Flavia
mi scrive:
“Gentilissima
professoressa avrei bisogno di un suo consiglio... sono mamma di un ragazzino
di 12 anni che a breve si dovrà operare alla colonna vertebrale per via di una
brutta scoliosi degenerativa. Mio figlio porta il busto da 2 anni ma senza
alcun miglioramento anzi... per motivi di salute e familiari ci siamo
trasferiti di regione. L'anno scolastico è iniziato male, alcuni compagni con
cui voleva legare sono stati ostili, non ha più voluto mettere il busto a
scuola, è diventato scontroso e poco collaborativo, insomma non è per niente
felice di questo trasferimento. I professori hanno reagito al suo comportamento
(non portava il materiale, indisponente, spesso impreparato) con continue note
e segnalazioni nel diario che indicano il suo comportamento. Tutto questo
accadeva il primo mese di scuola... io sono stata convocata e in seguito andavo
quasi giornalmente a parlare con gli insegnanti, ho preso un aiuto per far
studiare mio figlio (3 volte a settimana) e la situazione sembrerebbe
migliorata ma ogni tanto mio figlio fa qualche passo indietro e si comporta in
modo indisponente prendendo altre note... arrivo al punto: con il passare dei
giorni ho capito che mio figlio vorrebbe sentirsi accolto dai compagni e dai
professori, ha bisogno di calore e di sentirsi capito e accettato. In passato
non ha mai avuto né note né altro, è sempre stato un bravo ragazzino ma al
momento sta attraversando un grosso disagio per i motivi già elencati... mi
chiedo se i professori non dovrebbero comprendere questo suo stato e
comportarsi di conseguenza per evitare di esasperare la situazione già
parecchio delicata. Sono preoccupata, quando torna da scuola dopo qualche nota
che lui vive malissimo non mangia e mi dice che vuole andare via da questa
città che sente ostile nei suoi confronti. Ho parlato di questa situazione alla
pediatra e con la psicologa ed entrambi mi hanno detto che è normale e che ci
vuole tanta pazienza e tolleranza. Domani avrò i colloqui generali con i prof
che sono al corrente di tutto, come posso fare a fargli comprendere che questo
loro metodo sta peggiorando la situazione? Le ho provate tutte e adesso vorrei
documentare il tutto e presentarlo in presidenza. Avrei bisogno di un suo
suggerimento. Grazie, buona giornata. Flavia."
Gentile
Flavia, lei attribuisce alla Scuola un disagio che forse con la Scuola non c’entra,
se non di riflesso. Avete cambiato regione: evidentemente non ha gradito il
cambiamento e non si sa adattare alla nuova situazione. Credo che in qualsiasi classe e
con qualsiasi professore sarebbe stato lo stesso. Se “in passato non ha mai
avuto né note né altro, è sempre stato un bravo ragazzino” probabilmente stava
bene nella sua città, nella sua regione.
“Quando
torna da scuola dopo qualche nota che lui vive malissimo non mangia e mi dice
che vuole andare via da questa città che sente ostile nei suoi confronti.” Le
chiedo: come può una città essere ostile nei suoi confronti? Lei lo ascolta
perché forse si sente un po’ in colpa per averlo dovuto portare via dalla sua
città. E forse – aggiungo - lui lo ha colto e tenta di farvi andare via da lì. Non ci caschi. Non è colpa sua, se vi siete trasferiti.
Lui
vive malissimo le note. Perché? Vorrebbe continuare a essere indisponente, a non portare il materiale, a non studiare, pretendendo
che i compagni e i professori siano comprensivi e tolleranti? Quando un alunno
è indisponente, non porta il materiale e non studia bisogna rimproverarlo, prestargli
il materiale, spiegargli che lo deve portare, che non deve interrompere la lezione
e che non deve essere indisponente; bisogna scrivere la nota, dirgli che deve
studiare, ecc. Questo, Flavia, porta via
tempo a tutti. È giusto? Sì, gli insegnanti devono comprendere il disagio di suo figlio, ma devono anche insegnargli come ci si comporta nella vita. In classe gli insegnanti hanno anche dei doveri verso
gli altri, non solo verso suo figlio. E non solo lui ha dei problemi, mi creda.
Noi, nelle scuole, abbiamo molti bambini e ragazzi che hanno problemi, anche
gravi. Abbiamo bambini con tumori, o che vivono con un genitore che sta
morendo. Dobbiamo tenere conto di tutti.
Suo
figlio deve capire che non è giusto che faccia pagare agli altri il suo disagio.
E questo concetto vale per tutti e per tutta la vita. In altre parole: lui ha
dei problemi causati dalla sua scoliosi e si aspetta che tutti perdonino i suoi
comportamenti scorretti. Voi, a casa, vi aspettate la stessa cosa. I professori
possono comprendere ma non possono tollerare. La tolleranza si può avere quando
siamo a casa o nello studio del pediatra e dello psicologo. Ma a scuola ci sono
tanti altri bambini e ragazzi e, come ho già detto, sono pochi quelli non hanno
problemi.
Lei
mi scrive: “Le ho provate tutte e adesso vorrei documentare il tutto e
presentarlo in presidenza.”
Le
chiedo: che cosa vuole documentare? Non lo faccia. È meglio, prima di tutto per
suo figlio. E soprattutto, rimproveri suo figlio e gli insegni a non piangersi
addosso, a non fare ricatti morali a lei, che infatti sta già male, e al resto
della sua famiglia. Gli spieghi che la vita è difficile, con o senza scoliosi ,
e che le difficoltà vanno affrontate, senza creare disagio negli altri. Gli
insegni che se i compagni non lo hanno accettato forse è colpa sua, che,
arrivando da fuori, aveva il dovere di entrare in punta di piedi e non a gamba
tesa. Gli insegni, infine, che se una persona è indisponente riceve
atteggiamenti indisponenti. Ed è giusto che sia così. “Si balla come si sente
suonare, insomma”. Vale per tutti.
Gentile
Flavia, probabilmente non è quello che avrebbe voluto sentirsi rispondere, ma è
quello che può aiutarla davvero.
Mi
faccia sapere.