La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

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Visualizzazione post con etichetta insegnante. Mostra tutti i post
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martedì 7 novembre 2017

I dirigenti non possono riprendere gli insegnanti in pubblico.

Non è che il dirigente scolastico - dato che è "quello che comanda"- può mancare di rispetto agli insegnanti, soprattutto in presenza degli alunni.

Leggete 

La preside mi ha fatto una sfuriata davanti al mio alunno



giovedì 22 giugno 2017

I genitori iperprotettivi credono che gli insegnanti siano cattivi. 635° post

Una mamma (anonima) mi chiede

"Buon pomeriggio sono la madre di un alunno che ha appena sostenuto gli esami di terza media...premetto che l’alunno in questione è stato ammesso con 10...ho il dubbio che l'insegnante d'inglese non sia stata onesta nel giudicare lo scritto attribuendogli 8...vorrei acquisire gli atti...cosa devo fare?”


Gentile signora, purtroppo devo dirle che lei è un esempio di mamma iperprotettiva. Le offro alcune osservazioni che possono esserle utili.

Perché parte dal presupposto che se suo figlio è stato ammesso con 10 e ha preso 8 la conclusione deve essere che l'insegnante di inglese non è stata onesta? In altre parole: dà per scontato che sia una persona disonesta o incapace? E dà per scontato che acquisendo gli atti lei o un altro insegnante sareste più capaci di giudicare? E in base a che cosa? Quando l'insegnante le dava 10 era onesta e capace e ora che le ha dato 8 non lo è più? E perché l'insegnante dovrebbe calare il voto a suo figlio? Per divertimento? Per cattiveria?  Guardi che agli insegnanti non piace calare i voti in sede di esame. E, oltretutto, se gli ha dato 8, azzardo l’ipotesi che il voto avrebbe dovuto essere 7, e ha cercato di arrotondarlo al massimo verso l’alto. Azzardo anche l’ipotesi che, mentre lo correggeva, l’insegnante si sia lasciata andare mentalmente a qualche parolaccia. Facciamo tutti così: vogliamo assolutamente che gli alunni facciano bene l’esame. Ci dispiace moltissimo quando un alunno bravo, che ha sempre studiato, all'esame fa peggio di quello che ha sempre fatto. E ci preoccupiamo molto quando un alunno che ha preso a stento la sufficienza nei tre anni fa male la prova d’esame, perché gli scritti fatti male rimangono agli atti e non possiamo dare la sufficienza se per esempio non ha scritto nulla. Diventa difficile aiutarlo e possiamo trovarci costretti a bocciarlo. Gli insegnanti tengono molto ai loro alunni, mi creda. Provi a leggere il blog e se ne renderà conto.
Eppure lei pensa di acquisire gli atti per vedere se può punire quell'insegnante che ha osato dare 8 a suo figlio.
Ma soprattutto le chiedo: ha pensato al fardello che sta mettendo sulle spalle di suo figlio che vede sua madre tanto scontenta di un 8 (!!!) da voler acquisire gli atti per riparare alla tragedia di due voti in meno? Come minimo si sentirà  un fallito. Un figlio che ha deluso i genitori. Oppure si convincerà (lo convincerete) di essere colpito ingiustamente dalla cattiveria dell’insegnante. Sarà condannato all'ansia di prestazione e a sentirsi in difetto se prende 9, povero ragazzino.
E le anticipo una possibilità: lo sa che a suo figlio, andando alle superiori, può capitare di precipitare al 7 o al 6 o addirittura al 5? Capita spesso, per motivi che non sto qui a elencare. È capitato anche a me in prima liceo. Proprio di inglese. Alle medie avevo 9 (erano tempi in cui alla perfezione si dava al massimo 8 o 9). Primo compito di inglese: ho preso 3. Secondo compito: di nuovo  3. Terzo compito: 8. Mi sono svegliata di colpo (da sola) e ho capito (da sola) che se si ricominciava da capo non significava che potevo anche non studiare. Mi sono messa a studiare come una matta (da sola). I miei genitori mi hanno detto solo: “Come mai hai preso 3?”, e non mi hanno mandato a lezione privata, né sono corsi dall'insegnante a chiederle se era pazza, né sono andati dal dirigente a pretendere di cambiare sezione, né hanno chiesto di vedere il compito in classe.
E se per caso dovesse capitare a suo figlio che cosa succederebbe? Lui sarebbe distrutto perché vi ha deluso così tanto. E lei?
Ecco, lei mi ha chiesto che cosa deve fare. La mia risposta è molto chiara, perché credo di poterla aiutare solo così: non faccia assolutamente nulla e pensi a quello che le ho suggerito.
Festeggi suo figlio e gli dica che i voti contano meno di niente, nella vita. Che lui è un ragazzo in gamba indipendentemente dai voti. Che nella vita può capitare di inciampare, ed è diritto di ognuno di noi sbagliare, senza doversi sentire in colpa.
Le raccomando la lettura di tutti e due i miei libri. Vedrà, le serviranno moltissimo: per capire se stessa, suo figlio, gli insegnanti, i voti e il significato di “iperprotettivo”. Soprattutto, l’aiuteranno a non commettere errori nell'educazione. Errori ne commettiamo tutti, ma alcuni di noi ne commettono di più.
Spero di averla aiutata.

Mi faccia sapere. Saluti!

domenica 4 giugno 2017

“Vorrei essere brava come lei, professoressa Milani”. Prima Parte. 628 post


Cari lettori, vorrei che leggeste questa lettera e che rifletteste su quello che Giulietta ha scritto. Soprattutto voi, genitori: vi fa capire molte cose.

“Salve professoressa, le scrivo non so se per sfogo personale o per chiederle consigli.
Insegno da quattro anni matematica alle superiori e ho ventotto anni.
Ho letto più volte “L’arte di insegnare”, provo delle difficoltà ad applicarlo alle superiori, ma rifletto sempre sulle sue parole. Oggi ho assistito ad un episodio che mi ha buttata giù moralmente.
Ho una classe che adoro, che mi fa svegliare con il sorriso nonostante debba fare un'ora e mezza di strada per arrivare a scuola. Quando tutti mi dicono che finalmente insegnerò nella città in cui vivo, e non dovrò più viaggiare per raggiungere la scuola, io rispondo con l'amaro in bocca dicendo che se potessi rimarrei in questa scuola, perché ho trovato un ambiente positivo, e soprattutto ragazzi educati, anzi ben educati ;)
La classe in questione è una classe che inizialmente odiavo. Non ascoltavano sempre, ma a giorni alterni, chiacchieravano spesso, soprattutto durante le esercitazioni. E dopo qualche mese la loro attitudine non è cambiata. Come al solito la loro attenzione si riduce agli attimi di spiegazione, quando facciamo esercizi alla lavagna loro si distraggono per poi chiedere delucidazioni perché non hanno capito (certo se chiacchieri mi sembra ovvio che rimani indietro!), o provano a capire facendo tante domande e tanta tanta confusione. Ma... È il mio pensiero nei loro confronti ad essere cambiato. Io ora li adoro e mi dispiacerà non vederli più. Non so nemmeno da dove nasca questo sentimento per una classe che con me non sempre si comporta bene, non mi era mai capitato finora, eppure mi spiace enormemente non sapere che uomini o donne diventeranno. Loro con me (penso) abbiano un bel rapporto. Non hanno timore nel dirmi quando non capiscono, si propongono sempre alla lavagna, vogliono capire (anche da qui deriva il chiasso generale). Altri prof lamentano il fatto che non fanno gli esercizi a casa e che durante le lezioni sono passivi. Con me buona parte della classe fa gli esercizi e tutti in classe chiedono aiuto e/o chiarimenti. Scherziamo a fine lezione e l'ora passa tranquillamente. Li vorrei più attenti è vero, però mi piacciono, sono dei chiacchieroni simpatici. E soprattutto educatissimi. Lo so che non devo accontentarmi del chiacchiericcio, so che a lezione dovremmo fare bene ogni ora, soprattutto le ore di esercitazione. Ma non riesco ad ottenere più di così. Ho notato che loro sono invogliati a studiare (certo la maggior parte fa il minimo). Ma lo fanno, tutti vogliono avere la sufficienza. E non pensano di averla gratis anzi, hanno paura delle mie verifiche, sanno di avere difficoltà e certamente non credono che io sia la prof che alla fine regala il 6.
Oggi però è accaduto l'episodio che mi ha reso triste, davvero molto triste. 10 minuti alla fine dell'ora. Facciamo l'ultimo esercizio (che seguono in pochi) gli altri erano già in riposo. So che già qui lei penserà: e perché ha continuato a far lezione? Non li ha rimproverati? Certo! Annuiscono ma poi continuano a non seguire. Creando il brusio fastidioso. Ci provo, ma se non vogliono, non ascoltano. 5 minuti prima dell'ora. Finiamo l'ultimo esercizio, fine lezione. 5 minuti liberi (potevo non darglieli visto che hanno chiacchierato, ma a che pro? Non avrebbero ascoltato). Se lo dicessi a qualche collega mi direbbe, dai una verifica finale di punizione. Ma perché? Se loro ascoltano e sono positivi con me, chiacchierano ma poi le cose le facciamo, perché punirli? Certo avere più attenzione e rispetto in più non sarebbe male. Comunque suona l'ora, io ero ancora in classe a sistemare il registro elettronico, entra la collega. Loro stavano chiacchierando allegramente, ma appena l’hanno vista si sono alzati e dopo poco han fatto silenzio assoluto. È stato umiliante per me. Io li ho guardati, sorridendo amaramente, all'inizio ho pensato (guarda un po' questi che paura che hanno) ma poi.. Poi.. Perché io quando entro ricevo un saluto allegro da parte loro, un come sta prof? E poi il nulla, l'indifferenza generale per altri 5 minuti finché io dico: bene possiamo iniziare? Sul suo libro lei dice di non entrare in classe se i ragazzi non si alzano, o se non dimostrano di aver capito che è arrivata l'insegnante ed è il momento di far lezione. Certamente il prossimo anno ci riproverò. In verità ci provo sempre, io parto sempre con buoni propositi, poi finisco per entrare in classe anche tra l'indifferenza. Questo è quanto. Non riesco a non pensarci, la mia classe preferita, che mostra così poco rispetto per me e così tanto rispetto/timore per altri? Io non vorrei mai essere un'insegnante che terrorizza i ragazzi. Anche perché non ne sarei in grado. Vorrei tanto essere per loro una guida simpatica a cui chiedere senza timore. E in parte ci riesco. A fine anno i ragazzi e i loro genitori ammettono che hanno capito molte cose che con altri prof non riuscivano a capire (aggiungo: non avevano voglia o coraggio di chiedere aiuto al docente). Ma quanto potrei fare di più se mi rispettassero maggiormente? Perché non riesco a fargli capire che con me possono scherzare ma che quando si fa lezione si DEVE fare lezione come si deve? A volte penso di abbassare gli obiettivi, o comunque di fare meno delle potenzialità dei ragazzi, solo perché ascoltano poco, anche se il programma lo svolgiamo tutto, proprio come le altre classi. Ma io vorrei far fare loro molto di più, e meglio. Eppure ripeto sempre le stesse cose, perché loro non ascoltano. E allora mi chiedo: meglio un insegnante disponibile, a cui chiedere senza timore, o una insegnante "cattiva" che però ti fa studiare per paura e magari ti fa ottenere risultati maggiori?
I miei colleghi spesso mi hanno detto: tranquilla è perché sei giovane e ne approfittano, poi sei dolce e loro lo vedono, e ne approfittano.
Altri insegnanti mi hanno detto: devi avere pugno duro. Si, grazie, ma che vuol dire? Sgridarli di più? Interrogarli quando si comportano male? Ma nessuno capisce che lo farei se ne fossi capace? Che non mi diverto a vedere che non hanno alcuna "paura" dei miei rimproveri?

Il problema è che sono consapevole di poter essere una potenziale buona insegnante. Adoro quando mi dicono che rendo la matematica più facile, adoro vederli felici quando riescono a risolvere un esercizio. Adoro i mio lavoro, ho studiato tanto per farlo, studierò ancora molto per non essere più una supplente. Ma il bilancio che ho fatto dopo quattro anni è di un’insegnante mediocre, che non ha imparato quasi nulla dalle sconfitte che ogni anno ha notato, e che, nella pratica non sa come migliorare.
Mi scusi per lo sproloquio, è che vorrei un po' della bravura dell'insegnante che li fa alzare in piedi, un po' di quella bravura degli insegnanti che sanno tenere la classe, un po' della sua bravura, prof Milani.

Giulietta

P.S. Grassetto e colori sono miei, ovviamente.

La mia risposta è qui


martedì 8 novembre 2016

"La Prof. mi ha consigliato di far cambiare sezione a mia figlia". 586° post

Una mamma mi scrive:

“Buona sera Prof.!!!
Mia figlia è in prima media e stamani al primo colloquio con la sua Prof. Di lettere mi è caduto il mondo addosso... la Prof. Mi ha consigliato vivamente di parlare con la vicepreside in quanto mia figlia, per le possibilità che ha risulta essere un pesce fuor d'acqua in quella classe dove il livello generale è bassissimo. Purtroppo non ha fatto che rendere reali le mie preoccupazioni già manifestate fin dall'inizio... Non mi aspettavo tanta chiarezza da parte di una Prof. E anche se la scelta di cambiare sezione a questo punto sembrerebbe la più ovvia, rimango ancora con molti dubbi sul fatto se sia giusto o meno toglierla da una realtà che è vita in quanto credo che i bimbi non si possano proteggere per sempre.”


Cara signora, trovo davvero inqualificabile che una insegnante faccia questo discorso.
E' compito dell'insegnante fare in modo che sua figlia dia il massimo in qualsiasi classe, e se non sarà proprio il massimo, non è così importante, mi creda. Se sua figlia ha delle buone potenzialità dal punto di vista scolastico, togliendola dalla classe “di livello bassissimo” potrebbe avere (e non è detto) un miglioramento dal punto di vista didattico, ma dal punto di vista educativo questa scelta le insegna che discriminare è giusto, e questo è molto più grave di qualche esercizio di grammatica in meno.
La vita è così e – soprattutto nel mondo del lavoro- non possiamo scegliere le persone con le quali abbiamo a che fare. Lei non mi dice nulla di sua figlia e quindi penso che per lei non sia un problema quella classe. Ma anche se lo fosse, cambiare classe a un alunno deve essere un fatto eccezionale, dettato da valide motivazioni. E “per le possibilità che ha risulta essere un pesce fuor d'acqua in quella classe dove il livello generale è bassissimo” non è certo fra queste. Senza contare che siamo solo all’inizio di novembre: l’insegnante ha così chiaro già tutto quello che accadrà? Non pensa di poter alzare il livello della classe?
Un discorso come quello che ha fatto l’insegnante avrei potuto aspettarmelo semmai da un genitore, che magari pensa solo a suo figlio, ma non da un’insegnante, alla quale deve stare a cuore l’interesse di tutti, nessuno escluso. In pratica, le ha detto “le consiglio vivamente di togliere sua figlia da questa pessima classe”. Che cosa sono gli altri ragazzini, nullità? È un discorso che dimostra che per la professoressa i ragazzi non sono tutti uguali: sua figlia è di serie A e tutti gli altri sono di serie Z. Chissà che cosa direbbero i genitori di quei ragazzini, se lo sapessero. E chissà che cosa penserebbe lei, signora, se fosse la mamma di uno di quei ragazzini.
E dal punto di vista educativo e didattico, l’insegnante non ha assolutamente tenuto conto di quello che sua figlia – con la sua presenza e con il suo esempio - può dare ai suoi compagni, evidentemente meno fortunati di lei, almeno per quello che riguarda l'attitudine allo studio. Senza accorgersene, sua figlia, rimanendo in quella classe, può imparare moltissimo della vita, cosa che mi sembra molto importante: impara che non tutti sono come lei, che deve cercare di migliorare e studiare anche se può prendere dei bei voti anche senza sforzo, che non deve studiare per il voto, che può aiutare gli altri. L’insegnante dovrebbe insegnarle tutto questo, e non mandarla in un’altra classe. Oltretutto, che cosa le direbbe? "Sei troppo brava per stare in mezzo a questi"?
L'insegnante avrebbe dovuto chiedersi "
se sia giusto o meno toglierla da una realtà che è vita in quanto credo che i bimbi non si possano proteggere per sempre.”
Lei, signora, che non è un’insegnante, lo ha capito molto meglio della professoressa. Brava.

Se fossi in lei non andrei dalla vicepreside, ma manderei direttamente al dirigente una lettera (da protocollare), nella quale metterei per iscritto che la professoressa Tale le ha suggerito “vivamente” di far cambiare classe a sua figlia perché è troppo intelligente per stare in quella classe. E spero che il Dirigente spieghi bene all’insegnante che non avrebbe dovuto farlo.
Non la cambi di sezione, signora.

Mi faccia sapere (e metta un nome).

mercoledì 16 marzo 2016

"Mio figlio ha paura della professoressa". Seconda parte. 555° post

Sara mi ha scritto:

"Gentilissima Professoressa Milani, vorrei sottoporle alla sua attenzione il problema di mio figlio Simone, dodicenne che frequenta la 2° media.” Il resto qui. 

Cara Sara, affettuosamente le rispondo, ma non come lei si aspetta, perché credo che lei abbia sbagliato e continui a sbagliare, anche se – lo so – in perfetta buonafede. Ma mi ha chiesto un consiglio e l’unico modo che ho per aiutarla è di dire quello che penso.

Copio alcune sue frasi, e le dico che cosa ci leggo io, per spiegarle dove, secondo me, sbaglia:
“le mie figlie maggiori non hanno mai avuto problemi a scuola, anzi hanno concluso le superiori con il massimo dei voti. Io lavoro, ma per i miei figli ho avuto l’aiuto di mia madre ( ex Insegnante ) che ha cresciuto i miei figli come una seconda mamma.”  Sembra che lei si stia giustificando:
-        parlerò delle difficoltà di mio figlio, ma ci tengo a precisare che le altre mie tre figlie non hanno nessun problema, anzi.
-        Io lavoro, ma ci tengo a precisare che non ho lasciato soli i miei figli, li ho affidati a mia madre che – oltretutto – è insegnante.
la Professoressa di Italiano mi dice con arroganza che mio figlio non studia”: “con arroganza” fa capire chiaramente quello che pensa della professoressa. Se alla professoressa sembra che suo figlio non studi (il che può equivalere a dire che studia male), perché trova che il tono sia arrogante? La sua opinione sulla professoressa difficilmente sarà sfuggita a suo figlio, anche se non gliel'ha comunicata esplicitamente.
“Ho ritirato la scheda dicendo che prenderò i provvedimenti necessari.” Cioè: non ho protestato, quindi non sono come quelle mamme che protestano.
“Mio figlio è un bambino educato, rispettoso, buono  comunica con eloquenza, tanto da ricevere sempre elogi per il modo di esprimersi e di dialogare ed è un bambino saggio.”: sente il bisogno di difenderlo, come se il fatto di dire che non studia fosse un attacco a tutto il bambino. Ma perché? Se è un bambino educato, rispettoso, buono, che comunica con eloquenza, tanto da ricevere sempre elogi per il modo di esprimersi e di dialogare ed è un bambino saggio, significa che se di lui si dice che non studia vuol dire che qualcuno lo sta accusando di essere maleducato, irrispettoso, cattivo?
“L’unico suo difetto che si trascina dalle elementari è la scrittura, perché ha un modo particolare di scrivere…”: ho conosciuti molti ragazzini con quel particolare modo di scrivere e non ho mai notato particolari problemi nello studio (a parte i miei, quando correggevo i loro compiti in classe scritti con grafia illeggibile).
Mio figlio in 1° elementare aveva difficoltà a scrivere e la maestra e i suoi compagni di classe lo deridevano chiamandolo lumacone”: cara signora, ma chiamare “lumacone” un bambino è “deriderlo”? Guardi che le maestre e i professori a volte scelgono la strada delle battute perché le pensano tutte. Spesso dire “lumacone” può essere meno dannoso che una fredda spiegazione sui problemi che ha.
e alcune volte mi chiamavano perché faceva la pipì addosso”.
Non ho capito: avrebbero dovuto non chiamarla? Ritiene che fosse colpa dell’insegnante se si faceva la pipì addosso?
“quando andavo al colloquio, mi diceva di non preoccuparmi perché col tempo sarebbe migliorato senza prendere nessun provvedimento e se non arrivava a finire le consegne non era importante, ( mi diceva testualmente : se non riesce a finire i compiti non glieli faccia fare non fa niente col tempo riuscirà a farli)” Cara signora, credo che l’atteggiamento di quella maestra fosse veramente ottimo. È proprio quello che avrebbe dovuto fare: rispettare i tempi del bambino. Invece immagino che lei avrebbe voluto che prendesse dei provvedimenti, che lo sollecitasse, che magari lo sgridasse?
“col risultato che mio figlio non voleva andare a scuola e ogni giorno prima di partire a scuola piangeva, così ho parlato al dirigente e lo abbiamo cambiato di classe in 2° elementare. Ecco, questo è uno dei passaggi più significativi: in seconda elementare lei era già tanto in apprensione perché il bambino era un po’ lento e la maestra con correva ai ripari (ho usato di proposito il verbo ‘correva’) che è intervenuta (cosa che il genitore non dovrebbe fare, visto che sono gli insegnanti gli esperti) chiedendo che lo cambiassero di classe, senza rendersi conto che questo sarebbe stato deleterio per l’immagine che il bambino aveva della scuola e della vita. Mi piacerebbe sapere come ha giustificato il cambiamento al bambino. E che cosa avranno pensato le maestre che lo hanno accolto nella nuova classe. Ed è interessante anche il fatto che ha usato la prima persona plurale, "lo abbiamo cambiato di classe". Ecco, vorrei precisare: lei ha chiesto, ma non lo ha cambiato lei di classe. Lo ha cambiato il dirigente.
“Con le nuove maestre, i compagni e con il mio personale impegno Simone si è inserito nella nuova classe e riprendeva con più entusiasmo le lezioni.”. Di nuovo il suo personale impegno.
“Certo ho fatto presente alle insegnanti se questo modo di scrivere avesse a che fare con la disgrafia o altro disturbo dell’apprendimento, ma dai test e dalla visita eseguita a mio figlio da parte della psicologa e della pedagogista, mi è stato riferito che non aveva nessun disturbo”. Ed è di nuovo intervenuta, come se le maestre non fossero in grado di giudicare il bambino. Il bambino è stato sottoposto a dei test inutilmente (ma non si sentirà un diverso, a questo punto?), visto che infatti non ha nessun disturbo.
 perché leggeva benissimo e non faceva errori di ortografia, era solo un modo di scrivere che col tempo poteva cambiare.” Quindi aveva ragione la maestra della seconda elementare che le aveva detto di aspettare. Invece lei ha fatto cambiare classe (e maestra) al bambino.
“In 1° media ho fatto presente al primo colloquio le difficoltà di mio figlio con tutti i professori ed in particolare con quella di lettere, considerato che aveva il numero di ore maggiore durante l’orario settimanale scolastico”. È intervenuta di nuovo, anche alle medie, subito all'inizio, invece di lasciar fare agli insegnanti.
 “chiedendole di prestare più attenzione e di assegnargli meno consegne scritte in considerazione che mio figlio si stancava e non riusciva a completare le altre materie (a volte fino alle 10 di sera eravamo a fare i compiti)”. Ecco un altro problema: il genitore non deve andare a scuola per suggerire all'insegnante di prestare più attenzione (ma l'insegnante non lo sa da solo? E poi: è come dire che forse non presta attenzione ai suoi alunni...) e di assegnargli meno compiti scritti (cioè, lei dà indicazioni all’insegnante su quello che deve fare. Come se andasse dal medico a dirgli di visitarlo più attentamente o a suggerirgli di dargli meno pastiglie perché il bambino non le prende volentieri).
“ma lei mi rispondeva che doveva portare avanti il programma e che se gli altri alunni riuscivano a fare di più, lei doveva aumentare le consegne scritte e valutare mio figlio di conseguenza.”: cara Sara, ma è giusto così! Suo figlio non ha problemi né di apprendimento né di altro tipo. Magari è un po’ lento, ma lo deve accettare. Magari non è bravo come le altre tre figlie. Ma deve accettare questo fatto. È lei che lo vede pieno di problemi, perché lo paragona (forse inconsapevolmente) alle altre tre. Le sembra impossibile che questo bambino non sia bravo a scuola. Perché l’insegnante (che dà già i compiti in modo che tutti possano farli) dovrebbe comportarsi diversamente con lui? Come giustificherebbe questo di fronte agli altri e soprattutto a suo figlio? Direbbe “tu ne fai di meno perché non sei come gli altri”?
“Certo non condividevo questa risoluzione della professoressa e mi sono impegnata di più ad aiutare mio figlio nelle consegne scolastiche.”  Di nuovo pensa di saperne di più dell’insegnante e di nuovo si sente in dovere di intervenire. Oltretutto, aiutandolo nei compiti, cosa da non fare. (Ha letto l’articolo che ho scritto su questo? Qui. )
 “Chiedevo inoltre in colloqui successivi”: quanti colloqui? Più colloqui e sempre la stessa domanda?
“se era possibile fare delle ore di recupero per migliorare la scrittura e mi rispondeva che lei non poteva occuparsi di questo perché avrebbe bloccato il suo programma scolastico.” Come per i compiti in meno. Le ore di recupero ci sono solo per i ragazzi che ne hanno davvero bisogno: a parte quelli che hanno problemi di apprendimento (non è il caso di suo figlio, è stato appurato), per casi particolari, che sono gli insegnanti e non i genitori a individuare.
“ Più tardi quando la scuola era finita ho saputo invece che sono stati fatti questi corsi  di recupero ma ne io ne mio figlio siamo stati informati.” Quindi lei pretende che gli insegnanti mettano al corrente lei o suo figlio delle decisioni che prendono per altri ragazzi?  Perché?
“Con gli altri professori c’era il problema della scrittura però mi riferivano che era attento educato e andava bene.” Allora perché lei non si tranquillizza e lascia andare le cose come vanno?
“Siamo arrivati in 2° media e si ripete per me nuovamente questo problema perché mio figlio ha paura della professoressa di lettere mi riferisce che quando lo interroga lo guarda fissandolo e incutendogli paura” Cara Sara, a forza di seguirlo e di esaminarlo al microscopio forse lei lo ha reso insicuro e fragile. Un’insegnante non può fissare un bambino che sta parlando? Che cosa dovrebbe fare? Guardare altrove? Esamini bene questa frase e vedrà che forse è il suo atteggiamento e la sua paura a far vivere a suo figlio così male anche uno sguardo.
“non vuole andare a scuola e frequentemente mi dice di cambiare classeQuesto glielo ha insegnato lei in seconda elementare. E non è un bene, mi creda.
“ho anche il sospetto che in classe ci sia bullismo, perché ieri la professoressa di inglese mi ha riferito che la classe è caotica e che alcuni alunni disturbano , mentre mio figlio si chiude , lo vede molto timido e pauroso” Anche questo è un intervento dettato da una esagerata ansia da parte sua. Legga il mio blog e vedrà che le classi sono spesso caotiche. La vita stessa può essere caotica e bisogna imparare a convivere anche la confusione. Inoltre: una classe caotica non è una classe di bulli.
 “e anche perché ultimamente mio figlio non esce con i suoi compagni come prima , rimanendo a casa da solo.” Sicura, Sara, che non sia per la posizione che gli fatto assumere nella classe? O perché gli fa vedere il negativo delle persone? Valuti questa idea. Magari ha un fondo di verità.
“Cosa mi consiglia di fare?  Mi può dare qualche consiglio?
Glielo chiedo come una mamma che vuole vedere suo figlio allegro, contento e spensierato vivendo senza timore e paura.” Cara Sara, proprio perché percepisco che ha bisogno di un aiuto ho risposto in modo così particolareggiato. Ci ho messo ore a scrivere questa risposta: spero che la apprezzi, che le sia di aiuto e che la porti a riflettare sui consigli che le ho dato.
La sintesi è: lo lasci vivere, sbagliare, essere se stesso. Gli permetta di non essere bravo a scuola come le sue figlie. Non ha colpa del fatto di essere un po’ più lento. Con il suo atteggiamento lei glielo ricorda continuamente. Immagino che gli insegnanti, quando la vedono arrivare, si preoccupino. Li lasci lavorare.
Solo così suo figlio potrà essere “allegro, contento e spensierato vivendo senza timore e paura”
Ci pensi su e poi mi faccia sapere.

martedì 16 febbraio 2016

Cari lettori, oggi vi dico com'è andata l'interrogazione. 549° post

Qui c'è l'interrogazione con tutte le vostre risposte.



Cari lettori, siete stati bravi, e alcuni bravissimi!!! 
(non è detto che tutti debbano essere bravi allo stesso modo, anche perché non tutti mettono nelle cose lo stesso impegno, e non tutti hanno la stessa capacità di osservazione). 
Questa è già una prima osservazione :-)

Ecco le altre mie osservazioni. Le espongo in modo che, mentre le leggete, possiate capire in che senso credo che possano esservi utili nel vostro lavoro (e non solo in quello di insegnante) e nelle vostra vita di relazione.

Il personaggio di Miranda Prisley si ispira a una grande manager, giornalista e direttrice di Vogue, la più autorevole rivista di moda statunitense e mondiale. Quindi è una grande professionista, stimata da tutti. 
L’idea che le persone hanno di te si basa molto anche sulle cose che sanno di te o hanno sentito dire di te. Tu a scuola (o in qualunque luogo) vieni giudicato anche per quello che si dice di te: “Con quella si può copiare”, “Ti lascia fare quello che vuoi”, “Bisogna stare attenti perché perché altrimenti ti fa il mazzo”, “È uno stronzo!”, “È giusto”, “È ingiusto”, “È pazza. Urla sempre”,ecc.

- “Sta arrivando. Avvisa tutti!”:
non occorre dire “chi” sta arrivando. La sua presenza è sottintesa anche quando è assente. Miranda è la persona che tutti quelli che lavora da Runway aspettano. La aspettano perché è lei che guida Runway.
Un po’ come quando gli alunni ti aspettano sulla porta della classe e tu ti arrabbi perché non sono in classe, al loro posto. Fateci caso: i ragazzi non aspettano tutti gli insegnanti sulla porta. Per alcuni non vale la pena neanche di girarsi quando entrano. Chiedetevi perché lo fanno.

-  Quelli che lavorano da Runway e hanno un minimo di potere si comportano come Miranda: non posano neanche lo sguardo sulle persone per loro insignificanti, ma notano tutto e non hanno rispetto per chi dipende da loro.
Pensano che per Miranda “potere” equivalga a “mancanza di rispetto” e cercano di essere come lei.
Nigel (con disprezzo, come se si trattasse di una colpa grave)
Qualcuno ha mangiato cipolle?

Emily
Salve, ho un appuntamento con Emily Charlton.
Andrea Sachs? Stupendo! Alle risorse umane hanno davvero uno strano senso dell'umorismo.

Nigel (dietro un quaderno, senza preoccuparsi di quello che può pensare Andy)
Chi è questa? (“Questa”: come se fosse un oggetto)
Emily
Lasciamo stare quel tasto, per favore.

Ecco un atteggiamento da non tenere mai con gli alunni. Gli alunni devono rispettarti perché dimostri di valere, di essere competente, sicuro di te, giusto. Non perché li annienti, li mortifichi, offendendoli. La mancanza di rispetto, l’umiliazione possono per un momento darvi l’impressione (molto errata) di avere il coltello dalla parte del manico, ma non è così. Con quel coltello prima o poi vi taglierete.
I ragazzi vanno rispettati al massimo, anche nel momento in cui dovete rimproverarli. Credere che si possa essere autorevoli tenendo comportamenti autoritari, che incutono paura è un grave errore. La paura provoca astio e poi – la prima volta che vi mostrerete deboli -  ribellione.

Quelli che lavorano alla Runway.

Alla notizia dell’arrivo di Miranda tutti corrono per trasformarsi come li vuole Miranda: efficienti, eleganti, con un look perfetto, tacco 12, trucco fresco, perfettamente come vuole lei; nessuno intralcia il suo passaggio, neppure sull'ascensore (“Scusa Miranda”); non beve acqua qualunque: beve acqua italiana, San Pellegrino (da notare che tutti in ufficio bevono acqua San Pellegrino, come Miranda); deve esserci ordine dappertutto, le riviste da esaminare devono essere pronte, allineate sulla sua scrivania.

Gli insegnanti che vengono stimati dicono sempre come vogliono che vengano fatte le cose, nei tempi e nei modi. La scuola deve essere come un posto di lavoro. Il dirigente (il responsabile, il capoufficio, ecc.) che dà disposizioni deve essere chiaro e preciso: quello che vuole che venga fatto in un certo modo deve essere specificato bene; quello che il lavoratore può decidere in autonomia, anche. E, naturalmente, deve dare per primo il buon esempio. Deve essere inattaccabile.
Per l’insegnante è lo stesso: tentennare, cambiare idea dopo aver assegnato un compito e dimenticare di modificare le consegne, rimanere sempre nel vago e poi pretendere che gli alunni capiscano quello che devono fare, essere poco chiari, non dà autorevolezza.

Miranda si presenta vestita elegantemente, con passo sicuro, apparentemente disinteressata a tutto quello che la circonda, assorta in pensieri e interessi ben più alti. Non guarda in faccia quelli con i quali parla, né quelli che incontra, ma dimostra sempre che in realtà non le sfugge nulla. Viene inquadrata nei dettagli, in modo che lo spettatore noti i particolari che la distinguono per eleganza.

Miranda entra in ufficio già con un rimprovero, e dando una serie di ordini in sequenza veloce, totalmente disinteressata di eventuali problemi che la velocità dei comandi impartiti può creare a Emily o ad altri. Gli ordini sono precisissimi e non facili da eseguire (“Voglio delle torte con ripieno di composta di rabarbaro!”: non una torta di mele.).
 Le disposizioni che dà a Emily sono ordini da trasmettere anche a una serie di altre persone: tutti devono eseguire esattamente quello che lei decide. Tutto quello che Miranda fa insieme ad altri viene deciso esclusivamente da lei.
Quando parla, Miranda usa un tono perentorio, che non ammette replica. Si aspetta da tutti la massima efficienza, perché lei stessa è efficiente al massimo. 

Lo si vede in questa e in altre scene, anche indirettamente, attraverso le parole di quelli che lavorano per lei o con lei:

Nigel: "Vieni, Miranda ha anticipato la rassegna di mezz'ora. E lei è sempre un quarto d'ora in anticipo!"
Andy:
 "Il che vuol dire?"
Nigel: "Che sei già in ritardo!" 

Miranda
“Di' a Simon che non intendo approvare la scelta della ragazza sul servizio brasiliano… Io l'ho chiesta pulita, atletica, sorridente, me l'hanno mandata sciatta, moscia e con la pancia. È tutto,”


Ecco il concetto base, essenziale a scuola:  
Miranda usa un tono perentorio, che non ammette replica. Si aspetta da tutti la massima efficienza, perché lei stessa è efficiente al massimo
Nel film Miranda ha a che fare con adulti e non con bambini e adolescenti. Ovviamente non si può assolutamente tenere con gli alunni un atteggiamento così rigido, duro e sprezzante.
Ma si può imparare da Miranda la cosa che più interessa: non è paura di Miranda, quella che provano le persone che lavorano con lei. È paura di non essere all'altezza di Miranda, di non essere perfetti come li vuole, ognuno per quello che deve essere lì: bella, “alla moda, magra, ovviamente”, slanciata, efficiente, competente e professionale. Nessuno sembra odiare Miranda: la ammirano, la stimano perché conoscono la sua grande professionalità e competenza. 
"Certe persone si ammazzerebbero per lavorare in questa rivista"

I suoi collaboratori hanno avuto indicazioni molto precise su quello che devono fare e su come devono farlo, e da quel momento lei si aspetta che facciano da soli:
Miranda:
 “Sei pregata di andare a importunare qualcun altro con le tue domande”. 
“Qualcuno sa dirmi perché il mio caffè non è ancora qui? È morta per caso?”
“Ma perché nessuno è pronto?”

Emily:
“Non si chiede mai niente a Miranda. È chiaro?”
Andy:
“Posso fare altro per te?”
Miranda:
“Il tuo lavoro”

Miranda:
"Vado a pranzo. Ritorno per le 3. Il mio caffè Starbuck's deve essere qui ad aspettarmi. E se non hai il libro di Harry Potter per quell'ora, non ti disturbare a tornare!"

Il motivo principale della piccola “interrogazione” che vi ho proposto consiste nel fatto che imparare a osservare le persone, i dettagli di quello che ci circonda e – soprattutto - porsi su ogni cosa la domanda “perché?” è la base stessa della comprensione del mondo, degli altri e – nell'insegnamento – degli alunni. Bisogna sempre andare al di là delle apparenze, perché molto spesso la vera essenza di una persona non si vede a una prima occhiata. Esercitatevi.
Tutto il resto lo avete detto voi durante l'interrogazione. :-)

È tutto. :-)


p. s.  Però, devo dire che quando sorprendo un alunno che durante la lezione fa qualcosa che ritengo non accettabile, il mio sguardo è molto simile a questo. Spesso non devo neanche aggiungere parole. :-)

martedì 19 gennaio 2016

“Perché le maestre non riescono a gestire i bambini aggressivi?”. Prima Parte. 545° post.

“Perché le maestre non riescono a gestire i bambini aggressivi?"
"Perché le maestre non si occupano anche dei bambini che si comportano bene?"
"Perché il dirigente non fa qualcosa?"
"Perché mio figlio viene punito?".

Queste domande mi vendono poste molto spesso. Ho scelto queste lettere perché possiate farvi un’idea del problema. Evidenzio in grassetto alcune frasi che vi suggerisco di notare.

“Gentile Professoressa,
ho due figli alle elementari. Il più grande (in quarta) ha due insegnanti fantastiche e in classe c'è un bel rapporto tra tutti. L'altra invece (classe terza) ...è capitata in una classe particolare, praticamente tutti i bambini, tranne 4-5, hanno modalità di espressione e comportamento tutte declinate sull'aggressività: botte, (almeno due sono bulli fatti e finiti) urla, insulti, offese. Oppure emarginazione di bambini ritenuti meno "fighi" degli altri, ("vattene, ci rovini il gioco!", "non puoi giocare, perchè mi sei antipatico e basta!"), velenose osservazioni su difetti fisici ("...sei un ciccione, ...hai i denti gialli, ...sembri un maschio, sembri una femmina".., ecc.). Una sola bambina - adottata- è in via di certificazione, e avrà presto un sostegno. Tutti gli altri sono figli di famiglie all'apparenza normali, bambini amati e a volte viziati, seguitissimi (alle riunioni di classe sono presenti sempre una trentina di genitori, media di 1,5 genitori a bambino!) e tutti ci sforziamo di capire, ma non se ne viene a capo.
Durante le feste con la scusa di fotografarli, li osservo giocare, e devo constatare che quello dell'aggressività è proprio un fenomeno collettivo che contagia tutti, anche i bambini che sarebbero bravi. Questi ultimi, (tra cui mia figlia) un po' per esasperazione, un po' per apprendimento, hanno imparato a reagire per le rime, scatenando un circolo vizioso che peggiora di anno in anno.
 I bambini si mostrano perennemente arrabbiati, insensibili, sia di fronte alle lacrime dei compagni, sia di fronte ai fatti di attualità (hanno riso e disturbato anche durante il minuto di silenzio per le vittime di Parigi). Sono egocentrici (parlano e intervengono quando vogliono loro, alzano la mano ma parlano senza aspettare che si dia loro la parola, se non vengono scelti per dei ruoli mettono il muso e recriminano), sono polemici, non ammettono mai di avere torto ma rispondono all'infinito ("eh, ma ha cominciato lui.., eh ma prima lui ha detto... "), oppure negano e mentono anche di fronte a testimoni oculari. Le maestre credo che ormai li detestano, e ci hanno fatto più volte capire che non siamo capaci di educarli. Noi vorremmo invece che in classe facessero la loro parte, trasmettendo valori di convivenza civile e autorevolezza. Molti sostengono che i figli a casa sono educati e che solo a scuola si comportano male, quindi la colpa deve essere delle maestre, che sarebbero poco incisive, distratte, inefficaci.
 La maggioranza dei genitori non sono di quelli che proteggono i figli dalle punizioni, vorrebbero anzi più severità!!Le maestre ci dicono che passano metà del tempo a cercare di gestire la classe, per cui conseguentemente si lavora poco. Forse per questo i bambini si annoiano, ma questo non giustifica l'aggressività, ovviamente. Attualmente ci sono bambini che cominciano ad avere problemi di autostima, bambini che sono nervosi anche a casa, bambini che accusano perenne mal di testa, bambini che si fanno male un giorno si e uno no. Ma soprattutto la rabbia fuori controllo. Perchè sono sempre così arrabbiati questi bambini? Siamo in un caos, e non si sa come uscirne. Ha qualche consiglio da darci? cari saluti. Cinzia

“Salve sono madre di un bimbo che fino alla seconda elementare era felice creativo e voleva imparare, ma poi, ora è in quinta elementare e conta i giorni che mancano alla fine della scuola, nella speranza che alle media abbia la FORTUNA di avere dei compagni NORMALI e normalmente educati con i quali si possa discutere (magari anche bisticciare, ma nel limite della ragione), questa premessa per chiedere perchè tutti si focalizzano sul bimbo agitato, aggressivo, iperattivo ecc., ma nessuno pensa ai bambini educati che perdono la voglia di studiare e che per poter riaccendere l'entusiasmo devono trasferirsi e cambiare scuola come fossero loro i colpevoli, i disadattati , gli antisociali, ma che in realtà sono solo tranquilli e rispettosi????? Non è polemica è realtà attuale, grazie per una risposta. Paola”

“Salve, mi chiamo Maria e sono una mamma di un bambino di 9 anni. Volevo solo avere un consiglio riguardo un argomento delicato; nella classe di mio figlio é presente un bambino autistico. Mio figlio si è trovato con lui sia alla materna che nella primaria. Dall'inizio di quest'anno scolastico il bambino manifesta comportamenti aggressivi che non aveva mai manifestato. Innanzitutto disturba continuamente le lezioni, poi solleva il banco e cerca di lanciarlo ai compagni, lancia oggetti e si spoglia con alcuni episodi di pipi fatta in classe. I bambini sono spaventati da questa situazione e il mio, forse più sensibile, non vuole più andare a scuola perché terrorizzato. Il bambino ha sia l'insegnante di sostegno che l'educatrice e non riescono a gestire la situazione. Il dirigente mi aveva assicurato che il bambino avrebbe avuto un orario ridotto; i nostri figli frequentano la scuola dal lunedì al venerdì dalle 8.10 alle 13.40, il bambino sarebbe dovuto entrare dalle 8.30/9 alle 13 ma i genitori alle 8.15 lo portano già in classe. Doveva passare 2 ore al giorno fuori dalla classe per svolgere attività più idonee alle sue esigenze in un'altra aula ma il dirigente mi ha detto che non ci sono aule al piano terra disponibili e al primo piano il bambino non può stare perché cerca di lanciarsi dalle finestre. Sinceramente non so più cosa dire a mio figlio per tollerare questa situazione. In molti mi hanno consigliato di cambiare classe ma non volevo arrivare a questo piuttosto trovare una soluzione adatta a tutti. Sono perfettamente d'accordo nel rispetto dei diritti dei bambini "speciali" però bisogna considerare anche gli altri bambini e credo che anche loro hanno il diritto di stare a scuola tranquilli e sereni. Aspetto una risposta solo per capire se sono io a vederla nel modo sbagliato e se si potrebbe risolvere. Grazie anticipatamente e scusi il disturbo. Saluti.


“Buongiorno, mi chiamo Marta e ho un bimbo Andrea che ha compiuto 11 anni a ottobre e frequenta al prima media. Andrea è in cura dallo psicologo perché è stato riconosciuto bes e oppositivo provocatorio e ha un problema di linguaggio soprattutto sul fonico. A scuola da circa un mese si sta comportando bene ma quando vanno in palestra, negli spogliatoi i bimbi lo prendono in giro e lui reagisce. Da lunedì la professoressa di motoria d'accordo con il preside lo mandano in un altra classe e non lo porta in palestra per circa un mese. Quando Andrea viene a casa piange e vedo che sta' male e dice che si sente rifiutato. Come mi devo comportare? A scuola per valutare come si comporta la psicologa ha fatto delle faccine, una verde se si comporta bene, una gialla se si è comportato così e così e una rossa se si è comportato male, ad oggi sono sempre verdi. La ringrazio. Cordiali saluti.” 

venerdì 20 novembre 2015

“L’insegnante non perde occasione per mortificare mia figlia”. 540° post

Gentile Professoressa, sono la mamma di una ragazza che frequenta l'ultimo anno del liceo scientifico. Mia figlia ha riportato sempre dei buoni voti, anche se ha dovuto combattere contro i compagni raccomandati, figli e parenti di insegnanti, che hanno dovuto prendere sempre voti superiori, come se si disponesse solo di alcuni 9 da mettere solo ai privilegiati.
Ebbene, mia figlia, dalla classe III, dopo essere stata anche ricoverata in ospedale per una forte anemia, con conseguente diagnosi di celiachia, manifestatasi per stress per un'interrogazione di cui non era soddisfatta, ha avuto un'insegnante di chimica che l'ha sempre rimandata fino all'anno scorso quando mia figlia aveva una pagella con 8 e 9. Quest'anno, dopo averla interrogata due volte, continua a dire che non studia (durante l'interrogazione le parla contemporaneamente) e che dovrebbe ripetere come la compagna diversamente abile, che però ha tutto facilitato perché ha il programma ridotto. Inoltre non perde occasione per mortificarla. Mia figlia studia e non vuole fare brutta figura, ma mio marito ed io non sappiamo come aiutarla, la sentiamo piangere e la vediamo stressata. Abbiamo parlato sia con l'insegnante, chiedendole se dovevamo mandarla a ripetizioni e ci ha risposto di no, che con la preside, ma è stato tutto inutile.
Io la mando a scuola, ma non sono tranquilla: la scuola non dovrebbe essere una seconda casa?
Nell’attesa di ricevere un suo consiglio, ringrazio e porgo distinti saluti.  Nelly

Gentile Nelly, no, la scuola non dovrebbe essere una seconda casa, i compagni non dovrebbero essere come fratelli, gli insegnanti non dovrebbero essere come secondi genitori e gli alunni non dovrebbero essere come figli per gli insegnanti. Sono situazioni diverse e devono rimanere diverse.
A scuola i bambini e i ragazzi imparano a stare in società, fuori dalla casa e dalla famiglia. È un ambiente protetto, ma questo non significa che non devono provare qualche sentimento spiacevole come la paura di essere interrogati, il disagio di essere rimproverati davanti a tutti quando sbagliano, la frustrazione di avere delle difficoltà o di essere meno bravi di altri. È così che imparano ad affrontare le difficoltà.
Per poterle dare un consiglio le faccio notare delle frasi che ha scritto e le commento.
> Con questa frase lei dà per scontato che gli insegnanti siano tutti persone disoneste che danno voti più alti a figli e parenti e che chi prende voti alti è perché è raccomandato. Qualunque insegnante che legge questa frase si offende. Personalmente ho avuto mio figlio nella stessa scuola in cui insegno e nessuno gli ha mai regalato nulla. Ho avuto figli di amici e non ho mai regalato nulla. E come me anche tutti i miei colleghi.

<… ricoverata in ospedale per una forte anemia, con conseguente diagnosi di celiachia, manifestatasi per stress per un'interrogazione di cui non era soddisfatta> In pratica, lei dà la colpa all’insegnante dello stress per un'interrogazione di cui sua figlia non era soddisfatta. Di nuovo dà la colpa all’insegnante e non a sua figlia, che magari aveva studiato, ma forse non aveva saputo studiare o non aveva studiato quanto serviva, o ha delle difficoltà in quella materia. Inoltre, una reazione così forte a una interrogazione dimostra a noi insegnanti che l’alunna ha paura del giudizio dei genitori. Quando capita che un ragazzo piange o si dispera per un voto, mando a chiamare i genitori per dire loro che probabilmente il figlio ha paura di deluderli ed emerge sempre (ma proprio sempre, nella mia esperienza) che i genitori tengono molto ai voti, chiedono dettagli sui voti degli altri, esprimono delusione, ecc. I ragazzi si preoccupano dei voti solo se si preoccupano i genitori. Nel suo caso, credo che sia probabile che lei – senza accorgersene - abbia espresso dei dubbi sull’onestà degli insegnanti, abbia mostrato delusione, abbia fatto pensare a sua figlia di essere perseguitata. La frase: non perde occasione per mortificarla” lo dimostra. Senza accorgersene lei la fa sentire perseguitata da un’insegnante che la mortifica apposta. Non la fa stare bene, mi creda.

< ha avuto un'insegnante di chimica che l'ha sempre rimandata fino all'anno scorso quando mia figlia aveva una pagella con 8 e 9.> Cara signora, che cosa le fa pensare che se un’alunna ha tutti 8 e 9 non possa prendere 5 di una materia? E, soprattutto, sua figlia ha il diritto di avere una materia in cui non riesce bene. Lei ha messo molto in evidenza quel 5 dimostrando di non accettare che sua figlia non sia “perfetta”. È come se le avesse detto “No, non è possibile! Allora non sei perfetta! Non può essere colpa tua quel 5 perché io ti voglio perfetta. È colpa dell’insegnante che ce l’ha con te!”. Senza rendercene conto possiamo dire anche questo. Il comportamento da tenere quando nostro figlio, anche se ha studiato, va male in una materia non è quello di prendersela con l’insegnante e nemmeno con lui. Bisogna fargli capire il concetto “Dai, cerca di mettercela tutta. Vedrai che ce la fai. E se non ce la fai, pazienza, non si possono avere tutti bei voti!”.

Prima di tutto: come fa lei a sapere che “durante l'interrogazione le parla contemporaneamente”? Evidentemente lei indaga sui motivi dell’insufficienza, e sua figlia si difende come può. Se lei le fa il terzo grado per cercare di dimostrare che il voto è ingiusto, sta facendo una cosa che non le compete e che danneggia sua figlia, mortificandola e facendola sentire trattata ingiustamente dall’insegnante. Le consiglio di non farlo più. Inoltre: che cosa le fa pensare che l’insegnante non possa parlare mentre interroga? È una ragazza di quinta liceo! Deve essere in grado di rispondere anche se viene interrotta.

< dovrebbe ripetere come la compagna diversamente abile, che però ha tutto facilitato perché ha il programma ridotto.> Questa frase non l’ho capita. Considera la compagna una privilegiata?

Cara Nelly, se fossi in sua figlia piangerei anch’io. Come aiutarla? La lasci vivere, le permetta di sbagliare e di avere dei punti deboli, non le parli più male degli insegnanti, non le faccia mai pensare che le persone (insegnanti o no) le vogliono male, le dica che nella vita non si può essere perfetti e che ha il diritto di sbagliare; la mandi un po’ a lezione, senza farle sentire le ripetizioni come una sconfitta. Infine: legga tutto il blog e vedrà quanti ottimi insegnanti ci sono nelle scuole italiane.

So che non era quello che voleva sentirsi dire, Nelly, ma è quello che può aiutarla. Mi faccia sapere.

lunedì 9 marzo 2015

"Ma se dei bambini di 9-10 anni non mi rispettano dovrei cambiare lavoro?" 509° post

Sofia mi scrive:

“Gentile Professoressa, sono un'insegnante di sostegno (scuola primaria) entrata in ruolo quest'anno. È il mio terzo anno di lavoro.
Mi trovo bene con i bambini che devo seguire ma non sempre con le colleghe. Ma non è questo il punto.
Siccome ci tengo al mio lavoro (l'ho scelto perché mi piace e mi entusiasma) vorrei chiederle un parere. Sarò brevissima.
Da quasi due mesi c'è un nuovo alunno in terza, un senegalese.
All'inizio sembrava rispettoso delle regole, poi dopo poco ha cominciato a comportarsi malissimo (provocatorio nei confronti di insegnanti e compagni).
Le mie colleghe si sono preoccupate ma nel giro di pochi giorni lo hanno messo in riga.
Ma... ogni volta che la collega di classe esce dalla classe (spesso senza preavviso o per fotocopie, cambi d'ora, ecc....) questo bambino comincia improvvisamente a comportarsi malissimo, disturbando e anche mettendo in pericolo gli altri bambini.
Se lo riprendo ben poche volte mi ascolta... il più delle volte cerca di provocarmi, facendo ridere qualche compagno che subito faccio smettere. Ma lui continua...
Un esempio: oggi con l'insegnante di classe era tranquillo, poi lei è dovuta uscire per 20 minuti e lui inizia le provocazioni...
Mi impegno subito (per prevenire) a creare un clima tranquillo e provo, con fermezza, ad essere autorevole.
Gli altri bambini lavorano ma lui continua a provocare (mi fa il verso, si alza, salta da un banco all'altro, mi fa un gestaccio quando sono girata, parla ad alta voce...).
Poi ritorna l'insegnante di classe e lui torna educato e tranquillo.
All'uscita l'insegnante di classe parla con la sua collega di classe e le dice: "è stato bravissimo". È molto soddisfatta e anche l'altra collega salta dalla gioia... Che tristezza leggere nei loro occhi la soddisfazione di aver fatto rigar dritto un caso difficile... tristezza perché io non ce l'ho fatta...
Non ho potuto star zitta, dico, nuovamente, alle mie colleghe che quando ero sola non si è comportato bene. Quella con cui ero in compresenza mi accenna un sorriso.
Mi fermo qui, non voglio annoiarla.
Mi sento una stupida, sono piena di entusiasmo, studio ogni giorno, credo di essere in gamba in tante cose, ho troppa voglia di insegnare.
Ma se dei bambini di 9-10 anni non mi rispettano... dovrei cambiare lavoro?
Cosa devo fare? Grazie Professoressa. Sofia”

Cara Sofia, insegni da soli tre anni: quello che devi fare è imparare. Probabilmente le tue colleghe hanno più esperienza e credo che invece di sorridere dovrebbero aiutarti. Come? Cercando di capire dove sbagli e dandoti dei consigli, e, soprattutto, riflettendo sul fatto che se un alunno si comporta bene con loro e male con te, in realtà hanno ancora molto da fare per quel bambino e per la classe. Quando un insegnante, soprattutto se ha molte ore con la classe, scopre che gli alunni si comportano bene solo con lui, non dovrebbe gongolare, ma preoccuparsi. Sentirsi soddisfatti è indice di egoismo e anche un po’ di menefreghismo: lasciare nelle difficoltà una collega alle prime armi, che è una insegnante della loro classe, significa non rendersi conto del fatto che quello degli insegnanti è un lavoro di équipe. E, se vogliamo dirla tutta, è vero che l’insegnante di sostegno è di sostegno alla classe, ma la responsabilità principale dell’educazione degli alunni non è sua, ma degli insegnanti che hanno più ore.
Immagino che tu abbia letto il blog e forse anche il libro: se pensassi che una insegnante che non riesce a gestire un bambino difficile dovrebbe cambiare lavoro non avrei scritto né il libro né il blog. Soprattutto perché hai scritto:
“ci tengo al mio lavoro (l'ho scelto perché mi piace e mi entusiasma)”;
“Mi trovo bene con i bambini che devo seguire”
“Mi sento una stupida, sono piena di entusiasmo, studio ogni giorno, credo di essere in gamba in tante cose, ho troppa voglia di insegnare.”
Che cosa dirti? Non devi sentirti una stupida, Sofia. Hai le qualità che deve avere un bravo insegnante. Con queste premesse ce la farai senz’altro. E forse diventerai più brava delle tue colleghe.
Nel caso che ti preoccupa: evidentemente hai fatto un errore iniziale. Ti sei lasciata spaventare da lui e non lo hai bloccato subito.
“All'inizio sembrava rispettoso delle regole, poi dopo poco ha cominciato a comportarsi malissimo (provocatorio nei confronti di insegnanti e compagni).
Le mie colleghe si sono preoccupate ma nel giro di pochi giorni lo hanno messo in riga.”
Ecco: tu non lo hai messo in riga. Hai tollerato, anche se probabilmente non te ne sei resa conto. Con chi non rispetta le regole bisogna avere tolleranza zero. Anche con gli alunni che sono difficili davvero, quelli che hanno un vissuto terribile, perché solo così li si aiuta: dando loro dei paletti che evidentemente la famiglia non ha dato loro. Figuriamoci con quello che sceglie di comportarsi bene con le tue colleghe e male con te. Vai in classe e al primo cenno di disturbo digli che adesso non tollererai più nulla. Parlagli a lungo fuori dalla classe (le compresenze servono anche a questo). Spiegagli che si sta comportando molto male e che è ingiusto con te. Spiegagli che un bravo bambino è bravo sempre e non a ore. Non devi avere paura di non farcela, altrimenti se ne accorgerà e non ti ascolterà, quindi convinciti del fatto che lui non può mancarti di rispetto. Rileggi il blog e il libro: l’ho scritto chiaramente. Infine, parla alle tue colleghe e chiedi “Scusate, ma a voi basta che Tizio si comporti bene con voi e se si comporta malissimo con me non vi interessa?”.
Spero che leggano il blog.

Fammi sapere, Sofia!

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