La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

La mia foto
La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

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martedì 14 febbraio 2017

CONCORSO "LE COPIE DEI MIEI LETTORI" su FACEBOOK. 608° post


la mia copia, natalizia :-)


È successo così: i miei lettori ogni tanto mi mandavano la foto della loro copia de "L'arte di insegnare", e, dato che mi piaceva molto l'idea, ho creato un album, che potete vedere su Facebook.
Qualche mese fa, poi, ho pensato che in qualche modo volevo aggiungere un piccolo premio e ho inventato questo concorso, al quale potete partecipare solo se siete su Facebook, perché lì le cose sono trasparenti, dato che il vincitore lo scegliete con i "mi piace".
Eccolo! 
CONCORSO "LE COPIE DEI MIEI LETTORI"
Ognuno di voi può mandarmi ENTRO LA MEZZANOTTE DEL 15 MARZO una foto della sua copia (cartacea o ebook) ambientata in modo particolare: in giardino, in viaggio, in camera, in classe, fra i fiori, con voi o senza di voi, ecc.. Siate creativi!
Cominciate a votare e a farvi votare.

Si può votare fino alla mezzanotte de 20 marzo.
Il 20 marzo è il primo giorno di primavera (per precisione quest'anno inizia alle 10.29, ma facciamo pure fino a mezzanotte) 
Oltretutto è anche la Giornata mondiale della felicità!


LE TRE foto che otterranno più "mi piace"   riceveranno una copia del mio nuovo libro con dedica.

Non si vincono viaggi esotici, ma è carino, no?

domenica 1 dicembre 2013

"Post indirizzato alle persone che mi hanno scritto o che mi scriveranno". 422° post


Cari lettori,  ho deciso che in questo periodo risponderò solo alle lettere che ho ricevuto da tempo e alle quali non sono ancora riuscita a rispondere. 
Da oggi, perciò, non mi chiedete consigli finché non avrò smaltito la posta arretrata. Ovviamente questo vale anche per facebook, dove avevo già pregato di non scrivermi . E a maggior ragione vale per i commenti, che servono per commentare, e non per chiedere consigli. 
Scrivetemi solo per raccontarmi qualcosa, se vi fa piacere. A me fa piacere leggere, per esempio, dei vostri progressi!
Vi farò sapere quando potrete scrivermi di nuovo. Grazie!

Colgo l’occasione per fare un ripasso dei criteri che seguo nelle mie risposte e nei commenti:
-  non posso più rispondere a chi mi pone una domanda alla quale ho già risposto molte volte e per questo vi invito a leggere il blog prima di scrivermi;
- "interventi polemici (da parte di chiunque), o commenti che esprimono disaccordo, che presupporrebbero una risposta da parte mia non verranno pubblicati , perché questo blog non è una chat né un forum di discussione e non ho tempo per controbattere."
- “Non verranno pubblicati neppure i commenti rivolti in tono polemico ad altri lettori: questo blog non è un forum, proprio perché voglio evitare quello che accade nei forum, dove spesso si degenera negli insulti.”
- “Vi sarei grata se non usaste toni polemici perché ritardo o non rispondo. In realtà, non sono obbligata, se non dalla mia volontà.” Quando una persona decide di scrivermi, non può arrabbiarsi se non rispondo. Questo significa "pretendere" e non mi pare che si possano avanzare delle pretese. Se riesco a rispondere (e rispondo a quasi tutti, o con un post o privatamente) uno deve essere contento. Se non ci riesco uno, tutt'al più, può rimanere deluso, ma certo non essere arrabbiato. Non risponderò più a chi lo fa.
- Proprio perché sapete che ricevo molte lettere, evitate di scrivermi molte volte ponendomi tanti quesiti: mi fa piacere leggere, ma non posso rispondere sempre alle spesse persone e perciò capirete che devo dare la precedenza a chi non mi ha mai scritto.
- Cercherò di rispondere a tutti nel minor tempo possibile, ma desidero dare qualche spiegazione
- vi assicuro che quasi tutti quelli che mi scrivono aggiungono una frase che dice che sperano in una risposta pronta, perché il problema è molto urgente: purtroppo non posso accontentare tutti.
- prima di tutto rispondo a quelli che mi pongono domande su problemi che mi sembrano urgenti; poi a quelli che pongono quesiti che presuppongono una risposta breve, via mail; poi a quelli ai quali posso rispondere con un post, utile a molti.
- I genitori che mi scrivono di solito lo fanno per lamentarsi degli insegnanti, e mi chiedono, praticamente sempre, come devono fare per risolvere il problema, possibilmente per “farla pagare” all'insegnante. Vorrei precisare che la mia risposta (come si può constatare leggendo i molti post dedicati al problema dei rapporti insegnanti/genitori) non è una risposta “di parte”, e non “difendo la categoria” se spiego che il comportamento dell’insegnante può essere corretto anche se a un genitore sembra assurdo. Ci sono cose che i genitori non sanno; situazioni nelle quali ci troviamo che i genitori non conoscono e, soprattutto, ci sono aspetti sui quali i genitori non dovrebbero intervenire. Leggendo il blog si può constatare che non do sempre ragione agli insegnanti.
Vorrei chiarire anche il fatto che la mia risposta si basa sui dati che mi vengono forniti, che, ovviamente, non mi vengono dati “da tutte e due le campane”, per così dire: è ovvio che io cerchi di immaginare anche la campana dell’insegnante. Il genitore di solito mi descrive i fatti secondo la sua ottica e mi descrive anche quello che dice o fa l’insegnante (ma anche quello è visto dalla sua ottica di genitore, spesso prevenuto o arrabbiato).
- Ci sono persone che per spiegarmi bene tutto mi scrivono lettere lunghissime che a volte superano le 3600 parole. Se ci metto un secondo a leggere una parola, significa che, solo per leggere la lettera, ci metto 60 minuti! In realtà per rispondere in modo ponderato devo leggerla due volte e mi ci vuole altro tempo per riflettere e per decidere che cosa posso rispondere per essere d’aiuto e mi servono altri minuti per scrivere. Domando: capisco che le persone che lo fanno si trovano in difficoltà,  ma si può pretendere che io lo faccia? In realtà fino ad oggi l’ho fatto. Ma ora non ci riesco più e perciò vi prego di scrivere lettere che siano circa 500 o 600 parole, ponendo un quesito preciso, riferito ad una situazione precisa. Alcuni mi domandano: “Secondo lei come potrei essere più autorevole?”, oppure “Come potrei fare lezioni più interessanti e farmi ascoltare dagli alunni?”. Per rispondere ho scritto un blog dove ci sono, ad oggi, 568 post e 1807 commenti; ho scritto anche un intero libro, e, se rispondo di leggere il libro, non mi sto “facendo pubblicità”. 
Non posso rispondere con un post.

Per ora non mi viene in mente altro.
Grazie a tutti quelli che mi hanno scritto e a quelli che pazienteranno e mi scriveranno più avanti.
Spero che capirete tutti!
A presto!

sabato 4 maggio 2013

I cattivi esempi del web: stupidità, violenza e odio. 374° post.


Non meravigliamoci se certi ragazzi sono come sono. Guardate gli esempi che diamo loro. Per decenni abbiamo dato il cattivo esempio attraverso la televisione (solo in certe ore) e i giornali (solo se uno li leggeva). Oggi,attraverso il web, trasmettiamo esempi diseducativi a tutte le ore del giorno e della notte. 
Un tempo la maleducazione rimaneva confinata fra i maleducati. I maleducati, i cafoni,  stavano fra loro, perché la gente educata non li frequentava. Gli stupidi venivano chiamati “stupidi”,  e i violenti venivano considerati violenti. Gli ignoranti stavano fra loro e non si permettevano di rivolgersi alle persone colte, perché temevano di essere giudicati e di fare "brutta figura". Gli alunni e i loro genitori rispettavano gli insegnanti, dando per scontato che, avendo studiato, sapevano più di loro. Bambini, giovani e adulti rispettavano gli anziani, dando per scontato che, avendo vissuto più di loro, erano più saggi. La gente perbene rispettava il medico, l’avvocato, il giudice, il vigile urbano e il carabiniere. Nessuno pensava che potessero essere dei delinquenti. Le persone si rivolgevano con educazione al medico come al negoziante. A nessuno che si potesse definire “persona perbene” veniva in mente di offenderli, perché c’era una certa sana distanza fra le persone che non si conoscevano. Si mantenevano le distanze, perché - allora come oggi-  tutti abbiamo bisogno che gli estranei rispettino le distanze e non entrino all'interno dello spazio che riserviamo solo ad amici e conoscenti (che pare essere di tre metri e mezzo). Fa parte della natura animale. Solo chi ci è intimo può entrare in quello spazio. Gli altri devono rimanerne fuori.
Invece il web ha cambiato le cose. Le reti sociali, un tempo solo fisiche, sono diventate “network” e sono diventate virtuali. La gente diventa “amica” o “seguace” – di facebook, di twitter, di blog – e si convince di essere davvero amica, anche intima, della persona. Tutti noi facciamo esperienza ogni giorno dell’assurda pretesa di confidenza spinta dei nostri “amici di facebook” o di chi frequenta il nostro blog. Che siamo semplici insegnanti, o casalinghe, o scienziati, o politici, o scrittori, non cambia nulla. Tutti si illudono che l’essere stati ammessi fra “gli amici” o semplicemente fra i “lettori” di una persona sconosciuta (o conosciutissima) li autorizzi a dare del “tu”, a parlare di cose private, a dare consigli intimi che non si permetterebbero mai di dare agli amici fraterni.
Ma, soprattutto, una quantità enorme di persone si sente in diritto di offendere, di prendere in giro, di mandare esplicitamente "a quel paese", di diffamare e di minacciare chiunque. E il bello (e l’interessante) è che lo fanno firmandosi con nome e cognome! Come se il web fosse un luogo fuori da ogni legge, dove tutti sono liberi di dire e fare quello che vogliono senza il minimo freno inibitore. 
Ecco, questa è l’”anarchia del web” di cui parla il nostro presidente della Camera, Laura Boldrini. Per quei pochi che non ne sapessero ancora nulla riepilogo, citando qualche frase tratta dalla sua pagina di facebook e da un articolo di Repubblica firmato da Concita De Gregorio.

“Laura Boldrini, seduta alla sua scrivania di Presidente della Camera dei deputati, legge attentamente i messaggi che la sua giovane assistente Giovanna Pirrotta le porge. Sono minacce di morte, di stupro, di sodomia, di tortura. Accanto al testo spesso ci sono immagini. Fotomontaggi: il suo volto sorridente sul corpo di una donna violentata da un uomo di colore, il suo viso sul corpo di una donna sgozzata, il sangue che riempie un catino a terra. Centinaia di pagine stampate, migliaia di messaggi. A ciascuna minaccia corrisponde un nome e un cognome, un profilo Facebook, l'indirizzo di una pagina Internet. Le minacce - tutte a sfondo sessuale, promesse di morte violenta - si sono moltiplicate nel giro di due settimane con il tipico effetto valanga che la Rete produce.”.
“Ti devono linciare, puttana", "abiti a 30 chilometri da casa mia, giuro che vengo a trovarti", "ti ammanetto di chiudo in una stanza buia e ti uso come orinatoio, morirai affogata", "gli immigrati mettiteli nel letto, troia". Accanto alla foto della donna sgozzata: "Per i Boldrini in rete ecco l'Islam in azione".”

Qualsiasi donna che abbia un po’ di rispetto per le donne si infuria, leggendo queste parole.
E poiché Laura Boldrini ha detto

“La vittima diventa carnefice” e "Io, minacciata di morte ogni giorno. Non ho paura ma basta all'anarchia del web",

tutti gli “opinionisti qualunque” hanno potuto liberamente esprimere le loro “idee”, che sono le seguenti (posso mettere anche i nomi perché li copio da una pagina aperta a tutti):

“Paolo Bergamo :
L' Italia è oltre i 50 punti per la libertà di stampa....ora anche il WEB .... pian pian ci tolgono tutto...anche l'espressione.....cosa accadrà nelle piazze in futuro se tutte le possibilità di esprimere i propri pensieri verranno ostruite???”

“Alkalino:  La Boldrini è inadatta al ruolo che occupa perché non capisce che la libertà di espressione è strettamente legata alla libertà della rete. 
Cercare di impedire alla gente di scrivere, sia pure degli obbrobri, è come cercare di impedirle di pensare. Se si andasse indietro di 20 anni e la Boldrini riceverebbe mail cartacee con gli stessi contenuti, cosa farebbe?Chiederebbe di censurare le poste? Inviare una email compromettente è molto più rischioso per chi lo fa che imbucare una lettera anonima.”

“Giorgio Belgiovine:  sei bona...”

“Ciprillo Artigiano: non basta una "carica" istituzionale per zittire chi dissente,si chiama libertà di parola,la terza carica dello stato dovrebbe promuoverla e non combatterla.”
“Giada Valente: gentilissima, ( basta gentilissima o mi denuncia? ) le fa onore il suo amore per gli stranieri, ma dovrebbe amare anche gli italiani, da parte Sua vedo solo odio per gli italiani.”
Gioel Van Zorz: “senta una cosa..... lei parla tanto della "violenza" che corre sul web, che la gente scrive cose troppo pericolose...... ma guardi che non c'è nessuno che le ha insegnate. tutto quello che legge, è ESATTAMENTE quello che la gente vuole dire, perchè almeno sul web le persone dicono quello che vogliono. se vi fa paura, dovete capire che è solo colpa della situazione!! invece di mettere divieti sul web, dovete mettere divieti di sprecare denaro pubblico. divieti di approffittarsi dei soldi della gente!!!!! dovete capire che con la forza, non otterrete niente, se non una risposta alla pari! dovete capire che è la gente che comanda e non voi pochi "eletti" ( chissà da chi poi). dovete capire che deve finire questa storia, perchè state portando l'Italia ad una guerra civile. dovete capire, infine, che scrivere " Boldrini io ti ammazzo" è una minaccia, ma scrivere " chissà che qualcuno le spari" non è una minaccia, è un pensiero e una comunicazione. Quindi, PRIMA DI FARE CERTE ACCUSE, impari bene la lingua italiana e cerchi di dividere "MINACCIA" da " COMUNICAZIONE PERSONALE". Se io le dico " se qualcuno le spara, non mi spiacerebbe" non è una minaccia. e questo pensiero, se viene condiviso da migliaia di persone, è perchè l'idea di quelle persone è tale. ma se poi qualcuno passa ai fatti, non è perchè ci sono queste migliaia di persone che hanno espresso la loro idea: è perchè qualcuno la sua idea la esprime a modo suo.”

“Titoni Tommaso: SIG Boldrini come tutti noi mortali ,ritengo che non sia venuto dal l'unto del PAPA x crearsi una pagina su FACEBOOK qualora non gradisce le missive pùo sempre chiudere la pagina ,è un modo x imporre leggi come in COREA”

“ Gianmarco Atzei:  vorresti "regolarizzare" internet solo perchè non ti sai difendere da sola ? una miserabile senza spina dorsale dalla denuncia facile come te dovrebbe poter decidere per noi ? ridicolo !!! sei la stoltezza fatta a persona , molta gentaglia penderà dalle tue labbra imparando a chiudersi nella propria ottusione mentale , evitando i problemi piuttosto che affrontarli , piagniucolando e dipendendo da qualcuno , dovresti essere fuorilegge come quelle droghe che distruggono le cellule del cervello !! infatti hai il medesimo effetto , come se l'italia non fose già abbastanza caratterizzata dal bigottismo , dall'ottusione mentale , e dalla tendenza a non saper fare altro che lamentarsi dei problemi senza però fare nulla di concreto per risolverli . nel caso io sia stato troppo contorto per te povera stellina , riassumerò cosi : una persona miserabile e smidollata come te non avrebbe nemmeno il diritto di essere ascoltata , figuriamoci ottenere tutto il potere che possiedi , e naturalmente non scrvo tutto ciò in qualità di "maschio" ben si in qualità di individuo che comprende con che persona miserabile saremo tutti costretti a "combattere" fallita”

“Saverio Di Giulio: Cara Boldrini, ma una volta in vita tua ce la farai a pensare a una cosa seria? Da quando sei stata eletta non hai parlato di un problema concreto del paese che sia uno.....”

“Dà e Dé : Signora Boldrini, lo stipendio che lei percepisce viene dalle tasche dei contribuenti italiani. Per una volta, si vuol degnare di pensare ai problemi del Paese? O forse l'immigrazione è più redditizia....”

“Marcello Baltolu: INTERNET,serve anche a questo, "tu" vuoi mettere il bavaglio all'unica cosa VERAMENTE DEMOCRATICA che ci è rimasta,... ti ho dato del "tu" perche si una MIA DIPENDENTE!!!!!!”

“Urbech 1289
Smettila di fare la professoressina ipocrita, e smettila di difendere gli sporchi privilegi tuoi e della tua casta! Per fortuna durerete poco, siete finiti, cretina!!”

“71lupenzo710: guarda che troia che hanno messo lì .......la pivetti al contrario stessa faccia della medaglia .puttana serva del potere pronta solo a fare i propri interessi e a metterlo in culo ai poveracci difendendo i potenti. PUTTANA. ci vuole la rivoluzione questo paese deve crollare e la baldracchini pompini e grasso durare poco .w 5 stellle!!!!”

Ecco quello che questi genitori o fratelli maggiori insegnano ai ragazzi: violenza, volgarità, stupidità, ignoranza, presunzione, mancanza totale di rispetto. E insegnano che è giusto pretendere di avere il diritto sacrosanto di “esprimere le proprie idee”, perché regolamentare il web è “ledere la libertà di espressione”. Come se fossero idee, come se fossero ragionamenti.
Qualsiasi ignorante, becero, violento può (e vuole) diffamare, offendere, minacciare liberamente.
È democrazia, questa? È libertà?

sabato 21 gennaio 2012

Si chiamava Thomas Alberto Costilla Mendoza. 275°

Si chiamava Thomas Alberto Costilla Mendoza. Un nome lungo e importante, come tutti i nomi sudamericani, ma assegnato a un semplice addetto alle pulizie che ha finito la sua vita sulla Costa Concordia, fra gli scogli dell’isola del Giglio, nelle acque del bellissimo mare italiano.

Thomas Alberto, detto Beto. Lo troviamo su facebook.

Era nato e viveva in Perù, a Trujillo. Aveva studiato al Colegio Antonio Raymondi. Il suo libro preferito era “Il Codice Da Vinci”. Amava i film d’azione, le notizie e gli sport, soprattutto il calcio a cinque e la pallacanestro.

Adesso lavorava per Costa Crociere. Sarà stato contento, anche se aveva promesso alla sua amica Carla Paola Naranjo Sandoval di non imbarcarsi più.

Aveva 76 amici.
Nell’era di facebook il libro delle facce a volte diventa un po’ anche il libro dei morti.

I profili di facebook di chi muore rimangono lì per chissà quanto, seppelliti nel web come in una tomba virtuale, conservando foto, battute, commenti, “mi piace”, fermi ad un certo giorno.

Il 27 ottobre 2011 alle 2,25 di notte, forse in una pausa delle pulizie, aveva condiviso la foto della sua amica Sheyla Reyes e le aveva scritto un allegro “Hola Sheyla”. Anche Sheyla, peruviana come lui, era un membro dell'equipaggio del Costa Concordia. Se c'era, lei si è salvata.

Thomas Alberto Costilla Mendoza era un uomo di circa cinquant’anni, un po' tarchiato, basso come un peruviano tipico. Capelli neri, occhiali e occhi da indio.

Nessuno potrà più diventare suo amico.

I suoi amici, Harry, Juan Julio, Edson, Carlos, Eduardo, Victor Roman e Francisco Javier, che sorridono con lui nelle foto, avranno già saputo la notizia.

Altri stanno cominciando ad arrivare sulla sua pagina facebook, dove sono venuti a cercarlo alla notizia della sua morte. E scrivono qualche frase sulla sua bacheca, o a commento delle sue foto, nella speranza che qualcosa ci sia, e che gli arrivi il messaggio, là dove è andato a finire.

“Per noi sei stato, e sarai sempre il migliore dei figli, fratello, zio.” “Per noi sarai sempre nel nostro cuore. Non sei andato via, sei qui con noi, presente nella nostra mente e nel nostro cuore”. “Ora sei vicino al tuo vecchietto, che amavi tanto. Lui sarà contento perché sei già vicino a lui”.

“Riposa in pace, mio caro amico. Ti porterò sempre con me”.

Si chiamava Thomas Alberto Costilla Mendoza. Solo ora so che è vissuto.

Gli ho chiesto l’amicizia, anche se so che non potrà più confermare.

Quando succedono queste tragedie non muoiono dei numeri, dei nomi sulla carta.

Muoiono delle persone, delle vite.

venerdì 7 gennaio 2011

Soli nella folla, soli su facebook. 143°

Fra notizie di raffreddori, influenze, freddo, piogge, ritorni di sereno, panettoni, calorie per fetta di pandoro, diete, attentati, stragi, messaggi del papa, incassi record dei cinepanettoni, mete turistiche, previsioni di tutto esaurito e di menù di capodanno, non so se avete letto che una quarantaduenne inglese si è suicidata il giorno di Natale. Si chiamava Simone.

Si sa che nei giorni di festa la solitudine è più terribile. Ci si guarda intorno e ci sembra di vedere tutti felici; c’è aria di festa e ogni pacchetto rosso e argento, ogni festoso saluto stride con il nero e il silenzio della solitudine.

Simone ha pensato di prendere le pillole che avrebbero cancellato la sua solitudine, e forse ha sperato di essere strappata alla morte da uno dei suoi mille e quarantotto amici di facebook, se ha scritto nel suo stato “Took all my pills be dead soon bye bye everyone.”. Magari, chissà, avvertendo gli amici di facebook, avrebbe potuto scoprire di non essere poi così sola. Invece, non solo nemmeno uno le ha creduto, o si è preoccupato o dispiaciuto, ma addirittura c’è stato chi l’ha presa in giro, chi l’ha accusata di mentire.

Non mentiva, Simone, e se ne è andata davvero, il giorno di Natale, nonostante i suoi mille e quarantotto amici di facebook.

C’è chi si costruisce una vita di riserva su facebook, un mondo parallelo, ideale, e ci si rifugia, convincendosi che è ogni cosa è vera, e perfetta. Tutti sono amici, si parlano, si mandano baci, regali, abbracci, auguri, carinerie. Si scambiano informazioni e complimenti, e si vogliono tanto tanto bene.

Ma bisognerebbe, ogni tanto, ricordare che non sempre la nostra lista di amici è fatta di veri amici.

Si possono fare delle amicizie, sì, ma non dimentichiamo che il mondo reale è altrove.

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