La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

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lunedì 5 giugno 2017

“Vorrei essere brava come lei, professoressa Milani”. Seconda Parte. 629 post


Cara Giulietta, 
cominciamo dai consigli che posso darti, e che possono spiegarti quello che non riesci ad applicare bene de “L’arte di insegnare”.
·        Non ascoltavano sempre, ma a giorni alterni, chiacchieravano spesso, soprattutto durante le esercitazioni.
Il concetto base è questo: quando tu parli, loro devono ascoltare e contribuire alla lezione. Lo devi pretendere. E devi considerarla una pretesa giusta, non una richiesta assurda. È questo il segreto. Il resto viene di conseguenza.
La lezione non è una spiegazione che tu fai, mentre loro sono lì, passivi. Devi imparare a spiegare le cose in modo da coinvolgerli continuamente e senza preavviso (cioè, ognuno deve sentire che da un momento all’altro può essere chiamato). La lezione non deve essere una conferenza che loro devono ascoltare passivamente. Deve essere un lavoro di gruppo: tu guidi e loro partecipano attivamente. Tutti. Sempre.
L’esercitazione e l’interrogazione fanno assolutamente parte della lezione.
Possono distrarsi mentre interroghi un loro compagno? Assolutamente no. E se chiacchierano lo stesso? Smetti di interrogare immediatamente e smetti di fare esercitazione. E se parla solo un gruppetto? Smetti lo stesso. Chi tace quando qualcuno chiacchiera o disturba diventa suo complice. Spiega bene questo concetto: la responsabilità della lezione non è tua, ma di tutti. Se la lezione è noiosa è colpa di tutti. Se è interessante è merito di tutti.
·        la loro attenzione si riduce agli attimi di spiegazione, quando facciamo esercizi alla lavagna loro si distraggono per poi chiedere delucidazioni perché non hanno capito;
ripeto sempre le stesse cose, perché loro non ascoltano;
Mai e poi mai spiegare di nuovo quello che hai già spiegato se loro sono stati disattenti. Chi vuole stare attento e viene disturbato dai compagni chiacchieroni deve protestare. Spiega bene questo concetto: chi tace acconsente (e poi si arrangia).
·        Mai rispondere alle domande di chi non è stato attento. Fanno una domanda? Rispondi, calmissima: “Non hai capito? Che peccato! Dovevi stare attento. Io l’ho già spiegato. Oggi pomeriggio incontratevi a casa, tu e il tuo compagno chiacchierino, e cercate di capire da soli. Sono un’insegnante, non la vostra serva, pronta a ripetere cento volte la spiegazione perché prima non sta attento uno e poi non sta attento l’altro. Se lo facessi sarei una povera scema della quale dite ‘Non serve stare attenti, tanto c’è la scema che ce lo ripete finché vogliamo’. Beh, vi siete sbagliati. Sapeste quanto ho studiato per imparare bene la matematica, capireste. Comunque, se vedo che state attentissimi e non capite allora ve lo spiego venti volte. Ma così no.”
·        10 minuti alla fine dell'ora. Facciamo l'ultimo esercizio (che seguono in pochi) gli altri erano già in riposo. So che già qui lei penserà: e perché ha continuato a far lezione? Non li ha rimproverati? Certo! Annuiscono ma poi continuano a non seguire. Creando il brusio fastidioso. Ci provo, ma se non vogliono, non ascoltano. 5 minuti prima dell'ora. Finiamo l'ultimo esercizio, fine lezione. 5 minuti liberi (potevo non darglieli visto che hanno chiacchierato, ma a che pro? Non avrebbero ascoltato).
Allora, Giulietta: per quanto tempo devono stare attenti, su 60 minuti di lezione? Rispondo: 60 minuti esatti !
‘gli altri erano già in riposo’ ???  Ma scherzi?
‘5 minuti liberi (potevo non darglieli visto che hanno chiacchierato, ma a che pro? Non avrebbero ascoltato).’
Giulietta, ‘potevo non darglieli’??? Ma scherzi!? Certo” Dovevi non darglieli!!
Niente ultimi 5 minuti, niente riposini! Perché mai dovrebbero riposarsi? Stai lavorando tu? E loro chi sono, scusa?
“Se non vogliono, non ascoltano” ??? Giulietta, ma ti comandano loro?  E che cosa te ne importa, se non ascoltano? Ti stanno facendo un favore, ascoltandoti? Da quello che scrivi sembra che consideri un favore il fatto che ti ascoltino. Appena uno si distrae smetti e dici : ‘Va bene. Smetto di spiegare e segno l’argomento come svolto. Evidentemente non vi interessa. Io lo conosco già benissimo e non ho alcun interesse a ripeterlo, parlando a chi non ascolta. Perché devo parlare, se non siete tutti attenti? Però sappiate che quando interrogo lo chiedo, ovviamente: tanto, credo che non avrete problemi, perché – da come vi comportate - evidentemente lo conoscete già o pensate di studiarlo da soli. Benissimo.
Quindi la lezione è finita, ma state zitti finché non suona la fine dell’ora’. E devi avere un atteggiamento che faccia capire che non è conveniente per loro parlare. Se cedi a questo punto hai perso.
 Certo avere più attenzione e rispetto in più non sarebbe male.
Non devi dire “non sarebbe male”, Giulietta. Devi dire “Devo avere rispetto e attenzione, perché anch’io do loro rispetto e attenzione. Nel mio libro – ricordi? – c’è scritto “Prima date rispetto, attenzione, ecc. e poi pretendete tutto anche da loro”.
E – sempre nel mio libro- c’è scritto che devi avere una buona autostima. Te ce l’hai, ma non abbastanza, evidentemente. Lavora su questo.
       Loro stavano chiacchierando allegramente, ma appena l’hanno vista si sono alzati e dopo poco han fatto silenzio assoluto. È stato umiliante per me. Io li ho guardati, sorridendo amaramente, all'inizio ho pensato (guarda un po' questi che paura che hanno) ma poi…
Io non vorrei mai essere un'insegnante che terrorizza i ragazzi. Anche perché non ne sarei in grado.
[…] meglio un’insegnante disponibile, a cui chiedere senza timore, o una insegnante "cattiva" che però ti fa studiare per paura e magari ti fa ottenere risultati maggiori?
I miei colleghi spesso mi hanno detto: tranquilla è perché sei giovane e ne approfittano, poi sei dolce e loro lo vedono, e ne approfittano.
Altri insegnanti mi hanno detto: devi avere pugno duro. Si, grazie, ma che vuol dire? Sgridarli di più? Interrogarli quando si comportano male? Ma nessuno capisce che lo farei se ne fossi capace? Che non mi diverto a vedere che non hanno alcuna "paura" dei miei rimproveri?
Cara Giulietta, questa idea che l’insegnante che sa tenere la classe è un insegnante che terrorizza è sbagliata. L’idea che l’insegnante che tiene la classe sia odiato perché “fa paura” è sbagliata. L’idea che un insegnante giovane debba – di necessità- non essere rispettato è sbagliata. L’idea che l’insegnante dolce non venga rispettato è sbagliata. L’idea che un insegnante che terrorizza sia rispettato è sbagliata. La paura non è rispetto. Un insegnante rispettato è un insegnante considerato una guida che li può aiutare perché è competente e disponibile.
 L’idea che l’insegnante giovane che non viene rispettato è “perché è giovane” è sbagliata.
In realtà un’insegnante giovane come te potrebbe tenere la classe meglio di una insegnante sessantenne; una insegnante dolcissima e materna nell’aspetto può essere nella sostanza più severa (anche se ci sarebbe da discutere su questo termine “severa”) di una che appare burbera; “severa” non vuol dire “cattiva”; “esigentissima” non significa “odiata”; un insegnante che dà molte insufficienze non è più bravo di uno che dà voti molto alti, e non è vero nemmeno il contrario; un insegnante che permette ai ragazzi di fare quello che vogliono non è più amato e rispettato di uno che pretende il rispetto di tutte le regole; un insegnante che dice “l’ultimo quarto d’ora vi lascio fare quello che volete” non è più amato e stimato dagli alunni di quello che fa lezione fino all’ultimo minuto; e un insegnante che lascia liberi i ragazzi di fare quello che vogliono non è un insegnante che li capisce, ma è un insegnante che non sta facendo onestamente il suo lavoro; un insegnante che si siede sulla cattedra non è più moderno di uno che si siede sulla sedia;
un insegnante che si comporta come un ragazzo forse può essere più simpatico, ma spesso non è stimato, in realtà; se i ragazzi si alzano in piedi quando entra un insegnante non significa che lo rispettano, ma sicuramente significa che si sono accorti che è entrato; che i ragazzi non si alzino in piedi quando entra un insegnante non significa che non lo rispettano; possono rispettarlo, ma solo se stanno zitti e seduti; se i ragazzi ignorano l’insegnante che entra in classe significa che non si accorgono neanche della sua presenza, e sicuramente non significa che lo rispettano; se i ragazzi salutano sorridenti l’insegnante che entra non significa che non lo rispettano; più facilmente significa che lo amano e lo vedono volentieri; ma se i ragazzi non salutano sorridendo un insegnante che entra non significano che non lo sopportano; più facilmente significa che lo considerano solo come un insegnante; se i ragazzi guardano con odio e disprezzo un insegnante significa che lo odiano e lo disprezzano. La comunicazione non verbale è più importante della comunicazione verbale (anche questo c’è nell’Arte di insegnare, Giulietta).
    Perché non riesco a fargli capire che con me possono scherzare ma che quando si fa lezione si DEVE fare lezione;
[…] Certamente il prossimo anno ci riproverò. In verità ci provo sempre, io parto sempre con buoni propositi, poi finisco per entrare in classe anche tra l'indifferenza.
Cara Giulietta, certo che ci proverai. E piano piano ti riuscirà, Vedrai. Tu scrivi:
·        vorrei un po' della bravura dell'insegnante che li fa alzare in piedi, un po' di quella bravura degli insegnanti che sanno tenere la classe, un po' della sua bravura, prof Milani
Tu sei già brava come me, Giulietta. Lo vedo da tutte le frasi che della tua lettera che ho messo in rosso. Tu ti metti in discussione e vuoi migliorare: è questo quello che serve per diventare bravi insegnanti. Ti ci vuole più tempo. Io ho insegnato più anni di tutti quelli che tu hai vissuto. Qualcosa avrò imparato no, in tutti questi anni? L’esperienza è molto importante. C’è scritto anche questo, ne “L’arte di insegnare”. E adesso ho scritto “Maleducati o educati male?”, che non è solo un libro sull’educazione, ma è (moltissimo) un libro sulla Scuola, sui ragazzi, su quello che è importante che insegniamo – come genitori e come insegnanti- per avere il rispetto dei figli e degli alunni, per essere ascoltati, per essere per loro delle guide autorevoli. Quello che ho scritto in questo post è il frutto di tutte le idee che ho conquistato negli anni: dei concetti di autostima, di rispetto, di cultura; dell’esperienza sui rapporti con i ragazzi e con i genitori, eccetera. E ho messo tutto nel libro. Se sono autorevole è perché conosco e trasmetto tutto quello che ho capito e scritto nel libro. Quindi, dopo “L’arte di insegnare” leggi bene anche “Maleducati o educati male?”, perché è la base dell’autorevolezza.
E poi fammi sapere.

domenica 4 giugno 2017

“Vorrei essere brava come lei, professoressa Milani”. Prima Parte. 628 post


Cari lettori, vorrei che leggeste questa lettera e che rifletteste su quello che Giulietta ha scritto. Soprattutto voi, genitori: vi fa capire molte cose.

“Salve professoressa, le scrivo non so se per sfogo personale o per chiederle consigli.
Insegno da quattro anni matematica alle superiori e ho ventotto anni.
Ho letto più volte “L’arte di insegnare”, provo delle difficoltà ad applicarlo alle superiori, ma rifletto sempre sulle sue parole. Oggi ho assistito ad un episodio che mi ha buttata giù moralmente.
Ho una classe che adoro, che mi fa svegliare con il sorriso nonostante debba fare un'ora e mezza di strada per arrivare a scuola. Quando tutti mi dicono che finalmente insegnerò nella città in cui vivo, e non dovrò più viaggiare per raggiungere la scuola, io rispondo con l'amaro in bocca dicendo che se potessi rimarrei in questa scuola, perché ho trovato un ambiente positivo, e soprattutto ragazzi educati, anzi ben educati ;)
La classe in questione è una classe che inizialmente odiavo. Non ascoltavano sempre, ma a giorni alterni, chiacchieravano spesso, soprattutto durante le esercitazioni. E dopo qualche mese la loro attitudine non è cambiata. Come al solito la loro attenzione si riduce agli attimi di spiegazione, quando facciamo esercizi alla lavagna loro si distraggono per poi chiedere delucidazioni perché non hanno capito (certo se chiacchieri mi sembra ovvio che rimani indietro!), o provano a capire facendo tante domande e tanta tanta confusione. Ma... È il mio pensiero nei loro confronti ad essere cambiato. Io ora li adoro e mi dispiacerà non vederli più. Non so nemmeno da dove nasca questo sentimento per una classe che con me non sempre si comporta bene, non mi era mai capitato finora, eppure mi spiace enormemente non sapere che uomini o donne diventeranno. Loro con me (penso) abbiano un bel rapporto. Non hanno timore nel dirmi quando non capiscono, si propongono sempre alla lavagna, vogliono capire (anche da qui deriva il chiasso generale). Altri prof lamentano il fatto che non fanno gli esercizi a casa e che durante le lezioni sono passivi. Con me buona parte della classe fa gli esercizi e tutti in classe chiedono aiuto e/o chiarimenti. Scherziamo a fine lezione e l'ora passa tranquillamente. Li vorrei più attenti è vero, però mi piacciono, sono dei chiacchieroni simpatici. E soprattutto educatissimi. Lo so che non devo accontentarmi del chiacchiericcio, so che a lezione dovremmo fare bene ogni ora, soprattutto le ore di esercitazione. Ma non riesco ad ottenere più di così. Ho notato che loro sono invogliati a studiare (certo la maggior parte fa il minimo). Ma lo fanno, tutti vogliono avere la sufficienza. E non pensano di averla gratis anzi, hanno paura delle mie verifiche, sanno di avere difficoltà e certamente non credono che io sia la prof che alla fine regala il 6.
Oggi però è accaduto l'episodio che mi ha reso triste, davvero molto triste. 10 minuti alla fine dell'ora. Facciamo l'ultimo esercizio (che seguono in pochi) gli altri erano già in riposo. So che già qui lei penserà: e perché ha continuato a far lezione? Non li ha rimproverati? Certo! Annuiscono ma poi continuano a non seguire. Creando il brusio fastidioso. Ci provo, ma se non vogliono, non ascoltano. 5 minuti prima dell'ora. Finiamo l'ultimo esercizio, fine lezione. 5 minuti liberi (potevo non darglieli visto che hanno chiacchierato, ma a che pro? Non avrebbero ascoltato). Se lo dicessi a qualche collega mi direbbe, dai una verifica finale di punizione. Ma perché? Se loro ascoltano e sono positivi con me, chiacchierano ma poi le cose le facciamo, perché punirli? Certo avere più attenzione e rispetto in più non sarebbe male. Comunque suona l'ora, io ero ancora in classe a sistemare il registro elettronico, entra la collega. Loro stavano chiacchierando allegramente, ma appena l’hanno vista si sono alzati e dopo poco han fatto silenzio assoluto. È stato umiliante per me. Io li ho guardati, sorridendo amaramente, all'inizio ho pensato (guarda un po' questi che paura che hanno) ma poi.. Poi.. Perché io quando entro ricevo un saluto allegro da parte loro, un come sta prof? E poi il nulla, l'indifferenza generale per altri 5 minuti finché io dico: bene possiamo iniziare? Sul suo libro lei dice di non entrare in classe se i ragazzi non si alzano, o se non dimostrano di aver capito che è arrivata l'insegnante ed è il momento di far lezione. Certamente il prossimo anno ci riproverò. In verità ci provo sempre, io parto sempre con buoni propositi, poi finisco per entrare in classe anche tra l'indifferenza. Questo è quanto. Non riesco a non pensarci, la mia classe preferita, che mostra così poco rispetto per me e così tanto rispetto/timore per altri? Io non vorrei mai essere un'insegnante che terrorizza i ragazzi. Anche perché non ne sarei in grado. Vorrei tanto essere per loro una guida simpatica a cui chiedere senza timore. E in parte ci riesco. A fine anno i ragazzi e i loro genitori ammettono che hanno capito molte cose che con altri prof non riuscivano a capire (aggiungo: non avevano voglia o coraggio di chiedere aiuto al docente). Ma quanto potrei fare di più se mi rispettassero maggiormente? Perché non riesco a fargli capire che con me possono scherzare ma che quando si fa lezione si DEVE fare lezione come si deve? A volte penso di abbassare gli obiettivi, o comunque di fare meno delle potenzialità dei ragazzi, solo perché ascoltano poco, anche se il programma lo svolgiamo tutto, proprio come le altre classi. Ma io vorrei far fare loro molto di più, e meglio. Eppure ripeto sempre le stesse cose, perché loro non ascoltano. E allora mi chiedo: meglio un insegnante disponibile, a cui chiedere senza timore, o una insegnante "cattiva" che però ti fa studiare per paura e magari ti fa ottenere risultati maggiori?
I miei colleghi spesso mi hanno detto: tranquilla è perché sei giovane e ne approfittano, poi sei dolce e loro lo vedono, e ne approfittano.
Altri insegnanti mi hanno detto: devi avere pugno duro. Si, grazie, ma che vuol dire? Sgridarli di più? Interrogarli quando si comportano male? Ma nessuno capisce che lo farei se ne fossi capace? Che non mi diverto a vedere che non hanno alcuna "paura" dei miei rimproveri?

Il problema è che sono consapevole di poter essere una potenziale buona insegnante. Adoro quando mi dicono che rendo la matematica più facile, adoro vederli felici quando riescono a risolvere un esercizio. Adoro i mio lavoro, ho studiato tanto per farlo, studierò ancora molto per non essere più una supplente. Ma il bilancio che ho fatto dopo quattro anni è di un’insegnante mediocre, che non ha imparato quasi nulla dalle sconfitte che ogni anno ha notato, e che, nella pratica non sa come migliorare.
Mi scusi per lo sproloquio, è che vorrei un po' della bravura dell'insegnante che li fa alzare in piedi, un po' di quella bravura degli insegnanti che sanno tenere la classe, un po' della sua bravura, prof Milani.

Giulietta

P.S. Grassetto e colori sono miei, ovviamente.

La mia risposta è qui


giovedì 15 settembre 2016

"Mia figlia non è stata messa in prima media con la sua amica del cuore". 580° post

Maria Paola mi scrive:

"Salve Isabella, per caso sono capitata nel suo blog. Stavo cercando informazioni utili al mio caso. Mia figlia Debora, di 10 anni, quest'anno ha iniziato la prima media nello stesso istituto dove ha terminato le scuole elementari (stessa preside quindi...). Provo a spiegarle in breve l'accaduto, se potrà consigliarmi le sarei molto grata. Debora doveva ritrovarsi in classe con la sua amichetta Emma. L'altro giorno stupore, le hanno divise dopo 5 anni insieme. Motivazione? Le insegnanti elementari hanno asserito che Emma è un carattere timido mentre Debora è allegra ed esuberante. Quindi, secondo loro, andavano divise. Queste maestre sono le stesse che l'anno scorso in quinta elementare avevano preso di mira Debora, tanto che ha dovuto fare psicoterapia per uscirne fuori. Mia cognata è andata dalla preside con la psicologa e ha ripreso queste 2 maestre. Ma tanto è andata a finire a tarallucci e vino. Sono strasicura che le bambine sono state divise per un dispetto di queste 2 maestre. Ma poi, da quando in qua le maestre elementari redigono rapporti comportamentali per gli insegnanti di scuola media? E poi... Emma e Debora in 5 anni di elementari non hanno mai avuto un problema e nessun maestra ha mai sollevato questa falsa questione dei caratteri. Emma piange tutti i giorni e la notte non dorme. Ora la mamma di Emma ha chiesto il trasferimento della figlia in classe con Debora ma non glielo fanno. A chi spetta secondo lei la decisione ora? Ai genitori, alle maestre elementari (che non sono psicologhe e non possono di certo valutare lo status comportamentale di una persona), ai professori delle medie o alla preside? Non sappiamo più a chi rivolgerci, nessuno ci dà la vera motivazione per la quale le bimbe sono state divise in prima media. Sa perché? Perché non esiste. È stato solo il pegno che devono pagare per via dello smacco dello scorso anno. Non solo lo trovo vergognoso, ma anche da querela! Lei cosa ne pensa? Ho anche consigliato di rendere tutto pubblico per vedere se si sblocca qualcosa. Grazie per la sua attenzione. Un saluto. Maria Paola


Gentile Maria Paola, le rispondo subito, nonostante io abbia molte lettere in arretrato, perché vorrei evitarle di fare degli errori. Le spiego:
- in tutte le scuole d'Italia le maestre di quinta elementare danno informazioni di tutti agli insegnanti delle medie: come sono i voti, com'è il carattere, quali sono le difficoltà e in quali materie, come sono i genitori, se vengono seguiti dalla famiglia e anche se ci sono bambini che non devono essere messi nella stessa classe e perché. In molte scuole, per esempio nella mia, si stabilisce che nella stessa classe non ci devono essere più di 5 o 6 bambini provenienti dalla stessa quinta. Cara Maria Paola, è sbagliato far stare per otto anni dei bambini sempre insieme, specialmente se sono molto legati e uno dei due si appoggia molto all'altro. E' il caso di Debora, evidentemente, se piange. Mi meraviglia il fatto che la psicologa non la pensi così, perché l'autonomia è una delle cose più importanti da conquistare. Escludo, anche se non le conosco, che le maestre abbiano preso di mira la bambina, ed escludo che gli insegnanti delle medie collaborino con le maestre per fare dei dispetti.
 Lei mi chiede: “A chi spetta secondo lei la decisione ora? Ai genitori, alle maestre elementari, ai professori delle medie o alla preside?”. Spetta agli insegnanti delle medie, con l’approvazione della preside, e tenendo conto delle informazioni che ricevono dalle maestre. Di sicuro non spetta ai genitori.
La vera motivazione per la quale le bimbe sono state divise in prima media gliel'hanno già data, ma lei non ci crede: sono troppo dipendenti l'una dall'altra. Se ci fossi stata io nella commissione che forma le classi le avrei sicuramente divise. E io non conosco le due maestre, né è mia abitudine dare ragione sempre agli insegnanti, come può vedere leggendo il blog. Mi consideri obiettiva.
Come potrà immaginare, in tanti anni di insegnamento ho visto alunni arrivare nella scuola senza conoscere nessuno, o essere inseriti in una classe senza neanche un compagno delle elementari. Uno è mio figlio, per esempio. Ma le assicuro che dopo neanche due giorni li vedevi ridere e scherzare con i nuovi compagni. I bambini hanno difficoltà e devono andare a fare psicoterapia soprattutto se percepiscono da parte degli adulti disapprovazione nei confronti della scuola. Il mio consiglio è: si mostri contenta della nuova scuola e dei nuovi insegnanti di fronte alla bambina. Lasci fare agli insegnanti. Lei dice “che non sono psicologhe e non possono di certo valutare lo status comportamentale di una persona”, ma si sbaglia. La psicologia del bambino è il pane quotidiano delle maestre. E anche il mio. A lei decidere. Spero di averla aiutata. Mi faccia sapere."

domenica 6 ottobre 2013

“Strategie che funzionano sempre... oppure no?”. Prima parte. 406° post

Emanuela mi scrive:
“Buongiorno professoressa, mi chiamo Emanuela e sono alla mia prima supplenza in una scuola media.
Ho provato a mettere in atto alcune accortezze e attenzioni che ho finora incontrato nel libro (sguardi, silenzio, colpire subito certi comportamenti): sarà l'inesperienza, ma la prima giornata e la seconda giornata di supplenza sono state micidiali e mi sono abbattuta parecchio.
Quello che mi chiedo è: queste strategie funzionano sempre (il silenzio che seguo in attesa che smettano il chiacchiericcio, gli sguardi seri e mirati) o dopo un po' "mangiano la foglia"? Anche se, in realtà, c'è poco da mangiare la foglia, perché non è che li sto ingannando. Mi chiedo se dopo un po' queste specifiche strategie perdano la loro forza e cosa si può fare, in alternativa. Quali strategie suggerisce in casi limite che richiedono un intervento più serio?
Nel caso in cui vadano male le prime lezioni, il primo incontro con loro (e male male, ossia indisciplina forte della classe nonostante i richiami e il tentativo di mettere in atto alcune strategie suggeriti da amici insegnanti) è perduta la speranza con quelle classi (se non anche con le altre, se vige il passaparola)?Spero che la relazione educativa si possa costruire strada facendo, e che gli errori iniziali non siano fatali, anche se temo che sia difficile correggere il tiro. A volte il detto "non c'è seconda occasione per dare una prima impressione" pende su di me come una spada di Damocle. I ragazzi delle medie sono ostici, e spesso alcuni amici e colleghi mi raccontano situazioni allarmanti in cui io non saprei come reagire (e, invece, serve una reazione repentina).Sconsiglia le note (ed è vero, perché si rischia a fare a gara a chi ne prende di più, "tanto"...), ma è anche vero che certi comportamenti richiedono un intervento deciso e il sapere cosa fare a carattere disciplinare (far male ai compagni, offese e parolacce pesanti, rivolte all'insegnante o ad altri compagni). La ringrazio per il suo tempo. Un caro saluto  Emanuela”

Cara Emanuela, la prima impressione, come ho già detto, è molto importante e a volte non si riesce a riacquistare la stima che abbiamo perso subito. Ma altre volte si può.
Tu mi chiedi: “le strategie funzionano sempre... oppure no?”. E altri si chiedono, e mi chiedono: ho applicato alla lettera tutto quello che dici, come la famosa entrata in classe, il mantenere la calma, ecc.. Perché ha funzionato tutto bene per tre volte e alla quarta tutto è tornato come prima?
Cara Emanuela e cari lettori, tutto quello che suggerisco funziona, ma non è una bacchetta magica con la quale toccare la classe per avere attenzione, rispetto e motivazione per tutto l’anno. L’ho già detto, ma lo ripeto perché vedo che ce n’è bisogno: credete che a me basti entrare in classe in un certo modo, dire due paroline ben dette per avere ventotto paia d’occhi puntati? Rispondo: no! Certo, non mi trovo spesso a combattere, perché l’esperienza mi aiuta molto, ma con gli alunni difficili ogni tre giorni devo impegnarmi per rinfrescare la memoria sui concetti di rispetto.
Mi chiedi se "mangiano la foglia". No, non mangiano la foglia, ma ritentano, per vedere se riescono a vincerti. Ed è qui che nasce il problema. Loro ritentano e tu devi ricominciare da capo (sguardi, silenzio, colpire subito certi comportamenti). E ci aggiungo: parlare, spiegare perché è ingiusto quello che fanno, farli sentire in difficoltà se ti mancano di rispetto. Non bisogna demoralizzarsi. Bisogna “combattere” per aiutarli. Perché è giusto così. Con il tempo e la fatica ci riuscirai.
Questa è la società del tutto e subito, ma non si può applicare alla Scuola. A scuola ci vuole calma, perseveranza, e resilienza. Anche perché dovete essere un esempio.
Per quanto riguarda le note, quando ci vogliono ci vogliono: far male ai compagni, offese e parolacce pesanti, rivolte all'insegnante o ad altri compagni. Ma devi imparare a riconoscere il momento che precede il comportamento scorretto e fermarti, cercando di evitare le frasi ingiuriose. Ma se escono, la nota devi farla. Sono le note inutili (chiacchiera, ride, ecc.) quelle che devi assolutamente evitare.
Riprova, Emanuela!


Quarta parte
Terza parte

mercoledì 3 luglio 2013

“Come posso rendere le lezioni più stimolanti?" Prima parte. 384°

Emilia  mi scrive:
“Gentile professoressa Milani, è la prima volta che seguo un blog con tanta attenzione ed interesse ed è la prima volta che mi rivolgo ad una persona che conosco solo virtualmente per chiedere un consiglio. Sono una supplente di lettere non proprio giovanissima (ho 29 anni e tra poco ne compirò 30) ma alle primissime armi. Le racconto brevemente il mio breve percorso da insegnante. Dopo quasi 2 anni di iscrizione alle graduatorie finalmente a marzo sono stata chiamata per la mia prima supplenza che è durata inizialmente un mese ma che da pochi giorni è ricominciata. Sull'onda dell'entusiasmo, visto che l'insegnamento è sempre stato il lavoro dei miei sogni, ho lasciato un lavoro di ufficio "sicuro" per gettarmi in quest'avventura. Mi sono state assegnate una prima e una terza media e devo ammettere che i primi giorni sono stati durissimi (e purtroppo a marzo non conoscevo ancora il suo blog!). La prima media a detta di tutti i miei colleghi era un'ottima classe ma con me all'inizio si è rivelata completamente diversa e molto turbolenta. Ho cercato di non perdermi mai d'animo e di chiedere consiglio ai miei colleghi e alla fine anche grazie all'aiuto dell'insegnante di sostegno che si è rivelata un'ottima collaboratrice, sono riuscita a riportare la calma e a creare un clima sereno e abbastanza tranquillo. Con la terza media il discorso è stato completamente diverso. Mi avevano parlato di una classe molto turbolenta e difficilissima da tenere ma fin da subito ho riscontrato anche un'altra serie di problemi di difficile risoluzione. La prima cosa è la costante mancanza di attenzione e disinteresse verso qualsiasi cosa spieghi. Ho provato sia ad attenermi al libro che a spaziare ma il risultato è stato sempre lo stesso: disinteresse totale. Mai una domanda, un'osservazione niente di niente... in classe sono 22 e di questi più di un terzo è a rischio bocciatura. Imporre la disciplina è molto difficile; con me non hanno dei comportamenti "eccessivi" ma chiacchierano moltissimo e quando riesco a riportare il silenzio si limitano ad essere apatici e comunque continuano a non ascoltare. Mi hanno detto più volte che il programma scolastico a loro non interessa e quello che al momento mi sta mancando è un modo per renderlo interessante! Ricordo che anch'io a scuola ero spesso annoiata dalle spiegazioni dei professori ma ero una ragazza coscienziosa e studiavo lo stesso. Sono una ragazza molto calma e pacata, dall'aspetto rassicurante e mite e ho sempre paura che questo mi possa svantaggiare. Un mio "punto di forza" è sicuramente l'empatia ma di contro sono anche molto insicura e autocritica. Con la terza media ho instaurato un rapporto strano, ho dimostrato più volte di saperli comprendere e per questo mi sono guadagnata la loro stima sul piano umano ma non su quello professionale. Mi ripagano stando abbastanza tranquilli e confidandosi con me ma questo non appaga il mio senso di frustrazione perché giorno dopo giorno mi rendo sempre più conto che sul piano prettamente didattico non sto lasciando loro nulla... tra poco avranno gli esami e le loro mappe concettuali sono povere di idee e tristemente uguali, provo a lanciare degli input ma cadono tutti nel vuoto.. cosa mi consiglia per rendere le lezioni più stimolanti?
Il libro è arrivato! Lo sto leggendo con grande interesse e vorrei averlo ricevuto prima di iniziare ad insegnare! Userò l'estate per cercare di fare tesoro dei consigli presenti nel libro e nel blog! Un'altra cosa che le volevo chiedere è se ha da consigliarmi qualche testo con attività da far fare ai ragazzi durante le supplenze di uno o due giorni... quando mi è capitato li ho lasciati liberi di svolgere i compiti per le ore successive e ovviamente mi sono trovata precisamente nella situazione da lei descritta: "un bovaro di fronte ad una mandria imbizzarrita!!". La ringrazio ancora per il libro, per la passione che trasmette nel suo blog e per il tempo che dedica a noi colleghi! Io ogni giorno sono piena di dubbi e di paure ma anche di voglia di imparare! Un caro saluto, Emilia”

Cara Emilia,
hai solo trent’anni e mi sembra che tu sia sulla buona strada. Intendo dire che hai chiesto aiuto a colleghi più esperti. Vedo che hai già individuato qualche tuo errore. Sei a metà dell’opera. Ora leggerai il libro e vedrai che ti sembrerà tutto più chiaro.
 La prima media che con te si è rivelata turbolenta è l’esempio di quello che accade quando lasci cadere le redini: hai perso il controllo forse perché hai preso sottogamba la classe che ti era stata definita come “ottima”. Ma leggo che poi hai risolto il problema.
Per la terza: probabilmente l’insegnante che ti ha preceduto ha abituato i ragazzi a non intervenire. La classe diventa come viene educata: gli insegnanti che parlano molto con gli alunni, quelli che li sollecitano ad intervenire hanno classi attive. Gli insegnanti che intendono la lezione come qualcosa che va a senso unico, hanno classi noiose e poco collaborative. Sono sicura che quando avrai una classe per l’anno intero e per i tre anni, la farai diventare una classe interessante e interessata.
Vuoi sapere come rendere le lezioni più stimolanti? Studia! Leggi! Pensa! Prova! Tutto può diventare una lezione interessante. Basta che tu ti abitui a guardare tutto come una possibile lezione!

Leggi anche questo post "Tutto può diventare una lezione coinvolgente".
Quando avrai finito il libro, fammi sapere!

Buona estate!

domenica 16 ottobre 2011

"Non riesco ad insegnare". 246°

Sonia mi scrive:

“Gentilissima professoressa, ho trovato il suo blog inserendo le parole "non riesco ad insegnare"; sono insegnante di scuola superiore di informatica (mi sono laureata con ottimi voti ma senza passione per la materia) e sostegno. Ho bisogno di aiuto, mi sento un disastro come insegnante ( e non solo), quando mi trovo a gestire una classe ognuno fa quello che vuole e mi manca di rispetto. Voglio impegnarmi perchè ho capito che il problema è solo della mia personalità, anche se temo che difetti quali la scarsa memoria e la lentezza che mi caratterizzano mi impediscano di raggiungere i miei obiettivi. Io insegno da poco. Quest'anno insegno sostegno, e nonostante la classe non mi conosca più di tanto si è permessa di fare schiammazzi a mie frasi prendendomi affettivamente in giro. Riconosco che mi pongo sempre un gradino sotto a chi mi sta di fronte, ho paura di sbagliare e nei confronti dei ragazzi non so come pormi.

Sono scoraggiata, cambiare la propria persona non è facile...magari!

Altro problema è che io impiego molto tempo per "prepararmi" per affrontare la lezione in classe e mi riempio di ansia e stress tale, da soffrire di mal di testa e di spossatezza da stress, e quando sono stanca non riesco nenche a parlare bene e si percepisce secondo me goffaggine.

Se avesse qualche consiglio pratico per me che mi possa aiutare a essere una buona insegnante,la ringrazio. Cordiali Saluti”

Cara Sonia, ho scritto un intero libro di consigli! E anche dei post nel blog dove ho risposto ad altri colleghi giovani che, come te, hanno difficoltà a gestire le classi.

Per esempio leggi questo
http://laprofessoressavirisponde.blogspot.com/2010/09/gli-alunni-vi-vedono-come-vi-vedete-voi.html

E questo

http://laprofessoressavirisponde.blogspot.com/2011/09/gli-alunni-mi-prendono-in-giro-e-non.html

Ma cerco di aiutarti anche facendoti notare che descrivi te stessa come una perdente, piena di ansia e stress, perseguitata da “mal di testa e spossatezza da stress” che, quando è stanca, non riesce a parlare bene e risulta goffa. Insomma, “un disastro come insegnante (e non solo)”.

Cara Sonia, mi preoccupa quel “non solo”. Come ho già avuto modo di dire, i ragazzi vi vedono come vi vedete voi. Cioè, nel tuo caso, tu ti vedi un pulcino bagnato che fa pena, non solo come insegnante. È ovvio che loro ti vedono così.

Sonia, ti sei già risposta: non hai autostima, e per questo non puoi essere stimata dagli alunni.

Se, come risulta chiaro dalla tua lettera, sei consapevole del tuo problema, fai tutto quello che puoi per migliorare la tua autostima: investi tutto su te stessa andando dal parrucchiere, dal logopedista, dallo psicologo, dalla dietista, dalla manicure; vai in palestra, a cavallo, a tennis, a lezione di ballo latino americano, di bridge, di tango; frequenta un corso di dizione, di memorizzazione, di comunicazione efficace. Non è facile cambiare, ma lo devi e lo puoi fare.

E smettila di piangerti addosso così.

Impara ad amare e a stimare te stessa, se vuoi essere rispettata dagli alunni.

Riflettici su e fammi sapere!

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