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visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!
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ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.
Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.
Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.
Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).
INFORMAZIONI PERSONALI

- ISABELLA MILANI
- La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.
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lunedì 31 ottobre 2011
Ogni ragazzo difficile è difficile a suo modo. 252°
sabato 29 ottobre 2011
"Come suscitare l'interesse degli alunni". 251°
Considera che mi sono laureata con il biennio di specializzazione proprio per fare l'insegnante. Ho raggiunto da un mese questo obiettivo, ma mi scontrando con tutti i problemi che conosci e di cui tanto si parla nel tuo blog e nel tuo libro.
Sto mettendo in pratica i tuoi consigli e sono fiduciosa, anche se in alcuni momenti avrei voglia di gettare la spugna. Come adesso.
Oggi i miei 30 alunni di terzo liceo classico di un istituto parificato mi hanno comunicato che non gli interessa la mia materia. Quest'anno loro studiano Geografia Astronomica e Scienze della Terra, materia di esame di maturità come tutte le altre, ovviamente.
Ebbene, a loro non interessa. Non gli piace, la trovano inutile e il fatto che abbiamo solo due ore settimanali giustifica, a loro dire, il fatto che sia inutile.
Oggi non sono riuscita a fare lezione. Ho spiegato e mi hanno interrotta continuamente, ripetutamente finché stanca ho detto che li avrei interrogati se avessero proseguito. Hanno continuato, per cui ho iniziato ad interrogare. Nessuno si è alzato dalla sedia. Tutti impreparati. Hanno boicottato la mia lezione in pieno, non ho spiegato e non ho interrogato. Tutta la classe impreparata equivale a niente....
Mi hanno detto che la materia non è importante per cui loro non la studiano e non temono i miei voti.
Mi sento davvero inerme... Non so cosa fare.
Sono un'astrofila per cui gli porto spesso delle fotografie di oggetti celesti che ho fatto io personalmente senza l'ausilio di particolari strumenti, cercando di fargli capire che l'astronomia è anche alla loro portata.
Gli ho detto che andremo a visitare il planetario intorno a dicembre in modo da concretizzare quello che stiamo vedendo. Gli ho persino proposto l'opportunità di mettere l'occhio nel mio telescopio dal momento che tra poco cambierà l'ora legale e sarà buio già alle cinque del pomeriggio. Mi sarebbe piaciuto organizzare un pomeriggio osservativo per mostrargli alcuni degli oggetti celesti più belli e conosciuti.
Il docente dell'anno precedente ha scelto un libro di testo a parer mio un po' troppo complesso, per questo motivo gli preparo degli appunti per sintetizzare i concetti più importanti. Questi ragazzi hanno percorsi di studio diversi e molti di loro hanno frequentato più anni contemporaneamente al fine di recuperare il tempo perduto in precedenza.
Tutto questo per dirti che m'impegno molto, preparando appunti, richiami sulle conoscenze di base che non possiedono e cerco soprattutto di rendere la materia il più leggera possibile per evitare che diventi noiosa. In fondo studiano già materie molto complesse come il latino ed il greco, per cui cerco di rendere semplice ed affascinante la mia materia.
La mia disperazione riguarda il fatto che sto perdendo la voglia di fare tutto ciò. La voglia di dedicarmi con così tanta passione a questo lavoro per il quale mi sono tanto sacrificata studiando prima, e per cui continuo a sacrificarmi ancora adesso.
Non voglio diventare come alcuni miei colleghi che si sono spenti da anni, che pensano che sia tutto inutile. D'altronde l'esperienza di oggi mi ha buttato molto giù. Se poi ci sommiamo tutte le problematiche relative alla disciplina, ai ruoli, alla conquista dell'autorevolezza, ecc. ecc., la mia depressione diventa cosmica!
Sono una persona piacevole, solare, piena di energia ed entusiasmo. Questi sono i miei pregi, non voglio avere questo stato d'animo... Non voglio sentirmi così.
Come posso motivare questi ragazzi? Come posso attirare la loro attenzione e interessarli alla mia materia? Non so cos'altro fare....
Grazie Isabella, sei un grande sostegno per tutti noi. :-) Gianna”
venerdì 28 ottobre 2011
STO RISPONDENDO!
lunedì 24 ottobre 2011
ATTENDO RECENSIONI AL LIBRO, RICORDATE!
sabato 22 ottobre 2011
Se l’Uomo qualunque diventa una bestia assetata di sangue. 250°
Sono contro la pena di morte, l’ho già detto altre volte. Sono contro la dittatura, contro gli assassini, contro i mandanti degli assassini. Sono contro la guerra. E sono convinta del fatto che non esistano guerre giuste, o necessarie o sante.
Credo che la civiltà si misuri anche con la distanza che separa l’essere umano dallo stato ferino.
Diciamo, quindi, che quello che stiamo vedendo in questi giorni è la prova che l’essere umano non è molto lontano dall’idea di uomo delle caverne, rozzo e violento, che nel nostro immaginario popolava i luoghi della preistoria. Uno che cacciava gli animali e ne strappava le carni crude con i denti, uno che catturava le donne con un colpo di clava e la trascinava per i capelli.
Gheddafi ha fatto uccidere senza alcuna pietà, persone innocenti. Tantissime. Meritava di essere reso inoffensivo e di essere eliminato dalla scena politica mondiale. Il che non significa che era obbligatorio ucciderlo. Avrebbe dovuto essere giudicato e condannato, non giustiziato sul posto.
È stato preso a pugni, a calci; gli hanno sparato alle gambe, lo hanno trascinato come un pupazzo rotto, quasi calpestandolo, fra il frastuono terribile delle urla e degli spari che celebravano la vittoria del popolo sul dittatore. Belve eccitate dall'odore del sangue.
Il terrore sul suo volto coperto di sangue, le sue implorazioni di pietà, lui che di pietà non ne aveva mai avuta, sono passate e ripassate sugli schermi televisivi del mondo, rimbalzando su tutti gli schermi dei computer. Un uomo terrorizzato che si guarda il sangue sulle mani e lo mostra come per dire “guardate che cosa mi avete fatto”.
Io, Gheddafi, l’ho sempre guardato con orrore, anche, e soprattutto, quando gli conferivano onoreficenze, gli offrivano costosi spettacoli equestri, abbracci ed escort, e quando gli baciavano le mani con riverenza, chiamandolo “il migliore amico dell’Italia”.
Ma ora ho guardato con orrore le immagini che i media hanno sbattuto nelle case degli italiani e davanti agli occhi dei bambini e dei ragazzi, a tutte le ore, e ho guardato con pietà quell’essere spaventato che implorava di non sparare. Molti hanno guardato tutto morbosamente, esprimendo soddisfazione per questo grande atto di giustizia. Bestie assetate di sangue, evidentemente, che non conoscono il concetto di umanità.
Mi ha ricordato piazzale Loreto. E gli indiani dei film americani, molto politicamente scorretti, e le urla selvagge degli apaches che mostravano trionfanti lo scalpo del bianco ucciso.
Una vergogna per l’Umanità.
“Sei ancora quello della pietra e della fionda, Uomo del mio tempo”, diceva Quasimodo.
È ancora vero, purtroppo.
venerdì 21 ottobre 2011
“Il controllo della classe mi sta sfuggendo”. 249°
Sandro mi scrive:
“Carissima Isabella, insegno matematica alle scuole medie in una scuola difficile.
Ho cominciato pian piano a far breccia nelle 2 classi apparentemente peggiori mentre nella prima, che si presentava all'inizio molto più gestibile, adesso comincio ad avere molti problemi.
I ragazzi sono troppi (secondo me) e cominciano a non ascoltare più, faccio fatica a tenerli interessati, tendono ad essere maleducati... a quanto pare la cosa non è solo un mio problema ma sicuramente io avendo meno esperienza sento che forse con me va anche peggio.
Ho adottato diverse tecniche, urlare, essere calmo e disponibile, le note, la minaccia delle sospensioni... per un pò tutto funziona ma poi torna tutto come prima!
So che tu non sei in classe ma sento che la classe sta scivolando via (e credo non solo con me) secondo te come posso fare a recuperare?
Le ultime 2 lezioni dopo aver fatto la solita ramanzina ed essermi sgolato ho deciso di non fare lezione (in senso stretto) e di sedermi in classe a mantenere il silenzio perchè è impossibile interagire in modo educato con loro ... allo stesso tempo però so che in questo modo loro ottengono ciò che vuole una parte di loro anche se vedo la frustrazione in altri!
In classe ci sono molti iperattivi e chiacchieroni, e basta poco che la situazione degeneri qualche volte anche in botte! Ad un certo punto vedo che non riescono più a stare seduti e si alzano come se non ci fossi e vanno in giro nell'aula. Ci sono anche 3 pluri-ripetenti che sono molto disinteressati. Adesso, anche gli angioletti cominciano a diventare chiacchieroni e poco rispettosi ... come posso recuperare? Grazie mille ”
la classe non è un oggetto di terracotta, una creta che una volta plasmata e cotta rimane com’è. Non è marmellata solida, ma miele, che quando cerchi di raccogliere con il cucchiaio, scivola via.
Non è una crostata alla frutta. È un creme caramel.
Quello che scrivo su come si tiene sotto controllo una classe è solo il punto di partenza di un gioco che ogni giorno si rimmova. Ogni giorno entri in classe e ogni giorno devi ripassare con loro – anche senza parlarne – le regole di comportamento.
Devi avere a disposizione un bagaglio di strategie – ed ecco perché ho scritto il libro di consigli – che di volta in volta puoi usare, a seconda dei casi, degli alunni che hai, e di come ti senti.
Per esempio, anche tu, insegnante (a volte, e sempre più spesso, man mano che avanza l’età) puoi sentirti poco bene, essere stanco, avere dei problemi personali. Devi avere delle strategie anche per quelle giornate, perché non puoi perdere il controllo e non puoi farla pagare a loro.
Durante l’anno scolastico, in certi momenti, la classe “scivola via” a tutti, anche a me. Solo che con l’esperienza ho imparato ad accorgermene subito e a far suonare dentro di me la sirena che mi dice “allarme! situazione che può sfuggire al controllo!”.
Se fai fatica ad interessarli significa che cerchi di insegnare la matematica come se fosse una classe “normalmente difficile”. Ce l’hai messa tutta con le due classi che ti sono sembrate subito più difficili ed, evidentemente, hai lasciato un po’ correre nell’altra.
Per interessarli, Sandro, prima di entrare in classe, devi esserti chiesto, per ogni argomento, se può interessarli e come puoi far loro capire che quella specifica lezione, quella che ti accingi a fare, servirà veramente per la loro vita. A volte, in realtà, non c’è un perché evidente. A scuola si studiano cose che, per essere proprio sinceri, non serviranno mai. Quando è possibile, allora, bisogna smettere di fingere e togliere quegli argomenti dal programma. Altrimenti devi trovare un perché, insieme a loro, dedicando a questo la parte iniziale della lezione.
Caro Sandro, devi studiare di nuovo ogni alunno, individuare quelli che possono avere motivazioni a stare attenti , ma si lasciano coinvolgere dagli altri. Devi cercare di metterli contro a chi disturba, mettendo in evidenza il fatto che le perdite di tempo hanno sempre conseguenze negative per chi vuole studiare. Sembra strano, visto che abbiamo il dovere di ottenere una buona socializzazione degli alunni, vero? Non lo è, invece, perché la socializzazione si può ottenere anche mettendoli inizialmente gli uni contro gli altri, perché ognuno percepisca il fatto che le sue azioni hanno delle conseguenze sugli altri. Un po’ come quando metti vicini due che non si sopportano perché imparino a conoscersi, ad accettarsi e ad apprezzarsi. All’inizio litigano e poi, sempre meno.
Non ce la fanno più a stare seduti? Blocca subito, al primissimo passo, il primo che si alza. Reagisci con lo stupore di chi ha visto un alunno lanciare una cocacola contro la parete. Smetti di fare lezione. Pensi che così una parte di loro ottiene ciò che vuole anche se vedi la frustrazione in altri? Certo, se permetti loro di fare qualcosa. Se invece dici che devono stare seduti e senza fare niente, senza leggere, sfogliare o scarabocchiare sul diario, vedrai che l'atmosfera si fa pesante e noiosissima. Lo devi pretendere. A quelli che mostrano la frustrazione negli occhi spiega che quando ridono alle sciocchezze dei compagni diventano loro complici. E quella situazione è il risultato.
Non devi tollerare nulla, se vuoi che la situazione non degeneri.
Allora: prova e fammi sapere!
mercoledì 19 ottobre 2011
"Come si ottiene il silenzio in classe?" 248°
Rita mi scrive:
ho comprato il suo libro e lo sto leggendo avidamente. Insegno in una seconda media vivacissima e tutto il consiglio di classe ha difficoltà a mantenere il silenzio in classe. Chiacchierano tutti tantissimo, in ogni momento e in ogni occasione. A volte si zittiscono a vicenda dopo di che litigano: drammatico e ridicolo insieme. Li ho ripresi inutilmente con le buone e con le cattive. Nulla. Solo un metodo funziona: scrivere alla lavagna il nome di chi parla per poi assegnare un compito di castigo. Così io spiego e nel frattempo scrivo chi parla, interrogo e idem... funziona ma è imbarazzante, mi sembra di essere un'alunna delle elementari e non un'insegnante. Per assurdo loro rispettano questo metodo, lo vivono come una specie di gioco del silenzio che fanno con me!!
Avevo già usato questo metodo in un'altra classe, poi a un certo punto ho detto "da oggi i nomi non li scriverò più alla lavagna ma sulla mia agenda!" e mi sembrava geniale. Non vedendo i nomi, per sicurezza stavano zitti. Solo che poi giorno dopo giorno mi dimenticavo di scriverli e loro dimenticavano di stare zitti ed è finita così.
Lei che ne pensa? Grazie”
Ed ecco il punto: tutti tacciono e stanno attenti solo se vengono interessati. Gli adulti volenterosi, se necessario, sono capaci di tacere, anche se non sono interessati. Ma non tutti, per la verità, e non sempre.
I ragazzi, di solito, no. Devi tenerne conto e, anche se di fronte agli alunni ti fingi stupita del loro comportamento, dentro di te devi sapere che se chiacchierano è normale e, soprattutto, che sei tu quella che deve dar loro dei validi motivi per stare attenti e in silenzio.
Tu mi chiedi che cosa ne penso del metodo – molto diffuso – di far scrivere ad un alunno “i cattivi” alla lavagna. Tutti i metodi possono servire, magari solo per prendere tempo in attesa di trovare strategie migliori, ma posso dirti che questo sistema della lavagna non lo seguo mai, e ti spiego perché. Prima di tutto capita che alla lavagna, a segnare, ci si metta proprio il peggiore della classe. Nell’idea di molti colleghi, questo serve “a far stare buono” l’indisciplinato. Mi sembra poco giusto agli occhi dei ragazzi promuovere a “controllore” quello che di solito disturba. E c’è anche il rischio che si prenda le sue vendette. Se ci si mette un alunno bravo e corretto, invece, lo si espone alla possibilità di essere preso in giro come “lecchino”. Da evitare anche questa soluzione, quindi. A che cosa serve ottenere il silenzio solo con le minacce? A nulla. La prova si ha nel fatto che, finite le minacce (quando dimentichi di segnare sull'agenda), finisce il silenzio.
L’interrogazione dovrebbe essere un momento in cui l’insegnante interroga, l’alunno interrogato risponde, e tutti gli altri ascoltano, partecipando con domande, osservazioni o, se necessario, risposte. Dovrebbe essere chiarito ai ragazzi il fatto che hanno il dovere di ascoltare e di partecipare. Per ottenere questo puoi impostare l’interrogazione facendo proporre ai ragazzi delle domande (e così puoi vedere chi sa porre domande adeguate dimostrando di aver studiato) o rispondendo alle domande alle quali l’alunno interrogato non sa rispondere, o esprimendo pareri (su tua richiesta) sulla correttezza o meno della risposta (e anche questo è un modo per interrogare tutti).
Sono obbligati a stare attenti, perché alla fine puoi dare una valutazione anche a chi è a posto, spiegando bene, fin dall’inizio, che quello è un altro mdo che segui per valutare la loro preparazione. Per te è più faticoso gestire un’interrogazione, ma vedrai che i problemi di discliplina durante le interrogazioni caleranno drasticamente.
Cara Rita, mi chiedi dei metodi per ottenere il silenzio. Il sistema dei compiti supplementari può anche essere usato, ma molto raramente e solo se proprio non si trovano altre possibilità. Diciamo due o tre volte l’anno. E non deve essere presentato come un castigo, ma come un lavoro in più per far pensare più a lungo sulla scuola quelli che mostrano di considerarla poco importante.
Per il resto, lo ribadisco, si ottiene il silenzio trovando come interessarli. Troverai altri consigli sul libro, vedrai!
Prova e fammi sapere!
“I professori non pretendono più nulla dai ragazzi”. 247°
Nicoletta, una mamma, mi scrive:
sono madre di una ragazza di sedici anni frequentante il liceo linguistico. Seguo il suo sito perchè lo trovo molto intelligente, spunto di riflessione per tutti coloro che orbitano intorno al mondo della scuola. Le scrivo per avere da Lei un consiglio su un problema che mi assilla ormai da un pò di tempo. Mia figlia frequenta il terzo anno del liceo linguistico, con molta franchezza Le confido che pur non brillando per la volontà di studiare, si limita a svolgere i compiti che le vengono assegnati. Il problema è che i suoi insegnanti assegnano davvero poco, qualche esercizio di matematica, qualche paginetta di appunti di filosofia o letteratura italiana. Allora Le chiedo, quale beneficio potrà mai trarre lei, come tutti i suoi compagni, da uno studio ridotto in pillole? Come si può studiare prescindendo dai manuali e libri di testo che a mio parere dovrebbero rimanere un riferimento importante per la formazione dello studente che da esso dovrebbe trarre la fonte della sua formazione anche dal punto di vista lessicale. La mia ragazza, come tanti suoi compagni, non sa come si struttura un tema, non sa come organizzare un testo scritto e questo deficit, lo imputo ad un'organizzazione della didattica carente. Forse sono ancora legata a certi schemi ormai superati, ma noto negli insegnanti la mancanza di rigore, i professori non sono esigenti, non pretendono dai ragazzi più nulla, sono forse ormai rassegnati, ma Le posso assicurare che se da parte dei docenti vi fosse una presa di posizione più seria e rigida, certamente i ragazzi e le famiglie si adeguerebbero. Probabilmente,come Lei potrà obiettare, ad insorgere sarebbero proprio le famiglie, ma continuando di questo passo quale danno inemendabile stiamo arrecando ai nostri figli? Vorrei andare ad esporre queste mie considerazioni alla Preside dell'Istituto, ma temo di essere fraintesa, non vorrei che questo mio intervento fosse considerato un'invasione in una sfera di competenza che non mi compete. Che fare allora? Mi scuso con Lei per il tempo che Le ho rubato, ma Le sarei davvero molto grata se volesse darmi un consiglio. Distinti saluti. Nicoletta.”
Cara Nicoletta,
mi fa piacere che tu mi abbia scritto, perché posso fare qualche riflessione sul rapporto insegnanti-genitori.
Parto da come dovrebbe essere: quando si va dal medico, dall’avvocato, dall’ingegnere, dal commercialista, dal consulente del lavoro ci si aspetta che si tratti di persone preparate. E così dovrebbe essere. Anche per l’insegnante. Ma, mentre nessuno pensa di mettersi a giudicare la validità (se non a problema risolto) della cura prescritta, delle leggi citate, o dei calcoli fatti, molti pensano di sapere perfettamente che cosa deve fare l’insegnante e di avere la competenza per giudicare che è sbagliato. E lo si fa in base ai propri ricordi scolastici (anche quando la persona non ha studiato oltre la terza media) o in base a delle opinioni supportate da commenti fra genitori, o programmi televisivi o articoli o libri letti. Tutti sono convinti di essere in grado di giudicare il lavoro degli insegnanti. Magari hanno letto un libro sulla Scuola che, dato che è stato pubblicato, e magari ha avuto successo, viene considerato indiscutibile. Invece, cara Nicoletta, ci sono libri sulla Scuola che – per esempio, io - considero pessimi, semplicistici e fuorvianti. E – se volessi farlo, ma non voglio - potrei contestare quasi ogni riga.
Cara Nicoletta, tu scrivi:
“ma Le posso assicurare che se da parte dei docenti vi fosse una presa di posizione più seria e rigida, certamente i ragazzi e le famiglie si adeguerebbero.”
Scrivi: “noto negli insegnanti la mancanza di rigore, i professori non sono esigenti, non pretendono dai ragazzi più nulla, sono forse ormai rassegnati”.
Se leggi i miei post e le lettere che mi scrivono insegnanti e genitori, ti accorgerai che non è così semplice. Eppure tu ti senti sicura di quello che dici. Se fosse così facile, anche tu, che hai i mezzi culturali per farlo, potresti trasformare tua figlia, da ragazza che “non brilla per la volontà di studiare” a studentessa studiosa. Sai che non è molto facile, invece.
Hai pensato di rivolgerti al Preside dell’Istituto. Non lo fare. Non perché il tuo intervento può essere considerato un'invasione in una sfera di competenza che non ti compete (ed è vero che non ti compete), ma perché è una sfera di competenza che non compete neppure al preside, che, per legge, non ha alcun potere (fortunatamente, perché ci sono dirigenti che non sanno nulla di didattica , non avendo mai insegnato) su questioni che riguardano la didattica. Al preside compete di controllare che il docente sia puntuale, che segua le regole della scuola stabilite dal Collegio docenti, che lavori e che non legga il giornale per conto suo, o che non esca dalla classe lasciando i ragazzi senza sorveglianza o che non parli al telefono durante le ore di lezione, o che non tenga comportamenti contrari alle leggi, come offendere gli alunni, ecc.
Cara Nicoletta, non posso sapere se gli insegnanti di tua figlia sono buoni insegnanti o pessimi insegnanti.
Quello che puoi fare è chiedere a tua figlia e alle sue compagne di classe che cosa fanno durante le lezioni (tenendo presente il fatto che non brilla per voglia di studiare e quindi potrebbe anche scaricare le sue eventuali colpe sugli insegnanti). Ma stai attenta a non lasciare mai trasparire il fatto che disapprovi gli insegnanti, perché i ragazzi hanno bisogno di credere che gli insegnanti siano bravi, altrimenti, come possono impegnarsi nello studio?
Non partire dal presupposto che solo il libro di testo serve. Può darsi che gli insegnanti di tua figlia (non possono essere tutti degli incapaci!) stiano seguendo un sistema che tu non conosci. Quando vai a parlare con gli insegnanti chiedi loro che ti spieghino che cosa faranno quest’anno, sempre senza sembrare inquisitoria. Parla con i genitori di alunni che hanno già avuto quegli insegnanti e cerca di capire se, alla fine del liceo linguistico, i ragazzi sono risultati preparati o se hanno avuto dei problemi. Se ti è possibile, cerca di parlare con un insegnante - anche di un’altra scuola- che conosci (bene!), e chiedi a lui: può avere delle informazioni migliori. Sono sicura che anche tu, nel tuo lavoro, sai qualcosa dei tuoi colleghi o puoi informarti.
Ti meraviglieresti se ti dicesti che anch’io uso i libri molto meno della maggioranza degli insegnanti? Che dedico un’intera ora a spiegare due righe, a far leggere in modo espressivo una sola strofa, o due ore a spiegare che cosa significa la parola “pronome”, mentre, nello stesso tempo, altri spiegano tre pagine? Che insegno tutta (dico proprio tutta) la sintassi della proposizione in tre ore consecutive (certo, poi riprendo le singole parti) mentre gli altri lo fanno in un anno? Che non faccio fare quasi mai esercizi della tradizionale analisi morfologica o analisi logica, preferendo fare esercizi di produzione? Che non faccio mai svolgere gli esercizi del libro e assegno degli esercizi miei che forse qualcuno, dal di fuori, potrebbe considerare privi di senso? Eppure ho sempre dei piani molto precisi. E di solito danno ottimi risultati.
Dunque, cara Nicoletta, i casi sono due: o gli insegnanti sono bravissimi (o anche soltanto “abbastanza bravi”) e allora ti dico “lasciali fare e non preoccuparti più”. O sono pessimi (ma possono esserlo tutti?), ma credono di fare il loro lavoro, entrano in orario, correggono i compiti in classe, spiegano, ecc. e allora ti dico – purtroppo – “non ci puoi fare nulla”. Il sistema scolastico italiano è così: sbagliato. Pagare poco, non insegnare nulla di didattica all’università, e reclutare insegnanti senza alcun vero criterio, ha portato alla possibilità che insegnino anche persone non abbastanza preparate. Una società che educa male i bambini e i ragazzi (avrai letto altri miei post sul blog), fornendo modelli ignoranti, qualunquisti e svogliati porta a enormi difficoltà per gli insegnanti. Un reclutamento dei dirigenti che (per decenni) non ha tenuto in alcun conto la loro preparazione e non ha verificato le loro capacità manageriali ha comportato una gestione pessima di troppe scuole.
Spero di averti aiutato a capire che cosa fare. Fammi sapere.
domenica 16 ottobre 2011
"Non riesco ad insegnare". 246°
Sonia mi scrive:
“Gentilissima professoressa, ho trovato il suo blog inserendo le parole "non riesco ad insegnare"; sono insegnante di scuola superiore di informatica (mi sono laureata con ottimi voti ma senza passione per la materia) e sostegno. Ho bisogno di aiuto, mi sento un disastro come insegnante ( e non solo), quando mi trovo a gestire una classe ognuno fa quello che vuole e mi manca di rispetto. Voglio impegnarmi perchè ho capito che il problema è solo della mia personalità, anche se temo che difetti quali la scarsa memoria e la lentezza che mi caratterizzano mi impediscano di raggiungere i miei obiettivi. Io insegno da poco. Quest'anno insegno sostegno, e nonostante la classe non mi conosca più di tanto si è permessa di fare schiammazzi a mie frasi prendendomi affettivamente in giro. Riconosco che mi pongo sempre un gradino sotto a chi mi sta di fronte, ho paura di sbagliare e nei confronti dei ragazzi non so come pormi.
Sono scoraggiata, cambiare la propria persona non è facile...magari!
Altro problema è che io impiego molto tempo per "prepararmi" per affrontare la lezione in classe e mi riempio di ansia e stress tale, da soffrire di mal di testa e di spossatezza da stress, e quando sono stanca non riesco nenche a parlare bene e si percepisce secondo me goffaggine.
Se avesse qualche consiglio pratico per me che mi possa aiutare a essere una buona insegnante,la ringrazio. Cordiali Saluti”
Cara Sonia, ho scritto un intero libro di consigli! E anche dei post nel blog dove ho risposto ad altri colleghi giovani che, come te, hanno difficoltà a gestire le classi.
E questo
http://laprofessoressavirisponde.blogspot.com/2011/09/gli-alunni-mi-prendono-in-giro-e-non.html
Ma cerco di aiutarti anche facendoti notare che descrivi te stessa come una perdente, piena di ansia e stress, perseguitata da “mal di testa e spossatezza da stress” che, quando è stanca, non riesce a parlare bene e risulta goffa. Insomma, “un disastro come insegnante (e non solo)”.
Cara Sonia, mi preoccupa quel “non solo”. Come ho già avuto modo di dire, i ragazzi vi vedono come vi vedete voi. Cioè, nel tuo caso, tu ti vedi un pulcino bagnato che fa pena, non solo come insegnante. È ovvio che loro ti vedono così.
Sonia, ti sei già risposta: non hai autostima, e per questo non puoi essere stimata dagli alunni.
Se, come risulta chiaro dalla tua lettera, sei consapevole del tuo problema, fai tutto quello che puoi per migliorare la tua autostima: investi tutto su te stessa andando dal parrucchiere, dal logopedista, dallo psicologo, dalla dietista, dalla manicure; vai in palestra, a cavallo, a tennis, a lezione di ballo latino americano, di bridge, di tango; frequenta un corso di dizione, di memorizzazione, di comunicazione efficace. Non è facile cambiare, ma lo devi e lo puoi fare.
E smettila di piangerti addosso così.
Impara ad amare e a stimare te stessa, se vuoi essere rispettata dagli alunni.
Riflettici su e fammi sapere!
venerdì 14 ottobre 2011
Se i ragazzi sono maleducati ci si meraviglia? 245°
mercoledì 12 ottobre 2011
Scrivete una recensione!
http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/consigli-pratici-per-giovani-insegnanti/17790448
lunedì 10 ottobre 2011
I tagli alla scuola sono questi. 244°
La Scuola italiana è sempre stata la Cenerentola della società, ma adesso siamo all’assurdo.
Mi rendo conto, parlando con le persone, che non è ben chiaro a chi non bazzica l’ambiente, che cosa significa la parola “tagli”. I ministri coinvolti negano i tagli o, se elargisono qualche larvata ammissione, li dichiarano assolutamente indispensabili e giusti. Sono – secondo loro – “necessarie razionalizzazioni”. E la gente - ancora troppa - ci crede.
Se fate parte della categoria degli insegnanti, del personale ATA, dei dirigenti o dei genitori, sapete già tutto. Se siete genitori dovete assolutamente essere informati.
“Tagli” significa tutto questo (e altro ancora, purtroppo) :
- Non c’è più il personale sufficiente a permettere il recupero degli alunni in difficoltà. Dicono che prima c’erano docenti inutili, che non avevano motivo di essere mantenuti in servizio. Togliete quelli, se è vero, e non docenti a casaccio: il rapporto docenti/alunni non può essere di 1 a 28 o più, se si vuole una Scuola di qualità. E i bambini e i ragazzi in difficoltà hanno diritto di essere aiutati. Perché non valgono meno dei figli dei ricchi.
- Non c’è personale sufficiente per permettere ai docenti e ai bambini di andare in bagno. Sembra una sciocchezza, ma non lo è. Le compresenze sono inutili? I bidelli sono troppi? E allora chi guarda i ragazzi se il bidello è impegnato e al docente scappa la pipì? E se scappa al bambino? Chi lo accompagna in bagno? Il maestro, che lascia il resto della classe senza sorveglianza (non ci sono abbastanza bidelli)? Il bidello, impegnato a correre di qui e di là chiamato da docenti e personale di segreteria? Con i tagli al personale la sicurezza non può più essere garantita.
- Non c’è carta igienica. Nessuno si preoccupa di questo importante particolare. Ci si aspetta che sia la famiglia a portarla o che i ragazzi si puliscano con i fazzoletti da naso. Come se il sedere fosse una faccia.
- Non ci sono, o scarseggiano, gomme, matite, penne, gessetti, risme di carta, cartone, cartoncino, colori, listelli di legno, cartine geografiche, cartucce per la stampante, toner per la fotocopiatrice, libri di lettura e, in generale, il materiale cosiddetto di “facile consumo”. Ci sarebbero tante attività da fare, ma è impossibile farle senza materiale.
- Si favoleggia della presenza di lavagne LIM, ma non dicono che il loro numero è irrisorio.
- Si parla di ridurre sempre di più i libri di testo cartacei, per sostituirli con quelli online o su supporto multimediale. Ma non si dice dove verranno letti e consultati: dubito fortemente che ci saranno i soldi per dare in dotazione un PC portatile ad ogni alunno e ad ogni docente. Danno per scontato che tutti i ragazzi e gli insegnanti abbiamo un portatile a casa. Ma non è assolutamente vero.
Probabilmente si aspettano che anche i notebook o altri supporti vengano acquistati dalle famiglie. E dicono che lo fanno per far risparmiare le famiglie.
- Non ci sono tecnici del computer, non ci sono elettricisti, non ci sono falegnami che la Scuola possa chiamare per riparare qualcosa che si è rotto. Bisogna chiamare il Comune o la Provincia, e arrivano chissà quando, con il risultato che un neon che non funziona continua a lampeggiare per quindici giorni o più. Sì, si può spegnere e fare lezione nella penombra, lo so. E se si rompe la cinghia dell’avvolgibile, si può fare lezione per quindici giorni con l’avvolgibile abbassato, lo so. C’è da sperare che cinghia e neon non si rompano contemporaneamente.
- Le sedie e i banchi sono mezzi rotti – e non perché i ragazzi li rompono, ma perché sono di pessima qualità - e non ci sono soldi per ripararli o sostituirli. Va bene che l’arredo delle scuole è di pertinenza di Comuni e Province, ma a loro i soldi chi li dà?
- D’inverno il riscaldamento è inadeguato, perché nelle aule fa troppo freddo o troppo caldo. D’estate si muore dal caldo e non ci sono soldi da investire per trovare soluzioni che rendano l'ambiente più vivibile.
- Se c’è umidità rimane umido a tempo indeterminato; se i muri sono scrostati rimangono così per anni; se ci sono spifferi gelidi che arrivano diritti sul collo degli alunni non si può fare niente perché non ci sono soldi; se i bagni puzzano di fogna rimangono puzzolenti perché i lavori sono costosi e ci sono altre priorità; se ci sono crepe sul soffitto dell’aula di scienze - quando c'è - si dichiara inagibile l’aula e non se ne parla più. E così via.
I genitori devono sapere dove studiano e lavorano, per ore, tutti i giorni, i loro figli.
Devono essere consapevoli di quello che non c’è mai stato, e di quello che oggi non c’è più.
Invece tutti tacciono e minimizzano.
Ecco che cosa si intende per “tagli”. I tagli ci sono, eccome.
Genitori, informatevi e imparate a pretendere dallo Stato che riservi molte più risorse alla Scuola pubblica.
sabato 8 ottobre 2011
“Ho problemi a gestire una classe difficile.” 243°
Maria Vittoria mi scrive:
venerdì 7 ottobre 2011
“Come posso migliorare il rapporto con la classe?”. 242°
Maurizio mi scrive:
“Salve Professoressa Milani, vorrei avere da lei alcuni consigli riguardo alla gestione di una seconda media che, a detta di tutti i miei colleghi, l’anno scorso è stata spesso indisciplinata. Preciso che in classe vi sono ben quattro ripetenti che non sono per nulla motivati a impegnarsi e spesso non rispettano le regole: non portano i libri, parlano a voce alta,usano il cellulare, a volte cantano, insomma dimostrano nei miei confronti mancanza di rispetto.
Fin dall’inizio ho cercato di avere un atteggiamento il più possibile deciso, severo, ho convocato le famiglie ,ho sequestrato due cellulari, ma noto che il miglioramento dura al limite per un giorno, poi il problema si ripresenta; cerco di dar loro delle schede di verifiche che poi valuto, ma anche quando notano che metto delle insufficienze sembrano non importarsene, perchè a loro (uno lo ha ammesso candidamente) la scuola non interessa,certo non a tutti piace andare a scuola, ma ciò che non ammetto è appunto l’atteggiamento scorretto e irrispettoso che mostrano.
Siccome la maggioranza della classe è comunque ad un livello didattico mediocre, spesso anche gli altri allievi ne approfittano, ad esempio ridono alle battute sciocche degli alunni “difficili” e non si impegnano a dovere.
Tra l’altro non mi va di chiedere aiuto ai colleghi nè tantomeno al Preside, perchè non voglio passare per un insegnante debole e incapace di gestire la classe.
Mi chiedo spesso in che cosa posso aver sbagliato, mi sembra quasi che la buona riuscita dell’insegnamento non dipenda tanto dal docente, ma da tutta una serie di variabili esterne e difficili da controllare, forse non dovrei pensare in questo modo, ma mi viene spontaneo.
Nei miei sette anni di insegnamento ho sperimentato che con certe classi anche cercare di rendere la lezione meno “noiosa” e coinvolgente serve a poco, perchè se manca il senso di rispetto verso il docente tutto crolla, anche le migliori strategie didattiche!
Come posso migliorare la relazione con tali allievi e con la classe? E’ ovvio che non mi aspetto da Lei la formula magica (sarebbe stupido...), ma qualche consiglio, visto che continuo a leggere ogni giorno il suo blog e la stimo molto.”
Caro Maurizio,
quando un insegnante non riesce a motivare gli alunni non è detto che sia “colpa” sua. Forse tu non hai sbagliato proprio nulla. O forse hai fatto soltanto piccoli errori. Mi sembra che tu abbia già imparato a riconoscere quando ti stanno mancando di rispetto. Ed è già un buon inizio, credimi. E hai cercato di “essere severo”. Bene. E non hai chiesto aiuto ai colleghi o al preside. Bravo.
Ci sono classi difficili e ragazzi che non studiano: ho dedicato a questi problemi diverse pagine del libro e alcuni post del blog. Gli atteggiamenti che descrivi sono molto frequenti nelle classi: l’importante è non aspettarsi classi dove non ci sono ragazzi difficili e problemi. Mi meraviglia molto il fatto che c’è chi scrive libri proponendo – secondo me molto semplicisticamente - una Scuola fatta solo di ragazzi motivati. E gli altri dove li mettiamo?
È vero che l’insegnamento efficace dipende da molti fattori: l’importante è saperli riconoscere e gestire. Ma attenzione: prima devi riconoscere i problemi e solo dopo puoi cercare di gestirli.
Il rispetto degli alunni è necessario, come lo è la tua preparazione e la capacità di proporre argomenti per interessarli e coinvolgerli. Ma per interessare gli alunni bisogna conoscerli bene e capirli. Per conoscerli e capirli devono interessarti davvero. E il rapporto con la classe migliora da solo. Questa è già una formula magica!
Fammi sapere!
mercoledì 5 ottobre 2011
Il bavaglio all’informazione è molto preoccupante. 241°
martedì 4 ottobre 2011
AVVISO a chi mi ha scritto
Se qualcuno di voi mi ha scritto e non ha ricevuto risposta, per favore, ricordatemi della vostra mail. Magari è rimasta seppellita, poverina ahahah!
lunedì 3 ottobre 2011
“Con gli alunni mi sento come se fossi trasparente.” 240°
Franci mi scrive:
Gentile Professoressa Milani, sono un'insegnante di spagnolo non abilitata. Ho appena iniziato una supplenza in una ragioneria, ho quattro classi: 1, 2, 4 e 5. In questi due primi giorni ho svolto dei test di ingresso e ho notato che le situazioni nelle classi sono molto disomogenee, forse anche perché, a quanto ho capito, gli studenti non hanno potuto usufruire di un insegnamento continuato della lingua. Ho ordinato il suo libro il 21 settembre tramite Lulu (Posta Priority) e lo sto ancora attendendo. Non vedo l'ora di leggerlo perché ho il terrore di sentirmi sfuggire la situazione di mano. Finora ho sempre insegnato in paritarie con pochi studenti e ho un po' timore di questo salto nella statale in classi mediamente numerose (minimo 17 massimo 25). Le racconto cos'è successo oggi: ultima ora in seconda, abbiamo corretto il test d'ingresso che ha delineato una metà della classe preparata e un'altra metà della classe in seria difficoltà con la lingua. Ho dovuto sopportare per tutta l'ora le sghignazzate di due ragazzine che avevano preso alcuni tra i punteggi più bassi e che ho ripreso continuamente anche invitandole a stare attente visto le difficoltà che ho riscontrato. Anche un ragazzo seduto dietro di loro si è comportato in maniera provocatoria, facendo rumore, non seguendo e ridendo. L'ho ripreso più volte, minacciandolo di una nota e poi l'ho separato dal compagno di banco con il quale faceva confusione. Nonostante sia poi riuscita a correggere il test e abbia ottenuto anche alcune risposte soddisfacenti, mi è sembrato che la classe non mi seguisse. Gli ultimi minuti li hanno passati a prepararsi e io gli ho concesso questo tempo, visto che non c'era il livello di attenzione necessario a introdurre qualche nuovo spunto. Quando mi sono recata in stazione una delle ragazzine che ridevano si è seduta nel sedile vicino al mio nella sala d'attesa e non mi ha salutato! Questa cosa mi ha lasciata malissimo e non fa altro che aumentare la mia sensazione di essere invisibile come certe volte mi accade di sentirmi nella classe quando li riprendo e loro continuano.
Non ho ancora i libri perchè nella scuola c'è un complicato sistema di invio di cartoline alle case editrici, e mi arrangio con il mio materiale, inoltre c'è molto ripasso da fare, specialmente in 4 e 5 e loro non hanno in dotazione un libro di grammatica, perciò temo che dovrò usare ancora per un po' le fotocopie che mi sembra distraggano molto. Ho davvero paura di iniziare male ma temo che sia quello che sto facendo, se li riprendo direttamente e li provoco a ripetere, se borbottano per loro conto dopo che li ho ripresi, non mi sembra di ottenere grandi risultati; se li ignoro nemmeno...non voglio diventare quella con cui sentono di poter fare casino, solo perchè finora la mia materia non ha contato molto. Ho pensato di iniziare a breve a interrogare, anche sul ripasso in modo da avere un sistema per tenerli buoni, ma già mi vedo la scena di un tentativo di interrogazione in mezzo al caos generale. Se succedesse, come dovrei agire? La ringrazio per i suoi consigli, sono molto utili, anche se possono risultare molto difficili da mettere in pratica a seconda del carattere personale. Io sono giovane e sembro più giovane e di solito ho un approccio amichevole, che mi penalizza quando faccio la cattiva.
La ringrazio per la sua risposta che sarà sicuramente utilissima. Franci.”
Cara Franci, spero che il libro ti sia arrivato e ti abbia dato un po’ più di sicurezza.
Mi scrivi che i miei consigli “sono molto utili, anche se possono risultare molto difficili da mettere in pratica a seconda del carattere personale.”
Hai ragione: mettere in pratica i consigli è difficile, ma funzionano. Funzionano per chi li legge attentamente, e poi li rilegge e li rilegge finché non li ha fatti suoi, adattandoli al suo carattere, alle sue esperienze, al suo background culturale. Non funzionano per chi crede di trovare solo risposte a casi specifici e non capisce che quello che conta non è il problema in sé ma il concetto di base, che è semplice e si riduce a questo: devi essere preparata, interessante, giusta e sicura di te (almeno all’apparenza), ma, soprattutto, non devi accettare dagli alunni neanche la più piccola mancanza di rispetto. A costo di non fare lezione. È inutile, fare lezione se non c’è silenzio o – peggio – se ti stanno mancando di rispetto.
Come? In realtà ho già risposto alle tue domande nel blog. Hai letto tutti i post? Se non lo hai fatto ti consiglio di farlo, in attesa di leggere il libro. Ci sono già molti consigli. Le classi sono diverse, gli alunni sono diversi, io e te siamo diverse, ma la sostanza è sempre la stessa. Bisogna rifletterci sopra: questa è la vera formazione.
In altre parole, chi pensa che non si possano mettere in pratica i consigli perché la situazione cambia non ha capito nulla del concetto di base (e non ha letto il libro), oppure si crea un alibi per non mettersi in discussione. Abbi fiducia.
Esaminiamo insieme quello che scrivi.
“Ho dovuto sopportare per tutta l'ora le sghignazzate di due ragazzine che avevano preso alcuni tra i punteggi più bassi”: Sghignazzavano e tu hai sopportato? non avresti dovuto sopportare neanche un minuto. Come puoi permettere che delle ragazzine ti trattino così? Come devi fare? Devi metterle in difficoltà, perché emerga la loro limitatezza, la superficialità del loro comportamento. Ma senza dirglielo a parole. Senza tono stizzito. Non hanno bisogno di una paternale, ma di una bella lezione, che le metta a posto: il loro posto è quello di alunne.
Nel tuo caso, se fossi in te e insegnassi spagnolo, non esiterei a rivolgermi a loro (“Sentite, Tizia, Caia e Sempronia”) in spagnolo, con tono ora arrabbiato e ora sorridente, il più velocemente possibile in modo che non capiscano assolutamente quello che dici. Quando dico che bisogna essere preparati significa per esempio questo: devi saper parlare lo spagnolo benissimo. Ogni tanto, mentre parli in spagnolo, guarda gli altri sorridendo e facendo capire che stai mettendo a posto quelle ragazze. Imparati a casa un pezzo abbastanza a lungo a memoria, una pagina di romanzo, che assolutamente non voglia dire niente di offensivo. Anzi. Divertiti a trovarne uno che ti piaccia e a recitarlo a casa come ti ho detto. Quando hai finito chiedi “Che cosa ne pensate?”. Chiediti come potrebbero reagire:
1. Non sanno che cosa dire. O dicono che non hanno capito niente. Tu dici: “Ah, non avete capito? Peccato.”. E continui la lezione senza dire altro. Se continuano a ridere tu ripeti da capo. Nessun riferimento esplicito ai bassi voti che prendono: a loro non interessano, i voti.
2. Ti mandano a quel paese. Dato che non possono averlo detto in coro, fai rapporto solo alla prima che ha parlato, più o meno così “All’insegnante che chiede di commentare un passo di letteratura Tizia risponde con un insulto”. Poi chiedi ; e tu Caia che cosa ne pensi? E tu, Sempronia? Hai capito che cosa dicevo? ” Vedrai che loro due se ne guardano bene dal mandarti a quel paese. Qualunque cosa rispondano, se non è offensiva, tu cerchi di essere comprensiva con loro. Per esempio, in questo caso, se dicono “Non ho capito niente”, tu, con una voce comprensiva dici “Peccato, perché è un brano molto bello e credo che vi sarebbe piaciuto. È meglio che stiate attente, così la prossima volta, magari, capirete di più”.
Quella che ha preso il rapporto probabilmente si metterà a litigare con le altre due. Tu difenderai a spada tratta le altre due, naturalmente, fingendo di crederle corrette. “Divide et impera”, insomma.
Vedi, Franci, non posso sapere se quello che ho previsto accadrà. Diciamo che ci sono buone probabilità. Sta a te affinare la capacità di gestire le situazioni. Quello che desidero che tu capisca è il fatto che devi essere quella che vince; devi trovare il modo di impedir loro di attaccarti, di prenderti in giro, di mancarti di rispetto.
Scrivi:
“Anche un ragazzo seduto dietro di loro si è comportato in maniera provocatoria, facendo rumore, non seguendo e ridendo.”: non avresti dovuto sopportare neanche un minuto. Come puoi permettere che un ragazzino ti tratti così? Come devi fare? Devi metterlo in difficoltà, perché emerga la sua limitatezza, la superficialità del suo comportamento. Ma senza dirglielo a parole. Senza tono stizzito. Non ha bisogno di una paternale, ma di una bella lezione, che lo metta a posto: il suo posto è quello di alunno.
Hai notato che ho usato le stesse parole, no? Ecco, questo per dimostrarti che il concetto è sempre lo stesso.
Interrompi dopo il primo minuto, e dici qualcosa che faccia ridere gli altri: “Scusa Caio, ma che cosa ti succede? Che cosa fai? Perché ti muovi così? Ti fa male qualcosa?” Pausa. “Hai le emorroidi? Ti senti male? Come mai ti viene da ridere così? Ti è già successo altre volte?”. Lo devi dire come se DAVVERO tu fossi preoccupata. E come se tu non avessi paura. Questo fa ridere gli altri, vedrai. Devi trovare il modo, senza paternali, senza rimproveri (e tantomeno offese) di farlo pentire del suo comportamento. Lo devi fare per il suo bene.
Devi rimanere calma. Calmissima. Per esempio, se risponde qualcosa di offensivo ti fermi e, senza battere ciglio, dici. “Scusa, ti tratto male io? Ti manco di rispetto? Sii sincero.” Tu devi averlo trattato sempre con estrema gentilezza, e lui dovrebbe dire “No”. Allora tu rispondi, calmissima, “Allora perché tu manchi di rispetto a me? Ti sembra giusto?”. E qui puoi girarti e continuare la lezione o aspettare la sua risposta. È più facile la prima cosa.
Scrivi: “io gli ho concesso questo tempo, visto che non c'era il livello di attenzione necessario a introdurre qualche nuovo spunto”. Loro ti trattano a pesci in faccia e tu “concedi”? Ma scherzi? La prossima volta faranno peggio perché pensano che forse tu concederai di più. Non concedere mai niente a chi si comporta male. Precisa che avresti voluto concedere, ma non puoi perché non hanno ancora capito come ci si comporta.
Quando deciderai di interrogherare tieni a mente questo: al minimo rumore smetti e dici “Vedo che non avete capito è vantaggiosa l’interrogazione orale. Vuol dire che preferite quella scritta dove, certo, non potrò aiutarvi. È ovvio che è decisamente più difficile, ma se avrete studiato non dovrete preoccuparvi.” Calmissima e senza tono di minaccia.
Alla stazione non ti ha salutato? Ti sei sentita invisibile? Vedrai che se farai come ti ho suggerito verrà un momento in cui correrà a salutarti. Comunque: dovevi salutarla tu, e con tanta simpatia. Lo so che vorresti mangiartela, ma ricorda che sono solo ragazzine che non sanno come ci si comporta: “Ehi! Sei qui? Ciao! Pensa: eravamo sedue vicine e non ti avevo visto!”. E basta. Devi spiazzarle con la tua gentilezza, che non si aspettano, dato che ti hanno mancato di rispetto.
Allora: spero di esserti stata utile. Fammi sapere!
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