La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

La mia foto
La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

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Visualizzazione post con etichetta L'arte di insegnare. Mostra tutti i post
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domenica 10 dicembre 2017

domenica 26 novembre 2017

I miei libri sono stati ristampati e sono disponili nelle librerie!

I miei libri, in qualche libreria non disponibili perché in ristampa (tutti e due!) sono oggi prontissimi e se trovate quelli ristampati ci sarà anche una piccola sorpresa: un segnalibro!

lunedì 10 luglio 2017

Cari lettori, da oggi vado e vengo! 637° post




Cari lettori, da oggi vado e vengo. Niente di eccezionale: qualche viaggetto.
Ho bisogno, come tutti voi, di un po' di riposo, un po' di sole, del rumore del mare, e di tante letture. 
Un po' di distacco dai problemi della Scuola fa bene a tutti! Però, se volete, leggete i post che non avete ancora letto (ce ne sono almeno 636!) e, se lo avete, rileggete L'arte di insegnare. Soprattutto, leggete "Maleducati o educati male?": è un libro che possono leggere tutti quelli che sono interessati al rapporto fra Educazione e Scuola. Direi che la lettura di "Maleducati o educati male?"rende più chiaro il primo libro.

Continuate a scrivermi, però, perché la posta la leggo tutti giorni!
Scriverò di nuovo fra un po', a meno che non accada qualche fatto davvero importante!

Per quelli che mi hanno promesso che avrebbero scritto una recensione: non avete più scuse. Fatelo adesso! Grazie!
Alla prossima!  Passate una buona estate!

p.s. Genitori, non ossessionate i vostri figli con i compiti!

lunedì 5 giugno 2017

“Vorrei essere brava come lei, professoressa Milani”. Seconda Parte. 629 post


Cara Giulietta, 
cominciamo dai consigli che posso darti, e che possono spiegarti quello che non riesci ad applicare bene de “L’arte di insegnare”.
·        Non ascoltavano sempre, ma a giorni alterni, chiacchieravano spesso, soprattutto durante le esercitazioni.
Il concetto base è questo: quando tu parli, loro devono ascoltare e contribuire alla lezione. Lo devi pretendere. E devi considerarla una pretesa giusta, non una richiesta assurda. È questo il segreto. Il resto viene di conseguenza.
La lezione non è una spiegazione che tu fai, mentre loro sono lì, passivi. Devi imparare a spiegare le cose in modo da coinvolgerli continuamente e senza preavviso (cioè, ognuno deve sentire che da un momento all’altro può essere chiamato). La lezione non deve essere una conferenza che loro devono ascoltare passivamente. Deve essere un lavoro di gruppo: tu guidi e loro partecipano attivamente. Tutti. Sempre.
L’esercitazione e l’interrogazione fanno assolutamente parte della lezione.
Possono distrarsi mentre interroghi un loro compagno? Assolutamente no. E se chiacchierano lo stesso? Smetti di interrogare immediatamente e smetti di fare esercitazione. E se parla solo un gruppetto? Smetti lo stesso. Chi tace quando qualcuno chiacchiera o disturba diventa suo complice. Spiega bene questo concetto: la responsabilità della lezione non è tua, ma di tutti. Se la lezione è noiosa è colpa di tutti. Se è interessante è merito di tutti.
·        la loro attenzione si riduce agli attimi di spiegazione, quando facciamo esercizi alla lavagna loro si distraggono per poi chiedere delucidazioni perché non hanno capito;
ripeto sempre le stesse cose, perché loro non ascoltano;
Mai e poi mai spiegare di nuovo quello che hai già spiegato se loro sono stati disattenti. Chi vuole stare attento e viene disturbato dai compagni chiacchieroni deve protestare. Spiega bene questo concetto: chi tace acconsente (e poi si arrangia).
·        Mai rispondere alle domande di chi non è stato attento. Fanno una domanda? Rispondi, calmissima: “Non hai capito? Che peccato! Dovevi stare attento. Io l’ho già spiegato. Oggi pomeriggio incontratevi a casa, tu e il tuo compagno chiacchierino, e cercate di capire da soli. Sono un’insegnante, non la vostra serva, pronta a ripetere cento volte la spiegazione perché prima non sta attento uno e poi non sta attento l’altro. Se lo facessi sarei una povera scema della quale dite ‘Non serve stare attenti, tanto c’è la scema che ce lo ripete finché vogliamo’. Beh, vi siete sbagliati. Sapeste quanto ho studiato per imparare bene la matematica, capireste. Comunque, se vedo che state attentissimi e non capite allora ve lo spiego venti volte. Ma così no.”
·        10 minuti alla fine dell'ora. Facciamo l'ultimo esercizio (che seguono in pochi) gli altri erano già in riposo. So che già qui lei penserà: e perché ha continuato a far lezione? Non li ha rimproverati? Certo! Annuiscono ma poi continuano a non seguire. Creando il brusio fastidioso. Ci provo, ma se non vogliono, non ascoltano. 5 minuti prima dell'ora. Finiamo l'ultimo esercizio, fine lezione. 5 minuti liberi (potevo non darglieli visto che hanno chiacchierato, ma a che pro? Non avrebbero ascoltato).
Allora, Giulietta: per quanto tempo devono stare attenti, su 60 minuti di lezione? Rispondo: 60 minuti esatti !
‘gli altri erano già in riposo’ ???  Ma scherzi?
‘5 minuti liberi (potevo non darglieli visto che hanno chiacchierato, ma a che pro? Non avrebbero ascoltato).’
Giulietta, ‘potevo non darglieli’??? Ma scherzi!? Certo” Dovevi non darglieli!!
Niente ultimi 5 minuti, niente riposini! Perché mai dovrebbero riposarsi? Stai lavorando tu? E loro chi sono, scusa?
“Se non vogliono, non ascoltano” ??? Giulietta, ma ti comandano loro?  E che cosa te ne importa, se non ascoltano? Ti stanno facendo un favore, ascoltandoti? Da quello che scrivi sembra che consideri un favore il fatto che ti ascoltino. Appena uno si distrae smetti e dici : ‘Va bene. Smetto di spiegare e segno l’argomento come svolto. Evidentemente non vi interessa. Io lo conosco già benissimo e non ho alcun interesse a ripeterlo, parlando a chi non ascolta. Perché devo parlare, se non siete tutti attenti? Però sappiate che quando interrogo lo chiedo, ovviamente: tanto, credo che non avrete problemi, perché – da come vi comportate - evidentemente lo conoscete già o pensate di studiarlo da soli. Benissimo.
Quindi la lezione è finita, ma state zitti finché non suona la fine dell’ora’. E devi avere un atteggiamento che faccia capire che non è conveniente per loro parlare. Se cedi a questo punto hai perso.
 Certo avere più attenzione e rispetto in più non sarebbe male.
Non devi dire “non sarebbe male”, Giulietta. Devi dire “Devo avere rispetto e attenzione, perché anch’io do loro rispetto e attenzione. Nel mio libro – ricordi? – c’è scritto “Prima date rispetto, attenzione, ecc. e poi pretendete tutto anche da loro”.
E – sempre nel mio libro- c’è scritto che devi avere una buona autostima. Te ce l’hai, ma non abbastanza, evidentemente. Lavora su questo.
       Loro stavano chiacchierando allegramente, ma appena l’hanno vista si sono alzati e dopo poco han fatto silenzio assoluto. È stato umiliante per me. Io li ho guardati, sorridendo amaramente, all'inizio ho pensato (guarda un po' questi che paura che hanno) ma poi…
Io non vorrei mai essere un'insegnante che terrorizza i ragazzi. Anche perché non ne sarei in grado.
[…] meglio un’insegnante disponibile, a cui chiedere senza timore, o una insegnante "cattiva" che però ti fa studiare per paura e magari ti fa ottenere risultati maggiori?
I miei colleghi spesso mi hanno detto: tranquilla è perché sei giovane e ne approfittano, poi sei dolce e loro lo vedono, e ne approfittano.
Altri insegnanti mi hanno detto: devi avere pugno duro. Si, grazie, ma che vuol dire? Sgridarli di più? Interrogarli quando si comportano male? Ma nessuno capisce che lo farei se ne fossi capace? Che non mi diverto a vedere che non hanno alcuna "paura" dei miei rimproveri?
Cara Giulietta, questa idea che l’insegnante che sa tenere la classe è un insegnante che terrorizza è sbagliata. L’idea che l’insegnante che tiene la classe sia odiato perché “fa paura” è sbagliata. L’idea che un insegnante giovane debba – di necessità- non essere rispettato è sbagliata. L’idea che l’insegnante dolce non venga rispettato è sbagliata. L’idea che un insegnante che terrorizza sia rispettato è sbagliata. La paura non è rispetto. Un insegnante rispettato è un insegnante considerato una guida che li può aiutare perché è competente e disponibile.
 L’idea che l’insegnante giovane che non viene rispettato è “perché è giovane” è sbagliata.
In realtà un’insegnante giovane come te potrebbe tenere la classe meglio di una insegnante sessantenne; una insegnante dolcissima e materna nell’aspetto può essere nella sostanza più severa (anche se ci sarebbe da discutere su questo termine “severa”) di una che appare burbera; “severa” non vuol dire “cattiva”; “esigentissima” non significa “odiata”; un insegnante che dà molte insufficienze non è più bravo di uno che dà voti molto alti, e non è vero nemmeno il contrario; un insegnante che permette ai ragazzi di fare quello che vogliono non è più amato e rispettato di uno che pretende il rispetto di tutte le regole; un insegnante che dice “l’ultimo quarto d’ora vi lascio fare quello che volete” non è più amato e stimato dagli alunni di quello che fa lezione fino all’ultimo minuto; e un insegnante che lascia liberi i ragazzi di fare quello che vogliono non è un insegnante che li capisce, ma è un insegnante che non sta facendo onestamente il suo lavoro; un insegnante che si siede sulla cattedra non è più moderno di uno che si siede sulla sedia;
un insegnante che si comporta come un ragazzo forse può essere più simpatico, ma spesso non è stimato, in realtà; se i ragazzi si alzano in piedi quando entra un insegnante non significa che lo rispettano, ma sicuramente significa che si sono accorti che è entrato; che i ragazzi non si alzino in piedi quando entra un insegnante non significa che non lo rispettano; possono rispettarlo, ma solo se stanno zitti e seduti; se i ragazzi ignorano l’insegnante che entra in classe significa che non si accorgono neanche della sua presenza, e sicuramente non significa che lo rispettano; se i ragazzi salutano sorridenti l’insegnante che entra non significa che non lo rispettano; più facilmente significa che lo amano e lo vedono volentieri; ma se i ragazzi non salutano sorridendo un insegnante che entra non significano che non lo sopportano; più facilmente significa che lo considerano solo come un insegnante; se i ragazzi guardano con odio e disprezzo un insegnante significa che lo odiano e lo disprezzano. La comunicazione non verbale è più importante della comunicazione verbale (anche questo c’è nell’Arte di insegnare, Giulietta).
    Perché non riesco a fargli capire che con me possono scherzare ma che quando si fa lezione si DEVE fare lezione;
[…] Certamente il prossimo anno ci riproverò. In verità ci provo sempre, io parto sempre con buoni propositi, poi finisco per entrare in classe anche tra l'indifferenza.
Cara Giulietta, certo che ci proverai. E piano piano ti riuscirà, Vedrai. Tu scrivi:
·        vorrei un po' della bravura dell'insegnante che li fa alzare in piedi, un po' di quella bravura degli insegnanti che sanno tenere la classe, un po' della sua bravura, prof Milani
Tu sei già brava come me, Giulietta. Lo vedo da tutte le frasi che della tua lettera che ho messo in rosso. Tu ti metti in discussione e vuoi migliorare: è questo quello che serve per diventare bravi insegnanti. Ti ci vuole più tempo. Io ho insegnato più anni di tutti quelli che tu hai vissuto. Qualcosa avrò imparato no, in tutti questi anni? L’esperienza è molto importante. C’è scritto anche questo, ne “L’arte di insegnare”. E adesso ho scritto “Maleducati o educati male?”, che non è solo un libro sull’educazione, ma è (moltissimo) un libro sulla Scuola, sui ragazzi, su quello che è importante che insegniamo – come genitori e come insegnanti- per avere il rispetto dei figli e degli alunni, per essere ascoltati, per essere per loro delle guide autorevoli. Quello che ho scritto in questo post è il frutto di tutte le idee che ho conquistato negli anni: dei concetti di autostima, di rispetto, di cultura; dell’esperienza sui rapporti con i ragazzi e con i genitori, eccetera. E ho messo tutto nel libro. Se sono autorevole è perché conosco e trasmetto tutto quello che ho capito e scritto nel libro. Quindi, dopo “L’arte di insegnare” leggi bene anche “Maleducati o educati male?”, perché è la base dell’autorevolezza.
E poi fammi sapere.

sabato 22 aprile 2017

giovedì 12 maggio 2016

Comincia il SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO

Al Salone del Libro di Torino non dimenticate di visitare lo stand di VALLARDI nel padiglione 2, stand K52-L51 !!! (lo riconoscete il mio libro?)


E anche lo stand de IL LIBRAIO nel Padiglione 2, stand K126-125

martedì 1 marzo 2016

INTERVISTA A FAHRENHEIT SU RAI RADIO TRE. 553° post






Dalle ore 8 di oggi sono aperte le  iscrizioni al concorso scuola docenti 2016. Ne parliamo a Isabella Milani, insegnante, blogger,autrice di L’arte di insegnare, Vallardi.



Cari lettori, oggi sono stata intervistata da Tommaso Giartosio per FAHRENHEIT/FAHRE SCUOLA su RAI RADIO TRE. 


domenica 7 febbraio 2016

Siete genitori iperprotettivi? Articolo su Il Libraio. 550° post



Quello che i genitori iperprotettivi

dovrebbero sapere

di Isabella Milani | 06.02.2016


Secondo una recente ricerca, "l'iperprotettività dei genitori verso i figli, soprattutto durante il periodo dell'infanzia e della crescita, può causare loro dei danni psicologici permanenti da adulti". Su ilLibraio.it l'analisi di Isabella Milani (pseudonimo di un'insegnante e blogger, autrice de "L'arte di insegnare"): "Il nostro compito di genitori è quello di insegnare a nostro figlio ad affrontare la vita con tutti gli ostacoli che può incontrare sul suo cammino..."


martedì 22 dicembre 2015

BUON NATALE A TUTTI!!!!

 la mia Stella di Natale

la mia Stella di Natale

Grazie a quelli di voi che hanno scelto il mio libro come regalo di Natale per se stessi e per gli amici! 



venerdì 11 dicembre 2015

PUBBLICITÀ, GRAZIE!!!!!!!!


Cari lettori, so che conoscete benissimo il mio libro, so che moltissimi di voi lo hanno letto e che lo hanno anche regalato. Ma c'è ancora chi non lo conosce. Quindi...quale miglior regalo di Natale per gli insegnanti che non lo hanno ancora letto? È il momento di prenotare il libro, nella vostra libreria o su una libreria online.

E non dimenticate di pubblicizzarlo e di consigliarlo, mi raccomando!
Grazie!

L'arte di insegnare (nuova edizione)
Consigli pratici per gli insegnanti di oggi

L'arte di insegnare (nuova edizione)
PAGINE 304
PREZZO € 12.90
FORMATO 12,8 x 19,5
ISBN 9788867316175
USCITA Settembre 2014
VALLARDI

ReadSFOGLIA IL LIBRO
CLICCA sul libro per leggere l'anteprima
DESCRIZIONE /
Un manuale ricco di suggerimenti, strategie e consigli pratici, che spiega con esempi reali e puntuali tutto ciò che un insegnante oggi deve sapere:
• Come affrontare la classe: gli alunni vi vedono come vi vedete voi?
• Come interpretare il linguaggio del corpo nel rapporto insegnante-alunno?
• Quali sono le strategie per acquisire autorevolezza?
• Come motivare gli alunni e catturarne l'attenzione?
• Come recuperare i ragazzi e le classi «difficili»?
In più, in quest'edizione, troverete 10 nuove lezioni dedicate alle «parole-concetto» su cui riflettere in classe con i ragazzi.
Il sito VALLARDI

mercoledì 10 giugno 2015

Leggete L'ARTE DI INSEGNARE durante l'estate! 525° post


Cari lettori del mio libro, se vi è piaciuto, se vi è stato utile, vorrei suggerirvi di rileggerlo durante le vacanze. Leggetelo per avere lo spunto per fare delle riflessioni in tutta tranquillità, per prepararvi al rientro. Se avete cominciato a leggerlo a scuola iniziata siete stati costretti a usarlo solo in parte. Adesso iniziate ad applicare i concetti più importanti fin dall'inizio, adattandoli al vostro modo di essere, al vostro carattere. Rileggete bene i titoli che vi ho suggerito nell'appendice e decidete di leggerne almeno uno. Cercateli in libreria, sfogliateli; rendetevi conto di come sono apparentemente distanti dai libri che si consigliano agli insegnanti. Se non siete abituati a leggere quel tipo di libro, se siete abituati a leggere solo romanzi, scoprirete un nuovo mondo.


Imparate qualcosa di nuovo.


E, soprattutto, voi che lo conoscete e apprezzate, dedicatemi un po’ del vostro tempo per consigliarlo a tutti quelli che  non lo conoscono ancora.


Consigliatelo soprattutto al vostro libraio! Condividetelo sulla vostra bacheca di facebook o su Twitter! 
So che molti di voi lo fanno già: grazie a tutti!


venerdì 20 febbraio 2015

Nuova recensione a L'ARTE DI INSEGNARE!

Ecco una nuova recensione a L'ARTE DI INSEGNARE!

Grazie a Sara Costa per il tempo che mi ha dedicato!

5.0 su 5 stelle Il libro che ogni insegnante deve aver letto e riletto prima di entrare in classe19 febbraio 2015
Di 
Un libro concreto, pieno di consigli pratici, che non trascura di gettare luce sul senso profondo dell'insegnamento e partendo da li' riesce a dare nuovi impulsi alla pratica educativa e didattica. Da consultare, studiare, risfogliare al bisogno, decisamente utile!

lunedì 31 marzo 2014

Cari lettori del mio blog, leggete tutti questo post. 451° post

Cari lettori, chi ha un blog sa che ogni giorno l'autore del blog può vedere quante persone leggono ogni singolo post.
Di solito chi approda a questo blog è perché cerca una soluzione a qualche problema: genitori alle prese con figli difficili, o con insegnanti che non gli piacciono; insegnanti che trovano delle difficoltà nella gestione degli alunni e cercano qualche idea per superare i problemi, o anche soltanto per sentirsi meno soli. 
Capita poi che chi comincia a leggere per caso, si affezioni e continui a leggere tutto.
Il motivo per cui vi scrivo è che noto che chi frequenta il blog preferisce leggere le lettere e le risposte alle lettere. Se scrivessi un post su un'insegnante che ha schiaffeggiato un alunno ci sarebbe un'impennata nelle visite. Ma se cercate degli spunti di riflessione, se sperate di capire che cosa si deve insegnare e come si deve insegnare credo che dobbiate leggere soprattutto i post che apparentemente non sono strettamente legati alla pratica didattica.
Alla base di tutto quello che scrivo, di quello che sostengo, dei suggerimenti che do - nel blog e nel libro - c'è una certa idea della cultura, dello studio, dei rapporti con gli altri, della realtà, di tutto quello che sta dietro alla voglia di insegnare, all'entusiasmo che serve a spronare i ragazzi e a insegnare a capire.
Tutto questo si trova soprattutto nei post sulla cultura, sulla violenza, sulla paura, sulla primavera, sul viaggiare con la mente, sul dolore, sulla solitudine, sulla tolleranza, su come si insegna. Leggete soprattutto quei post.
Spesso mi chiedete come potete rendere interessanti le lezioni. Io ho già scritto dei post e ho già fatto degli esempi; nel libro ho già spiegato come fare, ho aggiunto a "L'arte di insegnare" un'appendice con consigli di lettura che sono completamente diversi dai consigli di altri libri. Ma non tutti li leggete. Non tutti cercate nel blog.
Allora adesso vi dico: leggetelo tutto, dall'inizio. All'inizio ho cominciato con qualche post, più narrativo, tanto per rompere il ghiaccio. Ma poi iniziano i post con le vostre lettere e le mie risposte.  Leggete e meditate. Scrivo per aiutare chi si trova in difficoltà o per dare agli altri qualche spunto di riflessione, qualche idea o qualche conferma.
Ho scritto il libro. Ci sono molte recensioni, sia per la prima versione che per la seconda. Leggetele. E poi leggete anche il libro, se non lo avete già fatto. C'è anche in qualche biblioteca. O forse ce l'ha un vostro collega. Comperatelo e, se vi piace, consigliatelo. E prestatelo. O non compratelo e fatevelo prestare, ma leggetelo.  Il libro è molto più completo, perché c'è quello che trovate nel blog, ma ci sono anche le idee che stanno alla base di quello che scrivo; c'è la mia idea di Scuola. Se è un'idea di Scuola che piace anche a voi, portatela avanti. Io scrivo, voi potete aiutarmi facendo sapere agli altri che esiste un'altra Scuola, che è diversa da quella che diffondono i media. E fate conosce il libro anche se volete che la Vallardi mi pubblichi anche il prossimo libro :-)
Grazie.

domenica 9 marzo 2014

L'ARTE di INSEGNARE (EBOOK) in PROMOZIONE a MARZO!



In quasi tutte le librerie online l'ebook di 
"L'arte di insegnare"
 è in promozione a € 3.99 per tutto il mese di marzo.


 

 In promozione fino al 31/03/2014 (8,99€)


martedì 26 novembre 2013

Nuova recensione al libro!

Paola (25-11-2013) 


5.0 su 5 stelle


Un'insegnante giovane e alle prime armi, anche se preparata con laurea e abilitazione e desiderosa di svolgere questa professione sin dall'infanzia, quando entra effettivamente in una classe, incontra inevitabilmente una serie di difficoltà, che, a mio parere, si possono sintetizzare in due principali: la difficoltà di mantenere la disciplina e la difficoltà di coinvolgere attivamente gli studenti. I libri di didattica esistenti, molti e vari, spesso rimangono sul piano della teoria e non contengono consigli pratici, che sono gli unici davvero utili. Questo libro, invece, sottintesa ogni premessa pedagogica, epistemologica e didattica, offre una serie di suggerimenti pratici immediatamente applicabili sull'atteggiamento da tenere in classe per essere insegnanti efficaci. Certo, alcuni consigli non sono facili da mettere in pratica (nulla è facile in questo lavoro straordinario e terribile), ma è decisamente da apprezzare il tentativo di fornire una vera e propria "cassetta degli attrezzi" per conquistare l'agognata autorevolezza che porta con sè la stima degli studenti. Non aspettatevi la soluzione a ogni vostro problema didattico, ma un punto di partenza per migliorare il vostro stile d'insegnamento, mettendovi sempre in discussione e cercando sempre le metodologie più efficaci. Consigliato da una giovane insegnante.
Voto: 5 / 5

Le altre qui

mercoledì 23 ottobre 2013

recensione di "L'arte di insegnare" su SCUOLA SLOW. 411° post

ARTE DI INSEGNARE
       Si entra per la prima volta in classe –da adulti- con il proprio bagaglio di studi, di conoscenze, di riflessioni e si incrociano sguardi di bambini o ragazzi in attesa, che perlustrano le pieghe del volto del nuovo insegnante per carpirne indizi sul carattere, sui futuri comportamenti. E si scopre che la fiducia nella propria “preparazione” non è sufficiente a sostenere quegli sguardi, ad avviare un dialogo con gli animi che stanno dietro di loro, a suscitarne l’interesse, l’attenzione, la buona predisposizione per il percorso da fare insieme. E si reagisce in base al proprio essere. Chi sa o scopre di avere doti affabulatorie, si affida al fascino della parola e dei primi contenuti da proporre. Soprattutto del modo in cui proporli. Chi ha
ingannato l’ansia dell’attesa del primo giorno in cattedra sui manuali di didattica cerca nella memoria qualcosa che dia la scintilla al suo nuovo lavoro. Chi ha riflettuto sulla propria “missione” pedagogica cerca di richiamare in vita, per riceverne tranquillità, quella consapevolezza della propria funzione umana e sociale che fino a qualche ora prima stava nella mente come un pilastro su cui costruire l’avvenire. Insomma molto vasta è la gamma delle reazioni alle difficoltà che il primo giorno di scuola presenta ai nuovi insegnanti. Molti dei quali sono accomunati, in quegli indimenticabili momenti, dal desiderio di avere qualcuno che li aiuti ad affrontare il nuovo capitolo della propria vita. 
            A questi insegnanti –ma anche a quelli di più lungo corso- si propone di fornire un terreno di confronto, forte della sua esperienza trentennale, una insegnante che si cela sotto lo pseudonimo di Isabella Milani con L’arte di insegnare. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi (pp. 254, € 12,00) da poco uscito da Vallardi. Un libro che va letto con interesse perché proviene dall'interno della scuola e, perciò, oltre che ad aiutare i nuovi docenti ad iniziare il proprio cammino con il conforto di chi ha già fatto un lungo percorso, può aiutare chi ne vive al di fuori a conoscere meglio questo mondo. E, possibilmente, a liberarsi di qualcuno dei pregiudizi che su di esso circolano. 
            Il libro è un invito continuo a mettersi in discussione, ad osservare i propri errori, a riconoscere i propri limiti, per corregge, sperimentare, analizzare il modo di essere, il linguaggio, gli interessi degli alunni, per poter impostare un lavoro che li coinvolga. E cercare di migliorarsi sempre, in tutti gli aspetti, dal bagaglio culturale alla capacità di leggere e parlare in modo espressivo. Consapevoli sempre che gli alunni sono tutti diversi, così come lo sono le classi fra loro e come lo sono anche gli insegnanti e i modi di insegnare. Il che non impedisce di constatare che nel mondo della scuola «ci sono atteggiamenti, problemi e soluzioni che si ripetono». E di fornire una bussola che vale in ogni classe, in ogni ordine di studi e in ogni situazione: «la persona più importante per voi, quando siete in classe, deve essere l’alunno con la sua personalità, le sue difficoltà, il suo piccolo bagaglio di vita».
            Fatte queste ed altre premesse sul ruolo dei docenti, il libro accompagna l’insegnante attraverso i vari momenti e i diversi problemi del suo lavoro: come si conduce una classe (ma anche come ci si “attrezza” interiormente prima di entrare in classe e persino come si entra in classe), come si reagisce a situazioni in cui gli alunni esprimono una certa qual ostilità, come saper parlare con il linguaggio del proprio corpo ed ascoltare il linguaggio del corpo degli alunni, come acquisire fiducia in se stessi, come rapportarsi con la “generazione tecnologica”, come comportarsi con le classi e con gli alunni “difficili”, come comprendere le ragioni del bullismo e affrontarne gli effetti. E tanti altri aspetti del lavoro degli insegnanti, presentati nel concreto manifestarsi quotidiano, più che nei loro fondamenti concettuali (il che, naturalmente, non impedisce che dall’insieme dello scritto emerga una sorta di insegnante tipo: una persona di cultura capace di stare sul “palcoscenico” dell’aula e di creare un clima in cui rispetto delle regole e rispetto delle esigenze dell’alunno trovino un proficuo equilibrio). Manifestazioni quotidiane presentate con una attenzione certosina che è certamente utile a stimolare riflessioni, anche se a volte un eccesso di minuziosità nell’analisi di ogni singolo aspetto dell’essere insegnanti potrebbe portare ad una qualche insicurezza e al rischio di ingessare il ruolo in una serie di prescrizioni. Un pericolo da cui l’autrice mette in guardia, ricordando che ognuno è artefice del proprio destino di docente: «Questo libro è un percorso che vi invito a fare insieme a me. Un punto di partenza. Quando avrete riflettuto sui concetti qui espressi, potrete poi trovare la strada che fa per voi e procedere senza timore». Evitare, dunque, di considerare il libro come una sorta di prontuario, per così dire, di meccanica didattica sta all’intelligenza del lettore. Perché l’autrice, che pur rivendica con fermezza di volere «fatti e non parole» e di voler fornire nel libro «consigli pratici, non discorsi teorici», sa bene che ogni comportamento pratico esprime un’idea di scuola, un modo di guardare al mondo ed ha, dunque, dietro di sé una teoria. Il compito di rintracciarla viene lasciato al lettore, il quale ne individuerà i fondamenti quanto più si riconoscerà nei comportamenti consigliati. E quanto più riuscirà ad affrontare le dure fatiche quotidiane con la consapevolezza che
«l’insegnamento può anche essere meraviglioso».   
Nando Cianci
Credo che se l'avessi scritta io non sarebbe venuta così completa e chiara. Grazie a Nando Cianci!

sabato 19 ottobre 2013

“Strategie che funzionano sempre... oppure no?”. Quarta parte. 409° post


Marzia mi scrive:
"Salve professoressa Milani, sono una prof non alle prime armi: ho insegnato sei anni in varie scuole superiori e dal 2007 sono di ruolo alla scuola media per italiano, contando però due anni a casa per i primi due bimbi. Penso di avere delle qualità positive; l'insegnamento mi piace, mi interesso ai ragazzi, cerco di leggere e formarmi, di variare le lezioni, di arrivare agli alunni più difficili, ho una discreta cultura e curiosità, non penso di spiegare male, cerco di aiutare i colleghi, sono sempre disponibile e sorridente. 
Eppure questi aspetti sono sempre eclissati dalla mia incapacità di impormi e mantenere la disciplina, così come la volontà di rendere interessanti e coinvolgenti le lezioni si scontra con l'angoscia di essere perennemente in ritardo sul programma rispetto alle colleghe, con l'ansia di dover svolgere argomenti stabiliti, con i genitori che protestano dal dirigente....certo, non è mai successo niente di grave, sono sempre stata corretta e ho sempre svolto le lezioni ma....sento di non dare il meglio, i richiami di preside e vice diventano sempre più umilianti anche se cortesi.
L'anno scorso sono stata folgorata dal suo blog, ho imparato quasi a memoria il primo libro di consigli (ho appena ordinato il secondo), fatto prove davanti allo specchio....ho ottenuto qualche piccolo risultato iniziale, poi tutto è tornato nuovamente come al solito, continue chiacchiere, io che perdo la pazienza, sgrido, urlo. Non riesco a rendermi conto del momento in cui comincio a sbagliare nel rapporto con i ragazzi; dovrei cambiare mestiere? Sono giunta alla conclusione che la mia poca autostima emerga sempre, non ci credo fino in fondo....
Adesso sono a casa (aspetto un bambino) e vorrei approfittare di quest'anno di pausa per riflettere su di me. Forse mi farebbe bene qualche incontro con una psicologa, un corso di autostima? 
Lo so, sono le solite cose che tutti le scrivono e ha già risposto innumerevoli volte....
Un grande saluto, con ammirazione.  Marzia"

Cara Marzia, è vero. Ricevo molte lettere con lo stesso concetto: ottengo dei risultati iniziali, ma poi tutto precipita di nuovo. E ho risposto già diverse volte, ma vedo che non basta e perciò riprovo.

Nel secondo libro troverai alcuni suggerimenti che potranno esserti utili: in particolare, la parte riguardante i linguaggio del corpo (soprattutto il tuo, quello che suggerisce ai ragazzi "con questa non c'è pericolo, possiamo divertirci e scherzare"). E troverai un'appendice che contiene molti suggerimenti di letture che possono essere utili. Fra questi ce ne sono alcuni sull'autostima.
Al di là di questo, ripeto: quando entri in classe, e ci entri in un certo modo, quando vai alla cattedra e quando inizi una lezione, e quando tieni presenti tutti i suggerimenti che ti do per essere interessante, coinvolgente e motivante, stai facendo solo il primo passo. Quando leggerai "L'arte di insegnare", nota il fatto che dico che queste strategie vanno ripetute. Non basta una prima entrata per garantirti che da qual momento gli alunni saranno sempre attenti. Nota, quando rileggi il libro, quante volte dico che bisogna ripetere certi concetti ogni volta che se ne presenta l'occasione, primo fra tutti il concetto di rispetto reciproco. Nota che dico che ci vuole costanza, bisogna insistere. Nota anche che parlo di lavoro "usurante". Insegnare è molto faticoso e lo è anche per me, perché anch'io, come te, devo impegnarmi per diventare autorevole, interessante e coinvolgente. Anch'io sbaglio. Anch'io lancio un urlo, e qualche volta perdo la pazienza (ma non il controllo). E lo dico anche nel libro, che se sbagliamo dobbiamo cercare di correggere il nostro errore, di riparare, insomma. E dico che bisogna studiare continuamente, mettersi in discussione, riflettere, osservare.

Perciò, cara Marzia, insisti. Non cambiare mestiere, ma cambia mentalità. Accetta il fatto che per imparare a insegnare ci vuole tempo e grande impegno. Non mollare, perché alla fine otterrai quello che vuoi. Non tutto, per la verità,  ma molto di quello che vuoi. 

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Seconda parte

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giovedì 3 ottobre 2013

"Dieci regole per insegnare oggi." 405° post

Dieci regole per insegnare oggi


ESSERE insegnante oggi. Un lavoro spesso precario, malpagato, trascurato. Come se educare i giovani di oggi, gli adulti di domani, fosse non una priorità, ma solo un obiettivo di secondaria importanza. Ma se le responsabilità di una scuola troppo spesso non all'altezza delle esigenze sociali sono dei governi che non sempre hanno rispettato il dovere di garantire una buona formazione, anche gli insegnanti possono e devono migliorare il loro modo di fare scuola. Si devono evolvere e assorbire le moderne tecniche della comunicazione; devono essere attenti, creativi, coinvolgenti. Ma, soprattutto, devono essere motivati, appassionati del loro lavoro, un impegno difficile e insieme fondamentale per la società.

A condividere suggerimenti, riflessioni, strategie e consigli pratici sul che e come fare è Isabella Milani con L'arte di Insegnare (Vallardi), un manuale che raccoglie tutto quello che è necessario sapere per stare bene in cattedra  e per sviluppare una nuova didattica. Non pure nozioni, ma metodo e volontà, per tirare fuori il massimo da ogni studente.

Isabella Milani è lo pseudonimo di un'insegnante e blogger che ha trascorso trent'anni nella scuola e che ha ora raccolto i più validi consigli pratici da insegnante a insegnante. Ecco come gestire le classi, anche le più difficili,  come attirare e tenere l'attenzione degli allievi, come conquistare l'autorevolezza indispensabile, come motivare gli alunni e garantire aiuto ai più difficili e opportunità di lavorare al meglio ai più dotati.

Isabella Milani sa che insegnare non è facile, ma preferisce puntare su ciò che "devono" fare gli insegnanti, piuttosto che scaricare  ciò che non va sugli studenti o, genericamente, su genitori e società. E, semplificando al massimo i suggerimenti, riesce a fornire un manuale in grado di accompagnare per mano chiunque abbia la "passione" di stare in cattedra. A garanzia di una Scuola migliore.

Dopo trent'anni di esperienza, qual è il suo modello di scuola?
Il mio modello di scuola prevede edifici sicuri, sedie comode, aule spaziose, al massimo 20 alunni per classe, un esercito di insegnanti preparati e aggiornati, risorse da gestire per aiutare i ragazzi in difficoltà e per preparare meglio quelli che hanno maggiori capacità. È una scuola che non lascia indietro nessuno perché è organizzata per tirare  fuori il meglio da ognuno.

La scuola deve essere - oggi - più seria che mai. Deve essere capace di  far star bene gli alunni, per diventare un'alternativa al mondo diseducativo nel quale viviamo, per "rieducare" i bambini e i ragazzi a impegnarsi, a studiare, a faticare. Non si potrà ottenere questo finché alla scuola non verranno assegnate le risorse necessarie e agli insegnanti preparati non verrà restituito il rispetto che meritano. Soprattutto da parte dei genitori.
Nel libro consiglio agli insegnanti: prima date e poi chiedete. Vale anche per la società e per lo Stato.

Se dovesse sintetizzare i suoi consigli in un decalogo, come lo declinerebbe?
1) Prima date e poi chiedete: agli alunni date rispetto, attenzione, coerenza,  comprensione. Prima voi.
2) Entrate in classe pieni di entusiasmo: l'entusiasmo è contagioso. Come la noia.
3) Ricordate che anche i ragazzi difficili sono vostri alunni: non sono maleducati, ma male educati; hanno bisogno di aiuto più degli altri.
4) Mettetevi sempre in discussione. Aggiornatevi, leggete, studiate, confrontatevi.
5) Fate sentire ai ragazzi che volete aiutarli e che vi interessano. Diteglielo.
6) Date molta importanza alle regole e rispettatele voi per primi.
7) Avere una buona autostima è essenziale: gli alunni vi vedono come vi vedete voi. Se non vi stimate non vi stimeranno neanche loro.
8) Privilegiate concetti e metodi: i puri contenuti si trovano anche nel web.
9) La lezione perfetta è quella che costruite insieme agli alunni. È un dialogo, non un monologo. Non si può apprendere senza partecipare.
10) Per essere autorevoli dovete essere preparati e guadagnarvi la fiducia e il rispetto dei ragazzi.

Qual è l'identikit dell'insegnante ideale ai nostri giorni?
E' lo stesso di sempre: già Quintiliano, quasi duemila anni fa, parlava di un insegnante serio ma non cupo, affabile ma non sguaiato, che non doveva avere i vizi che non ammetteva negli altri, che doveva essere disponibile, spiegare in deve conoscere anche il mondo nel quale vivono i suoi alunni: non può fingere che il mondo non sia cambiato.
Un insegnante deve essere un insegnante, un educatore disponibile a vedere al di là di quello che il ragazzo appare: non un amico, non uno psicologo, non un genitore, ma una persona che vuole aiutare l'alunno a tirare fuori il meglio di sé, motivandolo, trasmettendogli il desiderio di imparare. Deve insegnare ad imparare. Non basta insegnare. Bisogna voler insegnare. Non si può diventare insegnanti per ripiego.

Un insegnante autorevole deve avere tutti questi requisiti: deve essere giusto, onesto, coerente, forte, comprensivo, gentile, rispettoso, equilibrato, serio e misurato. Un insegnante deve essere preparato, non solo sulla sua materia, ma anche su tutto quello che riguarda le problematiche dei ragazzi.

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