La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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venerdì 9 giugno 2017

Ultimo giorno di scuola: quando devi lasciare andare gli alunni. 630° post

Quando le lezioni finiscono, l'ultimo giorno di scuola, gli insegnanti sono felicissimi. Naturalmente, anche se la gente comune non lo sa, gli insegnanti lavorano almeno tutto giugno; quelli delle superiori che sono impegnati negli esami vanno avanti anche a luglio e molti riprenderanno alla fine di agosto; e tutti saranno al lavoro 1 settembre. Sono stanchi e sono felicissimi, dunque, perché sono terminate le lezioni. 

Eppure, in questi ultimi giorni di scuola le bacheche di molti insegnanti raccontano la commozione e il dispiacere che provano l'ultimo giorno di scuola, quando devono salutare i bambini e i ragazzi delle classi che hanno teminato un ciclo scolastico. 
Suggerisco a tutti i genitori e a tutti quelli -estranei della scuola, che però vogliono giudicare gli insegnanti- di leggere bene quelle bacheche e di rendensi conto di quello che gli alunni rappresentano per noi.

Per gli insegnanti gli alunni sono molto importanti. Anche quelli che li fanno arrabbiare. Anzi, a volte anche di più, perché con i ragazzi difficili ogni piccola conquista costa moltissima fatica. E quando arriva l'ultimo giorno di scuola lo vivono un po' con gioia perché hanno raggiunto insieme un traguardo, e un po' con tristezza e commozione. Ci sono insegnanti che piangono, l'ultimo giorno di scuola. Piangono insieme agli alunni.
Gioia e tristezza insieme: è il sentimento complesso che provano perché devono proprio lasciar andare i ragazzi per la loro strada, lasciarli camminare da soli verso l'avvenire. Credo che per chi insegna alle elementari questa tristezza ed emozione, mista all'orgoglio di vederli cresciuti, sia più forte, perché in cinque anni  hanno visto gli alunni passare piano piano da bambini piccoli a ragazzini. Ma anche per gli insegnanti delle medie e delle superiori non è un momento facile. 
Io non mi sono mai abituata al senso di distacco che si prova quando sai che l'anno dopo quei ragazzi, quei tuoi alunni che ti hanno fatto preoccupare, arrabbiare, ridere, innervosire, stancare, stare in pena, quei ragazzi che ami anche se in certi momenti non riscivi a sopportarli (e se tu non fossi capace di amarli nonostante tutto sarebbe un disastro da tutti i punti di vista) se ne andranno e non saranno più "i tuoi ragazzi" o "i tuoi bambini". Li devi affidare a qualcun altro - che speri che sia bravissimo- e li devi lasciare andare avanti, nella vita.
E' un vero e proprio distacco, perché dopo essere stata (o stato, naturalmente) con loro tutti i giorni, per nove mesi, per tre o per cinque anni, di colpo non li vedrai più; non potrai più insegnare loro quello che sai, e non saprai più - di molti di loro, e nonostante i media- come sarà la loro vita, se avrai insegnato quello che serviva per continuare il cammino, se avrai messo nella loro valigia per la vita tutto quello che serve. 
Ogni anno, quando avevo la terza, già dall'inizio del secondo quadrimestre cominciavo a sentire la loro mancanza. Li avevo ancora davanti ma sapevo che mi sarebbe mancato il nostro dialogo, le spiritosaggini di uno, gli occhi timidi di un'altra, gli scherzi e l'entusiasmo che vedevo nei loro occhi quando riuscivo a fare una bella lezione, di quelle che non si dimenticano. E mi mancavano anche all'inizio dell'anno successivo, perché non c'erano dove di solito li vedevo. Finché altri ragazzini entravano nella mia vita di insegnante e la storia si ripeteva.
Ho sempre dedicato le ultime ore di lezione a dire ad ognuno che cosa pensavo di loro, che cosa prevedevo e speravo per loro, e che cosa avrebbero dovuto fare o evitare nel futuro. Lasciavo loro una borsa di emergenza, insomma, quella che devi tenere sempre con te, dove c'è il minimo indispensabile. E tutti hanno sempre amato queste raccomandazioni finali.
Ma questo lavoro è così: devi proprio lasciarli andare, i tuoi alunni. Perché tu, come insegnante, sei solo di passaggio: una guida per un tratto di strada. E tutti speriamo che - se siamo stati bravi - ci porteranno un po' con loro, nella vita.


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