Insegnante ai vostri figli e ai vostri alunni la tolleranza e il rispetto, ma soprattutto insegnate la pietà.
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Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.
Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).
INFORMAZIONI PERSONALI
- ISABELLA MILANI
- La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.
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venerdì 27 gennaio 2017
Ogni giorno deve essere una Giornata della memoria. 605° post
Insegnante ai vostri figli e ai vostri alunni la tolleranza e il rispetto, ma soprattutto insegnate la pietà.
martedì 27 gennaio 2015
Ripropongo: Ogni sterminio è una vergogna per tutta l’Umanità.
Continua qui
E leggete anche questo post
lunedì 27 gennaio 2014
Ripropongo: Eccoci arrivati di nuovo al giorno della Memoria.
Continua qui.
domenica 27 gennaio 2013
Noi insegnanti abbiamo la possibilità e la responsabilità di insegnare ai bambini e ai ragazzi a non dimenticare. 248°
venerdì 27 gennaio 2012
Giornata della memoria: perché dobbiamo ricordare. 277°
Le parole che seguono non sono mie. Sono parole di chi ha vissuto la Shoah, direttamente o indirettamente. Leggetele ai ragazzi, perché non dimentichino. Leggetele oggi, che è la giornata della memoria. Ma anche in un giorno qualsiasi dell’anno. E ricordiamo loro che tutti i genocidi, di tutti i colori – fascisti, nazisti, comunisti, o di altra origine – sono una barbarie da non dimenticare.
"Sorgono allora delle domande: perché dobbiamo ricordare? E che cosa bisogna ricordare?
Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, e' un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c'e' il Lager, il campo di sterminio." Vittorio Foa
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"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare."
Rev. Martin Niemoller
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Liana Millu Il fumo di Birkenau , Firenze, Giuntina, 1995
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Elie Wiesel, La notte
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Venerdì 24 dicembre 1943
"È molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora alla bontà dell'uomo. Anne Frank". Dal “Diario di Anna Frank”.
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L'arrivo al campo.
“Sono stato arrestato a Roma con la mia famiglia. La notte del 17 maggio del ’44 ci misero in 64 in un vagone. Fu un viaggio allucinante, tutti piangevano, i lamenti dei bambini si sentivano da fuori, ma nelle stazioni nessuno poteva intervenire, sarebbe bastato uno sguardo di pietà. Le SS sorvegliavano il convoglio. Viaggiavamo nei nostri escrementi: Fossoli, Monaco di Baviera, Birkenau-Auschwitz I. arrivammo dentro il campo di concentramento, dalle fessure vedevamo le SS con i bastoni e i cani. Scendemmo, ci picchiarono, ci divisero. Formammo due file, andai alla ricerca dei miei fratellini, di mia madre, noi non capivamo, lei sì: mi benedì ala maniera ebraica, mi abbracciò e disse “andate”. Non l’ho più rivista. Mio padre, intanto, andava verso la camera a gas con mio nonno. Si girava, mi guardava, salutava, alzava il braccio. Noi arrivammo alla “sauna”, ci spogliarono, ci tagliarono anche i capelli. E ci diedero un numero di matricola. “Dove sono i miei genitori?”, chiesi a un altro sventurato. E lui rispose: “Vedi quel fumo del camino? Sono già usciti da lì”.
Testimonianza di Piero Terracina, deportato ad Auschwitz. Liberato il 27 gennaio 1945.
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"…Viene quindi requisito uno spazzolino da denti, un servizio di posate comprendente 38 posate , n° 15 bicchieri di cristallo, una radio, una bambola con testa ed arti in porcellana, un cavallo a dondolo in legno, un trenino di ferro (una locomotiva, 4 vagoncini e relativi binari) una bandiera con stemma sabaudo…" Da un documento.
martedì 24 gennaio 2012
Eccoci arrivati di nuovo al giorno della Memoria. 276°
27 gennaio. “Giorno della Memoria”. Abbiamo dovuto istituire un giorno apposta, per ricordarci di non dimenticare.
Noi insegnanti di Storia lo spieghiamo ogni anno, che cosa è stata la Shoah. I ragazzi devono sapere, perché il ricordo collettivo svanisce, se non lo si richiama alla mente. È nostro dovere, farlo.
E per me, ogni volta, è come la prima volta. Ogni volta provo lo stesso dolore, la stessa rabbia, la stessa incredulità, e non so spiegarmi come sia potuto accadere. Ho urgenza di raccontare tutto ai miei alunni perché provo anche paura, perché so che quello che è accaduto una volta, anche soltanto una volta, può accadere di nuovo. È questo che dobbiamo insegnare ai nostri figli e ai nostri alunni. Ad aver paura dell'odio.
Devono sapere che quello che è accaduto durante la seconda guerra mondiale nei campi di sterminio accade ancora in certe parti del mondo. Anche in questo momento, mentre mangiamo un cioccolatino, mentre leggiamo o scriviamo queste parole. E non lo sappiamo. O, se lo sappiamo, non facciamo nulla. Almeno, quindi, cerchiamo di fare in modo che si sappia che l’Essere umano è capace di queste atrocità, se gli si permette di dare sfogo al suo egoismo e alla sua pazzia.
Per capire che cosa è davvero accaduto e che cosa accade ogni volta che qualcuno picchia, o stupra, o umilia, o affama o toglie la libertà a un suo simile, pensiamoci bene. Dedichiamo un momento ad immedesimarci nella situazione.
C’è un uomo che guarda con disprezzo e odio un altro uomo perché è ebreo. O nero. O arabo. O gay. O comunista. Non gli ha fatto nulla. Non lo conosce. Qualcuno ha deciso che lo deve odiare e lui lo odia, con tutto se stesso. Desidera fargli del male, allontanarlo, picchiarlo, umiliarlo, deriderlo, annientarlo, ucciderlo. Senza un vero “perché”. E lo fa.
Gli ebrei sono stati strappati alle loro case. Ditelo ad ogni ragazzo, uno per uno.
Immagina che un giorno arrivi qualcuno che dice che tu e la tua famiglia dovete andarvene dalla vostra casa. Così, come siete. Vi portano via, brutalmente e senza nessuna giustificazione se non quella assurda di un odio fine a se stesso.
L’intolleranza porta all’odio, e l’odio può portare alla violenza e allo sterminio.
Il ricordo delle sofferenze dei campi di concentramento e di sterminio, del freddo, della fame, delle umiliazioni, della morte, sono per me meno dolorose dell’immaginare anche solo per un attimo il dolore atroce del momento in cui con un secco ordine ti urlavano “Gli uomini di qua e le donne di là!” e ti strappavano dall'abbraccio le persone che amavi, il marito, il fratello, la madre, il figlio, la figlia, indifferenti alle tue urla e alla tua disperazione. E ancora più terribile è immaginare la disperazione del vederti portare via i tuoi bambini piccoli, e sapere che li avrebbero condotti a morire.
La pietà è un sentimento indispensabile per un Uomo civile. Altrimenti l'Essere umano è ancora allo stato ferino.
Allora, mi raccomando, non dimenticate che è indispensabile ricordare.
Non dimentichiamo, e insegniamo ai ragazzi che l’intolleranza porta all’odio, e l’odio può portare alla violenza e allo sterminio. Ce lo insegna la Shoah. E non solo.
Rileggete anche questo post, a complemento.



