La professoressa Isabella Milani è online

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"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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lunedì 27 febbraio 2017

Se una persona vuole morire, chi dà il diritto agli altri di obbligarla a vivere? 609° post



Non so esprimere il dolore che provo ascoltando gli appelli di DJ Fabo, che potrebbe essere mio figlio. Dolore e rabbia.

Scrivo oggi, quando ancora non so come finirà il suo viaggio in Svizzera verso la libertà, perché voglio parlarne sapendolo ancora vivo. 

DJ Fabo vuole assolutamente morire. Ha implorato tutti. Eppure non c’è niente da fare. Qualcuno decide per lui che no, non è giusto (ma per chi? Si può sapere, esattamente?): non deve morire, non deve essere aiutato a morire e non deve essere neanche accompagnato dove lo aiutano a morire. Sono irremovibili, sicurissimi di essere dalla parte della ragione: deve vivere, perbacco!
Fabiano Antoniani – per tutti Dj Fabo, ma per i suoi cari Fabiano - 40 anni, è un ex ragazzo allegro, un ex ragazzo vulcanico, un ex ragazzo sportivo, un ex centauro, un ex broker, un ex assicuratore, un ex DJ.
Adesso è tetraplegico e cieco: non può vedere, non può muovere le braccia, le mani e le gambe. Non può neanche suicidarsi, Fabiano. Ma può chiedere, implorare con disperazione, di liberarlo da quella prigionia che gli altri si ostinano a chiamare “vita”.
Ci sono quattro domande che vorrei fare a tutti, a ognuno di quelli che si battono per impedire l’eutanasia e che sicuramente avranno da ridire su questo mio post.
La prima è “Che cosa significa vita?”.
La seconda è “Chi decide se la mia è ancora vita?”.
La terza è “Ma se anche fosse vita, se per VOI fosse vita, ma PER ME non lo è più, chi vi dà il diritto di OBBLIGARMI a vivere?”.
La quarta è “Ma quando dite che non è giusto, PER CHI, ESATTAMENTE, non è giusto?”
Vorrei esclamare a gran voce che sono assolutamente favorevole all’eutanasia. Sono favorevole al testamento biologico.
Sono convinta che tenere in vita una persona che non può più fare nulla sia una crudeltà inaudita, per lui e per chi lo ama. Come lo sarebbe uccidere una persona che ama vivere.
Sono convinta che ognuno debba decidere della sua vita.
Credo che se ci sono persone che vivono una disabilità anche gravissima e vogliono vivere, nessuno si sogna di dir loro che la loro vita non è vita e che devono morire. Ricordo benissimo la meravigliosa Rosanna Benzi, tetraplegica, che visse 29 anni dentro un polmone d’acciaio, ma seppe sorridere, combattere per i diritti dei disabili e scrivere due libri. Meravigliosa. E allora? Che cosa significa? Che tutti dobbiamo vivere come lei perché la vita è sacra? Ma "sacra" in che senso?
In che senso si impedisce a qualcuno di scegliere di morire portando qualche esempio di persone che si risvegliano dal coma? Che cosa c'entra? E quelli (la maggioranza) che non si risvegliano più?

Ma chi sono queste persone che si ergono a giudici supremi? Se uno è tanto disperato da voler morire, perché qualcuno gli dice “Devi continuare a soffrire, anche se soffri tanto da desiderare la morte”?
Qualcuno oggi ha detto che lo Stato ragiona così: “Stai male? Stai malissimo? Ti aiuto io, ti do tutto il supporto per farti affrontare la malattia o la disabilità, ma non posso lasciarti morire”. Se ne avessi avuto voglia avrei riso forte. Ma in quale fiaba lo Stato dà tutto il supporto possibile? E poi: se anche fosse, e non potesse fare nulla? Lo Stato, per esempio, può far tornare la vista a Fabiano? Farlo camminare di nuovo? Farlo correre, mettere su musica, ridere, viaggiare? E se lui non vuole più vivere nella gabbia che ha avuto in sorte, che diritto ha lo Stato (o chiunque altro) di dirgli di no?

Caro, carissimo Fabiano, ti auguro con tutto il cuore di trovare la libertà.  




Per notizie sull’eutanasia e sul fine vita, leggete qui.


P.S.  Ore 11.40 del 27 febbraio 2017: Fabiano è finalmente libero. 







2 commenti:

  1. Gentile professoressa, mi perdoni ma in questioni cosi' delicate la precisione e'preferibile.
    Lei scrive di essere favorevole all'eutanasia, ma cosa intende esattamente?
    In casi come quello in esame si parla di solito di "suicidio assistito". Per eutanasia, si intende invece,sempre di solito, qualcosa di ulteriore, ovvero un intervento attivo, a prescindere da una volonta'attuale del paziente, perche'questi magari la ha espressa in passato, ma non e'ora in grado di comunicare.
    Mi pare plausibile che, qual che sia il giudizio nel merito, la seconda ipotesi susciti interrogativi maggiori a proposito di possibili abusi.
    Potrebbe precisare il suo pensiero?
    Grazie e saluti.
    Francesco Spisani

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    Risposte
    1. Ha perfettamente ragione, Francesco, ma spesso non è facile nello spazio di un articolo o di un post essere precisi. Preciso adesso: sono favorevole al suicidio assistito (come nel caso di Fabiano), al testamento biologico e alla possibilità che sia prevista anche l'eutanasia; e sono favorevole all'eutanasia.
      Sono convinta che nessuno possa mettere dei veti o imporre delle idee quando si tratta della vita di un altro. Naturalmente, se la persona a cui si dovrebbe offrire la dolce morte ha espresso questa volontà quando poteva farlo. Per esempio, io lo dico sempre: se non posso più parlare, se non posso più pensare, se sono intrappolata in un corpo che non risponde più, se sono in coma irreversibile (e non mi interessa se magari dopo dieci anni posso risvegliarmi dal coma e passare gli altri anni che mi restano a recuperare almeno una parte di quello che ho perduto), se sono gravemente lesa (non so, senza braccia e senza gambe), non voglio più vivere. Non lo ritengo giusto né per me né per i miei cari. Ma questo non significa che non possa capire chi sostiene che secondo lui la vita vale comunque la pena di essere vissuta. “Secondo lui”, sottolineo. Allora chi la pensa così vive anche completamente paralizzato e cieco e nessuno deve impedirglielo. Ma nessuno deve impedire a me di disporre della mia vita come credo. Non sono d’accordo con chi – come accade in questi giorni a proposito della scelta di DJ Fabo – esce su internet con frasi come “Cappato deve marcire in galera” o “Se DJ Fabo avesse avuto intorno persone che lo amavano non avrebbe fatto quella scelta”. La trovo una gravissima mancanza di rispetto e una gravissima ingerenza sulla vita degli altri.
      Credo che le questioni morali siano personali. Quanto ai possibili abusi, mi sembra che possano esserci anche senza bisogno di leggi. Sinceramente, non credo che ci sarebbe la corsa all’”ammazza il vecchietto per l’eredità”, come nei libri gialli. E comunque ho fiducia nei medici, che fanno un lavoro che presuppone l’attenzione alla vita del paziente. Ma non sta a me né a noi tutti studiare come prevenire eventuali possibilità di abuso. Ci penseranno gli esperti di bioetica.
      Spero di aver chiarito meglio il mio pensiero, Francesco. La ringrazio per avermi sollecitato a fare questa precisazione.
      Saluti

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