voluto leggere come donna, come madre, come insegnante e anche come cittadina.

È per questo che non vedo l’ora che esca, e che voi lo leggiate: spero che vi piaccia, che risponda alle vostre esigenze, che ci sia scritto quello che vorreste leggere. Sono curiosa di sapere se è proprio come sembra a me: utile.

Intanto, ditemi se vi piace alla prima occhiata, su! Come vi sembra la copertina? Il titolo? La descrizione?


Personalmente, non sto più nella pelle, ma bisogna aspettare fino al 13 aprile! Intanto potete cominciare a prenotarlo! E soprattutto, vi chiedo di diffondere la notizia: cominciate a consigliarlo su facebook, su twitter o dove volete, e a prenotarlo per averlo subito. 
Come ha detto Massimo Decimo Meridio, “Al mio segnale, scatenate l’inferno!” Ecco, questo post è il mio segnale ahahah!!! 
Come vi ho già detto altre volte, voi che mi leggete già e le vostre recensioni, siete la mia migliore pubblicità. E senza pubblicità i libri non arrivano il libreria. Grazie!

   Sul sito di Vallardi potete trovare e leggere la scheda del libro. 
E anche su Il Libraio 

E potete leggere (o rileggere) questo post:

“Quando esce il tuo libro?”. Vi spiego come si pubblica un libro. 



Potete già prenotarlo qui

martedì 14 marzo 2017

Come scegliere la scuola superiore. La mia intervista a nostrofiglio.it. 612° post

Come scegliere la scuola superiore: 5 consigli


di Alice Dutto

La scelta della scuola superiore è un momento importante. Ecco come affrontarlo con i consigli di Isabella Milani, autrice de “L'arte di insegnare. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi”


Arrivati in terza media è tempo di scegliere la scuola superiore. Ma quali sono i parametri da tenere in conto? Devono scegliere i genitori o i ragazzi; è meglio optare per un istituto professionale o un liceo; è bene dare ascolto agli amici? Abbiamo rivolto tutte queste domande a Isabella Milani, autrice de “L'arte di insegnare. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi”. Ecco i che cosa ci ha suggerito.
1. Fate scegliere a vostro figlio
«La scuola superiore deve essere scelta da vostro figlio, perché è la prima vera scelta che fa e deve essere sua». Anche perché «se si rivelerà sbagliata o troppo faticosa non potrà attribuire a voi la causa del suo disagio».
Questo, però, non vuol dire accettare passivamente ciò che dirà vostro figlio: «I genitori possono e devono cercare di indirizzarlo verso la scuola che sembra loro più adatta, ma senza che questo diventi un’imposizione».
2. Ascoltate gli insegnanti
La scelta delle superiori, in realtà, deve cominciare dalla prima media: sulla base dei voti, della voglia di studiare, della curiosità e, soprattutto, dei consigli degli insegnanti. «Il carattere conta poco, perché nell’adolescenza è in continua evoluzione».

Un punto importante è invece proprio l'ascolto dei docenti: «Nell’ultimo anno di scuola media gli insegnanti danno dei consigli ai ragazzi e alle famiglie. E se nessuno può garantire quale sarà la scelta migliore per vostro figlio, ma gli insegnanti sapranno di sicuro qual è quella sbagliata».

Facciamo un esempio: «se un ragazzo mostra di non aver nessuna curiosità verso gli argomenti di studio, se ama stare all’aria aperta, se non legge mai un libro, o se ha a malapena 5 di italiano o di matematica, non iscrivetelo a un liceo solo perché pensate che sia una buona scuola. Per vostro figlio non lo è».

E se per caso volesse iscriversi lui al liceo, nonostante il parere contrario degli insegnanti, «spiegategli che cosa significherà studiare matematica o stare seduti per ore a fare versioni di greco o problemi di algebra. Se voi genitori non avete competenze specifiche, fatevi aiutare in questo dai docenti».
3. Preferite una scuola meno impegnativa
La scelta, dunque, va fatta con i piedi per terra: il rischio di imporre ai figli scuole troppo difficili è infatti quello di «condannarli ad anni di frustrazioni. E, soprattutto, a perdere fortemente l’autostima, che è fondamentale per la vita. Ricordate che alla fine della scuola superiore potrà comunque iscriversi all’università». Se la scelta della scuola è stata fatta bene, «il ragazzo proseguirà anche oltre l’obbligo scolastico e a volte, contro ogni previsione, andrà anche all’università ottenendo buoni risultati».

«In generale, direi che è meglio iscriversi a una scuola meno impegnativa, che permetta al ragazzo di studiare con maggiore serenità, rispetto a una scuola più impegnativa che sia per il ragazzo fonte di stress e causa di perdita di autostima».

Se, poi, un ragazzo non ha assolutamente voglia di studiare «è importante che gli vengano offerte tutte le possibilità per prepararsi al mondo del lavoro, perché oggi la formazione anche per lavorare è essenziale».

4. Valutate l'ambiente scolastico
Oggi ci sono su internet tutte le informazioni utili, e ogni scuola media prevede delle strategie per l’orientamento, fornendo molte informazioni e consigli.
«Per quanto mi riguarda, l’open school è utile ma non essenziale. Consiglio invece di andare andare all'uscita fuori dalla scuola e osservare, facendo attenzione a come escono i ragazzi, i professori e a come si relazionano fra loro».

5. Cambiate scuola, se è quella sbagliata
«Se la scuola si è dimostrata sbagliata ci sono dei termini entro i quali in cui si può andare via. Per me è meglio cambiare ed evitare gli istituti che propongono di fare 2 anni in 1».

In definitiva, si può dire che non esistano scuole migliori o peggiori. 
«Sono le persone che rendono buona una scuola: gli insegnanti, il dirigente, i genitori, gli alunni. E le risorse che vengono assegnate alla scuola. Dunque, la scuola migliore è quella più adatta al ragazzo».

lunedì 13 marzo 2017

La mia intervista su Vanity Fair. "Il tempo dell'italiano" 611° post





Il tempo dell’italiano  

di IRENE SOAVE

Più ore di grammatica, dettati e analisi del testo: anche no, sostiene la «prof-tata» Isabella Milani, che boccia l’appello dei 600 accademici sugli erroracci degli studenti. Perché il punto è un altro.

«Di quell’appello non condivido nulla, se non il concetto che manchi una volontà politica di risolvere il problema». Il riferimento è all’allarme appena lanciato da 600 accademici sugli «errori da terza elementare» nell’italiano degli studenti di oggi: a rispondere è Isabella Milani, pseudonimo della prof di italiano che, dal suo blog laprofessoressavirisponde. blogspot.com – e in marzo dalle pagine del suo secondo manuale Maleducati o educati male? in uscita per Vallardi, pagg. 320, € 12,90 – presta soccorso a insegnanti disperati e genitori sfiduciati, in una sorta di «posta del cuore» a base di compiti e programmi. «Non lo condivido perché sembra suggerire che la colpa vada agli insegnanti, che quasi sempre sono perfettamente in grado di insegnare l’italiano, se solo glielo si lasciasse fare. Ma è difficile, in una scuola che ha la stessa struttura di cinquant’anni fa».

La scuola di un tempo insegnava l’ortografia in modo militare, e l’appello dei 600 docenti sembra rimpiangerla. È qui il problema?
«Non è questione di metodi. Ma di tempo. I prof devono affrontare più interferenze, dall’ingerenza dei genitori al maggior numero di ragazzi con problemi disciplinari gravi, di cui si occupano prof- secondini».

Nell’appello, gli accademici chiedono «una scuola più esigente», più esercizi, dettati. Ma l’Italia è già in testa, per esempio, alle classifiche dei Paesi dove si danno più compiti. Quindi non servono?
«Gli studenti in Italia hanno troppi compiti, è vero – ma anche tante materie. Dove si prendono più ore per l’italiano se le giornate sono già così piene? In più, anche la politica fa il suo».

In che modo?
«Ogni nuovo ministro introduce una riforma con burocrazie sempre nuove, da imparare in appositi corsi: relazioni che nessuno leggerà, e così ogni giorno se ne vanno minuti e minuti. Infatti i dettati, o le letture “colte’’ che l’appello chiede di reinserire nei programmi, non si fanno quasi più perché manca tempo. E perché abbiamo classi numerosissime, quando il numero massimo dovrebbe essere venti».

La presenza di più alunni stranieri incide?
«In realtà sono perlopiù studenti bravi, e quello che davvero non parla italiano è uno su tanti. Per questi pochi, comunque, la scuola dovrebbe avvalersi di un mediatore. E invece anche questo è in capo al prof di italiano. Che così fa da mediatore culturale, guardiano della disciplina, burocrate... Nessuna sorpresa che il tempo per i dettati non ci sia più».


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