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visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!
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ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.
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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.
Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).
INFORMAZIONI PERSONALI

- ISABELLA MILANI
- La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.
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mercoledì 29 settembre 2010
Come si entra in classe. Seconda parte. 100°
domenica 26 settembre 2010
Gli alunni vi vedono come vi vedete voi. 98°
“Okay: ora voglio le strategie! :-)
Mi rendo conto che non è possibile redigere un Baedeker sull'argomento (vista la pletora di variabili che entrano in campo)... ma qualche 'hint', suggerimeto. 'aiutino' o utile indirizzamento sarebbe davvero gradito!!”
Caro Paolo, ti interesserà sapere che sto scrivendo un libro tutto pieno di consigli per giovani insegnanti. Aspetta e sarai accontentato, dunque!
Nell’attesa, ecco un concetto importante: gli alunni vi vedono come vi vedete voi. Quindi, prima di chiedervi come vi vedono gli alunni, dovete chiedervi come vedete voi stessi. Noi comunichiamo loro la nostra idea di noi stessi. Se ci vediamo come insegnanti che non hanno le idee chiare, loro ci vedranno confusi; se ci vediamo come insegnanti che forse non riusciranno ad interessarli, loro ci percepiranno come noiosi. Se ci vediamo come persone che temono di essere prese in giro, che non hanno la capacità di reagire, state sicuri che ci prenderanno in giro. E non ci seguiranno. Non si segue una guida che appare timorosa di perdersi per la città.
Se la fama che abbiamo è “con quell’insegnante si può fare confusione quanto si vuole perché tanto non ci succede nulla; quell’insegnante è ridicolo, o è noioso; è ingiusto”, non abbiamo il prestigio necessario a farci ascoltare. Non abbiamo autorevolezza. Infatti uso qui queste espressioni, ma lo sappiamo tutti che, in realtà ho tradotto i loro “è uno stronzo”, “è un rompicoglioni”; “fa venire due palle così”, ben poco rispettosi.
Nel rapporto alunno/insegnante un altro elemento chiave, infatti, correlato all’autorevolezza, è il rispetto.
Il rispetto è un atteggiamento di stima verso una persona che è, o viene ritenuta, superiore o particolarmente degna, ed è anche un sentimento di riguardo e di attenzione, che ci trattiene dall’offenderla, dal trattarla bruscamente o in modo inadeguato.
È evidente il fatto che se noi abbiamo una bassa stima di noi stessi e di quello che vogliamo insegnare, se per primi non riconosciamo il nostro ruolo di insegnanti, difficilmente riusciremo a conquistare il rispetto e la stima degli alunni.
Dunque: prima di entrare in classe dobbiamo lavorare sulla nostra autostima e chiarirci qual è il nostro ruolo; convincerci che siamo in gamba e che saremo capaci di conquistare la fiducia e la stima degli alunni.
domenica 19 settembre 2010
Primi giorni di scuola. 96°
Abbiamo capito che la preside Lidia Nicolazzi sta facendo di tutto per far quadrare il bilancio (si parla di “nozze coi fichi secchi”), di risparmiare su tutto il risparmiabile. E questo sarebbe bello, se non fosse che pare che il risparmio venga studiato a tavolino facendolo ricadere sulle spalle di alunni e docenti. Alla faccia della normativa e della qualità della scuola.
Anche la vicepreside Anna Genoveffa Ambrosini Baccicalupi, su ordine della preside, pare che stia tentando tutti i sistemi per risparmiare. Il suo sistema è molto semplice, quasi primitivo: consiste principalmente nel trovare idee e trucchetti sempre nuovi per far fare ai docenti supplenze gratis, alla faccia della normativa.
I modi trovati dalla segretaria pare che siano i seguenti: per evitare l’acquisto dei rotoli di carta asciugatutto per la toilette dei professori è stato installato un asciugatore ad aria. Gli insegnanti, soprattutto le donne, temono che venga deciso il risparmio della carta igienica e ne venga installato uno accanto al water. Si parla anche di utilizzare i registri dei professori e di classe bianchettando quelli dell’anno precedente, ma mi sembra inverosimile, non fosse altro perché erano già sfasciati.
Pare che, per evitare l’acquisto del gesso per la lavagna, abbiano sperimentato la soluzione di sostituirlo con una spugnetta bagnata: l’insegnante avrebbe potuto inumidire l’indice e scrivere con l’acqua gli esercizi. Ma la parte superiore si cancellava prima della fine dell’esercizio e l’idea è stata abbandonata.
Abbiamo saputo che nelle alte sfere circola l’idea di tornare al ciclostile e alla carta carbone, perché le fotocopie risultano un lusso. Ma non so se hanno deciso qualcosa in tal senso.
I computer verranno utilizzati con un sistema tipo targhe alterne: un mese la sezione A, uno la B, uno la C, ecc.
Il Comune, che ha sempre risparmiato su banchi, sedie, tinteggiatura, armadi, continuerà a farlo, aggiungendo un bel risparmio extra con lo spegnimento dei termosifoni un’ora prima dell’uscita (si conta sul fatto che un minimo di tepore dovrebbe rimanere) e tenendo rigorosamente spenti i termosifoni quando gli alunni non ci sono. E’ giunta voce che verrà suggerito di ritornare al buon vecchio sistema anteguerra del “battete le mani, bambini, che vi riscaldate”. Non si sa quanto ci sia di vero.
Questo fuori dalle aule. Dentro alle aule ci sono ben altri problemi per i professori. Ma credo che, tutto sommato, l'aula sia l’unico posto dove stanno un pochino meglio.
Beatrice.
lunedì 13 settembre 2010
No, in pensione non ci vado. 93°
venerdì 10 settembre 2010
Come si entra in classe. Prima parte. 92°
Seconda parte
giovedì 9 settembre 2010
Le classi prime. 91°
All’inizio dell’anno, è abitudine degli insegnanti scambiarsi opinioni sulle classi nuove: “Mi sembra una bella classetta”. La “bella classetta” è una classe nella quale si riesce a fare lezione senza avere grossi problemi a tenere la disciplina; nella quale ci sono diversi alunni che studiano, e stanno attenti. E se il numero di quegli alunni è alto diventa “una buona classe”. Ma queste “belle classette” capitano sempre più di rado. Bisogna essere preparati anche alle classi “difficili”. Il lavoro dell’insegnante consiste nell’insegnare a tutti. Per tutte le classi, però, è importante il primo approccio. Sbagliare l’approccio iniziale con la classe significa sbagliare tutto.
Raccomando agli insegnanti giovani di ricordare questo: la classe è il vostro interlocutore. È quella che dovete conquistare, prima ancora di conquistare i singoli alunni. Dovete affascinarla e soprattutto guadagnarvi la sua fiducia e il suo rispetto. Quella fiducia e quel rispetto che non dovete mai, per nessuno motivo, neanche una volta, perdere. La classe non è una somma di individui, è un corpo unico. È come un grappolo d’uva. Dovete considerare il grappolo intero, non i singoli acini, che non sono tutti uguali, non hanno la stessa perfezione di forma; alcuni sono ben maturi, altri sono ancora un po’ acerbi; altri ancora sono un po’ sciupati. Quello è il grappolo che vi è stato affidato. Dovete averne cura.
Come non ci sono due grappoli perfettamente uguali, non ci sono due classi perfettamente uguali. Non è scontato, perché se lo fosse, nessun insegnante pretenderebbe di insegnare sempre allo stesso modo. Allora diventa davvero importante capire com’è quella classe.
Buon lavoro!
lunedì 6 settembre 2010
Il primo amore non si scorda mai. 90°
Mi ricordo la sensazione di dolce emozione che provavo quando, al mare, finito il bagno, gli pettinavo i capelli bagnati. Mi sentivo un po' mamma e molto sposa. Mi sembrava che l'avere il diritto di pettinargli i capelli fosse la prova che eravamo fidanzati.
Al mare, stavamo sdraiati vicini, al sole, direttamente sulla sabbia. Facevamo in acqua dei giochi a squadre, ma soprattutto a coppie. Essere in coppia a fare la lotta in acqua era un'altra prova di fidanzamento, ed aveva molto di timidamente sessuale. Andavano alle feste e ci tenevamo stretti, ci scrivevamo bigliettini, ci facevamo piccoli regali, ci bisbigliavamo parole d’amore. E ogni cosa era una scusa per toccarsi la mano, per abbracciarsi.
Abbiamo passato così tre anni di amore platonico, sorridendoci, guardandoci negli occhi e tenendoci per mano.
Poi ci siamo lasciati e, a parte qualche volta all’università, non l’ho mai più visto, per trent’anni, perché è andato a vivere lontano.
Ma in questi trent’anni io l’ho sempre ricordato come il mio primo amore. Il primo amore non si scorda mai, perché è con lui che hai scoperto che cosa significa amare. E in questi ultimi anni ho pensato diverse volte “Uno di questi giorni gli faccio la sorpresa di chiamarlo e lo saluto”. Ma non l’ho fatto. Me ne pento, perché ho saputo che tre giorni fa si è buttato giù dal quinto piano.
Ho provato un grande dolore perché per me non è morto un uomo della mia età: è morto un ragazzo di sedici anni. Il mio primo amore, che non c’è più.
venerdì 3 settembre 2010
Insegnate a dare il giusto valore all'aspetto fisico ( che non è tutto). 641° post
giovedì 2 settembre 2010
Il primo collegio dei docenti. 88°
Il primo collegio è quello in cui i “vecchi” si rivedono, si abbracciano e si baciano, più o meno sinceramente, e i nuovi arrivati, spaesati e timidi, si presentano. Qualcuno di loro è preceduto da notizie confidenziali del tipo “è bravo”, “non sa tenere la classe”, “è una che si dà da fare”, “sta sempre assente”, ecc.
Ieri la, preside, la signorina Lidia Nicolazzi e la vicepreside, la dott. prof. Anna Genoveffa Ambrosini Baccicalupi , troneggiavano sul tavolo di fronte a tutti gli insegnanti. L’appello è un momento fisso. Alcuni sono assenti. E non sempre per malattia, a meno che non si voglia chiamare malattia un viaggetto alle Canarie concesso dalla preside in cambio di appoggio nei momenti difficili.
La signorina Lidia Nicolazzi gorgheggiava le solite scemenze sui doveri, su come si insegna, sul regolamento, sulla mancanza di risorse, chiamata da lei, secondo quello che le conviene, un momento “ottimizzazione della spesa”, e un altro ,“non ci sono soldi”.
La piccola scrivana trascriveva tutto religiosamente come se si trovasse sul Sinai a ricevere le Tavole della Legge, facendo anche “sì” con la testa come i cagnolini che un tempo si mettevano sul ripiano del lunotto posteriore delle auto degli anni Settanta.
Chi sbadiglia, chi ascolta, chi ride, chi protesta ma viene subito fatto tacere. La noia è tangibile. A volte ci si guarda sbigottiti e impotenti. Perché? Perché ci sono scuole nelle quali il dirigente imposta le cose in modo che invece di fare ci si limiti a fingere di fare. Malloppi di carta per “apparire”. Sarebbe meglio che ci fosse poca carta e molto “essere”. È difficile lavorare in questi ambienti. La burocrazia dovrebbe essere tenuta fuori dalla Scuole e non esserne il regno.
Ci sono altre scuole dove invece fin dal primo collegio docenti si lavora e ci si butta a capofitto nelle programmazioni (vere). Beati loro.
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