La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

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lunedì 5 giugno 2017

“Vorrei essere brava come lei, professoressa Milani”. Seconda Parte. 629 post


Cara Giulietta, 
cominciamo dai consigli che posso darti, e che possono spiegarti quello che non riesci ad applicare bene de “L’arte di insegnare”.
·        Non ascoltavano sempre, ma a giorni alterni, chiacchieravano spesso, soprattutto durante le esercitazioni.
Il concetto base è questo: quando tu parli, loro devono ascoltare e contribuire alla lezione. Lo devi pretendere. E devi considerarla una pretesa giusta, non una richiesta assurda. È questo il segreto. Il resto viene di conseguenza.
La lezione non è una spiegazione che tu fai, mentre loro sono lì, passivi. Devi imparare a spiegare le cose in modo da coinvolgerli continuamente e senza preavviso (cioè, ognuno deve sentire che da un momento all’altro può essere chiamato). La lezione non deve essere una conferenza che loro devono ascoltare passivamente. Deve essere un lavoro di gruppo: tu guidi e loro partecipano attivamente. Tutti. Sempre.
L’esercitazione e l’interrogazione fanno assolutamente parte della lezione.
Possono distrarsi mentre interroghi un loro compagno? Assolutamente no. E se chiacchierano lo stesso? Smetti di interrogare immediatamente e smetti di fare esercitazione. E se parla solo un gruppetto? Smetti lo stesso. Chi tace quando qualcuno chiacchiera o disturba diventa suo complice. Spiega bene questo concetto: la responsabilità della lezione non è tua, ma di tutti. Se la lezione è noiosa è colpa di tutti. Se è interessante è merito di tutti.
·        la loro attenzione si riduce agli attimi di spiegazione, quando facciamo esercizi alla lavagna loro si distraggono per poi chiedere delucidazioni perché non hanno capito;
ripeto sempre le stesse cose, perché loro non ascoltano;
Mai e poi mai spiegare di nuovo quello che hai già spiegato se loro sono stati disattenti. Chi vuole stare attento e viene disturbato dai compagni chiacchieroni deve protestare. Spiega bene questo concetto: chi tace acconsente (e poi si arrangia).
·        Mai rispondere alle domande di chi non è stato attento. Fanno una domanda? Rispondi, calmissima: “Non hai capito? Che peccato! Dovevi stare attento. Io l’ho già spiegato. Oggi pomeriggio incontratevi a casa, tu e il tuo compagno chiacchierino, e cercate di capire da soli. Sono un’insegnante, non la vostra serva, pronta a ripetere cento volte la spiegazione perché prima non sta attento uno e poi non sta attento l’altro. Se lo facessi sarei una povera scema della quale dite ‘Non serve stare attenti, tanto c’è la scema che ce lo ripete finché vogliamo’. Beh, vi siete sbagliati. Sapeste quanto ho studiato per imparare bene la matematica, capireste. Comunque, se vedo che state attentissimi e non capite allora ve lo spiego venti volte. Ma così no.”
·        10 minuti alla fine dell'ora. Facciamo l'ultimo esercizio (che seguono in pochi) gli altri erano già in riposo. So che già qui lei penserà: e perché ha continuato a far lezione? Non li ha rimproverati? Certo! Annuiscono ma poi continuano a non seguire. Creando il brusio fastidioso. Ci provo, ma se non vogliono, non ascoltano. 5 minuti prima dell'ora. Finiamo l'ultimo esercizio, fine lezione. 5 minuti liberi (potevo non darglieli visto che hanno chiacchierato, ma a che pro? Non avrebbero ascoltato).
Allora, Giulietta: per quanto tempo devono stare attenti, su 60 minuti di lezione? Rispondo: 60 minuti esatti !
‘gli altri erano già in riposo’ ???  Ma scherzi?
‘5 minuti liberi (potevo non darglieli visto che hanno chiacchierato, ma a che pro? Non avrebbero ascoltato).’
Giulietta, ‘potevo non darglieli’??? Ma scherzi!? Certo” Dovevi non darglieli!!
Niente ultimi 5 minuti, niente riposini! Perché mai dovrebbero riposarsi? Stai lavorando tu? E loro chi sono, scusa?
“Se non vogliono, non ascoltano” ??? Giulietta, ma ti comandano loro?  E che cosa te ne importa, se non ascoltano? Ti stanno facendo un favore, ascoltandoti? Da quello che scrivi sembra che consideri un favore il fatto che ti ascoltino. Appena uno si distrae smetti e dici : ‘Va bene. Smetto di spiegare e segno l’argomento come svolto. Evidentemente non vi interessa. Io lo conosco già benissimo e non ho alcun interesse a ripeterlo, parlando a chi non ascolta. Perché devo parlare, se non siete tutti attenti? Però sappiate che quando interrogo lo chiedo, ovviamente: tanto, credo che non avrete problemi, perché – da come vi comportate - evidentemente lo conoscete già o pensate di studiarlo da soli. Benissimo.
Quindi la lezione è finita, ma state zitti finché non suona la fine dell’ora’. E devi avere un atteggiamento che faccia capire che non è conveniente per loro parlare. Se cedi a questo punto hai perso.
 Certo avere più attenzione e rispetto in più non sarebbe male.
Non devi dire “non sarebbe male”, Giulietta. Devi dire “Devo avere rispetto e attenzione, perché anch’io do loro rispetto e attenzione. Nel mio libro – ricordi? – c’è scritto “Prima date rispetto, attenzione, ecc. e poi pretendete tutto anche da loro”.
E – sempre nel mio libro- c’è scritto che devi avere una buona autostima. Te ce l’hai, ma non abbastanza, evidentemente. Lavora su questo.
       Loro stavano chiacchierando allegramente, ma appena l’hanno vista si sono alzati e dopo poco han fatto silenzio assoluto. È stato umiliante per me. Io li ho guardati, sorridendo amaramente, all'inizio ho pensato (guarda un po' questi che paura che hanno) ma poi…
Io non vorrei mai essere un'insegnante che terrorizza i ragazzi. Anche perché non ne sarei in grado.
[…] meglio un’insegnante disponibile, a cui chiedere senza timore, o una insegnante "cattiva" che però ti fa studiare per paura e magari ti fa ottenere risultati maggiori?
I miei colleghi spesso mi hanno detto: tranquilla è perché sei giovane e ne approfittano, poi sei dolce e loro lo vedono, e ne approfittano.
Altri insegnanti mi hanno detto: devi avere pugno duro. Si, grazie, ma che vuol dire? Sgridarli di più? Interrogarli quando si comportano male? Ma nessuno capisce che lo farei se ne fossi capace? Che non mi diverto a vedere che non hanno alcuna "paura" dei miei rimproveri?
Cara Giulietta, questa idea che l’insegnante che sa tenere la classe è un insegnante che terrorizza è sbagliata. L’idea che l’insegnante che tiene la classe sia odiato perché “fa paura” è sbagliata. L’idea che un insegnante giovane debba – di necessità- non essere rispettato è sbagliata. L’idea che l’insegnante dolce non venga rispettato è sbagliata. L’idea che un insegnante che terrorizza sia rispettato è sbagliata. La paura non è rispetto. Un insegnante rispettato è un insegnante considerato una guida che li può aiutare perché è competente e disponibile.
 L’idea che l’insegnante giovane che non viene rispettato è “perché è giovane” è sbagliata.
In realtà un’insegnante giovane come te potrebbe tenere la classe meglio di una insegnante sessantenne; una insegnante dolcissima e materna nell’aspetto può essere nella sostanza più severa (anche se ci sarebbe da discutere su questo termine “severa”) di una che appare burbera; “severa” non vuol dire “cattiva”; “esigentissima” non significa “odiata”; un insegnante che dà molte insufficienze non è più bravo di uno che dà voti molto alti, e non è vero nemmeno il contrario; un insegnante che permette ai ragazzi di fare quello che vogliono non è più amato e rispettato di uno che pretende il rispetto di tutte le regole; un insegnante che dice “l’ultimo quarto d’ora vi lascio fare quello che volete” non è più amato e stimato dagli alunni di quello che fa lezione fino all’ultimo minuto; e un insegnante che lascia liberi i ragazzi di fare quello che vogliono non è un insegnante che li capisce, ma è un insegnante che non sta facendo onestamente il suo lavoro; un insegnante che si siede sulla cattedra non è più moderno di uno che si siede sulla sedia;
un insegnante che si comporta come un ragazzo forse può essere più simpatico, ma spesso non è stimato, in realtà; se i ragazzi si alzano in piedi quando entra un insegnante non significa che lo rispettano, ma sicuramente significa che si sono accorti che è entrato; che i ragazzi non si alzino in piedi quando entra un insegnante non significa che non lo rispettano; possono rispettarlo, ma solo se stanno zitti e seduti; se i ragazzi ignorano l’insegnante che entra in classe significa che non si accorgono neanche della sua presenza, e sicuramente non significa che lo rispettano; se i ragazzi salutano sorridenti l’insegnante che entra non significa che non lo rispettano; più facilmente significa che lo amano e lo vedono volentieri; ma se i ragazzi non salutano sorridendo un insegnante che entra non significano che non lo sopportano; più facilmente significa che lo considerano solo come un insegnante; se i ragazzi guardano con odio e disprezzo un insegnante significa che lo odiano e lo disprezzano. La comunicazione non verbale è più importante della comunicazione verbale (anche questo c’è nell’Arte di insegnare, Giulietta).
    Perché non riesco a fargli capire che con me possono scherzare ma che quando si fa lezione si DEVE fare lezione;
[…] Certamente il prossimo anno ci riproverò. In verità ci provo sempre, io parto sempre con buoni propositi, poi finisco per entrare in classe anche tra l'indifferenza.
Cara Giulietta, certo che ci proverai. E piano piano ti riuscirà, Vedrai. Tu scrivi:
·        vorrei un po' della bravura dell'insegnante che li fa alzare in piedi, un po' di quella bravura degli insegnanti che sanno tenere la classe, un po' della sua bravura, prof Milani
Tu sei già brava come me, Giulietta. Lo vedo da tutte le frasi che della tua lettera che ho messo in rosso. Tu ti metti in discussione e vuoi migliorare: è questo quello che serve per diventare bravi insegnanti. Ti ci vuole più tempo. Io ho insegnato più anni di tutti quelli che tu hai vissuto. Qualcosa avrò imparato no, in tutti questi anni? L’esperienza è molto importante. C’è scritto anche questo, ne “L’arte di insegnare”. E adesso ho scritto “Maleducati o educati male?”, che non è solo un libro sull’educazione, ma è (moltissimo) un libro sulla Scuola, sui ragazzi, su quello che è importante che insegniamo – come genitori e come insegnanti- per avere il rispetto dei figli e degli alunni, per essere ascoltati, per essere per loro delle guide autorevoli. Quello che ho scritto in questo post è il frutto di tutte le idee che ho conquistato negli anni: dei concetti di autostima, di rispetto, di cultura; dell’esperienza sui rapporti con i ragazzi e con i genitori, eccetera. E ho messo tutto nel libro. Se sono autorevole è perché conosco e trasmetto tutto quello che ho capito e scritto nel libro. Quindi, dopo “L’arte di insegnare” leggi bene anche “Maleducati o educati male?”, perché è la base dell’autorevolezza.
E poi fammi sapere.

domenica 6 ottobre 2013

“Strategie che funzionano sempre... oppure no?”. Seconda parte. 407° post.

 Giuseppina mi scrive:
“Gentilissima Isabella ho assoluto e urgente bisogno del tuo aiuto.
 insegno Educazione Fisica nella scuola media; quest’anno ho iniziato l’anno seguendo il più possibile le tue indicazioni. Al momento tutto procede bene, anche se con il passare del tempo si tende a lasciar correre alcune cose.
Ho una classe, però, una seconda media di 16 elementi (13 maschi e 3 femmine) che mi crea molti problemi. Classe irrequieta, chiacchierona, molti elementi vengono a scuola solo per divertirsi, si fanno scherzi di continuo usano molti epiteti fra di loro tipo: scemo, cretino …,se possibile inseriscono qualche bestemmia o simil tale. Insoddisfatti della mia presenza e del mio modo di fare lezione o di voler fare lezione.
Insomma credo che tu abbia capito di che tipo di classe si tratta. L’anno scorso era bella la lezione, l’anno scorso giocavano, le lezioni di quest’anno non piacciono (non sono riuscita a farne nemmeno una)…
Quando mi imbatto in una classe così demotivata e scoraggiante crollo. Mi succede sempre, anche con tutti i miei anni d’insegnamento. Mi butto giù, non riesco a recuperare autorevolezza e autorità e passo gran parte dell’anno a cercare di far rispettare un minimo di regole. Come intervenire? Ho provato tutto l’approccio di prassi, il primo giorno mi hanno ascoltato, la seconda lezione hanno già cominciato a lamentarsi. Oggi è stato il massimo, siamo usciti nel giardino al di fuori della scuola, non hanno seguito gli esercizi, hanno cominciato a imbrogliare sulle posizioni, a inventarsi malanni vari.
Prof sono in un mare di guai, già da lunedì li ho due ore consecutive che fare? Con loro l’approccio costruttivo di tipo verbale non funziona (… perché parlate usando termini non adeguati, perché giocate e ridete di ogni cosa …), e che succederà in palestra? Dovrò farli giocare per poi piano piano portarli alla lezione completa? Mi seguiranno? Oppure? Se non trovo subito una soluzione so che perderò il controllo e il tempo con loro si trasformerà in mera sopravvivenza. Non voglio che succeda, ma non so come intervenire, come pormi, come recuperare! Intanto ho già annunciato che lunedì ci saranno verifiche pratiche. In questi casi vado in tilt, è una mia carenza, non ho ancora acquisito, nonostante l’esperienza un giusto modo di rapportarmi con le classi prevalentemente maschili.
Grazie prof per avermi seguito fin qui, in attesa ansiosa di un conforto ti invio cari saluti
Giuseppina

p.s.: ad un ragazzino che "scherzando", come ha poi sottolineato ha detto: " professore' io dico ai miei genitori che lei dice le parolacce" mentre durante una lezione pratica, per l'esecuzione di un esercizio ho chiesto, in forma bonaria e scherzosa, di alzare il culetto. Ma come si deve reagire a queste "minacce". Grazie ancora. Giuseppina”


Cara Giuseppina, ho evidenziato la frase secondo me più importante: "il primo giorno mi hanno ascoltato, la seconda lezione hanno già cominciato a lamentarsi. "
Ecco l'errore. Tu dici che  hai seguito il più possibile le mie indicazioni. Ma nel libro non c'è forse scritto (a pag. 190) "vi consiglio di non fare lezione finché non avete gestito la classe e ottenuto il silenzio."?  Quello che tu hai fatto è un errore: hai cercato e cerchi di fare lezione anche se non vogliono. Loro devono fare lezione, e sei tu a decidere che cosa devono fare. Appena hanno cominciato la lezione avresti dovuto smettere. Scrivi: "non hanno seguito gli esercizi, hanno cominciato a imbrogliare sulle posizioni, a inventarsi malanni vari".
E tu? Guarda la scena  dal di fuori: loro che scherzano, inventano malanni, fanno i furbetti, e tu, lì, a implorarli di fare lezione, come se la lezione fosse un favore che loro fanno a te. 

Lo so, non li hai implorati esplicitamente, ma se rileggi la frase vedrai che dal di fuori (e a loro) appare così. Ti chiedi "Mi seguiranno?" Avrai fatto trasparire il fatto che dubiti che ti sentiranno, invece di far pensare che sicuramente ti seguiranno.
Allora: ripensaci. Rifletti bene e metti a fuoco la situazione: tu stai lavorando, stai aiutandoli ad imparare, e loro stanno studiando e sono lì per imparare, non per giocare o prendere in giro. Renditene conto, e poi entra in classe con lo sguardo che dice tutto questo: "Adesso basta! la lezione è questa e se non c'è silenzio io non ve la faccio più e invece di fare esercizi passiamo il tempo a capire perché vi comportate così. Visto che non siete in grado di fare lezione pratica, passerò a quella teorica finché non mi chiederete di fare lezioni in palestra. Mi dispiace per chi voleva fare lezione: vedete bene che non si può e non intendo combattere per fare lezione. Vorrà dire che vi valuterò sulla parte teorica e alla fine farò fare delle prove pratiche. Se non saprete farle perché non avete fatto esercizio, pazienza, la valutazione sarà insufficiente." Naturalmente, dopo lo sguardo usa le parole.
L'efficacia della lezione parte da prima di entrare in classe. Metà del successo della lezione dipende dal momento che precede la lezione, 
Ricomincia tutto da capo, Giuseppina.
Fammi sapere!

p. s. Evita di parlare di "culetto": anche se non è un'offesa o una parolaccia, contribuisce alla tua insicurezza perché, anche solo per un secondo, avrai fatto uno sguardo spaventato, e questo non ti aiuta. Avresti dovuto riderci sopra e dire: "buona questa!".

venerdì 2 dicembre 2011

“Insegno in due classi tremende. Aiutami a non mollare”. 264°.

Andrea mi scrive:

“Cara Prof. Milani, ho avuto una supplenza temporanea in un istituto tecnico, dove ho delle classi (3°, 4° e 5°) che non riesco a gestire in quanto gli alunni ignorano ogni richiamo (anche fatto ad alta voce con tono severo) all'ordine e impediscono il regolare svolgimento della lezione con versi di ogni genere e lanciandomi delle carte ogni volta che volto loro le spalle per poter scrivere sulla lavagna.

Ho provveduto da subito a sanzionare alcune classi con delle note disciplinari ed un alunno che sono riuscito a cogliere sul fatto mentre lanciava oggetti.. Quasi tutti gli alunni ignorano i miei richiami e non stanno al posto, ma vagano per la classe. Con molta fatica riesco ad evitare che escano dalla classe più persone contemporaneamente per andare in bagno. Dal momento che io cerco di spiegare comunque e quindi andare avanti con il programma (sono costretto a gridare per farmi sentire), alcuni alunni (gli stessi che disturbano) lamentano l'impossibilità di seguire la lezione dato il rumore di fondo che impedisce loro di concentrarsi. Considerati questi comportamenti subdoli messi in atto dagli alunni al fine di rendere impossibile lo svolgimento della lezione, è difficile sanzionare un singolo individuo dato che quasi tutta la classe è responsabile di questi atti vandalici, non avendo altri strumenti per insegnare in modo regolare, sto provvedendo alla valutazione didattica degli alunni (che ovviamente dimostrano di non aver appreso molto di quanto da me spiegato). Ho messo dei voti bassi agli interrogati (3), ma non sono riuscito ad ottenere alcun risultato apprezzabile. Peraltro non posso continuare ad interrogare perchè il programma svolto è esiguo e mi riesce difficile proporre esercizi tutti riguardanti lo stesso argomento.

Ho fatto presente la situazione al docente coordinatore di classe (che, ad oggi, non ha adottato provvedimenti finalizzati a risolvere il problema educativo coordinando gli sforzi educativi degli altri docenti). Alcuni docenti dicono di non aver difficoltà a gestire le classi e i collaboratori scolastici mi danno conferma che i comportamenti di cui sopra vengono messi in atto con i supplenti e con alcuni docenti di ruolo. Stando ad alcune indiscrezioni (voci di corridoio) il Dirigente Scolastico non è un interlocutore ideale cui far presenti questi problemi (e la cosa trova riscontro nel fatto che alcuni alunni, quelli che disturbano di più, mi chiedono di chiamare il Dirigente per ristabilire l'ordine).Vani sono stati i miei tentativi, numerosi ed energici, di motivare gli allievi, semplificare al massimo le discipline che insegno e cercare di instaurare un dialogo.Insegno in quest'istituto da 2 settimane e sto tenendo duro solo perchè ho voglia e bisogno di lavorare, ma in queste condizioni mi sembra ardua la sopravvivenza! Considerando che si tratta di un problema molto serio, chiedo suggerimenti per gestire questa incresciosa situazione nel migliore dei modi e per poter lavorare in condizioni più umane.”

Caro Andrea, mi dispiace dirti che non so quanto tu possa, dopo due settimane come quelle che descrivi, riprendere le redini della situazione. Se i ragazzi sono arrivati a lanciarti della carta quando ti giri, a prenderti per i fondelli ogni volta che possono, significa che hanno deciso che sei uno grazie al quale si può rendere meno noiosa la mattinata di scuola. Spesso, quando i ragazzi si comportano così, (e non con tutti i docenti) non c’è nulla di personale: non ti trattano male perché ti disprezzano. Non ti stimano, è evidente, ma forse sei loro simpatico, ti guardano bonariamente. Questo per dirti che non serve, ormai, fare il duro. Se hai constatato che non si impressionano quando alzi la voce, e, anzi, devi urlare per farti sentire, significa che quella strada deve essere abbandonata.

Se stai tirando un carretto carico e ti accorgi che per quanti sforzi tu faccia non si muove di un millimetro, significa che è troppo pesante per te: smetti di tirare. Il che non significa che devi rinunciare, che devi mollare. Non devi mollare, Andrea. Devi trovare un’altra strada. La prossima volta, la prossima supplenza, dopo aver studiato il mio libro, sono sicura che non farai più gli stessi errori.

Se vuoi fare l’insegnante devi imparare a farlo, anche superando momenti molto difficili, come questo. Solo chi insegna sa quanto può essere frustrante e terribilmente umiliante trovarsi nella situazione di non riuscire a gestire una classe. Rimboccati le maniche e pensa a che cosa puoi fare, abbandonando completamente tutto quello che hai seguito fino ad oggi. Non va bene, evidentemente. L'autorevolezza di acquisisce con il tempo.

Hai letto tutti i post del mio blog e il mio libro? Devi aver trovato degli spunti di riflessione che ti guidino. Individua i problemi e trova delle soluzioni. Sei un tipo mingherlino? Iscriviti ad un corso di body building. Impara a spezzare un mazzo di carte da ramino, poi entra in classe e spezzane uno senza parlare. Vedrai che smettono di parlare. Non per paura, ma per curiosità. Stupiscili. Fai qualcosa che li stupisca e che li spiazzi, qualcosa che da te non si aspetterebbero mai e che li spinga a riconsiderare la tua persona e il giudizio che hanno di te. Ho fatto l’esempio del mazzo di ramino, ma, se ci pensi, troverai qualcosa adatto a te.

Pensa, pensa, pensa, pensa. Leggi libri di comunicazione efficace. Studia, studia e poi agisci. Non fare niente di quello che si aspettano.

Prova. Poi fammi sapere.

lunedì 31 ottobre 2011

Ogni ragazzo difficile è difficile a suo modo. 252°

Mariella mi scrive:
“Cara prof.ssa Milani, ho letto il libro tante volte e lo rileggerò ancora. Lo stesso ho fatto con i post del blog. Ci sono tante consigli ma il problema principale che probabilmente mi manca la Sua esperienza nel gestire le situazione e poi c'è da dire che dove insegno tutti gli studenti (classi di 25/30 studenti) sono difficili.
Penso che i ragazzi difficili ci sono in tutte le scuole ma forse in un Liceo non sono così " difficili" come nei professionali dove insegno ( idraulici, elettricisti, aiuto cuochi).
Questi ragazzi purtroppo hanno avuto degli insuccessi in altre scuole e vengono qui per prendersi una qualifica e non sono affatto interessati alla scuola né tantomeno allo studio dell'inglese.
Non sono interessati a niente. A loro piace fare solo i bulli e casino!
Stamattina ho fatto una verifica: un disastro! Tutti che parlavano e copiavano. La cosa più grave che non puoi ritirare le verifiche a chi copia perchè ti fanno resistenza. Ma secondo Lei, un insegnante può lottare fisicamente per prendersi una cosa (quale cellulare, carte, test) quando si ha davanti a ragazzi così? Scusi lo sfogo ma non so più cosa fare...........”

Cara Mariella, hai ragione: è più difficile insegnare in un istituto professionale, e anche in una scuola media, ma non perché i ragazzi difficili siano più difficili, ma perché di solito sono in numero maggiore rispetto ad un liceo. Ogni ragazzo difficile è difficile a suo modo. In un liceo i ragazzi sono più motivati, perché hanno scelto una scuola dove sapevano che si studiava di più, perché sanno che dovranno proseguire gli studi, e perché sono orientati verso un futuro lavorativo dove sarà necessario aggiornarsi (e quindi continuare a studiare). Ma basta la presenza di un solo ragazzo difficile in una classe per renderti la lezione un inferno. E il ragazzo difficile potrebbe essere un liceale geniale che contesta con educazione tutto quello che dici, mette in evidenza eventuali errori che fai, puntualizza, chiede e, così facendo, getta discredito su di te di fronte alla classe. E non puoi prendere provvedimenti disciplinari, perché lo fa con educazione. Trovo che questa situazione sia molto più difficile da affrontare che i semplici svogliati chiassosi che si trovano frequentemente.
Ho già scritto parecchio, sia sul blog che sul libro, sulle strategie da adottare di fronte a ragazzi disinteressati alla materia, e perciò non mi ripeto. Ma ti dico: un insegnante non deve mai abbassarsi al livello degli alunni. Lottare fisicamente per strappare dalle sue mani un foglio, un cellulare? Assolutamente no. Immagina la scena dal di fuori. Che figura fa l’insegnante? Ridicola. Tu devi convincerti che un alunno non può fare una cosa del genere. Sarebbe come se il carabiniere ti chiedesse la patente, tu non gliela volessi dare e lui si mettesse a tirare per strappartela dalle mani. Ti sembra possibile?
“Ma lui è un carabiniere, ti può arrestare”, dirai. “Ma tu sei un’insegnante, lo puoi far sospendere”, dico io.
Il fatto è questo: se accade anche soltanto una volta che il ragazzo ti sconfigge, sei fritta, come si suol dire. Devi sempre prevedere quello che accadrà, le mosse di quello che in quel momento diventa per te un avversario, quello che sta cercando di renderti ridicola, di farti perdere credibilità, autorevolezza. Se c’è la possibilità che una discussione degeneri devi evitarla e agire (non certo rinunciare per paura) in modo che non possa controbattere, se non in un colloquio corretto, rispettoso e civile. Non ti vuole restituire il compito in classe? Digli “Tienilo pure, invece di 3 ti metto 1 e ti faccio un rapporto sul registro, dato che il compito in classe è un documento e tu me lo hai sottratto. Aspettati delle conseguenze. Ti farò sapere”. Senza scomporti.
Ho reso l’idea, Mariella? Fammi sapere.

venerdì 23 settembre 2011

“Non riesco a farmi rispettare dagli alunni”. 238°

Eva mi scrive:
“Gentile professoressa, sono insegnante da 10 anni... e poche volte purtroppo non ho dovuto combattere con gli alunni. 
Ecco il copione che si presenta di solito: i primi giorni sembra che vada tutto bene... poi, non so cosa io dica o cosa io faccia (a me sembra di comportarmi in modo normalissimo) che lancia alla mente dei ragazzi il messaggio: "Insultabile!" 

Continua sul mio sito
professoressamilani.it

mercoledì 21 settembre 2011

Dubbi e frustrazioni degli insegnanti. 237°

Marcello mi scrive:

“Carissima Prof. Milani,

sono entrato in ruolo quest'anno da concorso e dopo 14 anni di lavoro nel privato ho deciso di cambiare vita. Questo è un treno che passa una sola volta e non ho voluto perdermi l'occasione di capire se questo lavoro facesse per me.

Da bambino (forse come molti) immaginavo spesso di essere un insegnante così ho lasciato il mio posto a tempo indeterminato, con uno stipendio molto più alto di quello attuale, in cambio di un pò di tempo libero, che un giorno spero di avere. Essendo alle prime armi adesso impegno tutta la mia giornata a studiare, leggere programmare... forse anche troppo, ma è il mio modo per non sentirmi "impreparato" o inadeguato. Ebbene si, sono uno a cui piace avere il controllo delle cose.

Molti mi dicono che secondo loro sono portato per l'insegnamento ma a dire il vero, dopo i primi giorni di scuola ho messo in dubbio la mia scelta! La scuola nella quale insegno non è una scuola facile, non è lontana da dove vivo e conosco esattamente in quale pasticcio sono finito ...per di più è una sede dislocata lontano dalla sede centrale e non ci sono altri insegnanti di matematica con cui confrontarmi!

Certi giorni torno a casa con un gran mal di testa e grande frustrazione. Insegno matematica alle medie e la materia non aiuta molto.

Spesso torno a casa e mi sembra di aver urlato come un ossesso anche se poi dei ragazzi l'altro giorno mi hanno confessato che non urlo come "quella che c'era prima" eppure a me sembra di urlare e sbattere troppo spesso le mani sulla cattedra per chiedere silenzio e attenzione. Torno a casa e penso a tutte le cavolate che ho fatto e detto...e mi sembra di aver sbagliato tanto.

Sto provando a utilizzare diverse "tattiche" per tenere ed interessare la classe e la cosa che ho capito è che le variabili in gioco sono davvero tante: tutte le classi sono diverse e ogni giorno è un giorno diverso. Probabilmente devo solo affinare e aumentare il numero di strategie/strumenti per tenere buona una classe.

Eppure scrivendo mi chiedo, cose è meglio una classe "buona e silenziosa" oppure una classe che risponde agli stimoli e impara? Credo la seconda anche se è più faticosa!

Come vede ho molti dubbi, uno di questi è sull'essere rigido e far dare spesso compiti in classe difficili (a sorpresa) per incutere timore di brutti voti, solo che ho sempre il timore che certe scelte possano tornarmi indietro come un boomerang. Pensa che sia opportuno essere rigido e inflessibile nella fase iniziale dell'anno per evitare che i ragazzi si rilassino troppo? So che con il tempo impareranno ad apprezazrmi ma adesso è bene incutere un pò di timore?

Non ho ancora letto il suo libro che ho acquistato ed attendo con ansia, sono sicuro mi sarà utile... volevo anche ringraziarla perchè il fatto di aver scritto un libro dimostra che esistano strategie, strumenti, tecniche per diventare un buon insegnante e che in qualche modo si possono tramandare e farle proprie.

Le farò sapere non appena avrò ricevuto e letto il libro. Saluti”


Caro Marcello,

spero che troverai alcune delle risposte ai tuoi dubbi nel libro che ho scritto. Diciamo pure che l’ho scritto per questo. Ma voglio dirti che fra gli aspetti più stressanti del nostro lavoro ci sono i dubbi continui e le frustrazioni. Ce li abbiamo tutti e continuiamo ad averli anche dopo anni. All’inizio, è ovvio, sono di più, ed è molto importante fare quello che capisco stai già facendo: porsi delle domande, avere dei dubbi, cercare strategie. Hai detto bene: “tutte le classi sono diverse e ogni giorno è un giorno diverso. Probabilmente devo solo affinare e aumentare il numero di strategie/strumenti per tenere buona una classe.”

Vedrai che questo ti porterà ad essere un buon insegnante.

È molto importante, infatti, che tu sappia che sono proprio gli insegnanti che più si impegnano quelli che hanno più dubbi e provano la frustrazione di non riuscire a fare quello che vorrebbero. Si pongono domande su come essere più bravi, si pongono degli obiettivi per fare bene il loro lavoro e, quando si accorgono che situazioni interne o esterne alla classe diventano ostacoli al loro raggiungimento, provano una grande frustrazione. Brecht diceva “Sono coloro che non riflettono a non dubitare mai!”. Ho scritto tutti i consigli che leggi sul blog e sul libro perché nella mia carriera ho molto dubitato.

L’importante, però, caro Marcello, è non demoralizzarsi e resistere a tutte le difficoltà.

Non so che lavoro facevi, ma l’insegnamento, se fatto con impegno e passione, può essere anche fonte di soddisfazioni profonde.

Nel blog e nel libro ho dato parecchi consigli su come si entra in classe: quando li leggerai vedrai che all’inizio è essenziale essere gentile, serio, inflessibile sui comportamenti scorretti e che, finché non diventerai autorevole, potrai essere un po’ autoritario. Ma non usare “i compiti in classe difficili (a sorpresa) per incutere timore di brutti voti”: ti farai soltanto considerare un cattivo insegnante che non si interessa delle loro paure. Fai quello che consideri giusto e corretto: mi sembra che in cuor tuo tu sappia già che questo non è giusto. Si può essere autorevoli e comprensivi allo stesso tempo. Ma non si può essere autorevoli e “amiconi” allo stesso tempo. Un insegnante è un insegnante e non un amico: quando sei comprensivo spiega loro che è una concessione, e non un loro diritto o una tua debolezza.

Mi chiedi se “è meglio una classe "buona e silenziosa" oppure una classe che risponde agli stimoli e impara”. Ti rispondo: una classe abbastanza buona e silenziosa, che risponde agli stimoli e impara”.

Spero di averti aiutato. Fammi sapere, allora!

venerdì 16 settembre 2011

“Con gli alunni è meglio essere gentili o far paura?” 234°

Stella mi scrive:
“Gentile prof.ssa Milani, ho appena finito di leggere il suo libro e volevo ringraziarla per gli ottimi consigli e le strategie che descrive. Sicuramente mi sarà utile, considerando che ho quasi sempre dovuto affrontare vari problemi di disciplina nelle classi che ho avuto. Mi rendo conto che parte di essi derivavano anche da miei atteggiamenti sbagliati.
Una sola cosa mi ha stupito nel suo libro e cioè il fatto che lei sottolinei molto di dover essere il più possibile gentili e cortesi con gli alunni per ottenere il loro rispetto. Io sono una persona molto educata e gentile per carattere ma questa caratteristica non mi ha mai aiutato con gli alunni, anzi. Mi viene spontaneo rivolgermi a loro con cortesia ed educazione ma mi sono spesso chiesta se ciò non fosse il modo sbagliato di rivolgermi a loro. E' da pochissimi anni che insegno ma mi ha sempre colpito il fatto che i colleghi che più riuscivano a mantenere la disciplina in classe fossero completamente l'opposto dell'insegnante cortese. Ho notato molto spesso questi professori trattare male gli alunni, essere sempre pronti a rimarcare le loro mancanze con tono aggressivo e pieno di disprezzo, dando ordini senza un minimo "per piacere"...solo ordini e magari anche qualche velato insulto. Mi ero convinta che fosse l'unico modo per ottenere un minimo di disciplina in classe. All'inizio mi sembrava assurdo il loro modo di trattare i ragazzi ma quando facevo il confronto col silenzio che regnava nelle loro ore e il chiasso e confusione nelle mie mi sorgeva il dubbio che fossi io in errore. Forse i ragazzi scambiano l'educazione e la gentilezza per debolezza? Forse è perchè mi vedono giovane? Il mio carattere tendente al timido purtroppo spesso salta fuori ma mi chiedo quale sia la parte giusta da recitare a scuola se non altro per sopravvivere senza sgolarmi e farmi venire le lacrime agli occhi nelle classi più tremende. Ora sono ancora a casa in attesa di chiamate da scuole ma spero che quest'anno possa fare tesoro dei suoi consigli e soprattutto riuscire a metterli in atto sul serio nonostante i miei limiti caratteriali.
Mi scusi per la lunga mail, volevo solo condividere con lei le mie riflessioni.

Grazie ancora e buon pomeriggio!”
Cara Stella, il mio libro "consigli pratici per giovani insegnanti", per essere davvero utile, non va soltanto letto. Va letto e riletto, riflettendo su ogni singolo concetto, perché soltanto così ti crei un “bagaglio”, se non di esperienze – perché l’esperienza va fatta in prima persona – di campanelli di allarme che ti permettano di non fare tanti errori. In realtà, sono "consigli" da studiare :-)
Detto questo, aggiungo che, se leggi bene, raccomando di ostentare la gentilezza, di sottolinearla, di farla notare a tutti. Ricorda: non basta “essere”, bisogna anche “apparire”.

Sì, i ragazzi scambiano l’educazione e la gentilezza per debolezza se non c’è anche, da parte dell’insegnante, l’atteggiamento di sicurezza che ha una guida che sa quello che fa.
Non è vero che i professori più sgarbati e aggressivi sono i più rispettati: quello non è “rispetto”, è paura, ma spesso è anche odio.
Non dobbiamo mirare ad essere amati e neppure temuti. Dobbiamo cercare di essere stimati. E per essere stimati, per avere autorevolezza, bisogna essere molto gentili, ma anche essere “guide” che all’occorrenza impartiscono ordini e, nell’attesa di essere “autorevoli”, anche un po’ autoritari, quel tanto che basta per chiarire bene il fatto che noi siamo gli insegnanti e loro sono gli alunni.
Spero di averti aiutato! Fammi sapere! In bocca al lupo per il lavoro!

giovedì 8 settembre 2011

La paura di entrare in classe. 230°

"Gentile professoressa Milani,

sono un'insegnante di scuola media. Ho avuto la fortuna di lavorare per due anni in una scuola fantastica, formata da classi piccole e da alunni disciplinati. Riuscivo a portare avanti il programma senza fatica e ad inventare attività divertenti e stimolanti. A volte ho completato il mio orario in scuole piuttosto difficili. In particolare l'anno scorso mi hanno assegnato una terza molto complicata. Tornavo a casa frustrata perché non riuscivo ad ottenere il silenzio. Fare lezione era impossibile. La collaborazione delle famiglie è servita a poco e anche i colleghi non mi sono stati molto d'aiuto, nemmeno loro sapevano bene come gestire la situazione. Durante le mie ore era il caos, ed io che sono una persona precisa, che ho bisogno di ordine e di attenzione ero totalmente avvilita e scoraggiata. Ben presto ho gettato la spugna. Mi sono detta che avevano vinto loro e che poi agli esami mi sarei vendicata con scritti difficili ed orali in cui non avrei perdonato la minima esitazione. Alla fine non me la sono sentita di scendere ad un livello così basso..

Quest'anno mi ritrovo a vivere una nuova avventura: una cattedra intera in un'unica scuola. Peccato però che ho sbagliato la scuola. Dai primi incontri con i colleghi è apparso evidente che le terze sono abbastanza ingestibili, e ne ho tre! Ci sono diversi alunni con il sostegno, anche 4 per classe e il numero degli studenti non scende sotto i 25, per non parlare dei gruppetti all'interno che sono stati definiti “vivaci”. Di fronte ad un quadro così desolante, mi sento persa. Non voglio rivivere quello che ho vissuto l'anno scorso con quella brutta terza. In tutta sincerità, due mesi di vacanza non mi hanno ridato le energie perse.

Sto pensando seriamente di licenziarmi o di cambiare lavoro, anche se poi mi chiedo cos'altro potrei fare, so solo insegnare. Ma ha ragione lei a consigliare di non fare questa professione. È un brutto mestiere perché la possibilità di dare il meglio di sé non dipende solo dalla propria volontà, ma anche e soprattutto da una serie di variabili estranee al docente. Io so di saper fare al meglio il mio lavoro in piccole classi rispettose e penso che questa dovrebbe essere la condizione basilare per ogni insegnante. Non so insegnare in una classe di 25, 26 allievi rumorosi e maleducati al quale non importa nulla di me e della mia materia. Riuscire a coinvolgere persone così è impossibile. Non è questione di essere autorevoli perché questi ragazzi non riconoscono l'autorevolezza. Ho letto i suoi consigli, ma ho la sensazione che con me non avranno successo. Sono una giovane insegnante e dall'aspetto troppo buono per incutere paura. Il fatto di partire così sconfortata mi deprime ancora di più. Ho la sensazione che questa volta non riuscirò a portare a termine l'anno scolastico e ciò mi fa sentire una fallita e mi rattrista enormemente."

Cara Martina, su con la vita. Ti rispondo subito, perché devi cambiare atteggiamento subito. Hai letto i miei consigli: cerca di applicarli fin dal primo momento. E, visto che ho fatto di tutto per terminare il libro di "Consigli per giovani insegnanti" prima dell'inizio della scuola, acquistalo e leggilo dall'inizio. Applica tutti i suggerimenti. Non aver paura: sono solo ragazzi, e tu devi aiutarli a diventare migliori.

Non è vero che se appari troppo buona non vieni rispettata. E non è vero che ci sono ragazzi che non riconoscono l'autorevolezza: finché non hai imparato ad averla, non puoi constatarlo. Ricorda che, come ho scritto, loro ti vedono come ti vedi tu. E tu ti vedi una perdente. La paura di entrare in classe ti impedisce di insegnare in modo efficace. Dai, su, forza. Un po' di ottimismo e un po' di entusiasmo! L’insegnamento, in realtà, è un lavoro bellissimo, se riesci a farlo.

Sai fare l'insegnante? Dimostralo a te stessa. Tu guardi i ragazzi con diffidenza e terrore: guardali con altri occhi. Vedili per quello che sono: ragazzi, spesso con problemi molto più grandi dei tuoi.

Ti faccio tanti auguri. Fammi sapere.

mercoledì 6 aprile 2011

“Sono un’insegnante sull’orlo di una crisi di nervi”. 182°

Lorella mi scrive :

"Cara professoressa Milani,
sono un’insegnante di scienze al biennio delle scuole superiori.
Le scrivo perché il mio livello di frustrazione cresce ogni giorno di più. Ci sono dei giorni in cui fare questo lavoro mi piace e mi dà soddisfazione, ma la maggior parte dei giorni torno a casa affranta e demoralizzata. Vorrei mollare tutto!!!!
Ho soltanto dodici ore la settimana, ma in compenso ho sette classi e 138 alunni. A casa cerco di preparare le lezioni con cura, creo anche del materiale per i ragazzi e aggiorno il fad (la piattaforma e-learning della scuola) con materiali, aiuti per lo studio e link ad animazioni che possono aiutare nella comprensione degli argomenti trattati.
Penso di impegnarmi e la cosa non mi pesa nemmeno tanto.
Il mio problema sono le soddisfazioni; a parte alcuni alunni che si mostrano interessati e partecipativi, ce ne sono troppi che non seguono e continuano a disturbare.
Le classi in cui ho problemi più rilevanti sono fondamentalmente due: una è una classe di un corso di formazione professionale finanziato dalla regione, l’altra è la classe seconda di un istituto tecnico che ho già avuto l’anno scorso.
Nel primo caso, sono cosciente che la situazione è alquanto complessa. È una classe “difficile” per tutti i colleghi. Gli alunni provengono da altre scuole, hanno diversi “fallimenti” alle spalle e sono fortemente demotivati. Il loro livello di preparazione di base è bassissimo. In questo caso mi sento davvero impreparata. Non so come aiutarli, come stimolarli. Mi sto rendendo conto che non posso pretendere da loro grandi conoscenze, ma dentro di me non voglio neppure abbassare troppo il livello, perché fare questo mi sembra di svalutarli ancora di più. Molti di loro, secondo me hanno le capacità per riuscire, ma manca loro la determinazione per mettersi in gioco ed impegnarsi. Sono totalmente demotivati. Cosa posso fare? Si fa veramente fatica a tenerli buoni.
Il secondo caso è sicuramente frutto del mio fallimento. All’interno della classe c’è un gruppo di ragazzini capaci, motivati e attenti. Ci sono poi quattro elementi particolarmente vivaci che mostrano poco interesse e fanno parecchia confusione. Il problema è che la parte rimanente della classe ha preso una brutta piega e io non riesco a fare una lezione in modo decente. Loro sostengono che è colpa del fatto che purtroppo io capito sempre all’ultima ora e loro sono stanchi. Questa però non è una spiegazione plausibile, anche perché con altri miei colleghi che li hanno in ultima ora si comportano molto meglio. Non so davvero cosa fare. Quando spiego faccio una fatica pazzesca, devo continuamente interrompermi e anche quelli che partecipano sono caotici, non mi lasciano terminare le frasi e intervengono con domande, non sempre coerenti con quanto stiamo facendo e curiosità. Queste continue interruzioni mi confondono e mi rendo conto che poi la lezione rimane frammentata e probabilmente poco chiara. Quelli che non partecipano devono essere continuamente ripresi, tanto che alle volte alcune cose le lascio correre perché altrimenti finirei per passare l’ora richiamando questo o quello. Sono davvero stanca, la mia pazienza ha dei limiti. Non so più come prenderli. So che è colpa mia….ho sempre dato troppi avvertimenti e possibilità. Mi aspettavo che riuscissero ad essere più responsabili e riuscissero ad autoregolarsi, ma non è così. Anche oggi sono uscita di classe con la voglia di mandare tutti a quel paese. La tristezza più grande è che so che è colpa mia, non riesco ad interessarli. Il problema è che ho poche ore e il programma è vasto per cui non sempre ho tempo di soffermarmi su cose che potrebbero interessarli di più. Probabilmente sono noiosa…non so!!! Eppure leggo diversi testi per prepararmi le lezioni, non mi limito a seguire il loro libro di testo; cerco approfondimenti per poi sentirmi dire: “ Prof. ma questo c’è sul libro? Perché non facciamo solo quello che c’è sul libro?”. Che tristezza!!!!! Manco totalmente di autorità….poco male, non fa parte del mio carattere. Il problema è che manco anche di autorevolezza. Non mi stimano!!!! E in mezzo alla confusione mi perdo anche la possibilità di conoscere veramente i miei studenti e quindi di cogliere quali tra loro stanno vivendo dei momenti di maggiore difficoltà. Mi sento inutile!
Sono sull’orlo di una crisi di nervi. Non credo di riuscire ad arrivare fino a giugno in queste condizioni.
Il fatto è che quando torno a casa sono così affranta che ultimamente mi passa anche la voglia di mettermi a preparare le lezioni, ma poi, presa dal senso del dovere, mi ritrovo a fare le ore piccole per recuperare quello che durante la giornata mi sono rifiutata di fare. Vivo male la domenica, perché l’idea di riprendere a lavorare il lunedì mi crea ansia.
In che cosa sbaglio? Concedo troppe possibilità? Troppa fiducia? Abbaio senza mordere? E poi perché i ragazzini di oggi non sanno cosa vuol dire alzare la mano? Parlano tutti insieme e mentre stai parlando con un alunno gli altri ti interrompono per farti le loro domande. È un delirio.
Ho bisogno di qualche consiglio, soprattutto per evitare di fare gli stessi errori con le prime di quest’anno, non verrei mai diventassero delle seconde uguali a quella che mi crea tanti problemi.
Cordialmente,
Lorella, una prof.ssa sull’orlo di una crisi di nervi."

Cara Lorella, mi hai fatto tenerezza. Sono sicurissima che riuscirai ad uscire da queste difficoltà, perché dalla tua lettera traspare molto chiaramente la tua volontà di imparare, e l’interesse per l’aspetto più importante del nostro lavoro, che è quello di insegnare agli alunni qualcosa che potrà loro servire nella vita. Lo si capisce dal fatto che non c’è astio nelle tue parole, e da queste frasi: “cerco di preparare le lezioni con cura, creo anche del materiale per i ragazzi, gli alunni hanno diversi “fallimenti” alle spalle, non so come aiutarli, come stimolarli, no posso pretendere da loro grandi conoscenze, mi sembra di svalutarli ancora di più, non so più come prenderli”. E, soprattutto “E in mezzo alla confusione mi perdo anche la possibilità di conoscere veramente i miei studenti e quindi di cogliere quali tra loro stanno vivendo dei momenti di maggiore difficoltà. Mi sento inutile!”
Come ho già scritto, per insegnare ci vuole coraggio (http://laprofessoressavirisponde.blogspot.com/2010/11/per-insegnare-ci-vuole-coraggio-124.html) e loro ti vedono come ti vedi tu (http://laprofessoressavirisponde.blogspot.com/2010/09/gli-alunni-vi-vedono-come-vi-vedete-voi.html).
E tu hai coraggio? E come ti vedi? Te lo dico con le tue parole: “sono un’insegnante di scienze, affranta e demoralizzata, vorrei mollare tutto, ho problemi, mi sento davvero impreparata, non so come aiutarli, come stimolarli, si fa veramente fatica a tenerli buoni, è frutto del mio fallimento, io non riesco a fare una lezione in modo decente, non so davvero cosa fare, in che cosa sbaglio?, quando spiego faccio una fatica pazzesca, devo continuamente interrompermi, mi confondono e mi rendo conto che poi la lezione rimane frammentata e probabilmente poco chiara, sono davvero stanca, la mia pazienza ha dei limiti, non so più come prenderli, so che è colpa mia….ho sempre dato troppi avvertimenti e possibilità, la tristezza più grande è che so che è colpa mia, non riesco ad interessarli, probabilmente sono noiosa…non so, che tristezza!!!!! manco totalmente di autorità….poco male, non fa parte del mio carattere, il problema è che manco anche di autorevolezza. non mi stimano!!!! mi sento inutile! sono sull’orlo di una crisi di nervi, non credo di riuscire”.

Ecco il tuo problema, Lorella. Tutto qui.

Per avere la loro attenzione devi lasciar capire che sei una guida, una persona vincente, che sa quello che fa, non una perdente che ha paura di non essere capace. Si impara ad insegnare, ad avere autorevolezza, prima di entrare in classe, a casa. Lavora su te stessa, chiarisci a te stessa qual è il tuo ruolo, qual è il problema. Non ti ascoltano perché fai loro capire che tu stessa non ti ascolteresti, ti senti noiosa.

Quando insegno io lascio trasparire entusiasmo ed interesse. Mi interessa quello che dico, insomma. Mi piace quello che faccio. Lo faccio con convinzione. Non preparo a casa le lezioni, perché se lo facessi mi sentirei noiosa, una scolaretta che va là e ripete la lezione. Mi preparo sempre, nel senso che non ho mai smesso di pensare a quello che sarebbe bello insegnare e a come potrei farlo in modo interessante, ma non preparo la lezione che sto per fare. Mai.

Sintetizzando: 1. pensa a chi sei, decidi qual è il tuo ruolo e stabilisci prima di entrare come sarebbe giusto che i ragazzi ti trattassero (http://laprofessoressavirisponde.blogspot.com/2010/10/la-conquista-del-ruolo-di-insegnante.html); 2. Non preparare la lezione, non creare più del materiale per i ragazzi e non aggiornare il fad con materiali, aiuti per lo studio e link ad animazioni che possono aiutare nella comprensione degli argomenti trattati. 2. quando ti senti pronta (ti do due giorni J) entra in classe (http://laprofessoressavirisponde.blogspot.com/2010/09/come-si-entra-in-classe-92.html; http://laprofessoressavirisponde.blogspot.com/2010/09/come-si-entra-in-classe-seconda-parte.html). Non ti sedere e chiedi loro di stare in piedi perché devi parlare. 3. dichiara che hai deciso (d-e-c-i-s-o) di non aiutarli più e di fare soltato quello per cui vieni pagata, e cioè, d’ora in poi farai lezione, ma niente più lezioni interessanti (e fai l’elenco di quello che fai), ma lezioni normalissime, cioè leggerai il manuale e ripeterai. 4. chiedi di alzare la mano se c’è qualcuno che è interessato ad approfondimenti, ad a lezioni agevolate e aiuti allo studio, “tanto per sapere”. 5. dici “vi informo, per correttezza, che non dirò più di stare zitti e attenti. Mi limiterò a prendere nota e a dare esattamente i voti che meritate, belli o brutti che siano. E se saranno brutti, li avrete voluti voi.” Naturalmente, appena uno fa un sussurro fuori luogo (anche minimo) fai vedere che prendi nota di qualcosa, senza dire nulla 6. poi, dopo una breve pausa, aggiungi “se c’è qualcuno che ha delle richieste lo dica ora, prima che io inizi la lezione alla nuova maniera”.

Ovviamente, a te il resto. Prova, e fammi sapere. Non ti scoraggiare!

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