La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMArE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuti, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

La mia foto
La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

SEGUIMI su facebook

SEGUIMI SU TWITTER

Se vuoi seguirmi clicca su SEGUI

giovedì 27 settembre 2012

SCRIVETEMI DI NUOVO SE NON VI HO RISPOSTO! 329°

Cari lettori del blog, più il blog diventa famoso (:-))) e più persone mi scrivono, e meno io riesco a rispondere in tempi brevi. A volte rispondo subito, perché quello che mi viene chiesto è urgente, nel senso che il problema riguarda un supplente temporaneo, perché la domanda riguarda un caso grave o un problema comune in quel periodo; o perché la domanda mi viene posta da un genitore che, se reagisce a un eventuale problema in modo istintivo, rischia di creare dei problemi al figlio. 
A volte mi riprometto di rispondere in un secondo tempo con un post approfondito, perché il consiglio può servire a tanti, e poi rimane nella cartella"da rispondere".
Vorrei rispondere a tutti, perché per questo è nato il blog, ma a volte non ho tempo di farlo subito, o qualche lettera mi sfugge fra le tante, anche personali. 
Considerate che spesso rispondo in privato, e quindi non potete rendervi conto del lavoro che  comporta per me il blog. Ed infine, sappiate che la maggior parte mi precisa che il consiglio è urgente!
Ovviamente, e prima di tutto,  insegno :-)
Detto questo a mia discolpa, vi invito a scrivermi di nuovo se non vi ho ancora risposto, perché non c'è nessuno a cui io non abbia risposto volutamente.
Aspetto! Grazie della fedeltà al blog e della pubblicità che mi fate!

sabato 22 settembre 2012

“Bambini e ragazzi violenti a scuola: che cosa fare?”. Seconda parte. 328°


Se in una classe c’è un bambino (o un ragazzo) “violento, iperattivo, incontenibile”, che rende difficile, se non impossibile, la lezione, che cosa si può fare? Si può fare qualcosa?

Che cosa dovrebbe fare l’insegnante, secondo i genitori e secondo chi legge, senza essere né genitore né insegnante? Picchiare il bambino scatenato? Fargli una lavata di capo? Emarginarlo? Rinunciare a fare lezione? Metterlo dentro un armadio, al buio, come ai vecchi tempi? Mandarlo fuori dalla classe? Sospenderlo dalle lezioni? Chiamare i genitori? Rivolgersi al Tribunale dei Minori, agli assistenti sociali e agli psicologi?
Picchiare? Gesto da denuncia. Se si potesse, comunque, e fortunatamente non si può assolutamente, sarebbe proprio il modo più efficace per renderlo ancora più violento.
Fargli una lavata di capo? Per insegnargli in dieci minuti quello che non ha imparato in anni? Perfettamente inutile.
Emarginarlo, additandolo ai compagni come “bambino o ragazzo insopportabile”? Altro ottimo metodo per insegnare l’odio.
Rinunciare a fare lezione? Ottimo metodo per mostrare a tutti che l’insegnante non è in grado di fare lezione.
Metterlo dentro un armadio, al buio, come ai vecchi tempi? Gesto da denuncia. E, comunque sarebbe un ottimo metodo per insegnare il sopruso.
Mandarlo fuori dalla classe? Non si può e non si deve: gli insegna soltanto a capire il concetto di “emarginazione” e di “rifiuto”.
Sospenderlo dalle lezioni? Come provvedimento disciplinare con uno scopo ben preciso può servire. Come soluzione del problema no, perché non risolve nulla e – anche questo - insegna soltanto a capire il concetto di “emarginazione” e di “rifiuto”.
Chiamare i genitori? Di solito i genitori degli alunni difficili non vengono neanche se chiamati; a volte sono loro  - con un clima di degrado e di violenza – la causa dei comportamenti scorretti del figlio, e quindi chiamarli può addirittura peggiorare le cose. Altre volte vengono, ma dichiarano la loro impotenza. È importante che vengano messi al corrente, ma senza aspettarci da parte loro la soluzione del problema o almeno la collaborazione.
Rivolgersi al Tribunale dei Minori, agli assistenti sociali, a uno psicologo a uno psichiatra? Se non ci sono situazioni molto gravi, continue assenze o segni di violenza o di abuso sul corpo dei bambini, l’insegnante non può rivolgersi direttamente agli assistenti sociali, figuriamoci al Tribunale dei Minori, che, d’altra parte, c’entra poco, in questi casi. Noi insegnanti non possiamo far visitare gli alunni da psichiatri o psicologi! Siamo obbligati a passare attraverso i genitori: dobbiamo convincerli, e con moltissimo tatto, che sarebbe utile una visita specialistica per controllare se il bambino o il ragazzo può essere aiutato da uno specialista. E sono loro che possono richiedere un insegnante di sostegno o una visita specialistica.
E allora? Che cosa si fa? La Scuola è impotente? L’insegnante è impotente? No. Qualcosa si può e si deve fare.
Quando si verifica una situazione potenzialmente pericolosa noi insegnanti abbiamo il dovere di segnalarla per iscritto e con richiesta di protocollo al Dirigente. Che cosa si scrive nella segnalazione? Si scrive che cosa accade o è accaduto, che cosa avete fatto voi, perché ritenete pericolosa la situazione, quali conseguenze più o meno gravi possono derivarne. Nella lettera dovete chiedere che il dirigente intervenga per risolvere la situazione, convocando i genitori,  parlandone agli assistenti sociali e richiedendo educatori che affianchino il bambino per la maggior parte delle ore. Potete proporre che al bambino venga richiesto un numero inferiore di ore di presenza a scuola. Potete chiedere che la Scuola tutta (il Collegio) trovi delle strategie, pensi a progetti di recupero per quel bambino o per altri casi difficili. Se la situazione si verifica frequentemente e con altri insegnanti, tutti dovete firmare la segnalazione.
I genitori devono riunirsi (possono farlo anche a scuola, facendo richiesta scritta al Dirigente) e discutere, non di come allontanare il bambino o il ragazzo, ma di come aiutarlo. Il bambino (o il ragazzo) non ha colpa del suo comportamento scorretto per i motivi che ho già più volte spiegato, e non può essere considerato qualcosa da eliminare, polvere da nascondere sotto il tappeto. Va aiutato. E gli altri bambini non possono vivere in un clima di terrore. Vanno aiutati. Ed è questo che devono chiedere i genitori e gli insegnanti. Devono pretendere che quel bambino terribile venga aiutato: tutti i genitori devono andare a parlare con il Dirigente, perché convochi i genitori e perché si rivolga al Provveditorato agli studi (uffici scolastici provinciali) per chiedere che la Scuola abbia assistenti, educatori e il supporto di uno psicologo.
Nessuno deve chiedere che il ragazzo venga tolto dalla classe o dalla scuola. La Scuola e la società hanno il dovere di aiutare quel bambino.


mercoledì 19 settembre 2012

“Bambini e ragazzi violenti a scuola: che cosa fare?”. Prima parte. 327°

Marika mi scrive:

"Salve Professoressa Milani,
per caso mi sono trovata sul suo Blog, alla ricerca di qualcuno che potesse aiutarmi su un problema che ho. Non sono un'insegnante, ma una mamma di una bambina di III elementare, di una scuola pubblica. La scuola è iniziata giovedì e venerdì è sorto già il primo problema: un nuovo bambino in classe, proveniente da un'altra scuola, violento, iperattivo, incontenibile.
Venerdì, il primo giorno che è arrivato ha picchiato 3 bambini ed ha provato a strozzare la giovane maestra di matematica (nuova anche lei) con la sciarpa che aveva (la maestra) mentre la maestra prevalente provava ad impedirglielo! Tutto questo davanti agli occhi attoniti di bambini di 8 anni che sono usciti da scuola scioccati e spaventati. Mia figlia venerdì sera, a letto, ha detto "mamma sto pensando ancora al viso rosso rosso della maestra che stava morendo!". Venerdì hanno passato la giornata a cercare di calmare questo bambino, oggi un bidello e DUE maestre l'hanno portato in giro per la scuola perché impossibilitati a tenerlo in classe fermo, senza che ballasse sui banchi o gettasse le sedie dalla finestra! La maestra prevalente di mia figlia ha ben pensato di mettersi in malattia se non dovesse avere una pronta soluzione dalla direttrice. Posto che questo è un bambino che può far male a sé stesso e agli altri (non è una supposizione è un dato di fatto!!), quali dovrebbero essere i diritti suoi e quali quelli degli altri bambini? Dov'è il confine tra il diritto allo studio del bambino problematico ed il diritto allo studio e all'incolumità di una classe che fino all'anno scorso era una bella classe, affiatata e tranquilla? Cosa possiamo fare noi mamme, cosa ci consente la legge, per tutelare i nostri figli, la loro salute ed il loro bisogno di conoscenza, considerato anche il fatto che la maestra ha teoricamente già dato forfait?!?! Mi scuso per il lungo monologo e aspetto ansiosa una sua risposta. Saluti  Marika”

Cara Marika, effettivamente è un grosso problema, che obbliga a considerare molti aspetti della società. Proprio questa complessità rende difficile scrivere un post contenendo tutte le riflessioni in una pagina. Tento.
Prima di tutto devo mettere in evidenza con forza il fatto che il bambino non ha colpa del suo comportamento. Assolutamente nessuna. Bisogna fare qualche considerazione.
Prima: c’è in quella classe un bambino “violento, iperattivo, incontenibile”. Un bambino che cerca anche di strozzare la maestra (meno male che non lo ha fatto con un alunno), che picchia, che scappa. Soluzione pretesa dalla maggioranza dei genitori (non da Marika): toglierlo dalla classe. Per metterlo dove? Non si sa e non importa: l’importante è che stia lontano dai loro figli.
Primo commento: questo è davvero ingiusto e assurdo, segno di grande egoismo e menefreghismo. Il bambino ha dei seri problemi, magari di violenza subita, e la soluzione non può essere quella di punirlo ancora o di pretendere di insegnare la non violenza emarginandolo, e quindi rifiutandolo (credo che se fosse permesso ci sarebbero persone che vorrebbero insegnargliela picchiandolo).
Seconda considerazione: in quella classe ci sono tanti altri bambini. Bambini educati a rispettare gli altri, o bambini che non hanno problemi tali da provocare comportamenti violenti o scatti di ira. Soluzione pretesa da qualche insegnante, da chi governa e da chi decide al Ministero: vi tenete il bambino violento, e andate avanti così. Se gli altri bambini rimangono traumatizzati, pazienza, poi supereranno il trauma. Soldi non ce ne sono e al bambino, e se si comporta male è giusto dargli delle belle sospensioni  (anche di 15 giorni ) o un bel 5 di condotta, che ha come conseguenza la bocciatura (“così impara come ci si deve comportare!”).
Secondo commento. E anche questo è davvero ingiusto e assurdo, segno di grande egoismo e menefreghismo: ma come si può pretendere che un bambino di otto anni sia così maturo da vincere l’impulso a protestare, urlare, picchiare, essere corretto, e scelga i comportamento virtuoso che nessuno – in famiglia – gli ha mai insegnato? Forse ha imparato a casa quella violenza. E come si può pretendere che gli altri bambini siano così maturi da accettare di essere picchiati o di vedere la maestra picchiata?
Terza considerazione: come ho già detto in più occasioni, chi è sereno si comporta bene. Chi ha dei grossi problemi (di violenza, di abbandono, di degrado, di assenza di affetto) si comporta male. E allora? Gli facciamo violenza anche noi? Lo rimproveriamo, lo puniamo?
Quarta considerazione: di chi è la colpa, se di "colpa" si può parlare? Che cosa avrebbe dovuto fare la maestra? Picchiare il bambino scatenato? Fargli una lavata di capo? Ignorarlo? Metterlo dentro un armadio, al buio, come ai vecchi tempi? e allora? Che cosa si fa? La Scuola è impotente? Marika è impotente?
No. Qualcosa si può e si deve fare.

Seconda parte.


martedì 18 settembre 2012

PRECISAZIONE

Ho notato che qualcuno usa il mio ritratto come immagine profilo su facebook. Mi fa piacere che il ritratto vi piaccia, ma preciso che usare l'immagine non è permesso, né su facebook, né su blog, né su siti, ecc. perché il ritratto è stato appositamente disegnato per me da Paolo Moisello, in arte Moise, ed è, quindi, di mia proprietà.

venerdì 14 settembre 2012

LEGGETE le RECENSIONI ai CONSIGLI PRATICI PER GIOVANI INSEGNANTI!


Angolino pubblicitario :-)
Cari lettori che vi domandate com'è il libro "CONSIGLI PRATICI PER GIOVANI INSEGNANTI", leggete qui le recensioni. Ne ho aggiunto una che mi piace, e non avevo ancora messo.
Cari lettori che avete letto il mio libro, scrivete qualche riga di commento!

Vorrei che gli insegnanti alle prime armi leggessero il blog e/o il libro PRIMA di fare errori nell'approccio con gli alunni. Leggo che chi prova si trova bene: aiutatemi a diffondere il blog e il libro! Suggerite la lettura di questo post, del blog e del libro: qualche insegnante fra i vostri amici ci sarà! 
Grazie!

martedì 11 settembre 2012

Il segreto del primo incontro con gli alunni. 326°



In questi giorni mi arrivano parecchie lettere con le quali, principalmente, mi chiedete consigli su come affrontare il primo incontro con gli alunni e vedo che c’è la corsa all’acquisto del mio libro, segno, questo, che siete molto preoccupati.
Molti di voi hanno letto il libro e il blog, ma non basta ancora. 
Per questo motivo, ho pensato molto a come aiutarvi con un consiglio semplice ed efficace, e finalmente ho capito! Mi sono chiesta che cosa faccio io, in sostanza. Perché gli alunni sono attenti e non si permettono di mancarmi di rispetto?
Ecco la risposta: al di là delle parole che uso, c’è un tono che rende praticamente impossibile agli alunni difficili comportarsi scorrettamente con me.
Mi rivolgo agli alunni esattamente come se mi rivolgessi a degli estranei, a dei colleghi durante un collegio docenti o ad una riunione di affari.
Il mio tono è gentile, professionale, affabile, ma non confidenziale, il mio sguardo è attento. Come se intervenissi ad un convegno.
Se mi parlano li ascolto come se stessero dicendo la cosa più interessante del mondo, do loro la parola quando alzano la mano, e se non la alzano dico "alza la mano, per favore", mostro apprezzamento per quello che dicono, qualunque cosa dicano.  Se scambio un cognome per un altro mi scuso, se chiedo di prendermi un libro lo chiedo “per favore” e poi ringrazio. Se interrompo qualcuno chiedo scusa ("scusa se ti interrompo"). Se un alunno ha la mano alzata, ma io voglio far parlare prima un altro dico al primo alunno "Ti dispiace se faccio parlare prima Tizio? Mi sembra che il suo intervento riguardi quello che è stato appena detto".
Come può un alunno mancarmi di rispetto dopo aver ricevuto da me questo trattamento? E, se lo facesse, come apparirebbe agli occhi degli altri?
Allora, provate! Fatemi sapere com’è andato il primo giorno!


sabato 8 settembre 2012

Inizia la scuola: non fate errori nei primi giorni. Seconda parte: per i genitori. 325°


Cari genitori di bambini e ragazzi che nei prossimi giorni inizieranno la scuola, non fate errori. Cominciate con il piede giusto.
Se il vostro bambino va in prima elementare, non gli mettete ansia, raccomandandogli di comportarsi bene, dicendogli che deve stare attento altrimenti la maestra lo sgriderà e lo punirà, ecc. Fategli vedere che siete tranquilli perché la scuola è bel posto, dove si sentirà al sicuro. Evitate di dirgli frasi come: “Vai a scuola tranquillo, tanto dopo ti vengo a prendere. E non piangere, mi raccomando, perché sei un bambino coraggioso.”. Come dire “va a scuola, che è un posto che ti farà sentire a disagio, dove forse piangerai, ma stai tranquillo perché il supplizio duraerà poco, dato che poi verrò a liberarti.” Come può stare tranquillo? Cari genitori, è giusto che siate emozionati e che siate preoccupati perché temete che potrebbe trovarsi male, o aver paura, o essere triste. Ma ricordate che non stanno andando alla guerra!
Impedite a nonni e zii di farsi sentire da lui mentre dicono a qualcuno una frase come “Mi dispiace che vada a scuola, poverino: è ancora tanto piccolo.”
Se i bambino è più grandicello, o se è già un ragazzino, ricordate che è questo il momento in cui può imparare a gestirsi da solo nello studio: non fate i compiti insieme a lui. E non dite “Non lo aiuto, ma devo stare accanto a lui perché si sente più sicuro.” Certo: lo avete abituato voi! Rimanete nelle vicinanze, ma non fategli voi i compiti. Non sedetevi accanto a lui perché “altrimenti non fa i compiti”: non deve abituarsi ad una stampella. La sicurezza deve imparare a sentirla in sé, il bambino. Se farete questo errore rimarrete inchiodati alla sua scrivania almeno fino alla terza media. E dopo?
Aiutatelo soltanto (se siete in grado di farlo, altrimenti lasciate perdere) a capire qual è il sistema migliore per non dimenticare di fare i compiti, per essere ordinato, per non distrarsi, per comportarsi correttamente in classe. Senza esagerare. Ci sono gli insegnanti, per questo.
Quando torna a casa, accoglietelo come si accoglie qualcuno che ha lavorato tanto. Ditegli qualche frase come “Com’è andata oggi a scuola? Hai lavorato bene? Sei stanco? Che cosa hai imparato di bello?”. Lo so che molti di voi lavorano. Ma quando tornate a casa, cercate di seguire un rituale che possa fare sentire vostro figlio importante. Se quando gli chiedete di fare qualcosa risponde che non può o non vuole perché è stanco, non sminuite la sua fatica dicendo “E di che cosa sei stanco? E io che cosa dovrei dire?”. Rispondete qualcosa come “Lo so che sei stanco. Sono stanca anch’io, ma queste cose dobbiamo farle. Riposati un po’ e poi cominciamo”.
Ma il mio consiglio più convinto è “mai, per nessun motivo, parlate male dell’insegnante”. Mai, se il bambino torna casa e si lamenta di quella che gli sembra un’ingiustizia, dovete sottolineare e convalidare questa sua idea negativa dell’insegnante. Ascoltatelo, tranquillizzatelo dicendo che l’insegnante non intendeva di sicuro fare un’ingiustizia perché ci tiene molto a lui. Se vi sembra che ci sia qualcosa che non vi è chiaro, informate la maestra di quello che pensa il bambino. Non dite mai al bambino “Ah, sì? Ora vado io a parlare con la maestra!”, con l’aria del giustiziere vendicatore. Il bambino perderebbe fiducia nella Scuola e nella maestra e, alla fine, pagherebbe lui le conseguenze del vostro errore. Non pensate sempre che la maestra sia un’incompetente che si diverte a mettere in difficoltà vostro figlio. O che il maestro faccia delle preferenze e abbia in antipatia il vostro bambino. Sì, può capitare qualcuno che obiettivamente dovrebbe cambiare lavoro, ma non fa parte della maggioranza. La maggioranza fa il suo lavoro come meglio può e nella mia esperienza devo dire che i colleghi che insegnano nella scuola primaria (maestri e maestre)  sono spesso più attenti e più disponibili e si mettono più in discussione rispetto ai professori. Non me ne vogliano i colleghi della scuola secondaria (medie e superiori) per questa frase: è vero, ed è presto spiegato con la necessità di fare salti mortali per catturare l’attenzione dei bambini (ben più difficile da mantenere) per molte ore. Gli insegnanti di scuola primaria sono costretti ad aggiornarsi continuamente per cercare idee sempre più coinvolgenti. Cari genitori, cercate su internet e vedrete quanti insegnanti di scuola elementare hanno un blog! Visitateli e convincetevi che forse anche gli insegnanti del vostro bambino ne hanno uno o studiano le idee dei colleghi per interessare i loro alunni. La figura dell’insegnante è spesso bistrattata dall’opinione pubblica. A torto. Informatevi, fatevi un’idea di quello che facciamo a scuola e poi saprete come rispondere al vostro bambino che si lamenta.
Fate di tutto perché il bambino sopporti la fatica dello studio, le frustrazioni che la scuola a volte comporta. Fatevi portavoce della buona fede degli insegnanti e, se proprio vi sembra incomprensibile un certo comportamento del maestro di vostro figlio, parlatene a lui, senza aggredirlo. Un rapporto positivo fra genitori e insegnanti è indispensabile perché il bambino sviluppi un corretto rapporto con la scuola.
Se i vostri figli sono ragazzi di scuola media, inferiore o superiore, non c’è molto altro da dire:  gli errori che potete fare sono sostanzialmente gli stessi che ho finora descritto.
Cari genitori, cercate di conoscere in che cosa consiste il lavoro degli insegnanti e di capirli, prima di giudicarli. Aiutate i bambini ad amare lo studio e la scuola, senza pretendere da loro anche quello che non possono dare. Aiutateli ad essere se stessi, anche con le loro debolezze.



lunedì 3 settembre 2012

Inizia la scuola: non fate errori nei primi giorni! Prima parte (per gli insegnanti). 324°


Cari colleghi giovani, anche se ho molte volte ripetuto questo concetto, lo voglio ribadire: il primo giorno è importantissimo nella costruzione di un rapporto, anche nel rapporto con i vostri alunni. Sbagliate l’inizio e tutto diventerà molto difficile, e spesso non riuscirete a ricucire gli strappi.
Rinnovo l’invito a leggere o rileggere il mio libro e il post “Buon anno scolastico” dell’anno scorso. 
Se vi presentate agli alunni come insegnanti timorosi, se non sapete bene che cosa dire e che cosa fare, se apparite, ai loro occhi, come bersagli da colpire, e non come persone da seguire, poi quella sarà l’idea che avranno di voi e difficilmente riuscirete a cambiarla.
Tutto i consigli  che vi ho dato si possono mettere in pratica soltanto ad una condizione: dovete essere convinti di essere degni di rispetto e di attenzione.
Quindi, prima di iniziare le lezioni, passate del tempo – tutto quello che occorre - a chiedervi chi siete, quanto valete, se siete in gamba, se siete preparati, se siete consapevoli di quello che volete, se sapete esattamente che cosa è giusto tollerare e che cosa si può concedere. Chiedetevi se avete il diritto di guidare, di educare e di istruire i bambini e i ragazzi che vi vengono affidati. Domandatevi qual è il vostro compito, e ragionateci un bel po’. Invitate un vostro collega a riflettere insieme a voi, se vi sembra più facile. Ma fatelo.
Perché, non lo dimenticate mai, voi siete insegnanti ed educatori, persone  che di lavoro insegnano quello che sanno ed educano ai principi che contribuiranno a trasformare i bambini e i ragazzi in donne e uomini, onesti e capaci di affrontare la vita.
Cercate di immaginare tutto quello che vi possono dire o che possono fare quando entrate in classe: convincetevi che qualunque comportamento maleducato, irrispettoso o scorretto non può e non deve essere ammesso e dimenticato. Cercate di provare indignazione, quando vi viene in mente, per esempio, che vi lanciano addosso un gessetto. Se sarete davvero convinti che si tratta di un gesto che non può essere tollerato per nessun motivo, vedrete che non si permetteranno di mancarvi di rispetto.
Cari colleghi, se volete fare lezione, deve trasparire il fatto che in vostra presenza non ci si può comportare male, perché voi non lo tollererete.
Fatemi sapere come è andato il vostro primo giorno di scuola!
Buon anno scolastico!




P.S. Per favore, consigliate di leggere questo post (e gli altri) a tutti i giovani colleghi che conoscete. Prima che inizi la scuola, naturalmente :-)
E anche il libro  Consigli pratici per giovani insegnanti* nella versione ebook, che si può leggere subito. 

* Oggi "L'arte di insegnare. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi". Vallardi


domenica 2 settembre 2012

DESIDERI ESSERE AVVERTITO VIA MAIL DELLA PUBBLICAZIONE DI NUOVI POST? Inserisci la tua email

ULTIMI COMMENTI

La professoressa Milani è anche su facebook.

La professoressa Milani è anche su facebook.
CHIEDETELE L'AMICIZIA!!

Archivio blog dove potete leggere tutti i blog dal primo, del 31 maggio 2010