La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

La mia foto
La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

SEGUIMI su facebook

SEGUIMI SU TWITTER

Se vuoi seguirmi clicca su SEGUI

Visualizzazione post con etichetta maleducati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta maleducati. Mostra tutti i post

lunedì 23 gennaio 2017

Insegnanti disperati. Seconda parte. 604° post

Se qualcuno non capisce in che senso insegnare è faticoso, può chiarirsi le idee leggendo le lettere che ho pubblicato nella prima parte di questo post.
E leggendo le stesse lettere, insieme alle altre, cliccando sui link che troverete in fondo,  potrà capire anche che cosa significa che gli insegnanti sono particolarmente soggetti al “burnout”, che è lo stress (grave) legato al lavoro.
Gli insegnanti si trovano ad affrontare situazioni che li portano a provare frustrazione, ansia, paura, umiliazione e – infine – disperazione.
Tengo questo blog da quasi sette anni e ho scritto un libro: chi lo desidera ha la possibilità di capire benissimo -leggendo- perché insegnare è faticoso. E parlo di chi non è nella scuola, ma parla della scuola e degli insegnanti, sminuendo il loro lavoro, offendendo gli insegnanti, considerandoli come categoria privilegiata.
Ogni volta che leggo lettere come quelle che trovate qui – lettere di insegnanti che vorrebbero con tutto il cuore riuscire a fare bene il loro lavoro, che si sforzano, che ce la mettono tutta per non essere umiliati dagli alunni, per trovare un varco nella loro indifferenza – mi assale una grande rabbia.
Gli insegnanti si stancano fisicamente, vanno a casa con mal di testa, mal di schiena, voglia di chiudersi in una stanza buia per fare riposare il cervello e le orecchie. Ma non è questo che li sfinisce. Questo è un tipo di stanchezza comune a molti altri lavori.
Gli insegnanti – chi più chi meno – fanno un lavoro che consiste nel combattere per lavorare: combattono contro l’indifferenza, la mancanza di rispetto, la disattenzione, la pretesa di aver tutto e subito che la società e i genitori hanno trasmesso ai bambini e ai ragazzi. È come se un muratore cercasse di costruire un muro e i mattoni scivolassero via; come se un meccanico cercasse di cambiare un pezzo del motore e la macchina si mettesse in moto e se ne andasse; come se a un postino volasse via la posta da consegnare, al chirurgo scappasse il paziente dal tavolo operatorio.
Certo, ci sono insegnanti che obiettivamente non riescono a tenere la disciplina, ma altrettanto obiettivamente dobbiamo dire che questa difficoltà a gestire la classe viene ingigantita dal fatto che ci sono oggi molti ragazzi che non sanno proprio che cos’è la disciplina. Sono ragazzi ai quali i genitori le hanno date tutte vinte, ai quali non è mai stato detto di no, che non hanno ricevuto il fondamentale insegnamento “Devi rispettare gli altri e tutto quello che ti circonda”. E questo insegnamento è la base indispensabile per vivere in una classe, oltre che nella società. E sono i genitori quelli che devono insegnare questo. Prima, molto prima che i loro figli entrino in una classe.
Gli insegnanti vivono oggi sotto la minaccia di scenate o di azioni legali di genitori che si infuriano se i loro figli vengono rimproverati, e questa minaccia influenza anche qualche dirigente, che a sua volta rimprovera e minaccia gli insegnanti che fanno arrabbiare i genitori, per evitare eventuali scenate o grane legali. E lo fanno anche se è del tutto evidente che la ragione è dalla parte degli insegnanti. E spesso sono insegnanti giovani, che adorano insegnare, ma che non hanno ricevuto la preparazione adeguata ad affrontare alunni difficili o educati male. Come nel caso di Leda.
Altre volte sono insegnanti con esperienza, che non sono preparati ad affrontare situazioni assurde.
Vorrei chiarire che non tutti i genitori sono persone che fanno una vita normalissima, con le difficoltà di tutti, con una mentalità di chi rispetta il prossimo.
Soprattutto nella scuola dell’obbligo, un insegnante può incontrare ogni tipo di genitore, se ci pensate: corretti, collaborativi, educati, rispettosi, affabili, ma anche violenti, disonesti o addirittura delinquenti dichiarati, appena usciti di prigione, o affetti da turbe psichiatriche più o meno gravi. Personalmente nella mia carriera credo di aver incontrato genitori di tutti i tipi, anche di quelli che alle 9 del mattino venivano al colloquio già ubriachi.
Si può capire quanto possa essere difficile rapportarsi con un certo tipo di genitore? E si può capire lo stress che comporta l'essere aggrediti mentre si sta facendo il proprio lavoro? Si può capire che cosa significa avere cinquant'anni ed essere sbeffeggiati da ragazzini di quattordici (con l'appoggio dei genitori iperprotettivi)?
Gli insegnanti sono stressati, sfiniti, perché devono difendersi dalla possibilità di essere umiliati dai ragazzini, e anche perché a volte hanno paura di vedere degenerare un colloquio. A volte gli episodi violenti finiscono sul giornale, altre volte no.

Allora: a Leda, a Eleonora, e alle persone che mi scrivono perché sono disperate, o sfinite dico: resistete. Non vi sentite incapaci perché vi capitano cose come queste: capitano a tutti. Cercate di dare il meglio di voi stessi, studiate, leggete per imparare ad affrontare ogni tipo di classe e ogni tipo di alunno. Buona parte delle vostre difficoltà – se ce la state già mettendo tutta- non è colpa vostra. 
Sentitevi in colpa se non siete preparati, se i ragazzi si annoiano a morte e sbadigliano o si mettono a chiacchierare. Ma non sentitevi in colpa se non riuscite a gestire una classe di venticinque o trenta alunni dove ci sono anche cinque o sei meleducati ai quali nessuno ha insegnato a rispettare voi e gli altri. Non sentitevi in colpa se non riuscite a gestire una classe in cui ci sono molti alunni ai quali nessuno ha spiegato che non si prende in giro, non si offende e non si insulta, non si risponde male, non si picchia.

E ai genitori – a certi genitori, non a tutti - dico: se l’insegnante non riesce a gestire la classe, è perché ha a che fare con un numero eccessivo di bambini (o ragazzi) educati male. E forse vostro figlio è uno di loro.
E ai genitori –tutti- dico: aiutate gli insegnanti. Cercate di capirli e di appoggiarli.

Leggete anche i post che seguono, per favore. 
Capire è importante per riuscire a comprendere. E forse per cominciare a cambiare le cose.



Il burnout degli insegnanti. Prima parte.

Il burnout degli insegnanti. Seconda parte.

Bambini difficili e maestre demoralizzate. Prima parte

Bambini difficili e maestre demoralizzate. Seconda Parte

"Storia di una insegnante distrutta". Prima parte

"Storia di una insegnante distrutta". Seconda parte 

giovedì 7 febbraio 2013

“Ho paura che mi licenzino…” Seconda Parte 352°

PRIMA PARTE qui.

Cara Carmen, vorrei sottolineare qualche altra frase, fra quelle che hai scritto:
- “avendo sempre avuto nel cuore l'insegnamento”
 - “essendo laureata in ingegneria”
- “Voglio insegnare perché mi piace e perché so di poter trasmettere qualcosa.”
Dunque, Carmen, hai studiato molto, ami insegnare e sai di poter trasmettere qualcosa.
Il problema è: che cosa?
Ecco, devi riflettere su questo: in che cosa consiste quello che devi trasmettere? È la matematica? È la fisica? Sì, ma la matematica e la fisica sono solo una parte di quello che devi trasmettere.
Un insegnante, prima di tutto, deve trasmettere la voglia di imparare. Imparare che cosa? Tutto. Tutto quello che capita, di cui la matematica è solo una parte. Prima della matematica viene la vita. Tu, insegnante, devi educare, devi trasmettere anche come si affronta la vita, perché bisogna studiare, perché bisogna lavorare, perché non bisogna arrendersi di fronte alle difficoltà; devi trasmettere l’onestà, il senso di solidarietà, il senso di giustizia, l’amore per la vita, l’interesse verso gli altri, verso il mondo, verso le cose. Anche verso la matematica e la fisica. Devi insegnare che cosa è essenziale  e che cosa è superfluo, quali sono le priorità e perché è meglio mettere certi valori in cima alla scala e certi altri in fondo.
Per essere una buona insegnante, prima di insegnare a cucinare e a gustare dei piatti, devi fare venire loro appetito e voglia di cucinare.

Detto questo, Carmen, passiamo a riflettere sugli errori che puoi avere commesso. Scusami se, per aiutarti, devo essere molto esplicita.
Sintetizzo: i ragazzi ti ignorano (“è come se non fossi presente il aula”) e non ti rispettano come persona (“quando entro io in aula sembra che arrivi la scema del villaggio”) e, di conseguenza, neppure come insegnante (“non stanno attenti, chiacchierano tra di loro e giocano col cellulare, non mi considerano proprio,  prendono in giro (anche volgarmente), urlano, tirano sedie per terra facendo un fracasso tremendo, corrono in aula io anche se li richiamo, è come se non fossi presente il aula”).
Cara Carmen, tu per prima non ti rispetti. Proprio non ti consideri degna di rispetto. Tanto è vero che hai chiamato in aiuto qualcuno che hai dato per scontato che sarebbe stato rispettato più di te: il preside, la vicepreside. Hai “mandato uno dei rappresentanti di classe a chiamare la vicepreside”. Mi chiedo che cosa hai detto. “Vai a chiamare la vicepreside e dille di venire subito perché la classe non mi ascolta”? Qualcosa così? Hai certificato la tua inferiorità. La vicepreside è arrivata e tu hai ascoltato in silenzio. Che cosa avrà detto? “Vergognatevi! Dovete stare zitti anche con la professoressa!” (E questo “anche” significa parecchio…) Non dici che cosa hai detto quando “appena se n'è andata tutto è ricominciato…”. Spero che tu non abbia chiesto ai ragazzi come mai cinque minuti prima stavano tutti zitti…
Hai accettato che intervenissero i colleghi delle classi vicine, che “non riuscivano a far lezione a causa del rumore”. Immagino che sarai stata zitta, mentre loro (quelli che agli occhi degli alunni saranno apparsi come i “veri” insegnanti) rimproveravano la classe. Ovviamente, non puoi pensare di essere sembrata un’insegnante autorevole.
Le hai provate tutte, passando dal massimo della severità al massimo della tolleranza, calpestando da sola la tua dignità (facendo “lezione al muro facendo finta che loro seguissero mentre invece parlavano tra di loro” e facendo “finta di non sentire quando mi urlano improperi”.)
Ti sei chiesta che cosa c’è che non va in te (dando tu stessa per scontato che in te ci sia qualcosa che non va) e ti sei risposta che forse hai un aspetto fisico che “li irrita” (“sono antipatica come persona”, “sembro molto più giovane, sono bruttina e vesto sempre in jeans e maglione”), oppure che le tue lezioni “non sono ritenute interessanti”.
Cara Carmen, il mio consiglio è questo: prima di tutto devi chiarire bene a te stessa chi sei e che cosa ci fai in cattedra. Ricordati di tutto quello che hai studiato e di tutto quello che desideri insegnare. Convinciti del fatto che – come ho scritto sopra- la matematica non è l’unica cosa per cui entri in classe.
Poi, appena avrai guadagnato finalmente il rispetto di te stessa, devi diventare furibonda. Furibonda con i ragazzi, con la loro maleducazione, con la loro mancanza di rispetto. Se sono arrivati alle superiori così, tocca a te farli cambiare. “Con gli altri sono agnellini, si alzano in piedi quando entrano in classe e non si sente volare una mosca...”? Arrabbiati, rivendica – prima di tutto con te stessa- il diritto di essere rispettata come gli altri. Tu hai studiato tanto e loro non ascoltano neanche una parola? Tu hai un posto di lavoro e rischi di perderlo perché i signorini ti trovano antipatica, poco interessante? “Li irrita” il tuo aspetto fisico? E da quando gli insegnanti devono piacere fisicamente agli alunni? Sembri molto più giovane, sei bruttina e vesti sempre in jeans e maglione? E – per dirla senza tanti giri di parole -  chissenefrega? Ma ci mancherebbe altro! E come è l’insegnante “giusta”? Dobbiamo reclutare le insegnanti scrivendo “Trentacinquenne bella, alta, 90-60-90, elegante, cercasi per intrattenere classi di adolescenti maleducati. Costituisce titolo preferenziale, ma non indispensabile, un diploma o una laurea in qualcosa”?
Devi diventare furibonda.
Ma solo superficialmente. Perché in realtà, se loro sono arrivati alle superiori così – maleducati, insensibili e ingiusti- sei tu quella che deve insegnare loro che stanno comportandosi male. Devi essere severa e non transigere su nulla.
Mi chiedi: “Ma perché fin dalle elementari la scuola non li mette in riga questi maleducati?” Ti rispondo: perché a ognuno di noi tocca una parte di vita dell’alunno, e ognuno contribuisce a costruire qualcosa che possa servirgli per proseguirla al meglio.
Cara Carmen, devi avere molta più fiducia in te stessa, essere sicura di quello che fai e del perché lo fai, per trasmettere questa sicurezza ed essere rispettata.
Spero di averti aiutato! Fammi sapere!



Prima Parte qui

lunedì 5 dicembre 2011

Lanciare sassi dal cavalcavia è normale. 265°

Ben dodici ragazzi fra i dodici e i quattordici anni avevano trovato un modo simpatico per ammazzare il tempo alla fine della giornata: andare a lanciare sassi dal cavalcavia.
Adolescenti di dodici e quattordici anni: l’età della scuola media.
L’idea sarà venuto a uno di loro. Certamente non uno di quelli seguiti e controllati dalla famiglia.
Non parlo dei figli dei genitori che delinquono (delinquenti) e che non hanno insegnato nulla ai figli. Parlo di famiglie come ce ne sono tante, oggi: i genitori lavorano- magari lontano- , i nonni lavorano ancora (ora lavoreranno anche più a lungo), i vicini lavorano, i parenti lavorano. A volte i genitori sono divisi e la mamma (alla quale vengono più spesso affidati) non può contare sulla quotidiana collaborazione del marito.
I ragazzi, molto spesso, non li può guardare nessuno.
Perché se la famiglia controlla, se è presente, se è a casa, sa che cosa fa il figlio durante il giorno. E sa dove va di sera: sta a casa o va a nuoto, o a casa di un amico, o a calcio.
Se la famiglia non può controllare, perché, per esempio i genitori lavorano fino a tardi e i ragazzi sono soli tutto il giorno, allora possono capitare tante cose, anche brutte.
I ragazzi sono ragazzi. È vero, ma alcuni sono più fortunati degli altri. E non sono tutti uguali. Oggi si chiama “ragazzo” anche un trentenne. Un tempo, nell’altro secolo, quello dei nostri genitori, nonni e bisnonni, un diciottenne era un uomo e un quattordicenne era “quasi un uomo”: lavorava e aveva delle responsabilità. Non aveva tempo per le sciocchezze.
Un tredicenne di oggi è un neonato, in confronto a un tredicenne di ieri. E non per colpa sua.
Non mi stanco di ripeterlo.
Per una volta non fermiamoci alla frase, al succo del discorso. Immaginiamo la situazione.
Mirko dice agli altri perdigiorno per necessità:
“Oh! Andiamo al cavalcavia. Facciamo a chi becca una macchina per primo?”
“Come?”, risponde Alessio.
“Eh! Come! Con i sassi, no? Scemo! Dai che ci divertiamo!”
“Non so..E se finiamo nei casini?”
“Ma che casini! Se c’hai paura dillo. Sei un frocio”
Alessio deve cedere.
“Macché, dicevo per dire. Andiamo a chiamare Domenico”.
Chiamano anche Toni, Alì, Matteo, Alessandro, Imad, Roberto, Edo, Adrian, Stefano.
Ci vanno. Lanciano. Ridono e saltano quando il sasso arriva giù insieme alla loro paura. Adrenalina gratis. Per vincere la noia. La noia esistenziale di chi non ha uno scopo preciso per affrontare la vita e la giornata. La noia di chi non ha sensi di colpa.
I più in gamba si guadagnano il rispetto degli altri beccando qualche auto.

“Oh!!!! L’hai beccata!! Mettiti giù!!! Ahahah!”
“Mitico!”
Tutte le sere. Senza nessun senso di colpa. Contenti. Fieri di aver fatto qualcosa di speciale. Si sentono qualcuno. In questa società è così ci si sente speciali. Non studiando o lavorando. Studiando o lavorando ci si sente sfigati. Lanciare sassi dal cavalcavia per loro è normale. E semplicemente divertente.
Ma io dico che c’è qualcosa che non va. Sarà per la quantità industriale di non insegnamenti e di insegnamenti sbagliati che ricevono fin da piccoli che si divertono così? Sarà perché assistono a programmi violenti che sono assuefatti alla violenza? Sarà che vedono intorno della gran gente maleducata, pezzi grossi che sono grandi maleducati, maleducati riveriti, disonesti impuniti? Sarà che assistono a programmi televisivi in cui si esortano i concorrenti alla delazione, al pettegolezzo, al “fatti gli affari altrui e poi raccontaceli” che trovano normalissima la scorrettezza? Sarà che viene loro presentato come divertente lo scherzo violento e cattivo e quindi cercano di provare la stessa ebbrezza? Sarà che li educhiamo a non avere sensi di colpa, il motivo per cui non li hanno?
Li educhiamo a non rispondere delle loro azioni e ad avere la pappa pronta e poi li vogliamo responsabili ed autonomi.

lunedì 26 settembre 2011

“Se tu sei racchia e fai schifo, te ne devi stare a casa”. 239°

Faccio spesso riferimento al fatto che la società educa male e poi si stupisce se i ragazzi si comportano male.

Qualcuno può dire che è un discorso molto generico, che si dà la colpa alla “società” tanto per dare la colpa a qualcuno e assolvere i ragazzi maleducati ( a parte che, già la parola “maleducati” significa qualcosa di preciso). Allora rispondo: la “società” che educa malissimo ha identità ben precise, dei nomi e dei cognomi che è bene cominciare a fare. Nomi propri di persona e nomi comuni di categoria. Intanto dico tre nomi propri: Terry De Nicolò, escort di professione (se essere escort è un lavoro e non un divertimento come sembra), Gianluigi Paragone, conduttore di “L’ultima parola”, su Rai2, e Pasquale D’alessandro, il direttore di Rai2 che ha permesso l’intervista.

C’è stato un tempo in cui una intervista come questa non sarebbe stata mai mandata in onda e, se, in diretta, qualcuno avesse fatto affermazioni anche lontanamente simili a queste, avrebbero interrotto bruscamente il programma, inorriditi. Invece adesso una escort può tranquillamente (ed è pagata per farle) fare affermazioni che giustificano come ovvie e giuste la scorrettezza, la disonestà, e la prostituzione. I ragazzi vedono l’intervista, constatano che l’intervistatore non disapprova minimamente e impara che se quella tizia viene intervistata in televisione significa che dice delle cose giuste. Ecco quello che i ragazzi hanno sentito in televisione o in rete:

- Chi disapprova i comportamenti illeciti, disonesti lo fa sicuramente per invidia, perché non potrà mai vivere neppure un giorno “da leone”. Messaggio: chi segue l’idea di onestà è solo invidioso del successo altrui; chi lavora e fa sacrifici è una pecora, con tutto il carico di negatività che comporta la parola “pecora”.

- Tutte le donne sarebbero pronte a correre da chi le paga per la loro bellezza. Messaggio: quindi è giusto prostituirsi.

- Se tu sei una bella donna e ti vuoi vendere tu devi poterlo fare, perché la bellezza– come dice Sgarbi – ha un valore. Sottinteso: la prostituzione è un diritto. E – in fondo - lo dice anche Sgarbi. (Anche se forse – lo spero – Sgarbi si riferiva ad altri concetti di bellezza).

- Se tu sei racchia e fai schifo, te ne devi stare a casa, perché la bellezza è un valore che non tutti hanno e viene pagato. Duplice messaggio: è giusto, quindi, emarginare una donna che non è bella , cioè è “racchia”, e “la bellezza è uno dei valori importanti della vita”.

- La bellezza è un valore… come la bravura di un medico. Sottinteso: La bellezza vale quanto la laurea. Anzi, di più.

- Pensi che il ruolo della donna viene minimizzato? “E vabbè, allora stai a casa, ma non mi rompere i coglioni”. Finissima, non c’è dubbio. Bella e finissima. E il messaggio che invia è : sostenere che la donna abbia un ruolo che deve essere rispettato è soltanto un “rompere i coglioni”.

- E riguardo alla donna, usata un po’ come una tangente – la “donna tangente”, insomma- dice che la definizione è sbagliata perché questo sistema esiste da che mondo è mondo, da tantissimi anni, “addirittura dalla Prima Repubblica” (io credevo che esistesse da molto più tempo!). Messaggi: la prostituzione è giusta perché c’è “da che mondo è mondo”, e questa è una garanzia del fatto che è giusta; è normalissimo usare la donna come tangente, invece delle mazzette. Una donna è un oggetto che si può regalare.

- L’imprenditore onesto esiste solo se accetta di rimanere nel piccolo, perché “quando sei onesto non fai un gran bel business, rimani nel piccolo”. Ovviamente ne consegue il messaggio che è più furbo chi decide di ingrandirsi disonestamente. Ed anche questo: solo chi è disonesto può arricchirsi. Sottintesa conseguenza: chi è ricchissimo è anche sicuramente disonesto, ma è giusto così.

- È la legge del mercato. “Se vuoi aumentare i numeri devi rischiare” e precisa che cosa devi rischiare. “devi rischiare il tuo culo”. “Più in alto vuoi andare e più devi passare sui cadaveri. È così, ed è giusto che sia così. Ma qui non viene capito”. La signorina escort appare agli occhi dei ragazzi quasi come una economista - economista molto fine - alla quale chiedono un parere professionale autorevole.

E c’è la spiegazione etica e sociale del perché non viene capito il parere appena espresso: “perché c’è un’idea cattolica, c’è un’idea morale. Ed è quello che mi fa incazzare: l’idea moralista della sinistra, che tutti devono guadagnare duemila euro al mese, che tutti devono avere diritto…No, no, no! Qui è la legge di chi è più forte, di chi è leone. Se tu sei pecora rimani a casa con duemila euro al mese. Se tu invece vuoi ventimila euro al mese ti devi mettere sul campo e devi vendere tua madre.” I messaggi per i ragazzi sono molti: la moralità non esiste. Esiste il moralismo. Ci si deve “incazzare” perché esistono queste assurde idee – e in particolare queste idee sono di sinistra - secondo le quali tutti devono lavorare, avere uno stipendio e avere dei diritti. È sbagliato. Non esistono diritti e, se esistono, devono essere concessi solo ai più forti, ai “leoni”, perché l’unica vera legge, l’unica idea giusta è quella secondo la quale “vale la legge del più forte”. E se davvero vuoi ottenere qualcosa nella vita tutto è lecito, anche vendere tua madre o passare sui cadaveri. È ovvio che il rispetto per i genitori è secondario al tuo desiderio di successo. E la concorrenza sleale è giusta.

- “La sinistra ha rotto i coglioni con la storia che lui paga. Lui non paga un cazzo, è la gente che si fionda da tutte le parti.” Messaggi conseguenti: la sinistra rompe i coglioni perché pretende di criticare ingiustamente il “lui” di cui si parla, persona correttissima; non esiste la colpa dell’uomo che usa e paga le donne. La colpa, se esiste colpa, è delle donne che si fiondano nel suo letto.

- E sul fatto che ricevessero un rimborso spese, precisa che è ovvio, perché “mica si può andare con la pezza da cento euro…Minimo un abito di Prada, abiti da due, cinquemila euro” vai lì davanti all’imperatore….che cazzo fai? Vai con il filettino di Dodo?…Vai con delle cose importanti e lui apprezza perché è un esteta….”. Messaggio 1: questo “lui” di cui si parla non è un vecchio vizioso e libidinoso, come dicono, ma un imperatore, un esteta: potente e amante del bello. Un mito da ammirare e da prendere come modello di successo, non una persona da disapprovare e da condannare. Messaggio 2: un abito da cento euro è una “pezza” di cui vergognarsi. Messaggio 3: è giusto che un uomo giudichi e apprezzi della donna anche gli abiti, che devono essere adeguati come “importanza”, all’importanza dell’uomo. Minimo un abito di Prada, abiti da due, cinquemila euro. Quindi: è giusto indossare un abito che costa quanto due, tre, quattro dei nostri stipendi mensili.

Ecco: dal punto di vista educativo, sui ragazzi ha più impatto una intervista come questa, che trenta ore di spiegazioni dell’insegnante a scuola.

Per favore, non diciamo più che la Scuola non funziona, e nemmeno che i ragazzi sono scansafatiche, scorretti e bamboccioni. Diciamo che la Scuola è immersa in una società malata, e che i ragazzi sono maleducati. Ma nel senso proprio di “male educati”.

venerdì 23 settembre 2011

“Non riesco a farmi rispettare dagli alunni”. 238°

Eva mi scrive:
“Gentile professoressa, sono insegnante da 10 anni... e poche volte purtroppo non ho dovuto combattere con gli alunni. 
Ecco il copione che si presenta di solito: i primi giorni sembra che vada tutto bene... poi, non so cosa io dica o cosa io faccia (a me sembra di comportarmi in modo normalissimo) che lancia alla mente dei ragazzi il messaggio: "Insultabile!" 

Continua sul mio sito
professoressamilani.it

venerdì 10 giugno 2011

“I ragazzi di oggi sono maleducati e non hanno più valori” 215°

Si leggono spesso sui giornali e sul social network frasi e notizie come queste:

"I ragazzi di oggi pretendono tutto e subito. Sono maleducati, viziati, superficiali. Non hanno più rispetto per niente e per nessuno. Sono bulli. Non sanno sopportare neanche il più piccolo stress. All'occorrenza si ubriacano e si fanno una canna. E quando sono ubriachi o fatti vanno in macchina ad alta velocità e provocano incidenti mortali." 


Articoli di cronaca, internet, pagine di facebook, talk show, inchieste giornalistiche affermano e approfondiscono questi concetti. Da anni.

"Basta minimizzare: non è bullismo. Quei ragazzi sono cattivi e violenti".
“’Prof, ti punto la pistola alla tempia’. Video-storie di ordinario bullismo. Non solo il pestaggio del ragazzo disabile nella scuola di Torino. Internet pullula di video in cui gli studenti italiani si danno al teppismo in classe. Vandalismi, angherie, docenti impotenti. Tutto rigorosamente filmato.”

I ragazzi e i giovani di oggi - pare - sono molto ignoranti: non leggono, e, se lo fanno, non capiscono quello che leggono; non conoscono l’ortografia e la matematica, ma hanno molte lacune anche nel resto.":

“Nel 2009 il 13,2 per cento dei 15-29enni (oltre 1,2 milioni) dichiara di non aver letto neanche un libro in un anno o di non aver mai utilizzato il personal computer (Pc). […]Secondo l’indagine Pisa (Programme for International Student Assessment), promossa dall’Ocse, il punteggio medio degli studenti italiani 15enni nelle competenze in lettura è inferiore di 23 punti alla media internazionale (469 contro 492). […]Anche per le competenze in matematica e scienze i punteggi degli studenti italiani risultano sempre inferiori ai valori medi Ocse.” (Dal Rapporto Annuale dell'Istat sulla situazione del paese, 26 maggio 2010, pag. 19.)"

E, secondo certe statistiche, sono degli scansafatiche, perché non hanno voglia né di lavorare né di studiare:

“Nel 2009, oltre due milioni di giovani (il 21,2 per cento dei 15-29enni) risultano fuori dal circuito formazione-lavoro, cioè non lavorano e non frequentano alcun corso di studi (Not in education, employment or training, Neet).[…] L’Italia si distingue negativamente nel contesto europeo per la quota di early school leavers (giovani di 18-24 anni che hanno abbandonato gli studi senza aver conseguito un diploma di scuola superiore), pari al 19,2 per cento nel 2009, oltre quattro punti percentuali in più della media Ue e nove punti al di sopra del valore fissato dalla strategia di Lisbona.”.( Dal Rapporto Annuale dell'Istat sulla situazione del paese, 26 maggio 2010, p. 18.)"

Soprattutto, i ragazzi di oggi, non hanno più valori. Non sono capaci di affrontare le difficoltà, neanche quando diventano giovani adulti. Non sanno vivere:

“Ragazza si getta dalla finestra, è salva. Un amico sedicenne si era tolto la vita”.
“San Donà. A 17 anni annuncia suicidio su Facebook, il corpo ritrovato nel Piave.”
” Pagella deludente, undicenne si suicida a Vasto”
“Ammacca l'auto di papà e si uccide. Il secondo caso in una settimana. Frosinone, giù dal tetto di casa per paura della reazione del genitore”.
“Padova, si spara in testa col fucile per aver ammaccato l'auto del padre”.
“Reggio Emilia, foto hard su internet. Una liceale di 16 anni tenta il suicidio. L'ex fidanzato ha diffuso le immagini scattate nei bagni di una discoteca. La ragazza ricoverata in ospedale. I compagni di scuola sapevano”.
“Milano, sgridato dalla madre si butta giù da un grattacielo. Il ragazzo, 16 anni, si è lasciato cadere nel vuoto dal ventisettesimo piano di un palazzo in centro. […] Tre giorni fa una ragazza, alla vigilia del compleanno (avrebbe compiuto 15 anni il giorno dopo) si è uccisa buttandosi dall'ottavo piano della finestra di casa sua a Segrate. Spiegò in tre lettere e in alcuni sms mandati ai compagni di scuola che era "annoiata della vita".”
“Si uccide davanti al prof e ai compagni. Suicidio-shock in un liceo del frusinate”
“Modena. […]"Hanno ripreso e messo in rete la morte di una coetanea" di Luigi Spezi.
MODENA -Foto alla compagna di scuola appena uccisa da un autobus. E battute di derisione, come "dai, vai a vederla anche tu, ha la testa staccata". […]L'incidente è avvenuto il 31 ottobre, verso le 13 e trenta, quando l'autostazione è invasa da migliaia di adolescenti delle superiori che tornano nei paesi della provincia modenese. "Alcuni ragazzi a vedere quella scena sono svenuti o hanno pianto. Altri hanno riso davanti a quel cadavere scomposto. E c'erano parecchi studenti con zainetto in spalla che hanno fotografato e filmato i pezzi del cervello della loro compagna sparsi a terra. Una cosa scandalosa, incredibile. Mi chiedo cosa stia capitando ai nostri ragazzi, ormai molti di loro sono impermeabili a qualsiasi messaggio educativo". […]

Che cosa sta capitando ai nostri ragazzi? Molti di loro sono impermeabili a qualsiasi messaggio educativo?
Chiediamocelo: è vero, tutto questo? che cosa succede? sono nati male? di chi è la colpa? E' colpa loro o siamo noi quelli che li hanno resi così? E se siamo noi quelli che hanno creato un mondo e una società dove vince la mancanza di impegno, è giusto chiedere che vengano puniti?
E soprattutto: sono proprio così, come li si vuole descrivere? O vengono descritti così, ma sono molto meglio? Esistono ancora i "bravi ragazzi"? E' giusto trattare i ragazzi come se fossero tutti maleducati?
C’è di che stare svegli a pensare per notti intere.

sabato 2 aprile 2011

Se i ragazzi sono maleducati. 180°

Ricordo di aver letto una volta che Francesco Cossiga avrebbe affermato che “studenti e professori dovrebbero essere picchiati a sangue. Soprattutto i professori che fomentano gli studenti”. Spero che non sia vero, ma non mi stupirebbe. In realtà, questa idea di picchiare (in senso più o meno figurato) alunni e professori è abbastanza diffusa fra quelli che vedono la Scuola completamente dal di fuori, o che la vedono attraverso gli occhi dei loro figli. C’è la variante degli insegnanti che vorrebbero picchiare alunni, genitori e certi colleghi. Si tratta, in questo caso, di insegnanti che vorrebbero sbarazzarsi di tutte le difficoltà dell’insegnamento, semplicemente cancellandole. Per esempio sono insegnanti che ce l’hanno con i colleghi che cercano di aiutare gli alunni difficili (e quindi considerano quei colleghi come insegnanti deboli, che vogliono insegnare ai ragazzi a diventare dei debosciati ignoranti). Ce l’hanno con i ragazzi poco intelligenti o indisciplinati ( mandiamoli via dalla scuola). E con i genitori che protestano (via anche loro).
Se c’è una cosa che regna sovrana in Italia è la banalizzazione dei problemi.
Abbiamo una scuola fatiscente, senza personale sufficiente ad affrontare i problemi, senza adeguate risorse. Abbiamo pseudo riforme della scuola che mirano a lanciare sbuffi di fumo negli occhi degli elettori e peggiorano ogni volta un po’ di più la situazione. Vengono imposti continui, assurdi e soprattutto inutili cambiamenti, che rendono tutto più difficile. Assistiamo alle menzogne di chi spaccia per fannulloni gli insegnanti che chiedono altre risorse, inventando il fatto che ci sono tante risorse. Abbiamo media che insegnano ad ammirare cose futili, persone stupide e ignoranti, e a considerare vecchia e inutile la cultura. I genitori educano i figli a credere a ciò che dicono i media e li abituano ad amare l’ozio e ad odiare il lavoro, a seguire i propri comodi e a calpestare quelli degli altri. Viviamo in una società in cui l’idiota viene osannato e l’intelligente deriso, e nella quale trionfano la volgarità, lo spreco, la disonestà, la prevaricazione, la corruzione.
Ma diamo la colpa ai ragazzi e diciamo che sono fragili, maleducati, sciocchi; li accusiamo di pensare alle cose stupide, di non aver voglia di lavorare. Diciamo che sono viziati, come se si fossero viziati da soli.
Li abbiamo viziati noi adulti. Li abbiano stressati da piccoli, li abbiamo lasciati soli, ne abbiamo fatto dei bambini paurosi, violenti, indolenti, stanchi, presuntuosi. E poi diciamo che sono paurosi, violenti, indolenti, stanchi, presuntuosi. Li abbiamo abituati noi a credere che tutto sia loro dovuto.
Ma ci sono tante persone che pensano che i ragazzi siano da punire, da schiaffeggiare, da buttare fuori dall’aula se si comportano come il mondo ha loro insegnato.
Il mondo: noi adulti e noi genitori. Non noi insegnanti. Noi siamo in classe e abbiamo tanta difficoltà a cercare di porre rimedio ai danni fatti sui ragazzi. Cerchiamo di recuperare i ragazzi, senza le risorse necessarie. Siamo stanchi, siamo anche un po’ stufi. Almeno, che chi guarda dal di fuori non si metta anche a criticare.
I ragazzi maleducati sono male educati.

ULTIMI COMMENTI

La professoressa Milani è anche su facebook.

La professoressa Milani è anche su facebook.
CHIEDETELE L'AMICIZIA!!

Archivio blog dove potete leggere tutti i blog dal primo, del 31 maggio 2010