La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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lunedì 6 giugno 2011

Qualcosa che i genitori devono sapere degli insegnanti. 213°

Nel rapporto fra i genitori e gli insegnanti c’è un enorme problema che spesso impedisce una buona comunicazione: la mancanza di informazioni vere su quello che significa gestire una classe.
I genitori non sanno tutto quello che un insegnante deve tenere presente quando parla ad una classe, composta da una media di 28 alunni, tutti diversi, per fisico, sesso, intelligenza, intuitività, carattere, problematiche personali e familiari, storia di vita, provenienza geografica (e a volte anche religione, lingua, abitudini), provenienza socioculturale, esperienze scolastiche, difficoltà, stato di salute, handicap.
Desidero fare alcuni esempi di quello di cui l’insegnante deve tener conto:
devo entrare in modo autorevole, non devo fare nulla che possa essere preso in giro, devo sorridere, devo parlare a voce alta, devo essere chiara, non devo perdere la calma, devo assicurarmi che tutti abbiano capito, devo tener presente che Marco e Giovanni hanno detto che hanno capito, ma forse non è vero; Stefania ci sente poco; Maria non ha i soldi per i libri e per i quaderni, quindi devo aiutarla senza che se ne accorga; Alessandro è orfano di padre e non devo assegnare un tema sul padre; i genitori di Alessio sono disoccupati: non può venire in gita; la madre di Laura ha un tumore, devo tenerne conto e capire che non sempre può studiare; il padre e la madre di Antonella si stanno separando e lei la sta prendendo male; Abder, Daki, Fathima, Jasser, Karim, Farida e Zahira sono mussulmani: non posso dare per scontato che siano cattolici, quando spiego; Simone fa ancora la pipì a letto, me lo devo ricordare; il padre di Ernesto picchia la moglie; Giuseppe ha un rene solo: devo farlo uscire per andare in bagno quando lo chiede; devo stare attenta al fatto che Maurizio viene preso in giro perché puzza; Rita, Biancamaria e Manrico sono molto timidi e fragili: con loro non devo alzare la voce; Domenico, Fausto e Mario sono abituati ad essere sgridati e se non alzo la voce quando si comportano male, credono che vada tutto bene; Simonetta è molto studiosa e fa sempre tutto il possibile: se capita che una volta dimentica di fare un compito devo comunque rimproverarla anche se so che non accadrà più, perché gli altri non possono capire e se non lo faccio sembra che io stia facendo delle preferenze; Renato è depresso, devo cercare di aiutarlo; Thomas non ha voglia di studiare perché non capisce: devo cercare di chiedergli qualcosa di semplice in modo che trovi un po’ di fiducia in se stesso e studi di più; Antonio è molto presuntuoso e si sente superiore agli altri: devo fargli capire che anche lui può sbagliare, e che comunque non tutti possono essere bravi a scuola come lui; Mariella non parla mai e quando lo fa bisbiglia: devo trovare il modo di farle trovare il coraggio di parlare di più e a voce più alta; Carlo interviene continuamente come se in classe ci fosse solo lui: devo cercare di fargli capire che deve rispettare il suo turno; Michela pensa solo a guardarsi allo specchio, ai vestiti, a interessarsi dei fatti degli altri: devo fare in modo che capisca che l’aspetto fisico non è tutto e che non è giusto interessarsi dei fatti degli altri e andarli a raccontare in giro; Jasser non si interessa di nessuno e pensa solo a se stesso: devo fare qualcosa perché capisca che deve interessarsi di più degli altri; Annamaria e Luciano sono vicini di banco e litigano sempre: potrei separarli, ma insegnerei loro ad evitare i problemi e perciò devo trovare qualche idea perché imparino a lavorare volentieri insieme; Giorgio migliora il suo comportamento se scherzo con lui e lo prendo un po’ in giro, perché gli piace stare al gioco; Martina è molto permalosa e con lei non posso scherzare e prenderla un po’ in giro perché peggiorerebbe.
E questo quando la classe non è difficile.
Avrete notato che ci sono problematiche opposte: l’insegnante, però, deve trovare come fare a parlare per tutti contemporaneamente, in modo che tutto vada per il meglio.
I genitori, l’ho già detto, credono, invece – se non tutti, molti – che l’insegnamento consista in questo: entrare e andarsi a sedere in cattedra; chiedere di aprire il libro; leggere, far leggere o spiegare l’argomento, così com’è; chiedere di mostrare i compiti; correggerli, possibilmente tutti, ad uno ad uno; interrogare, assegnare il compito e la lezione per la volta successiva e, con un tempismo perfetto, concludere il tutto al suono della campanella. Il giorno dopo, ricominciare da capo. Un po’ come succederebbe se davanti non avesse nessuno, per esempio in una lezione a distanza.
Aggiungo che, dai colloqui con i genitori, emergono spessissimo le seguenti convinzioni:
- l’insegnante se ne frega degli alunni;
- in classe c’è solo mio figlio;
- se l’insegnante vuole che mia figlia studi, deve controllare che abbia scritto i compiti sul diario;
- l’insegnante dà le insufficienze per vendetta;
- quando l’insegnante dà un’insufficienza o mette una nota sul diario è perché “ce l’ha con lui” (con la recente variante “perché mio figlio è straniero”);
- l’insegnante che scherza con un alunno lo sta prendendo in giro;
- l’insegnante che fa notare ad un alunno che ha sbagliato “lo vuole umiliare”;
- se l’insegnante interroga spesso un alunno è perché “ce l’ha con lui”;
- se un insegnante fa interrogare un ragazzo dai compagni “lo fa apposta per metterlo in difficoltà”;
- gli insegnanti ci godono a bocciare;
- l’insegnante che chiede al ragazzo “come mai ieri non sei venuto a scuola?” lede la sua privacy;
- l’insegnante che informa i genitori che per l’ennesima volta il ragazzo non ha studiato, “rompe sempre le scatole con tutte ‘ste note”;
- l’insegnante che dà un brutto voto alla ragazzina si inventa i voti “perché a casa la sapeva”;
e così via.
Vorrei riuscire a fare il conto del numero di parole che escono dalla bocca di un insegnante in una mattinata di scuola: so che è un numero altissimo. Vorrei porre l’attenzione sul fatto che tutte quelle parole sono pronunciate nel contesto pieno di elementi da tener presenti che ho descritto sopra.
Credo che sia possibile immaginare, a questo punto, che possa anche capitare di lasciarsi scappare una parola di troppo. Ma ritenere che in cattedra ci siano sempre degli incompetenti e dei malvagi, delle persone che fanno tutto a caso, mi sembra ingiusto.
Credere che si possa insegnare a ventotto alunni tutti diversi senza difficoltà, mi sembra ingenuo.
Infine: dare sempre per scontato che quando l’insegnante rimprovera e dà brutti voti sia sempre un incapace, mi sembra sciocco; e, soprattutto, credere di saperne più dell’insegnante, fino a dargli consigli sulla didattica, mi sembra davvero presuntuoso.
Sarebbe bene che l’insegnante facesse il suo lavoro di insegnante, che comporta anche lo spiegare ai genitori che cosa fa in classe.
Sarebbe bene che il genitore facesse il suo lavoro di genitore, e lasciasse lavorare gli insegnanti, dando loro un po’ di fiducia. Forse sono bravi insegnanti.

10 commenti:

  1. se fossi realista convinto - sono in verità antirealista - direi: non è più possibile insegnare decentemente date le premesse moderne. Il massimo che si può ottenere è qualcosa di mediocre, magari un 6 al 75% della classe.
    Per non dire dei diplomi quasi regalati, specialmente nelle scuole serali...povero il nostro paese. Ma pure l'insegnante è investito di una serie di abilità che non gli sono proprie (neppure con gli ultimi aggiornamenti in tema di esami di psicologia dello sviluppo ecc.). Quindi sì, i genitori dovrebbero scassare meno la minchia. Papale papale, come si dice qui in romagna. Se poi i genitori sotto sotto mandano i propri figli a scuola per non averli fra i piedi.. (comportamento marxista stile semianalfabeta ma tant'è)

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  2. caro, Madmath, mi sembri troppo pessimista! Ma che cosa ti è successo? :-)
    La Scuola deve migliorare molto (e scrivo il blog anche per riflettere su questo), ma dire che "Il massimo che si può ottenere è qualcosa di mediocre, magari un 6 al 75% della classe." mi sembra un po' esagerato.
    Grazie!

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  3. concordo in pieno Isabella, ma anche Madmath ha ragione, per alcuni genitori i figli sono angeli che non vengono capiti dagli insegnanti, sono esuberanti (rompi, che disturbano tutta la classe)e allora? sono ragazzi bisogna capirli. Poveri noi docenti!!!!

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    1. io credo che i genitori dovrebbero fare i genitori. troppo spesso si delega in toto ad un docente quello che la famiglia per una serie di situazioni non fa. troppo comodo dire che il professore tal dei tali è una carogna ed è vendicativo, troppo comodo sentire genitori arroganti che le sparano a zero mettendo in mezzo pure il Dirigente quando un insegnate per la centomilionesima volta segnala allo stesso ragazzo che mancano compiti libri e quant'altro. sinceramente comincio ad averne abbastanza dei genitori di questa specie, come se gli insegnanti fossero loro. vorrei vederli in classe con la bolgia di 27 alunni, a dover fare i salti mortali per tenerli e cercare di capirli e seguirli, nonostante la stanchezza, nonostante ci siano 27 situazioni una diversa dall'altra, nonostante la mancanza di voglia di studiare, nonostante tutto. vorrei vederli i miserandi. non reggerebbero 2 minuti. la scuola non è un parcheggio ma pare che alcuni genitori non se ne rendano conto, e quando sono messi al corrente che il loro /la loro figlio/a si comporta come l'ultimo degli educati e il primo degli stronzi levano gli occhi al cielo e dicono la fatidica frase che a me fa girare le scatole " ahh ma come!!!! MIO FIGLIO certe cose non le fa, non le farebbe mai!" già. come no. tuo figlio invece è un delinquente che dovrebbe imparare a stare al mondo. non è facile, nessuno ha detto che lo è, ma stranamente agli insegnanti si dano sempre le colpe quando invece il più delle volte il rendimento scarso dei pargoli beneamati è dovuto solo a semplicissima poca voglia di studiare. concordo con isabella, sarebbe bene che il genitore facese il suo lavoro di GENITORE, e lasciasse lavorare gli insegnanti, che forse, ma anche senza forse, sono OTTIMI insegnanti.
      Mariella

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    2. Eliminato perché anonimo. L'autore, se lo desidera, può metterlo di nuovo con una firma.

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  4. oggi come oggi ci sono pochi VERI professori,che sanno fare il loro lavoro,che tengono agli alunni...

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  5. Posso permettermi un controcanto da genitore che sa quanto possano essere esasperanti gli appartenenti alla propria categoria? Immagino che un'insegnante debba tenere conto di tutto ciò che lei dice, io con 5 figli devo già considerare parecchie variabili, non stento a credere che una classe intera sia ben più impegnativa. Tuttavia, c'è un punto che da genitore, cioè da educatrice primaria dei miei figli, vedo spesso trascurato e vorrei incoraggiare a tenere in maggior conto: il bene ultimo dei ragazzi un insegnante lo fa dando loro dei validi strumenti culturali. Tutto il resto, la doverosa comprensione dei casi singoli, è uno strumento del suo lavoro, non il fine ultimo. A me capita di aver visto più volte classi completamente paralizzate da una comprensione un po' ipertrofica per tutti gli elementi di contorno (difficoltà, provenienza geografica, culturale, ecc..), senza tenere conto del fatto che il vero aiuto che voi insegnanti potete dare ai ragazzi è una preparazione che colmi alcune lacune di partenza, non che le coccoli senza poterle risolvere. Voglio dire che a tutti i ragazzi, e specialmente ai più disagiati, è dovuta prima di tutto la formazione migliore possibile. Il caso, che ho riscontrato più volte, di insegnanti molto "comprensivi" che di fatto smettono di far progredire la classe per tener conto delle "difficoltà" (anche quando, in alcuni casi, tali difficoltà consistono nel fatto che alcuni studenti non VOGLIONO studiare e che non lo faranno assolutamente se non vi saranno costretti), comporta un grave danno per tutti, per quelli bravi e per quelli meno bravi e, in ultima istanza, indica una sostanziale indifferenza al bene reale dei ragazzi, per inseguire un buonismo di facciata. Non dico che sia il suo caso, ma certo è una possibilità piuttosto concreta.

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    Risposte
    1. Gentile Signora, mi sembra molto sensato quello che dice. No, non è il mio caso, dato che, se lei avrà interesse a leggere il blog, vedrà che molto spesso affermo che si riesce a tenere la disciplina solo se si è interessanti.
      Purtroppo la Scuola, oggi, non è la migliore Scuola possibile. Se lo fosse, non ci sarebbe bisogno né di questo blog e né del libro che ho scritto. I problemi che dobbiamo affrontare, in tutti gli ordini di Scuola, sono tantissimi. Troppi. Comunque, ripeto un concetto che ho espresso molte volte: un insegnante deve essere prima di tutto preparato, ma deve sapere gestire una classe, se vuole dare "la formazione migliore possibile". Grazie!
      Alla prossima!

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  6. Scusa se lascio l'anonimo ma non ho un account di nessuno di questi possibili e non so il mio ID perché sto commentando da un internet point. Volevo solo dire che è un bell'articolo e mi è piaciuto un sacco! :D Brava!
    -Fede

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    Risposte
    1. Grazie!
      per il nome: non importa, Fede! Mi basta il nome. Comunque, qui sotto, dove c'è scritto Rispondi come, fai scendere la tendina e scegli Nome/url. Lì puoi scrivere FEDE.
      Alla prossima!

      Elimina

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