La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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lunedì 22 maggio 2017

Lettera ai ragazzi sul bullismo. 626° post

Cari ragazzi, vorrei spiegarvi una cosa.
Una ciambella è un dolce.  Può essere la piccola ciambella che piace tanto agli americani e a Homer Simpson, o la torta che fanno le mamme e le nonne. La ciambella ha un buco centrale e, per quanto possa sembrare strano, proprio quel buco costituisce la principale difficoltà. L’espressione della saggezza popolare “Non tutte le ciambelle riescono col buco” significa che non tutto quello che cerchiamo di fare bene riesce bene.

Ecco, ragazzi, le persone sono come le ciambelle: non tutte riescono bene. Eppure i genitori e gli insegnanti ce la mettono tutta per educare i bambini e i ragazzi in modo che diventino brave persone.
Nella società, infatti, ci sono tante persone adulte che sono cresciute come ciambelle senza il buco: i disonesti, i violenti, i razzisti, per fare degli esempi. Ma adesso mi interessa spiegare che cos’è un bullo.

Un bullo è solo una triste ciambella senza buco. Un ragazzo che non è venuto bene, insomma. In fondo, se guardiamo attentamente, non è colpa sua, se si comporta così male. Non è capace di comportarsi diversamente. Perché? Cerchiamo di capire perché.
Chi è il bullo?
Un bullo è un ragazzo che è cresciuto male. È un ragazzo a cui manca qualcosa. È una ciambella riuscita male perché non ha il buco. Nel buco della ciambella che rappresenta il bullo ci dovrebbero essere tutti i valori e i sentimenti che impediscono a una persona di fare del male agli altri. Che cosa manca, perciò, al bullo? Manca soprattutto l’educazione al rispetto degli altri e alla non violenza. Il bullo non sa mettersi nei panni degli altri, non sa provare né comprensione né compassione.
Non è semplice, ma è molto importante cercare di capire da che cosa nasce il bullismo e in che cosa consiste.
“«Il bullismo è il fenomeno che si verifica quando uno o più ragazzi picchiano, deridono e perseguitano un compagno, per divertimento o per motivi apparentemente insignificanti». […] Chiediamoci perché mai un ragazzo si diverte tanto a umiliare, picchiare, perseguitare un altro ragazzo. «Perché è cattivo»? Non è «cattivo». Il vandalo fa alle cose ciò che il bullo fa alle persone. Ci chiediamo sempre che gusto ci provano. Perché il vandalo se la prende con un oggetto tanto da danneggiarlo, da volerlo vedere rotto? In realtà ce l’ha con qualcuno, e quell’oggetto è importante per la persona che lui considera «il nemico». Vuole danneggiare la persona e gli rompe l’oggetto che gli è caro. Ride della disperazione di chi trova rigata la macchina; vuole far vedere alle persone «perbene», quelle che lo disapprovano, che lui «se ne frega altamente» di loro e delle loro cose. Vuole danneggiare il ricco, perché lui non lo è, e gli spacca la macchina; vuole danneggiare tutto il resto della società, che gli sembra che non lo aiuti, e spacca qualunque cosa: giardini, fiori, aiuole, statue; danneggia sedili del treno o del pullman, perché non si sente parte della società, ma escluso, emarginato dalla società. Il bullo invece ce l’ha con i compagni studiosi, o più ricchi, o più belli, o semplicemente che a casa hanno una vita regolare senza problemi. Rovina i loro libri, nasconde o rompe i loro astucci, o i loro occhiali. I bulli e i vandali sono ragazzi sofferenti, molto fragili, resi duri e crudeli dalla vita, nel corso degli anni.[…]  Il bullo picchia, minaccia, perseguita, estorce, tortura, per dimostrare di essere forte e per nascondere le sue debolezze.
Sceglie le vittime fra i compagni più deboli, perché deve essere sicuro di vedere la paura nei loro occhi.
Paura che funziona come adrenalina, per lui. Deve avere un seguito di deboli che lo temono, e che forse, a volte, lo disapprovano, ma che scelgono la strada più facile dell’assecondarlo per evitare grane, perché vivono di luce riflessa, sono «qualcuno» perché sono amici del bullo.”[1]

Un bullo non è una persona forte e felice, quindi. Al contrario: è un ragazzo che recita una parte perché altrimenti sente di non essere nessuno; recita la parte di chi è ammirato perché ha potere. Non è un ragazzo amato per il suo carattere, per la sua intelligenza, e non è rispettato perché sa fare qualcosa di bello. Un bullo finge di essere felice e di essere potente, e crede di essere rispettato perché sa fare del male senza farsi degli scrupoli. Ma quello che ottiene non è mai ammirazione e non è rispetto, in realtà. È soltanto paura. Il suo non è coraggio. È vigliaccheria.

Questa lettera non è indirizzata ai bulli. È indirizzata a tutti gli altri ragazzi: a quelli che si fingono bulli per paura, ma non lo sono, alle vittime dei bulli, che soffrono in silenzio, perché sono spaventati, e a chi assiste a atti di bulismo e tace, per non avere grane.
A tutti voi dico: i bulli sono poveri ragazzi per i quali provare pena. Sono ragazzi che hanno bisogno di aiuto. Non li assecondate, non seguiteli. Parlate con gli adulti, senza paura. Dite quello che accade, - a scuola, per la strada o sui social - dite quello che vedete e quello che sapete. Aiutate le vittime dei bulli a salvarsi dalla persecuzione. Ma aiutate anche i bulli, parlando con i vostri genitori e con i vostri insegnanti. Se vedete un ragazzo che viene picchiato chiamate subito la polizia, senza paura. Voi potete farlo. Dovete farlo. Se tacete diventate complici.





[1] Da Isabella Milani, L’arte di insegnare”, Vallardi 

5 commenti:

  1. Gentile professoressa, ho letto questo articolo molto interessante, peccato che pochi ragazzi come me lo possono leggere.
    Io ho 12 anni e da quando frequento il nido ho incontrato educatrici che non mi tutelavano, lasciando spazio ai bambini più violenti che voleva essere al centro dell’attenzione. Alla materna ho incontrato una maestra che era la mia seconda mamma (mi cedeva addirittura il suo riso a mensa che per me era “il ristorante” pur di farmi mangiare per via di un disturbo allo stomaco che mi faceva reagire male al cibo provocando molta vergogna davanti ai compagni)che purtroppo nell’ultimo anno è andata presso gli uffici del comune e sono rimasto con l’altra maestra che poco mi tutelava lasciando la classe non scolarizzata. Alla scuola materna ho incontrato una maestra stupenda, era la stessa maestra di mio fratello e mi conosceva fin da piccolissimo e per le mie qualità si è subito affezionata, tanto da invitare anche la mia famiglia a casa sua in estate (devo sottolineare che mia madre e io non abbiamo mai approfittato della sua amicizia e mai abbiamo fatto vedere nulla agli altri compagni e agli altri genitori, abbiamo che rinunciato all’invito per non creare preferenze). Tutto è andato liscio fino a quando mamma ha deciso di rappresentare alla maestra le mie difficoltà con i compagni che mi isolavano, prendevano in giro, umiliavano, e lei ha sempre negato, anzi ha proposto a mia madre di cambiarmi scuola perché l’atteggiamento delle famiglie tutte ai piedi della mamma del bullo (rappresentante di classe) e dei figli (gregari) non si poteva cambiare. Ha proposto anche di affidarci ad una psicologa, ma di sua di fiducia. Abbiamo invece deciso di consultare una psicologa che ci ha detto che né io né mamma avremmo dovuto rivolgerci ad una specialista perché era la scuola, la maestra e la direttrice che non dovevano permettere comportamenti del genere e ci ha rinviato ad un colloquio/intesa-famiglia con la scuola. Io forte di non essere il problema (da quello che ho descritto potrebbe sembrare che voglio essere un privilegiato invece sono un rispettoso degli altri e vorrei che gli altri lo siano con me) sono rimasto in quella scuola “senza scappare” e alla fine del ciclo, dopo che i compagni avevano frequentato un corso (bullismo-gregari) e i genitori del bullo hanno ricevuto indicazioni dalla psicologa di fiducia della maestra (che ha fatto anche il corso al bullo e ai compagni), tutta la classe mi ha visto in modo diverso (coinvolgendomi, cercandomi, facendomi giocare ed è capitato che quando il bullo non giocava loro apprezzavano l’assenza e la gioia di stare con me) . Arrivato alla scuola media ho trovato compagni molto più furbi di me, mi sono mostrato molto intimorito, per l’esperienza vissuta, e non ho dato una buona impressione ad una professoressa che sin dall’inizio si è mostrata scostante nei miei confronti e ha lasciato sempre correre (senza nessuna punizione) i compagni che non facevano i compiti, scrivevano bigliettini d’insulti verso le compagne, rubano cappelli e sciarpe, fanno la spia se un compagno termina i compiti durante la ricreazione (perché magari non aveva capito a casa come svolgerlo) ecc…. Parallelamente alla scuola ho sempre frequentato il campo di calcio e quindi lo spogliatoio dove sono stato umiliato e malmenato da allenatore e sempre uno e solo uno tra i compagni che incontravo.
    Devo dire che sono passato dai problemi allo stomaco che mi regalavano un fisico asciutto (forse troppo) e poca forza alla mia passione per il cibo, ma a pochi amici con i quali trascorrere il tempo perché non si avvicinano al mio carattere e ai valori che ci sono in casa mia. Anche giocando alla play station con ex compagni di calcio ho ricevuto insulti pesanti e sono stato costretto a segnalare il loro profilo sia su questo gioco che su instagram. Purtroppo devo dire che oltre ad aver avuto a che fare con ragazzi bulli, devo dire che non ho incontrato adulti capaci di gestire i gruppi di ragazzi. Cosa mi consiglia? Grazie DANI


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  2. Gentile professoressa, il suo post è molto interessante, complimenti! Sul messaggero di oggi è riportato l'articolo dell'aggressione dei bulli a Treviso e mi ha colpito questo estratto: Il fatto sarebbe tutt’altro che isolato e queste aggressioni avverrebbero al cambio di ora, quando gli insegnanti se ne vanno e le classi restano sguarnite. Lei scrive: "Eppure i genitori e gli insegnanti ce la mettono tutta per educare i bambini e i ragazzi in modo che diventino brave persone" ; ma questi insegnanti e genitori ce la mettono davvero tutta? Possibile che una classe intera non intervenga o faccia una "sana spiata" sui fatti che accadono ad opera dei bulli???? L'indifferenza è la peggiore cosa e non mi sembra giusto che le vittime debbano ricorrere all'aiuto di specialisti psicologi o addirittura psichiatri per superare le difficoltà. Questa scuola non mi sembra più adeguata a gestire (culpa in vigilando e culpa in educando) i ragazzi, sicuramente colpa del governo che non mette a disposizione risorse. Che tristezza. Gina

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    1. Cara Gina, ho scritto 300 pagine per cercare di spiegare tutto questo. E ci ho messo undici anni per riflettere e capire come siamo arrivati a questo punto. Le conclusioni sono tutte in "Maleducati o educati male?", che la invito a leggere. Vedrà che lo troverà interessante.

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    2. Gentile professoressa, nella scuola media di mia figlia oggi è accaduto questo: mia figlia era in bagno ed è stata offesa e minacciata da una compagna di un'altra classe. Lei è rientrata in classe spaventata e la prof di arte e immagine ha chiesto cosa fosse successo. Lei ha raccontato tutto ed è andata nella classe della bulletta a chiarire. La bulletta ha risposto che mia figlia la offendeva con parole pesanti, ma mia figlia ha negato. All'uscita mia figlia è stata accerchiata dalla bulla e da altri compagni che volevano menarla. Si è trovata sola ed è riuscita a scappare a casa. Nel pomeriggio ho incontrato la vice preside della scuola alla quale ho riferito ed ho avuto risposta che "la scuola ha le mani legate". Mi sono recata al parco dove di solito sono i ragazzi della scuola e li ho trovati tutti li. Ho chiesto loro cosa fosse successo e loro hanno ammesso di aver sbagliato ad accerchiarla ma era un ordine della bulla che in quel momento è arrivata con la madre. Ho chiesto alla bulla se avesse mai sentito mia figlia insultarla come sostiene lei, ed ella ha risposto No, ma me lo riferiscono i compagni. Quindi abbiamo chiarito che se non si sentono con le proprie orecchie le offese, non si deve credere a nessuno. Dopo un lungo colloquio la bulla e la mamma si sono scusate, ma la cosa che non va bene è che la scuola non vigila all'interno della scuola e se ne lava le mani sostenendo di non poter intervenire. Ma è possibile farsi giustizia da soli? Non è la prima volta che questa ragazza commette atti di bullismo (si è menata con un maschio sul corridoio della scuola). Perchè ci sono ragazzi intoccabili che non si possono riprendere e continuano a commettere atti di bullismo? Grazie Mariastella

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    3. Cara Mariastella, spesso è vero che la scuola ha le mani legate, nel senso che se sua figlia dice una cosa e l'altra dice il contrario è difficile, senza testimoni, decidere che ha ragione l'una o l'altra. Ed è vero che oggi una certa decisione presa senza prove può costare una denuncia. Allora, quando accadono fatti come questi bisogna imparare a scrivere, in modo da dare all'insegnante e al dirigente qualcosa di tangibile in mano. Scrivere limitandosi a riferire i fatti raccontati dalla ragazza, chiedendo che venga fatta luce sulla situazione e, se si scopre che è la verità, che vengano presi provvedimenti. I dirigente potrebbe anche decidere di fare una denuncia, e a quel punto la palla passa in mano alle forze dell'ordine.
      Legga tutti i post nei quali ho spiegato perché gli insegnanti spesso non possono fare nulla.
      saluti

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