La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

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Visualizzazione post con etichetta prove Invalsi. Mostra tutti i post
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giovedì 19 giugno 2014

"Le prove Invalsi mostrano quello che uno studente realmente vale" Sicuri?. 463° post

Francesco commenta:

“Comunque, sono certo che le prove Invalsi abbiano un valore. Sicuramente uno studente che prende 9 nella pagella (dove i voti sono dati dai docenti) e prende 5 in una prova Invalsi non è uno studente eccellente e di certo non si merita una borsa di studio. Le prove Invalsi mostrano quello che uno studente realmente vale, perché sono assolutamente oggettive, mentre i voti presi durante l'anno scolastico possono essere gonfiati dagli insegnanti. Ah, e per i signori che dicono "Anche questa è l'Italia", voglio ricordare che in Inghilterra per esempio i test GCSE e A-Level sono come i nostri Invalsi. E sicuramente l'Italia ha molto da imparare, poiché secondo l'OCSE gli studenti italiani sono i più somari d'Europa (e si vede dagli Invalsi, appunto.)

Ecco. Il problema è la sicurezza con la quale chi non insegna pretende di sapere e spiegare tutto. Ci sono centinaia di migliaia di insegnanti contro le prove Invalsi (io sono una), ma chiunque legga qua e là qualcosa poi si sente in grado di scrivere la diagnosi: gli studenti italiani sono i più somari d'Europa e le prove Invalsi hanno un valore.
Il suo commento, Francesco, è pieno della sicurezza tipica di chi guarda le cose dal di fuori e si convince di sapere tutto.
Il suo breve scritto è pieno di certezza: "sono certo", "sicuramente", "di certo", "sicuramente". Lei, come tanti altri, è sicuro di quello che dice. Se ne intende di Scuola e di valutazione, insomma. Più di noi che lo facciamo di professione.  Un po’ come i tanti sportivi della domenica che sanno benissimo quale formazione mettere in campo per far vincere i Mondiali all'Italia, e, se la squadra perde, danno del cretino all'allenatore che non ha saputo rendersi conto di quello che loro hanno tanto facilmente capito.
“Sono certo che le prove Invalsi abbiano un valore.”: e chi glielo assicura? È un ragionamento “a naso”?
“Sicuramente uno studente che prende 9 nella pagella (dove i voti sono dati dai docenti) e prende 5 in una prova Invalsi non è uno studente eccellente e di certo non si merita una borsa di studio.”: ma che cosa le fa pensare che il nostro giudizio, quello degli insegnanti che vedono un ragazzo tutti i giorni, sia decisamente meno valido di quello che esce da test che provano solo che la Scuola vuole diventare “tutta un quiz”, per parafrasare Arbore?
Lei scrive: “Le prove Invalsi mostrano quello che uno studente realmente vale, perché sono assolutamente oggettive”. Sono oggettive come un quiz. La valutazione è  un processo molto complesso, durante il quale teniamo conto di molti fattori: il modo di rispondere, la sicurezza, lo sviluppo del ragionamento, la disponibilità a mettere in discussione le proprie convinzioni, di modificare o di convincere gli altri delle proprie, la maturità, l'interesse, la voglia di sapere, e tanti altri aspetti della conoscenza e della capacità di elaborarla e di porgerla agli altri. 
I test non tengono conto di nulla; il tempo a disposizione è pochissimo e se lei provasse a fare i test forse scoprirebbe che è facile prendere un’insufficienza.
Lo sa, Francesco, che con questi test che lei definisce "oggettivi", a volte, capita che un alunno che ha studiato pochissimo riesce meglio di uno più bravo, perché li fa a caso? Capisce? A caso, mettendo le crocette qua e là, come vengono. Una questione di fortuna, come con la schedina. 
È una valutazione oggettiva, in quel caso? L’altro ragazzo, invece, che si è impegnato sempre, che ha imparato a riflettere, lo studente che prende 9 nella pagella, può prendere 5 in una prova Invalsi proprio perché è molto bravo e pensa, riflette, si pone delle domande e non riesce a finire il test. E non so descriverle la rabbia che proviamo quando questo accade e non possiamo più dargli il voto alto che meriterebbe. Lei invece è sicuro non sia uno studente eccellente e che di certo non  meriti una borsa di studio. Sbaglia.
Lei ci offende, Francesco, e non glielo permetto. È per questo che pubblico quello che ha scritto e le rispondo. Lei dice che il 9 dato dagli insegnanti (che si capisce che lei considera degli incompetenti) non vale quanto un eventuale 5 dato dall’Invalsi attraverso i test (che, tra l’altro, spesso propongono domande, risposte e valutazioni discutibili). Soprattutto, dice che “i voti presi durante l'anno scolastico possono essere gonfiati dagli insegnanti”. “Gonfiati dagli insegnanti”? Ma per chi ci prende? Siamo tutti incapaci o disonesti?
Per quanto riguarda il fatto che lei ritiene che gli studenti italiani siano i più somari d’Europa e abbiamo molto da imparare dagli inglesi (perché crede ciecamente alla validità dei test Invalsi), che cosa dire? Le dico che, invece, noi che non crediamo così ciecamente alle prove Invalsi, possiamo dirle che i nostri studenti, quando vanno all'estero a studiare, ci fanno sempre sentire fieri di loro. Ovunque vadano. Ma evidentemente questo lei non lo sa.
Le suggerisco di essere un po’ meno sicuro, quando parla di cose che conosce poco.
Saluti.

mercoledì 17 luglio 2013

“Sono incazzata nera con i professori”. 388° post

Una mamma anonima mi scrive:
“Buongiorno sono la mamma di una ragazzina che ha sostenuto l’esame di terza media a giugno del 2013.
Mia figlia è stata ammessa con 10/10 all'esame di terza media e per il fatto di aver preso solo 7 nella prova INVALSI che io ho sempre chiamato il "maxirebus della settimana enigmistica", la commissione, pur avendo fatto mia figlia un eccellente esame, le ha abbassato il voto a 9/10.
Io sono “INCAZZATA NERA” con i professori ed in particolare con la coordinatrice della classe che ha detto l'ultima parola sul voto finale dopo avermi detto che mia figlia è una ragazza da 10 e che non deve temere nulla dall'esame!!
Avrei volevo far scrivere sul giornale un articolo su questa maledetta prova INVALSI che fra l’altro, da quello che ho capito, dovrebbe valutare l'operato dei professori e non quello degli alunni.
Si rende conto che la prova invalsi ha lo stesso peso della valutazione annuale del ragazzo che magari (come mia figlia) ha studiato diligentemente tutto l’anno con voti eccellenti?
Inoltre non sono state mai fatte delle prove serie durante l’anno per preparare i ragazzi.
Gli insegnanti si sono sempre attenuti al programma ministeriale da svolgere durante l’anno trascurando l’importanza di tale prova!
Cosa mi consiglia di fare per scatenare l'inferno senza nuocere a mia figlia che però è serena lo stesso?
Le ricordo che mia figlia in pagella quest’anno aveva tutti 10 tranne matematica e scienze dove aveva 9. La sua media di ogni anno è sempre stata oltre il 9,5.
La mia rabbia non riesce a placarsi.......
Vorrei tanto avere il suo parere e sapere come posso muovermi.”


Gentile signora, le rispondo.  Prima di tutto la invito a rileggere la sua lettera e a notare il tono che ha usato: un iniziale “buongiorno” che fa pensare più a un ordine che a una richiesta; nessuna firma (che, ho scritto dappertutto nel blog, chiedo) e, soprattutto, neanche un saluto.  Ci rifletta su.
Lei scrive “Io sono “INCAZZATA NERA” con i professori ed in particolare con la coordinatrice della classe che ha detto l'ultima parola sul voto finale dopo avermi detto che mia figlia è una ragazza da 10 e che non deve temere nulla dall'esame!!”: ma che cosa le fa credere che la coordinatrice abbia il potere di dire l’ultima parola? In questo caso lei dimostra quello che altre volte ho detto: i genitori a volte parlano e protestano perché non sanno (ma vogliono parlare). Lei si è posta il problema di chiedere come vengono dati i voti (per legge?) all'esame di Stato di terza media? Direi di no.
Ecco come:
“Il voto finale è costituito dalla media aritmetica dei voti in decimi ottenuti nelle singole prove e nel giudizio di idoneità arrotondata all’unità superiore per frazione pari o superiore a 0,5.”
In pratica: si sommano i voti di tutte le prove scritte (compresa l’Invalsi) al voto di ammissione (che tiene conto della media dei voti dei tre anni) al voto del colloquio interdisciplinare. Si fa la media aritmetica (proprio con la calcolatrice) e si ottiene il voto finale. Se sua figlia ha preso 7 nella prova Invalsi gli insegnanti hanno avuto le mani legate e, sicuramente con rammarico, sono stati obbligati a dare 9 invece di 10. (Tenga presente il fatto che a noi piace moltissimo dare dei 10: se non glielo hanno dato sicuramente non hanno potuto.) La frase dell’insegnante che le ha detto di stare tranquilla (e questo mi fa pensare che lei abbia in qualche modo lasciato percepire una certa ansia che dati i voti pare davvero esagerata) era giusta: se un alunno prende 9 invece di 10 per noi è solo un peccato, non una tragedia. Se lei legge quello che scrivo (probabilmente no, altrimenti avrebbe usato un tono diverso) sa che dico quello che penso, perché solo così posso essere di aiuto. Mi scrive “Si rende conto che la prova invalsi ha lo stesso peso della valutazione annuale del ragazzo che magari (come mia figlia) ha studiato diligentemente tutto l’anno con voti eccellenti?”. Cara signora, secondo lei non me ne rendo conto?

Lei scrive “Cosa mi consiglia di fare per scatenare l'inferno senza nuocere a mia figlia che però è serena lo stesso?”. Ma perché mai dovrebbe “scatenare l’inferno”? Che cosa è accaduto di così terribile? Sua figlia “è serena lo stesso” e lei invece è “incazzata nera”? E perché mai? Ha pensato che il suo atteggiamento può essere molto più dannoso  per sua figlia del 9 invece del 10? Quale effetto le fa il 9 di sua figlia e soprattutto, perché? Quale valore dà lei ai voti? E se alle superiori avesse qualche voto in caduta libera (guardi che può capitare anche ai più bravi) come la prenderebbe sua figlia? Sarebbe una tragedia di sicuro, visto quello che è successo quando ha preso 9 invece di 10.

A questo punto dovrebbe risultarle chiaro quanto è ingiusto il suo atteggiamento nei confronti degli insegnanti. E spero anche che lei colga anche quanto sia pericoloso avere reazioni come la sua per un 9 invece di un 10.
Non c'è nessun appunto che lei possa fare agli insegnanti che non hanno fatto serie prove perché non siamo obbligati a fare prove. Io stessa non faccio quasi nessuna lezione di "allenamento" alle prove Invalsi perché lo trovo perfettamente inutile. Li preparo e questo basta. Un paio di volte spiego loro come sono e dico che se vogliono possono provare i Test su internet.
Lei dice “questa maledetta prova INVALSI che fra l’altro, da quello che ho capito, dovrebbe valutare l'operato dei professori e non quello degli alunni”: non ha capito. Detta così, sembra che i ragazzi vengano penalizzati a causa di qualcosa che non li riguarda. No, vengono valutati i ragazzi e, solo di riflesso e solo in un certo senso, la scuola che frequentano.
Direi che non ha nessuna possibilità di muoversi (perché non ci sono motivi validi per farlo), se non scrivendo al Ministero e spiegando anche lei (come molti insegnanti fanno) che le prove Invalsi penalizzano i ragazzi, spesso proprio i più bravi.
“La mia rabbia non riesce a placarsi.......”: la plachi, invece, perché è decisamente sbagliata. Normalmente in casi come questi la mamma dice alla figlia "Non importa, tesoro, è andata così, ma non significa niente. Sei bravissima indipendentemente dal voto!" Faccia un bel viaggetto, una cena, un brindisi o qualsiasi altra cosa per festeggiare sua figlia. Dimentichi il 10 e dica a sua figlia che è felice e fiera di lei perché è bravissima. Rifletta sul perché un voto ha un effetto così disastroso per lei. Se vuole, legga altri post che ho scritto sui voti e anche sui genitori. Se par caso ha protestato con gli insegnanti vada a scusarsi, perché – mi creda- tutto quello che ha detto è sbagliato e, soprattutto, ingiusto nei loro confronti. Questi sono i consigli che mi ha chiesto. Spero che le siano di aiuto, anche se non era questa la risposta che si aspettava.
Fra qualche tempo, quando la rabbia le sarà passata, mi faccia sapere, se vuole.
Auguro a lei e sua figlia un’estate serena. E faccia i complimenti a sua figlia da parte mia: è stata bravissima.

lunedì 25 giugno 2012

“Prove Invalsi: chi sono questi scienziati che stravolgono tre anni di intenso studio?” 315°

Amedeo mi scrive:

“Gentilissima Prof.ssa Milani, gradirei un suo commento: mia figlia ha sostenuto l'esame di terza media con queste prove invalsi di cui si parla tanto, mia figlia in tutti gli anni delle medie ha preso sempre qualche 9 sporadico e il resto tutti 10, quest'anno ammessa all'esame con 10, per lei la scuola superava ogni cosa , giocare con le amiche , uscire la domenica esisteva solo lo studio. Risultato finale alle prove con la tempistica stabilita, un po' l'emozione, un po' il contenuto che secondo me meriterebbero dei commenti che è meglio che non faccio in questa sede, ha preso un 6 , e quindi mi è stato detto che questo abbasserà notevolmente il risultato finale portandolo se tutto va bene ad un 8. Io mi chiedo : chi sono questi scienziati che stravolgono tre anni di intenso studio e applicazione di un ragazzo\a con 75 minuti di tempo?, il risultato è che ora vedo una ragazzina depressa, demotivata, se fosse per lei si è iscritta al pedagogico non vorrebbe neppure piu andarci, questo è l'aiuto che la scuola da ai nostri figli, poi ci lamentiamo perché molti si lasciano trasportare su strade poco lecite, scusi lo sfogo, ma sono un genitore deluso e amareggiato.”
 
E Anna mi scrive:
“Gentile professoressa Milani, sono la mamma di una studentessa di terza media che ha appena sostenuto l'esame di stato.
Grazie alle prove invalsi mia figlia ha perso l'opportunità di accedere a due borse di studio, una data dal Comune e una dal nostro Istituto di credito. In pagella aveva oltre il 9 di media, confermato da tutte la prove scritte e dall'orale. Purtroppo nei test invalsi ha preso 5, vuoi per la difficoltà dei quesiti, vuoi per il poco tempo a disposizione, oltretutto senza calcolatrice nè tavole per la sezione di matematica, con quesiti che spesso esulavano dai programmi svolti in classe. Oltretutto molte domande della sezione di italiano non presupponevano una risposta univoca, ma una sola era considerata corretta. Professoressa, abbiamo fatto insieme prove sui test degli anni scorsi e confermo anch'io chebbiamo trovato errori nelle griglie di valutazione. La media dei voti è scesa 8.42;automaticamente (perchè mi hanno spiegato i suoi professori che i voti vengo registrati a sistema e il voto finale esce in automatico), il voto finale è sceso a 8; se avesse raggiunto l'8.50 il voto finale sarebbe stato 9, necessario per accedere alla borsa di studio. Quello che trovo profondamente ingiusto è perchè uno studente meritevole che ha studiato con profitto tutto l'anno debba essere danneggiato in questo modo da un sistema che non consente nemmeno la ridiscussione del proprio caso, come succede negli scrutini, ma affida tutto ad una sentenza telematica senza appello. Anche i professori di mia figlia sono costernati e mortificati, convinti della profonda ingiustizia che questo ha comportato.
Proverei anche a fare ricorso ma mi hanno detto i suoi professori che sarebbe una battaglia persa in partenza. Anche questa è l'Italia. Cordiali saluti, Anna”

Gentile Anna,  Gentile Amedeo, ho già espresso quello che penso sulle prove Invalsi qui e qui  e po’ anche qui.

Le prove Invalsi partono da presupposti che non condivido: tutti gli insegnanti svolgono lo stesso programma (non è vero), perché c’è un programma migliore degli altri (non è vero), ci sono competenze (abilità, e contenuti) che sono riconosciute come indispensabili per affrontare il futuro (non è vero). Le prove dovrebbero misurare le competenze acquisite.
Lei scrive “chi sono questi scienziati che stravolgono tre anni di intenso studio e applicazione di un ragazzo\a con 75 minuti di tempo?”. Non lo so. Mi sono informata. Pare che ci siano anche insegnanti in servizio. Mah! In servizio dove? In scuole dove non ci sono problemi? Dall’idea che mi sono fatta, o si tratta di insegnanti che nelle scuole non hanno mai messo piede, o si tratta di insegnanti che lavorano nella Scuola, ma preparano test difficili per mostrare quanto sono bravi.
Caro Amedeo, lei è arrabbiato? Lo siamo tanto anche noi, quando vediamo che i ragazzi bravi fanno la prova Invalsi male (si pongono troppi problemi, proprio perché sono bravi, e non basta loro il tempo) e siamo costretti ad abbassare loro il voto: dopo tre anni di impegno e di dimostrazioni di intelligenza e di capacità volevamo farli uscire dalla scuola media con otto o nove, e dobbiamo dare loro 7.
C’è qualcosa che non va. La prova Invalsi, alla fine, decide per noi. Senza sapere nulla. E, soprattutto, valutando quello che loro hanno stabilito (non si sa in base a che cosa) che è quello che serve per decidere se i nostri alunni sanno o non sanno. E, cosa ridicola, a volte mettendo nei testi anche qualche errore.
Durante le prove Invalsi una ragazza, alla quale ho chiesto come era andata, mi ha risposto che per tante domande aveva fatto “ambarabà ciccì cocò” perché non aveva capito che cosa chiedevano. Se è stata fortunata può darsi che prenda un voto più alto di chi ha sempre studiato.
Conoscenze importanti come per esempio il saper scrivere non vengono prese in considerazione.
Le verifiche servono, appunto, a “verificare” il lavoro svolto: queste che cosa verificano? A noi viene chiesto l’insegnamento individualizzato (cioè dovremmo – perché stante la situazione attuale non si può –adeguare le richieste  alle possibilità dell’alunno). E poi, di colpo, ci obbligano a somministrare lo stesso test a tutta Italia. Ha senso? Io dico di no. E non si tratta di non accettare controlli e verifiche dell'operato nostro e dei ragazzi,  come qualche male informato dice. Si tratta di negare l'utilità di questi test Invalsi.
Dunque, cari Anna e Amedeo, avete ragione ad essere arrabbiati: fare ricorso non serve, ma scrivete ai giornali. La gente deve sapere come stanno le cose.
In bocca al lupo per le vostre figlie!

domenica 8 maggio 2011

“Che cosa sono e a che cosa servono le prove INVALSI?”. 197°

“Che cosa sono e a che cosa servono le prove INVALSI?”.
Ce lo chiedono i genitori quando vengono a conoscenza del fatto che i risultati influiranno sul voto finale.
Non vi annoierò con spiegazioni tecniche. Dico solo che le prove INVALSI sono test preparati dall’INVALSI ( che è l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell'Istruzione) che dovrebbero servire, nelle intenzioni del ministero della Pubblica Istruzione (dell’idea dobbiamo ringraziare l'allora ministro Moratti), per valutare il livello di preparazione degli alunni italiani, in Italiano e Matematica.
Non voglio essere troppo dura, e perciò mi limiterò a dire che secondo me sono assurdamente difficili, che non misurano nulla, che sono un enorme spreco di denaro, tempo e fatica e che sono con tutta evidenza redatte da chi, non solo non ha mai insegnato né alle elementari né alle medie ( almeno lo spero, perché se così non fosse sarebbe ancora più grave), e vuole proprio che emerga che le scuole pubbliche sfornano incompetenti perché il personale è incompetente. Per non parlare degli errori nei test somministrati.
Spero di aver risposto in modo sintetico.
Ci risuonano ancora le parole del Ministro Gelmini (come è usanza, poi smentite o almeno cambiate): “Nel Sud alcune scuole abbassano la qualità della scuola italiana. In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti". Le ho trovate davvero molto offensive, e mi hanno lasciato perplessa conoscendo il fatto che il Ministro, a suo tempo, ha approfittato della manica larga del Sud.
Prima di tutto: si può davvero misurare il livello di competenza degli studenti italiani? Ho i miei dubbi. Come faccio a misurare una competenza se non è chiaro a nessuno quali sono le competenze richieste valide per tutti? Non è che sia così ovvio stabilire quali sono le competenze necessarie oggi per la vita e per il lavoro. Se lo fosse, si potrebbe studiare solo quello e saluti a tutti. Forse lo era ai tempi in cui o facevi il contadino (e non studiavi) o facevi l’impiegato o il professionista e potevi individuare più facilmente le competenze necessarie. I test misurano le competenze attraverso test che secondo me non servono. Non è detto che la mia idea sia giusta. Ma il problema è che non è detto che sia giusta la loro idea. Dopo tanti anni di insegnamento qualcosa dovremmo poter dire anche noi, no? Insomma la scelta di quello che viene misurato e il modo di misurare sono molto discutibili.
Sarebbe come se, esaminando delle piante di diverso tipo, di diversa provenienza e di caratteristiche diverse, ne misurassi l’altezza per stabilire chi ha l’altezza giusta e se sono cresciute in modo corretto. Ma qual è l’altezza giusta? In base a che cosa decido se è cresciuta bene, se non so quanto era alta quando è stata consegnata al giardiniere? Che valore ha il riscontrare che alcune sono basse e altre sono alte, se non tengo conto anche della grandine che è caduta su queste e su quelle no? Se non viene consegnata a tutti i giardinieri la stessa quantità di terra, di humus, di fertilizzanti, di acqua, in base a che cosa si afferma che “alcuni giardinieri abbassano la qualità delle piante italiane”? Se certe piante non hanno terreno fertile, non hanno acqua e non hanno sole, è ovvio che non possono crescere bene. Non possiamo diversificare tutto, dire che ogni pianta deve essere curata in modo individuale, e poi volere che tutto si uniformi a non si sa che cosa.
Le scuole sono così. I ragazzi sono le piante e gli insegnanti sono i giardinieri.
Dateci prima quello che ci serve (tempo, personale in più e classi meno numerose) e poi ne riparliamo. 

Aggiungo, per chi non avesse mai visto una prova, questa, dell'anno scolastico 2009 2010, per la terza media:
http://www.invalsi.it/EsamiDiStato0910/documenti/Fascicolo_Italiano.pdf
Provate a farle. Entro un'ora e quindici minuti esatti.

giovedì 20 gennaio 2011

Come si danno i voti (e come non si danno). 147°

Beatrice mi dice: “Non so come si danno i voti”

Gli insegnanti giovani vorrebbero spesso fare la domanda “Come si danno i voti?”, ma, vergognandosi parecchio, perché sono convinti che dovrebbero saperlo fare, non la pongono quasi mai. La grande maggioranza degli insegnanti con più esperienza, poi, mai e poi mai ammetterebbe di avere dei dubbi su come valutare gli alunni. Invece avere dei dubbi è l’unica cosa che ha un senso.

Secondo me i giovani insegnanti non dovrebbero vergognarsi. Dovrebbero farlo quelli che danno i voti senza porsi nessun problema.

Ci sono molti libri sulla valutazione, ma non credo che leggerli serva a molto. Soprattutto perché, quasi sempre, sono scritti da persone che non hanno mai insegnato. Bisognerebbe, invece, rifletterci continuamente, e tanto, tutti, sul problema del voto.

Il voto è solo un numero che viene assegnato al lavoro di uno studente, e che dovrebbe essere la certificazione del livello di conoscenze e competenze raggiunte. Il voto più importante è il 6, perché sul 6 regoliamo tutti gli altri voti, con il criterio di “un po’ di più, di più, molto di più” (o di meno, ovviamente)

Quando diamo un valore al 6, facciamo un grosso errore: lo riempiamo della nostra idea di “sufficienza”.

Quello di cui riempiamo il 6, però, non è uguale per tutti: per me significa una cosa, per il mio collega un’altra, per l’alunno, per il padre, per la madre vuol dire qualcos’altro ancora. Anche i compagni interpretano in modo diverso il voto che hai preso: quello che studia e va bene a scuola lo interpreta come “che voto scarso!”, e per quello che va male a scuola vuol dire “bel voto!”. Dunque non significa nulla di preciso e oggettivo. Uno, nessuno e centomila: il voto è uno, ma ha centomila significati e quindi, nessun vero significato.

Chi ci dice che la nostra idea di “sufficienza” sia giusta? E chi ci dice che la nostra idea di “eccellenza” sia corretta?

Inoltre, il valore del voto cambia, non solo da insegnante a insegnante, da tipo di scuola a tipo di scuola, ma anche da un ordine di scuola ad un altro. Prendiamo la scuola media (da un po’ di tempo chiamata “scuola secondaria di primo grado).

Io, insegnante, do 6 e lo considero un rimprovero, perché voglio fare capire al ragazzo che quello che fa non basta. Ma per un altro alunno posso considerarlo un premio, in considerazione del fatto che ha già dato il massimo.

Tu genitore consideri il 6 una soddisfazione, perché tu da ragazzo prendevi sempre 4. Oppure un voto misero, perché pensi che “solo la sufficienza” sia troppo poco. E così via.

“Sa da 6”, “Sa da 7” sono espressioni assurde. Ma che cosa significa “sapere da 6”, come se fosse la cosa più sicura e obiettiva del mondo?

Alle superiori usano molto di più le valutazioni “oggettive”, a punteggio. Molti sono convinti che il loro modo di valutare sia il massimo dell’oggettività, ma, in realtà, chi ha detto che il punteggio che decido di assegnare ad ogni parte dell’esercizio sia giusto? E, soprattutto, chi ci assicura che l’esatta comprensione di quell’esercizio, al quale diamo il voto “10” corrisponda ad una conoscenza della materia da 10?

È il problema delle prove ministeriali Invalsi: ha senso valutare gli alunni su qualcosa che forse il docente ha deciso di non insegnare, privilegiando qualcosa che ha ritenuto più importante? E chi stabilisce che ciò che ha scelto di inserire chi ha preparato le prove Invalsi (senza avere nessuna conoscenza delle situazioni, delle classi, delle realtà sociali e culturali) sia più giusto di quello che ha scelto l’insegnante (anche in base alla conoscenza di tutti gli alunni della classe e dei loro bisogni didattico-educativi)?. E chi stabilisce che cosa rende effettivamente più preparato un ragazzo di scuola media, quando ogni giorno constatiamo che il successo lavorativo ha una grande quantità di variabili, che vanno ben al di là dei risultati scolastici?

E perché non si dà un punteggio anche alle condizioni emotive, o di salute, dell’alunno mentre svolgeva il compito assegnato? Oppure alla spigliatezza, alla sicurezza, alla velocità, ecc.? E se effettivamente questo extra punteggio fosse inserito, chi ci dice che sia davvero giusto inserirlo?

E perché non inseriamo anche la variabile “condizioni emotive o di salute dell’insegnante mentre corregge”? Perché, siamo onesti, sul voto influiscono un po’anche il nervosismo, la stanchezza, la ripetitività di certe correzioni, la frustrazione del trovare lo stesso errore su dieci compiti diversi e la constatazione che non hanno capito niente di quello che con tanta fatica abbiamo spiegato. Succede che al decimo alunno che ha sbagliato sei furibonda come se avesse fatto lui l’errore, per dieci volte consecutive. E se la sua grafia è pessima e ti costringe a metterci il triplo del tempo e della fatica, o a prendere la lente di ingrandimento per controllare se si tratta di una “a” o di una “o”, o a inclinare il foglio in ogni direzione per vedere se riesci a capire se c’è scritto “”sella” o “nella”, il voto ne risente, in qualche modo. È come trovare un capello in un bel piatto di spaghetti alle vongole.

I ragazzi, inoltre, dovrebbero – almeno - essere sempre al corrente di quello che ogni voto significa. Ma troppo spesso non lo possiamo spiegare perché abbiamo le idee confuse anche noi.

Troppo spesso il voto diventa una piccola o grande arma, gratificazione, vendetta. L’unica che abbiamo e alla quale molti di noi non sanno rinunciare. Ed è anche per questo che molti si rifiutano di concordare il valore dei voti. Finché rimane la possibilità di riempirlo di qualcosa di soggettivo, di personale, che può cambiare a seconda delle necessità, rimane un potere nelle nostre mani. Magro, ma sempre potere.

Perciò, cara Beatrice, è normalissimo che tu non abbia capito come si danno i voti.

L’importante è che tu sappia come non si danno.

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