La professoressa Isabella Milani è online

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"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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giovedì 27 gennaio 2011

Ogni sterminio è una vergogna per tutta l’Umanità. 151°

Nel Giorno della Memoria si deve assolutamente ricordare.
Per non dimenticare mai quello che è stato. Per ricordare la morte di chi è stato derubato della vita, della dignità, degli affetti, dei ricordi. È essenziale, perché altrimenti la Storia non ci avrà insegnato nulla.
Come insegnante ho il dovere di passare ai miei alunni questo testimone terribile, e di anno in anno, nella Giornata della Memoria più che in tutti gli altri giorni, dimentico tutto quello che c’è sui libri di scuola, la grammatica, la letteratura, la geografia, e li faccio viaggiare indietro nel Tempo, nella Storia, per ricordare loro la tragedia che si è consumata, e per metterli in guardia, perché tutto può ancora accadere e perché in altre parti del mondo sta già accadendo. Di nuovo, e senza che noi facciamo nulla per impedirlo.
Quando si studia la Storia, si studia la storia di un popolo, ma contemporaneamente la Storia dell’Umanità. La Shoah ci ha insegnato che l’Uomo può diventare bestia immonda e uccidere milioni di persone. Non soldati armati, ma persone inermi, donne, vecchi, bambini, uomini e donne, annientati senza neanche una motivazione sbagliata, come la necessità o l’avidità. Uomini come noi, e in questo senso tutto quello che è accaduto ci riguarda.
Milioni di morti sono tanti. Bisogna spiegarglielo, ai ragazzi, che cosa significa. Non devono abituarsi all’espressione “milioni di morti”: devono inorridire, ascoltandola. E allora dobbiamo far capire che nove milioni sono tre volte l’intera popolazione di Roma, per esempio: tutti i bambini, i ragazzi, tutti i giovani, tutti gli adulti e tutti gli anziani di Roma. Ma anche così non rende l’idea. Forse è meglio fare immaginare tutti gli spettatori contenuti nello stadio più grande d’Italia e dire che se pensano a cento stadi così, pieni, possono avere l’idea di quante persone sono state tolte dal mondo senza motivo. “Togliere dal mondo”, “cancellare dalla faccia della Terra”: ecco qual era lo scopo dello sterminio.
Bisogna assolutamente non dimenticare.
Devo dirlo, ai mei alunni, che è importante che sappiano e studino quello che è accaduto, perché non accada mai più. Devo dirlo ad ognuno di loro. Ho il dovere di farlo, anche se ogni volta provo dolore, perché non posso – né voglio – abituarmici.
Pensa alle persone alle quali vuoi bene - dico.
Pensa al tuo vecchio gatto Baffo, alla tua cagnolina Titti, al tuo pianoforte, ai tuoi amati libri, al tuo iPod. Pensa alla tua maglia più bella, quella che non vuoi prestare a tuo fratello. Pensa a tua madre, alle sue fotografie, all’anello che le ha regalato la nonna, ai dentini di quando eri piccolo, che conserva da anni in una scatolina d’argento. Pensa alle coperte, alle medicine, ai fiori del giardino, al costume da bagno nuovo, al tuo profumo preferito. Guardati intorno e scegli tutte le cose che ti piacciono, quelle che ti servono per vivere e tutte quelle che ami.
Pensa ai tuoi genitori, ai nonni, ai fratelli e agli amici. Uno per uno. E quando lo hai fatto, immagina che senza alcun motivo, un giorno, arrivi qualcuno che ti toglie tutto e tutti. Via il vecchio gatto, via la cagnolina, via la scuola, via i vestiti, le coperte, il termometro, le medicine, il pettine, il sapone, i libri e tutto il resto. E se ti chiedi il perché di questa crudeltà, la domanda resterà senza risposta, perché non c’è nessun perché, se non la capacità dell’Uomo – a volte - di compiere gesti orribili.
Bisogna capire bene che l’orrore della Shoah non è tanto il fatto che milioni di persone sono state uccise, quanto il fatto che prima sono state annientate dentro. Ogni sterminio è una vergogna per tutta l’Umanità.
Immaginate i vecchi, uomini e donne, abituati al pudore, lasciati all’aperto, nudi come vermi, sotto gli occhi di tutti. Trattati peggio del più randagio dei cani randagi, senza né pane né acqua, al freddo, al caldo, sotto la pioggia, fra i pidocchi, le pulci e gli scarafaggi. Donne e uomini rasati a zero, con gli occhi sbarrati nella faccia cadaverica, che dormono ammassati su tavolacci di legno e paglia, accanto ai morti, accanto agli escrementi. Bambini ignari di tutto, strappati dalle braccia delle madri. Uomini ammazzati dagli stenti, dalla fatica, dalle malattie, dal dolore.
Uomini, donne e bambini che dobbiamo conservare nel cuore.

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