La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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giovedì 8 novembre 2012

Gli alunni difficili sono ragazzi che soffrono. Prima parte. 334°


Berta mi scrive:

“Gentile collega, mi chiamo Berta ed insegno Matematica. Mi posso definire alle "prime armi" visto che sono solo sette anni che ho intrapreso questa " avventura". Come incaricata ogni anno è un rimettersi in gioco ed affrontare un percorso diverso fatto di tante gioie ma anche di tante sfide. Quest'anno però sono in piena crisi poiché la scuola dove lavoro è piena di "casi difficili", a volte ho l'impressione di essere in un riformatorio. La settimana scorsa sono stata portata in ospedale dopo un forte malore a causa di uno scontro con un alunno e da quel momento quando sono in classe non riesco più a fare lezione come mio solito. Mi sento sconfitta , depressa e non riesco più a fare lezione mettendoci il cuore ma lo faccio in modo apatico guardando sempre l'orologio , aspettando la fine dell'ora. Sarei molto felice se Lei potesse darmi un aiuto e un consiglio per farmi superare questo momento difficile. Cordiali saluti. Berta”

Cara Berta, ricevo molte lettere da insegnanti che chiedono consigli su come gestire gli alunni difficili. Ho già suggerito parecchie strategie, ma credo che sia utile dedicare un post completo a questo concetto: come affrontare un ragazzo difficile?
Gestire una classe difficile non è lo stesso che gestire un alunno difficile: la classe è l’insieme, che a volte contiene anche qualche alunno difficile e a volte no.
Una classe può essere difficile anche senza alunni difficili, per esempio perché gli alunni sono soltanto molto chiacchieroni. Non è un problema, se applichi i consigli che do.
Ma se nella classe ci sono alunni “difficili” la difficoltà è molto più alta. E con “alunni difficili” non intendo chiacchieroni che studiano poco. Intendo ragazzi che si comportano in modo apparentemente assurdo: mandano tutti a quel paese, urlano, fischiano, ostentano menefreghismo, fanno scherzi pericolosi, rispondono male, fanno dispetti, picchiano, prendono in giro.
Per gestire una classe difficile che ha alunni difficili bisogna prima di tutto trovare il sistema di gestire loro. E per gestire gli alunni difficili bisogna capirli. Capirli profondamente.
Per capirli bisogna convincersi di un concetto fondamentale, che mi sembra di aver già espresso mille volte: gli alunni difficili non sono “mezzi delinquenti”, “cattivi”, “matti”. Sono ragazzi che hanno un disagio, che hanno sofferto, che soffrono, anche quando a noi, se li guardiamo superficialmente, sembra che se la ridano e se ne freghino di tutto e di tutti. Se vogliamo aprirci un varco attraverso la cortina di negatività che li circonda, per poi tendere loro una mano e farli uscire, bisogna che troviamo il modo di accettarli e capirli.
I ragazzi difficili – l’ho già detto e non mi stanco di ripeterlo – sono ragazzi che vivono situazioni assurde, che spesso noi insegnanti non conosciamo o conosciamo solo superficialmente. Pretendiamo che “portino il libro”, che “facciano i compiti”, “che portino il famoso 'materiale'”, che studino. E se non lo fanno ci scandalizziamo, ci irritiamo, come se volessero farci un dispetto, come se ci mancassero di rispetto. Come se bastasse un po’ della tanto decantata “buona volontà” per studiare, stare attenti, fare i compiti. Non basta, purtroppo.
Se un bambino, se un ragazzo, vede il padre che torna a casa ubriaco e picchia la madre, sarà un ragazzo in qualche modo difficile: apatico, asociale o violento. Più facilmente sarà violento, ce l’avrà a morte con tutto il mondo. Dà già tanto a casa e non gli sembra giusto che anche a scuola gli si chieda qualcosa. Un ragazzo che a casa assiste a litigi violenti, che non ha soldi per comperare le scarpe, che sta solo tutto il giorno, fin da piccolo, si comporterà male; un ragazzo che non ha mai visto il padre, che viene rifiutato dalla madre, o picchiato con la cinghia dai nonni, sarà senz'altro un ragazzo difficile. Un ragazzo che subisce violenza – sia essa fisica o psicologica – è sempre un ragazzo difficile, difficilissimo. Avrebbe bisogno di amore e di carezze, perché in fondo è un bambino come tutti gli altri, e invece riceve solo indifferenza, violenza, calci, fisici o psicologici, e vive una vita già dura e faticosa a otto, nove, dodici tredici anni. Poi viene a scuola. Gli ci vorrebbe un po’ di considerazione, di comprensione e di incoraggiamento. Ma dà noia, disturba la classe, la lezione. E allora riceve altri calci psicologici: l’insegnante lo ignora più che può perché gli rende difficilissima la lezione; è contento quando è assente perché “finalmente abbiamo potuto fare lezione: si stava una meraviglia”; l’insegnante gli scrive note sul registro, lo sospende, lo allontana. O lo disprezza con lo sguardo, perché prova astio verso di lui, che “basterebbe che avesse un po’ di buona volontà e potrebbe avere tutte sufficienze”, e perché“disturba, non è capace di stare attento e anche i compagni non lo sopportano più”.
Quando abbiamo di fronte un ragazzo in difficoltà, ricordiamoci che non ha colpa del suo comportamento. Dobbiamo aiutarlo, anche se ci rende la vita difficile, se la sua presenza in classe ci provoca paura, o rabbia. Solo se  riusciremo a trasmettergli vero interesse potremo ricevere rispetto da parte sua. E si vedranno i risultati. Se non ci saranno colleghi che distruggono tutto il nostro lavoro.
E se non riusciamo ad aiutarlo - perché spesso non ci si riesce - se l’unico sistema che troviamo per affrontarlo consiste in una sospensione o in una bocciatura, non sentiamoci soddisfatti perché “giustizia è fatta”. Sentiamoci in colpa. Noi, e, soprattutto, la Scuola italiana, che non offre quasi nulla, a questi ragazzi.

20 commenti:

  1. Buongiorno
    sono pienamente d'accordo con lei riguardo ai ragazzi difficili ,su ciò che sono e su ciò che vivono dentro casa,ma come si puo tutelare in primis il diritto allo studio in un ambiente tranquillo al bambino tranquillo e sereno,invece di vivere continue interruzioni della lezione e secondariamente come può e DEVE un Dirigente aiutare le insegnanti?io ho un caso difficile a scuola quest'anno che, per carità, comprendo e cerco di lavorarci su, ma io devo vigilare su 26 bambini non su uno.Ho intenzione di chiedere al dirigente, per iscritto ,l'intervento di specialisti, che possano suggerire a me e alla mia collega una giusta strategia per AIUTARE il bambino che ora ha 4 anni,e prima che arrivi alla scuola primaria; Pur essendo convinta che il Dirigente dirà di no con la solita frase "non ci sono soldi" e cosa posso fare io?

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    1. Caro Anonimo, puoi firmarti in qualche modo?

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    2. Mi secca quando persone scrivono un commento e poi non leggono la risposta....

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  2. Io quest'anno ho una classe molto difficile con 5 alunni molto difficili e altri 4 o 5 con problemi di DSA non certificati. (intanto una classe così nn dovrebbe essere formata ma lasciamo perdere... )
    Spesso i ragazzi si insultano e giocano usando le mani. Molti non riescono a stare seduti e naturalmente gli altri vorrebbero seguire l'esempio. IL 90% del tempo è impiegato a tenerli seduti e la didattica va a farsi friggere! Sto imparando piano piano a stabilire un contatto con loro e ad ascoltare di più le loro esigenze modificando la mia didattica, ho deciso di di fregarmene dei programmi ministeriali di matematica anche perché essendo "alunni difficili" arrivano tutti con prerequisiti scarsi! Ho un solo timore... se dovesse farmi male qualcuno, nonostante le continue informative alla preside?
    Chi mi tutela e come posso fare a tutelarmi?

    Grazie per la risposta.
    Marcello

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    1. Caro Marcello, fai bene a modificare la tua didattica, adeguandola alla classe che hai. Devi farlo ogni anno.
      Prima di tutto, fai un'assicurazione che copra anche la "colpa grave". Cerca di continuare a segnalare eventuali gravi problemi. Non lasciare MAI soli i ragazzi. Se affidi la classe a un bidello e quando torni sono soli (devi stare fuori poco tempo, però), scrivi una lettera al dirigente chiedendo che cosa devi fare perché la classe non venga lasciata scoperta se devi assentarti un momento dalla classe, visto che capita che il bidello la lasci scoperta dopo che tu gliel'hai affidata.
      Infine: sappi che se si fanno male, tu devi dimostrare che non hai potuto impedirlo. Pensa sempre a questo. Se un alunno minaccia di buttarsi dalla finestra e tu pensi che sia uno scherzo e ci si butta davvero, sei fritto. Se due alunni giocano a lanciarsi un oggetto e uno dei due viene ferito ad un occhio,tu sei colpevole se non glielo hai impedito.
      Segna sul registro i comportamenti pericolosi.
      Buon lavoro!

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  3. Buongiorno Professoressa.
    Ho letto il post con molto interesse. Lo scorso anno in classe di mio figlio c'era un ragazzo classificato come difficile/disturbato/iperattivo/oppositivo e chi più ne ha più ne metta.
    In effetti i suoi comportamenti erano tremendi e uno alla volta i compagni di classe hanno avuto da lui botte o minacce (ad esempio a mio figlio scriveva bigliettini minatori perché si teneva alla larga da lui e non voleva essere suo amico e poi se li faceva ridare con la prepotenza e li faceva sparire !!!).Ha aggredito anche i professori e a volte questi ultimi, quando era assente ( con gran sollievo di tutti, come Lei dice), intavolavano conversazioni con il resto della classe su come fare per tenerlo a bada...trascurando ore di lezione... Tanto più che i genitori erano contrari al sostegno perché secondo loro era lui ad essere provocato dal resto della classe (cosa non vera, perché mio figlio lo ha avuto in classe dalla seconda elementare ed è sempre stato così, anzi ad 11 anni, lo scorso anno è diventato ancor più violento).E' andata a finire che da metà maggio, improvvisamente, non ha più frequentato e poi è risultato promosso.
    Al di là dei fatti gravi occorsi e dello spontaneo rifiuto ad accostarlo, Le dico che a me fa una gran pena e sono sicura, dopo averlo osservato per cinque anni, che sicuramente soffre soprattutto perché è un ragazzo spinto a primeggiare in quanto la sua famiglia vede in lui un riscatto sociale ( consideri che la mamma non è "comunitaria", sia detto questo senza un filo di discriminazione).
    Non è detto che per forza la famiglia debba usare le mani, la violenza è anche questo "spremere" all'inverosimile!!!
    Capisco quindi che per voi docenti è difficile lavorare così, ed è il motivo per cui è apprezzabile il vostro impegno in casi difficili indipendentemente dagli esiti.
    Purtroppo tenete presente che la maleducazione è dilagante e spesso i genitori sono i primi a ridacchiare davanti alle "imprese" dei figli, genitori che l'educazione non sanno nemmeno cosa sia. Lo sa professoressa che spesso capita, in fila al semaforo ad esempio, di sostare davanti una fermata d'autobus orario uscita scuola: io inorridisco!! Sento volgarità ed espressioni violente da ragazzi/e di 13/14 anni che io, veleggiante verso gli anta quelli con il 5, mi vergogno di ripetere...E lo sa che penso, che la Scuola può fare, certo, ma il massimo è segnalare il disagio, perché, mi permetta, doversi far carico di "rieducare" interi nuclei familiari non è obbligo della scuola. Insomma nella scuola come nel lavoro, ci si dovrebbe andare "già magnati" come si dice qui a Roma, ovvero già ben edotti sul comportamento da tenere, lasciando alla Scuola il compito ben più serio del perfezionamento dell'educazione civile e intellettuale.
    Qualsiasi cosa, gravata di un peso superiore alle proprie forze alla fine esplode!!!!!
    Per cui, mano sulla coscienza tutti, in primis le famiglie.
    Mi sono presa un pò di spazio, mi scusi professoressa.
    Grazie per l'ospitalità e un cordiale saluto.
    Paola

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  4. I ragazzi difficili...mi rivedo in tutto quello che avete scritto e ragiono su questo tema molto spesso, praticamente ogni giorno ormai da quando insegno! e non trovo una soluzione...o meglio non riesco a trovare qualcosa che vada a bene a tutti e so bene che la realtà è questa!non abbiamo la bacchetta magica per poter risolvere i problemi di tutti! ogni anno poi i ragazzi sembrano più fragili e più difficili da gestire, con mille nuove richieste e nuovi problemi e noi insegnati abbiamo molto spesso solo buona volontà di aiutarli ma nessun aiuto... e in molti casi neppure nessuna preparazione! e non sempre l'aiuto dei colleghi!

    Volevo poi rispondere al post di Padma\Paola: la maggior parte dei ragazzi difficili (come del resto ha già scritto la Prof Milani) NON HA GENITORI alle spalle su cui fare affidamento e dai quali trarre aiuto e insegnamento!!è su questo che la nostra società dovrebbe riflettere di più... stesso ragionamento vale per i ritmi di lavoro che costringono i bambini e ragazzi (quando va bene) a stare a scuola dalle 7 alle 18 in strutture non adatte alle loro esigenze, e tante volte a essere sballottati e contesi da genitori separati... tutto questo poi si rispecchia in una scuola senza fondi che li possa aiutare....
    quello che rimane tante volte è una grande amarezza....
    Paola

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  5. Non tutti i ragazzi difficili hanno un disagio, ad esempio vi sono ragazzi figli di professionisti e assai benestanti che però si comportano male e non studiano e poi vanno alle scuole paritarie dove a volte si fanno due anni in uno ed olè, vanno lì solo per sfoggiare abiti firmati, vestiti alla moda e telefonini, tanto hanno il diploma assicurato. Non mi sembrano poi così disagiati quei ragazzi.

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    1. Anonimo, deduco che non sei un insegnante. Ma non posso rispondere se non ti qualifichi in qualche modo.

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  6. Buonasera. Volevo rispondere alla Sig.ra Paola: è vero che spesso questi ragazzi hanno genitori alle spalle che non li aiutano, ma anche è vero che ci sono genitori che pensano che tutto debba essere affidato alla Scuola perché loro sono in altre faccende affaccendati,e lo dico da mamma che sente gli umori durante i momenti in cui si portano o si riprendono i figli da scuola. A maggior ragione penso che invece le famiglie devono essere presenti e se non è possibile, mi concederà che la Scuola, seppure la migliore e la più fornita di mezzi, non può supplire a tali e tante e gravi carenze.

    Sig. Anonimo, i ragazzi cosiddetti benestanti, "vandaleggiano" in quanto certi dell'impunità, se lo faccia dire da chi, umilmente, ha frequentato un prestigioso liceo parificato dove di tipetti così se ne trovavano a iosa, un vivaio, insomma!!! Non confonda Sacro e Profano, non confonda ragazzi con problemi veri con quelli semplicemente strafottenti.
    Di nuovo buona serata a Lei, Prof.ssa e a tutti.
    Paola

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  7. Grazie per questo interessante post, professoressa.
    Tutti i ragazzi hanno un piccolo (o grande) talento nascosto. Riuscire a scovarlo e valorizzarlo potrebbe essere un modo per far loro vedere la scuola da un altro punto di vista. Chissà se, alla fine dell'anno, potrò dire di esserci riuscita, non con qualcuno di loro, ma con tutti... Io ci provo!
    Un saluto,
    Tania

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  8. In classe ho un alunno pluripetente che appunto ha talora questi atteggiamenti, gli insegnanti lo mettono nel banco vicino alla cattedra;allora io ho provato a parlargli e gli ho detto che mi ero accorto che il suo comportamento dipendeva dal sentirsi emarginato dal contesto della classe, e l'ho fatto sedere con il compagno che lui preferiva, ed è migliorato di molto, certo non è un santo, ma almeno è molto più gestibile.Egli stesso ha ammesso che le sue intemperanze dipendevano anche dal fatto che tenendolo vicino alla cattedra era come se si sottolineasse la sua "diversità".

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  9. Nelle mie due classi i pluriripetenti sono, in tutto, ben cinque; i ripetenti invece sono otto. Tra pluriripetenti e ripetenti fanno tredici su un totale di quarantasei alunni.
    La scuola in cui lavoro è una secondaria di I grado e si trova in una cittadina pugliese: tre sole sezioni, di cui una ad indirizzo musicale, che raccoglie gli alunni scelti e non certo i ripetenti e i pluriripetenti. Sembra che qui il tempo si sia fermato all'epoca di Don Milani.
    Capisco benissimo quanto dice Marcello, perché lo vivo ogni giorno sulla mia pelle. In queste situazioni è determinante il contesto scolastico, perché la scuola dovrebbe essere capace di farsi carico degli alunni difficili. La mia scuola invece li boccia, emarginandoli e relegandoli in classi-ghetto. E' il secondo anno scolastico che passo qui, ma il mio futuro di insegnante lo desidero altrove, perché qui non sento affatto valorizzato il mio ruolo e mi sento oltremodo sola.
    Unica consolazione riguarda la Puglia: è una regione obiettivo e nella mia provincia, nemmeno troppo lontano da qui, ci sono tante realtà esemplari. Stringerò i denti, ancora per un anno, e chiederò il trasferimento, sperando di ottenerlo, come già hanno fatto lo scorso anno alcuni validi colleghi.
    Complimenti alla professoressa Milani per aver ideato questo spazio virtuale di condivisione e consigli.
    Chiara

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  10. io condivido in pieno questo pezzo: " Quando abbiamo di fronte un ragazzo in difficoltà, ricordiamoci che non ha colpa del suo comportamento. Dobbiamo aiutarlo, anche se ci rende la vita difficile, se la sua presenza in classe ci provoca paura, o rabbia. Solo se riusciremo a trasmettergli vero interesse potremo ricevere rispetto da parte sua. E si vedranno i risultati. Se non ci saranno colleghi che distruggono tutto il nostro lavoro"...ma come si fa?non posso lasciare gli altri compagni in balia di insulti e sopraffazioni....che amarezza....

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    1. cara Paola, come si fa? E' per questo che ho scritto il libro e scrivo il blog. Non si possono certo lasciare i compagni in balia del ragazzo difficile. Ma quello che conta è capire che i compagni devono essere protetti, e che il ragazzo difficile ha bisogno di essere aiutato. Ma spesso gli insegnanti rifiutano i ragazzi difficili, e peggiorano la situazione. E' molto difficile infatti. Bisogna trovare un equilibrio..

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  11. buonasera io ho un problema con mia figlia che ha 14 anni ..... io sono una mamma di 34 anni ho cresciuto mia figlia da sola senza l'aiuto di nessuno ho lasciato mia figlia già da piccola da sola con il mio compagno che lavorava a fianco alla casa... io sto sempre a lavoro...adesso sono arrivata fino a 14 anni come è arrivata nelle superiori si è buttato nelle canne e sigarette glio d'atto delle punizioni e lei mi ha detto scusa ho provato a credergli lo lasciato un'altra prova dopo tre giorni e stato uguale a prima ora non so come comportami se mandarla a scuola ho no?

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    1. Cara mamma, tua figlia mostra un disagio, ma non posso in nessun modo aiutarti, da lontano. Tua figlia può essere aiutata da una psicologa. Ti suggerisco di andare a un consultorio familiare e chiedere di parlare (tu per prima, da sola) con una psicologa (donna). Esponi a lei il problema e lei ti dirà come fare.
      A scuola, se lei ci va, mandacela senz'altro. Le canne e le sigarette si trovano anche fuori. E fuori non c'è nessuno che possa aiutarla. Vai a parlare anche con l'insegnante che coordina le classe.
      Fammi sapere. Metti un nome, altrimenti non so come chiamarti.

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  12. Buonasera, insegno matematica alle superiori da quasi vent'anni. Ho sempre cercato di svolgere il mio lavoro con la massima professionalità e con tutte le attenzioni possibili nei confronti dei ragazzi con disagio, per cercare di capirli e di aiutarli, ma mi sono così tanto affaticata negli anni che mi sono indebolita fino ad ammalarmi... Ho subìto interventi chirurgici per asportare il male e sono sopravvissuta per miracolo. Sono tornata a svolgere il mio lavoro ma sempre mi affatico tanto perché mi trovo a dover svolgere il pesante ruolo di assistente sociale o psicologa e con alcuni casi difficili non so proprio cosa fare... In particolare quest'anno ho un alunno bipolare psicopatico autistico violento provocatore ecc che ha subito violenze da piccolo ed è seguito per tutte le ore di lezione da insegnanti di sostegno che però anche loro non sanno gestirlo quando lui disturba intenzionalmente ripetutamente cantando a voce alta e rendendo impossibile lo svolgimento della lezione. Mi vergogno di ammettere che anche io faccio un respiro di sollievo quando il ragazzo in questione è assente e ne approfitto per ricaricare le mie energie e per recuperare con la classe il tempo perduto in modo da garantire a tutti il sacrosanto diritto allo studio. La cosa che però non mi da pace, che mi intristisce e mi fa sentire inadeguata è che nonostante sia sempre gentile e affettuosa con il ragazzo, nonostante la compresenza degli insegnanti di sostegno, il ragazzo continua a fare il bullo con tutti e anche con noi prof. Il ragazzo è un art3 comma3 certificato e fuori dalla scuola è seguito da un medico psichiatra che ci ha consigliato di non contrariarlo. Il problema è che non possiamo lasciargli fare quello che vuole e se si altera diventa pericoloso. In ultimo tanto per complicare un po' le cose, fuma canne in bagno. Cosa fare???
    Grazie per un consiglio. Irene

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  13. Salve dottoressa!
    Io sono un insegnante di ballo e ho avuto quest anno per la prima volta degli allievi 'difficili'. Ho tanti corsi ma uno di questi mi ha dato del filo da torcere.
    Non sono una professoressa e mi scuso fin da ora se dovessi spiegarmi male.
    Non si parla di scuola ma di corsi di ballo dove i ragazzi vengono di loro spontanea volontà per imparare a ballare.
    Quest anno ho avuto un elemento minorenne capace di trascinarsi dietro altre ragazze minorenni. Una ragazza disagiata con problemi di alcool in famiglia. A lezione (dura un ora) arrivavano con 15 minuti di ritardo (rimanevano a parlare fuori dalla scuola e a fumare),entravano con calma,poi spogliatoio, bagno e poi in classe a fare lezione. Davano l impressione di fare la lezione 'per forza'.. oggi sono stanca, oggi mi fa male la pancia, oggi questo oggi quello oggi non me ne va...
    La mia lezione durava mezz ora e pure quella la facevano male.
    ritardi nei pagamenti dei mensili.
    Mi sono incominciata ad arrabbiare e a chiedere per favore di essere più puntuali in tutto, classe e pagamenti.
    Niente....è andata avanti così per un due mesi...dopodiché ho pensato di dover dare una lezione alla classe con una punizione:
    Un giorno, dopo l ennesimo ritardo, non ho fatto entrare in classe chi arrivava in ritardo.
    Risultato:i genitori hanno chiesto spiegazioni ma
    Per le successive volte le ragazze sono venute puntuali.
    Subito dopo le vacanze natalizie è riniziata la stessa situazione.
    Io capisco che i miei corsi sono nati per far divertire i ragazzi ma delle regole ci devono pur sempre stare. La puntualità è rispetto. Il chiedere 'scusa' è rispetto. L avvisare del ritardo è rispetto. L avvisare che non si può venire a lezione è rispetto (spt oggi che esistono chat di gruppo dei corsi). In più sono corsi dove i ragazzi non sono costretti Ad andare, allora perché comportarsi così?
    Un giorno una mamma (mamma di una di queste ragazze) mi ha chiesto dei soldi indietro per una lezione che sua figlia non ha potuto frequentare, perché la volta scorsa le era venuto l acido lattiCo con gli esercizi e il ballo.
    In più questo elemento, di cui parlavo sopra, viene a lezione e non sorride mai, parla male di me e si lamenta se non la metto in prima fila nelle esibizioni o se non viene chiamata per gli spettacoli.
    Insomma avrei ancora tanto da raccontare....ma cosa fare???
    Non mi sono mai trovata in 10 anni a dover farmi rispettare da delle 17enni.
    Pensavo veramente che il problema eRo io. Volevo chiudere il corso, tanto con loro non riuscivo a fare una lezione decente. I proprietari della scuola mi hanno convinto ad andare avanti.
    Ho parlato con tutti i genitori, pure con quelli delle ragazze più brave. Ho parlato a tutte le mie ragazze, una ad una, per far capire cosa vorrei da una lezione e quello che VOGLIO. Le ho ascoltate tutte come loro hanno ascoltato me.
    Ho spronato la ragazza 'disagiata' ad avere comportamenti differenti anche per il bene suo e del gruppo, ad essere piu positiva, sorridente, a parlare a lezione in prima persona se qlcosa non le va bene e non dietro.
    Non si viene da me per forza, perciò se decidi di frequentare il corso, lo fai rispettando le regole che vengono imposte.
    Risultato: il corso è ripartito,arrivano puntuali ma quella ragazza continua a dirmene dietro di peste e di corna. In pratica a lezione c è buon viso a cattivo gioco. Fanno finta di sorridere a lezione ma poi parlano male dietro.
    Dove ho sbagliato?

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    Risposte
    1. Cara Lollina, hai sbagliato quando non hai troncato sul nascere il comportameno scorretto. Ti consiglio di scrivere un regolamento da far firmare al momento dell'iscrizione (e lo consiglio soprattutto ai proprietari della scuola). Il ballo, come lo sport, come qualsiasi attività (compresa la scuola) per funzionare deve avere delle regole chiare, che devono essere rispettate. Per esempio, il pagamento deve essere anticipato. Se hanno i soldi per le sigarette ma non per pagare la lezione puntualmemte, è meglio che rimangano fuori a fumare. Se rimangono assenti pazienza. Al massimo potranno recuperare un'ora. Tu devi poter fare conto sui soldi, visto che per te è un lavoro. E lo stesso vale per i proprietari della scuola. La puntualità è tutto. Se diventassero ballerine potrebbero arrivare tardi? la regola deve essere ferrea: 5 minuti di ritardo possono essere tollerati solo una volta. Una seconda volta solo se almeno a un mese di distanza. Al terzo ritardo si paga la lezione, ma non si viene ammessi. Al quarto ritardo si viene espulsi e il denaro anticipato non viene restituito. Tu stai lavorando, non divertendoti. I proprietari della scuola stanno lavorando, non tengono aperta la scuola per hobby. Non si può accettare che delle ragazze vi manchino di rispetto perché pagano. Non sei la loro serva. Se parla male di te dietro le spalle parlale e dille che lo sai e che se ha qualcosa da dire deve dirtelo davanti.
      Fammi sapere. Leggi i miei libri e il mio blog. Ti serviranno.

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