La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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domenica 3 febbraio 2013

“Voglio dare le dimissioni…” . 350°


Lia mi scrive:
 “Carissima Isabella, mi chiamo Lia, e insegno matematica e scienza alle scuole medie. Lo scorso anno sono entrata di ruolo e quest'anno ho avuto la sede definitiva. Ho anche chiesto il part time per conciliare il lavoro con i miei tre figli, così ho solo due classi, una prima e una seconda. Ho sempre avuto momenti di sconforto in passato (ho letto il tuo libro più volte) e sono pochi anni che insegno, ma stavolta la situazione sta peggiorando, tanto da pensare che uno di questi giorni mi presenterò al DS e darò le dimissioni per sempre, mi crea grande angoscia anche arrivare fino a giugno. Mi spiego meglio. Dedico molta attenzione nella preparazione delle lezioni, cerco di puntare sulla partecipazione, di far ragionare, di fare esempi sempre vicini alla realtà, ma continuo a sentirmi sempre inadeguata. In seconda sono pochi quelli che studiano e anche quando sembrano attenti i risultati sono pessimi. Sono tanti e rumorosi, svogliati, con genitori che li coprono e li viziano sempre. Ho corretto le ultime verifiche con i lacrimoni... In prima però ho i veri problemi: un ragazzo ADHD, con pochissimo sostegno, con cui mi trovo completamente sola le ultime due ore del venerdì. È incontenibile, non ha voglia di fare niente, rifiuta ciò che gli propongo e passa il tempo a tormentare gli altri a volte anche pesantemente. Ho provato molte strategie, ma ora è peggiorato, sembra divertirsi alle mie spalle. Se ignoro quello che fa inizia ad infastidire gli altri in maniera pesante, danneggiando i loro materiali o sbattendo loro i libri sulla testa o cose più gravi (è stato sospeso tre volte). Sono stata sempre disponibile con lui, ma ora inizio a stancarmi, non riesco a seguire il resto della classe, a spiegare, perfino le verifiche sono una presa in giro con lui che canta e si rotola sotto le sedie dei compagni. La preside si sta muovendo richiedendo controlli e visite ulteriori, ma la madre è poco collaborativa. Sono avvilita, mi sento impotente e non so come fare. Ho paura che ne combini una grossa e di rischiare anche penalmente, vale la pena per quel misero stipendio che prendo? Sto rovinando le giornate dei miei figli che avrebbero diritto di avere una madre serena, non così... Per questo a volte penso davvero di mollare tutto, che anche se sono preparata mi manca qualcosa, soprattutto la capacità di confinare a scuola le frustrazioni del lavoro. E poi mi sento inadeguata, non riesco ad essere all'altezza di tutto, a scuola ci sono troppe richieste e con 30 studenti io non ce la faccio, ognuno ha i suoi problemi ed è impossibile seguirli come meritano.
Forse semplicemente non ho la vocazione per questo lavoro.... E penso di non meritare tutto ciò, piuttosto abbandono tutto !! Scusa il lungo sfogo, ma sono davvero in crisi, ogni volta che devo entrare in quella classe (che pure sarebbe una bella classe) non ci dormo la notte sapendo in che stato uscirò.  Grazie per aver letto.  Lia”


Cara Lia, coraggio! Insegnare è difficile, lo sai. L’ho detto tante volte. Altro che 18 ore!
C’è l’anno in cui ci sono meno problemi e l’anno in cui ci sono enormi problemi. Bisogna farsene una ragione. Tu – credimi – pretendi davvero troppo da te stessa. Rileggi:
“Dedico molta attenzione nella preparazione delle lezioni, cerco di puntare sulla partecipazione, di far ragionare, di fare esempi sempre vicini alla realtà”: quindi fai il tuo lavoro meglio che puoi. Eppure dici:
“continuo a sentirmi sempre inadeguata”: e perché? Non riuscire sempre e con tutti è normale. Credi che a me riesca tutto bene? Credi che io non faccia errori con i ragazzi? Credi che io non perda mai la pazienza? Credi che quando mi capita un alunno molto problematico io non mi innervosisca perché devo interrompere la lezione, e che non mi arrabbi con me stessa perché non riesco a trovare una soluzione? Credi che non mi senta stanca, frustrata? Se lo credi, sbagli.
Dici “Sono avvilita, mi sento impotente e non so come fare”: è normale! Hai in classe un ragazzo ADHD, con pochissimo sostegno, con cui ti trovi completamente sola le ultime due ore del venerdì.” Per questo, ringraziamo i governi che, ogni volta, tolgono risorse. Lia, prendi atto del fatto che se sei sola con una ragazzo che è “incontenibile, non ha voglia di fare niente…e passa il tempo a tormentare gli altri a volte anche pesantemente…danneggiando i loro materiali o sbattendo loro i libri sulla testa o cose più gravi” (“sola” si fa per dire, visto che intendi “sola con tutti gli altri alunni della classe”): non puoi fare praticamente nulla. Non ci riuscirei neppure io, credimi. Ci sono situazioni che non possiamo affrontare. Ma la differenza fra il tuo atteggiamento (“a volte penso davvero di mollare tutto”, “uno di questi giorni mi presenterò al DS e darò le dimissioni per sempre, mi crea grande angoscia anche arrivare fino a giugno”) e il mio, è questo: io sono consapevole dei limiti che ho come insegnante, mentre tu credi che sia tuo dovere essere perfetta: “anche se sono preparata mi manca qualcosa, soprattutto la capacità di confinare a scuola le frustrazioni del lavoro. E poi mi sento inadeguata, non riesco ad essere all'altezza di tutto, a scuola ci sono troppe richieste e con 30 studenti io non ce la faccio, ognuno ha i suoi problemi ed è impossibile seguirli come meritano.”. Cara Lia, ma come possiamo essere all'altezza di tutto quello che ci chiedono di fare? Non possiamo. Ma dobbiamo provare. Quando ho un problema, io ci penso tutto il giorno finché non ho trovato una soluzione. Fallo anche tu.
Riflettici, e cancella l’idea delle dimissioni. Con la scarsità di posti di lavoro che c'è, tu vuoi mollare tutto?
Decidi quali sono le cose che puoi fare e quelle che è normale che tu non riesca a fare. Vedrai che tutto ti apparirà in un’altra ottica. Intanto, puoi appoggiare la tua preside, che “si sta muovendo, richiedendo controlli e visite ulteriori” per trovare soluzioni e risorse per tentare di recuperare il ragazzo. Prendi delle decisioni con l’insegnante di sostegno. Parlane in consiglio di classe. Scrivi una lettera protocollata dove formalmente metti al corrente (anche se lo sa già) il dirigente della situazione, e chiedi che cosa devi fare quando ci sono situazioni potenzialmente pericolose.
Spero di averti aiutato. Fammi sapere!

20 commenti:

  1. Tutto vero. Ma se Lia, come immagino, è abbastanza giovane, io le consiglierei di guardarsi intorno e cercare di lavorare altrove. Si può tentare la via del distacco ministeriale, dei concorsi pubblici per altri profili professionali. Se possibile si può prendere un'aspettativa e utilizzare il tempo per approfondire altre capacità, formarsi.
    Mi rendo conto che con i tempi che corrono, e con tre figli, non è facile. Ma sono un'insegnante schifata, sicuramente più anziana di Lia, e sto comunque provandole tutte per levarmi dall'aula. Senza tanti giri di parole.
    Ambra Prearo, Roma

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    1. Cara Ambra, hai ragione. Ti dirò che mi trovo spesso a consigliare ai giovanissimi colleghi precari di cercare di cambiare lavoro. Girano per le scuole facendo supplenze di due o tre giorni, tenuti in ballo da un sistema che li sfrutta senza dar loro nessuna garanzia. Alcuni non vogliono sentire parlare di cambiare lavoro, perché amano insegnare. Forse non si rendono conto di quello che li aspetta, soprattutto nella Scuola dell'obbligo. Hanno l'ottimismo -giusto- della giovinezza.
      Sono convinta del fatto che non si possa fare questo lavoro solo per ripiego. Ma credo che se uno lo desidera davvero, si possa migliorare e riuscire. Altrimenti non scriverei questo post e non avrei scritto il libro.
      Grazie, Ambra.

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    2. Salve, io invece che da pochi anni insegno dal 1982 (se non erro fa trentatré) e concordo PIENAMENTE con Lia. E mi dispiace di non concordare con Isabella Milani, di cui ho letto il bel libro, però…però quest'anno (dopo trentare anni di servizio mi trovo SEI classi, perché il DS (senza ritenere di spiegarmi il motivo) mi ha rifilato un orario assurdo, con quattro classi in cui insegno (dovrei insegnare) solo Storia, e due (ovviamente prime) di 25 e 31 studenti. Svogliati, confusionari, bugiardi e dulcis in fundo la classe di 31 ha un HC psichico (per fortuna tranquillo) un ADHD (credevo fosse un'invenzione per vendere il Ritalin, e invece..) e OTTO dicasi OTTO DSA certificati dai servizi di neuropsichiatria. Almeno quattro di questi non sono in grado di leggere un semplice testo in lingua italiana, vi lascio immaginare gli scritti. Sono alla terza laringotracheite dall'inizio dell'anno, e mi pento MOLTO di non essermi dimesso entro il 15 gennaio (anche se so che si può fare in qualunque momento, la data era fissata credo per ragioni organizzative…almeno spero!) Io nella scuola ci credevo, e parecchio. Ho studiato alle Magistrali, ho conosciuto e lavorato con Elvio Fachinelli, ho insegnato dalle elementari (che non chiamerò mai "primarie"!) all' Università, cambiando sempre per mia volontà e non per punizione divina. Bene, adesso BASTA. Se la collega non se la sente, il mio consiglio è di cercarsi un altro lavoro, se è proprio indispensabile uno stipendio, se no si prepari a una vita di delusioni, frustrazioni e malattie. E no esagero, la febbre non è salita così tanto (nemmeno 38) peccato però che non riesca a parlare per più di due minuti, figuriamoci tenere a bada una classe scatenata. Impossibile. E quando non sono scatenati sono abulici, come le mie due quarte che studiano per dovere, ma che non provano nessun interesse alle lezioni: curioso, perché gli stessi rgomenti che insegno loro hanno formato nel 2014 l'oggetto di un mio libro sul Settecento, che alle presentazioni ha sempre suscitato interesse ed applausi, persino imbarazzanti richieste di autografi (non ci ero abituato) In classe, le stesse cose, interesse zero. Ho una moglie, con cui fare i conti di casa: fosse solo per me me ne sarei andato quando ho capito che ormai quasi tutte le classi erano ingestibili se non con la violenza o con la magia, o avendo la somma fortuna di trovarsi in una classe NORMALE. Ci sono, le ho viste. Se per questo ho anche visto i lupi e i gipeti sulle Alpi, ma sono incontri ari, rarissimi. Ambra, se può, se ne vada. C'è il mondo, fuori da quei manicomi che sono diventate la maggioranza delle nostre scuole (immagino che per chi insegna greco al classico sia diverso…)

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    3. Caro Walter, credo che comunque sia necessario mantenere l'entusiasmo. Quando non ne hai più nemmeno un briciolo è meglio andarsene (potendo). Purtroppo non tutti possono. Non capisco in che cosa non sei d'accordo con me.

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    4. Carissimi ieri al collegio docenti che umiliazioni abbiamo dovuto subire dalla DS ... ci tratta come burattini. ..non vuole sentire che abbiamo qualche problema in una classe altrimenti ci da deglI incompetenti... sostiene che anche se stiamo male... con la febbre a 40 dobbiamo andare a tutti gli incontri. .. che la scuola viene prima... la dobbiamo mettere al primo posto nelle nostre vite... che sconforto che mI ha preso...sono una precaria e per dI piu insegno tecnologia....quindi io non posso proprio parlare perché "io non conto niente"... ho una terza che vedo una volta a settimana per due ore che è terribile... lavorare con loro è difficilissimo...mentre con l'altra terza anche se meno bravi mi trovo benissimo...sono di un'umanita' eccezionale...si occupano con tanto amore di due ragazzi meno fortunati...disabili...da far commuovere...

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    5. Il problema, Pina, è sempre lo stesso: gli insegnanti si lasciano offendere, umiliare e prendere per il naso senza reagire.Per esempio, una frase come "con la febbre a 40 dobbiamo andare a tutti gli incontri" dovrebbe diventare oggetto di una lettera di protesta firmata da tutti i docenti e indirizzata anche a tutti i sindacati.
      Bisogna combattere per una Scuola migliore!

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  2. Cara Lia, io ho in classe un ragazzo con DOP che ha un comportamento molto simile a quello che descrivi nella tua lettera e anche io le ho provate tutte...immagino anche che il comportamento di questo ragazzo sia così anche con gli altri insegnati e, per questo, ti direi di fare il possibile perché qualcosa si muova per lui e per i compagni e per tutti voi. si devono coinvolgere tutte le forze in campo: dirigente, asl, medici e tutti i possibili aiuti per trovare una via per migliorare!anche perchè dopo tre sospensioni che altro si puo' fare di "classico"?
    per il resto della lettera... non possiamo incolparci se i ragazzi non studiano, non riescono e non sono partecipativi nonostante tutto....
    coraggio Lia!!!
    una tua collega!!!
    Paola

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  3. Premetto che non ho mai insegnato alle superiori.
    In certi giorni, anziché fare lezione, si passano le ore a gestire e risolvere problemi. Se ne esce sfibrati, ma - almeno a me - capita sempre più spesso di uscirne con la consapevolezza di essere io stessa la prima ad avere imparato qualcosa di più.
    Ho conosciuto colleghe, coetanee e non, che a metà anno scolastico si prendevano un periodo di malattia per "staccare".
    Come dice Isabella, non possiamo pretendere l'impossibile da noi stesse. Ma non perdiamoci mai d'animo, perché per fare questo mestiere ci vuole grande forza d'animo.

    Chiara.

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    1. Cara Chiara, di quello che hai scritto, chi non è insegnante leggerà soltanto "Ho conosciuto colleghe, coetanee e non, che a metà anno scolastico si prendevano un periodo di malattia per "staccare"". E dirà: "Ma pensa che fannulloni!" La gente non capisce. E ci sono anche insegnanti (quelli fannulloni davvero) che non capiscono e vanno dicendo che a scuola fanno pochissimo....

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  4. Cara Isabella,
    hai ragione. La gente non capisce. Nemmeno quelli della mia famiglia lo capivano, finché non lo hanno visto da vicino, toccando la mia esperienza. E io vengo da una famiglia di negozianti, operai e ferrovieri. :-)
    Chiara.

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  5. Sono Annarita,
    avevo scritto anch'io senza avere risposta, ma mi ritrovo molto nelle parole di Lia, almeno com'ero nel mio periodo più "nero" (ora va già un po' meglio, anche grazie al libro...). Due sole cose: secondo me Lia è in un periodo di particolare stress, forse non solo dovuto al lavoro. Farebbe bene a chiedere un aiuto anche specialistico, ed eventualmente può chiedere di essere considerata "inidonea": sempre meglio che disoccupata!
    Se tra i ragazzi anche chi ascolta non capisce, però, forse è anche un problema di cidattica.
    Occorre essere chiari, ma anche "rilassati" per farsi capire. Nessuno ci ha mai spiegato come far recepire certi concetti astratti, che evidentemente per noi erano intuitivi! La didattica della matematica, poi, secondo me è una specie di "tragedia" nazionale, nel senso che quasi nessun docente "portato" per la disciplina sa poi come porgerla a chi non è dotato. Conosco colleghi molto "quotati" solo perché tanto esigenti da costringere tutti alle ripetizioni private!!!Comunque io ho trovato molto utile girare in internet e su youtube: cominciano ad esserci vari prof generosi e capaci che mettono le proprie lezioni online... e ci sono anche giochi didattici ed altre dimostrazioni, certo, soprattutto su siti esteri...Un abbraccio a Lia, che ha tutta la mia comprensione. Mi auguro che prima o poi qualcuno del ministero legga questi post!

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    1. Cara Annarita, mandami di nuovo la mail che mi avevi scritto!
      Trovo molto interessante quello che dici sulla matematica: "quasi nessun docente "portato" per la disciplina sa poi come porgerla a chi non è dotato". Sapersi mettere nei panni di chi ha difficoltà a capire è il segreto del "successo didattico"
      :-).
      Aspetto la tua mail!

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  6. Sono Lia, ringrazio molto Isabella per la risposta e gli altri che sono intervenuti. Probabilmente, come dice Isabella, non riesco ad accettare la mia imperfezione, visto che mi impegno. Non so trattare l'iperattivo, e questo mi demoralizza. Oggi ho dovuto strapparlo da un compagno al quale si da avvinghiato, togliergli di mano gli astucci e le cose che sottrae ai compgni e da lui non ottengo nulla se non dispetti. In qualsiasi altro lavoro se uno ha delle capacità e si impegna viene apprezzato, qui invece le critiche sono continue e le condizioni di lavoro pesanti. Docente inidoneo?? Sono appena entrata in ruolo, preferirei togliermi di mezzo con più dignità ... Per Quanto riguarda le spiegazioni su quello gli studenti non si sono mai lamentati, anzi dicono che sono chiara... solo che a casa molti non fanno niente. Quest'anno per la prima volta sento che gli studenti mi apprezzano.... Ma io sto perdendo la vita, e quel ragazzo mi fa venire l'angoscia ogni volta che arrivo a scuola... Scusate l'ennesimo sfogo , a presto

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    1. Cara Lia,
      non sei l'unica! L'anno scorso entrato di ruolo senza esperienza ed ho faticato tanto perchè ho iniziato in una scuola di "frontiera"!
      Quest'anno ho cambiato scuola ma la musica per i nuovi arrivati è la stessa: le sezioni peggiori! Faccio fatica più dello scorso anno per il materiale umano che devo gestire ed ho sempre paura che succeda qualcosa! In 2 anni ho messo 15 kg per lo stress!
      Mi rivedo nelle tue parole, nella preparazione delle lezioni, nel portarsi a casa i problemi scolastici.
      Ho capito un pò di cose: non sono perfetto e anche se è sfiancante so che sto facendo tanto, sto faticando molto ma sto imparando molto, sto sbagliando e sto modificando molto il mio comportamento (all'inizio urlavo molto ora un po' meno), ci sono giorni belli e altri meno belli e non sempre dipende da me come il giorno procederà nonostante tutto il mio impegno...
      è un percorso faticoso ma penso che mettendosi in gioco si possa migliorare molto!
      Tieni duro!

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  7. Buongiorno a tutti. Vorrei portare la mia esperienza, per vedere se riesco a rendermi utile.
    Insegno da 7 anni (sempre supplenza annuale), e questa è la prima volta che riesco a tornare nella stessa scuola. In terza ho un ragazzino che ha più o meno gli stessi problemi di quello di cui si parla in questi post. L'anno scorso è stato un dramma. Non sono riuscita a trovare il modo di gestirlo. Quest'anno va molto meglio, anche perchè, prima di tornare in classe, ho riflettuto parecchio sugli errori commessi, li ho capiti e ho cercato di non ripeterli. Non perdo più la pazienza, lo rimprovero senza starnazzare come invece facevo prima, lo gratifico se lo merita, e credo che lo apprezzi perchè il nostro rapporto è migliorato. E' verissimo quello che ho letto qui. Nessuno è perfetto, e tutti noi abbiamo i nostri limiti. Ci sono anni belli e anni difficili. Se con questo ragazzino le cose vanno meglio, lo stesso non si può dire per un altro che ho in un'altra classe. Sto lavorando molto su me stessa per riuscire a cambiare le cose anche con lui. In generale questo è uno di quegli anni che ogni tanto ti fanno venire voglia di scappare, ma questo lavoro mi piace, so di saperlo fare (negli anni ho costruito rapporti splendidi in molte classi, anche difficili), e continuerò su questa strada, consapevole però di avere sempre e comunque molto da imparare.
    Forza Lia!!!!!!!!!!

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  8. Cara Lia, io insegno da quasi 30 nella scuola primaria, da quattro sono maestra unica...ho vissuto sulle mie spalle e sulle spalle dei miei alunni tantissime riforme scolastiche, ci sono stati e continueranno ad esserci giorni sereni e giorni completamente bui,con le mie forze e con l'aiuto di Dio ce l'ho sempre fatta, così come sono sicura che anche tu ce la farai.Devi solo saper aspettare, dopo ogni temporale spunta sempre il sole...l'importante è non mollare.

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  9. La scuola è stata rovinata dai sindacati, che hanno depauperato la funzione docente di ogni professionalità. Tutelano i fannulloni, coloro che ricorrono alla 104 per scavalcare i colleghi. Grazie a uno di questi, ora mi trovo in dop a fare 18 ore di tappabuco.E' bello dare consigli da una comoda cattedra fissa e magari sotto casa. La scuola italiana non è per lepersone che vogliono lavorare ed è questo che vogliono i ns. politici. Cara collega salvati prima che sia troppo tardi.

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    1. Contrariamente al solito, pubblico il tuo commento, anche se rigorosamente anonimo, perché vorrei farti notare una frase che hai scritto: "E' bello dare consigli da una comoda cattedra fissa e magari sotto casa. ". Dato il fatto che qui chi dà consigli sono io, vorrei sapere se quella che comodamente dà consigli sono io. Nel caso, ti spiego: non è affatto comodo per me dare consigli attraverso questo blog, credimi. Rispondo a moltissime lettere anche in privato. Forse tu non hai idea di che cosa significhi tenere un blog, non lo so, però posso assicurarti che non è comodo, E' impegnativo come se fosse un secondo lavoro (volontariato) che faccio comunque volentieri perché l'ho scelto i e credo che quello che faccio possa essere utile anche ad altri. Infine, riguardo al posto fisso: saprai, se leggi il mio blog (ma non credo, altrimenti non avresti scritto quella frase perché mi avresti rispettato di più), che ho un'esperienza trentennale nella Scuola. Desidero precisarti che di questi trenta anni, venti li ho trascorsi viaggiando da una sede disagiata ad un'altra, fra la neve e il ghiaccio, con tutto quello che comporta.
      Il tuo intervento, inoltre, è un lamento che fa di ogni erba un fascio: i sindacati hanno le loro colpe, ma tutelano anche te, se ti trovi in un problema. Il fatto che tu dia per scontato che quelli che chiedono la legge 104 sono "fannulloni, coloro che ricorrono alla 104 per scavalcare i colleghi" è davvero grave. Ti assicuro che non ti danno la possibilità di usufruire della legge 104 se non ne hai bisogno. Se pensi il contrario, prova a chiederla anche tu e poi, se te la danno, rinuncia.
      Caro collega, quando si entra in un blog (che non è una chat né un forum) ci si rivolge alla padrona di casa in un altro modo. Credo anche che non dovresti spargere la tua rabbia e la tua visione negativa anche agli altri. Non è corretto. Soprattutto in questo blog.
      Contrariamente a te, io ti saluto.

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  10. Buongiorno Lia,
    io mi ritrovo abbastanza nella tua disperazione. Io insegno matematica da 9 anni (8 anni nei professionali e 1 in un liceo) e tante volte mi sento sbagliata e come te che mi manchi qualcosa. Classi che con me sono faticose con altri professori sono angioletti....allora?qual'è il mio problema? Io sono arrivata alla conclusione che la nostra materia di insegnamento non aiuta....se anche per grazia ricevuta si mettono a studiarla i risultati positivi arrivano dopo talmente tanto tempo che abbandonano prima e dopo che fanno in classe? si annoiano e devono pur occupare il tempo in qualche modo....
    sicuramente sbaglio qualcosa che spero piano piano di acquisire.....nel frattempo mi concentro sul far in modo di non esagerare....che in classe ci sia un clima che chi vuol seguire riesce a farlo....a me ha aiutato molto con le classi peggiori il computer....magari funziona anche per te!
    Ti faccio tanti in bocca al lupo e ti consiglio di pensare al trasferimento (io ci sto pensando) prima del licenziamento!!!!
    con affetto

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