La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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venerdì 5 aprile 2013

“Nella scuola italiana non c'è più la disciplina di una volta”. 365° post


La notizia di oggi della professoressa di matematica che dice a una liceale ebrea disattenta "Ad Auschwitz saresti stata attenta" è il perfetto esempio di quello che accade quando un insegnante non è un educatore, e perde completamente il controllo. Avrebbe potuto – sempre perdendo il controllo – dire qualcosa come  “Stai attenta, stupida!”, e sarebbe stato meno grave. Ma quella frase razzista voleva fare male, ferire. Credo che ad ogni insegnante che ha letto la notizia sia risalito un brivido di orrore lungo la schiena. Ma come è potuto succedere? La risposta sta nelle sue giustificazioni: "Volevo indicare un luogo in cui regnava l'ordine, ma non sono razzista" e "Non sono antisemita, ma nella scuola italiana non c'è più la disciplina di una volta". Non avevo mai sentito definire il campo di concentramento come “un luogo in cui regnava l'ordine”.  È un’espressione positiva: Auschwitz come un camping svizzero, insomma. E alla professoressa piace, perché lì sì che c’era “la disciplina di una volta”. Quella bella disciplina che permetteva agli insegnanti di entrare in classe, declamare versi e, se qualcuno stava disattento, passare alle bacchettate sulle mani. “Nella scuola italiana non c'è più la disciplina di una volta”.
Pare che la preside abbia detto "Forse non intendeva dire così...". Grave anche questo. Ma come? "Ad Auschwitz saresti stata attenta" può essere frainteso? C’è proprio la cultura del “Sono stato frainteso”. La bocca della professoressa ha parlato a sua insaputa, evidentemente.
"Non sono antisemita, ma (qualche coltellata verbale bisogna pur darla, ora che) nella scuola italiana non c'è più la disciplina di una volta", pare sottintendere la professoressa antisemita.
È stato un episodio vergognoso. Nessun provvedimento disciplinare per questa insegnante dunque? Ma, se non ora, quando?

6 commenti:

  1. Alla collega deve aver girato il boccino : una sparata vergognosa e pure autolesionista.
    Del resto viviamo nella Misunderstanding Land.
    Comunque questo ed altri episodi simili dimostrano che gli insegnanti non sono tutti comunisti, come qualcuno vorrebbe far credere.

    Alfio

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  2. Se è per questo, caro Anonimo, i comunisti di Stalin sono sempre stati antisemiti e hanno perseguitato gli ebrei, a volte tu non lo sapessi. E per parte mia considero una fortuna che gli insegnanti non siano tutti comunisti.
    Sulla frase di quella poveretta si è fatto tanto rumore, non dico per nulla ma per poco. Io ritengo che simili episodi andrebbero ignorati, non esaltati come è stato fatto dalla stampa, con il risultato di esasperare il problema e far riemergere fantasmi del passato che dovrebbero essere morti e sepolti. Anche a me quella frase sembra infelice, ed io mi guarderei bene dal pronunciarla; ma può darsi che sia stata una leggerezza, un momento di scarso collegamento del cervello con la bocca, come si suol dire. A volte certe parole e certe frasi escono così, quasi da sole, per difetto di riflessione; non è necessario imbastirci sopra un romanzo e fare ancora una volta la caccia alle streghe, come è stato fatto nei confronti di quell'insegnante, forse ingenua, forse disattenta ma non antisemita o hitleriana come è stata dipinta dalla stampa. Da noi, purtroppo, c'è ancora la sindrome dello sbattere il mostro in prima pagina. Senza mostri non riusciamo più a vivere in questo nostro povero Paese, dove i veri problemi sono ben altri che non un'infelice frase di una poveretta.

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    1. Come ho già detto, siete pregati di non rivolgervi a chi interviene nel mio blog. L'Anonimo non è anonimo perché si è firmato: Alfio.
      Se non ti sembra giusto parlare di quella che tu definisci "poveretta" e "non antisemita e hitleriana" tu non scrivere. Ma lascia scrivere a me quello che ritengo opportuno.

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  3. La prof che ha pronunciato quella frase ha commesso un ENORME errore. Ma, per i motivi espressi dal prof. Rossi (non so se sia una poveretta, una stupida o una razzista, o tutte queste cose insieme, e non lo saprò mai..) sarebbe stato meglio non dare tanto clamore mediatico all'episodio, mentre la preside avrebbe subito dovuto prendere i giusti provvedimenti nei confronti dell'insegnante, dimostrando ai ragazzi che la dirigenza sa assumersi le proprie responsabilità e che i comportamenti gravi e scorretti vengono immediatamente puniti. Ci sono tantissimi prof che pronunciano frasi a dir poco infelici, senza andare sui giornali e senza subire alcun tipo di conseguenze. Ecco, io credo che sia controproducente dare rilevanza a quell'episodio, che getta ulteriore discredito su una categoria che non è peggiore o migliore di tante altre, mentre molti indegni prof continuano a stare nelle aule. Come al solito, molto clamore, poche chiacchiere, nessun provvedimento serio. In un blog l'autore scrive quello che vuole, è ovvio; anche i giornali locali ne avranno -giustamente - parlato. Ma da qui a sbattere l'episodio sulla home del sito web di quotidiano nazionali.... Questi ultimi dovrebbero concentrarsi su altro, a mio parere.

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    1. Hai ragione, Teresa. In realtà questo sbattere la professoressa razzista in prima pagina mette in cattiva luce la categoria. Come sempre. Ma la professoressa che ha pronunciato la frase incriminata non è razzista per la frase, ma per la giustificazione. Ad una insegnante non devono "scappare" parole che feriscono e, se accade, devono sentirsi mortificati e scusarsi subito.

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  4. Ovviamente volevo scrivere "molte chiacchiere" e "quotidiani", al plurale anzichè al singolare. Detto questo, è vero che il bello e il buono non fa notizia, ma ogni tanto mi piacerebbe vedere in prima pagina notizie sulla scuola di diverso tenore, magari evidenziando comportamenti virtuosi nonostante la cattiva politica scolastica che impera da più di vent'anni a questa parte...

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