VISITA IL NUOVO SITO professoressamilani.it che contiene anche tutto questo blog
visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!
SCRIVIMI
all'indirizzo
professoressamilani@alice.it
ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.
Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.
Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.
Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).
INFORMAZIONI PERSONALI

- ISABELLA MILANI
- La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.
SEGUIMI su facebook
SEGUIMI SU TWITTER
Se vuoi seguirmi clicca su SEGUI
venerdì 30 marzo 2012
Ma l’amore criminale è amore? 295°
martedì 27 marzo 2012
“Questa volta mio figlio ha ragione ma è stato punito lui”. 294°
Un lettore, che chiamerò Giuliano, mi scrive:
“Salve le voglio raccontare una storia capitata più volte a mio figlio che è sicuramente asino a scuola e anche confusionario agli occhi di tutta la classe ma che però vorrei chiederle consiglio di come comportarmi se dovesse ricapitare cosa dire o fare per non peggiorare le cose , ecco la storia sempre la stessa tre volte un compagno di mio figlio bravissimo a scuola canta bene gioca benissimo a pallone non disturba mai nessuno santo insomma agli'occhi di tutti.allora una volta gli toglie la sedia da sotto il sedere a mio figlio e cade tutti ridono e ovviamente il prof non c'è ma mio figlio si alza e gli da uno spintone e l'altro piange il prof quando arriva che succede punisce ovviamente mio figlio, due mio figlio vicino di banco sempre dello stesso ragazzo fa cadere una penna quando la raccoglie sbatte il banco e fa sbagliare il compagno che lo insulta con nomi orribili mio figlio che fa gli sputa e chi viene punito una settimana da solo a far ricreazione' il mio , non che dico è male che il mio sia stato punito ma come parlare ai prof. che sarebbe a mio avviso giusto punire anche chi istiga, sbaglio a dire così ma ho paura che poi pensino che voglia insegnargli.questa volta però mio figlio ha ragione grazie a presto”
Gentile Giuliano, non posso valutare quello che lei mi racconta, perché non ho tutti gli elementi, ma posso fare qualche osservazione, anche di carattere generale: suo figlio è "sicuramente asino a scuola e anche confusionario agli occhi di tutta la classe". Questo fa pensare che disturbi spesso la lezione.
Il ragazzo "bravissimo a scuola" gli ha tolto la sedia da sotto il sedere. Suo figlio cade e tutti ridono. Lei è sicuro che suo figlio non lo abbia fatto altre volte agli altri? forse il prof lo ha visto fare scherzi di questo genere lui stesso. Come risposta, lui "si alza e gli dà una spinta". A lei sembra una reazione logica. Invece suo figlio avrebbe dovuto non dare spinte e, all'arrivo del professore, denunciare l'accaduto. Non si danno spinte, mai: può essere molto pericoloso, e gli insegnanti fanno di tutto per scoraggiare comportamenti pericolosi.
Suo figlio fa cadere una penna e rialzandosi dà un colpo al banco: lei sembra giudicare questo un caso, una cosa che può capitare a tutti, ma io posso dirle che normalmente questo accade solo ai ragazzi che si muovono senza alcuna attenzione, e, visto che suo figlio è un ragazzo vivace, l'insegnante ha pensato, forse, che avrebbe dovuto muoversi con più cautela. In classe, quelli ai quali cade sempre la penna, poi il diario, poi tutti i libri, poi l’astuccio (con conseguente disturbo alla lezione) sono quasi eslusivamente i ragazzi che si annoiano, che non stanno attenti, che si muovono con poca attenzione agli altri. Ai ragazzi che hanno un comportamento corretto e attento capita molto raramente.
Il compagno gli rivolge “nomi orribili”(ma quanto orribili potranno essere?) e suo figlio gli sputa. Ma come si può accettare che un ragazzo sputi ad un altro? Lo sputo è un gesto di grandissimo disprezzo, ed è molto volgare. Lei non fa riferimento alla gravità dello sputo, ma vede solo il fatto che il compagno ha reagito maleducatamente con “nomi orribili” e l’ingiustizia dell’insegnante che toglie l’intervallo al suo e non punisce l’altro.
Ecco il mio suggerimento: concentri l'attenzione sul comportamento di suo figlio, perché qui mi sembra che si tratti di un ragazzo difficile. Posso dirle che se fosse capitato a me un ragazzo che sputa ad un altro io avrei rimproverato il ragazzo che ha reagito, e gli avrei scritto sul diario "ha insultato un compagno", e per il ragazzo che sputa avrei proposto tre giorni di sospensione, e non avrei tolto l’intervallo (perché, a parte che sarebbe stato un provvedimento disciplinare troppo leggero, non sono d’accordo con chi lo toglie, perché credo che l’intervallo sia una necessità).
Nella Scuola è importante che i genitori lascino fare agli insegnanti e intervengano solo in casi gravi. Sono gli insegnanti quelli che devono giudicare chi punire, perché, e quando. Ma prima di tutto, i genitori devono intervenire a casa con i loro figli per educarli al rispetto e all'impegno.
Spero di esserle stata utile. Mi faccia sapere.
sabato 24 marzo 2012
“Quando i genitori diventano aggressivi”. 293°
Nuccia mi scrive:
“Cara professoressa Milani, vorrei chiederle un consiglio per una cosa che mi è successa e che mi ha mortificato, un po’ anche spaventata. Soprattutto perché non riesco a digerirla. E voglio dirle che non sono una novellina perché insegno da quasi vent’anni.
Una settimana fa è venuto a parlare con me il padre di un ragazzino di prima. Il ragazzino è molto timido, taciturno; tende a stare nel suo mondo, a volte sorride e non si sa a chi e perché. Insomma è un po’ strano, ma a scuola se la cava abbastanza bene. Il padre, invece, elegante e con l’atteggiamento del direttore di qualche azienda, è completamente diverso. Appena si è seduto ha cominciano a fissarmi infuriato come se mi volesse uccidere e ha cominciato, in modo molto aggressivo a versarmi addosso un mucchio di accuse, senza darmi il tempo di replicare. In sostanza, mi ha detto:
- Ho trovato gravissimo che lei lo abbia interrogato insieme ad altri due ripetenti. Lei non può accostare mio figlio a ragazzi ripetenti.
- Lei ha interrogato mio figlio perché non aveva fatto il compito, mentre il compito lo aveva fatto.
- Non doveva chiamare proprio lui, perché anche altri non lo avevano fatto.
- Lei e gli insegnanti di questa classe non siete organizzati: c’è chi dà tanto compito e chi non dà niente.
- La madre di mio figlio è maestra e ha insegnato lei a mio figlio a studiare in un certo modo e ora lei si permette di dire a mio figlio che deve studiare in un altro modo
- Lei ha dato 5 a mio figlio: voglio sapere se dà 5 o 4 anche a quelli che sanno meno di lui
- Lei ha chiesto ai suoi colleghi come va il ragazzo con loro e non aveva il diritto di farlo perché adesso lo avete già bollato
- Trovo assurdo che in classe ci siano tanti alunni in difficoltà.
- Trovo inconcepibile che mi riceva qui, in questo tavolinetto in corridoio
- Andrò a parlare con la dirigente.
Tutto questo puntando il dito con grande rabbia. Non ho potuto neanche replicare, se non per dire “stia calmo, mi lasci spiegare”.
Poi è andato dalla dirigente che gli ha garantito che la seconda la farà in un’altra sezione, senza neanche chiamarmi per chiedermi spiegazioni. Sono arrabbiata e mi sento in colpa per non essere riuscita a rispondere. Che cosa ne pensa?
Tanti saluti e grazie del tempo che vorrà dedicarmi”. Nuccia.
Cara Nuccia,
evidentemente è un uomo abituato a comandare tutti a bacchetta (e non vorrei essere nei panni né dei suoi sottoposti, né di sua moglie (la maestra), né delle maestre o maestri che hanno insegnato al bambino, né, soprattutto, di suo figlio. Avrà detto “Ah, sì? Ora la metto a posto io la professoressa! Come si permette?”
Intanto è convinto del fatto che ci sia un modo di insegnare giusto e uno sbagliato (e che lui sappia qual è quello giusto): non è vero, perché lo scopo finale (che è quello di rendere i ragazzi preparati, capaci di comportarsi correttamente, di conoscere i propri pregi e i propri difetti, per potersi poi orientare nella realtà, scegliendo la strada migliore) si può raggiungere in modi diversi. Dunque, quel genitore dovrebbe sapere che c’è chi ritiene giusto e utile dare dei compiti a casa e chi invece pensa che sia meglio farli lavorare in classe. Non è una questione di organizzazione, ma di libertà di insegnamento. In questa ottica si capisce che l’insegnante deve essere libero di interrogare chi vuole, quando vuole, dando il voto che ritiene giusto: personalmente interrogo chi non studia con una frequenza almeno tripla rispetto agli altri. E non mi sento di fare un’ingiustizia, ma una azione di recupero.
Quel padre dovrebbe sapere che la madre, anche se maestra, non è l’insegnante di suo figlio. E il pretendere di insegnare al figlio come si studia non è un’ingerenza della professoressa nel lavoro della madre, ma il contrario.
Il padre aggressivo dovrebbe sapere che gli insegnanti si scambiano spesso opinioni sui vari ragazzi, perché l’insegnamento è anche un lavoro di equipe, e ognuno di noi deve rendere conto di quello che fa agli altri perché il volto viene dato collegialmente, soprattutto quello di condotta. Quindi è un nostro dovere, quello di chiedere agli altri docenti come va un ragazzo.
“Trovo assurdo che in classe ci siano tanti alunni in difficoltà”: su questo gli do in parte, ragione. Nelle classi ci dovrebbero essere pochi alunni, soprattutto se ci sono alunni in difficoltà. E solo così poi ci si potrebbe chiedere se è stato fatto abbastanza. Ma forse quel padre avrebbe voluto che la classe di suo figlio, quel figlio che non può essere accostato ad alunni ripetenti durante una interrogazione, fosse epurata dagli alunni difficili, ripetenti o portatori di handicap.
Quando dice “Trovo inconcepibile che mi riceva qui, in questo tavolinetto in corridoio, mi trova d’accordo: ci vorrebbero maggiori spazi e risorse per offrire ai genitori un luogo accogliente per parlare in tranquillità. Ma non è colpa nostra, se non ci sono.
Infine: “Andrò a parlare con la dirigente.”: minaccia risibile. Il dirigente fa quasi sempre quello che vogliono i genitori urlanti, specialmente se sono ricchi e di una qualche potenza, cioè quelli che possono servire, o dare lustro alla scuola con la loro presenza (nella nostra scuola c’è il figlio del primario di Chirurgia, la figlia del notaio Tal de’ Tali, il figlio del sindaco, ecc.) o procurare grane. Trovo assurdo permettere a un genitore di far cambiare sezione con queste motivazioni, ma accade. Non ti arrabbiare per questo. Parlane al dirigente, o a tutti in collegio docenti.
Per quanto riguarda la frase “Ho trovato gravissimo che lei lo abbia interrogato insieme ad altri due ripetenti. Lei non può accostare mio figlio a ragazzi ripetenti.”, credo che sia un’affermazione gravissima. Lui avrebbe voluto che tu emarginassi i ripetenti (e sicuramente anche i ragazzi con dei problemi) e li tenessi distanti dai ragazzi “normali”, “di buona famiglia”. Questo ti dice tutto di questo padre modello. Il suo sistema educativo si capisce molto bene. Dovresti essere grata a quel padre che ti ha fatto capire perché il bambino è così timido e strano.
Gli ha insegnato che si può risolvere con l’aggressività qualsiasi seccatura, che l’insegnante è ingiusta e incapace, che se qualcuno osa pensare con la sua testa ci si deve vendicare, che ci sono compagni ai quali non deve stare neanche vicino perché sono inferiori (e quindi che lui è superiore perché figlio di un grande padre).
Cara Nuccia, quello che ti è capitato può capitare a tutti noi. Che cosa fare? Se il genitore è arrabbiato per i soliti problemi “Lei ha detto, lei ha fatto, lei ha chiesto”, è tuo dovere cercare di spiegargli le cose in modo che capisca che non deve temere che suo figlio sia maltrattato. (Se maltrattassi davvero il figlio ha ragione e ti devi scusare).
Se il genitore, come in questo caso, è aggressivo e temi per la tua incolumità fisica, devi (immediatamente, appena te ne accorgi) dire “Mi scusi un attimo”, poi vai a cercare un collega qualunque (in una classe, in sala professori o, meglio ancora, rivolgerti al dirigente) e chiedere al genitore di continuare a parlare in presenza di un collega o del dirigente.
Non ti sentire in colpa, Nuccia, per non essere riuscita a rispondere. Quando si viene aggrediti in un modo che non ci si aspetta, accade a tutti di rimanere senza parole.
Continua per la tua strada e non ci pensare più. La prossima volta, se succedesse, sarai preparata.
giovedì 22 marzo 2012
È primavera (ma non ce ne accorgiamo più). 292°
martedì 20 marzo 2012
Insegnare ad essere onesti: si può? 291°
lunedì 19 marzo 2012
Quando i ragazzi chiedono aiuto. Terza parte. 290°
mercoledì 14 marzo 2012
“Ho 23 bambini. Non posso stare dietro a vostro figlio”. 289°
Antonella e Pietro mi scrivono:
siamo genitori adottivi di 2 bambini provenienti dall'estero di 8 e 6 anni e che abitano con noi da circa 1 anno e mezzo. Premetto che non hanno più alcun problema di lingua e socializzazione con altri bambini. La bambina di 8 anni è molto brava a scuola e non crea alcun problema, mentre il bambino di 6 anni, che frequenta la 1^ elementare, quasi giornalmente sul quaderno riporta una nota della maestra con la scritta " LAVORO INCOMPLETO. ...MALE !, NON HA LAVORATO......MALE!". Voglio precisare che la maestra si limita a scrivere le note sul quaderno ma non ha mai chiamato noi genitori per riferire il comportamento e il profitto del bambino, siamo sempre stati noi genitori che abbiamo contattato la maestra per avere informazioni e la stessa si limita a dire che il bambino non segue la lezione, non sta fermo, pensa a giocare, non copia dalla lavagna, pertanto, lei dice, che avendo 23 bambini non può stare dietro a nostro figlio e quindi deve andare avanti nelle lezioni (detto su due piedi, senza fermari, camminando e molto infastidita) Per cercare di eliminare gli inconvenienti e per aiutare il bambino abbiamo provveduto a mandarlo al doposcuola per essere seguito più da vicino ed effettivamente la maestra del doposcuola ha detto che il bambino ha le capacità intellettive ma deve essere continuamente seguito e stimolato, cosa che fa quest'ultima.
Chiediamo un consiglio a lei Professoressa Milani, di come intervenire nei confronti del bambino, come dovrebbe intervenire la scuola ed il personale docente, se cambiare la maestra che a quanto sembra non l''ha preso a simpatia, o richiedere l'insegnante di sostegno.
La ringraziamo. Cordiali saluti. Antonella e Pietro F.”
Gentili Genitori,
non credo proprio che la maestra di vostro figlio legga il mio blog, perché appare evidente che va per la sua strada senza porsi alcun problema, senza mettersi in discussione, probabilmente sicura che il suo lavoro consista nel portare avanti un programma, anche lasciando indietro chi non ce la fa. Credo che legga piuttosto qualche libro uscito tempo fa che sosteneva l’importanza di mandare i ragazzi difficili a fare l’idraulico o il playboy, perché disturbano i “bravi”.
Sono pienamente consapevole del fatto che a scuola abbiamo troppi alunni, troppe difficoltà e pochissimo aiuto. Ma non può pagarla il bambino. Altrimenti, visto che le risorse della sanità sono state molto ridotte, il medico potrebbe dire: “È vecchio, non vale la pena curarlo. È gravemente malato, ho tanti altri pazienti, non posso curare il suo bambino.”
Se lo leggesse, (e sarebbe bello che si riconoscesse) le chiederei se ritiene che valga la pena di aiutare il bambino; se dicesse di no, le risponderei che può essere denunciata per discriminazione; se dicesse di sì, le chiederei come pensa che possa aiutare un bambino di prima elementare scrivendogli “MALE!” sul quaderno; le chiederei se ha mai sentito parlare di bambini con disturbi dell’apprendimento o del comportamento, o con bisogni educativi speciali; se rispondesse di no, le direi di andare a studiare; se rispondesse di sì, le direi che evidentemente il bambino ha qualche bisogno diverso da quello degli altri e quindi sarebbe bene che si rendesse conto del fatto che lei è la maestra e ha il dovere di aiutarlo, di incoraggiarlo, e non di umiliarlo e demotivarlo.
Invece, se fossi in voi, le chiederei se vuole che togliate il bambino dalla sua classe e dalla scuola. Senza altre parole. “Buongiorno, siamo venuti a chiederle se dedidera che togliamo il bambino dalla sua classe e dalla scuola.”. Uno dei due ci vada con una sorella o un fratello., come testimone. Se ha il coraggio di dire di sì (ma non ce l’ha) la denunciate. Se dice di no, le dite: “Allora le chiedo di impegnarsi un po’ anche per mio figlio, perché a noi non interessa se lei ha tanti alunni. Mio figlio è uno dei tanti alunni della classe, e se ha maggiori difficoltà ha bisogno di maggiore aiuto.”.
Poi fotocopiate le pagine del quaderno e le allegate a una lettera con la quale informerete il dirigente del fatto che la maestra scrive sul diario voti che demotivano il bambino. Chiedete che venga protocollata e fatevi dare il numero di protocollo.
Spero che questo vi aiuti. E spero che lo leggano gli insegnanti che si comportano come quella maestra.
Quando i ragazzi chiedono aiuto. Seconda parte. 288°
Non riesco ad immaginare di non aiutare un ragazzo in difficoltà, perché so che se si trova in difficoltà forse è proprio perché la famiglia, anche piena di buone intenzioni, non riesce a renderlo sereno o, addirittura, può essere l’origine dei suoi problemi.
sabato 10 marzo 2012
Quando i ragazzi chiedono aiuto. Prima parte. 287°
martedì 6 marzo 2012
GRAZIE a chi mi sta votando!

domenica 4 marzo 2012
“Mi accorgo di trovare difficoltà nell’essere ascoltata e nel mantenere una certa disciplina” 286°
Marta mi scrive:
“Gentilissima Prof Milani, ho trovato per caso questo Suo sito che trovo molto interessante. Sono una giovane insegnante di scuola dell’infanzia e svolgo supplenze saltuarie da qualche anno, ma nonostante trovi questo lavoro piacevole, sia per il fatto di stare a contatto con i bambini, sia per le attività che vi si svolgono, incontro ancora difficoltà nel gestire la classe, specialmente se numerosa e se vi sono bambini irrequieti. Potrebbe Lei darmi qualche consiglio sul modo di presentarmi ai bambini per evitare che essi prendano sin dall’inizio il sopravvento? Cerco di tenerli impegnati con delle attività per le quali essi provano interesse ma mi accorgo di trovare invece difficoltà nell’essere ascoltata e nel mantenere una certa disciplina, ad esempio fatico molto nel farli riordinare o mettere in cerchio o in fila per due. Da ciò che legge capirà che non sono severa ma buona e timida. C’è qualcosa che posso fare per non scoraggiarmi e superare questa difficoltà?
Spero di ricevere un suo parere e magari un consiglio. Nell'attesa Le porgo cordiali saluti.
Marta”
Cara Marta, insegnare con efficacia a bambini piccolissimi, piccoli, grandicelli, a ragazzini, a ragazzi e a quasi maggiorenni comporta strategie diverse. È ovvio.
La costante, però, è, per tutte le situazioni, il fatto che bisogna interessarli e apparire ai loro occhi una persona da seguire. Se hai letto il blog o il libro, avrai trovato questo concetto ripetuto molte volte. È semplice, in realtà. Ma difficile da applicare. Bisogna studiare molto, chiedersi come stupirli, trovare idee. In pratica, devi trovare come insegnare quello che vuoi insegnare, usando qualcosa che a loro piace. Devi coinvolgerli.
Nel tuo caso, Marta, chiediti che cosa può piacere a bambini di quella età. Sono bambini che amano fare le cose insieme, per esempio. Amano giocare. Amano scoprire, immaginare, imparare. Si stupiscono per le magie? Usa le fiabe e le favole. Impara a fare qualche magia. Impara l'arte dei giocolieri.
Quindi, Marta, quello che insegni deve essere semplice, ma non banale. Devi far loro scoprire qualcosa attraverso il gioco, per esempio. “Facciamo finta, bambini, che siete tutti statue. Ecco, bravi. Adesso facciamo finta che siate cagnolini. Facciamo finta…Ditelo voi, bambini! Che cosa suggerite? Ecco, come dice Sara, facciamo finta che siate tutti cantanti. Ora facciamo finta che siate tutti bambini maleducati”. Ecco: questo è il concetto dove volevi arrivare. Tutto il resto serviva soltanto a far fare qualcosa tutti insieme. Che cosa devono fare per “far finta di essere maleducati”? E poi, che cosa devono fare per “far finta di essere educati”? Ed ecco che puoi spiegare senza che se ne accorgano. La scuola dovrebbe essere sempre così: un luogo dove si scopre e dove si prova piacere nel farlo.
Ci sono persone (troppe, anche fra gli insegnanti e, soprattutto fra le persone che non sono né insegnanti né genitori, ma vogliono esprimere giudizi) che sostengono con forza il concetto che per imparare bisogna faticare e anche annoiarsi; che l’insegnante non deve darsi la pena di interessarli, perché i bambini e i ragazzi hanno il dovere di studiare, “e studiare non è mai stato piacevole”. Queste persone non sanno neanche che cosa significa insegnare e neanche imparare. Non ti lasciare confondere. A scuola si deve faticare, è vero. Ma non solo e non sempre. In qualche momento ci si può anche annoiare. Ma normalmente ci si deve divertire ad imparare. Si deve provare quell’entusiasmo che permette di sopportare la fatica, quando è necessaria. E un insegnante si deve stancare, ma deve divertirsi ad insegnare. L’entusiasmo si trasmette.
È importante che tu cerchi di trovare qualcosa che sappiano fare tutti, perché – ricordalo sempre – un bambino che non sa fare un’attività si annoia, si sente escluso e si “comporta male”. Sempre più spesso, perché arriva un momento in cui rinuncia all’idea di fare parte del gruppo classe, non ascolta più neanche, non ci prova più. E passa il tempo a disturbare la lezione.
Anche se i tuoi alunni sono piccoli, ricorda che possono fare cose straordinarie. Credici e vedrai che riuscirai a guidarli.
Non insegno alla scuola dell’infanzia, Marta, ma so che il significato di “apprendimento” è uno: “L'apprendimento è l'acquisizione di conoscenze in vista di uno scopo”. Ecco il segreto: “in vista di uno scopo”. Cerca di rendere esplicito a te stessa lo scopo di quello che stai per proporre e poi trova un modo semplice per spiegarlo: “Bambini, oggi andiamo in giardino a vedere come stanno le piante. Chi vede delle foglie secche e marroni me lo viene a dire. Chi vede delle foglioline verdi me lo viene a dire. Se vedete una foglia marrore dovete alzare la mano dire ‘Marrone!’; se vedete una fogliolina verde alzate la mano e dite ‘Verde!’. Chi vede dei rametti senza foglie dice ‘Qui c’è un albero che dorme!’: Insomma, sta a te trovare le parole giuste.
Quello che manca molto spesso, a tutti i livelli, è la spiegazione del perché si sta svolgendo una certa attività o un certo lavoro.
Allora, prova e fammi sapere!
ULTIMI COMMENTI
Archivio blog dove potete leggere tutti i blog dal primo, del 31 maggio 2010
-
▼
2012
(103)
-
▼
marzo
(11)
- Ma l’amore criminale è amore? 295°
- “Questa volta mio figlio ha ragione ma è stato pun...
- “Quando i genitori diventano aggressivi”. 293°
- È primavera (ma non ce ne accorgiamo più). 292°
- Insegnare ad essere onesti: si può? 291°
- Quando i ragazzi chiedono aiuto. Terza parte. 290°
- “Ho 23 bambini. Non posso stare dietro a vostro fi...
- Quando i ragazzi chiedono aiuto. Seconda parte. 288°
- Quando i ragazzi chiedono aiuto. Prima parte. 287°
- GRAZIE a chi mi sta votando!
- “Mi accorgo di trovare difficoltà nell’essere asc...
-
▼
marzo
(11)