La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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venerdì 23 settembre 2011

“Gli alunni mi prendono in giro e non capisco perché”. 238°

Eva mi scrive:

“Gentile professoressa, sono insegnante da 10 anni... metà ho lavorato sul sostegno, metà sulla materia (Lettere), sempre su incarichi annuali, e poche volte purtroppo non ho dovuto combattere con gli alunni. In qualche caso il "combattimento" ha dato buoni frutti, ma la maggioranza delle volte purtroppo è sembrato solo peggiorare le cose.

Ecco il copione che si presenta di solito: i primi giorni sembra che vada tutto bene... poi, non so cosa io dica o cosa io faccia (a me sembra di comportarmi in modo normalissimo) che lancia alla mente dei ragazzi il messaggio: "Insultabile!" All'inizio è qualche risatina dietro le spalle, qualche battutina in classe a cui cerco di rispondere amichevolmente ma facendo capire che non è il contesto giusto. Presto si scatena il caos. Arrabbiarmi non serve. Cercare di stare calma non serve. Cercare di capirli e di farmi spiegare le loro ragioni non serve. Ridono solo ancora più forte. Una volta è capitato che mi circondassero per strada lanciandomi dietro invettive... Ogni volta che ricomincia l'anno scolastico spero di essere maturata abbastanza e che stavolta andrà diversamente, e ogni volta devo amaramente ricredermi. Ho versato lacrime al ritorno a casa, a volte non sono riuscita a trattenerle neanche in classe...

Convocare il consiglio di classe? L'ho fatto qualche volta. Niente da fare. Essere più riservata e severa? Niente da fare. Chiedere aiuto al preside? La risposta di solito è "Bisogna essere autorevoli e non autoritari e non venga a piangere da me, un insegnante deve saper tenere la classe".

Sì, sono minuta. Sì, sono riservata. Sì, ho la voce da papera. Sì, vedo insegnanti in gambissima ogni giorno con le mie stesse caratteristiche e cerco di imitarli, ma chissà perché le stesse parole, gli stessi atteggiamenti, con me hanno il significato opposto. E ogni giorno vado a scuola col terrore che le cose peggiorino e faccio lezione chiedendomi sempre se la mia reazione è stata quella giusta o se non ho commesso l'ennesimo errore...

Vorrei soltanto poter fare il mio mestiere senza essere maltrattata, è chiedere tanto? Se solo sapessi cosa, ai loro occhi, mi marca come zimbello.

Mi vesto in modo troppo giovanile? No. Cerco di chiacchierare con loro in modo amichevole? Sì. Cerco anche di essere disponibile verso i loro problemi. Questo mi etichetta come "debole"?

Comincio a perdere la fiducia in questi ragazzi e a credere di vivere in un mondo di bulli che traggono divertimento dalla sofferenza altrui. E non voglio che succeda. (Sono stata "bullata" da ragazzina e pensavo proprio, crescendo, di poter aiutare altri a uscire da questo problema... ma a quanto pare non ne sono ancora uscita io...

Due esempi che riguardano la mia classe attuale (una quinta superiore, tutta maschile: può capire quindi la mia apprensione!)

L'altro giorno durante una lezione di storia intervengo e dico ai ragazzi "Se vi può interessare, questi erano i tempi e i luoghi in cui erano ambientate le storie di Zorro"... Cosa ho detto di strano? Nulla, secondo me. Il giorno dopo, entrando in aula trovo un ragazzo di un'altra classe che mi chiede informazioni al riguardo con un sorriso un po' vistoso, perché, dice, "alla mia sorellina piace tanto Zorro". Gli do le informazioni che ha chiesto con gentilezza. Appena mi giro lo sento fare una risatina chioccia alle mie spalle imitandomi. Mi giro cercando di restare calma e chiedo "Cosa c'è?" Uno della classe mi risponde "Niente, sta facendo lo stupido". "Ah sì?" e non aggiungo altro, continuando a fare la faccia severa (almeno credo: spero basti, anche se comincio ad avere la solita paura strisciante). Siamo nel cambio dell'ora, quindi faccio come se ignorassi il ragazzo e quando mi apostrofa di nuovo gli dico un paio di volte di tornare nella sua aula prima che arrivi il professore: "Arrivederci". Lui tenta un'altra battutina. "Ma non mi dire. Arrivederci". Penso quasi di essermi comportata bene. Ma quando infine lui esce (e internamente io sospiro di sollievo), prima che la porta si chiuda mi strilla "Zorro!" con la vocetta chioccia di prima. Perché? Cosa ho detto? Cosa ho fatto? Mi piacerebbe credere a un episodio isolato ma la mia esperienza precedente mi contraddice... infatti il giorno dopo ancora (oggi), dopo le lezioni, sento di nuovo lo stesso ragazzo strillare da fuori la porta dell'aula chiamandomi per nome mentre passa... appunto, con la solita vocetta chioccia.

Ovviamente che posso fare? Rassegnarmi ad essere insultata da lui tutto l'anno e ignorarlo, perché se reagissi sarebbe per lui fonte di enorme divertimento, e comunque negherebbe di aver detto e fatto quel che ha detto e fatto, e i suoi amici starebbero tutti in circolo e si godrebbero la scena...

Almeno, mi consolo, non è stato uno dei miei ragazzi a farlo. Ma ecco una cosa capitata oggi che mi inquieta.

Non c'era l'insegnante dell'ora e sono stata lasciata sola coi ragazzi. Si sono comportati anche bene (sono bravi dopotutto... sono quasi tutti maggiorenni...), sono stati abbastanza silenziosi... magari potesse rimanere sempre così. A un certo punto si sono radunati tutti a vedere video comici attorno al telefonino, ma visto che era un momento di rilassatezza e stavano tranquilli non ho detto nulla.

Però... alla fine dell'ora li sento che leggono ad alta voce gli "annunci personali del giornale" e ridono. Forse dovevo far finta di niente, ma a quel punto ho pensato di non potere e ho detto: "Ragazzi, se dovete fare queste cose almeno abbassate la voce..." Non solo l'hanno alzata, ma hanno cominciato a far finta di aver trovato una che corrisponde alla mia descrizione tra le "inserzioniste". Non sorrido, commento "come no" (temo che qualsiasi altra reazione scatenerebbe l'ilarità) e mi metto a prepararmi. Mi dicono allora "Per lei c'è questo: Marco, 40 anni..." Cerco di minimizzare: "No, grazie, non m'interessa, ho un marito che va benissimo". "Ma ci si può sempre fare gli amanti!" "No, grazie, sto bene così". "Ah, ha già gli amanti? Va bene allora!" Non rispondo, e la cosa finisce lì perché suona la campana...

Un semplice scherzo che non avrà conseguenze, SPERO. Ma le mie colleghe mi hanno già terrorizzata dicendo che "basta far prendere tanto di confidenza" e i ragazzi ti molestano, e raccontandomi storie di altre che hanno subito orribili esperienze (poco diverse da quelle subite da me in passato, purtroppo...)

Spero che lei potrà darmi una parola di conforto. Mi scusi per la lunghezza...”

Cara Eva, cerco di aiutarti più che posso, facendoti notare alcune frasi che hai scritto. Sono costretta ad essere molto schietta, ma credo che serva questo, per farti capire bene. I giri di parole spesso confondono e lasciano il tempo che trovano. Devi arrabbiarti, leggendo questa risposta. Devi convincerti del fatto che gli alunni non devono permettersi di mancarti di rispetto.

Scrivi:

“…qualche battutina in classe a cui cerco di rispondere amichevolmente ma facendo capire che non è il contesto giusto.”: Eva, ti hanno mancato di rispetto e tu fai capire che non è il contesto giusto? Quindi c’è un contesto giusto? E, soprattutto, lo fai “amichevolmente”?

L’insegnante, anche se avesse la loro stessa età, ha un ruolo ben preciso, che è quello di insegnare. Non può essere amica né amichevole. Deve essere “l’insegnante”. Nel momento in cui ti percepiscono “una di loro” hai perso il tuo ruolo. Come ho già detto, il rapporto fra docente e alunno è asimmetrico: tu sei più su, sei quella che dà, e loro quelli che ricevono. Se scendi giù non riesci più a salire.

“Ho versato lacrime al ritorno a casa, a volte non sono riuscita a trattenerle neanche in classe...”: Eva, mai e poi mai mostrarsi deboli: noi siamo insegnanti, persone sulle quali loro devono fare affidamento, educatori, guide. Come si può rispettare una guida che, mettendosi a piangere, dimostra di aver perso compleamente l’orientamento? Piangi pure, se ti serve, ma a casa.

“Cercare di capirli e di farmi spiegare le loro ragioni non serve.”: certo che non serve! Le ragioni di che cosa? Della loro scorrettezza, della loro maleducazione, presunzione, mancanza di sensibilità, immaturità? Vorresti che ti spiegassero perché ti sbeffeggiano? Chiedere spiegazioni li autorizza – o li invita addirittura- a continuare. E a ridere di te e a considerarti patetica quando ti arrabbi.
“Convocare il consiglio di classe? … Chiedere aiuto al preside?”: mai chiedere aiuto a colleghi e, soprattutto, al dirigente. Ha ragione la tua preside: “non venga a piangere da me, un insegnante deve saper tenere la classe”. Non lo fare più: la voce si sparge, e arriva anche ai ragazzi.

“..chissà perché le stesse parole, gli stessi atteggiamenti, con me hanno il significato opposto”: accade perché ormai hai perso la faccia. Imparare ad essere autorevoli è un processo lungo, ma ci si può riuscire.

“Cerco di chiacchierare con loro in modo amichevole? Sì… Questo mi etichetta come "debole"?”: no, Eva, ti etichetta come “questa tenta di essere nostra amica, ma non ha la nostra età: che insegnante è?”.

“..visto che era un momento di rilassatezza e stavano tranquilli non ho detto nulla…”: come? I ragazzi si radunano in classe a guardare video comici o annunci matrimoniali e tu, contenta che, distratti dal telefonino, non avevano tempo di prenderti in giro, ti sei guardata bene dal dire qualcosa? Hai insegnato loro che possono fare quello che vogliono. Mi risulta che il cellulare non si possa usare, che in classe si dovrebbe fare lezione. Come me è così. Con te, invece, si può. Ti offrono il numero di un amante adatto a te – gravissima mancanza di rispetto - e tu cerchi di minimizzare e stai al gioco? Ecco un altro comportamento che trasmette l’idea “con quella si fa quello che si vuole”.

"Ragazzi, se dovete fare queste cose almeno abbassate la voce...": come sarebbe a dire “se dovete fare queste cose”? Eva, tu sei l’insegnante, che deve dire loro come devono comportarsi e se devono o non devono fare una certa cosa.

“E ogni giorno vado a scuola col terrore”, “Se solo sapessi cosa, ai loro occhi, mi marca come zimbello.”: cara Eva, ho cercato di spiegartelo. Tu temi di essere uno zimbello, vai a scuola con il terrore di trovarti in difficoltà, e loro se ne accorgono e ti trattano come uno zimbello. È una forma di bullismo: sono i deboli che vengono presi di mira dai bulli.

Non hai abbastanza autostima e questo viene percepito anche dai ragazzi. Lavora su te stessa per diventare più forte e sentirti degna di rispetto: solo allora – vedrai – ti rispetteranno. Forza, Eva!

Fammi sapere.

12 commenti:

  1. Mi spiace per Eva e credo che riuscirà ad uscire da questa situazione spiacevole.

    E' vero, ci scrutano alla ricerca dei nostri punti deboli... ho riflettuto anche io su alcuni "errori" sottolineati e devo dire che certe volte nemmeno io mi accorgo di piccole sfumature e di quanto terreno sto concedendo loro con dei piccoli gesti (apparentemente insignificanti) che mi fanno perdere in autorevolezza!
    Grazie come sempre per i consigli.

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  2. Cari Prof, sono una mamma e vi devo dire che rimpiango gli insegnanti che incutevano soggezione e tremarella, ai miei tempi (ho 43 anni) in classe non volava mosca. Dovete essere insegnanti non amici e nemmeno genitori. Date rispetto ed esigetelo. La scuola dovrebbe essere solo ed esclusivamente Scuola. Con il buonismo stiamo solo rovinando i nostri ragazzi.
    Con stima
    Barbara

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  3. Cara Barbara, se hai letto anche gli altri post del blog, vedrai che non è così facile incutere soggezione e tremarella. Il problema è molto complesso e purtroppo non basta rimpiangere o desiderare per ottenere. La società, prima di tutto i media e, subito dopo moltissimi genitori, abituano i bambini e i ragazzi a pretendere, a volere tutto e subito e ad avere solo diritti e niente doveri. Capita che ci siano, a scuola, ragazzi che, se ricevono un rimprovero, minacciano gli insegnanti con frasi come "vado dal preside", "mando mia madre", "la denuncio". E capita, sempre più spesso, che i genitori arrivino per protestare perché hai messo una nota al figlio. Evidentemente i tempi sono cambiati, e in peggio.
    Credimi, Barbara, non è così facile. Leggi tutto e fammi sapere.

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  4. Io ho risalito la scala. All'inizio avevo molte difficoltà a contenere la classe e il mio atteggiamento era amichevole (ero anche molto giovane rispetto ad oggi) poi con l'andare del tempo ho imparato a generare delle situazioni che creano disagio in chi si comporta male. Non dimentichiamo che noi siamo come ci ricordava la prof ad un livello più alto culturalmente e la parola non deve mancarci. Se qualcuno si comporta male contrattacco a tal punto che i bulletti devono temere queste situazioni. La verità però se posso permettermi di consigliare è che bisogna creare delle situazioni di apprendimento interessanti e suggestive. Io faccio lezione in ogni caso anche quando sostituisco colleghi assenti. Entro e dico che il mio collega ha detto di fare questo e questo e pretendo che se sono solo chiacchiere avvengano nel rispetto delle regole democratiche e basta.

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  5. Caro Anonimo o Anonima, mi sembra che tu vada alla grande! :-)

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  6. Ho cancellato gli interventi polemici di Olla, perché ho scelto di mettere a disposizione la mia esperienza su questo blog, che, d'altra parte, nessuno è obbligato a leggere, e non posso perdere tempo a rispondere a lettori che controbattono come se quello che scrivo in un post fosse senza fondamento alcuno. Il fondamento di quello che scrivo e di quello che affermo sta in tutti i post precedenti e nel libro che ho scritto. Non posso certo, ogni volta, ripetere tutto. Il fondamento è anche nelle più di 70.000 visite del blog.
    Ho reso i commenti liberi (cioè senza essere pubblicati dopo la mia approvazione), ma ho esplicitamente scritto due avvisi:

    AVVISO AI GENITORI che leggono risposte date ad insegnanti: desidero precisare che, trattandosi di consigli legati alla didattica, partono dal presupposto che chi legge conosca le dinamiche dell'insegnamento e anche le altre mie risposte, che sottolineano sempre l’obbligo per un insegnante di avere grande rispetto per i ragazzi. Non posso spiegare in quei post di risposta anche tutti i sottintesi, ad uso dei genitori. Anche i genitori possono scrivermi e, in quel caso, risponderò con tutte le precisazioni necessarie.
    Si prega perciò di evitare toni polemici, frasette che si riferiscano a frasi estrapolate dal contesto, che siano in difesa dei figli/alunni, come se gli insegnanti volessero colpirli. In questo blog gli alunni non hanno bisogno di essere difesi perché, li difendo già io.

    AVVISO A TUTTI QUELLI CHE COMMENTANO I POST

    Interventi polemici (da parte di chiunque) verranno cancellati, perché questo blog non è una chat né un forum di discussione, anche se si possono esprimere opinioni. Educatamente e con rispetto.

    Chi desidera polemizzare , criticare senza aver letto tutto quello che scrivo è pregato di andare a farlo nei blog dove si parla, si sparla, si insulta e si urla. Non qui.
    da oggi, cancellerò direttamente i post polemici o che contengano espressioni offensive o violente.

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    1. Buonasera,
      premetto di avere notato che si tratta di un vecchio intervento, ma spero che legga ugualmente il mio messaggio.
      Insegno da pochi anni e devo dire di essere sempre più confusa riguardo al modo in cui si debba gestire la classe. Non ho problemi particolari nella gestione (eccetto una brutta esperienza passata), ma ho comunque qualche motivo di cruccio. Per indole sono stata da subito portata a reagire in modo molto duro e rigido di fronte alle mancanze di rispetto, probabilmente anche per una questione di amor proprio. Ho notato tuttavia che con alcuni allievi difficili la severità provoca chiusura e aperti atteggiamenti di sfida (e conseguente pressione alta... per me!). In questi casi ho provato a correggere il tiro, giocando la carta dell'ironia, che è parsa funzionare nei momenti di tensione. Mi pare, tuttavia, che nel tentativo di recuperare il "bullo" di turno, quest'anno si sia un po' "rilassato" anche il resto della classe. Che cosa mi consiglia di fare? Come essere autorevoli e allo stesso tempo evitare di apparire come una odiosa dittatrice in erba impegnata nella terza guerra mondiale contro l'allievo difficile? La mia tentazione sarebbe quella di tornare alla linea dura, ma temo nel suo fallimento.
      Un cordiale saluto

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  7. Sono una studentessa e sono d'accordo con la professoressa.
    La verità è una ed una sola: siamo noi che permettiamo agli altri di trattarci in un certo modo, non sono loro a farci il favore di trattarci bene.
    Pretendi il rispetto? Prenditelo, esigilo e soprattutto, pensa di meritarlo.

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  8. Anche io mi sento confuso... Non ho una grandissima esperienza ma nei precedenti anni scolastici ho sempre lavorato, da precario, in scuole superiori. Mi sono sempre trovato all'altezza della situazione, e credo do aver saputo trovare un buon approccio in ogni classe. A qualcuno ho dato più confidenza (classi terminali di liceo) e mi sono comunque sentito rispettato, con qualcun altro ho mantenuto un atteggiamento più distaccato (biennio di istituti professionali). Ora sono entrato in ruolo, e sto passando un anno di prova d'inferno. Ho dovuto per forza di cose scegliere le scuole medie (ho passato il concorso di un accorpamento, ma per quest'anno i posti alle superiori erano pari a zero in tutta la regione). Ho provato ad convincermi che in fondo il mio ruolo di educatore è lo stesso, anche con ragazzi così giovani, ma forse in fondo dentro di me non ho ancora accettato di dover fare questo lavoro, che ritengo completamente diverso da quello che facevo fino all'anno scorso.
    Ebbene quest'anno alcuni ragazzi mi mancano di rispetto, mi impediscono di avere con loro una relazione serena, mi costringono ad alzare la voce. Cerco di essere distaccato, ma durante gli intervalli c'è chi mi dice "ciao prof." Non so più come fare a recuperare autorità... Non mi sono mai sentito così tanto in difficoltà come quest'anno, e questo mi lascia emotivamente un po' giù. So di non essere efficace, mentre fino a meno di un anno fa mi sentivo adattissimo per questo lavoro.

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    1. Caro Anonimo (non riesco a far capire che un nome bisogna metterlo, almeno alla fine della lettera), l'autorità (o meglio, l"autorevolezza") di cui parli l'avevi perché i ragazzi erano più grandi. Ho letto le parole "liceo", "classi finali"; e nelle prime classi degli istituti professionali c'è già stata una selezione naturale.
      Non solo il tuo ruolo di educatore è lo stesso, ma con gli alunni più piccoli (elementari e medie) è addirittura più importante. Che i ragazzini ti rivolgano un "ciao, Prof" non è una mancanza di rispetto. Anzi. E' il loro modo di mostrarti simpatia. Ed è un modo che è frutto dell'atteggiameto degli adulti che danno del "tu" a tutti (come se fosse un segno di grande "modernità"), del "tu" alle maestre, alle persone sconosciute, alle persone anziane, ai clienti, del "tu" indiscriminato in televisione. Non è un problema, secondo me. A me nessun alunno ha mai dato del "tu", ma ho permesso che mi salutassero con "ciao, prof.", per dedicarmi a puntualizzare cose più importanti.
      Insegnare ai ragazzini è molto impegnativo. Credo che tu non abbia letto abbastanza il blog e che non abbia letto il mio libro. Leggilo. Anzi, leggili tutti e due. E poi fammi sapere (mettendo il nome). Vedrai che ti sentirai meglio e più sicuro.

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  9. Cara Isabella,

    ho letto molti dei suoi interventi ma su alcuni rimango abbastanza perplessa perché a mio parere alcune delle cose che lei dà per scontate in realtà non lo sono affatto.
    Una su tutte...gli alunni vi vedono come vi vedete voi. Davvero? A me non risulta.
    Io mi vedo, mi sono sempre vista preparata e competente, distaccata e anche rigida. Sono una persona che non lascia perdere nulla, ogni minima mancanza di rispetto mi urta e la faccio notare. Eppure a volte ho difficoltà a farmi rispettare, quest'anno che sono su sostegno poi non ne parliamo, faccio il triplo della fatica ottenendo risultati mediocri. In particolar modo mi infastidisce il fatto che ciò che dice la collega curricolare venga immediatamente preso in considerazione mentre se la stessa cosa la faccio presente io, in pratica all'inizio mi si lascia cantare e poi devo impormi quasi con la forza.
    Mi è stato detto in faccia dagli stessi alunni, all'inizio dell'anno, che "tanto lei è soltanto l'insegnante di sostegno", cosa che mi ha mandata in bestia e che ho ribaltato subito non soltanto a parole ma con i fatti occupandomi di tutta la classe visto che io sono a tutti gli effetti un'insegnante di classe, eppure ogni giorno è una lotta. Come mai? Non ho mai perso la faccia, per usare la sua terminologia, ma fatico ugualmente a tenere la disciplina soprattutto se la collega curricolare è assente e la devo sostituire.
    Ha una risposta anche per me?

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    Risposte
    1. Cara Claudia, sì, ho una risposta anche per te. Quando uno scrive degli articoli, dei post, dei libri, dice - di necessità- una cosa per volta e tutte insieme costituiscono il suo pensiero.
      Tu dici che non condividi la frase "gli alunni vi vedono come vi vedete voi" e la commenti con "Davvero? A me non risulta", tradendo con questa scelta di parole un tono irritato che mi sembra poco gentile. Ma capisco che deve esserti sembrato come un'accusa. Perché?
      Intanto posso dire che i concetto che ho espresso, in realtà, vale per molte le situazioni della nostra vita: tuo marito ti vede come ti vedi tu; la tua amica ti vede come ti vedi tu, il tuo datore di lavoro ti vede come ti vedi tu. E non parlo della bellezza, o di qualcosa di esteriore. In sostanza: tu comunichi agli altri come devono considerarti. Il discrso è complesso ed è difficile sintetizzarlo. Se tu ti senti un insegnante di serie B, i ragazzi ti trattano come tale. Se tu vai a fare una supplenza in una classe non tua e non ti senti in diritto di dire o fare qualcosa perché non è la tua classe, verrai trattata come un'estranea che non conta nulla. Se ti senti un'insegnante che esige il rispetto ti tratteranno con rispetto. E qui arriviamo alla tua obiezione: "Io mi vedo, mi sono sempre vista preparata e competente, distaccata e anche rigida. Sono una persona che non lascia perdere nulla, ogni minima mancanza di rispetto mi urta e la faccio notare.". Ti capisco benissimo. Ma il problema è che questo va a cozzare con l'idea degli insegnanti stessi hanno nei confronti degli insegnanti di sostegno. E con l'idea che moltissimi insegnanti di sostegno hanno del loro essere insegnanti di sostegno. E questo, cara Claudia, incide moltissimo nella tua vita di insegnante. Mi è capitato di avere colleghi di sostegno ai quali ho dovuto dire di non aspettarmi sulla porta come fanno gli alunni, perché questo comunicava agli alunni il concetto che io ero l'insegnante importante. E mi è capitato di vedere colleghi mandare a destra e a sinistra l'insegnante di sostegno come se fosse il fattorino della classe. Senza contare il fatto che ci sono dirigenti che usano gi insegnanti di sostegno come se fossero dei tappabuchi senza importanza.
      Sull'insegnante di sostegno ho scritto per esempio questo
      http://laprofessoressavirisponde.blogspot.it/2016/12/che-sia-chiaro-linsegnante-di-sostegno.html
      Gli insegnanti di sostegno dovrebbero combattere per vedere riconoscito il loro ruolo. Dai dirigenti, dai genitori (anche loro li trattano spesso come dipendenti personali), dai colleghi. Se ciò avvenisse, almeno quelli come te non avrebbero problemi a farsi rispettare.
      Spero che questo possa servirti e ti chiarisca un concetto base: quando scrivo non posso (anche se mi piacerebbe moltio) scrivere per ogni singola persona. Ognuno deve adattare quello che legge alla sua situazione, considerando che le esperienze non sono tutte uguali. Magari considerando anche che ogni riga che scrivo è il frutto di moltissimo lavoro. Spero che si veda :-)


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