La professoressa Isabella Milani è online

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"ISABELLA MILANI" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei miei colleghi. In questo modo ciò che descrivo nel blog e nel libro non può essere ricondotto a nessuno.

visite al blog di Isabella Milani dal 1 giugno 2010. Grazie a chi si ferma a leggere!

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ed esponi il tuo problema. Scrivi tranquillamente, e metti sempre un nome perché il tuo nome vero non comparirà assolutamente. Comparirà un nome fittizio e, se occorre, modificherò tutti i dati che possono renderti riconoscibile. Per questo motivo, mandandomi una lettera, accetti che io la pubblichi. Se i particolari cambiano, la sostanza no e quello che ti sembra che si verifichi solo a te capita a molti e perciò mi sembra giusto condividere sul blog la risposta. IMPORTANTE: se scrivi un commento sul BLOG, NON FIRMARE CON IL TUO NOME E COGNOME VERI se non vuoi essere riconosciuto, perché io non posso modificare i commenti.

Non mi scrivere sulla chat di Facebook, perché non posso rispondere da lì.

Ricevo molte mail e perciò capirai che purtroppo non posso più assicurare a tutti una risposta. Comunque, cerco di rispondere a tutti, e se vedi che non lo faccio, dopo un po' scrivimi di nuovo, perché può capitare che mi sfugga qualche messaggio.

Proprio perché ricevo molte lettere, ti prego, prima di chiedermi un parere, di leggere i post arretrati (ce ne sono moltissimi sulla scuola), usando la stringa di ricerca; capisco che è più lungo, ma devi capire anche che se ho già spiegato più volte un concetto mi sembra inutile farlo di nuovo, per fare risparmiare tempo a te :-)).

INFORMAZIONI PERSONALI

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La professoressa Milani, toscana, è un’insegnante, una scrittrice e una blogger. Ha un’esperienza di insegnamento alle medie inferiori e superiori più che trentennale. Oggi si dedica a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori. "Isabella Milani" è uno pseudonimo, scelto per tutelare la privacy degli alunni, dei loro genitori e dei colleghi.È l'autrice di "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", e di "Maleducati o educati male. Consigli pratici di un'insegnante per una nuova intesa fra scuola e famiglia", e "L'uovo di Colombo", Metodo per capire bene" tutti per Vallardi. Ed è autrice di un romanzo, "Nei suoi panni", che trovate su AMAZON. Potete seguirla sul sito professoressamilani.it e su Instagram e su Facebook.

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venerdì 27 gennaio 2017

Ogni giorno deve essere una Giornata della memoria. 605° post

Il 27 gennaio di ogni anno, in Italia dal 2000, è la giornata in cui si commemorano le vittime dell’Olocausto. Ho già scritto sulla Giornata della Memoria qui.



Oggi vorrei fare una riflessione su quello che sta accadendo in molte parti del mondo. Ma mi concentro sull’Italia, e su un fatto solo: il suicidio di un ragazzo del Gambia, un migrante, che si è buttato nel Canal Grande a Venezia. È affogato, e si può immaginare la scena (e vorrei che lo faceste, se decidete di non guardare il video che è stato messo in internet, solo in pochi casi con l'avvertenza “ATTENZIONE: le immagini potrebbero colpire la sensibilità dei lettori”)


Ma che cosa siamo diventati, in Italia? 
La notizia è stata data dai vari media e ascoltando i commenti dei giornalisti si percepisce chiaramente che alcuni giustificano il comportamento della gente con commenti come “gli hanno lanciato i salvagenti, e non hanno potuto fare altro”, “aveva deciso di farla finita e ci è riuscito".
Altri giornalisti vedono quello che è accaduto come un comprensibile anche se non giustificabile (spero) segno di quanto gli italiani non ne possano più di “tutti questi stranieri che ci hanno ormai invaso”. Altri giornalisti sono disgustati e sconcertati come lo sono io, ma fanno meno rumore, o vengono attaccati da quella certa percentuale di razzisti italiani che urla che chi difende il diritto dei migranti di essere aiutati “dovrebbe prenderseli in casa lui”.

In questa Giornata della Memoria io mi vergogno per come siamo diventati. È terribile vedere l’odio che circola, fomentato da giornalisti, e soprattutto da politici che lo usano per prendere voti.
Ogni sera, per esempio, c’è un programma su Retequattro, che sembra costruito apposta per seminare odio. Cito come viene presentato sul sito “ Dalla vostra parte. Programma di approfondimento del Tg4 condotto da Maurizio Belpietro, che concentra l'attenzione sui principali fatti del giorno e su argomenti di politica, economia e cronaca. In diretta dallo studio del Tg4, l'analisi è arricchita da interventi dei protagonisti della scena mediatica, da alcuni collegamenti sul territorio e numerosi backstage e dietro le quinte.”
"Dalla vostra parte"? Dalla parte di chi? Degli italiani contro gli stranieri, evidentemente.
Ecco, guardatelo oggi che è la Giornata della Memoria. E mentre lo guardate, rendetevi conto di che cosa significa fare servizi come questi, facendoli passare per “approfondimenti”, come se tutta l’Italia fosse così, mettendo in evidenza i disagi della crisi economica e del degrado morale a cui siamo arrivati, attribuendoli alla presenza degli stranieri, e sollecitando la gente a urlare (ci sono anche dei fuori onda in giro per la rete).

È odio puro somministrato nelle case all’ora di cena. Anche ai ragazzi.
Durante il nazismo si fomentava l’odio con racconti e filmati in cui gli ebrei venivano dipinti come persone sporche, violente, dedite al furto e allo stupro.

Potete guardare “L’ebreo errante”, film /documentario del 1940 della propaganda nazista, se non lo avete mai visto. E riflettere, chiedendovi se non stiamo preparando un'altra Shoah.


Oggi l’odio si semina contro gli stranieri venuti in Italia per lavorare o contro i rifugiati fuggiti da Paesi in guerra. Sono diventati il capro espiatorio dei politici che giustificano la loro incapacità di governare e di fare gli interessi degli italiani dando la colpa a loro: agli stranieri, ai rifugiati.
Ci sono anche rifugiati o stranieri violenti, ladri, stupratori? Senz'altro.
Ci sono italiani violenti, ladri, stupratori? Senz'altro.
Questo significa che gli italiani si possono tollerare perché sono “dei nostri” e gli altri no perché devono andare a delinquere nel loro Paese? Significa che dobbiamo buttare in mare chi cerca salvezza in Italia? Fare loro del male? Sparargli?
E significa giustificare che ci sia qualcuno che vede affogare un ragazzo di 22 anni senza trovare nulla da fare, o –peggio, molto peggio- urlando frasi razziste?

Ma che cosa ci è successo? Svegliamoci, per carità! Rendiamoci conto di quello che è successo nel Canal Grande a Venezia. Non riesco neanche a scriverlo: vedere affogare, andare giù, sott’acqua un ragazzo, poco più che adolescente, senza sentire la necessità di urlare, di dare dei pugni ai ragazzoni che ridevano, senza  disperarsi, senza sentire l’urgenza di urlare all’equipaggio del vaporetto che dovevano buttarsi, perché sicuramente loro sapevano nuotare. Ho letto la domanda di un giornalista: Voi vi sareste buttati?” Voglio rispondergli: io no, perché non so nuotare, purtroppo. E sarei affogata subito. Ma sono sicura che mio figlio si sarebbe buttato, e tante altre persone che conosco, adulti e ragazzi. Possibile che lì non ci sia stato nessuno? Che cosa sarebbe successo se ci fosse stato un cane al posto di quel ragazzo?
È terribile. Non c’è stato neanche un briciolo di pietà per Pateh Sabally. Non c’è stata pietà per sua madre, che non lo vedrà più tornare.
Io mi chiedo e vi chiedo: pensate alla persona che vi ha danneggiato di più negli ultimi anni. Diciamo pure: pensate a una persona che odiate perché vi ha fatto del male. Veramente la lascereste affogare? Guardereste senza fare nulla una donna, un uomo, un ragazzo che sta affogando?
Ecco: se non inorridite all’idea, non commemorate la Giornata della memoria.

Ogni giorno deve diventare una Giornata della Memoria, in Italia, perché siamo vicinissimi alla situazione che ha portato allo sterminio degli ebrei. E per sapere se esagero guardatevi intorno. 
Insegnante ai vostri figli e ai vostri alunni la tolleranza e il rispetto, ma soprattutto insegnate la pietà.

“Sorgono allora delle domande: perché dobbiamo ricordare? E che cosa bisogna ricordare?
Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, è un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c’è il Lager, il campo di sterminio.”
Vittorio Foa



martedì 27 gennaio 2015

Ripropongo: Ogni sterminio è una vergogna per tutta l’Umanità.

Nel Giorno della Memoria si deve assolutamente ricordare.
Per non dimenticare mai quello che è stato. Per ricordare la morte di chi è stato derubato della vita, della dignità, degli affetti, dei ricordi. È essenziale, perché altrimenti la Storia non ci avrà insegnato nulla.
Come insegnante ho il dovere di passare ai miei alunni questo testimone terribile, e di anno in anno, nella Giornata della Memoria più che in tutti gli altri giorni, dimentico tutto quello che c’è sui libri di scuola, la grammatica, la letteratura, la geografia, e li faccio viaggiare indietro nel Tempo, nella Storia, per ricordare loro la tragedia che si è consumata, e per metterli in guardia, perché tutto può ancora accadere e perché in altre parti del mondo sta già accadendo. Di nuovo, e senza che noi facciamo nulla per impedirlo.

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lunedì 27 gennaio 2014

Ripropongo: Eccoci arrivati di nuovo al giorno della Memoria.

27 gennaio. “Giorno della Memoria”. Abbiamo dovuto istituire un giorno apposta, per ricordarci di non dimenticare.
Noi insegnanti di Storia lo spieghiamo ogni anno, che cosa è stata la Shoah. I ragazzi devono sapere, perché il ricordo collettivo svanisce, se non lo si richiama alla mente. È nostro dovere, farlo.


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domenica 27 gennaio 2013

Noi insegnanti abbiamo la possibilità e la responsabilità di insegnare ai bambini e ai ragazzi a non dimenticare. 248°


Noi insegnanti abbiamo la possibilità e la responsabilità di insegnare ai bambini e ai ragazzi a non dimenticare.  Non si può abbassare la guardia. Quando un uomo toglie la dignità ad un altro uomo la civiltà è finita.
Scegliamo una foto, una frase, un'immagine e facciamoli riflettere sul significato profondo che nascondono. 
Quest'anno io  farò riflettere i miei alunni su tre fotografie.
- Una foto del numero di matricola che veniva tatuato sull'avambraccio dei prigionieri dei campi di concentramento.  




È importante riflettere su tutto quello che c'è dietro a quel numero, sul fatto che tatuare una persona con un numero è come considerarla un animale. Il tatuaggio cancella tutta la persona per ridurla ad un numero, e questo indica disprezzo e volontà di annientare. E che cosa dà il diritto ad un essere umano di fare questo ad un altro?
- La foto del monumento commemorativo situato all'ingresso del Cimitero Ebraico di Nizza, in Francia. 

L’urna di destra è dedicata “Ai martiri delle persecuzioni” e contiene sapone di grasso umano e la scritta: "Cette urne renferme du savon à la graisse humaine fabriqué par les Allemands du IIIième Reich avec les corps de nos frères déportés"
("Questa urna contiene il sapone di grasso umano prodotto dai tedeschi dal III Reich con i corpi dei nostri fratelli deportati")
I nazisti hanno usato i corpi delle persone assassinate per fare sapone con il quale qualcuno si sarebbe poi lavato. Persone che erano padri, madri, fratelli, sorelle, nonni di qualcuno (e inviterò i miei alunni a pensare alle persone alle quali vogliono bene). Che cosa dà il diritto ad un essere umano di fare questo ad un altro?
- La foto di un dormitorio dove venivano ammassati i detenuti.

Ridotti a scheletri, nella puzza, negli escrementi, fra le pulci, le malattie e a volte accanto a compagni di prigionia morti da ore. Che cosa dà il diritto ad un essere umano di fare questo ad un altro?

I ragazzi devono capire che cosa significa ogni piccolo particolare. Perché un giorno raccontino loro, ai loro figli, quello che è accaduto. Per non dimenticare.
Perché non accada più. 

venerdì 27 gennaio 2012

Giornata della memoria: perché dobbiamo ricordare. 277°

Le parole che seguono non sono mie. Sono parole di chi ha vissuto la Shoah, direttamente o indirettamente. Leggetele ai ragazzi, perché non dimentichino. Leggetele oggi, che è la giornata della memoria. Ma anche in un giorno qualsiasi dell’anno. E ricordiamo loro che tutti i genocidi, di tutti i colori – fascisti, nazisti, comunisti, o di altra origine – sono una barbarie da non dimenticare.

"Sorgono allora delle domande: perché dobbiamo ricordare? E che cosa bisogna ricordare?

Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, e' un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c'e' il Lager, il campo di sterminio." Vittorio Foa

°°°°

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare."
Rev. Martin Niemoller

°°°°

"... sentii gridare e vidi Bruna correre verso la rete ad alta tensione. Dall’altra parte il figlio stava a guardarla.
Vieni dalla tua mamma! - gridava Bruna con le braccia tese. - Vieni dalla tua mamma, Pinin! Corri!
Il ragazzo ebbe un attimo di esitazione. Ma la madre seguitò a chiamarlo, e allora si precipitò verso la rete invocando: "Mamma! Mamma!". Raggiunse i fili, e nell’istante in cui le piccole braccia si saldavano a quelle della madre, ci fu uno scoppiettio di fiamme violette, un ronzio si propagò sui fili violentemente urtati, infine si sparse intorno un acre odor di bruciato...
Prima di allontanarmi mi voltai: Bruna e Pinin erano ancora là strettamente abbracciati e la testa della madre posava su quella del figlio come volesse proteggerne il sonno."

Liana Millu Il fumo di Birkenau , Firenze, Giuntina, 1995

°°°°

Elie Wiesel, La notte

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, ed i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai."

°°°

Mercoledì 8 luglio 1942
Nasconderci! dove dovremmo nasconderci, in città, in campagna, in una casa, in una capanna, quando, come, dove…? Erano problemi ch'io non dovevo pormi, e che tuttavia continuamente riaffioravano. Margot e io cominciammo a stipare l'indispensabile in una borsa da scuola. La prima cosa che ci ficcai dentro fu questo diario, poi arricciacapelli, fazzoletti, libri scolastici, un pettine, vecchie lettere; pensavo che bisognava nascondersi e cacciare nella borsa le cose più assurde. Ma non me ne rammarico, ci tengo di più ai ricordi che ai vestiti.

Venerdì 24 dicembre 1943

Cara Kitty,
quando viene qualcuno di fuori, col vento negli abiti e il freddo nel viso, vorrei ficcare la testa sotto le coperte per non pensare : " Quando ci sarà di nuovo concesso di respirare un po' d'aria fresca?" […]
Credimi, quando sei stata rinchiusa per un anno e mezzo, ti capitano dei giorni in cui non ne puoi più.
Sarò forse ingiusta e ingrata, ma i sentimenti non si possono reprimere .
Vorrei andare in bicicletta, ballare, fischiettare, guardare il mondo, sentirmi giovane, sapere che sono libera, eppure non devo farlo notare perché, pensa un po', se tutti e otto ci mettessimo a lagnarci e a far la faccia scontenta, dove andremo a finire ? A volte mi domando : " Che non ci sia nessuno capace di comprendere che, ebrea o non ebrea, io sono soltanto una ragazzina con un gran bisogno di divertirmi e di stare allegra ?

"È molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora alla bontà dell'uomo. Anne Frank". Dal “Diario di Anna Frank”.

°°°°

"Alla radio scrivo un giorno una lettera per partecipare a un gioco, forse un concorso. Sono ancora nel cerchio di mia madre e così corro a fargliela leggere, prima d’imbucare il foglietto nitido dove ho sforzato la scrittura al meglio.
"Cara radio" comuncia la letterina, sono una bambina ebrea…". Mia madre legge e con grande gesto come di teatro comincia a strappare il foglio scritto in pezzi sempre più piccoli. La guardo sbalordita: che grande errore ci può mai essere? E anche se c’è da correggere, perché questo insolito rompere tutto? Dispetti così la mamma non li aveva mai fatti. Mamma non sembra arrabbiata, anzi, è quasi allegra e butta i pezzetti del mio lavoro come se fossero coriandoli di carnevale. La guardo irosa e offesa. Anche mamma mi guarda, ma con una specie di ilare indulgenza: "Non sei una bambina ebrea, hai capito? Hai capito? Sei una bambina e basta". Da “Una bambina e basta” di Lia Levi

***

L'arrivo al campo.

“Sono stato arrestato a Roma con la mia famiglia. La notte del 17 maggio del ’44 ci misero in 64 in un vagone. Fu un viaggio allucinante, tutti piangevano, i lamenti dei bambini si sentivano da fuori, ma nelle stazioni nessuno poteva intervenire, sarebbe bastato uno sguardo di pietà. Le SS sorvegliavano il convoglio. Viaggiavamo nei nostri escrementi: Fossoli, Monaco di Baviera, Birkenau-Auschwitz I. arrivammo dentro il campo di concentramento, dalle fessure vedevamo le SS con i bastoni e i cani. Scendemmo, ci picchiarono, ci divisero. Formammo due file, andai alla ricerca dei miei fratellini, di mia madre, noi non capivamo, lei sì: mi benedì ala maniera ebraica, mi abbracciò e disse “andate”. Non l’ho più rivista. Mio padre, intanto, andava verso la camera a gas con mio nonno. Si girava, mi guardava, salutava, alzava il braccio. Noi arrivammo alla “sauna”, ci spogliarono, ci tagliarono anche i capelli. E ci diedero un numero di matricola. “Dove sono i miei genitori?”, chiesi a un altro sventurato. E lui rispose: “Vedi quel fumo del camino? Sono già usciti da lì”.

Testimonianza di Piero Terracina, deportato ad Auschwitz. Liberato il 27 gennaio 1945.

°°°

"…Viene quindi requisito uno spazzolino da denti, un servizio di posate comprendente 38 posate , n° 15 bicchieri di cristallo, una radio, una bambola con testa ed arti in porcellana, un cavallo a dondolo in legno, un trenino di ferro (una locomotiva, 4 vagoncini e relativi binari) una bandiera con stemma sabaudo…" Da un documento.

martedì 24 gennaio 2012

Eccoci arrivati di nuovo al giorno della Memoria. 276°

27 gennaio. “Giorno della Memoria”. Abbiamo dovuto istituire un giorno apposta, per ricordarci di non dimenticare.

Noi insegnanti di Storia lo spieghiamo ogni anno, che cosa è stata la Shoah. I ragazzi devono sapere, perché il ricordo collettivo svanisce, se non lo si richiama alla mente. È nostro dovere, farlo.

E per me, ogni volta, è come la prima volta. Ogni volta provo lo stesso dolore, la stessa rabbia, la stessa incredulità, e non so spiegarmi come sia potuto accadere. Ho urgenza di raccontare tutto ai miei alunni perché provo anche paura, perché so che quello che è accaduto una volta, anche soltanto una volta, può accadere di nuovo. È questo che dobbiamo insegnare ai nostri figli e ai nostri alunni. Ad aver paura dell'odio.

Devono sapere che quello che è accaduto durante la seconda guerra mondiale nei campi di sterminio accade ancora in certe parti del mondo. Anche in questo momento, mentre mangiamo un cioccolatino, mentre leggiamo o scriviamo queste parole. E non lo sappiamo. O, se lo sappiamo, non facciamo nulla. Almeno, quindi, cerchiamo di fare in modo che si sappia che l’Essere umano è capace di queste atrocità, se gli si permette di dare sfogo al suo egoismo e alla sua pazzia.

Per capire che cosa è davvero accaduto e che cosa accade ogni volta che qualcuno picchia, o stupra, o umilia, o affama o toglie la libertà a un suo simile, pensiamoci bene. Dedichiamo un momento ad immedesimarci nella situazione.

C’è un uomo che guarda con disprezzo e odio un altro uomo perché è ebreo. O nero. O arabo. O gay. O comunista. Non gli ha fatto nulla. Non lo conosce. Qualcuno ha deciso che lo deve odiare e lui lo odia, con tutto se stesso. Desidera fargli del male, allontanarlo, picchiarlo, umiliarlo, deriderlo, annientarlo, ucciderlo. Senza un vero “perché”. E lo fa.

Gli ebrei sono stati strappati alle loro case. Ditelo ad ogni ragazzo, uno per uno.

Immagina che un giorno arrivi qualcuno che dice che tu e la tua famiglia dovete andarvene dalla vostra casa. Così, come siete. Vi portano via, brutalmente e senza nessuna giustificazione se non quella assurda di un odio fine a se stesso.

L’intolleranza porta all’odio, e l’odio può portare alla violenza e allo sterminio.

Il ricordo delle sofferenze dei campi di concentramento e di sterminio, del freddo, della fame, delle umiliazioni, della morte, sono per me meno dolorose dell’immaginare anche solo per un attimo il dolore atroce del momento in cui con un secco ordine ti urlavano “Gli uomini di qua e le donne di là!” e ti strappavano dall'abbraccio le persone che amavi, il marito, il fratello, la madre, il figlio, la figlia, indifferenti alle tue urla e alla tua disperazione. E ancora più terribile è immaginare la disperazione del vederti portare via i tuoi bambini piccoli, e sapere che li avrebbero condotti a morire.

La pietà è un sentimento indispensabile per un Uomo civile. Altrimenti l'Essere umano è ancora allo stato ferino.

Allora, mi raccomando, non dimenticate che è indispensabile ricordare.

Non dimentichiamo, e insegniamo ai ragazzi che l’intolleranza porta all’odio, e l’odio può portare alla violenza e allo sterminio. Ce lo insegna la Shoah. E non solo.


Rileggete anche questo post, a complemento.


giovedì 27 gennaio 2011

Ogni sterminio è una vergogna per tutta l’Umanità. 151°

Nel Giorno della Memoria si deve assolutamente ricordare.
Per non dimenticare mai quello che è stato. Per ricordare la morte di chi è stato derubato della vita, della dignità, degli affetti, dei ricordi. È essenziale, perché altrimenti la Storia non ci avrà insegnato nulla.
Come insegnante ho il dovere di passare ai miei alunni questo testimone terribile, e di anno in anno, nella Giornata della Memoria più che in tutti gli altri giorni, dimentico tutto quello che c’è sui libri di scuola, la grammatica, la letteratura, la geografia, e li faccio viaggiare indietro nel Tempo, nella Storia, per ricordare loro la tragedia che si è consumata, e per metterli in guardia, perché tutto può ancora accadere e perché in altre parti del mondo sta già accadendo. Di nuovo, e senza che noi facciamo nulla per impedirlo.
Quando si studia la Storia, si studia la storia di un popolo, ma contemporaneamente la Storia dell’Umanità. La Shoah ci ha insegnato che l’Uomo può diventare bestia immonda e uccidere milioni di persone. Non soldati armati, ma persone inermi, donne, vecchi, bambini, uomini e donne, annientati senza neanche una motivazione sbagliata, come la necessità o l’avidità. Uomini come noi, e in questo senso tutto quello che è accaduto ci riguarda.
Milioni di morti sono tanti. Bisogna spiegarglielo, ai ragazzi, che cosa significa. Non devono abituarsi all’espressione “milioni di morti”: devono inorridire, ascoltandola. E allora dobbiamo far capire che nove milioni sono tre volte l’intera popolazione di Roma, per esempio: tutti i bambini, i ragazzi, tutti i giovani, tutti gli adulti e tutti gli anziani di Roma. Ma anche così non rende l’idea. Forse è meglio fare immaginare tutti gli spettatori contenuti nello stadio più grande d’Italia e dire che se pensano a cento stadi così, pieni, possono avere l’idea di quante persone sono state tolte dal mondo senza motivo. “Togliere dal mondo”, “cancellare dalla faccia della Terra”: ecco qual era lo scopo dello sterminio.
Bisogna assolutamente non dimenticare.
Devo dirlo, ai mei alunni, che è importante che sappiano e studino quello che è accaduto, perché non accada mai più. Devo dirlo ad ognuno di loro. Ho il dovere di farlo, anche se ogni volta provo dolore, perché non posso – né voglio – abituarmici.
Pensa alle persone alle quali vuoi bene - dico.
Pensa al tuo vecchio gatto Baffo, alla tua cagnolina Titti, al tuo pianoforte, ai tuoi amati libri, al tuo iPod. Pensa alla tua maglia più bella, quella che non vuoi prestare a tuo fratello. Pensa a tua madre, alle sue fotografie, all’anello che le ha regalato la nonna, ai dentini di quando eri piccolo, che conserva da anni in una scatolina d’argento. Pensa alle coperte, alle medicine, ai fiori del giardino, al costume da bagno nuovo, al tuo profumo preferito. Guardati intorno e scegli tutte le cose che ti piacciono, quelle che ti servono per vivere e tutte quelle che ami.
Pensa ai tuoi genitori, ai nonni, ai fratelli e agli amici. Uno per uno. E quando lo hai fatto, immagina che senza alcun motivo, un giorno, arrivi qualcuno che ti toglie tutto e tutti. Via il vecchio gatto, via la cagnolina, via la scuola, via i vestiti, le coperte, il termometro, le medicine, il pettine, il sapone, i libri e tutto il resto. E se ti chiedi il perché di questa crudeltà, la domanda resterà senza risposta, perché non c’è nessun perché, se non la capacità dell’Uomo – a volte - di compiere gesti orribili.
Bisogna capire bene che l’orrore della Shoah non è tanto il fatto che milioni di persone sono state uccise, quanto il fatto che prima sono state annientate dentro. Ogni sterminio è una vergogna per tutta l’Umanità.
Immaginate i vecchi, uomini e donne, abituati al pudore, lasciati all’aperto, nudi come vermi, sotto gli occhi di tutti. Trattati peggio del più randagio dei cani randagi, senza né pane né acqua, al freddo, al caldo, sotto la pioggia, fra i pidocchi, le pulci e gli scarafaggi. Donne e uomini rasati a zero, con gli occhi sbarrati nella faccia cadaverica, che dormono ammassati su tavolacci di legno e paglia, accanto ai morti, accanto agli escrementi. Bambini ignari di tutto, strappati dalle braccia delle madri. Uomini ammazzati dagli stenti, dalla fatica, dalle malattie, dal dolore.
Uomini, donne e bambini che dobbiamo conservare nel cuore.

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