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visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!
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ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.
Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.
Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.
Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).
INFORMAZIONI PERSONALI

- ISABELLA MILANI
- La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi. È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", entrambi per Vallardi.
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giovedì 31 marzo 2011
“Può un insegnante mandare fuori dalla classe un alunno?”. Prima Parte. 179°
martedì 29 marzo 2011
“Ho un bambino buono e sensibile, ma quasi ingestibile”. Seconda parte. 178°
lunedì 28 marzo 2011
Una lezione della professoressa Milani. 177°
La professoressa Milani stava facendo lezione come sempre: parlava, chiedeva, ascoltava, rispondeva. Ad un certo punto si è aperta la porta e si è vista la bidella che discuteva con due ragazzi di una classe seconda.
“Voi dovete entrare qui, perché vi hanno assegnato a questa classe”, diceva facendo il gesto di chi dice “accomodatevi”. Si sente rispondere qualcosa che non si capisce.
“No, dovete entrare qui. Dove siete stati fino ad ora?”
Guardo l’ora: era iniziata da trenta minuti.
A questo punto la professoressa Milani, che si trovava in piedi accanto alla finestra, di dirige verso la porta:
“Che cosa succede?”.
“La loro classe è andata in gita e loro sono stati assegnati a questa classe. Nelle ore precedenti erano qui, infatti”.
Uno dei due, un biondino che conosciamo tutti perché è uno dei più terribili della scuola, plurisospeso, sfrontato e straffottente, dice:
“Io voglio andare in quella classe”.
“E invece vieni in questa”, ha tagliato corto la professoressa Milani. “Anzi, dove siete stati fino a questo momento?”.
“Ci siamo sbagliati”, risponde senza spiegare altro.
“Bene, ora che avete ritrovato la strada, entrate”. Sono entrati e sono andati a sedersi in due banchi liberi vicino alla finestra.
“Tizio e Caio – la professoressa si è raccomandata di non scrivere nomi – assegnati a questa classe si sono presentati alle 10 e 30.” Ha detto a voce alta quello che stava scrivendo sul registro.
Il biondino si è guardato intorno e poi ha mosso le labbra come per dire la parola “puttana”. Dalla bocca dell’incauto strafottente non è uscito nessun suono, ma ho visto benissimo che ha detto quella parola. E lo ha visto anche la professoressa Milani. Potete immaginare quello che ho pensato! Mi sono detta: adesso chissà che cosa succede! Che cosa gli dirà? Urlerà? Scriverà una nota sul registro? Lo farà sospendere? E mi sono messa lì, tutta tesa ad aspettare l’apocalisse. Ma dalla bocca della professoressa Milani non è uscita neanche una parola. Lo ha guardato nel silenzio della classe, gli ha sorriso con tutti i denti, ma con l’aria di chi sottintende “sei finito!” e poi ha mosso anche lei le labbra, ma non per dire una sola parola, ma un’intera frase. Appena terminata la lunga frase senza suono, ha sorrriso di nuovo e poi si è messa in attesa, come per dire: “Tocca a te”.
Lui, il biondino, è rimasto evidentemente sorpreso, e ha fissato le labbra per captare qualche parola, ma si è visto bene che non ci è riuscito. Non si è, però, lasciato intimidire e di nuovo ha detto una parola, meno scandita, sempre senza suono.
Di nuovo, lei ha sorriso e, poi, in un silenzio come quello di “Mezzogiorno di fuoco”, la professoressa ha mosso le labbra, più a lungo di prima. Questa volta ci ha aggiunto anche qualche espressione del viso e qualche leggero movimento della testa. Poi un largo sorriso come per dire “Non ce la fai”.
Non sapevo che cosa pensare e come si sarebbe concluso questo duello.
Mi aspettavo di sentire in sottofondo una musica di Ennio Morricone, ma ci fu solo silenzio.
A dire il vero la professoressa sembrava divertita. Io non tanto, perché ero preoccupata. Sapevo che quel biondino era tremendo, e mi sembrava molto rischiosa la situazione.
Per la terza volta il biondino ha detto una parola, e per la terza volta lei ha risposto come prima. Sempre sorridente. Ha concluso addirittura con una gesto della mano che significava. “Dai, avanti, tocca a te”.
Invece lui ha sorriso senza pronunciare parole mute. Probabilmente non sapeva che pesci prendere, non gli era mai capitato. La professoressa lo ha guardato dicendo con lo sguardo “Hai visto?”.
Il suo compagno gli ha detto “Dai, rispondi”.
“Scusa, tu che cosa c’entri? Che cosa ti interessa? È una cosa fra me e lui, perciò stai zitto”. Poi si è rivolta al biondino:
“Allora, hai capito? Hai imparato qualcosa?” Lui, molto stranamente, ha risposto con un sorriso. E sempre sorridendo, la professoressa Milani ha continuato:
“Devi aver imparato una cosa: quello che hai fatto tu lo so fare anch’io. E poi, sappi che io ho capito quello che tu hai detto.”
“Perché, sa leggere le labbra?”
“Certo. E tu hai capito quello che ho detto io?”.
“No”, ha risposto.
“Allora, oggi ti ho dato una lezione, che devi ricordare: non solo quello che hai fatto tu lo so fare anch’io, ma lo so fare meglio, perché io ho capito quello che hai detto tu, e tu non hai capito quello che ho detto io.”
Poi ha continuato la lezione e il biondino non ha detto più niente.
Fuori dalla classe, ho sentito che la professoressa gli ha detto:
“Come mai ti sei comportato così? Io non ti ho mai mancato di rispetto. Tu lo hai fatto. Ho capito quello che hai detto e avrei potuto prendere dei provvedimenti, ma non ho voluto farlo. Sei stato molto scorretto e ingiusto, con me. Non lo fare mai più.”
Lui ha sussurrato “Scusi”. E lei ha sorriso.
Poi le ho chiesto perché non aveva scritto una nota sul registro. Lei mi ha risposto:
“E che cosa ci scrivevo? “Tizio ha mosso le labbra e mi sembra che mi abbia detto ‘puttana’, ma non posso dimostrarlo?”.
E poi è andata nell’altra classe.
La professoressa Milani ha sostenuto e vinto un duello.
Questo è tutto.
Beatrice.
“Ho un bambino buono e sensibile, ma quasi ingestibile”. Prima parte. 176°
Grazia, una mamma, mi scrive:
“Gentile professoressa, io sono la mamma di un bimbo di 12 anni che purtroppo in classe sfida i professori, si mette a cantare, si alza e fa quello che gli passa per la testa e questo per essere al centro dell'attenzione, anche dei compagni e far ridere cioè essere comunque il protagonista sia in negativo che in positivo. Le segnalo a grandi linee il problema che mi ritrovo a dover affrontare con mio figlio che e' un bambino buono e molto sensibile ma con una vivacità quasi ingestibile e un genetico rifiuto delle regole. Mi aiuti la prego perché mi trovo in una situazione dove castighi, premi, fare i duri o essere comprensivi non funziona più; lui ha sempre delle scuse pronte (bugie) per continuare imperterrito a fare quello che vuole.
Anche in questo caso non è l'unico e il contesto della classe è molto negativo già l'anno scorso non era il massimo e quest'anno il problema è davvero precipitato in generale e soprattutto con mio figlio che se fino a dicembre di quest'anno il comportamento era sempre come ho segnalato sopra, almeno come rendimento scolastico era abbastanza buono, adesso e' precipitato drasticamente, e i professori da un 7 in condotta adesso mi hanno messo davanti anche una serie di insufficenze che probabilmente se non succede un miracolo lo porteranno alla bocciatura.
Mio figlio fa la seconda media ma ha 12 anni (ha cominciato la scuola un anno prima), inserito in questa classe molto negativa; ma, nonostante ce ne siano di peggiori o uguali sia nel comportamento ma tantissimi messi molto male da sempre e non solo da adesso anche nello studio, e' pero' visto (parere ormai diventato comune per tutti gli insegnanti come fosse l'unico che impedisce di far lezione) come immaturo, per i suoi interventi e addirittura dicono che non e' autonomo ( mentre fino a dicembre aveva dei bei risultati scolastici , non e' che viaggiasse sull'onda del sei tirato) Insomma a parere mio, come mamma, i professori sono altamente prevenuti nei suoi confronti.
Mi chiedevo come fa in una scuola privata una classe intera, e mio figlio in special modo, a sprofondare in un disastro ormai, a detta dei professori, ingestibile???
Non e' che qualcosa potrebbero fare anche questi benedetti professori e che le colpe non sono solo ed esclusivamente sempre dei ragazzi e dei loro genitori????”
Cara Grazia, capisco quello che provi. Tu vedi tuo figlio, che sai essere “un bambino buono e molto sensibile”, che a scuola si comporta in modo tale da ricevere rimproveri continui per il comportamento e, adesso, anche per i risultati. Vorresti tanto aiutarlo, ma non sai come fare. Ti capisco.
Scrivi che forse “le colpe non sono solo e sempre dei ragazzi e dei loro genitori”. È vero. Ma non serve a nulla cercare delle colpe. Ci sono dei problemi e si devono cercare delle soluzioni.
Non sono una specialista. Sono soltanto un'insegnante. Non so se posso aiutarti, ma provo: analizziamo insieme il problema.
Tuo figlio, che chiamerò Marco, è quello che possiamo definire un alunno “difficile”. Buono e sensibile, ma difficile da gestire. In classe non è solo e quindi gli insegnanti non possono gestirlo individualmente. Non possono permettergli di fare quello che vuole fare, come alzarsi, interrompere la lezione, cantare, ecc. Se lo facessero, gli altri interpreterebbero questo come un permesso per tutti di comportarsi allo stesso modo. Non hanno (soprattutto oggi) praticamente nessuna risorsa esterna (come le compresenze, che permetterebbero di studiare delle strategie individualizzate). In una scuola privata, poi, ne hanno ancora meno, perché eventuale personale di appoggio dovrebbe essere pagato dai proprietari, e non so se siano tanto propensi a farlo.
L’insegnante spesso non è stato preparato per affrontare casi particolarmente difficili, e anche se lo fosse stato, non avrebbe molte possibilità di intervenire, perché obbligato a fare una lezione che, sostanzialmente, deve tener conto di almeno venticinque ragazzi diversi contemporaneamente.
In altri post ho scritto che quando un ragazzo si comporta male a scuola ha sempre dei problemi. Non ci sono ragazzi cattivi, ma ragazzi in difficoltà. Il problema è che anche gli insegnanti sono in difficoltà a gestire quegli alunni. Nel caso di Marco, mi sembra che possa rientrare nella descrizione di un ragazzo con deficit di attenzione, iperattivo. Ma solo uno specialista può fare una diagnosi.
Se non lo hai già fatto, ti suggerisco di farlo vedere ad uno specialista. È importante capire le radici del suo comportamento, altrimenti si rischia di accusarlo di qualcosa che lui, in realtà, non può gestire.
I comportamenti che descrivi sembrano quelli di chi è affetto da "Sindrome da deficit di attenzione e iperattività” (ADHD). Parolone lungo che un tempo corrispondeva a “maleducato”, “vivacissimo”, “svogliato”. Personalmente, trovo preferibile che il comportamento di tuo figlio abbia un nome preciso, anche se lungo. Si tratta di bambini di intelligenza normale o anche superiore, con un problema di comportamento che li rende, come dici tu, “quasi ingestibili”. Ti può aiutare molto, secondo me, la consapevolezza che non si comporta “male” perché “ha sempre delle scuse pronte (bugie) per continuare imperterrito a fare quello che vuole”, ma perché non riesce a comportarsi diversamente. Uno specialista potrà aiutarlo, e aiutarti. Marco, in ogni caso, ha bisogno di aiuto e di comprensione, non solo di semplici rimproveri.
In base alla mia esperienza, ti dirò che con un ragazzino iperattivo (indipendentemente dalla diagnosi) devi essere molto chiara e ferma sulle regole che gli chiedi di rispettare (poche, le più importanti); cerca di non confonderlo con richieste troppo numerose o contraddittorie; se ha difficoltà a concentrarsi e il suo tempo di attenzione è molto ridotto, non pretendere tempi di attenzione lunghi; cerca di non rimproverarlo continuamente; aiutalo dandogli conferma del fatto che è sulla strada giusta, quando rispetta una regola o porta a termine bene un compito; tieni presente che se è stanco, se si trova in una ambiente rumoroso o disordinato o se si annoia, si comporta peggio: fai in modo, se puoi, di evitargli queste situazioni; evita di portarlo nei negozi, dal parrucchiere, nelle sale d’aspetto, perché sai che non riesce a stare fermo. Cerca di farlo partecipare ad attività da svolgere con calma e serenità. Lodalo quando riesce a vincere la sua eccessiva irrequietezza. Soprattutto, capisci che tuo figlio è un ragazzo intelligente, sensibile, dolce, ma è difficile per chi non lo conosce bene accorgersene mentre urla, gira per la classe, spinge, interrompe, canta. Spesso riesce a far perdere a te le staffe, figurati agli altri.
Detto questo, una volta che uno specialista avrà fatto una diagnosi, portala ai docenti e chiedi quali possibilità hanno di aiutarlo, perché a volte non ci si riesce, neanche con tutta la buona volontà.
Se nonostante la diagnosi ci sono insegnanti che continuano a dire che è svogliato, maleducato o altro, proteggilo, insistendo perché prendano tutti atto delle difficoltà di tuo figlio, ma non pretendere che facciano miracoli, come se in classe ci fosse solo lui.
Cara Grazia, spero di averti aiutato un po’. Fammi sapere.
sabato 26 marzo 2011
Genitori troppo invadenti. Seconda parte.175°
Genitori troppo invadenti a scuola. Prima parte.174°
Stefania mi scrive:
“Salve, mi chiamo Stefania e faccio l'insegnante presso la scuola primaria. Vorrei precisare che ho 27 anni e lavoro da circa 7 anni, nel frattempo mi sono laureata in lettere e specializzata.
Fin da piccola ho sempre amato il mio lavoro, la mia è una famiglia di professori.
Ma già da ora sono stufa, non dei bimbi...ma dei GENITORI!!!!
Ti stancano, ti stressano, ti offendono. Insegno in due prime di una scuola molto "IN" e i genitori (dei professionisti) si credono di poter interferire nel nostro lavoro, anche se non sono dell'ambito, ledendo non solo la mia dignità e professionalità ma facendomi perdere la passione per il mio lavoro!!! Chiarisco che le offese sono rivolte anche a colleghe che hanno alle spalle anni e anni di lavoro.
NESSUNO CI AIUTA!!il Dirigente è una persona troppo buona e tanti di loro, pur di non far diminuire gli iscritti sono incapaci di difenderci nel modo adeguato.
Che faccio???io sono stata criticata da un papà solo perchè ho messo la nota sul quaderno al figlio che picchia tutti i giorni i compagni, il bimbo presenta difficoltà nelle relazioni, chissà perché???!!!lo stesso babbo che in passato ha denunciato altre insegnanti per altri figli.
Ho minacciato di andar via e non sono l'unica dal momento che i bimbi da settembre a ora hanno avuto diverse insegnanti.
Vorrei capire...CHI MI TUTELA???? CHI MI DIFENDE DALLE OFFESE DEI GENITORI??? Non parliamo di denunce per ingiuria...sono un’ umile precaria....non avrei il denaro.
Che fare??? Il Dirigente e le colleghe mi consigliano di subire e stare in silenzio, ma l'omertà non mi appartiene, anche se sono siciliana.
Mi scuso se le ho rubato molto tempo, ma sono distrutta. La ringrazio. Cordiali saluti”.
Cara Stefania, per carità! Assolutamente non ingoiare nulla! Tu, come docente, hai il dovere di gestire al meglio il rapporto con i genitori. Ma questo non significa che devi subire e tacere. Ci mancherebbe altro! E poi? Quanto potresti reggere? Aggiungo che il dirigente ha il dovere di intervenire, quando un genitore passa i limiti; se non lo fa, non lo chiamerei “brava persona”, ma “Ponzio Pilato”.
Desidero spiegarti che cosa penso dei genitori invadenti. Penso che possa aiutarti a sentirti forte quando ti attaccano. Se li capisci vedrai che saprai come rispondere.
Il genitore perfetto, dal punto di vista di un insegnante, è quello che fa il genitore.
Molto spesso, soprattutto gli insegnanti di italiano, ascoltano i genitori e danno loro consigli su come affrontare le difficoltà educative e li aiutano, magari parlando con l’alunno. A volte i genitori, comunicando all’insegnante le difficoltà del figlio, lo aiutano a migliorare il suo insegnamento. In questo modo il rapporto scuola famiglia è un rapporto positivo e proficuo.
Ma molto spesso i genitori, oggi, pretendono di insegnare ai docenti a fare i docenti. E in questo caso il rapporto scuola famiglia è negativo. Quei genitori sono invadenti e danneggiano la scuola.
Una grande quantità di genitori, quando viene a parlare con l’insegnante, si comporta come se in classe ci fosse solo suo figlio. E, anche se non lo dice, si secca se ha la sensazione che l’insegnante non lo apprezzi abbastanza o dedichi troppo tempo agli altri. Questo capita soprattutto con i genitori per i quali la Scuola è importante. E noi, davvero, cerchiamo di seguirli tutti, ma a volte siamo costretti a dedicare un po’ più di tempo a chi a casa non ha nessuno, perché recuperando quelli in difficoltà, in realtà aiutiamo tutta la classe e tutta la società. Spesso ci troviamo di fronte a genitori che non hanno la minima fiducia in noi, come categoria. Ci danno consigli e a volte pretendono di intervenire sulla disposizione degli alunni nei banchi, sugli argomenti, sui metodi e soprattutto sulla quantità di compiti a casa.
Ricordo di aver letto un’intervista a una docente, Paola Mastrocola, che stranamente invitava i genitori a “chieder conto” ai professori di quello che facevano o non facevano. Lo ricopio: “Se andiamo da un ortopedico chiediamo che terapie ci prescrive. Perché non chiediamo ad un insegnante come mai non fa mai leggere un libro o non fa mai fare un tema a nostro figlio? Bisogna indagare sui contenuti. Se un insegnante fa solo un canto del Paradiso io devo chiedergli conto. Certo, poi c'è il problema di spostare il ragazzo nella sezione dove li fanno tutti e venti, i canti...”. non condivido assolutamente questa idea.
Rispondo: possiamo semplicemente chiedere ad un insegnante perché non fa anche gli altri canti, e non “chiedergli conto”, partendo dal presupposto che “fare venti canti è meglio che farne uno”. Non mi pare la stessa cosa chiedere a un medico che terapie ci prescrive e “chiedere conto” all’insegnante del perché ci fa leggere solo un canto. La stessa cosa sarebbe se chiedessi all’ortopedico perché non segue la terapia che Luciano Onder ha segnalato durante una puntata di “Medicina Trentatré”. Se lo facciamo l’ortopedico ci butta fuori dallo studio. E lo fa con ragione.
Si deve avere fiducia negli insegnanti, non “chiedere conto”. Altrimenti qualcuno potrebbe anche “chiedere conto” del perché un’insegnante fa solo letteratura e del perché la fa declamando, con rapimento estatico, i versi, anziché insegnando a capirne sfumature formali e contenuti. Mi meraviglia davvero che sia un’insegnante a proporre questo “chiedere conto”. Far circolare quelle idee porta poi i genitori invadenti a sentirsi autorizzati ad invadere il campo dal quale dovrebbero stare fuori.
Tu, come insegnante, devi capire che il genitore invadente è una persona che ha paura. Volendo sintetizzare, dirò che ce ne sono di vari tipi, ma questi sono i principali: il genitore invadente perché è consapevole di non seguire il figlio e perciò cerca di incolpare te perché altrimenti teme di essere accusato di negligenza; il genitore invadente perché è apprensivo e ha paura che se abbassa la guardia e non difende il bambino tu lo schiaccerai; il genitore prevenuto, che è convinto che gli insegnanti sono incompetenti o delinquenti, (grazie a interviste come quella che ho citato, a programmi come quelli in cui insegnanti vengono chiamati a forum televisivi come imputati, e a notizie in cui insegnanti delinquenti vengono sbattuti in prima pagina).
Sapendo questo, quando parli con un genitore cerca di individuare a quale tipo appartiene, e tranquillizzalo appena inizia a parlare. Nel primo caso gli dici che capisci quanto è impegnato, ma che tu stai cercando di aiutare suo figlio; nel secondo caso gli dici che stai cercando di aiutarlo perché ti interessa che faccia meglio che può; nel terzo caso gli spieghi bene come lavori e gli dici che tu ci tieni a lavorare bene perché ti piace fare bene il tuo lavoro, anche se a volte è necessario qualche intervento severo, come una nota. Sempre devi mettere per prima cosa in evidenza i pregi del bambino o del ragazzo. Solo dopo parlerai dei problemi.
Ovviamente deve essere vero, il fatto che tu ti impegni, e il fatto che sai cercare nell’alunno non solo i difetti ma anche i pregi.
Vedrai, Stefania, che quando il genitore percepisce che ti interessi di suo figlio, quando riuscirai a tranquillizzarlo, la situazione migliorerà notevolmente.
Spero di averti aiutato! Fammi sapere.
(continua nel post)
mercoledì 23 marzo 2011
“Non mi interessa insegnare, ma non ho un altro lavoro”. 173°
Lucia mi scrive:
“Gent.ma professoressa, le scrivo perchè volevo chiederle dei consigli. Non sto vivendo un bel periodo, dopo anni di sacrifici all'università (prima con la laurea di primo livello e poi con la specialistica in Biologia) non riesco a trovare un lavoro. Mi sono laureata lo scorso anno in biologia, ho impiegato un paio di anni in più per terminare gli studi ma alla fine sono arrivata alla meta. Per fortuna avevo nel cassetto il diploma del "liceo socio-psicopedagogico" che per me è stato un colpo di fortuna! Grazie a questo diploma, a partire da Aprile dello scorso anno sono riuscita a fare delle supplenze saltuarie, adesso ho cominciato a fare delle esperienze più durature.
Per il momento mi trovo ad insegnare italiano in una terza elementare, è un'impresa ardua non soltanto perchè devo rispolverare le conoscenze della disciplina ma anche perchè la classe è molto vivace. La collega mi ha spiegato che l'insegnante precedente si è rifiutata di rimanere perchè non era in grado di gestire la classe, i bambini uscivano dalla classe per diverse ore senza che l'insegnante riuscisse a farli ritornare. La mia esperienza con questa classe è molto travagliata. Durante le prime 2 settimane di supplenza la classe ha assunto un comportamento irrispettoso, di sfida, di derisione e di sfiducia nei miei confronti . In classe non riuscivo a svolgere la lezione regolarmente perché per i bambini si trattava di un momento di svago; un momento in cui si poteva chiacchierare tranquillamente, ci si poteva sedere a terra o sul banco, si poteva ascoltare la musica con l’Ipod, giocare con delle carte…etc... Le mie sollecitazioni ad un comportamento decoroso ed al rispetto delle regole venivano considerate soltanto da 5 o al massimo 6 bambini. Durante l’intervallo, i bambini non presentavano un comportamento tranquillo e pacato ma stavano tutto il tempo a strillare a scappare dalla classe senza chiedere il permesso all’insegnante e nel momento in cui li rimproveravo non mi ascoltavano, al punto che per due volte è subentrata l’insegnante della classe adiacente per sollecitarli ad ascoltarmi. La stessa situazione si verificava quando i bambini stavano in fila. Le giornate seguenti, ho cercato di far ridimensionare la situazione facendo saltare l’intervallo lungo e loro a questo mio provvedimento volevano ribellarsi. In particolare un bambino (il più vivace) sollecitava i compagni a fare una “rivolta” contro la supplente. Il culmine della situazione è stato nel momento in cui ho scritto una nota sul diario al bambino più vivace perché non mi consentiva di svolgere la lezione (si alzava, diceva delle cose poco educate, disturbava i compagni). Il bambino non ha accettato la nota e prima dell’uscita, ha cominciato a dirmi che se non avessi cancellato la nota non mi avrebbe consentito di uscire dalla classe.
All'uscita delle 16:30 ha preso in ostaggio alcuni compagni, io ero carica emotivamente, mi veniva da piangere, mi sono recata verso i cancelli con la rimanente parte della classe per non far preoccupare i genitori. Subito, i genitori dei bambini che si rifiutavano di scendere, mi hanno chiesto dei loro figli ed io ho raccontato la situazione. Dopo un po’ i bambini sono arrivati e sono stati sgridati dai genitori; subito dopo i genitori sono andati dal Preside dicendo che non ero in grado di gestire la classe. Ho fatto questo grosso errore di lasciare i bambini in classe ma in quel momento cosa potevo fare? Avevo chiamato un collaboratore e mi ha detto che era impegnato, le colleghe erano andate tutte via...
Dopo questa serie di episodi, nelle ultime due settimane circa, la situazione è un po’ migliorata. Adesso le regole vengono (nella maggior parte dei casi) rispettate; anche se spesso ci si dimentica che occorre parlare aspettando che l’insegnante/compagno finisca un discorso. Spesso si distraggono durante la spiegazione e mi viene chiesto diverse volte come deve essere svolta un’attività che ho già spiegato. Inoltre un gruppo di bambini è litigioso; spesso ho assistito a litigi molto accesi in cui i bambini urlavano tra loro senza comprendersi. Il miglioramento è stato ottenuto principalmente grazie al continuo intervento della mia collega di classe, la quale li ha sempre sollecitati ad assumere nei miei confronti un buon comportamento.
Un altro mio problema è che annoio i bambini. Una collega mi ha detto che non metto entusiasmo durante la lezione, forse perchè non provo interesse per l'insegnamento...o per la disciplina. Però questo lavoro è l'unico che mi consente di vivere. Mi scuso per essermi dilungata molto ma è lei l'unica che può aiutarmi e consigliarmi.
Grazie in anticipo per avermi dedicato del tempo. Cari Saluti. Lucia.”
Cara Lucia, capisco benissimo la tua situazione. Insegnare è molto difficile, soprattutto se non si crede in quello che si fa. Il miglior aiuto che potrei darti sarebbe il suggerimento di smettere di fare una cosa che non ti piace fare. Ma dato che so quanto è difficile per i giovani trovare un lavoro, ti darò qualche altro consiglio, nell’attesa che tu ne trovi un altro.
Prima di tutto: calmati! Si percepisce l’affanno da come scrivi. Riprendi le redini della situazione, prima di tutto guardando dentro di te. Analizza obiettivamente il problema: non sai insegnare. In altre parole, non sai farti rispettare, non sai interessare i bambini. Va bene, non importa. Prendiamone atto. Però puoi imparare. Ora decidi come puoi risolvere il problema o almeno migliorare la situazione.
Spero di riuscire a sintetizzare e ad essere chiara.
Prima di tutto: studia. Non puoi pretendere di presentarti davanti ad un gruppo di bambini - venticinque? – “rispolverando le tue conoscenze”. Vai in una grande libreria e cerca nella sezione di didattica. Leggi qualche cosa, studia delle strategie. Consulta internet. Pensa a come insegnare divertendoli. Puoi trovare delle idee dappertutto. Devi, prima di ogni altra cosa, attirare la loro attenzione, poi devi conquistare la loro fiducia. È facile, ma solo una volta che hai studiato come fare. Ci puoi riuscire con i libri di altri insegnanti o pensandoci su. Guai se i bambini colgono da parte tua disinteresse, preoccupazione, risentimento. Ti restituiranno tutto con gli interessi. Guai se si accorgono che hai paura. Si divertiranno a terrorizzarti. Purtroppo questi errori li hai già fatti. Per quest’anno dovrai resistere e cercare di riparare quello che puoi, il prossimo anno inizierai con il piede giusto. Scusami se sono così franca, ma con i giri di parole non ti aiuto.
Allora: come avrai letto negli altri miei post dedicati a questi problemi, devi assolutamente chiarire a te stessa (e a loro) qual è il tuo ruolo, perché i bambini ti giudicano da come ti presenti ai loro occhi. Ti sei presentata come una che temeva di non farcela. Loro ti hanno trattato come una che non ce la fa. Tutto qui.
Puoi provare, dopo aver letto bene i post precedenti – non sto a ripetere cose già dette – e dopo aver studiato strategie ed esperienze didattiche accattivanti, a dichiarare, con decisione e sicurezza: “Bambini, da oggi ho deciso che non potrete più comportarvi male. Voglio aiutarvi, quindi ecco le nuove regole. Prendete il quaderno e scrivetele. Se saprai essere decisa ti ascolteranno. Se qualcuno si rifiuta, chiedi di alzare la mano a chi vuole seguire le regole e chi non vuole seguire le regole. Precisa che chi seguirà le regole farà delle attività divertenti. Insomma, prova a casa; studia il tono di voce. Studia più che puoi. Così si diventa bravi insegnanti. Altrimenti non ci si riesce.
Ricorda: sono solo dei bambini. Non puoi aver paura di loro. Devi amarli e rispettarli. Solo così lo faranno anche loro.
Spero di averti aiutato. Intanto, non ti demoralizzare.
Fammi sapere!
martedì 22 marzo 2011
È di nuovo primavera. 172°
È di nuovo primavera.
L’aspettavo. Come l’ho aspettata ogni anno della mia vita. Mi sembra l’inizio di qualcosa di bello. Qualcosa che può fermare le guerre, riparare i danni di tsunami e terremoti, mondare tutto ciò che è marcio, ripulire lo sporco, far rinascere quello che è morto.
Non posso fare a meno di ripensare, in questo inizio di primavera, ai versi di Carducci, quelli che ha dedicato al suo bambino morto. L’albero di melograno continua a fiorire anche adesso che suo figlio non c’è più.
Ritorna la primavera, tutto rinasce, ma anche le persone che io amavo, che sono morte, non ritornano più. Come il bambino di Carducci.
Eppure penso alla primavera e a quello che significa. La vita rifiorisce. Nonostante tutto. Anche se da qualche parte è tutto morte, dolore e desolazione. Vicino a noi o lontano da noi.
La vita è più potente della morte, dopo tutto. C’è un senso più grande nella morte, ed è il ciclo della vita.
La primavera ne è la prova.
Avrei voglia di canzoni cantate in coro in mezzo alla campagna. Di passeggiate all’aria aperta, di violette profumate raccolte nelle piane, sotto gli ulivi. Distese di primule gialle. Profumo di fiori, erbe che nascono, venticello tiepido e leggero.
Vorrei dedicarmi ad osservare le gemme che si affacciano sui rami, e guardarle ogni giorno, finché tutto l’albero sarà fiorito. Avrei tanta voglia di un giardino con tulipani, primule, frittillarie, narcisi e giacinti, camelie, ortensie, rododendri, e piantine di nontiscordardime, cespugli di lobelia e distese di trifoglio.
A primavera mi piacerebbe odorare l’aria che profuma di erbe e fiori, riempirmi gli occhi di colori, e pensare che la vita è tutta in questo immancabile risveglio.
Ma la primavera è tutta nella mia mente, perché la vita che rinasce è altrove.
Io sono circondata da palazzi. Tutt’al più da qualche piantina nel vaso. Magari un vaso di plastica.
mercoledì 16 marzo 2011
Fratelli d'Italia, l'Italia non s'è ancora desta. 170°
Fratelli d’Italia, oggi bisogna assolutamente festeggiare l’Unità d’Italia.
Oggi che non si capisce più che cosa sta succedendo, dove sono andati a finire la nostra intelligenza, la nostra creatività, il coraggio, il gusto artistico. Ma amiamo l’Italia. Nonostante tutto. Come si ama una persona cara che sappiamo essere sfortunata.
E perciò destiamoci, risvegliamoci dal torpore, gente. Riprendiamoci l’Italia.
Come se fossimo nel Risorgimento, combattiamo gli italiani che la calpestano per i loro sporchi affari, che la coprono di immondizia e di vergogna. I veri stranieri sono quegli italiani indegni. Ci comandano, tolgono dignità alla nostra vita. Ci tolgono l’istruzione, la sanità, la possibilità di lavorare. L’Italia è stata resa serva, ostello di dolore, nave senza cocchiere in gran tempesta, bordello. Soprattutto bordello.
Ma l’Italia, la nostra Italia, non merita di essere ridotta a zimbello delle altre nazioni.
Questa è la patria di Michelangelo, Leonardo, Caruso, Donatello, Machiavelli, Puccini, Rossini, Verdi, Vivaldi, Leopardi, Botticelli, Brunelleschi, Pirandello, Fellini, Marconi.
È diventata la patria delle puttanelle, dei magnaccia e degli imbroglioni.
Tutto il mondo ride di noi, e si domanda come possiamo sopportare tutto il degrado morale, la vergogna, il malaffare che ci circonda. Ma siamo talmente immersi dallo sporco che non riusciamo più a vedere il mondo pulito che c’è fuori.
Ma l’Italia è nostra: della gente perbene, di chi lavora, di chi fatica; di chi non ha il lavoro perché degli individui senza scrupoli si arricchiscono alle spalle dei più deboli, porci pasciuti che non pensano agli affamati.
L’Italia è dei lombardi, dei piemontesi, dei siciliani, dei toscani, dei calabresi, dei veneti, dei friulani, dei sardi. L’Italia è di tutti e allo stesso modo. Non ci sono italiani più italiani degli altri.
L’Italia è degli italiani onesti, degli italiani intelligenti. Ce lo siamo sempre detti, che noi italiani siamo così: che cosa è successo? Ce lo siamo dimenticati?
È arrivato il momento di risvegliarci. Riprendiamoci la nostra dignità.
Noi che amiamo l’Italia, nonostante tutto, buttiamo fuori gli imbroglioni. Ripuliamo l’Italia dallo schifo e dalla vergogna.
Festeggiamo l’Unità d’Italia.
W l’Italia.
La nostra bellissima Italia.
martedì 15 marzo 2011
La meritocrazia e i bravi maestri. 169°
domenica 13 marzo 2011
Il terremoto e il dolore che non vediamo. 168°
sabato 12 marzo 2011
Stupidità, ignoranza, volgarità, egoismo e disonestà. 167°
Sono davvero stanca della stupidità, dell’ignoranza, della volgarità, dell’egoismo e della disonestà, che sono i cinque pilastri su cui si regge la società italiana.
Ho nostalgia dell’intelligenza, della cultura, dell’educazione, della solidarietà e dell’onestà.
Ma come abbiamo potuto accettare di essere sbattuti così in basso, fino addirittura a diventare complici contenti di questo scadimento nella barbarie?
Se siamo persone oneste, non possiamo più leggere giornali e vedere telegiornali e programmi televisivi senza che un pugno nello stomaco ci tolga il respiro.
Siamo invasi da bugiardi e disonesti e manipolati da persone senza scrupoli, assistiamo a spettacoli osceni, al trionfo del volgare e dello stupido. E non possiamo fare nulla, se non cercare di convincerci che non sta accadendo nulla.
Ho nostalgia delle persone semplici, dei lavoratori onesti, delle canzoni cantate in coro nei pomeriggi d’estate, dei divertimenti quasi ingenui, dei baci rubati sotto i lampioni lontani da occhi indiscreti.
Dove sono i caffè dove i giovani studenti discutevano di arte e di politica? Dove sono finite le passioni, gli ideali per i quali battersi, i princìpi da seguire?
Dov’è l’eleganza da ammirare, l’intelligenza considerata un valore, l’onestà da esibire. E il pudore, la correttezza, la gentilezza, la sincerità, dove sono finiti? Dove sono la fatica, la perseveranza, il sacrificio che portano ad ottenere ciò che si sogna? Perché è diffusa l’idea che solo gli sciocchi fatichino?
Sono davvero stanca di stupidi e ignoranti ammirati, di disonesti di successo, di sbruffoni, maleducati, disonesti che vengono additati come modelli da seguire, di egoisti che si fanno passare per altruisti, del sesso ostentato che ci viene sbandierato ovunque..
La cultura è morente, insieme all’educazione, alla gentilezza, all’intelligenza, all’onestà.
È ora di darsi davvero da fare. È ora di ribellarci.
lunedì 7 marzo 2011
8 marzo: è di nuovo la Festa della donna. 166°
domenica 6 marzo 2011
È carnevale: siamo seri! 165°
L’espressione "è carnevale" mi suona assurda, di questi tempi.
“È carnevale": in che senso?
Già presso gli antichi greci e romani c’erano feste che avevano il significato di "lasciamoci andare per una volta! buttiamo all'aria le regole, dedichiamoci alla confusione, allo scherzo e perfino ai bagordi".
Nel mondo cattolico, dopo il carnevale si entrava in quaresima e si toglieva la carne.
Ma la carne oggi si mangia sempre, quaresima o non quaresima.
C'è anche chi ama la "carne fresca", e non mi pare che ci sia un momento dell'anno in cui se ne astiene.
"A carnevale ogni scherzo vale", si dice: anche questo mi pare che si faccia tutto l'anno. Ogni giorno ci svegliamo, leggiamo il quotidiano e ci sono sempre quattro o cinque notizie che ci fanno urlare "Ma è uno scherzo!". Rimaniamo spesso a bocca aperta (e non ne siamo affatto divertiti) per queste azioni che ci sembrano scherzi, ma purtroppo non lo sono.
“Semel in anno licet insanire”, diceva Seneca. Ma “una volta all'anno è lecito impazzire”, può andar bene in una società in cui durante l'anno si è seri.
Ma - siamo seri - l’ Italia di oggi sembra l’interno di un manicomio.
Credo, quindi, che sia giunto il momento di modificare l'idea del carnevale. Faremo così: ogni giorno dell'anno ognuno girerà in maschera (le maschere da persona onesta, da persona che pensa al bene degli altri, da persona che ha una moralità, saranno le più indossate); ogni giorno farà pazzie, farà feste e si presenterà, per scherzo, nudo agli ospiti, cantando canzoni sconce e regalando collanine; dirà cose assurde - probabilmente per scherzare - e poi dirà che è stato frainteso. Ogni giorno fregherà, imbroglierà, andrà a puttane, farà “bunga bunga”, inventerà leggi che scherzosamente arricchiranno i ricchi e impoveriranno i poveri, dichiarerà che farà una certa cosa e invece ne farà un’altra; le persone oneste saranno considerate fesse, gli imbroglioni verranno premiati; le persone superficiali saranno mandate in alto e quelle profonde verranno buttate a fondo, gli incapaci verranno osannati e gli intelligenti verranno allontanati ed emarginati; gli ignoranti troveranno lavoro, e i cervelloni andranno a distribuire volantini perché saranno disoccupati. I funerali saranno trasformati in spettacoli dove si urla e si applaude, e gli spettacoli saranno trasformati i piazze dove le persone più sfortunate verranno invitate a piangere a parlare delle loro disgrazie.
Ogni giorno tutti rideranno del tragico e piangeranno del ridicolo.
Cose, del resto, che in Italia si fanno già da troppi anni.
E in un giorno dell'anno, che chiameremo sempre “carnevale” (intendendo che si leva la carne, fresca o stagionata, che sia), finalmente, sarà lecito essere seri.
venerdì 4 marzo 2011
Essere senza scrupoli. 164°
La mancanza di scrupoli, a ben guardare, sta alla base di ogni cattiva azione.
Un delitto compiuto senza averne consapevolezza, in fondo, non so neppure se si possa definire un “delitto”.
Uno scrupolo è generato da un dubbio, dal timore di fare un errore. Spesso è proprio lo scrupolo che ci frena.
Gli scrupoli non sono mai troppi, in una società come la nostra.
A forza di “non farti troppi scrupoli” abbiamo imparato egregiamente ad evitarli tutti. Essere senza scrupoli, oggi, è considerato “saper vivere e sapersi fare strada”.
Il macellaio non si fa scrupoli e pesa un po’ alla carlona; il pescivendolo incarta all’anziana cliente un’orata dall’occhio opaco e incavato; i genitori non si fanno scrupoli a sbolognare il bambino ai nonni con ogni scusa; l’automobilista pigro non si fa scrupoli a piazzare l’auto nel parcheggio per disabili; il ladro non si fa scrupoli a rubare la pensione al vecchietto; il truffatore riduce sul lastrico il poveraccio, il politico non si fa scrupoli a fare i suoi interessi, ignorando quelli dei cittadini, le aziende non si fanno scrupoli a vendere prodotti scadenti, o nocivi, o perfettamente inutili; le multinazionali non si fanno scrupoli a far lavorare i bambini, i clienti a caccia di buoni affari non si fanno scrupoli a comperare prodotti frutto di lavoro minorile; gli industriali non si fanno scrupoli ad inquinare; i pubblicitari creano messaggi ingannevoli, le televisioni mandano in onda, senza scupoli, programmi spazzatura, stupidi, violenti, anche durante le fasce che dovrebbero essere protette.
Dietro ogni torto, violenza, imbroglio, danno psicologico, c’è sempre qualcuno che non si è fatto scrupoli.
martedì 1 marzo 2011
Quando il dolore afferra proprio te. 163°
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