La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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sabato 19 maggio 2012

Insegneremo ai ragazzi a non aver paura di voi. 309°



Noi insegnanti viviamo tutti i giorni, per almeno diciotto ore alla settimana, a contatto con i ragazzi. Decine, centinaia di ragazzi si muovono intorno a noi, con il loro vociare, le loro risate, i loro problemi. Nel tempo, i ragazzi entrano nel nostro DNA, fanno parte di noi, volenti o nolenti. Quando sentiamo la parola "ragazzi" ci sentiamo parte in causa.
Ci amano, ci odiano, ci ignorano, ci rispettano, ci mancano di rispetto. Ma stanno con noi, per qualche anno della loro vita. E noi stiamo con loro. In dieci anni di insegnamento conosciamo personalmente centinaia di adolescenti. In vent’anni sono migliaia.
Migliaia di vite che incrociano le nostre. Loro danno qualcosa a noi, e noi - lo speriamo - qualcosa a loro.
I ragazzi ci fanno arrabbiare, ci fanno ridere, divertire, faticare. I ragazzi ci fanno stancare molto. E alla fine non ne possiamo più di passare la vita sempre con adolescenti, perché noi invecchiamo e loro rimangono sempre adolescenti, di undici, dodici, quindici anni.
Ma non ci toccate i ragazzi. Non osate fare loro del male. Mai.
Perché noi misuriamo ogni giorno tutta la loro fragilità. La fragilità dei timidi, quella dei complessati, dei deboli. Misuriamo la loro paura. Quella delle vittime dei bulli. Ma anche quella, terribile, dei bulli.
E sappiamo che dietro ogni ragazzo difficile c’è una vita difficile. Vediamo le loro gioie, ma anche le loro sofferenze. Li vediamo piangere per un mal di testa. Abbracciarsi e prendersi a botte. Sappiamo che dentro ogni ragazza truccatissima vive ancora una bambina che gioca con le bambole; dentro ogni ragazzone di un metro e ottanta  c’è un bambino che gioca con le macchinine.
Voi, assassini, vigliacchi che ve la prendete con i ragazzi, bestie feroci indegne di essere chiamate “persone”, mettete giù le mani dai ragazzi.
E sappiate che noi insegnanti metteremo ancora più impegno da domani, per insegnare ai nostri alunni, ai bambini e ai ragazzi, che cos’è la libertà.
Insegneremo loro a non aver paura di voi. State in guardia, assassini.


P.S. Più ci penso, però, e più mi sembra incredibile che ci sia oggi in Italia qualche associazione mafiosa o di altro genere che possa aver deciso un crimine così orrendo. La mafia non vuole apparire vigliacca. Vuole apparire forte. Ma chi uccide dei ragazzini non è forte.
Sarà stato un pazzo. Sarà stata una strage come il massacro della Columbine High school e le tante altre accadute nelle scuole americane. Sarà come la strage compiuta da Breivik in Norvegia.
Lo spero. Meglio sapere che è stato un pazzo furioso, che pensare che è stato un atto di terrorismo politico.
Il pazzo, se di pazzo si tratta, deve essere ricoverato e curato, dove non possa fare altri danni. Dove non possa più uccidere. 
Semmai, bisognerebbe chiederci come mai era fuori, libero di mettere in atto la sua pazzia.

4 commenti:

  1. Io sinceramente ho delle perplessità riguardo alla pista del folle, che gli inquirenti stanno ormai battendo.
    Infatti le modalità di esecuzione del crimine, la sua organizzazione indicano una lucida e spietata volontà di nuocere, con una capacità di premeditazione molto raffinata, difficile da riscontrare nella follia.
    Inoltre sembrerebbe che il riferimento alla mafia sia stato messo in atto per depistare le indagini, cosa che fa pensare più ad un atto organizzato che al gesto isolato di uno psicopatico.

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    Risposte
    1. Caro Anonimo, io sinceramente non lo so. So che preferirei che si trattasse di un pazzo.
      Le piste da seguire sono tante, anche quella delle elezioni, quella della perdita di consensi e della necessità di suggerire di votare le figure che promettono il pugno di ferro contro la criminalità, quella di qualcuno che ha trovato un pazzo da manovrare, ecc. Ma mi sembrerebbe una mossa stupida, oltre che criminale, colpire dei ragazzini fuori da una scuola.
      Però le supposizioni adesso servono a poco. Ci sono gli investigatori, per questo. Quello che volevo esprimere qui è quello che provano gli insegnanti quando viene fatto del male ai ragazzi e ai bambini. E l'urgenza di insegnare ai ragazzi a non aver paura.
      Il resto lasciamolo a Bruno Vespa: mi aspetto un plastico della scuola con lui, sopra, come un avvoltoio che indica l'entrata, il cassonetto e i libri in terra.
      Spettacolo che mi disgusta.
      Grazie del tuo commento.

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  2. Non Toccateci I Ragazzi. Grazie Prof.ssa Milani

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  3. Ciao Melissa, con te muore una parte di noi, di tutti gli insegnanti, perché voi ragazzi siete sempre un po' nostri, anche se non vi conosciamo. Brilla per tutti stellina.

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