Niente compiti per le vacanze di Natale? Provate!
Il mio articolo sui compiti delle vacanze e sul perché non darli. Su Isabella Milani Online
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ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.
Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.
Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.
Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).
Essere circondati da tutto questo sfacelo senza essere in guerra è terribile. Guardiamoci intorno: non c’è nulla che si salva.
La furia degli elementi distrugge oggetti, case, vite e ricordi, e ci rammenta che l’Uomo può essere spazzato via da quella Natura che giorno dopo giorno lui violenta e uccide per i suoi interessi. Ogni tanto, sotto forma di alluvione, di terremoto, di epidemia, spazza via tutto e costringe l’Uomo ad interrogarsi.
E mentre questo accade, i politici si accusano a vicenda e si mostrano addolorati e coinvolti. Ma per loro, in realtà, non cambia assolutamente nulla. Mai.
Diluvia. E intorno a noi un amico è disoccupato, un fratello è sottoccupato, una zia è stata licenziata, le tasse aumentano e le pensioni calano, le tasche sono vuote. I figli non vogliono più studiare e forse abbiamo una figlia, laureata, che ha dovuto fare la cassiera al supermercato.
Il futuro fa paura. Quello dei nostri figli. Il nostro. Non sappiamo nulla di quello che ci aspetta. Non sappiamo se andremo in pensione prima che la nostra vita sia finita. Sappiamo che i nostri figli ci andranno chissà quando. Sappiamo che dovremo mantenerli noi perché non troveranno lavoro.
Questa è l’Italia in cui i nonni lavoreranno e i giovani staranno a casa.
Togliere i sogni a una persona è togliergli tutto. E questa è l’Italia in cui i ragazzi non potranno più sognare.
L’Italia dei privilegi, degli ammanicati, dei disonesti, degli sfruttatori e l’Italia delle ingiustizie, dei soprusi e degli sfruttati.
L’Italia delle fregature colossali.
E la fregatura più grossa è quella che ricevono questi nostri sfortunati figli, che avrebbero dovuto vivere in un mondo migliore di quello della guerra e che si trovano ad essere specchio del mondo sporco che abbiamo loro lasciato in eredità. Li hanno resi incapaci di affrontare le difficoltà e adesso li fanno vivere in un mondo pieno zeppo di problemi. Hanno instillato in loro il demone del consumismo, togliendo subito dopo la possibilità di acquistare.
E l’altra grossa fregatura è per noi, che abbiamo lottato tanto – molto tempo fa – per un mondo migliore. E abbiamo ottenuto solo di diventare schiavi, legati al posto di lavoro come cinesi negli scantinati.
In nome di una ipotetica speranza di vita ci tolgono la speranza di vivere la nostra vita.
E mentre i politici gozzovigliano, fingono di litigare, o litigano per le poltrone, godono di privilegi assurdi e, senza vergogna, chiedono a noi i sacrifici per porre rimedio ai danni che proprio loro hanno procurato all’Italia, noi vediamo sfumare tutti i nostri progetti per il futuro: prima di tutto vedere i nostri figli lavorare, costruire la loro vita onestamente, migliorando la loro condizione, e subito dopo poterci permettere un po’ di riposo, un luogo dove vivere in modo confortevole, dopo aver lavorato tutta la vita.
Se avevamo rinunciato a tante piccole soddisfazioni per mettere da parte un gruzzoletto per le necessità e per la vecchiaia, ora ci dicono che forse andrà in fumo e non varrà più nulla, o forse dovranno metterci mano, o forse dovremo usarlo per mantenere noi e i nostri figli perché non ci sono più soldi per le nostre pensioni. Per le loro, invece, ci sono.
Ho bisogno di credere che dopo i temporali e le alluvioni tornerà il bel tempo. Che la gente tornerà ad essere onesta. Che i privilegi verranno cancellati e l’Italia diventerà finalmente un Paese più giusto, più bello.
Ho bisogno di credere che il peggio è passato, che sta per cominciare una nuova era, che la gente tornerà a fare progetti e a sorridere, e che tutto si aggiusterà.
Incrociamo le dita. Ma facciamo qualcosa per ribellarci a questa situazione.
Stefania mi scrive:
“Salve, mi chiamo Stefania e faccio l'insegnante presso la scuola primaria. Vorrei precisare che ho 27 anni e lavoro da circa 7 anni, nel frattempo mi sono laureata in lettere e specializzata.
Fin da piccola ho sempre amato il mio lavoro, la mia è una famiglia di professori.
Ma già da ora sono stufa, non dei bimbi...ma dei GENITORI!!!!
Ti stancano, ti stressano, ti offendono. Insegno in due prime di una scuola molto "IN" e i genitori (dei professionisti) si credono di poter interferire nel nostro lavoro, anche se non sono dell'ambito, ledendo non solo la mia dignità e professionalità ma facendomi perdere la passione per il mio lavoro!!! Chiarisco che le offese sono rivolte anche a colleghe che hanno alle spalle anni e anni di lavoro.
NESSUNO CI AIUTA!!il Dirigente è una persona troppo buona e tanti di loro, pur di non far diminuire gli iscritti sono incapaci di difenderci nel modo adeguato.
Che faccio???io sono stata criticata da un papà solo perchè ho messo la nota sul quaderno al figlio che picchia tutti i giorni i compagni, il bimbo presenta difficoltà nelle relazioni, chissà perché???!!!lo stesso babbo che in passato ha denunciato altre insegnanti per altri figli.
Ho minacciato di andar via e non sono l'unica dal momento che i bimbi da settembre a ora hanno avuto diverse insegnanti.
Vorrei capire...CHI MI TUTELA???? CHI MI DIFENDE DALLE OFFESE DEI GENITORI??? Non parliamo di denunce per ingiuria...sono un’ umile precaria....non avrei il denaro.
Che fare??? Il Dirigente e le colleghe mi consigliano di subire e stare in silenzio, ma l'omertà non mi appartiene, anche se sono siciliana.
Mi scuso se le ho rubato molto tempo, ma sono distrutta. La ringrazio. Cordiali saluti”.
Cara Stefania, per carità! Assolutamente non ingoiare nulla! Tu, come docente, hai il dovere di gestire al meglio il rapporto con i genitori. Ma questo non significa che devi subire e tacere. Ci mancherebbe altro! E poi? Quanto potresti reggere? Aggiungo che il dirigente ha il dovere di intervenire, quando un genitore passa i limiti; se non lo fa, non lo chiamerei “brava persona”, ma “Ponzio Pilato”.
Desidero spiegarti che cosa penso dei genitori invadenti. Penso che possa aiutarti a sentirti forte quando ti attaccano. Se li capisci vedrai che saprai come rispondere.
Il genitore perfetto, dal punto di vista di un insegnante, è quello che fa il genitore.
Molto spesso, soprattutto gli insegnanti di italiano, ascoltano i genitori e danno loro consigli su come affrontare le difficoltà educative e li aiutano, magari parlando con l’alunno. A volte i genitori, comunicando all’insegnante le difficoltà del figlio, lo aiutano a migliorare il suo insegnamento. In questo modo il rapporto scuola famiglia è un rapporto positivo e proficuo.
Ma molto spesso i genitori, oggi, pretendono di insegnare ai docenti a fare i docenti. E in questo caso il rapporto scuola famiglia è negativo. Quei genitori sono invadenti e danneggiano la scuola.
Una grande quantità di genitori, quando viene a parlare con l’insegnante, si comporta come se in classe ci fosse solo suo figlio. E, anche se non lo dice, si secca se ha la sensazione che l’insegnante non lo apprezzi abbastanza o dedichi troppo tempo agli altri. Questo capita soprattutto con i genitori per i quali la Scuola è importante. E noi, davvero, cerchiamo di seguirli tutti, ma a volte siamo costretti a dedicare un po’ più di tempo a chi a casa non ha nessuno, perché recuperando quelli in difficoltà, in realtà aiutiamo tutta la classe e tutta la società. Spesso ci troviamo di fronte a genitori che non hanno la minima fiducia in noi, come categoria. Ci danno consigli e a volte pretendono di intervenire sulla disposizione degli alunni nei banchi, sugli argomenti, sui metodi e soprattutto sulla quantità di compiti a casa.
Ricordo di aver letto un’intervista a una docente, Paola Mastrocola, che stranamente invitava i genitori a “chieder conto” ai professori di quello che facevano o non facevano. Lo ricopio: “Se andiamo da un ortopedico chiediamo che terapie ci prescrive. Perché non chiediamo ad un insegnante come mai non fa mai leggere un libro o non fa mai fare un tema a nostro figlio? Bisogna indagare sui contenuti. Se un insegnante fa solo un canto del Paradiso io devo chiedergli conto. Certo, poi c'è il problema di spostare il ragazzo nella sezione dove li fanno tutti e venti, i canti...”. non condivido assolutamente questa idea.
Rispondo: possiamo semplicemente chiedere ad un insegnante perché non fa anche gli altri canti, e non “chiedergli conto”, partendo dal presupposto che “fare venti canti è meglio che farne uno”. Non mi pare la stessa cosa chiedere a un medico che terapie ci prescrive e “chiedere conto” all’insegnante del perché ci fa leggere solo un canto. La stessa cosa sarebbe se chiedessi all’ortopedico perché non segue la terapia che Luciano Onder ha segnalato durante una puntata di “Medicina Trentatré”. Se lo facciamo l’ortopedico ci butta fuori dallo studio. E lo fa con ragione.
Si deve avere fiducia negli insegnanti, non “chiedere conto”. Altrimenti qualcuno potrebbe anche “chiedere conto” del perché un’insegnante fa solo letteratura e del perché la fa declamando, con rapimento estatico, i versi, anziché insegnando a capirne sfumature formali e contenuti. Mi meraviglia davvero che sia un’insegnante a proporre questo “chiedere conto”. Far circolare quelle idee porta poi i genitori invadenti a sentirsi autorizzati ad invadere il campo dal quale dovrebbero stare fuori.
Tu, come insegnante, devi capire che il genitore invadente è una persona che ha paura. Volendo sintetizzare, dirò che ce ne sono di vari tipi, ma questi sono i principali: il genitore invadente perché è consapevole di non seguire il figlio e perciò cerca di incolpare te perché altrimenti teme di essere accusato di negligenza; il genitore invadente perché è apprensivo e ha paura che se abbassa la guardia e non difende il bambino tu lo schiaccerai; il genitore prevenuto, che è convinto che gli insegnanti sono incompetenti o delinquenti, (grazie a interviste come quella che ho citato, a programmi come quelli in cui insegnanti vengono chiamati a forum televisivi come imputati, e a notizie in cui insegnanti delinquenti vengono sbattuti in prima pagina).
Sapendo questo, quando parli con un genitore cerca di individuare a quale tipo appartiene, e tranquillizzalo appena inizia a parlare. Nel primo caso gli dici che capisci quanto è impegnato, ma che tu stai cercando di aiutare suo figlio; nel secondo caso gli dici che stai cercando di aiutarlo perché ti interessa che faccia meglio che può; nel terzo caso gli spieghi bene come lavori e gli dici che tu ci tieni a lavorare bene perché ti piace fare bene il tuo lavoro, anche se a volte è necessario qualche intervento severo, come una nota. Sempre devi mettere per prima cosa in evidenza i pregi del bambino o del ragazzo. Solo dopo parlerai dei problemi.
Ovviamente deve essere vero, il fatto che tu ti impegni, e il fatto che sai cercare nell’alunno non solo i difetti ma anche i pregi.
Vedrai, Stefania, che quando il genitore percepisce che ti interessi di suo figlio, quando riuscirai a tranquillizzarlo, la situazione migliorerà notevolmente.
Spero di averti aiutato! Fammi sapere.
(continua nel post)