La professoressa Isabella Milani è online

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"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.

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martedì 27 luglio 2010

I gay non possono essere sempre allegri. 63°

Da quando, quando avevo vent'anni , un mio amico si è suicidato perché non ha voluto accettare di essere omosessuale, rifletto su questo argomento. E, come insegnante, cerco di insegnare ai miei alunni ad accettare tutte le diversità. Perché so che potrebbero scoprire di essere omosessuali. O potrebbero esserlo i loro fratelli, i loro amici, i loro figli. E voglio che siano preparati ad affrontare se stessi e il mondo degli stupidi e degli ignoranti.
Lo spunto per questa riflessione, oggi, me l’ha dato l’aver assistito ad un gesto di tenerezza in pubblico fra due gay. Dovrebbe essere un gesto normale, ma non lo è.
La stupidità, l’ignoranza e la violenza che si scatenano in presenza di situazioni che non si capiscono è spaventosa. C’è una massa pericolosissima di ignoranti che ignorano soprattutto di essere ignoranti. E, perciò, parlano, sputano sentenze (e votano) senza avere la minima idea di quello che fanno e del perché lo fanno.
Parlano, sputano sentenze (e votano) non solo senza documentarsi (perché non si rendono conto di non sapere e quindi non viene loro neppure in mente di farlo), ma anche senza pensare. Vomitano pensieri e parole.
Gli omosessuali sono persone che sono attratte sessualmente e si innamorano di persone dello stesso sesso. Ricordo che, parlando di questo argomento durante una delle mie lezioni di educazione sessuale, ho chiesto ai ragazzi che cosa pensavano degli omosessuali. Un ragazzo, che ostentava la sicurezza di chi si sente di essere tollerante, mi ha risposto. “Per me possono fare quello che vogliono: contenti loro…”. Un altro, con la sicurezza di chi sente di essere nel giusto e di saperlo dire sinceramente, ha risposto: “A me fanno schifo. Dovrebbero curarsi invece di fare quelle cose”.
Ecco. Questa è la realtà, in pochissime parole. Nei confronti degli omosessuali ci sono persone che li ignorano e li tollerano, o li guardano con sospetto e pena, come se il loro comportamento “strano” fosse il frutto di una malattia contagiosa e perciò standone a debita distanza; persone che li disprezzano e li guardano con disapprovazione e a volte con odio come se il loro modo di essere fosse una libera scelta, dettata dalla depravazione. Queste idee sono frutto di ignoranza profonda. Alla base di ogni violenza c’è spesso l’ignoranza. Nella nostra società gli episodi di omofobia aumentano sempre di più, perché l’ignoranza, già molto forte, si è diffusa grazie ai mezzi di comunicazione.
Le persone che accettano la loro diversità come un fatto normale, che li frequentano e li scelgono come amici sono ancora una minoranza.
La condizione di omosessuale, che dovrebbe essere semplicemente, appunto, una condizione, diventa un problema. Un ragazzo che si rende conto di essere omosessuale non può essere tanto allegro, anche se lo chiameranno “gay”. Non in un mondo come questo. Quel mio amico che si è suicidato a vent'anni non ha saputo affrontare la cattiveria, la stupidità e l’ignoranza del mondo. Ma sono cambiate molto da allora le cose?

4 commenti:

  1. Buonasera Isabella,
    stavo cercando un post che parlasse dei genitori invadenti e sono finita a leggere i posti più vecchi. Dopo aver riso per il "gentil cesso" e "ne ho viste tante", ho letto questo post sui gay e mi è venuta in mente una cosa appena successa, fresca di consiglio di classe di qualche giorno fa.
    Si è parlato di un ragazzino di prima media.
    Scriveva ovunque "Belén". Quando un'insegnante non proprio aggiornata gli ha chiesto : "ma cos'è? Un videogioco?" lui ha risposto dicendo che era Belén Rodriguez.
    Fin qua, si pensa che sia il delirio ormonale dei ragazzini. Poi è venuto fuori che questo alunno vive in una situazione di tensione in casa perché il fratello maggiore (fa gli ultimi anni delle superiori) ha detto di essere gay e di avere un ragazzo. I genitori non accettano questa situazione, lo vogliono mandare via di casa.
    Ora le sue scritte acquistano un senso, mi è sembrato chiaro che il suo messaggio urgente sia: "tranquilli, non sono gay, mi piacciono le donne!" Ma questo mi porta a fare un'altra riflessione.
    Quanto assorbono e rielaborano i bambini e i ragazzi da quello che sentono in casa, che vedono in televisione! Perché il ragazzino ha scritto il nome di Belén e non quello di una qualsiasi altra donna? Cosa suggerisce al suo immaginario ? Come viene descritta la figura femminile in casa, vista la situazione ? E'questa la sua idea per "non essere gay"?
    Be', certo un ragazzino di 11 anni non scriverà sul banco il nome di Margherita Hack... eppure mi viene da riflettere.
    Tu cosa ne pensi ? E gli altri utenti?

    Cristina

    ps: aspetto che mi arrivi il tuo libro (è in viaggio con Amazon...), poi semmai ti chiederò consiglio riguardo la mia esperienza di "genitori invadenti", anche se un'idea me la sono già fatta dai tuoi post!
    Un abbraccio!

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    Risposte
    1. Mi sembrano buone riflessioni le tue. Belèn va per la maggiore, oggi: è logico che l'abbia scelta come testimonial della sua virilità. Sarà sicuramente un periodo orrendo per lui: chissà come lo prendono in giro!
      Bisognerebbe trovare il sistema di parlargli a tu per tu, per aiutarlo...

      Quando arriverà il mio libro, leggilo subito, e dimmi che cosa ne pensi, mi raccomando!
      Aspetto!

      Elimina
  2. Gentile Professoressa,

    post impeccabile, tranne che per un passaggio, su cui non concordo.

    Lei scrive:

    "persone che li disprezzano e li guardano con disapprovazione e a volte con odio come se il loro modo di essere fosse una libera scelta, dettata dalla depravazione."

    Certo, la letteratura scientifica ci dice che esiste o puo' esistere una componente, una predisposizione, genetica all'omosessualita'. Ma anche che tale componente puo' essere al piu' preponderante, ma non totalizzante.

    Nella determinazione delle preferenze sessuali (quali persone mi piacciono), come anche della identita' di genere (come identifico me stesso), e come pure della identita' sessuale (come fisicamente, fenotipicamente, mi presento), il ruolo unico e determinante della genetica gioca unicamente sulla ultima di queste, mentre per la prima e la seconda esistono componenti psicologiche, antopologiche, culturali, che giocano il loro ruolo.

    Ma vorrei sgombrare il campo da tutto questo.
    Se anche l'identita' di genere, e la preferenza sessuale, fossero principalmente, se non unicamente, frutto di una *libera, consapevole, scelta* della personale omosessuale, esattamente come lo sarebbe il tinteggiarsi i capelli di un colore non fenotipicamente proprio, dovrebbe cambiare l'approccio alla questione? Ovviamente no. Scelte libere, consapevoli, che non implichino danno ad alcuno, sono e devono essere libere indipendentemente dal fatto che siano piu' o meno indotte da una predisposizione genetica.

    Dico tutto questo non nel timore che lei possa pensarla diversamente, ma per sottolineare il fatto che, nell'apertura alla diversita', va ribadito il concetto che *si piu' scegliere* di essere diversi e nessuno ha il diritto di contestarci la nostra, reciproca, diversita'.
    Si possono scegliere, in qualche misura, le preferenze sessuali, e magari modificarle nel tempo, esattamente come si puo' farlo per il colore dei capelli, o per il portare la barba o meno. E tutto questo merita lo stesso rispetto che daremmo al non tingersi i capelli, al portare con dignita' una calvizie incipiente o tentare invece di contrastarla con chissa' quali strumenti, e cosi' via esemplificando.

    Alla fine del discorso, quello che mi preme evidenziare e' come, anche da amici e conoscenti omosessuali, troppo spesso ho io stesso udito il classico "ma sono nato cosi'", che mi e' sempre suonato come una forma di giustificazione in sedicesimo di un "peccato originale" di cui non si avrebbe colpa.

    Ebbene, non c'e' peccato, e non c'e colpa alcuna, nella determinazione della identita' sessuale, della identita' di genere e delle preferenze sessuali. Pure si trattasse esclusivamente di mutevoli e transeunti scelte personali.

    Un caro saluto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. " Dico tutto questo non nel timore che lei possa pensarla diversamente, ma per sottolineare il fatto che, nell'apertura alla diversita', va ribadito il concetto che *si piu' scegliere* di essere diversi e nessuno ha il diritto di contestarci la nostra, reciproca, diversita'."

      Caro Rossano, grazie per il suo interessante commento e per il tempo che mi ha dedicato. L'ho letto due o tre volte per capire in che cosa consisteva il disaccordo, ma non ho trovato nulla di sostanziale. Sono d'accordo su quello che ha scritto, anche se non mi è facile vedere le preferenze sessuali come una scelta. Ma, dandolo per scontato, direi che nessuno dovrebbe pretendere di impedire agli altri di scegliere aspetti così privati della sua vita. Vale per il divorzio, vale per l'aborto, vale 'per l'eutanasia. Sono per la libertà che finisce dove comincia quella degli altri.
      Alla prossima, Rossano!

      http://laprofessoressavirisponde.blogspot.it/2010/10/penso-alle-cose-che-ci-fanno-sentire.html

      Elimina

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