La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

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giovedì 15 settembre 2016

"Mia figlia non è stata messa in prima media con la sua amica del cuore". 580° post

Maria Paola mi scrive:

"Salve Isabella, per caso sono capitata nel suo blog. Stavo cercando informazioni utili al mio caso. Mia figlia Debora, di 10 anni, quest'anno ha iniziato la prima media nello stesso istituto dove ha terminato le scuole elementari (stessa preside quindi...). Provo a spiegarle in breve l'accaduto, se potrà consigliarmi le sarei molto grata. Debora doveva ritrovarsi in classe con la sua amichetta Emma. L'altro giorno stupore, le hanno divise dopo 5 anni insieme. Motivazione? Le insegnanti elementari hanno asserito che Emma è un carattere timido mentre Debora è allegra ed esuberante. Quindi, secondo loro, andavano divise. Queste maestre sono le stesse che l'anno scorso in quinta elementare avevano preso di mira Debora, tanto che ha dovuto fare psicoterapia per uscirne fuori. Mia cognata è andata dalla preside con la psicologa e ha ripreso queste 2 maestre. Ma tanto è andata a finire a tarallucci e vino. Sono strasicura che le bambine sono state divise per un dispetto di queste 2 maestre. Ma poi, da quando in qua le maestre elementari redigono rapporti comportamentali per gli insegnanti di scuola media? E poi... Emma e Debora in 5 anni di elementari non hanno mai avuto un problema e nessun maestra ha mai sollevato questa falsa questione dei caratteri. Emma piange tutti i giorni e la notte non dorme. Ora la mamma di Emma ha chiesto il trasferimento della figlia in classe con Debora ma non glielo fanno. A chi spetta secondo lei la decisione ora? Ai genitori, alle maestre elementari (che non sono psicologhe e non possono di certo valutare lo status comportamentale di una persona), ai professori delle medie o alla preside? Non sappiamo più a chi rivolgerci, nessuno ci dà la vera motivazione per la quale le bimbe sono state divise in prima media. Sa perché? Perché non esiste. È stato solo il pegno che devono pagare per via dello smacco dello scorso anno. Non solo lo trovo vergognoso, ma anche da querela! Lei cosa ne pensa? Ho anche consigliato di rendere tutto pubblico per vedere se si sblocca qualcosa. Grazie per la sua attenzione. Un saluto. Maria Paola


Gentile Maria Paola, le rispondo subito, nonostante io abbia molte lettere in arretrato, perché vorrei evitarle di fare degli errori. Le spiego:
- in tutte le scuole d'Italia le maestre di quinta elementare danno informazioni di tutti agli insegnanti delle medie: come sono i voti, com'è il carattere, quali sono le difficoltà e in quali materie, come sono i genitori, se vengono seguiti dalla famiglia e anche se ci sono bambini che non devono essere messi nella stessa classe e perché. In molte scuole, per esempio nella mia, si stabilisce che nella stessa classe non ci devono essere più di 5 o 6 bambini provenienti dalla stessa quinta. Cara Maria Paola, è sbagliato far stare per otto anni dei bambini sempre insieme, specialmente se sono molto legati e uno dei due si appoggia molto all'altro. E' il caso di Debora, evidentemente, se piange. Mi meraviglia il fatto che la psicologa non la pensi così, perché l'autonomia è una delle cose più importanti da conquistare. Escludo, anche se non le conosco, che le maestre abbiano preso di mira la bambina, ed escludo che gli insegnanti delle medie collaborino con le maestre per fare dei dispetti.
 Lei mi chiede: “A chi spetta secondo lei la decisione ora? Ai genitori, alle maestre elementari, ai professori delle medie o alla preside?”. Spetta agli insegnanti delle medie, con l’approvazione della preside, e tenendo conto delle informazioni che ricevono dalle maestre. Di sicuro non spetta ai genitori.
La vera motivazione per la quale le bimbe sono state divise in prima media gliel'hanno già data, ma lei non ci crede: sono troppo dipendenti l'una dall'altra. Se ci fossi stata io nella commissione che forma le classi le avrei sicuramente divise. E io non conosco le due maestre, né è mia abitudine dare ragione sempre agli insegnanti, come può vedere leggendo il blog. Mi consideri obiettiva.
Come potrà immaginare, in tanti anni di insegnamento ho visto alunni arrivare nella scuola senza conoscere nessuno, o essere inseriti in una classe senza neanche un compagno delle elementari. Uno è mio figlio, per esempio. Ma le assicuro che dopo neanche due giorni li vedevi ridere e scherzare con i nuovi compagni. I bambini hanno difficoltà e devono andare a fare psicoterapia soprattutto se percepiscono da parte degli adulti disapprovazione nei confronti della scuola. Il mio consiglio è: si mostri contenta della nuova scuola e dei nuovi insegnanti di fronte alla bambina. Lasci fare agli insegnanti. Lei dice “che non sono psicologhe e non possono di certo valutare lo status comportamentale di una persona”, ma si sbaglia. La psicologia del bambino è il pane quotidiano delle maestre. E anche il mio. A lei decidere. Spero di averla aiutata. Mi faccia sapere."

venerdì 4 luglio 2014

"Bocciature ingiuste". Seconda Parte.467° post

Il momento dell'anno per me più difficile è il momento degli scrutini finali, quando c'è qualche alunno da bocciare. Come ho già avuto modo di spiegare, quando si boccia, comunque la si guardi, si fa un'ingiustizia. E spesso la facciamo anche quando promuoviamo. Sembra un discorso assurdo? 
Se qualcuno mi darà della "buonista" perché sostengo che la bocciatura è sbagliata, gli risponderò male.
A volte voto per bocciare. Ma lo faccio perché in questa Scuola non si può fare altro, a volte.
La Scuola italiana procede in questo modo: io spiego, ti interrogo e ti assegno delle prove periodiche o ti sottopongo a degli esami finali e se non sei preparato ti boccio e ripeti l'anno. Lo ripeti completamente, anche se la tua preparazione insufficiente riguarda solo alcune materie. 
E non importa dove si trova la scuola, se si trova in un quartiere degradato, se il ragazzo ha tutti i motivi per essere maleducato, arrabbiato con tutto il mondo, educato a forza di botte, o se vive in mezzo alla strada, in un ambiente dove tutto gli insegna che la Scuola e lo studio non servono a nulla. Non importa se il ragazzo ha problemi di apprendimento. E quando gli insegnanti percepiscono l'ingiustizia della bocciatura e l'assurdità di questo sistema fanno i salti mortali per promuoverli e vengono chiamati "buonisti". Ma si sentono in colpa perché il ragazzo non sa nulla. Oppure non possono fare altro che bocciarli. E si sentono in colpa (o dovrebbero sentirsi in colpa) perché in realtà sanno che quel ragazzo non studia, non si interessa della Scuola perché non è nato nella casa giusta, con i genitori giusti, nell'ambiente giusto. La Scuola è ancora "un ospedale che cura i sani e respinge i malati", come diceva don Milani. Non ci illudiamo che le cose siano cambiate. Molti di noi bocciano senza rimorsi perché si auto convincono che i ragazzi che non studiano sono "sani", e che sono “cretini e svogliati”, come diceva, sempre Don Milani, e se non studiano è, semplicemente, perché non vogliono. Ma chi è così stupido da farsi del male da solo? Chi ha la fortuna di nascere nella casa giusta, con i genitori giusti, nell'ambiente giusto spesso ce la fa perché viene imbottito di scuole private, e di spiegazioni da parte di genitori che hanno studiato e che sanno quanto è importante la scuola. 
La Scuola dovrebbe essere un luogo dove si insegna e si educa, dove gli insegnanti – preparati e formati continuamente – si occupano di individuare i ragazzi che per i più svariati motivi non riescono a studiare, e quelli che hanno le potenzialità per affrontare studi universitari. E gli insegnanti dovrebbero avere a disposizione tutte le risorse necessarie per mettere in condizione di migliorare e di arrivare a dei risultati che gli permettano di proseguire gli studi e poi di andare a lavorare preparati gli alunni che faticano a impegnarsi e a capire ; e per aiutare a potenziare la sua preparazione  chi è già sulla buona strada.
Invece non è affatto così. Quando un ragazzo ha difficoltà non abbiamo mezzi veri per aiutarlo. Al massimo gli offriamo qualche palliativo, perché lo Stato non offre altro. Per il resto, ci dobbiamo limitare a dirgli di studiare, a bocciarlo o a promuoverlo con una grossa spinta.
I genitori non conoscono i retroscena, e pensano che la bocciatura sia qualcosa di molto semplice per gli insegnanti. Pensano che, semplicemente, un "non averlo voluto aiutare", o una punizione. È una punizione? Non dovrebbe esserlo, ma in realtà e in sostanza lo è. 
Se avete letto le lettere vi sarete accorti che emerge chiaramente il fatto che la comunicazione Scuola – Famiglia non passa, o passa in modo insufficiente, evidentemente. I genitori  e i ragazzi il più delle volte non si aspettano la bocciatura. Perché glielo diciamo all'ultimo momento, perché durante i colloqui cerchiamo di dare delle speranze, di rassicurarli del fatto che “se si impegna lo aiuteremo”. Qualcuno (ed è sbagliatissimo), si spinge oltre e, quando la mamma preoccupata e piangente dice “professore, ho paura che mio figlio venga bocciato”, risponde “Ma no, non si preoccupi, vedrà che andrà tutto bene”, senza rendersi conto minimamente che la mamma si convince che tutto il consiglio di classe la pensa così, anche se non è vero.
Allora dico agli insegnanti e a me stessa: stiamo attenti a come parliamo; non diamo per scontato che tutti siano addentro alle cose della Scuola; spieghiamo di più qual è la situazione del ragazzo; non limitiamoci a dare per scontato che se vedono i brutti voti capiscono che potrà essere bocciato; spieghiamo bene che la valutazione tiene conto di molti fattori, soprattutto nella Scuola dell'obbligo; siamo prudenti; non promettiamo nulla che non possiamo mantenere, soprattutto se non dipende da noi; non usiamo la bocciatura come minaccia.
Ma ai genitori dico: la valutazione è un sistema complesso. Non vi improvvisate insegnanti, facendo somme e divisioni con i voti. Le medie le facciamo noi, tenendo conto di altri voti, che possiamo assegnare ad altre voci, come l’attenzione, la disponibilità, la partecipazione, la collaborazione, ecc. Se non fosse così non ci sarebbero gli scrutini, non ci sarebbero discussioni e scambio di idee durante gli scrutini, e per decidere la promozione o la bocciatura basterebbe immettere i dati in una macchina.
Ai genitori dico: rendetevi conto di quanto è difficile insegnare. Smettetela di pensare che gli insegnanti ce l’hanno con vostra figlia, che non la capiscono, che potrebbero aiutarla di più ma non vogliono farlo. Lasciate fare agli insegnanti, perché insegnare e valutare è il loro lavoro, non il vostro. Non credete a tutto quello che dicono i vostri figli: spesso è esagerato o travisato. Non pensate sempre a come difendere vostro figlio, e a come farla pagare agli insegnanti o alla scuola.
E soprattutto dico: genitori e ragazzi, non fate paragoni fra i voti vostri e quelli dei vostri compagni;  non pensate che quello che non capite è la prova che gli insegnanti sono degli incapaci o delle persone disoneste che fanno delle preferenze.

martedì 1 luglio 2014

"Bocciature ingiuste". Prima Parte. 466° post

Ho ricevuto una grande quantità di lettere di ragazzi bocciati e di genitori di ragazzi bocciati. Visto che non ce la faccio a rispondere a tutti singolarmente, lo faccio a tutti contemporaneamente, sul blog. Ho fatto una scelta delle lettere, rappresentative un po' di tutte le altre. Ecco come viene vissuta una bocciatura, non solo dagli alunni, ma anche dai genitori.

“Salve professoressa Isabella,mi chiamo Amir e ho 18 anni, sono venuto in Italia nel 2008, nel mio paese avevo finito la 5 elementare ed ero stato promosso, quando sono venuto in Italia invece di iniziare la prima media i miei avevo preferito che io rifacessi la quinta elementare cosi riesco ad acquisire un po' di italiano..
Quindi questo episodio ha fatto si che io perdessi un anno.. ma in realtà mi è servito e da li non sono stato piu bocciato fino a quest' anno dove ingiustamente ho perduto un anno.. E vorrei raccontare a lei la storia ovvero come sono successe le cose per sentire le sue parole e i suoi consigli..Quest'anno cioè la terza superiore nella ragioneria..ho iniziato bene l'anno dandomi da fare e alla fine del prima trimestre, ho avuto 2 materie sotto ( italiano e storia ) con una professoressa a cui non le sto molto simpatico.. durante il secondo periodo ovvero la prof mi fa svolgere due verifiche di recupero una per italiano e una per storia.. e ho avuto dei buoni risultati 7+ di storia e 6 di italiano.. sempre nel secondo periodo ho iniziato bene ma verso la fine tutto andava male.. e quindi mi sono ritrovato 3 materie a rischio.. ho lottato per togliermele e non ce la facevo.. quelle 3 materie erano: Italiano, economia e matematica.. Un giorno quella prof a cui le stavo antipatico disse " io faccio la media del primo trimestre e il secondo" e io nel secondo periodo di storia ho avuto 5 di storia e facendo la media con il primo 5+7 diviso 2 fa 6.. e un giorno davanti a tutti i miei compagni le avevo parlato e le ho chiesto prof ma se la mia media del primo e il secondo io ho 6 , e lei mi rispose cosi " eh ma io ti metto 5 "
con tutti ha fatto la media e tutto tranne che con me...
E' per questo ho perso un'altro anno.. ho perso un'altro anno cosi ingiusto in questo modo.. doloroso e inspiegabile..
Mi ha ferito troppo prof.. troppo mi hanno lasciato un fosso qui dentro.. non me la aspettavo ma sono stati ingiusti..
quando hanno chiamato a casa per comunicare ai miei genitori che non sono stato ammesso, hanno detto lo abbiamo fermato per farlo maturare, ma non in questo modo. Ma la scuola è in questo modo che fa maturare i ragazzi.. in questo modo ingiusto.. poi a me..
(vedo altri miei compagni che sono stati rimandati nonostante le loro assenze ecc.. e io che ho fatto 12 assenze durante l'anno ecc.. fanno cosi con me.. )E' ingiusto .. tutto questo è ingiusto..
Grazie mille professoressa. In attesa di una vostra risposta, Cordiali saluti. Amir.”

“Salve, sono la mamma di una bambina di nome Federica, Premesso che condivido le sue opinioni, ma di fronte a delle situazioni alcune cose vanno valutate le spiego: mia figlia è stata in un certo qual modo sempre perseguitata dalla sfortuna, perché l'insegnante di italiano all'elementari aveva come alunna anche la nipote, un bel tipetto, essendo che mia figlia è ancora immatura a certe cose è minuta non riesce ad avere quel carattere forte, questa le faceva i dispetti - portando la pasta a scuola la metteva nello zaino dei compagni, oppure scarabocchiava i quaderni dei compagni, oppure faceva sparire oggettistica ai compagni e, in tutto questo la maestra colpevolizzava sempre Federica senza averne le prove. Le mie risposte con la bambina oltre a dirle vabbè non pensare passaci sopra, non piangere se ti offendono, pensavo di far bene; invece oggi facendomi aiutare da un psicologo perché Federica a manifestato carenze in tutto, mi sento dire di aver sbagliato che dovevo immediatamente far cambiare istituto alla bambina.
Quando è stata ammessa alle scuole medie purtroppo di tre sezioni è capitata l'unica da sola a differenza di altri che sono stati accoppiati a 5 della stessa classe precedente: vabbè.
Cosa è successo, essendo molto chiusa è timida alcuni ragazzi bulletti, tra l'altro con un casino di rapporti, l'hanno cominciata a prenderla in giro e offendere con parole pesanti strappandole i disegni e, nessun professore fino al mio arrivo, tra l'altro fatto presente da una ragazza di 3 media, era al corrente della situazione o meglio fingevano di non sapere.
Vado in breve che lascio a lei immaginare tutto il resto.
La conclusione, nonostante ho detto aiutatela per quest'anno perché la mandavo a recupero ed in più stiamo seguendo un percorso dallo psicologo, e alcuni mi dicevano tranquilla, me la trovo "bocciata" e gli altri 3 ragazzi promossi, posso garantirvi che a scuola non andavano bene. lo dicono tutti è di più sono pieni di rapporti. Oggi su fb mi pubblicano i nomi dei bocciati, tra l'altro lei su fb non ce, con un commento: k culo k ho, di uno dei bambini che vi stavo parlando.
QUESTA E' PURA INGIUSTIZIA cosa mi risponde? cordiali saluti Antonella

“Buongiorno sono capitata sul suo blog e mi rivolgo a lei per un parere tecnico.
Premetto che sono rappresentante di classe e di Istituto, e ho buoni rapporti con gli insegnanti, che sono sempre stati disponibili. Questo per farle capire che conosco la realtà scolastica e sono sempre stata al fianco degli insegnanti e della dirigente.
Mio figlio ha frequentato la quarta liceo scientifico con esito non ammissione alla classe successiva. Era già stato bocciato in seconda, agli esami di settembre per sito negativo di due materie su tre. In quel momento la bocciatura aveva una valenza educativa e didattica (in realtà nel tempo e visti i risultati non abbastanza!)
Oggi io non intendo difenderlo e riconosco le sue mancanze. Ho combattuto con lui tutto l'inverno per spingerlo ad impegnarsi di più: è in crisi e il suo modo di ribellarsi è questo autolesionismo scolastico.
Ora è stato bocciato per una insufficienza grave di mate (3) e 3 insufficienze con il cinque di cui inglese e disegno erano in realtà 5,5.
A detta degli insegnanti, hanno ritenuto di non doverlo più aiutare come in passato, credo che lui abbia tirato troppo la corda (per esempio non consegnando le tavole quando doveva). A mio avviso però questa bocciatura potrebbe interrompere un processo di recupero di autostima e impegno avviato nell'ultimo periodo. Temo che questa nuova bocciatura metta a rischio la sua stabilità emotiva, già provata da altre situazioni che potrò approfondire se necessario.
Inoltre essendo l'unico bocciato della classe si sente trattato in modo non equo, sia rispetto al trattamento che lui stesso ha ricevuto nel passato (perchè finora si e ora no, per un diciottenne può essere difficile capire che "proprio perchè l'ho fatto finora ora non sono più disposto") sia guardando a situazioni dei compagni, pur riconoscendo le sue colpe durante l'anno scolastico e aver capito di avere sbagliato.
Le chiedo un parere tecnico sulla possibilità che possa fare la maturità con i compagni l'anno prossimo: quali sono tecnicamente le possibilità? Nel suo ruolo di insegnante posso condividere la sua prevedibile disapprovazione per l'accorciamento di un percorso che nelle intenzioni degli insegnanti dovrebbe aiutarlo a conseguire gli obiettivi formativi mancati, a organizzare lo studio e a preparare un proficuo inserimento nella classe successiva. Sono tutti obiettivi sacrosanti e diventerebbero parte del percorso di recupero accelerato, se così posso dire.
Sono preoccupata per un crollo emotivo che potrebbe spingerlo all'abbandono scolastico. Grazie per la sua attenzione
Paola.”

“Salve,mi chiamo Pietro. le premetto che non ci aspettavamo la bocciatura di nostro figlio perchè sapevamo (ma non per comunicazione della scuola) delle 3 gravi insufficenze, quindi ci aspettavamo i tre debiti, invece dopo lo scrutinio la scuola ci ha comunicato la bocciatura perchè si è aggiunta una quarta materia. 
Ascoltato il ragazzo lui ci diceva che alla prof di inglese gli aveva chiesto di essere interrogato perchè la somma dei voti (5+6+6.5) non dava la sufficenza piena e visto le tre che aveva si preoccupava. La prof lo tranquillizzava dicendogli di avere sei e di stare tranquillo. La mia domanda è questa la scuola non aveva l'obbligo di comunicarci che rischiava la bocciatura perchè aveva le tre insufficienze gravi e quasi 6? Spero in una sua risposta giusto per capire ed eventuale norma. Grazie. Pietro”

“Buongiorno Professoressa Milani, mio figlio quindicenne che frequenta il secondo anno di un istituto tecnico per geometri è stato bocciato.
Dopo una partenza disastrosa dove si è lasciato andare completamente ai giochi e non allo studio, ha cercato di rimediare nel secondo quadrimestre impegnandosi seriamente. Anche i professori si sono accorti di questo  cambiamento positivo. Intorno a metà maggio le famiglie di alcuni suoi compagni di classe sono state avvisate che il proprio figlio andava incontro ad una bocciatura. Noi non abbiamo avuto alcuna telefonata o messaggio in merito e ben speravamo per la sorte di Flavio.... sapevamo con certezza che tre materie gliele avrebbero date. Il 13 giugno 2014 con un sms sono stata avvisata che mio figlio era stato bocciato.
Vorrei sapere qual è la prassi per un ragazzo bocciato, se comunque dovevo essere avvisata prima (tenendo conto che io sapevo della sua situazione) o meno.

La ringrazio infinitamente. Lidia.”

martedì 30 aprile 2013

Tutto può diventare una lezione coinvolgente. 371° post



Ho spesso affermato il concetto – nel blog e nel libro -  che tutto può diventare una lezione coinvolgente. Cerco di spiegarmi meglio con qualche esempio. Ecco il primo.


Trovo questa vignetta – su facebook o altrove – e mi sembra interessante. Non mi limito a rifletterci sopra, per me stessa, ma mi chiedo: “Posso usare questa vignetta per spiegare qualcosa ai miei alunni?”. Mi rispondo: “Sì, posso usarla come punto di partenza per spiegare l’ingiustizia sociale, per esempio”. 
Prima di tutto, preciso come NON faccio. Non vado in classe e parlo dell’ingiustizia, facendo vedere poi questa vignetta. Questo sarebbe un imporre il concetto già bello e fatto, e impedire agli alunni di arrivare da soli a quell'idea (e cioè di imparare davvero).
Ecco come si può fare.  Immagino l’inizio della lezione. Naturalmente, ciascuno di voi immagini il dialogo adeguando domande e risposte all'età degli alunni.
Entro e dico:
“Ragazzi, ho trovato questa vignetta. Mi è piaciuta e ve l'ho portata. Ci tengo a mostrarvela perché la trovo interessante.”
(La proietto nell'aula LIM, visto che ce l’ho.)
“Che cosa ci vedete? Descrivetela. ”
Alunni:
“Si vede un uomo sotto la pioggia, senza ombrello che si bagna e uno con cinque ombrelli, che non si bagna”.
“ L’uomo senza ombrello è magro e triste. Quello con gli ombrelli è grasso.”
Io: “e che cos'altro notate?”
Alunno: “ Quello senza ombrello guarda l’altro”
Io. “Giusto: e quello grasso con gli ombrelli?”
Alunni “Lui non lo guarda”.
Io. “Bene. Allora? Che cosa rappresenta questa vignetta?”
Alunni: “i poveri e i ricchi”.
Io: “E perché il ricco ha cinque ombrelli? Non bastava uno, per non bagnarsi?”
Alunni: “Sì, ma vogliono far vedere che il ricco ha molto di più di quello che gli serve”
Io: “E l’altro?”
Alunno “L’altro non ha nulla”.
Io: "e secondo voi perché l'uomo senza ombrello guarda l'altro? Che cosa significa il suo sguardo?"
Alunni: "Significa che lo invidia". "Pensa: perché lui ha tutti quegli ombrelli e io no?". "Pensa: sono sfortunato".
Io: "E perché l'altro non lo guarda?".
Alunni: "Perché non si interessa di lui". "Non lo vede nemmeno".
Io: “E che riflessioni si potrebbero fare? Che cosa vi fa venire in mente questa vignetta? Se dovessimo dare un titolo, come si sembrerebbe l’idea, per esempio, di scegliere ‘L’ingiustizia sociale?’. 
A questo punto si ascoltano le loro idee, possibilmente senza giudicarle.
Io: "Che cos'è l'ingiustizia, secondo voi?"
Si può concludere così la prima fase per passare alla seconda, nella quale si portano i ragazzi a riflettere sul concetto di “ingiustizia sociale”.
“Ecco, ragazzi, quello che si vede in questa vignetta è la situazione del mondo: le ricchezze della Terra non sono distribuite secondo giustizia. C’è chi ha tantissimo e chi non ha nulla. All'interno di ogni Stato e in tutta la Terra. La domanda che vi pongo è questa: è giusto? Come dovrebbe essere? Come accade che ci siano persone o Stati che hanno tutto e altri che non hanno nulla?”
Ecco. Questo è l’avvio. Ognuno può seguire il percorso che ritiene giusto. Di solito a questo punto io faccio  scrivere delle riflessioni, che poi verranno lette e commentate. Io so a quali conclusioni voglio che arrivino e cerco di guidarli in quella direzione. Quello che capiranno, alla fine, se lo saranno guadagnato.
Provate! E fatemi sapere!

domenica 17 luglio 2011

Ricchi, potenti e poveri (continuazione del post 67°). 225°

Il feudalesimo è tornato. È sempre più chiaro il fatto che la nostra società è strutturata un po’ come nel medioevo.
C’è uno che comanda, che si circonda di gente (amici, ma anche nemici) a lui legata da patti di vario tipo: denaro, potere, sesso. E ci siamo noi, che serviamo tutti loro, che ubbidiamo alle leggi che inventano per dominarci e ora anche per renderci loro servi.
Oddio, è tantissimo tempo, ancora prima del medioevo, che l’Uomo marcia su questo binario: possiamo andare indietro, ai germani, ai romani. E anche prima: da che mondo è mondo il capo si circonda di fedelissimi che morirebbero per lui, in cambio di denaro o anche soltanto di un po’ di luce riflessa.
La legge della giungla è la forza. Oggi la forza è il denaro. E vige la legge della giungla. Come sempre.
La democrazia è ancora un’illusione: c’è democrazia se il potere è ancora strettamente attaccato alle mani di pochi? C’è libertà se non c’è scelta? C’è libertà se non c’è possibilità di cambiare le cose perché chi ha il potere economico e mediatico riesce a manipolare la maggioranza e addirittura a farsi eleggere? Il servo che elegge il padrone. C'è da ridere.
La Legge è uguale per tutti, se alcuni vanno in prigione per piccoli reati e altri, i ricchi e potenti, se la godono senza che nessuno riesca a condannarli per reati enormemente più gravi del furto di un motorino, perché possono allegramente permettersi uno stuolo di avvocati?
C’è civiltà se i ricchi e potenti decidono che la situazione economica è difficile e riducono la possibilità di curarsi ai ceti medio-bassi (ma loro vanno a curarsi nelle cliniche private, all’estero e dove ritengono più conveniente per loro)?
C’è giustizia sociale se c’è chi lavora come un mulo, ma stenta a comperarsi un cappotto, mentre altri comperano e buttano dopo poco cappotti da migliaia di euro (per non parlare del fatto che magari pagano cinquemila euro per una notte di divertimento con una escort)?
C’è logica nel fatto che il figlio idiota di un ricco e potente diventa presidente di azienda, mentre nostro figlio, intelligente e studioso, dopo anni di sacrificio è solo un altro disoccupato o sottoccupato e precario?
C’è senso nel fatto che a noi toccherà andare in pensione chissà quando e ci trascineremo a lavorare fino a sessantacinque anni e oltre, in mezzo ai disagi e senza poter curare gli acciacchi, mentre i ricchi potenti continueranno ad essere pagati e strapagati per quel poco che fanno (e per qualunque piccolo movimento, della mano, del braccio, degli occhi, della testa, che chiamano "lavoro") e quando andranno in pensione avranno pensioni d'oro?
Ma come si può accettare il fatto che un’ora del mio lavoro di laureata valga trenta, quaranta, cinquanta volte meno di quella di un laureato ricco e potente?
Ma con quale faccia si permettono di parlare di sacrifici, mentre gozzovigliano e di dedicano ai bunga bunga o alle cene nei castelli?
E con quale faccia decido che per pagare le spese dello Stato (le loro) si devono aumentare le tasse, e le aumentano solo a noi?
Ma con quale autorità giudicano la correttezza, dei nostri matrimoni, delle nostre convivenze e delle nostre preferenze sessuali, e decidono quali sono le unioni sì e quali le unioni no, mentre loro fanno festini a base di coca (non coca-cola) e di tutti i tipi di sesso, e poi divorziano e si risposano con tanto di fotografi e troupe televisive?
In base a quale potere di vita e di morte decidono che una donna che vuole abortire non deve farlo perché è contro la vita e contro la volontà di Dio, anche se lei non crede in quel Dio?
Come si permettono di decidere della nostra vita, e ora di gestire anche la nostra morte?
Esiste un'ingiustizia più grande di quella che obbliga una persona a stare attaccata alle macchine, quasi morta, perché loro, i ricchi e potenti, hanno deciso che è giusto così? E, soprattutto: esiste un'ingiustizia più grande del fatto che sappiamo benissimo che invece loro e i loro cari, nella stessa situazione, potranno senz'altro trovare il modo di staccare la spina?
C'è assurdità più grande del fatto che i fannulloni chiamano "fannulloni" quelli che lavorano davvero? c'è contraddizione più grande di quella dei grandi evasori che invocano leggi contro l'evasione fiscale?
C'è opportunismo più grande di quello di chi vuole buttar fuori dall'Italia gli extracomunitari, e ha in casa solo badanti e colf straniere?
Che differenza c’è fra i nobili del medioevo e i ricchi e potenti di oggi?
Nessuna. Tranne il fatto che allora ci avrebbero chiamato “servi”. Ora ci rendono servi, ma ci chiamano “amici” o “elettori”.

post 67°: http://laprofessoressavirisponde.blogspot.com/2010/08/ricchi-e-poveri-ma-non-il-gruppo.html

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