La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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domenica 8 settembre 2013

Primo giorno di Scuola. 397° post

Cari colleghi, in questi giorni inizia la Scuola. 
Ogni anno, quando sto per incontrare dei nuovi alunni, sono un po’ in apprensione. Come chi sale sul palcoscenico, anche dopo anni, è emozionato, l’ingresso in una nuova classe (ma anche in una classe che conosco) è per me come una prova, un esame. Andrà bene? Dipende da tanti fattori, ma credo che dipenda soprattutto da me. Non ripeterò quello che ho già scritto, sul blog e sul libro. Ma vorrei fare un ripasso (per me e per voi) di qualcosa che dobbiamo ricordare assolutamente prima di entrare. Prima di tutto: ogni anno dobbiamo entrare in classe come se fosse la prima volta. Perché è davvero la prima volta che incontrate quella classe.
Mi rivolgo soprattutto ai giovani insegnanti, quelli che entrano davvero per la prima volta o che insegnano da pochi anni. Ma anche a qualche insegnante non più giovanissimo, che a volte dimentica di entrare come se fosse la prima volta.

I ragazzi (ma tutto quello che dico vale anche per i bambini) sono solo dei ragazzi. Sono quasi tutti minorenni. Devono imparare.
Quando entrate, ricordate che anche loro sono in apprensione. Anche i più difficili. Voi per loro siete degli estranei, che potranno spaventarli, far loro del male; o essere “bravi”, come dicono loro, e aiutarli.
Ricordate sempre che lì, fra quei banchi, ci possono essere tutti i tipi di ragazzi: ci sono anche quelli che a casa non hanno quasi niente da mangiare e hanno fame; quelli che vedono il padre che fa uscire il sangue dal naso alla madre con uno schiaffo; ci sono quelli che vengono picchiati a sangue dai genitori, quelli che sono stati abbandonati dalla madre o dal padre; quelli che vivono con i nonni perché il padre se n’è andato e la mamma “è andata fuori di testa”; quelli che hanno il padre in prigione, quelli che sono stati tolti ai genitori e sono stati affidati ad altre famiglie; o quelli che sono Rom o Sinti e nessuno li vuole vicino “perché puzzano o forse rubano”; ci sono i figli dei disoccupati; ci sono quelli che sono cresciuti dietro il bancone di un bar, fra ubriachi e prostitute; ci sono “i brutti”, quelli che vengono presi in giro perché hanno grandi denti sporgenti, il naso enorme, le orecchie a sventola, gli occhi storti; ci sono i malati di tumore, quelli che sono nati con i piedi storti, o con sei dita della mano; ci sono gli obesi, ci sono i timidi ai quali sudano le mani anche soltanto per rispondere all'appello;  ci sono i ragazzi che sono stati vittime di bullismo e nessuno se ne è accorto. Ci sono anche i ragazzi che soffrono perché sospettano di essere omosessuali; o quelli che lo sanno già e sono stati portati dallo psicologo perché “forse possono guarire”, derisi dai compagni, senza che gli insegnanti si accorgano di nulla;  ci sono i ragazzi che non capiscono quasi niente di quello che dite, perché hanno disturbi dell’apprendimento e gli insegnanti hanno sempre detto che “sono solo pigri”. E ci sono anche i ragazzi belli, che hanno tutto, ma che sono costretti a stare al passo con i desideri e le aspettative esagerate dei genitori; ci sono gli intelligenti che sono talmente intelligenti che sono condannati a sentirsi emarginati.

Quando entrate, il primo giorno di Scuola, guardateli: ricordate che i bambini e i ragazzi non sono tutti uguali, e che ci sono delle vite dietro a quei volti, e, soprattutto, dei disagi e delle sofferenze dietro ai loro comportamenti scorretti.
In tutta la mia carriera, non ho mai visto un ragazzo sereno che si comportasse male.
Siete – siamo – lì per aiutarli, anche se ci costa tanta fatica farci carico dei loro problemi.

Buon anno scolastico a tutti, me compresa.

6 commenti:

  1. grazie per avermelo ricordato...
    insegno, come sa, da pochi anni e mi chiedevo come entrare in classe quest'anno visto che, avendo letto il precedente libro, so che "abbiamo una sola prima impressione" da dare ai ragazzi.
    Mi chiedevo se fosse meglio arrivare e sembrare cattivo e duro e poi ammorbidirmi o se arrivare leggiadro e simpatico!

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    Risposte
    1. Caro Sandro, personalmente, credo che "leggiadro e simpatico" possa essere frainteso e perciò lo eviterei. Direi che se appari serio e professionale, se appari concentrato come chi sta facendo qualcosa di importante, lasciando trasparire il fatto che sei interessato a loro, a quello che dicono e a quello che provano, andrà tutto bene. Se gli fai delle promesse (la promessa di rispettarli e di impegnarti al massimo per aiutarli) e se spieghi che ti aspetti lo stesso anche da loro, andrà ancora meglio. Duro e cattivo? Mai!
      Fammi sapere!

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    Risposte
    1. Cara, Francesca, lo scoprirai leggendo il libro, vedrai. Comunque: prima si stabiliscono i ruoli e sono dopo si può essere friendly.
      Appeno lo avrai letto, fammi sapere le tue impressioni e poi scrivi anche tu una recensione sul sito dal quale lo hai comperato!
      A presto!

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  3. Buongiorno,
    la mia carriera non è lunga, ma nemmeno breve e anche io non ho mai visto un ragazzo sereno che si comportasse male. Insegno da circa 14 anni nei bienni, tra istituti tecnici e professionali e leggendo dei "tipi" di ragazzi che potremmo incontrare nelle aule di scuola, mi sembra di leggere le biografie di alcuni miei "piccoli delinquenti" (lo scrivo con grande affetto per tutti loro, sia chiaro!).
    Purtroppo esistono scuole-ghetto dove finiscono tutti quelli che alle scuole medie creano problemi, e così ci ritroviamo classi intere (e numerose!) di ragazzi che riversano sui banchi tutti i loro drammi... in maniera drammatica.
    Fare lezione... a volte c'è da chiedersi che cosa significhi.
    L'entrata in classe è sempre un'incognita e ci vuole grande spirito di avventura per affrontare il primo, il secondo, il terzo eccetera, giorno di scuola: in certe classi ci si deve aspettare di tutto. Di tutto.
    In una delle classi che ho più amato nella mia storia di insegnante c'erano due ragazzi con la fedina penale sporca (un tentato omicidio e un furto con scasso) e altri che meglio non sapere! Ragazzi che, in fondo, sono ragazzi.
    Ma che fatica... Si esce sfiniti da un'ora di "lezione", e svuotati, addolorati... arrabbiati, anche. Con loro che si comportano come animali selvatici, con i "grandi" che hanno loro negato la possibilità di crescere serenamente, con noi che li chiudiamo nei ghetti per non vederli, che li bastoniamo per "correggerli".
    Difficile parlare di rispetto reciproco in questi casi. Chi è cresciuto per anni sotto la legge del più forte non sa che cosa sia il rispetto, ma conosce solo la paura. Ho visto colleghe letteralmente terrorizzate: basta mostrarti "debole" e sei spacciata. Andrebbe scritto un libro per i professionali-ghetto, con consigli ad hoc per situazioni estreme, in cui la concentrazione di problemi è talmente elevata da uscire da tutte le statistiche.
    Buon anno scolastico a tutti!
    Laura

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    Risposte
    1. Mi sembra che tu abbia descritto benissimo la situazione, Laura. Il tuo commento, e tutto il blog, andrebbe fatto leggere a quelli che pensano che il nostro sia un lavoro di tutto riposo. Il nostro è un lavoro usurante ed è arrivata l'ora di gridarlo. Sono del parere che quando qualche amico pronuncia la famosa frase "Voi lavorate solo 18 ore" non si debba cercare di spiegare che invece lavoriamo, che i ragazzi sono difficili, che correggiamo i compiti, ecc.. Dobbiamo rispondere con qualcosa come "Ma stai zitto, ma che cosa vuoi sapere!":
      Il nostro è un lavoro frustrante, Laura, specialmente per chi, come te, lavora con passione.
      Credo che applicando i consigli che do (molti insegnanti che scrivono per problemi di disciplina insegnano ai professionali) possano servire.
      Non ci vorrebbe un libro ad hoc, ma classi meno numerose e più personale. Ed è ora che lo pretendiamo a gran voce.
      Buon anno anche a te, Laura :-)

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