La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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mercoledì 29 settembre 2010

Come si entra in classe. Seconda parte. 100°

Ho già detto della grande importanza dell’ingresso in classe, sottolineando il concetto che, poiché gli alunni vi vedono come vi vedete voi, è molto importante, prima di entrare in classe, lavorare sulla vostra autostima e chiarirvi qual è il vostro ruolo.
I ragazzi di solito sono bravi ragazzi. Anche quelli vivaci o vivacissimi. Presi singolarmente. Ma sono un gruppo classe e si sa che l’essere umano, in gruppo, cambia. E chi non ha, da solo, il coraggio di trasgredire, riesce a farlo quando si sente “coperto” dal gruppo. Crede perfino di risultare invisibile. E lo diventa, se l’insegnante non acquisisce la capacità di osservare e di notare (cosa che non si può fare nella confusione).
Ritorniamo allora all’interrogativo di partenza – come dovrebbe entrare in classe, un insegnante? – Ribadisco il concetto che deve essere evidente a tutti gli alunni il fatto che l’insegnante non è una persona alla quale si possa mancare di rispetto.
Perciò, se quando entrate stanno chiacchierando, correndo, saltando e ridendo e anche quando vi vedono non si scompongono e continuano come se voi non foste neanche entrati, come se foste trasparenti, ecco, vi hanno già mancato di rispetto. Se voi entrate comunque, poi, questo confermerà l’impressione che si sono fatti di voi: possono continuare a fare il loro comodo, perché voi lo permettete (e lo permetterete). Allora, per esempio, non entrate. Fate solo due passi e fermatevi a guardarli, senza dire niente. Guardateli, con espressione seria, senza dire neanche una parola. Come se steste valutando fino a che punto arrivano prima di intervenire. Vi accorgerete del fatto che, se lo avete fatto bene, molti, se non tutti, non riuscendo a capire dove andrete a parare, si preoccupano e vanno a posto. Rimarranno in piedi, male che vada, solo i ragazzi più difficili, che potrete così individuare subito. Non vi deve sfuggire nulla, nessun movimento. È essenziale tenere tutto sotto controllo e fare in modo che vedano che siete molto attenti.
Se non bastano le occhiate, potrete chiedere spiegazioni sul loro comportamento. Chiedete “Come mai c’è questa confusione pazzesca?”, anche quando c’è pochissima confusione. L’esperienza mi ha insegnato che questo è un forte deterrente all’aumento della confusione. Le regole devono essere molto chiare. All’inizio date molta importanza e non tollerate neanche il più piccolo comportamento che non segua le regole. La tolleranza, nel rapporto iniziale con gli alunni, viene interpretata come debolezza e permissivismo. Al contrario, il fatto di mostrare stupore e disapprovazione per una piccola mancanza porta i ragazzi a pensare: “Se una sciocchezza come questa è così importante, mi conviene evitare comportamenti più scorretti”.
Ecco, bisogna avere in mente che il comportamento corretto deve essere preteso. Perciò, solo quando tutti gli alunni sono al loro posto, entrate.
E ora che siete entrati, se entrate così, se riuscite ad ottenere silenzio e attenzione siete a buon punto. La vostra entrata dovrà avere un effetto come quello che cerco io: “entra la professoressa Milani in persona” e non “entra una povera scema incapace di farsi ascoltare”.
Autorevolezza, non autoritarismo. Rispetto, non paura.

27 commenti:

  1. Funziona, l'ho imparato a mie spese. Se solo avessi potuto leggere questo consiglio il mio primo anno di insegnamento!!
    Valerie

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    1. Ci sono scuole dove neanche un soldato tedesco della Gestapo riuscirebbe a scalfire il caos, nemmeno se in divisa e armato fino ai denti... Scuole dove il terrore scorre nelle vene di insegnanti e bidelli, dove devi far di tutto per non soccombere e convivere con figli di camorristi e di prostitute, dove uno sgarro equivale a condanna a morte. Nemmeno i Carabinieri si fanno vedere in quei quartieri... Poi ci sono scuole dove non è così grave, dove i Carabinieri si fanno vedere, specie quando qualche ragazzino porta la pistola a scuola... Dove ci sono alunne che solo la loro estrema volgarità ti blocca, ti impedisce di far lezione e così si passa il tempo cercando di parlar con loro, di fare finta che l'ordine lo mantieni ancora tu, nella speranza che non si violentino tra loro, che nessuno si faccia male e che suoni quella maledetta campanella...

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    2. Ma ci sono insegnanti che trovano la strada per entrare nella mente e nel cuore dei ragazzi difficili.
      Non hai messo il tuo nome...

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  2. Cara Isabella,
    ho fatto leggere a mia zia, disperata, il tuo magnifico post n°100.
    Ti spiego meglio...
    Mia zia, sta pensando, dopo 30 anni di insegnamento, di farsi assegnare ad altro ufficio.
    E' diventato forte in lei il desiderio di smettere di fare l'insegnante,
    anche a seguito del fatto di essere diventata sovrannumeraria e di essere stata spostata in un istituto professionale un pò confusionario.
    Dicevo, dopo averle fatto leggere il tuo post, mi ha detto di aver eseguito alla lettera le tue istruzioni, e di aver scoperto,
    dopo 30 anni di insegnamento (!) che anche lei è in grado di gestire una classe.
    Anche se, ha aggiunto, non si sente in grado di farlo sempre, sistematicamente: lo ritiene estremamente stancante.
    Anch'io ci provo ogni giorno, ma emotivamente è un grande stress, soprattutto durante le tante ore di sostituzione che devo affrontare.
    L'alunna disabile che seguo, infatti, è spesso assente, per cui vengo utilizzata per tante sostituzioni e, sempre, con un minimo di cinque ospiti di altre classi (!),
    data la mancanza di supplenti.
    E' molto dura, i ragazzi mi umiliano, procurandomi un mal di testa fortissimo e, come se non bastasse, vengo sempre, ripetutamente, licenziata, da sei anni a questa parte.
    Voglio farcela e non arrendermi mai, come scrivi spesso tu, anche se è un lavoro durissimo per me, che non amo alzare, nemmeno minimamente, la voce.
    Perchè ti scrivo? Per ringraziarti.
    Sei un punto di riferimento importante
    Grazie Isabella.
    Grazie di cuore.

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  3. In effetti, fermarsi a metà strada con l'aria di attendere che si accorgano che l'insegnante sta entrando funzionava! una seconda sosta in piedi vicino alla cattedra in attesa che siano tutti ai loro posti e in piedi.. e ci siedevamo. Confesso però che a questo punto facevo ciò che i vecchi presidi mi avevano vivamente sconsigliato: sorridevo.

    Però.. adesso che sono in pensione, vi confesso che i miei incubi notturni non sono l'esame di maturità, ma l'ingresso in una classe sconosciuta: mi chiama una anonima segreteria, mi invia in una sede succursale in cui non si sa come siano dislocate le classi, non possiedo nè un registro mio nè un registro di classe per sapere chi siano gli alunni che dovrei incontrare, ed entro in un caos pazzesco di persone eterogenee - che ovviamente ignoro se siano i miei temporanei alunni o un'altra classe- che nemmeno si accorge di me.. di solito mi sveglio prima di tentare un appello!

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  4. E' vero,la prima impressione è quella che conta. Purtroppo io curo nei minimi dettagli l'abbigliamento e le parole del primo ingresso in una classe sconosciuta,detto le regole ma poi mi perdo nel corso dell'anno, creando precedenti e non riuscendo più a gestire le situazioni che si presentano...Insomma, indosso una maschera che fa a pugni con il mio vero temperamento bonario ma durante l'anno la getto via senza rendermene conto ...Già prima di Natale gli alunni non mi rispettano più, devo sempre urlare, in aula c'è il finimondo e una continua processione per il bagno... La metà della classe non fa i compiti e non è interessata a quello che spiego. Tutti i giorni mi impegno per cercare di motivare di più i ragazzi ma faccio molta fatica. Avendo anche due bimbi devo studiare di notte. Durante i compiti in classe faccio finta di non vedere che copiano e ritiro i compiti solo se li becco in flagrante con foglietti sotto il banco...Ogni anno cerco di migliorare e ogni errore lo uso per non sbagliare più, ma è dura! Da quando insegno (sono precaria dal 2002 nella A051) ho avuto più guai che soddisfazioni. Con alcune classi sono riuscita ad istaurare un buon rapporto fatto di fiducia reciproca,ma con molte altre ho vissuto periodi d'inferno. Sono stata richiamata dai presidi in più scuole, soprattutto per l'incapacità di gestire la classe. Quello che mi faceva rabbia era che con altri colleghi non volava una mosca e con me succedeva di tutto...lanci di bottiglie, schiamazzi, giochi di carte. Più urlavo e meno mi ascoltavano. Sono arrivata a mettere 3 se chiacchieravano ma non potevo usarli per la media; sono arrivata a preparare 26 compiti in classe diversi per non farli copiare... Cercavo di giocare molto coi voti perchè erano l'unica cosa a cui tenevano e che li terrorizzava...In una scuola si sono riuniti i genitori per mandarmi via. L'anno dopo accettai l'incarico annuale da un'altra parte. Per me entrare in una classe è come andare al patibolo: tremo,balbetto, faccio fatica ad indossare la maschera della cattiva. Di solito sorrido subito e mi do la zappa sui piedi. Mi trovo meglio in classi con poche ore (se faccio solo storia, 2 ore a settimana) perchè non mi conoscono abbastanza. Ma dove vado più spesso ed ho più ore (italiano e latino) è davvero dura. Se entrano in confidenza è fatta! Mi hanno in pugno fino alla fine. Non è facile insegnare, ci vuole polso e a me quello manca. Non sono fatta per l'insegnamento e vorrei cambiare lavoro ma a 37 anni che mi metto a fare? Allora vorrei sapere se è possibile passare dalla funzione di docente a quella del personale ATA o se è possibile passare ad altro ente...

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    1. Ciao Anonimo, io sono un'insegnante di inglese (supplente) che ha una (su due) classe veramente ingestibile e leggendo il tuo post mi pare di leggere la mia situazione. Temo che anche i genitori di questa classe prima o poi si riuniranno per mandarmi via. Ieri è venuta in classe la dirigente perché c'era un casino infernale e si è messa a NEGOZIARE con i ragazzi: tot richieste loro, tot richieste io... a me sembra una cosa fuori di testa.
      Mi pare che queste negoziazioni mi esautorino completamente, non ti pare? Sono veramente sconfortata, vorrei scappare via di nuovo, ma alla mia età non è più possibile; sono sempre fuggita dalla scuola in 20 anni, non appena avevo l'occasione di fare l'impiegata, ma con la crisi che c'è adesso non vedo più nessuna luce in fondo al tunnel...

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  5. Le mail inviate da molti insegnanti rispecchiano perfettamente la mia situazione. Di certo sapevo che sono molti i docenti che hanno difficoltà a gestire la classe, ma non mi era ancora capitato di leggere qualcosa a riguardo che fosse così dettagliato e così simile ai problemi che incontro nel mio lavoro. Cercavo da tempo un blog dove trovare informazioni, consigli o anche solo scambi di opinione e "sfoghi" sul tema della disciplina in classe. L'impegno intrapreso dalla Professoressa Isabella Milani su questo blog è ammirevole e incoraggiante per quei docenti che come me, vorrebbero fare al meglio il proprio lavoro, ma rimangono quasi giornalmente frustrati dalle grosse difficoltà incontrate nel mantenere la disciplina in classe. Grazie. Mi procurerò al più presto il libro.

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  6. Cara Prof. Isabella,
    insegno lettere alle medie e, dopo aver letto il tuo post su come si entra in classe, sto sorridendo beata: in effetti da qualche anno è proprio così che faccio e sono proprio gli effetti da te descritti che ottengo. Grazie per la conferma!
    Ti chiederei se hai un suggerimento anche per una "ciliegina sulla torta": dopo che ci siamo salutati, do con un cenno il permesso ai ragazzi di sedersi. A questo punto, complice il rumore delle sedie, inizia anche qualche chiacchiera, che per spegnersi necessita di qualche occhiataccia. Eppure sanno di dover prendere il materiale necessario per la lezione...
    Mi scuso tanto con chi ha problemi senz'altro più seri, ma spero ugualmente in una tua risposta. Grazie ancora

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  7. Il mio consiglio è questo, Zeffira: non bisogna esagerare. A quel punto dici: "Allora? che cos'è questa confusione?" Ma dentro di te devi sapere che un minimo di rumore è accettabile, se al momento di iniziare la lezione smette subito.
    Come si può pretendere che stiamo perfettamente zitti per cinque ore e più? L'importante è riuscire a ottenere il silenzio subito quando serve. Buon lavoro! E continua a leggere!

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  8. Non so se vi farà ridere ma io utilizzo un sistema di questo tipo che ho copiato da una mia collega esperta di apprendimento cooperativo. Appena sento una confusione non accettabile mi metto una mano sulla bocca, alzo l'altra mano e mi fermo ogni alunno che mi osserva deve fare immadiatamente la stessa cosa finchè si genera la calma assoluta. A questo punto lodo chi si è accorto subito di me e rimprovero senza cattiverie quelli che si sono accorti più tardi. Ogni alunno può richiedere silenzio come me ogni volta che ritiene che ci sia confusione (tutti hanno il diritto di ascoltare e di capire bene la lezione) Dopo un po' di addestramento la classe riesce a tornare silenziosa mediamente in 16 secondi. Se mi permettete di essere sincero, io all'inizio mi sentivo un po' ebete a fare sceneggiate di questo tipo, poi vedendolo proporre da esperti che fanno fare lavori di gruppo agli alunni dove non capita proprio niente di negativo mi sono convinto e devo dire che ha sempre funzionato.

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  9. Ognuno di noi deve trovare i suoi sistemi. L'importante è trovare dei sistemi.

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  10. Salve Isabella, ho scoperto da poco la sua rubrica e devo dire che trovo molto interessanti, oltre che efficaci, i suoi consigli. Purtroppo ho constatato che uno dei problemi più gravi è che questi ragazzi oltre al caos più completo non hanno nulla da offrire: cerco di motivarli in mille modi, Internet compreso (insegno lingue in una scuola media) ma spesso la risposta non è quella che speravo. C'è anche da dire che ho notato un certo classismo (probabilmente frutto di un'educazione sbagliata che ricevono in casa), ovvero per molti di loro le uniche discipline degne di essere tenute in considerazione sono lettere e matematica. E le altre?
    Un caro saluto,
    Claudia

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  11. Cara Claudia, non è vero che i ragazzi non hanno nulla da offrire. Il fatto è che sono stati bombardati fin da piccoli da immagini e informazioni, da suoni e da colori, spesso solo in entrata, cioè senza dar loro la possibilità né di rielaborare, né di replicare.
    Oggi è molto più difficile stupirli. Nel libro di consigli che ho scritto ho spiegato perché i ragazzi - certi ragazzi - non possono entusiasmarsi ascoltando gli argomenti che la Scuola propone loro. Chiediti se, veramente, a loro serviranno le lingue. Se ti rispondi con sincerità, vedrai che a molti, in realtà, non serviranno mai. Con questa consapevolezza, trova argomenti che possano servire davvero, e non perché la lingua straniera fa parte dei programmi. Per esempio, può servire per leggere certe pagine web. Portali nell'aula computer, apri su una pagina per loro sicuramente interessante (in inglese e francese) e rimani zitta, senza tradurre.
    Spero di averti chiarito il concetto.
    Fammi sapere :-)

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  12. Già tentato anche questo esperimento ;-) Purtroppo, come mi hanno confermato anche le colleghe, alcune delle classi che condividiamo sono proprio demotivate per tutto, e andare in aula computer per loro è l'ennesima scusa per accapigliarsi, da lì il mio scoramento. Fermo restando che, per come la vedo io, che la materia ti piaccia o meno, l'educazione dovrebbe essere indiscussa, ma so bene che questa è un'altra storia. In ogni caso, non mi arrendo, e perlomeno mi tenterò nuovamente questa carta con chi ha interesse per la disciplina, ignorando chi invece non sa apprezzare la bellezza e l'utilità delle lingue. Intanto ti ringrazio, e al prossimo consiglio!
    Claudia

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  13. Cara Claudia, devi proprio investire 6 euro e comperare l'ebook dove ci sono molte altre spiegazioni. Devi riflettere sul fatto che "ignorando chi invece non sa apprezzare la bellezza e l'utilità delle lingue" presuppone il non aver capito il concetto che la bellezza e l'utilità non sono universali.
    Alla prossima!

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  14. Salve a tutti, sono un insegnante di religione che, come ben sapete, é una delle materie più snobbate della scuola poiché viene erroneamente confusa con il catechismo ... L'anno scorso ho insegnato in un liceo classico e ho avuto tante soddisfazioni ... Premetto che ho solo 2 anni di insegnamento alle mie spalle; quest'anno sono capitato in una scuola media e, su 10 classi da me gestite, passo l'inferno con due... In pratica per queste due classi io sono del tutto trasparente... Non so ancora spiegarmi come sia possibile ottenere successi con 8 classi ed essere un totale disastro con due.. Peró sta di fatto che ho grossi problemi e sono stato richiamato per ben due volte dal dirigente scolastico con la minaccia di avere tolta la possibilità di insegnare; specificare che su 10 classi ho problemi solo con due non é servito a niente :-( credetemi sono davvero scoraggiato, non so che fare, le ho provate tutte ma con risultati pessimi; mi resta solo da sperimentare questi suggerimenti postati nel presente blog. Saluti

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  15. Grazie per questo blog che aiuta noi insegnanti a trovare metodi e strategie di sopravvivenza indispensabili per non finire nel burn out. Io sono insegnante di scuola primaria e chiedo un consiglio che riguardi anche il rapporto con questa fascia di età, rapporto che deve tener conto sì della disciplina e del rigore, ma anche degli aspetti affettivi e ludici. E' un difficilissimo equilibrio che stanca e sfinisce. A fine giornata sono esaurita. Il martedì , dopo 8 ore e mezzo senza sosta (6 e mezzo di lezione e due di programmazione) sono uno straccio.
    Quel che mi stanca è appunto il dover mantenere il rispetto delle regole senza però fare il carabiniere ma piuttosto favorendo la motivazione e la creatività.
    Spero in una risposta . Grazie . Cristina

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    1. Ecco un altro commento che non ho visto...Mi dispiace, ma non è facile vedere e rispondere a tutti...Come va, CRI CRI?

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  16. Buongiorno,
    premetto che in passato non ho mai insegnato pur avendo quarant'anni, in quanto ho sempre svolto un lavoro completamente diverso e non attinente con l'insegnamento.
    Da quest'anno ho iniziato a fare qualche supplenza di pochi giorni ed ho avuto grande difficoltà nella gestione delle classi, in quanto mi sono trovata a lavorare per supplenze brevi e quindi i ragazzi, sempre delle medie, ne approfittavano per fare confusione, anzichè partecipare alla correzione di esercizi (io insegno matematica) e mi risulta alquanto difficile tenerli impegnati, anche se, in alcune classi ci soono riuscita...
    Ora ho ottenuto una supplenza di un corso pomeridiano presso un CTP fino alla fine dell'anno.
    Qui ho dei ragazzi di età variabile tra i 15 e i 18 anni, stranieri ed alcuni sono in Italia senza i genitori, risiedono presso parenti o comunità.
    La loro condotta non è certo delle migliori e l'impegno è estremamente ridotto, e volto esclusivamente all'ottenimento del "pezzo di carta".
    L'attenzione è scarsa, in particolare in una classe dove alcuni elementi trascinano gli altri.... Risultato: io parlo, spiego, faccio esercizi e alcuni di loro continuano a farsi i fatti loro come fossi trasparente, disturbando anche i compagni che vorrebbero partecipare e sono interessati.
    Che posso fare? Come posso impormi? (richiami, note e provvedimenti disciplinari sembra non servano a gran ché).
    Grazie in anticipo per la collaborazione
    Elena

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  17. E quando sono i ragazzi ad entrare nella classe e la prof. e' gia' dentro? Come comportarsi? Grazie Anna

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    Risposte
    1. Cara Anna, non cambia nulla, se li accogli sulla porta, in piedi e non entri finché non suona la campanella :-)

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  18. Ciao Anna. Anche a me capita la tua stessa situazione: sono i ragazzi ad entrare nella classe. Io mi metto sulla porta li faccio disporre in fila rasente il muro e quando vedo che sono tutti in silenzio li faccio entrare in classe uno alla volta. Trovo che sia un ottimo sistema perché si dà fin da subito un segnale di disciplina e di ordine. Con questo metodo si evitano le entrate tipo "mandria" scomposta ed ha poi una ricaduta positiva sulla disciplina all'interno della classe.

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    Risposte
    1. Questo, però, significa che si disturbano (e parecchio) le altre classi. Se tu fossi mio collega protesterei senz'altro. Immagina se tutti facessero così che cosa succederebbe nei corridoi... Direi che è meglio che entrino subito e che imparino a stare in silenzio. Tra l'altro. Alessandro, tu non sei sempre presente alla prima ora e quindi che cosa imparano gli alunni?

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    2. Caro Alessandro, ti ricordo che questo non è un forum e io non posso (e non voglio) aprire dei dibattiti o rispondere ad interventi neanche appena appena polemici.
      Ti ho detto che non sono d'accordo su quello che hai scritto (e ti dico adesso che proprio mi sembra sbagliatissimo). Dovrebbe essere finita qui. Invece tu mi scrivi di nuovo per convincemi che tu hai ragione e io torto.
      Allora ti spiego come funziona: io rispondo come ritengo giusto, chi lo desidera legge e fa le sue considerazioni. Non deve rispondere lui a chi mi scrive e, soprattutto, non deve continuare a scrivere per polemizzare. Anche così, fatico a rispondere sia in privato che sul blog.
      Grazie.

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  19. Cara prof. Milani
    Sono precaria d'inglese e amo moltissimo il mio lavoro. Ho scoperto alcune tecniche per catturare l'attenzione in classe e noto che difficilmente si distraggono se sto spiegando o interagendo con loro. Il mio punto debole e la gestione della classe: conflitti, iperattività, rispetto delle regole,durante i tempi morti, durante la ricreazione o semplicemente se la Lim fatica a fare il suo lavoro, in determinati giorni.
    Ho anche notato che avere la lezione e le attività di classe perfettamente programmate, migliora di molto la situazione, ma, essendo spesso coinvolta in sostituzioni giornaliere, tutto ciò che è programmato diventa pura utopia. Sono veramente scoraggiata...

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  20. Cara Isabella,
    Ho 26 anni e sono alla mia prima esperienza di insegnamento. A fine marzo mi è stata assegnata una supplenza di francese in un istituto tecnico commerciale. Dopo le vacanze di Pasqua la situazione è precipitata, prevalentemente in una prima e in una seconda. Sì, credo proprio di essermi sentita invisibile. La mia domanda è: è possibile che i ragazzi cambino l'idea che si sono fatti di te? Che capiscano che non possono più permettersi di chiacchierare, spostarsi, usare il telefonino come hanno fatto fino ad ora (sebbene puntualmente ripresi)? Oppure ormai è troppo tardi per mettere in pratica i tuoi consigli? (Nel senso che, ci provo, ma ormai a metà maggio probabilmente non posso sperare nel miracolo). Il problema riguarda tutti i docenti di queste classi, anche se, qualcuno dei miei colleghi, riesce a gestirli molto di più.
    Grazie

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