La professoressa Isabella Milani è online

La professoressa Isabella Milani è online
"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

SCRIVIMI

all'indirizzo

professoressamilani@alice.it

ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

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Visualizzazione post con etichetta figli. Mostra tutti i post
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sabato 2 settembre 2017

Insegnate ai ragazzi che la bellezza non è tutto (anzi, che è poco). 641° post

Vorrei aiutare gli insegnanti che in questi giorni sono impegnati nella programmazione, con qualche suggerimento su aspetti educativi molto importanti.
E vorrei aiutare anche i genitori, perché si rendano conto del fatto che se ricevo lettere come questa, c'è la possibilità che anche i loro figli possano provare sofferenze come queste. E - lo preciso- qui si parla di bruttezza, ma a volte ricevo anche lettere di giovani, donne e perfino uomini belli, che sono stanchi di essere giudicati solo per la loro bellezza, che alla fine, offusca la loro personalità, quello che sono dentro.
Non dimenticate, perciò, di inserire nei vostri programmi educativi, l'argomento "quanto sono importanti la bellezza, la bruttezza, l'aspetto fisico in generale". E poi "Che cosa significa 'avere sensibilità'?''

Ecco la lettera che faccio riemergere dai primi post del blog, e la mia risposta:

Piero mi scrive:
"Buongiorno, professoressa,
volevo dirle che ieri dopo cena ho chiesto, in disparte, a mia sorella cosa avevo di brutto nella faccia.
Gliel'ho chiesto perché l’altro giorno una mia compagna mi ha detto che mi dovrei fare una plastica facciale. Questa persona quando mi ha detto questo, sono certo che non scherzava. Mia sorella dice che non sono brutto, ma forse lo dice perché mi vuole bene.
Adesso mi chiedo: quanto incide questo " mi vuole bene", sul giudizio espresso da mia sorella?
Se mia sorella non mi volesse bene, mi direbbe che sono brutto?
Questo, purtroppo me lo sto domandando. Lo so che non dovrei più pensare a questo mio problema.
Ma non riesco. Questo perché anche oggi a scuola è successa una cosa. Infatti, oggi due mie compagne stavano osservando un poster di alcuni ragazzi. Io mi sono avvicinato a loro.
E una mia compagna mi ha detto:"Vedi Piero questo poster? Questi ragazzi rappresentano ciò che tu non potrai mai essere, cioè bello".
Lo so che la bellezza è soggettiva, ma ogni volta che sento delle cose simili, non riesco a contrastare questi pensieri.
Che cosa posso fare per non avere più questi pensieri?
Arrivederci e grazie in anticipo. Piero"

Caro Piero,
vediamo se posso aiutarti a capire. Vorrei che tu riflettessi sui seguenti concetti:
1. e' vero che non sei bello come quello del manifesto; 
2. chi se ne importa se non sei bello come quello del manifesto;
3. loro non sono belle come quelle dei calendari o dei manifesti;
4. chi se ne importa se non sono belle come quelle dei calendari; 
5. delle persone che fanno e, soprattutto che comunicano, riflessioni come quelle che hanno fatto a te ("Vedi , Piero, questo poster? Questi ragazzi rappresentano ciò che tu non potrai mai essere, cioè bello” e "devi farti la plastica facciale" ) sono assolutamente immature, insensibili e, probabilmente hanno problemi personali che impediscono loro di riflettere serenamente: non devi tenere in alcun conto quello che ti dicono; 
6. non devi mai lasciare condizionare la tua vita, le tue scelte, il tuo umore, la tua felicità dai discorsi, dalle opinioni, dalle frasi, dalle azioni delle persone che dimostrano di non avere intelligenza, o sensibilità, o bontà d'animo, perché nella vita quotidiana incontrerai sempre persone negative e devi imparare a difenderti (cosa che mi pare che tu non sappia assolutamente fare); 
7. devi decidere una volta per tutte se per te è più importante l'aspetto fisico, la bellezza esteriore, o il modo di essere, la bellezza interiore; 
8. devi capire che se tu ritieni più importante l'aspetto fisico, allora ti deve interessare come sei e come appari alle persone che ti guardano e che ritengono più importante la bellezza esteriore;
9. ma se tu ritieni più importante l'aspetto interiore, allora ti deve interessare come sei dentro e come appari alle persone che la pensano come te e che sanno vederti per come sei; 
10. concludo: devi chiarire che cosa ritieni importante tu e poi andare avanti per quella strada. Senza "ma se lei..ma se lui...ma se io invece...ma gli altri...ma mia sorella...ma lei...se…ma….".
Lo so, non è facile, ma devi impegnarti su questa strada. Fammi sapere!

domenica 18 giugno 2017

Promozioni e bocciature: qualche chiarimento


Non avete idea delle lettere che ricevo in questi giorni sul blog, o via mail o via facebook. Sono richieste di genitori e di ragazzi, che temono o hanno saputo di una bocciatura.

Leggete qui.

mercoledì 26 ottobre 2016

I genitori non si rendono conto che possono danneggiare i figli. Su IL LIBRAIO. 585° post

C'è una riflessione importante da fare oggi e credo che sia arrivato il momento di farla davvero.
Quasi tutti i genitori amano molto i figli, ma a volte non si rendono conto di quanto possono danneggiarli con certi comportamenti.
Oggi - troppo spesso- il rapporto dei genitori con gli insegnanti è cattivo o è assente.
Dalle mie osservazioni e dalle lettere che ricevo questo accade principalmente perché i genitori sono convinti che gli insegnanti non siano persone capaci e quindi non si fidano e si sentono in dovere di intervenire continuamente. Credo che sarebbe davvero utile che i genitori si chiedessero se hanno le competenze e i dati per giudicare quello che fanno in classe gli insegnanti (anche se sono genitori e insegnanti).
Le chat di genitori via whatsapp evidentemente partono dal presupposto che i figli (e soprattutto gli insegnanti) siano degli incapaci e che i genitori debbano intervenire per limitare i danni.

Per leggere l'articolo cliccate qui: Il LIBRAIO 

Scuola: ci sono genitori e genitori

di Isabella Milani | 26.10.2016

mercoledì 22 giugno 2016

Nuovo articolo su IL LIBRAIO. Sulla bocciatura. 570° post

Ho scritto su IL LIBRAIO questo articolo per i ragazzi e per i genitori che sono disperati e disorientati per la bocciatura.

Essere bocciati non è la fine del mondo

di Isabella Milani | 22.06.2016





Credo che veramente venga data una esagerata importanza alla bocciatura. 
La bocciatura non è la fine del mondo, ma un provvedimento che viene preso dagli insegnanti quando pensano che sia necessario per il bene del ragazzo o del bambino. È una battuta d'arresto, che fa star male soprattutto se viene considerata inutile o ingiusta.
Un ragazzo viene bocciato a Scuola e non nella vita. Può addirittura capitare che un ragazzo bocciato a Scuola riesca nella vita meglio del più bravo della classe. La vita offre molte opportunità a chi sa coglierle. E a volte anche una bocciatura può rivelarsi un'opportunità.
Potete leggere l'articolo QUI.

martedì 14 giugno 2016

Promozioni e bocciature: qualche chiarimento. 568° post


Ricevo molte lettere di genitori e anche di ragazzi preoccupati di una eventuale bocciatura. 
A tutti rispondo: non posso certo fare pronostici o giudicare situazioni scolastiche che non conosco. E questo dovrebbero farlo tutti.
Potete leggere questi post su promozioni e bocciature:


Promuovere o bocciare? Prima parte. 313°

Promuovere o bocciare? Seconda parte. 314°

“Mi sento umiliata dalla scuola e non riesco a trovare una via d'uscita”. 523° post.

Bocciature e suicidi. 217° post

Bocciatura: istruzioni per l'uso. 222°
Articolo su Il Libraio sulla bocciatura

domenica 29 maggio 2016

Soltanto una domanda, esclusivamente per i genitori. 566° post

In questi giorni, come ogni anno alla fine della scuola, ricevo una grande quantità di lettere da parte di genitori e di ragazzi che mi scrivono i voti - sufficienti e insufficienti - e mi chiedono di fare dei pronostici sulla promozione o sulla bocciatura.

Come sempre, rispondo che in ogni ordine di scuola sono gli insegnanti che decidono, parlandone, consultandosi, facendo verifiche per cercare di capire chi è meglio bocciare e chi è meglio promuovere. 

E lo stanno facendo già da qualche mese, perché bocciare un bambino o un ragazzo non piace a nessuno, anche se alunni e genitori credono il contrario: si può sbagliare molto sia promuovendo che bocciando e per gli insegnanti seri (qualcuno che non è serio c'è, ma sono pochi) decidere non è facile.
Figuriamoci se posso fare previsioni, senza conoscere nulla della situazione completa dell'alunno. Se rispondessi "sì, verrà bocciato" o "Sì, verrà promosso" sarei davvero superficiale.
Detto questo, ecco la domanda, per i genitori:
Se -ragionando per assurdo, ovviamente - l'insegnante vi dicesse:
"Suo figlio ha 4, non sa assolutamente nulla, perché non ha mai aperto un libro. Ma lascio a lei la decisione: gli metto 6 anche se non sa assolutamente nulla e lo promuovo, o gli metto 4? ", che cosa rispondereste, voi genitori?

Sembra soltanto una semplice domanda, ma è importante, e spero che faccia riflettere.

sabato 27 febbraio 2016

Aiutatemi a capire bene il problema. 551° post

Cari lettori, ricevo lettere di genitori alle prese con problemi dei figli, che attribuiscono completamente agli insegnanti. E ricevo lettere di insegnanti che hanno problemi con i ragazzi che spesso attribuiscono all'educazione data dai genitori. È come se insegnanti e genitori fossero sempre gli uni contro gli altri.

Ho pensato che potete aiutarmi a capire e perciò vi intervisto con una sola doppia-domanda per i genitori e una per gli insegnanti.

Chi mi concede l’intervista deve sapere, però, che non è un dibattito, ma una risposta a me personalmente, per aiutarmi a capire bene il problema in tutte le sfaccettature.

Non pubblicherò le risposte che fanno riferimento a risposte di altri, che contengono espressioni o parole offensive o polemiche sugli insegnanti in generale. Non servono e sono irritanti.

I genitori che sono anche insegnanti possono rispondere a tutte e due le domande.

Domanda per i genitori: che cosa rimproverate, esattamente, agli insegnanti dei vostri figli (con esempi pratici, se possibile)? Che cosa vorreste dagli insegnanti dei vostri figli, per essere contenti di loro?

Domanda per gli insegnanti: che cosa rimproverate, esattamente, ai genitori dei vostri alunni (con esempi pratici, se possibile)? Che cosa vorreste dai genitori dei vostri alunni, per essere contenti di loro?

Prego i genitori di tenere conto delle difficoltà degli insegnanti e viceversa.

Dedicatemi un po’ del vostro tempo!
Grazie!

domenica 7 febbraio 2016

Siete genitori iperprotettivi? Articolo su Il Libraio. 550° post



Quello che i genitori iperprotettivi

dovrebbero sapere

di Isabella Milani | 06.02.2016


Secondo una recente ricerca, "l'iperprotettività dei genitori verso i figli, soprattutto durante il periodo dell'infanzia e della crescita, può causare loro dei danni psicologici permanenti da adulti". Su ilLibraio.it l'analisi di Isabella Milani (pseudonimo di un'insegnante e blogger, autrice de "L'arte di insegnare"): "Il nostro compito di genitori è quello di insegnare a nostro figlio ad affrontare la vita con tutti gli ostacoli che può incontrare sul suo cammino..."


venerdì 20 novembre 2015

“L’insegnante non perde occasione per mortificare mia figlia”. 540° post

Gentile Professoressa, sono la mamma di una ragazza che frequenta l'ultimo anno del liceo scientifico. Mia figlia ha riportato sempre dei buoni voti, anche se ha dovuto combattere contro i compagni raccomandati, figli e parenti di insegnanti, che hanno dovuto prendere sempre voti superiori, come se si disponesse solo di alcuni 9 da mettere solo ai privilegiati.
Ebbene, mia figlia, dalla classe III, dopo essere stata anche ricoverata in ospedale per una forte anemia, con conseguente diagnosi di celiachia, manifestatasi per stress per un'interrogazione di cui non era soddisfatta, ha avuto un'insegnante di chimica che l'ha sempre rimandata fino all'anno scorso quando mia figlia aveva una pagella con 8 e 9. Quest'anno, dopo averla interrogata due volte, continua a dire che non studia (durante l'interrogazione le parla contemporaneamente) e che dovrebbe ripetere come la compagna diversamente abile, che però ha tutto facilitato perché ha il programma ridotto. Inoltre non perde occasione per mortificarla. Mia figlia studia e non vuole fare brutta figura, ma mio marito ed io non sappiamo come aiutarla, la sentiamo piangere e la vediamo stressata. Abbiamo parlato sia con l'insegnante, chiedendole se dovevamo mandarla a ripetizioni e ci ha risposto di no, che con la preside, ma è stato tutto inutile.
Io la mando a scuola, ma non sono tranquilla: la scuola non dovrebbe essere una seconda casa?
Nell’attesa di ricevere un suo consiglio, ringrazio e porgo distinti saluti.  Nelly

Gentile Nelly, no, la scuola non dovrebbe essere una seconda casa, i compagni non dovrebbero essere come fratelli, gli insegnanti non dovrebbero essere come secondi genitori e gli alunni non dovrebbero essere come figli per gli insegnanti. Sono situazioni diverse e devono rimanere diverse.
A scuola i bambini e i ragazzi imparano a stare in società, fuori dalla casa e dalla famiglia. È un ambiente protetto, ma questo non significa che non devono provare qualche sentimento spiacevole come la paura di essere interrogati, il disagio di essere rimproverati davanti a tutti quando sbagliano, la frustrazione di avere delle difficoltà o di essere meno bravi di altri. È così che imparano ad affrontare le difficoltà.
Per poterle dare un consiglio le faccio notare delle frasi che ha scritto e le commento.
> Con questa frase lei dà per scontato che gli insegnanti siano tutti persone disoneste che danno voti più alti a figli e parenti e che chi prende voti alti è perché è raccomandato. Qualunque insegnante che legge questa frase si offende. Personalmente ho avuto mio figlio nella stessa scuola in cui insegno e nessuno gli ha mai regalato nulla. Ho avuto figli di amici e non ho mai regalato nulla. E come me anche tutti i miei colleghi.

<… ricoverata in ospedale per una forte anemia, con conseguente diagnosi di celiachia, manifestatasi per stress per un'interrogazione di cui non era soddisfatta> In pratica, lei dà la colpa all’insegnante dello stress per un'interrogazione di cui sua figlia non era soddisfatta. Di nuovo dà la colpa all’insegnante e non a sua figlia, che magari aveva studiato, ma forse non aveva saputo studiare o non aveva studiato quanto serviva, o ha delle difficoltà in quella materia. Inoltre, una reazione così forte a una interrogazione dimostra a noi insegnanti che l’alunna ha paura del giudizio dei genitori. Quando capita che un ragazzo piange o si dispera per un voto, mando a chiamare i genitori per dire loro che probabilmente il figlio ha paura di deluderli ed emerge sempre (ma proprio sempre, nella mia esperienza) che i genitori tengono molto ai voti, chiedono dettagli sui voti degli altri, esprimono delusione, ecc. I ragazzi si preoccupano dei voti solo se si preoccupano i genitori. Nel suo caso, credo che sia probabile che lei – senza accorgersene - abbia espresso dei dubbi sull’onestà degli insegnanti, abbia mostrato delusione, abbia fatto pensare a sua figlia di essere perseguitata. La frase: non perde occasione per mortificarla” lo dimostra. Senza accorgersene lei la fa sentire perseguitata da un’insegnante che la mortifica apposta. Non la fa stare bene, mi creda.

< ha avuto un'insegnante di chimica che l'ha sempre rimandata fino all'anno scorso quando mia figlia aveva una pagella con 8 e 9.> Cara signora, che cosa le fa pensare che se un’alunna ha tutti 8 e 9 non possa prendere 5 di una materia? E, soprattutto, sua figlia ha il diritto di avere una materia in cui non riesce bene. Lei ha messo molto in evidenza quel 5 dimostrando di non accettare che sua figlia non sia “perfetta”. È come se le avesse detto “No, non è possibile! Allora non sei perfetta! Non può essere colpa tua quel 5 perché io ti voglio perfetta. È colpa dell’insegnante che ce l’ha con te!”. Senza rendercene conto possiamo dire anche questo. Il comportamento da tenere quando nostro figlio, anche se ha studiato, va male in una materia non è quello di prendersela con l’insegnante e nemmeno con lui. Bisogna fargli capire il concetto “Dai, cerca di mettercela tutta. Vedrai che ce la fai. E se non ce la fai, pazienza, non si possono avere tutti bei voti!”.

Prima di tutto: come fa lei a sapere che “durante l'interrogazione le parla contemporaneamente”? Evidentemente lei indaga sui motivi dell’insufficienza, e sua figlia si difende come può. Se lei le fa il terzo grado per cercare di dimostrare che il voto è ingiusto, sta facendo una cosa che non le compete e che danneggia sua figlia, mortificandola e facendola sentire trattata ingiustamente dall’insegnante. Le consiglio di non farlo più. Inoltre: che cosa le fa pensare che l’insegnante non possa parlare mentre interroga? È una ragazza di quinta liceo! Deve essere in grado di rispondere anche se viene interrotta.

< dovrebbe ripetere come la compagna diversamente abile, che però ha tutto facilitato perché ha il programma ridotto.> Questa frase non l’ho capita. Considera la compagna una privilegiata?

Cara Nelly, se fossi in sua figlia piangerei anch’io. Come aiutarla? La lasci vivere, le permetta di sbagliare e di avere dei punti deboli, non le parli più male degli insegnanti, non le faccia mai pensare che le persone (insegnanti o no) le vogliono male, le dica che nella vita non si può essere perfetti e che ha il diritto di sbagliare; la mandi un po’ a lezione, senza farle sentire le ripetizioni come una sconfitta. Infine: legga tutto il blog e vedrà quanti ottimi insegnanti ci sono nelle scuole italiane.

So che non era quello che voleva sentirsi dire, Nelly, ma è quello che può aiutarla. Mi faccia sapere.

giovedì 17 settembre 2015

"Gli errori che i genitori con figli a scuola o all’asilo devono evitare". Su IL LIBRAIO 531° post




"Cari genitori, nonni, amici di genitori e nonni, ricordate che i bambini, anche se piccoli, vi guardano e vi ascoltano...". Ci sono errori che si fanno in buona fede, senza rendersi conto delle conseguenze. E qualche sbaglio si può fare ancora prima dell’inizio della scuola. Altri si possono commettere durante... - Ecco i consigli dell'esperta per evitare di commetterli


Ci sono errori che genitori e nonni fanno in buona fede, senza rendersi conto delle conseguenze. Qualche errore si può fare ancora prima dell’inizio della scuola. Altri si possono commettere dopo.
Scuola dell’infanzia – Cari genitori, nonni, amici di genitori e nonni, ricordate che i bambini, anche se piccoli, vi guardano e vi ascoltano. Qualcuno vi chiederà senz'altro: “La mandi all'asilo?” (la gente continua a usare la parola “asilo” perché effettivamente è più semplice e quindi preferibile). Non rispondete con aria afflitta “Eh sì… Lei non ci vuole andare, ma devo mandarla per forza perché non so a chi lasciarla”. Prima di tutto: “Lei non ci vuole andare”? Ma come fa una bambina così piccola a sapere che cos'è l’asilo? Sa quello che le dite voi. Se non ci vuole andare è perché le avete messo delle paure anticipatorie. Le avete insegnato a dipendere troppo da voi e a essere ansiosa. Le avete insegnato a provare verso la scuola sentimenti di diffidenza e a immaginarla come un luogo brutto, di cui avere paura. Siete voi a vedere la scuola così, e non stupitevi se la bambina non andrà volentieri a scuola.
La nonna a volte proprio non vuole lasciare andare il bambino all'asilo. “Poverino, ma perché lo mandi all'asilo quando ci sono qua io che posso guardartelo?”. Cara nonna, il bambino ascolta! Un bambino ha bisogno di stare anche con i suoi coetanei. Passare tutto il giorno con la nonna non gli dà l’opportunità di imparare a rapportarsi con gli altri, ad aspettarsi uno schiaffo se dà uno schiaffo. Impara che i giochi si possono e si devono condividere, e che non tutto è suo. Soprattutto, capisce che non può fare quello che vuole. Quando lo lasciate all'asilo non fate ciao con la mano, con le lacrime agli occhi. Se si mette a piangere è perché percepisce che non ce lo portate volentieri, che non vi fidate delle maestre. Non vi sentite in colpa: il bambino starà bene! Non lo avete abbandonato. Appena volterete l’angolo smetterà. È bene che impari a vivere anche al di fuori dell’ambiente familiare.
Scuola primaria – Quando accompagnate il bambino in prima elementare (la chiamiamo ancora tutti così), non lo riempite di raccomandazioni come se andasse da solo nel bosco dove vive l’orco cattivo. Parlategli di quanto è bello stare con tanti altri bambini, di quanti giochi potrà fare.
Se il bambino frequenta le classi successive, state attenti (voi genitori e voi nonni), quando si comporta male, a non urlargli “E smettila! Non vedo l’ora che tu vada a scuola! La maestra ti metterà a posto! Ti darà tante punizioni, vedrai!”. L’inizio della scuola – con queste premesse – lo farà sentire rifiutato, perché percepirà che non vedete l’ora di mollarlo ad altri.
Non parlate davanti a lui di fatti di cronaca che hanno per soggetto maestre che vengono arrestate perché picchiano i bambini. Non dite alla vostra bambina “Stai attenta! Se un bambino ti picchia, devi dirlo subito alla maestra!”. Penserà che la scuola sia il luogo delle botte!
Man mano che il bambino cresce, il genitore (non tutti, ma molti) diventa sempre più apertamente critico verso la scuola e – soprattutto – verso gli insegnanti.
Si comincia alla fine delle elementari e si continua alle medie. Lo ripeto: i bambini e i ragazzi vi ascoltano. Se dite “Meno male che cambia scuola, perché le elementari le ha fatte da schifo. Le maestre non lo hanno preparato. Non hanno fatto niente, e poi la maestra di matematica ce l’aveva con lui!” renderete il suo ingresso alle medie un inferno di ansia e di preconcetti.
E qui devo dire qualcosa anche a quelle maestre che per fare studiare gli alunni di quinta li riempiono di racconti terrorizzanti del tipo “alle medie vedrete! Danno un mucchio di compiti! Mettono tanti brutti voti! I professori sono severissimi, vi sospendono, vi puniscono, vi bocciano!”, e così via. Non va bene. Non serve. In questo modo i bambini arrivano già prevenuti.
Nei primi giorni non fate il terzo grado a vostra figlia e ai suoi compagni di classe: “E perché ti ha messo al secondo banco, scusa? E perché non ha chiamato anche te alla lavagna? E che cosa interessa al professore il lavoro che facciamo noi? Che cosa ha detto la professoressa? Si impiccia anche della merenda? Il professore vi ha già dato dei compiti? E che cosa ha detto lui? E lei? A sì? E perché?” ecc. Lasciate lavorare gli insegnanti e vivere tranquilli i vostri figli. Non partite dal presupposto che la scuola sia il luogo delle ingiustizie per eccellenza. Cari genitori, bisogna insegnare ad amare la scuola, e per poterlo fare prima di tutto dovete amarla voi. Se volete che il vostro bambino, o il vostro ragazzo veda la scuola come un luogo dove stare bene e non come una prigione ingiusta, dovete considerarla così prima di tutto voi.
Gli errori che fate danneggeranno prima di tutto i vostri figli.


 (epub) L'arte di insegnare (nuova edizione)
L’AUTRICE – Isabella Milani è lo pseudonimo di un’insegnante e blogger che ha trascorso la vita nella scuola. Per Vallardi ha pubblicato L’arte di insegnare – Consigli pratici per gli insegnanti di oggi.

domenica 26 ottobre 2014

"Il coraggio di cambiare (per genitori). Quarta parte.“484° post.

Continuazione del post n° 483 “Il coraggio di cambiare (per genitori). Terza parte. “
 …

6. Non parlate mai male degli insegnanti davanti ai vostri figli. Per nessun motivo. Neanche se vi sembrano i peggiori insegnanti del mondo. “Ma veramente ti ha dato 10 esercizi? Ma è matto?”, “Ma cosa vuole quella lì da te?”, “La nota non te la firmo perché non è giusta”, “Che cosa gliene frega a lei di quello che tu mangi a casa?”, “Ce l’ha con te?” “Digli che sono affari tuoi!”, “Vieni qui che te la spiego io, perché quella non sa neanche spiegare”, “Ma che cosa sono tutte queste note? Quella lì ora mi sta proprio rompendo le palle” “Lascia perdere. Domani ci vado io a sentire e la metto a posto una volta per tutte.” “Ti ha dato 5? Ma se te l’ho sentita io e la sai benissimo!”. Frasi come queste sono assolutamente controproducenti, dannosissime, per il rapporto fra alunno e insegnante. E anche per quello fra genitore e insegnante.
7. Abituate i vostri figli (bambini o ragazzi che siano) ad andare a letto presto. Se dormono poco, a scuola dormicchiano o si comportano male. Dire “io glielo dico, ma loro non mi ascoltano” non è una giustificazione. Se non riuscite voi a farvi ascoltare, perché dovrebbero riuscirci gli insegnanti?
8. Abituateli a preparare i libri la sera prima. Se non hanno tutti i libri e i quaderni non possono lavorare e non hanno il compito svolto.
9. Abituateli a fare colazione a casa. La colazione deve essere sana: venti centimetri di pizza comperata all’alimentari all’ultimo momento non sono una buona colazione. Li abitua a spendere di più e spesso li fa entrare a scuola in ritardo.
10. Se dimenticano un libro a casa, non glielo portate. Devono imparare a pensare da soli al materiale da portare. E devono subire l conseguenze dei loro errori.
11. Collaborate con gli insegnanti: se rimproverano vostro figlio, rimproveratelo anche voi. Non cercate di giustificarlo per giustificare voi stessi. A volte, per esempio quando non firmate una comunicazione, il rimprovero è per voi, prima che per lui. Siate sinceri con voi stessi: è giusto, e per questo dovete accettarlo.
Altre volte il rimprovero è per lui. Non tentate di risparmiarglielo. Non lo aiutate. E, soprattutto, non lo consolate con frasi come “Ma non ti preoccupare. Non importa se il maestro ti ha rimproverato. Sei bravissimo!” I bambini e i ragazzi non sono fragili come credete. Ma lo diventeranno, se eviterete loro ogni problema.
12. Non fate mai i compiti a vostro figlio, neanche se è piccolo. I compiti sono suoi e li deve fare lui, da solo. Se glieli fate voi non lo aiutate a crescere.
13. La lezione la deve spiegare l’insegnante. Voi non siete insegnanti e non dovete sostituirvi a lui.
14. Se l’insegnante dà tre esercizi e a voi sembrano pochi, non aggiungetene altri due. Non siete voi gli insegnanti.
15. Se l’insegnante dà otto esercizi e a voi sembrano tanti, non fate commenti. Se vostro figlio, pur impegnandosi, non riesce a finirli, lasciatelo andare a scuola con il compito incompleto. Se il bambino è piccolo dite alla maestra “ha provato a farlo, ma non ci è riuscito”. Se il bambino non impara, l’insegnante se ne deve accorgere, per programmare le sue lezioni.
16. Se vostro figlio non ha capito come si fa un esercizio, non lo aiutate spiegandogli voi come si fa. L’insegnante deve accorgersi del fatto che non ha capito, altrimenti va avanti. E’ tollerato solo un aiutino, da parte vostra.
17. Se vostra figlia litiga con una compagna non vi intromettete e, soprattutto, non cercate di manovrare le cose a favore di vostra figlia. Niente “E lei che cosa ha detto? E tu che cosa hai risposto? E perché non ti ha invitato?”, ecc. Devono imparare a gestire i problemi da sole.
18. Se un bambino prende le matite di vostro figlio non piombate subito dalla maestra per protestare. La maestra ha ben altro da fare che tenere il conto delle matite di ciascuno. Siete voi che dovete insegnare a vostro figlio che può prestare le sue cose, ma che deve controllare che non gliele prendano. E dovete insegnargli che se qualcuno gli fa del male deve dirlo subito all’insegnante. E se vostro figlio dice alla maestra che un compagno gli ha rubato una penna non vi aspettate che chiami i carabinieri o si improvvisi detective o giudice. Lasciate fare a lei.
19. Se vostro figlio si stanca presto di fare i compiti e di studiare, controllate che non abbia problemi di salute o di vista. Se tutto va bene, non vi impietosite. Faticare gli insegna ad affrontare le fatiche della vita.
20. Non portate voi il suo zaino, se non ha problemi fisici particolari. Un po’ di fatica fisica gli fa bene.
21. Insegnategli che deve rispettare le regole e deve tenere sempre un comportamento corretto. Fategli notare spesso che anche voi rispettate le regole. Bisogna dare il buon esempio.
22. Non mandate a scuola vostro figlio come se andasse a una sfilata di moda. E non gli date l’ultimo modello di iPhone. Così facendo gli insegnate a considerare importanti gli oggetti costosi. E gli insegnate che l’apparenza è più importante della sostanza.
23. Cari genitori, dovete avere la voglia e il coraggio di cambiare. Se la società consumistica vuole educare i nostri figli a diventare persone incapaci di affrontare le difficoltà della vita, noi possiamo opporci. Prima di tutto come genitori. I genitori sono quelli che possono fare di più.
Subito dopo vengono gli insegnanti. E non viceversa.


Prima parte e seguenti

giovedì 3 maggio 2012

“Come devo educare mio figlio?”. Prima parte. 306°

Mi viene chiesto spesso “Come devo educare mio figlio?”.
Mi chiedono consigli, le giovani mamme, pensando che io, come insegnante che vive da molti anni a contatto con i ragazzi, conosca qualche segreto.  Rispondo a tutti con questo post.
Prima di tutto: educare come insegnante è molto diverso dall’educare come genitore. Anch’io, effettivamente, prima di provare, ero convinta che l’esperienza che mi ero fatta a scuola mi avrebbe aiutato molto nell’educazione del mio bambino. Quando ho cominciato a trovare delle difficoltà ho pensato che il mio lavoro mi avrebbe di sicuro aiutato al momento dell’adolescenza. Ah, allora sì, che sarebbe andato tutto a gonfie vele: ottengo tanti bei risultati con i miei alunni, figuriamoci con mio figlio! Invece, se possibile, è stato peggio. Lo dico per gli insegnanti che leggono: credo che non ci sia niente di peggio che essere figli di un insegnante. Figuriamoci se i genitori sono entrambi insegnanti. L’insegnante-genitore tratta il figlio un po’ come un alunno, e suscita in lui la sensazione di essere sempre interrogato. Non fa bene, questo, al bambino o all’adolescente. L’ansia di prestazione lo rende ansioso. O ribelle. L’insegnante tende a non tollerare in suo figlio quello che non tollera (o non dovrebbe tollerare) a scuola, come insegnante. E così, i figli degli altri, almeno a casa, sono liberi di essere se stessi (anche troppo); il nostro è sempre sotto pressione. Educatissimo, magari bravo a scuola, ma pieno di ansie.
Educare un figlio è un compito davvero difficile. Lo so, che “Le mamme non sbagliano mai”, che “I no aiutano a crescere”, e che “I bambini hanno bisogno di regole”. Ma è difficile in ogni caso. Anche leggendo, anche avendo studiato. Anzi, a volte è più facile per chi non ha studiato e si comporta con spontaneità, che per chi cerca di applicare le regole della psicologia.
Detto questo, però, posso dare dei consigli, che sono il frutto delle mie osservazioni, delle mie riflessioni, delle mie letture, dei miei successi e, soprattutto, dei miei errori. Ovviamente, sono soltanto riflessioni, le mie, e certo non posso, né so, esaurire l’argomento in un blog. Comunque, comincio, perché credo che possano offrire un utile punto di partenza: c'è quello che ho capito che sta alla base dell'educazione, c'è quello che ho capito di aver sbagliato e  quello che ho capito di aver saputo fare.

Prima di tutto, il bambino, quando nasce, non sa nulla.
Tutto quello che diventa è il frutto di quello che vede, di quello che prova e di quello che il suo corpo gli permette di diventare. La personalità che emergerà è il frutto di tanti fattori diversi. Sì, ha il suo carattere, ma il carattere è solo un elemento della sua persona. Questo significa - e vale anche per tutti gli alunni- che ha una logica ben precisa l’affermazione “il bambino che si comporta male non ha colpa di quello che fa”.
(Allora, mi si dirà, nessuno ha colpa di nulla. Rispondo: infatti rifletto su questa idea da tutta la vita. E non sono ancora arrivata a una conclusione. Ma qui il discorso è troppo lungo.)
Ogni bambino è un caso a sé. È una personcina, non è un blocco di creta da plasmare. È un essere  che ha delle caratteristiche fisiche e psichiche tutte sue. È come un dolce già iniziato che ci viene dato: noi, e l’ambiente, mettendoci certi ingredienti invece di altri, possiamo farlo diventare una torta margherita, o una sacher, o un panettone, e possiamo farcirla, decorarla, schiacciarla, scioglierla, lasciarla cadere. E possiamo renderla bella e buona. O rovinarla.
Ogni bambino ha delle esigenze. Come una pianta. Una camelia non può essere messa in pieno sole. Per vivere e fiorire ha bisogno di ombra luminosa. Bisogna rispettare  le esigenze della pianta, non le nostre. Così è per il bambino: rispettate il suo bisogno di tranquillità, di regolarità, di aria aperta, di gioco. Non portatelo al mare al vento e al sole delle tre perché vi piace abbronzarvi. Starebbe male e imparerebbe a piangere e a urlare per difendersi. Non lo sballottate da casa, a casa di una vostra mica, e poi al supermercato, in pizzeria in mezzo al chiasso, e poi a casa, ormai di notte. Non dategli da mangiare quello che è comodo a voi, ma quello che piace e fa bene a lui. Non fategli seguire i vostri ritmi di adulti: seguite voi i suoi, per quanto vi è possibile.
Esistono delle fasi della crescita che sono sostanzialmente uguali per tutti: non è un dispetto del nostro bambino quello di lasciare cadere dall’altro del seggiolone tutti gli oggetti che gli si danno, per fermarsi a guardarli.  Lo fanno tutti. Sta soltanto sperimentando. Non è disubbidiente se dice sempre “no!”: lo fanno tutti, in un certo periodo! Se, piccolino, ci dà un calcio, non si rende conto di quello che significa il calcio: ha soltanto scoperto l’effetto che produce. E lo fanno tutti. Se piange quando è solo nel lettino, non è “furbo" e non "vuole solo farsi prendere in braccio!”. Sta comunicando il suo disagio e sa che la mamma può aiutarlo. Non bisogna “lasciarlo piangere, vedrai che prima o poi si stanca”. Bisogna consolarlo.
Quindi informatevi di quali sono le fasi della crescita e tenete presente tutto. Conoscere è capire.



giovedì 10 novembre 2011

Ho bisogno di credere che tutto si aggiusterà. 255°

Essere circondati da tutto questo sfacelo senza essere in guerra è terribile. Guardiamoci intorno: non c’è nulla che si salva.

La furia degli elementi distrugge oggetti, case, vite e ricordi, e ci rammenta che l’Uomo può essere spazzato via da quella Natura che giorno dopo giorno lui violenta e uccide per i suoi interessi. Ogni tanto, sotto forma di alluvione, di terremoto, di epidemia, spazza via tutto e costringe l’Uomo ad interrogarsi.

E mentre questo accade, i politici si accusano a vicenda e si mostrano addolorati e coinvolti. Ma per loro, in realtà, non cambia assolutamente nulla. Mai.

Diluvia. E intorno a noi un amico è disoccupato, un fratello è sottoccupato, una zia è stata licenziata, le tasse aumentano e le pensioni calano, le tasche sono vuote. I figli non vogliono più studiare e forse abbiamo una figlia, laureata, che ha dovuto fare la cassiera al supermercato.

Il futuro fa paura. Quello dei nostri figli. Il nostro. Non sappiamo nulla di quello che ci aspetta. Non sappiamo se andremo in pensione prima che la nostra vita sia finita. Sappiamo che i nostri figli ci andranno chissà quando. Sappiamo che dovremo mantenerli noi perché non troveranno lavoro.

Questa è l’Italia in cui i nonni lavoreranno e i giovani staranno a casa.

Togliere i sogni a una persona è togliergli tutto. E questa è l’Italia in cui i ragazzi non potranno più sognare.

L’Italia dei privilegi, degli ammanicati, dei disonesti, degli sfruttatori e l’Italia delle ingiustizie, dei soprusi e degli sfruttati.

L’Italia delle fregature colossali.

E la fregatura più grossa è quella che ricevono questi nostri sfortunati figli, che avrebbero dovuto vivere in un mondo migliore di quello della guerra e che si trovano ad essere specchio del mondo sporco che abbiamo loro lasciato in eredità. Li hanno resi incapaci di affrontare le difficoltà e adesso li fanno vivere in un mondo pieno zeppo di problemi. Hanno instillato in loro il demone del consumismo, togliendo subito dopo la possibilità di acquistare.

E l’altra grossa fregatura è per noi, che abbiamo lottato tanto – molto tempo fa – per un mondo migliore. E abbiamo ottenuto solo di diventare schiavi, legati al posto di lavoro come cinesi negli scantinati.

In nome di una ipotetica speranza di vita ci tolgono la speranza di vivere la nostra vita.

E mentre i politici gozzovigliano, fingono di litigare, o litigano per le poltrone, godono di privilegi assurdi e, senza vergogna, chiedono a noi i sacrifici per porre rimedio ai danni che proprio loro hanno procurato all’Italia, noi vediamo sfumare tutti i nostri progetti per il futuro: prima di tutto vedere i nostri figli lavorare, costruire la loro vita onestamente, migliorando la loro condizione, e subito dopo poterci permettere un po’ di riposo, un luogo dove vivere in modo confortevole, dopo aver lavorato tutta la vita.

Se avevamo rinunciato a tante piccole soddisfazioni per mettere da parte un gruzzoletto per le necessità e per la vecchiaia, ora ci dicono che forse andrà in fumo e non varrà più nulla, o forse dovranno metterci mano, o forse dovremo usarlo per mantenere noi e i nostri figli perché non ci sono più soldi per le nostre pensioni. Per le loro, invece, ci sono.

Ho bisogno di credere che dopo i temporali e le alluvioni tornerà il bel tempo. Che la gente tornerà ad essere onesta. Che i privilegi verranno cancellati e l’Italia diventerà finalmente un Paese più giusto, più bello.

Ho bisogno di credere che il peggio è passato, che sta per cominciare una nuova era, che la gente tornerà a fare progetti e a sorridere, e che tutto si aggiusterà.

Incrociamo le dita. Ma facciamo qualcosa per ribellarci a questa situazione.

sabato 26 marzo 2011

Genitori troppo invadenti a scuola. Prima parte.174°

Stefania mi scrive:

“Salve, mi chiamo Stefania e faccio l'insegnante presso la scuola primaria. Vorrei precisare che ho 27 anni e lavoro da circa 7 anni, nel frattempo mi sono laureata in lettere e specializzata.

Fin da piccola ho sempre amato il mio lavoro, la mia è una famiglia di professori.

Ma già da ora sono stufa, non dei bimbi...ma dei GENITORI!!!!

Ti stancano, ti stressano, ti offendono. Insegno in due prime di una scuola molto "IN" e i genitori (dei professionisti) si credono di poter interferire nel nostro lavoro, anche se non sono dell'ambito, ledendo non solo la mia dignità e professionalità ma facendomi perdere la passione per il mio lavoro!!! Chiarisco che le offese sono rivolte anche a colleghe che hanno alle spalle anni e anni di lavoro.

NESSUNO CI AIUTA!!il Dirigente è una persona troppo buona e tanti di loro, pur di non far diminuire gli iscritti sono incapaci di difenderci nel modo adeguato.

Che faccio???io sono stata criticata da un papà solo perchè ho messo la nota sul quaderno al figlio che picchia tutti i giorni i compagni, il bimbo presenta difficoltà nelle relazioni, chissà perché???!!!lo stesso babbo che in passato ha denunciato altre insegnanti per altri figli.

Ho minacciato di andar via e non sono l'unica dal momento che i bimbi da settembre a ora hanno avuto diverse insegnanti.

Vorrei capire...CHI MI TUTELA???? CHI MI DIFENDE DALLE OFFESE DEI GENITORI??? Non parliamo di denunce per ingiuria...sono un’ umile precaria....non avrei il denaro.

Che fare??? Il Dirigente e le colleghe mi consigliano di subire e stare in silenzio, ma l'omertà non mi appartiene, anche se sono siciliana.

Mi scuso se le ho rubato molto tempo, ma sono distrutta. La ringrazio. Cordiali saluti”.

Cara Stefania, per carità! Assolutamente non ingoiare nulla! Tu, come docente, hai il dovere di gestire al meglio il rapporto con i genitori. Ma questo non significa che devi subire e tacere. Ci mancherebbe altro! E poi? Quanto potresti reggere? Aggiungo che il dirigente ha il dovere di intervenire, quando un genitore passa i limiti; se non lo fa, non lo chiamerei “brava persona”, ma “Ponzio Pilato”.

Desidero spiegarti che cosa penso dei genitori invadenti. Penso che possa aiutarti a sentirti forte quando ti attaccano. Se li capisci vedrai che saprai come rispondere.

Il genitore perfetto, dal punto di vista di un insegnante, è quello che fa il genitore.

Molto spesso, soprattutto gli insegnanti di italiano, ascoltano i genitori e danno loro consigli su come affrontare le difficoltà educative e li aiutano, magari parlando con l’alunno. A volte i genitori, comunicando all’insegnante le difficoltà del figlio, lo aiutano a migliorare il suo insegnamento. In questo modo il rapporto scuola famiglia è un rapporto positivo e proficuo.

Ma molto spesso i genitori, oggi, pretendono di insegnare ai docenti a fare i docenti. E in questo caso il rapporto scuola famiglia è negativo. Quei genitori sono invadenti e danneggiano la scuola.

Una grande quantità di genitori, quando viene a parlare con l’insegnante, si comporta come se in classe ci fosse solo suo figlio. E, anche se non lo dice, si secca se ha la sensazione che l’insegnante non lo apprezzi abbastanza o dedichi troppo tempo agli altri. Questo capita soprattutto con i genitori per i quali la Scuola è importante. E noi, davvero, cerchiamo di seguirli tutti, ma a volte siamo costretti a dedicare un po’ più di tempo a chi a casa non ha nessuno, perché recuperando quelli in difficoltà, in realtà aiutiamo tutta la classe e tutta la società. Spesso ci troviamo di fronte a genitori che non hanno la minima fiducia in noi, come categoria. Ci danno consigli e a volte pretendono di intervenire sulla disposizione degli alunni nei banchi, sugli argomenti, sui metodi e soprattutto sulla quantità di compiti a casa.

Ricordo di aver letto un’intervista a una docente, Paola Mastrocola, che stranamente invitava i genitori a “chieder conto” ai professori di quello che facevano o non facevano. Lo ricopio: “Se andiamo da un ortopedico chiediamo che terapie ci prescrive. Perché non chiediamo ad un insegnante come mai non fa mai leggere un libro o non fa mai fare un tema a nostro figlio? Bisogna indagare sui contenuti. Se un insegnante fa solo un canto del Paradiso io devo chiedergli conto. Certo, poi c'è il problema di spostare il ragazzo nella sezione dove li fanno tutti e venti, i canti...”. non condivido assolutamente questa idea.

Rispondo: possiamo semplicemente chiedere ad un insegnante perché non fa anche gli altri canti, e non “chiedergli conto”, partendo dal presupposto che “fare venti canti è meglio che farne uno”. Non mi pare la stessa cosa chiedere a un medico che terapie ci prescrive e “chiedere conto” all’insegnante del perché ci fa leggere solo un canto. La stessa cosa sarebbe se chiedessi all’ortopedico perché non segue la terapia che Luciano Onder ha segnalato durante una puntata di “Medicina Trentatré”. Se lo facciamo l’ortopedico ci butta fuori dallo studio. E lo fa con ragione.

Si deve avere fiducia negli insegnanti, non “chiedere conto”. Altrimenti qualcuno potrebbe anche “chiedere conto” del perché un’insegnante fa solo letteratura e del perché la fa declamando, con rapimento estatico, i versi, anziché insegnando a capirne sfumature formali e contenuti. Mi meraviglia davvero che sia un’insegnante a proporre questo “chiedere conto”. Far circolare quelle idee porta poi i genitori invadenti a sentirsi autorizzati ad invadere il campo dal quale dovrebbero stare fuori.

Tu, come insegnante, devi capire che il genitore invadente è una persona che ha paura. Volendo sintetizzare, dirò che ce ne sono di vari tipi, ma questi sono i principali: il genitore invadente perché è consapevole di non seguire il figlio e perciò cerca di incolpare te perché altrimenti teme di essere accusato di negligenza; il genitore invadente perché è apprensivo e ha paura che se abbassa la guardia e non difende il bambino tu lo schiaccerai; il genitore prevenuto, che è convinto che gli insegnanti sono incompetenti o delinquenti, (grazie a interviste come quella che ho citato, a programmi come quelli in cui insegnanti vengono chiamati a forum televisivi come imputati, e a notizie in cui insegnanti delinquenti vengono sbattuti in prima pagina).

Sapendo questo, quando parli con un genitore cerca di individuare a quale tipo appartiene, e tranquillizzalo appena inizia a parlare. Nel primo caso gli dici che capisci quanto è impegnato, ma che tu stai cercando di aiutare suo figlio; nel secondo caso gli dici che stai cercando di aiutarlo perché ti interessa che faccia meglio che può; nel terzo caso gli spieghi bene come lavori e gli dici che tu ci tieni a lavorare bene perché ti piace fare bene il tuo lavoro, anche se a volte è necessario qualche intervento severo, come una nota. Sempre devi mettere per prima cosa in evidenza i pregi del bambino o del ragazzo. Solo dopo parlerai dei problemi.

Ovviamente deve essere vero, il fatto che tu ti impegni, e il fatto che sai cercare nell’alunno non solo i difetti ma anche i pregi.

Vedrai, Stefania, che quando il genitore percepisce che ti interessi di suo figlio, quando riuscirai a tranquillizzarlo, la situazione migliorerà notevolmente.

Spero di averti aiutato! Fammi sapere.

(continua nel post)

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