La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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giovedì 6 dicembre 2012

Se la scuola diventa “il posto delle sofferenze”. 340°

Ennesima terribile notizia di comportamenti omofobici a scuola: dopo Andrea che si impicca per non dover più rispondere ai compagni e agli insegnanti dei suoi pantaloni rosa e delle sue unghie laccate, Francesco racconta i suoi sei anni di calvario. Il calvario di un gay.  Uno dei tanti.
"Frocio", "finocchio", "checca", “errore della natura”. Scritte sui muri, messaggi sul cellulare, che corrono da uno all'altro perché tanto non costano nulla.  Umiliato, preso in giro, sbeffeggiato, giorno dopo giorno dopo giorno, per sei anni.
Gli viene chiesto se gli insegnanti lo aiutavano, lo difendevano. Assolutamente no. Anzi, alcuni insegnanti facevano anche loro stupide battute sui “finocchi”.
“A scuola era sempre la solita musica, la vedevo e la vedo ancora come il posto delle sofferenze, delle umiliazioni.”, racconta Francesco.
Insegnanti, colleghi che leggete: se la scuola diventa “il posto delle sofferenze” possiamo chiudere tutte le scuole. Noi siamo quelli ai quali vengono affidati i ragazzi, quelli che dovrebbero proteggerli dalle brutture, quelli che dovrebbero insegnare a diventare persone giuste, civili, corrette, oneste. Come possiamo permettere questo? Come possiamo voltarci dall'altra parte, lavarcene le mani?
Ogni insegnante incontra spesso, faccia a faccia, il dolore, la sofferenza, la solitudine dei ragazzi. Alla scuola materna, elementare, media. Ma soprattutto alla scuola superiore, quando la vita è ormai avviata e ogni dolore è ormai diventato cronico. E con quale coraggio lasciamo solo un ragazzo che soffre, ignoriamo il suo problema, o, addirittura, lo peggioriamo tenendo gli stessi comportamenti stupidi degli ignoranti? Quando lasciamo solo un bambino o un ragazzo che soffre, perseguitato, o picchiato, o violentato, o "terribilmente"  gay, noi siamo complici. Complici di chi pensa che “essere gay” sia una scelta, un “errore della natura” di cui vergognarsi.
Gli omosessuali fanno paura. Come facevano paura le streghe. Come fanno paura le malattie, il buio e tutto quello che c'è dentro. Come fa paura l'ignoto. E l'ignoranza è circondata dall'ignoto. E le paure vengono esorcizzate con parole che, umiliando il bersaglio, allontanano da sé la possibilità di essere “confusi” con i finocchi. Gli stupidi insegnano ai bambini e ai ragazzi che “essere gay” è una cosa davvero brutta, una disgrazia. Chi è gay deve nascondersi, perché è una donnetta di cui ridere, un depravato da evitare come la peste, perché “forse si attacca”, perché “se ti vedono con quello lì la gente pensa che tu sia ‘così’.”
Noi abbiamo il dovere di conoscere che cosa significa "essere omosessuale", esattamente. Non , per sentito dire. E si deve cominciare a parlarne, come di una caratteristica e non come di una "cosa strana e anormale".
La scuola dovrebbe essere un luogo dove il ragazzo sta bene, e dove chi proviene da ambienti sociali difficili, può sentirsi al sicuro, protetto; dovrebbe essere un luogo dove scoprire che il mondo non è tutto marcio, e dove si dimentica quello che ci fa soffrire.
Insegnanti, colleghi, quando andate a scuola, domani, guardatevi intorno e rendetevi conto del fatto che sicuramente, in tutte le aule, le biblioteche, i laboratori, le  palestre ci sono degli omosessuali. Cercate chi soffre e aiutatelo. Perché questo è il nostro lavoro.
Combattete al fianco di quei ragazzi, perché possano essere se stessi, vestire come sentono di vestire, senza vergognarsi come ladri. Fate loro capire che i giornalisti che massacrano gli attori, i cantanti, i presentatori che fanno coming out, sono solo degli opportunisti che trasformano il normale in anormale, e alimentano gli scandali che fanno vendere. Fate loro capire che quando nei reality show vengono scelti degli omosessuali che fanno urletti acuti quando inciampano, non lo fanno perché per loro i gay sono uguali agli altri, ma perché sperano che i telespettatori, ridendo di loro, facciano alzare lo share. Come se i gay fossero delle macchiette di cui ridere. Spiegate con grande convinzione che gli omosessuali sono persone come tutte le altre e non fenomeni da baraccone. Che quando uno chiama “finocchio” un altro non sta dicendo “una parola che non si dice”, come se avesse semplicemente detto “merda”. Chiamare una persona “finocchio” è una cosa orribile, e non deve essere tollerato. Se notate in classe anche soltanto un sorrisino, un ammiccamento fra due alunni, riferito ad un omosessuale, al concetto di "omosessualità", alla parola stessa, anche in altri contesti, la vostra reazione dovrà essere di molto decisa, adeguata a un sopruso, a una violenza. La tolleranza deve essere zero verso tutte le forme di emarginazione, di persecuzione, di bullismo, omofobico e non.

Perciò, vergognatevi, insegnanti che continuate a fingere che non siano affari vostri, che "sono cose delicate che riguardano solo la famiglia", che in consiglio di classe ci scherzate su, che pensate che se un ragazzo sembra una ragazza potrebbe anche evitare di vestirsi di rosa, altrimenti “se l’è cercata”.
Abbiamo il dovere di aiutare i ragazzi, perché siamo insegnanti. Abbiamo il dovere di insegnare a tutti che l’omosessualità è soltanto una caratteristica, e non una malattia o una perversione.
Se un ragazzo effeminato vi fa ridere, o se permettere a qualcuno di umiliare e sbeffeggiare un compagno, cambiate lavoro.

10 commenti:

  1. Buongiorno Professoressa.
    Sono contenta di leggere una cosa così importante riguardo un "tabù" che provoca tante disgrazie...
    Lavorando in un ambito che prevede una consistente parte "creativa", sono spesso a contatto con omosessuali (e che vuoi fare? Loro sono decisamente più "artistici") e Le giuro che scrivere questa parola mi sta dando fastidio fisico perché la odio. Sono persone uguali alle altre, un architetto è un architetto, poi quel che fa a casa sua, se lo fa star bene, ben venga!
    Questi atteggiamenti mi sono insopportabili e bene fa chi, da educatore non solo da docente, tutela e supporta qualsiasi "diversità" insegnando a vivere tutti insieme nel rispetto reciproco.E comunque la discriminazione non colpisce solo chi manifesta queste "tendenze", Le posso garantire che colpisce anche chi , ad es., non si uniforma al comportamento generale e viene considerato strano, tanto per dire, dal prof. di ginnastica perchè, orrore degli orrori!, "Signora, non sa giocare a calcio!" "Ma professore, guardi che a casa mia nessuno se lo fila, il calcio, però sa tirare con l'arco e adora la scherma!" "E vabbè, Signò, ma mica qui a scuola abbiamo 'ste cose". E lì giù i compagni a ridacchiare perché chi non gioca a pallone è, appunto, per un'alta percentuale di persone, quantomeno strano.
    Eccola qui la nuova generazione, ottusa come la precedente e anestetizzata da panem et circenses... E come puoi pensare che si aprano? Augurandogli a quelli che prendono in giro i gay di innamorarsi di un gay per contrappasso?
    Cara professoressa, semmai seguirà un secondo volume al Suo interessantissimo libro, cosa che Le auguro, dedichi qualche capitolo a come approcciare le differenze a scuola senza lavarsene le mani e dire che "abbiamo uno sportello di ascolto, lo mandi dalla Prof. tal dei tali, vedrà che si troverà bene"....Naturalmente con tono e aria di falsa comprensione.
    Buona giornata.
    Paola

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  2. Cara Isabella (posso chiamarLa così?),
    Insegno Lettere in una seconda media. Qualche giorno fa, in seguito a ripetute battute ed offese da parte dei miei alunni a proposito di un compagno che ai loro occhi appare effeminato, ho deciso di affrontare il problema e, dopo averne parlato in classe, ho fatto vedere loro "Maurice" di James Ivory e l'ho commentato, rispondendo alle domande della classe e presentando qualche riflessione. Ho fatto notare che il film racconta una storia d'amore, che la cosa importante fra le persone sono i sentimenti ed il rispetto reciproco e che amare qualcuno significa essere disposti a sacrificare per lui o per lei una parte di sè. Ho detto che inscrivere le persone in una categoria (omosessuali, stranieri, gente di colore ecc.) è razzismo e che il razzismo nasce dall'ignoranza. Insomma, abbiamo fatto un discorso molto ampio. Poi ieri ci sono stati i colloqui con i genitori: quasi tutti mi hanno chiesto perché avessi deciso di vedere quel film con i ragazzi. Ho spiegato le mie ragioni (sostanzialmente ho detto che, se i loro figli pensano di essere abbastanza "grandi" da usare una parola come "frocio" e da fare battute in merito, lo sono anche abbastanza per affrontare l'argomento in modo serio e senza pregiudizi). Alcuni hanno capito e hanno condiviso questa posizione; purtroppo qualcuno è rimasto un po' scandalizzato e la cosa che mi ha dato più fastidio è stato sentire degli adulti parlare dell'omosessualità come di un fatto "contro natura". Oggi ho ripreso l'argomento con i ragazzi e mi è parso che, per fortuna, dopo le discussioni che abbiamo fatto, fossero più avanti dei loro genitori. Speriamo che nel tempo riescano ad educarli! Comunque stamattina ho letto in classe l'ultimo capitolo del romanzo di Forster (il cui significato, a mio giudizio, è più chiaro nel libro che nel film) e qualcuno ha commentato che "è scritto veramente bene". Magari leggeranno il romanzo!(Di solito cerco di non forzarli alla lettura, ma di dare dei suggerimenti discreti). Lunedì chiederò loro di mettere per iscritto qualche riflessione su quanto abbiamo detto e mi auguro che non scrivano solo frasi retoriche per farmi piacere.
    All'inizio avevo un po' timore nell'affrontare un argomento così delicato, ma mi sembra che, tutto sommato, sia andata bene. Che ne pensa?
    La saluto con affetto
    Ludmilla

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    1. Penso che tu sia stata brava. E' importante scegliere molto bene le parole, e chiedere spesso se hanno capito e che cosa hanno capito, perché alle medie è facile essere fraintesi. La prossima volta, però, ti consiglio di registrare la lezione. Quando gli argomenti sono così delicati io lo faccio. Per tutelare me stessa. Se non ci fossero tanti genitori ottusi nei riguardi dell'omosessualità (e del sesso) non ci sarebbero tanti problemi.
      Alla prossima, Ludmilla!

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  3. Posso rispondere da genitore alla Prof. Ludmilla?
    Brava Ludmilla e coraggiosa perché se appunto possono usare tali termini, possono anche conoscerne le "origini" e le implicazioni, per così dire. Purtroppo ci sono genitori di "pargoli" che dicono e fanno cose irripetibili che si "scandalizzano" se poi qualcuno di diverso da loro (vedi la Scuola, che li deve educare) si permette di toccare argomenti difficili.
    Io, quando qualcuno di particolarmente idiota dice a mio figlio dodicenne se ha la fidanzata, vado fuori, perché in genere la domanda è seguita dall'ammonimento/domanda insidiosa: " Mica vorrai diventare...he he he"?
    Peccato che invece di ridere della propria ignoranza, ridano della battuta inutile che hanno fatto senza pensare che uno o una di 12 anni non sta certo a pensare di fidanzarsi per dimostrare di stare "dalla parte giusta"!
    Che vuole, l'ignoranza è madre di tutti gli errori. E quanti ignoranti girano....
    Buon lavoro, sinceramente, da una mamma che osserva con occhi sempre più stupiti l'evoluzione della nostra bella gioventù...
    Paola

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  4. Cara Professoressa,
    il Suo post mi ha colpito nel profondo.
    VIVA LA PROF MILANI E TUTTI GLI INSEGNANTI CHE SI IMMERGONO NELL'ADOLESCENZA DEI RAGAZZI E NON SI ERGONO A GIUDICI, CHE METTONO PASSIONE E LA FACCIA NEL MESTIERE CHE HANNO SCELTO DI FARE.
    Barbara (mamma)

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  5. Invece l'omosesssualità è ben evidente che è innaturale, perchè da un atto sessuale omosessuale non può nascere la vita. Se tutti diventassimo omosessuali ci estingueremmo, quindi è un modo sbagliato e triste di vivere la sessualità.
    Molti diventano omosessuali perchè da piccoli hanno subito abusi sessuali e alcuni omosessuali hanno anche dei veri e propri disturbi sessuali, come la pedofilia o la pederastia.
    Sarò ignornate, ottuso ed idiota, ma al di là del rispetto che si deve prestare ad ognuno, perchè non mi date un motivo valido per pensarla diversamente? Io ritengo l'omosessualità una vera e prorpria "parafilia", cioè un disturbo della sessualità e per me vale questa regola: quando un atto sessuale non produce la vita, esso è sbagliato, lo è l'omosessualità come la masturbazione, sono tutte pratiche sbagliate a mio avviso.
    P.S. Comunque non sono un insegnante nè un genitore........

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    Risposte
    1. Caro Anonimo (ma è così difficile mettere un nome?), molti atti sessuali non producono la vita. Il motivo valido per pensarla diversamente te lo potrebbe dare solo un po' di studio in più. Appare evidente che non conosci la differenza fra omosessualità e pedofilia. E appare evidente che risolvi tutto nell'equazione sesso = procreazione. Come molti cattolici. Ma lo scopo del sesso spesso non è la procreazione.
      Non è questione di essere idioti, ma di essere ignoranti, sì. Dedica un po' di studio a questo argomento, altrimenti rischi di offendere senza volerlo. Ti rispondo perché capisco che non volevi offendere, ma esprimere le tue convinzioni.
      L'omosessualità non è innaturale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l'omosessualità "una variante naturale del comportamento umano".
      Una variante naturale, anche se meno diffusa.
      Sei un ragazzo, credo. Spero che, crescendo, tu possa capire.

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  6. Einstein diceva che "la mente è come un paracadute, funziona solo se lo apri"...
    Buona giornata a tutti.
    Paola


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  7. Purtroppo quello che ha fatto Ludmilla è stato un atto coraggiosi e giusto ma, come si evince anche dalla risposta della prof. Milani, un atto rischioso. Non si può fare finta che il nostro ruolo di educatori non sia messo costantemente in pericolo dall'onda di ottusità che ci sta sommergendo. Eh già: ai ragazzi "fa schifo" e "fa impressione" un film pluripremiato come "Vita di Pi", ma a casa si vedono quintalate di film horror senza fare una piega. Eh sì: in classe sono parolacce a fiumi, doppi sensi sessuali a go go, fisse sul sesso, ma se un'insegnante si permette di parlare dell'omosessualità sta traviando le povere creaturine e va denunciato. Che ipocrisia!

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