La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

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domenica 4 giugno 2017

“Vorrei essere brava come lei, professoressa Milani”. Prima Parte. 628 post


Cari lettori, vorrei che leggeste questa lettera e che rifletteste su quello che Giulietta ha scritto. Soprattutto voi, genitori: vi fa capire molte cose.

“Salve professoressa, le scrivo non so se per sfogo personale o per chiederle consigli.
Insegno da quattro anni matematica alle superiori e ho ventotto anni.
Ho letto più volte “L’arte di insegnare”, provo delle difficoltà ad applicarlo alle superiori, ma rifletto sempre sulle sue parole. Oggi ho assistito ad un episodio che mi ha buttata giù moralmente.
Ho una classe che adoro, che mi fa svegliare con il sorriso nonostante debba fare un'ora e mezza di strada per arrivare a scuola. Quando tutti mi dicono che finalmente insegnerò nella città in cui vivo, e non dovrò più viaggiare per raggiungere la scuola, io rispondo con l'amaro in bocca dicendo che se potessi rimarrei in questa scuola, perché ho trovato un ambiente positivo, e soprattutto ragazzi educati, anzi ben educati ;)
La classe in questione è una classe che inizialmente odiavo. Non ascoltavano sempre, ma a giorni alterni, chiacchieravano spesso, soprattutto durante le esercitazioni. E dopo qualche mese la loro attitudine non è cambiata. Come al solito la loro attenzione si riduce agli attimi di spiegazione, quando facciamo esercizi alla lavagna loro si distraggono per poi chiedere delucidazioni perché non hanno capito (certo se chiacchieri mi sembra ovvio che rimani indietro!), o provano a capire facendo tante domande e tanta tanta confusione. Ma... È il mio pensiero nei loro confronti ad essere cambiato. Io ora li adoro e mi dispiacerà non vederli più. Non so nemmeno da dove nasca questo sentimento per una classe che con me non sempre si comporta bene, non mi era mai capitato finora, eppure mi spiace enormemente non sapere che uomini o donne diventeranno. Loro con me (penso) abbiano un bel rapporto. Non hanno timore nel dirmi quando non capiscono, si propongono sempre alla lavagna, vogliono capire (anche da qui deriva il chiasso generale). Altri prof lamentano il fatto che non fanno gli esercizi a casa e che durante le lezioni sono passivi. Con me buona parte della classe fa gli esercizi e tutti in classe chiedono aiuto e/o chiarimenti. Scherziamo a fine lezione e l'ora passa tranquillamente. Li vorrei più attenti è vero, però mi piacciono, sono dei chiacchieroni simpatici. E soprattutto educatissimi. Lo so che non devo accontentarmi del chiacchiericcio, so che a lezione dovremmo fare bene ogni ora, soprattutto le ore di esercitazione. Ma non riesco ad ottenere più di così. Ho notato che loro sono invogliati a studiare (certo la maggior parte fa il minimo). Ma lo fanno, tutti vogliono avere la sufficienza. E non pensano di averla gratis anzi, hanno paura delle mie verifiche, sanno di avere difficoltà e certamente non credono che io sia la prof che alla fine regala il 6.
Oggi però è accaduto l'episodio che mi ha reso triste, davvero molto triste. 10 minuti alla fine dell'ora. Facciamo l'ultimo esercizio (che seguono in pochi) gli altri erano già in riposo. So che già qui lei penserà: e perché ha continuato a far lezione? Non li ha rimproverati? Certo! Annuiscono ma poi continuano a non seguire. Creando il brusio fastidioso. Ci provo, ma se non vogliono, non ascoltano. 5 minuti prima dell'ora. Finiamo l'ultimo esercizio, fine lezione. 5 minuti liberi (potevo non darglieli visto che hanno chiacchierato, ma a che pro? Non avrebbero ascoltato). Se lo dicessi a qualche collega mi direbbe, dai una verifica finale di punizione. Ma perché? Se loro ascoltano e sono positivi con me, chiacchierano ma poi le cose le facciamo, perché punirli? Certo avere più attenzione e rispetto in più non sarebbe male. Comunque suona l'ora, io ero ancora in classe a sistemare il registro elettronico, entra la collega. Loro stavano chiacchierando allegramente, ma appena l’hanno vista si sono alzati e dopo poco han fatto silenzio assoluto. È stato umiliante per me. Io li ho guardati, sorridendo amaramente, all'inizio ho pensato (guarda un po' questi che paura che hanno) ma poi.. Poi.. Perché io quando entro ricevo un saluto allegro da parte loro, un come sta prof? E poi il nulla, l'indifferenza generale per altri 5 minuti finché io dico: bene possiamo iniziare? Sul suo libro lei dice di non entrare in classe se i ragazzi non si alzano, o se non dimostrano di aver capito che è arrivata l'insegnante ed è il momento di far lezione. Certamente il prossimo anno ci riproverò. In verità ci provo sempre, io parto sempre con buoni propositi, poi finisco per entrare in classe anche tra l'indifferenza. Questo è quanto. Non riesco a non pensarci, la mia classe preferita, che mostra così poco rispetto per me e così tanto rispetto/timore per altri? Io non vorrei mai essere un'insegnante che terrorizza i ragazzi. Anche perché non ne sarei in grado. Vorrei tanto essere per loro una guida simpatica a cui chiedere senza timore. E in parte ci riesco. A fine anno i ragazzi e i loro genitori ammettono che hanno capito molte cose che con altri prof non riuscivano a capire (aggiungo: non avevano voglia o coraggio di chiedere aiuto al docente). Ma quanto potrei fare di più se mi rispettassero maggiormente? Perché non riesco a fargli capire che con me possono scherzare ma che quando si fa lezione si DEVE fare lezione come si deve? A volte penso di abbassare gli obiettivi, o comunque di fare meno delle potenzialità dei ragazzi, solo perché ascoltano poco, anche se il programma lo svolgiamo tutto, proprio come le altre classi. Ma io vorrei far fare loro molto di più, e meglio. Eppure ripeto sempre le stesse cose, perché loro non ascoltano. E allora mi chiedo: meglio un insegnante disponibile, a cui chiedere senza timore, o una insegnante "cattiva" che però ti fa studiare per paura e magari ti fa ottenere risultati maggiori?
I miei colleghi spesso mi hanno detto: tranquilla è perché sei giovane e ne approfittano, poi sei dolce e loro lo vedono, e ne approfittano.
Altri insegnanti mi hanno detto: devi avere pugno duro. Si, grazie, ma che vuol dire? Sgridarli di più? Interrogarli quando si comportano male? Ma nessuno capisce che lo farei se ne fossi capace? Che non mi diverto a vedere che non hanno alcuna "paura" dei miei rimproveri?

Il problema è che sono consapevole di poter essere una potenziale buona insegnante. Adoro quando mi dicono che rendo la matematica più facile, adoro vederli felici quando riescono a risolvere un esercizio. Adoro i mio lavoro, ho studiato tanto per farlo, studierò ancora molto per non essere più una supplente. Ma il bilancio che ho fatto dopo quattro anni è di un’insegnante mediocre, che non ha imparato quasi nulla dalle sconfitte che ogni anno ha notato, e che, nella pratica non sa come migliorare.
Mi scusi per lo sproloquio, è che vorrei un po' della bravura dell'insegnante che li fa alzare in piedi, un po' di quella bravura degli insegnanti che sanno tenere la classe, un po' della sua bravura, prof Milani.

Giulietta

P.S. Grassetto e colori sono miei, ovviamente.

La mia risposta è qui


domenica 6 ottobre 2013

“Strategie che funzionano sempre... oppure no?”. Prima parte. 406° post

Emanuela mi scrive:
“Buongiorno professoressa, mi chiamo Emanuela e sono alla mia prima supplenza in una scuola media.
Ho provato a mettere in atto alcune accortezze e attenzioni che ho finora incontrato nel libro (sguardi, silenzio, colpire subito certi comportamenti): sarà l'inesperienza, ma la prima giornata e la seconda giornata di supplenza sono state micidiali e mi sono abbattuta parecchio.
Quello che mi chiedo è: queste strategie funzionano sempre (il silenzio che seguo in attesa che smettano il chiacchiericcio, gli sguardi seri e mirati) o dopo un po' "mangiano la foglia"? Anche se, in realtà, c'è poco da mangiare la foglia, perché non è che li sto ingannando. Mi chiedo se dopo un po' queste specifiche strategie perdano la loro forza e cosa si può fare, in alternativa. Quali strategie suggerisce in casi limite che richiedono un intervento più serio?
Nel caso in cui vadano male le prime lezioni, il primo incontro con loro (e male male, ossia indisciplina forte della classe nonostante i richiami e il tentativo di mettere in atto alcune strategie suggeriti da amici insegnanti) è perduta la speranza con quelle classi (se non anche con le altre, se vige il passaparola)?Spero che la relazione educativa si possa costruire strada facendo, e che gli errori iniziali non siano fatali, anche se temo che sia difficile correggere il tiro. A volte il detto "non c'è seconda occasione per dare una prima impressione" pende su di me come una spada di Damocle. I ragazzi delle medie sono ostici, e spesso alcuni amici e colleghi mi raccontano situazioni allarmanti in cui io non saprei come reagire (e, invece, serve una reazione repentina).Sconsiglia le note (ed è vero, perché si rischia a fare a gara a chi ne prende di più, "tanto"...), ma è anche vero che certi comportamenti richiedono un intervento deciso e il sapere cosa fare a carattere disciplinare (far male ai compagni, offese e parolacce pesanti, rivolte all'insegnante o ad altri compagni). La ringrazio per il suo tempo. Un caro saluto  Emanuela”

Cara Emanuela, la prima impressione, come ho già detto, è molto importante e a volte non si riesce a riacquistare la stima che abbiamo perso subito. Ma altre volte si può.
Tu mi chiedi: “le strategie funzionano sempre... oppure no?”. E altri si chiedono, e mi chiedono: ho applicato alla lettera tutto quello che dici, come la famosa entrata in classe, il mantenere la calma, ecc.. Perché ha funzionato tutto bene per tre volte e alla quarta tutto è tornato come prima?
Cara Emanuela e cari lettori, tutto quello che suggerisco funziona, ma non è una bacchetta magica con la quale toccare la classe per avere attenzione, rispetto e motivazione per tutto l’anno. L’ho già detto, ma lo ripeto perché vedo che ce n’è bisogno: credete che a me basti entrare in classe in un certo modo, dire due paroline ben dette per avere ventotto paia d’occhi puntati? Rispondo: no! Certo, non mi trovo spesso a combattere, perché l’esperienza mi aiuta molto, ma con gli alunni difficili ogni tre giorni devo impegnarmi per rinfrescare la memoria sui concetti di rispetto.
Mi chiedi se "mangiano la foglia". No, non mangiano la foglia, ma ritentano, per vedere se riescono a vincerti. Ed è qui che nasce il problema. Loro ritentano e tu devi ricominciare da capo (sguardi, silenzio, colpire subito certi comportamenti). E ci aggiungo: parlare, spiegare perché è ingiusto quello che fanno, farli sentire in difficoltà se ti mancano di rispetto. Non bisogna demoralizzarsi. Bisogna “combattere” per aiutarli. Perché è giusto così. Con il tempo e la fatica ci riuscirai.
Questa è la società del tutto e subito, ma non si può applicare alla Scuola. A scuola ci vuole calma, perseveranza, e resilienza. Anche perché dovete essere un esempio.
Per quanto riguarda le note, quando ci vogliono ci vogliono: far male ai compagni, offese e parolacce pesanti, rivolte all'insegnante o ad altri compagni. Ma devi imparare a riconoscere il momento che precede il comportamento scorretto e fermarti, cercando di evitare le frasi ingiuriose. Ma se escono, la nota devi farla. Sono le note inutili (chiacchiera, ride, ecc.) quelle che devi assolutamente evitare.
Riprova, Emanuela!


Quarta parte
Terza parte

mercoledì 16 novembre 2011

Una prof alle prime esperienze chiede aiuto. 259°

Serenella mi scrive:

“Buongiorno Isabella, sono una prof. alla prima esperienza. Insegno matematica e scienze in una scuola media privata paritaria.

Ho tre classi ben affollate ma, se con la prima e la seconda, nonostante qualche difficoltà si riesce a fare lezione, con la terza ho dei problemi. Ed ora mi spiego.

La mia difficoltà più grande è cercare di ottenere silenzio quando si fa lezione, sia quando spiego sia quando si fanno esercizi sia quando interrogo. Passo la maggior parte del tempo a richiamare e a controllare che stiano lavorando tutti e questo mi porta a spiegare logicamente poco e a fare tutto il resto malamente.... Da quello che so diversi alunni della classe dovevano essere bocciati lo scorso anno ma per una storia, secondo me assurda, sono arrivati in terza. Non sono stati bocciati perché la classe precedente era troppo numerosa per poterli accogliere. Inoltre diversi sono già stati bocciati in prima e sono presenti ragazzi con certificazioni dsa che richiedono maggiori attenzioni... Però adesso ci si trova in classe con ragazzi che nonostante un rendimento molto basso sono convinti che tutto gli venga concesso. Ho notato che questo comportamento di continua disattenzione non è solo con me ma anche altri insegnati. Come potrai ben immaginare ci sono libretti che dopo neanche due mesi di scuola sono pieni di note e come spesso succede si ricorre ai compiti di castigo. Ho provato anche io le due strade ma senza nessun risultato. Sono indifferenti a tutto quello che gli viene proposto (lezioni con la LIM e lavori di gruppo) e prendono tutto sempre con uno scherzo. Comprese le verifiche...su un'ora di verifica più di 20 minuti se ne vanno perchè non riescono a concentrarsi e continuano a parlare. Poi di conseguenza i voti per chi è bravo e si riesce comunque a concentrare sono buoni, per chi fa più fatica sono bassi. Ma come si può fare? perchè non riescono a riconoscere il limite? So che la prof dello scorso anno ricorreva spesso a castighi e mortificazioni per ottenere l'attenzione. Nella mia indole non c'è questa "cattiveria" ma ora la situazione mi sta sfuggendo.

A me piacerebbe avere un buon rapporto con loro, poter avere un dialogo ma la cosa risulta impossibile. Ci sono ragazzi con situazioni difficili che mi piacerebbe poter aiutare (oltre ai dsa, ci sono ragazzi con altre problematiche ), ma con la situazione che c'è è impossibile.

Ho letto con interesse i suggerimenti del post 251 su come suscitare l’interesse degli alunni, e mi piacerebbe avere qualche altro suggerimento.

So che non esiste la formula magica per risolvere i problemi ma io non mi do per vinta, vorrei veramente che si instaurasse in classe un clima sereno per lavorare bene...

Grazie dell'attenzione! Serenella”

Cara Serenella, tutti noi vorremmmo un clima sereno per lavorare bene.Diciamo che la devi considerare una conquista, non una premessa.

È ovvio che non può esserci silenzio costante in una classe, soprattutto se numerosa. E non sarebbe neanche giusto. L’importante è che ci sia silenzio quando spieghi, quando interroghi e, ovviamente, durante i compiti in classe. E capisco che non c’è.

Ti faccio notare qualche frase della tua lettera:

“Passo la maggior parte del tempo a richiamare e a controllare che stiano lavorando tutti e questo mi porta a spiegare logicamente poco e a fare tutto il resto malamente....”

Ti chiedo: e perché continui a spiegare se c’è disattenzione? Smetti subito. Parla a voce bassissima. Chiedi che ti ripetano quello che stai dicendo. Se non lo sanno, semplicemente, dai 3. Non ti arrabbiare davanti a loro, rimani calma, dimostra, così, di essere forte.

Non renderti patetica ai loro occhi parlando al vento.

(Sono sicura che quest’ultima frase ti avrà colpito, no?)

Esigi di mantenere la tua dignità. Convinciti del fatto che non devono farlo. “Su un'ora di verifica più di 20 minuti se ne vanno perchè non riescono a concentrarsi e continuano a parlare”? Concedi solo 25 minuti e poi ritira i fogli”.

Più fatti e meno parole. Non serve parlare tanto, a volte. Serve agire. Se i genitori vengono a protestare spiega bene che quello che vuoi è insegnare loro la matematica, soprattutto perché non ti sembra giusto perché sai che i genitori pagano la retta perché loro studino e non perché scherzino e rischino di ripetere l’anno. Anche i genitori ti devono rispetto. Non devi aver paura neanche di loro. E anche il dirigente. E, soprattutto, tu devi rispetto a te stessa: più ti stimi e più ti stimano gli altri. Non è una questione di “cattiveria”, ma di sicurezza in se stessi. Devi insegnare loro il rispetto per gli altri, oltre alla matematica. L’interesse degli alunni di ottiene dopo aver ottenuto il loro rispetto.

Fammi sapere, Serenella.

sabato 29 ottobre 2011

"Come suscitare l'interesse degli alunni". 251°

Gianna mi scrive:
"Cara Isabella, ti leggo da molto tempo. Quest'anno sono diventata professoressa di scienze in un liceo classico.
Considera che mi sono laureata con il biennio di specializzazione proprio per fare l'insegnante. Ho raggiunto da un mese questo obiettivo, ma mi scontrando con tutti i problemi che conosci e di cui tanto si parla nel tuo blog e nel tuo libro.
Sto mettendo in pratica i tuoi consigli e sono fiduciosa, anche se in alcuni momenti avrei voglia di gettare la spugna. Come adesso.
Oggi i miei 30 alunni di terzo liceo classico di un istituto parificato mi hanno comunicato che non gli interessa la mia materia. Quest'anno loro studiano Geografia Astronomica e Scienze della Terra, materia di esame di maturità come tutte le altre, ovviamente.
Ebbene, a loro non interessa. Non gli piace, la trovano inutile e il fatto che abbiamo solo due ore settimanali giustifica, a loro dire, il fatto che sia inutile.
Oggi non sono riuscita a fare lezione. Ho spiegato e mi hanno interrotta continuamente, ripetutamente finché stanca ho detto che li avrei interrogati se avessero proseguito. Hanno continuato, per cui ho iniziato ad interrogare. Nessuno si è alzato dalla sedia. Tutti impreparati. Hanno boicottato la mia lezione in pieno, non ho spiegato e non ho interrogato. Tutta la classe impreparata equivale a niente....
Mi hanno detto che la materia non è importante per cui loro non la studiano e non temono i miei voti.
Mi sento davvero inerme... Non so cosa fare.
Sono un'astrofila per cui gli porto spesso delle fotografie di oggetti celesti che ho fatto io personalmente senza l'ausilio di particolari strumenti, cercando di fargli capire che l'astronomia è anche alla loro portata.
Gli ho detto che andremo a visitare il planetario intorno a dicembre in modo da concretizzare quello che stiamo vedendo. Gli ho persino proposto l'opportunità di mettere l'occhio nel mio telescopio dal momento che tra poco cambierà l'ora legale e sarà buio già alle cinque del pomeriggio. Mi sarebbe piaciuto organizzare un pomeriggio osservativo per mostrargli alcuni degli oggetti celesti più belli e conosciuti.
Il docente dell'anno precedente ha scelto un libro di testo a parer mio un po' troppo complesso, per questo motivo gli preparo degli appunti per sintetizzare i concetti più importanti. Questi ragazzi hanno percorsi di studio diversi e molti di loro hanno frequentato più anni contemporaneamente al fine di recuperare il tempo perduto in precedenza.
Tutto questo per dirti che m'impegno molto, preparando appunti, richiami sulle conoscenze di base che non possiedono e cerco soprattutto di rendere la materia il più leggera possibile per evitare che diventi noiosa. In fondo studiano già materie molto complesse come il latino ed il greco, per cui cerco di rendere semplice ed affascinante la mia materia.
La mia disperazione riguarda il fatto che sto perdendo la voglia di fare tutto ciò. La voglia di dedicarmi con così tanta passione a questo lavoro per il quale mi sono tanto sacrificata studiando prima, e per cui continuo a sacrificarmi ancora adesso.
Non voglio diventare come alcuni miei colleghi che si sono spenti da anni, che pensano che sia tutto inutile. D'altronde l'esperienza di oggi mi ha buttato molto giù. Se poi ci sommiamo tutte le problematiche relative alla disciplina, ai ruoli, alla conquista dell'autorevolezza, ecc. ecc., la mia depressione diventa cosmica!
Sono una persona piacevole, solare, piena di energia ed entusiasmo. Questi sono i miei pregi, non voglio avere questo stato d'animo... Non voglio sentirmi così.
Come posso motivare questi ragazzi? Come posso attirare la loro attenzione e interessarli alla mia materia? Non so cos'altro fare....
Grazie Isabella, sei un grande sostegno per tutti noi. :-) Gianna”
Cara Gianna, quello che si prova leggendo la tua lettera è amarezza. E anche un po’ di rabbia. Ci sono tanti giovani insegnanti in Italia, che, come te, sono preparati, pieni di entusiasmo e buona volontà. Non sono bamboccioni impreparati, come qualcuno vorrebbe far credere all’opinione pubblica, per giustificare le ingiustizie. Io ne sono sicura, e questo blog ne è la prova.
Hai ragione, quando dici che ci sono tanti insegnanti “che si sono spenti da anni, che pensano che sia tutto inutile”. Purtroppo la voglia di lasciare perdere tutto viene. Ti dirò che a volte viene anche a me. Ma poi penso che gli alunni non c’entrano nulla. Sono nati in una brutta epoca, non possono essere accusati di quello che fanno, perché glielo abbiamo insegnato noi adulti. È per loro che bisogna resistere, anche se ci stancano molto e ci mandano la luna di traverso, diciamo così.
Vedila così, Gianna: gli alunni che ti sono toccati quest’anno sono così e devi lavorare su di loro e non su una classe modello immaginaria. Accettali come sono, prima di cercare di correggere i loro errori. Guardali come dei ragazzi svogliati, ma come delle vittime e, soprattutto, non sentirti in colpa se non riesci ad interessarli. È normale. Sono abituati dal mondo che li circonda ad essere interessati a ben altre cose. Insegni in una scuola parificata: perché non frequentano una scuola pubblica? Chieditelo. Chiediti se qualcuno della scuola paritaria ha fatto loro intendere (o ha detto) che la tua materia è secondaria. Cerca di capire com’è la loro vita. Non puoi entrare nella loro vita se non la conosci almeno un po’. Tieni presente il fatto che la classe è una, e devi interagire con il gruppo, ma è anche un insieme di individui, e perciò devi interagire con ognuno di loro. Trova il modo di individuare quelli che potrebbero avere interesse a un buon voto. Parla con loro, separatamente dagli altri. Conquista la loro fiducia, uno per volta, perché se la classe ti ha voltato le spalle, difficilmente puoi recuperare se non convincendone uno per volta.
Mi chiedi come interessarli. Prima di tutto: è davvero interessante quello che insegni? Sì? Perché? Ecco quello che devi fare: chiederti insieme a loro se c’è qualcosa di interessante nelle materie che spieghi. Loro dicono di no? Chiedi loro perché. Non lo sanno spiegare? Fatti dire che cosa li interessa. Dicono delle sciocchezze, per esempio, “mi interessano le ragazze”. Non battere ciglio, non ti mostrare arrabbiata o colpita, perché faresti il loro gioco. Chiedi in che senso non li interessa. Cerca di trasformare la loro frase sciocca in un flop. Per esempio rispondi “Ah, sì? Dal punto di vista scientifico?” “No, dal punto di vista sessuale”. Loro, se rispondono, vogliono far ridere i compagni, e sentirsi forti. Tu devi trovare il modo di far ridere tu, i ragazzi. Per esempio “sessuale? Bravo! La sessualità è un aspetto studiato anche dalle scienze. Lo vuoi portare all’esame?”. Ecc. Devi far vedere che non hai paura. Devi sorridere, mentre lo dici. Devi far capire che sai benissimo che chi ha risposto voleva fare il furbo, ma che tu sei più furba di lui. In quel momento, se riesci a farlo, sono interessati. È un primo passo, anche se ti sembra lontano dalla tua materia. La materia verrà.
Hai interrogato tutti? Hai sbagliato: al terzo impreparato avresti dovuto smettere, dicendo che volevi continuare la volta successiva. Forse avresti scoperto che c’era qualcuno che, non volendo grane, avrebbe studiato. E poi, non dare "impreparato". Dai 2. Un bel 2 che faccia media. Senza battere ciglio. Al terzo 2 che dai puoi dire, a voce alta e tranquilla “Benissimo, se vado avanti così in un attimo do tutti i voti! È una pacchia interrogare così velocemente!” E sorridi soddisfatta.
Cara Gianna, devi avere tu le redini, non loro. Perché devi darti tanto da fare per alleggerire la materia? Non vuoi farli stancare? Loro ti trattano a pesci in faccia e tu li servi e li riverisci? Non credi che così insegni loro a non faticare?
Se una persona non ha appetito, credi di farglielo venire presentandogli un piatto di spaghetti alla carbonara, uno di gnocchi, tre cotolette fritte, un arrosto, uno sformato di prosciutto tartufato, una scelta di formaggi, antipasti caldi e freddi, un tiramisù e un panettone farcito? Non lo so. Credo di no.
Forse è meglio non dargli niente e, quando ha fame, proporgli un piattino, e poi uno più abbondante, ecc.
Quindi, domani vai in classe e dici, tranquilla: “Ragazzi, mi sono stancata. Pensandoci bene, da oggi ho deciso (sottolineo "ho deciso"): niente fotografie di oggetti celesti, niente planetario, niente telescopio, niente pomeriggio osservativo. Naturalmente, niente appunti. E niente spiegazioni. Studierete sul libro e vi interrogherò. Spiegherò molto volentieri solo su precisa richiesta. Ragazzi, forse ci sbrighiamo presto: io vi chiamo, se non venite il voto è 2. Se venite e state zitti il voto è 3. Se rispondete male il voto è 4. Se rispondete ad alcune domande 5, se rispondete a quasi tutte le mie domande 6, e così via. Vi interrogherò tre volte a testa. Chi ha tre insufficienze e totalizza meno di 12 non viene sicuramente più interrogato. Gli altri verranno interrogati a mia discrezione. Perché, ragazzi, se a voi non interessa la materia, anche se avete l’esame, figuratevi a me che cosa interessa che non vi interessi.” Sorridi soddisfatta. Preparati tutto il discorso scritto.
Qualsiasi cosa dicano rispondi dicendo: “Non c’è altro da dire. Sono stata molto chiara, ma se volete posso dettarvelo”.
Cara Gianna, all’attacco!! Vedrai che ci riesci. Fammi sapere.

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