Lo sa, Francesco, che con questi test che lei definisce "oggettivi", a volte, capita che un alunno che ha studiato pochissimo riesce meglio di uno più bravo, perché li fa a caso? Capisce? A caso, mettendo le crocette qua e là, come vengono. Una questione di fortuna, come con la schedina. È una valutazione oggettiva, in quel caso? L’altro ragazzo, invece, che si è impegnato sempre, che ha imparato a riflettere, lo studente che prende 9 nella pagella, può prendere 5 in una prova Invalsi proprio perché è molto bravo e pensa, riflette, si pone delle domande e non riesce a finire il test. E non so descriverle la rabbia che proviamo quando questo accade e non possiamo più dargli il voto alto che meriterebbe. Lei invece è sicuro non sia uno studente eccellente e che di certo non meriti una borsa di studio. Sbaglia.
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ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.
Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.
Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.
Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).
INFORMAZIONI PERSONALI
- ISABELLA MILANI
- La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.
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giovedì 19 giugno 2014
"Le prove Invalsi mostrano quello che uno studente realmente vale" Sicuri?. 463° post
Lo sa, Francesco, che con questi test che lei definisce "oggettivi", a volte, capita che un alunno che ha studiato pochissimo riesce meglio di uno più bravo, perché li fa a caso? Capisce? A caso, mettendo le crocette qua e là, come vengono. Una questione di fortuna, come con la schedina. È una valutazione oggettiva, in quel caso? L’altro ragazzo, invece, che si è impegnato sempre, che ha imparato a riflettere, lo studente che prende 9 nella pagella, può prendere 5 in una prova Invalsi proprio perché è molto bravo e pensa, riflette, si pone delle domande e non riesce a finire il test. E non so descriverle la rabbia che proviamo quando questo accade e non possiamo più dargli il voto alto che meriterebbe. Lei invece è sicuro non sia uno studente eccellente e che di certo non meriti una borsa di studio. Sbaglia.
mercoledì 17 luglio 2013
“Sono incazzata nera con i professori”. 388° post
Mia figlia è stata ammessa con 10/10 all'esame di terza media e per il fatto di aver preso solo 7 nella prova INVALSI che io ho sempre chiamato il "maxirebus della settimana enigmistica", la commissione, pur avendo fatto mia figlia un eccellente esame, le ha abbassato il voto a 9/10.
Io sono “INCAZZATA NERA” con i professori ed in particolare con la coordinatrice della classe che ha detto l'ultima parola sul voto finale dopo avermi detto che mia figlia è una ragazza da 10 e che non deve temere nulla dall'esame!!
Avrei volevo far scrivere sul giornale un articolo su questa maledetta prova INVALSI che fra l’altro, da quello che ho capito, dovrebbe valutare l'operato dei professori e non quello degli alunni.
Si rende conto che la prova invalsi ha lo stesso peso della valutazione annuale del ragazzo che magari (come mia figlia) ha studiato diligentemente tutto l’anno con voti eccellenti?
Inoltre non sono state mai fatte delle prove serie durante l’anno per preparare i ragazzi.
Gli insegnanti si sono sempre attenuti al programma ministeriale da svolgere durante l’anno trascurando l’importanza di tale prova!
Cosa mi consiglia di fare per scatenare l'inferno senza nuocere a mia figlia che però è serena lo stesso?
Le ricordo che mia figlia in pagella quest’anno aveva tutti 10 tranne matematica e scienze dove aveva 9. La sua media di ogni anno è sempre stata oltre il 9,5.
La mia rabbia non riesce a placarsi.......
Vorrei tanto avere il suo parere e sapere come posso muovermi.”
lunedì 25 giugno 2012
“Prove Invalsi: chi sono questi scienziati che stravolgono tre anni di intenso studio?” 315°
“Gentilissima Prof.ssa Milani, gradirei un suo commento: mia figlia ha sostenuto l'esame di terza media con queste prove invalsi di cui si parla tanto, mia figlia in tutti gli anni delle medie ha preso sempre qualche 9 sporadico e il resto tutti 10, quest'anno ammessa all'esame con 10, per lei la scuola superava ogni cosa , giocare con le amiche , uscire la domenica esisteva solo lo studio. Risultato finale alle prove con la tempistica stabilita, un po' l'emozione, un po' il contenuto che secondo me meriterebbero dei commenti che è meglio che non faccio in questa sede, ha preso un 6 , e quindi mi è stato detto che questo abbasserà notevolmente il risultato finale portandolo se tutto va bene ad un 8. Io mi chiedo : chi sono questi scienziati che stravolgono tre anni di intenso studio e applicazione di un ragazzo\a con 75 minuti di tempo?, il risultato è che ora vedo una ragazzina depressa, demotivata, se fosse per lei si è iscritta al pedagogico non vorrebbe neppure piu andarci, questo è l'aiuto che la scuola da ai nostri figli, poi ci lamentiamo perché molti si lasciano trasportare su strade poco lecite, scusi lo sfogo, ma sono un genitore deluso e amareggiato.”
domenica 8 maggio 2011
“Che cosa sono e a che cosa servono le prove INVALSI?”. 197°
Aggiungo, per chi non avesse mai visto una prova, questa, dell'anno scolastico 2009 2010, per la terza media:
http://www.invalsi.it/EsamiDiStato0910/documenti/Fascicolo_Italiano.pdf
Provate a farle. Entro un'ora e quindici minuti esatti.
giovedì 20 gennaio 2011
Come si danno i voti (e come non si danno). 147°
Beatrice mi dice: “Non so come si danno i voti”
Gli insegnanti giovani vorrebbero spesso fare la domanda “Come si danno i voti?”, ma, vergognandosi parecchio, perché sono convinti che dovrebbero saperlo fare, non la pongono quasi mai. La grande maggioranza degli insegnanti con più esperienza, poi, mai e poi mai ammetterebbe di avere dei dubbi su come valutare gli alunni. Invece avere dei dubbi è l’unica cosa che ha un senso.
Secondo me i giovani insegnanti non dovrebbero vergognarsi. Dovrebbero farlo quelli che danno i voti senza porsi nessun problema.
Ci sono molti libri sulla valutazione, ma non credo che leggerli serva a molto. Soprattutto perché, quasi sempre, sono scritti da persone che non hanno mai insegnato. Bisognerebbe, invece, rifletterci continuamente, e tanto, tutti, sul problema del voto.
Il voto è solo un numero che viene assegnato al lavoro di uno studente, e che dovrebbe essere la certificazione del livello di conoscenze e competenze raggiunte. Il voto più importante è il 6, perché sul 6 regoliamo tutti gli altri voti, con il criterio di “un po’ di più, di più, molto di più” (o di meno, ovviamente)
Quando diamo un valore al 6, facciamo un grosso errore: lo riempiamo della nostra idea di “sufficienza”.
Quello di cui riempiamo il 6, però, non è uguale per tutti: per me significa una cosa, per il mio collega un’altra, per l’alunno, per il padre, per la madre vuol dire qualcos’altro ancora. Anche i compagni interpretano in modo diverso il voto che hai preso: quello che studia e va bene a scuola lo interpreta come “che voto scarso!”, e per quello che va male a scuola vuol dire “bel voto!”. Dunque non significa nulla di preciso e oggettivo. Uno, nessuno e centomila: il voto è uno, ma ha centomila significati e quindi, nessun vero significato.
Chi ci dice che la nostra idea di “sufficienza” sia giusta? E chi ci dice che la nostra idea di “eccellenza” sia corretta?
Inoltre, il valore del voto cambia, non solo da insegnante a insegnante, da tipo di scuola a tipo di scuola, ma anche da un ordine di scuola ad un altro. Prendiamo la scuola media (da un po’ di tempo chiamata “scuola secondaria di primo grado).
Io, insegnante, do 6 e lo considero un rimprovero, perché voglio fare capire al ragazzo che quello che fa non basta. Ma per un altro alunno posso considerarlo un premio, in considerazione del fatto che ha già dato il massimo.
Tu genitore consideri il 6 una soddisfazione, perché tu da ragazzo prendevi sempre 4. Oppure un voto misero, perché pensi che “solo la sufficienza” sia troppo poco. E così via.
“Sa da 6”, “Sa da 7” sono espressioni assurde. Ma che cosa significa “sapere da 6”, come se fosse la cosa più sicura e obiettiva del mondo?
Alle superiori usano molto di più le valutazioni “oggettive”, a punteggio. Molti sono convinti che il loro modo di valutare sia il massimo dell’oggettività, ma, in realtà, chi ha detto che il punteggio che decido di assegnare ad ogni parte dell’esercizio sia giusto? E, soprattutto, chi ci assicura che l’esatta comprensione di quell’esercizio, al quale diamo il voto “10” corrisponda ad una conoscenza della materia da 10?
È il problema delle prove ministeriali Invalsi: ha senso valutare gli alunni su qualcosa che forse il docente ha deciso di non insegnare, privilegiando qualcosa che ha ritenuto più importante? E chi stabilisce che ciò che ha scelto di inserire chi ha preparato le prove Invalsi (senza avere nessuna conoscenza delle situazioni, delle classi, delle realtà sociali e culturali) sia più giusto di quello che ha scelto l’insegnante (anche in base alla conoscenza di tutti gli alunni della classe e dei loro bisogni didattico-educativi)?. E chi stabilisce che cosa rende effettivamente più preparato un ragazzo di scuola media, quando ogni giorno constatiamo che il successo lavorativo ha una grande quantità di variabili, che vanno ben al di là dei risultati scolastici?
E perché non si dà un punteggio anche alle condizioni emotive, o di salute, dell’alunno mentre svolgeva il compito assegnato? Oppure alla spigliatezza, alla sicurezza, alla velocità, ecc.? E se effettivamente questo extra punteggio fosse inserito, chi ci dice che sia davvero giusto inserirlo?
E perché non inseriamo anche la variabile “condizioni emotive o di salute dell’insegnante mentre corregge”? Perché, siamo onesti, sul voto influiscono un po’anche il nervosismo, la stanchezza, la ripetitività di certe correzioni, la frustrazione del trovare lo stesso errore su dieci compiti diversi e la constatazione che non hanno capito niente di quello che con tanta fatica abbiamo spiegato. Succede che al decimo alunno che ha sbagliato sei furibonda come se avesse fatto lui l’errore, per dieci volte consecutive. E se la sua grafia è pessima e ti costringe a metterci il triplo del tempo e della fatica, o a prendere la lente di ingrandimento per controllare se si tratta di una “a” o di una “o”, o a inclinare il foglio in ogni direzione per vedere se riesci a capire se c’è scritto “”sella” o “nella”, il voto ne risente, in qualche modo. È come trovare un capello in un bel piatto di spaghetti alle vongole.
I ragazzi, inoltre, dovrebbero – almeno - essere sempre al corrente di quello che ogni voto significa. Ma troppo spesso non lo possiamo spiegare perché abbiamo le idee confuse anche noi.
Troppo spesso il voto diventa una piccola o grande arma, gratificazione, vendetta. L’unica che abbiamo e alla quale molti di noi non sanno rinunciare. Ed è anche per questo che molti si rifiutano di concordare il valore dei voti. Finché rimane la possibilità di riempirlo di qualcosa di soggettivo, di personale, che può cambiare a seconda delle necessità, rimane un potere nelle nostre mani. Magro, ma sempre potere.
Perciò, cara Beatrice, è normalissimo che tu non abbia capito come si danno i voti.
L’importante è che tu sappia come non si danno.